03
Giu
09

Il buon esempio spagnolo

spamar

Regina (non velina) vola in low cost

Madrid. El Mundo il 1° giugno 2009 riferisce che la Casa Reale di Spagna, quando non trova voli di linea, utilizza linee aeree low cost per i suoi spostamenti privati. E così la regina Sofia (una regina, va sottolineato per chi dà importanza ai ruoli) per far visita al fratello Costantino di Grecia, convalescente a Londra, non trovando un volo Iberia, non ha cercato un velivolo militare e nemmeno un jet di Stato, ma dalla città di Santander ha raggiunto la capitale inglese semplicemente imbarcandosi su un volo low cost della compagnia irlandese Ryanair: quella che per pochi euro vi porta a destinazione con airbus privi di prima classe, di posti prenotati e di bevande e pasti gratuiti.

Se fosse stata non una democratica regina di un Paese civile, ma una semplice aspirante velina italiana, probabilmente avrebbe preteso un passaggio su un volo di Stato come capitato a molti invitate/i alle feste private nella residenza sarda del primo ministro Berlusconi e come capitato nel recente passato anche ad esponenti del centrosinistra: nel settembre 2007 un volo militare portò a Milano il vice premier Rutelli e il ministro della giustizia Mastella, non per un impegno di servizio, ma per assistere al Gran premio di Formula 1 sul circuito di Monza; e poi lo scandalo dei voli privati in elicottero mai pagati dall’allora ministro per l’Ambiente Pecoraro Scanio. Tutto il mondo è paese… peccato che il nostro sia così.

30
Mag
09

Terremoto

terremoto

Terremotati in crociera

Forse qualcuno non ha ben chiaro che significa essere sulla strada avendo perso la propria casa: l’unica casa e non una delle tante residenze di vacanza. I terremotati lo sanno. Tuttavia in questi giorni si sono sentiti dire dal presidente del Consiglio Berlusconi che per loro si stanno organizzando delle crociere nel Mediterraneo. Ora, se da un lato la proposta appare paradossale, dall’altro sarà pur stata espressa in buona fede. Tuttavia risulta palese che, di fronte alla richiesta di fondi e di una certezza per una sistemazione definitiva, ai terremotati dell’Abruzzo suona quantomeno strano che il governo investa per mandarli in crociera piuttosto che puntare tutto per accelerare i tempi della ricostruzione.

Terremoto d’Abruzzo previsto

da un ricercatore CNR

La gente d’Abruzzo poteva essere allertata. Almeno secondo Giampaolo Giuliani, tecnico ricercatore del CNR nel laboratorio del Gran Sasso. Nell’intervista su Porta a porta, il ricercatore aveva parlato dei suoi studi e del suo rilevatore di radon (diverso dal radometro) che a suo dire evidenzia quando questo gas aumenta nel sottosuolo e non si ha uno scarico di energia: la qual cosa sarebbe associata alla crescita del livello delle scosse telluriche. Nel suo racconto dei giorni precedenti al sisma (dal 28 marzo in poi) Giuliani ha parlato di una crescita del segnale radon attorno a L’Aquila; crescita manifestatasi molto forte la sera di domenica 5 aprile, al punto che alle 23,30 equivaleva a un 4 gradi Richter e a mezzanotte a 5 gradi. Ma Giuliani, andando contro la quasi totalità della comunità scientifica internazionale non aveva titoli per esprimersi pubblicamente. Addirittura pochi giorni fa era stato raggiunto da avviso di garanzia per procurato allarme dopo che aveva accennato ad un possibile sisma a Sulmona: scossa di 3,8 gradi Richter effettivamente avvenuta in quell’area senza causare danni.

La mia macchina vede qualcosa che i radometri non possono vedere, ha concluso Giuliani, anch’egli sfollato in seguito al terremoto.

Il precursore di terremoti di Giuliani

Come ha spiegato lo stesso Giuliani ricordando che l’INFN del Gran Sasso gli concede da tempo di sperimentare il suo apparecchio, la sua tecnica si basa su osservazioni fatte nel 2001. All’epoca nel laboratorio si stava osservando il misuratore di particelle cosmiche quando Durante il terremoto in Turchia rilevammo una quantità straordinaria, rispetto al solito, di radon. Così ho impiegato quasi 2 anni per realizzare da solo uno strumento in grado di rilevare il radon, e con l’aiuto di un sismografo mi resi conto che la concentrazione aumentava in corrispondenza di un evento sismico.

Il ricercatore ricorda che nel 2002, in corrispondenza del terremoto di S. Giuliano, registrò valori di radon 100 volte maggiori alla norma, Ma disponendo di un solo precursore sismico non eravamo in grado di emanare un allarme per un terremoto che distava più di 50 km da L’Aquila, senza poter fornire altre informazioni circa la collocazione o la direzione dell’evento stesso. Oggi con 5 precursori potremmo essere molto più precisi, triangolando i dati ed i segnali di concentrazione del radon.

Giuliani dice che di apparecchi come il suo ne esistono già cinque: a Coppito (Aq), nel Laboratorio del Gran Sasso de L’Aquila, all’Aquila nella scuola De Amicis, a Fagnano (Pe) e a Pineto (Te); tutti sotterrati a oltre 3 metri di profondità. In presenza di un evento sismico rilevano nello stesso momento lo stesso segnale creando un grafico perfettamente sovrapponibile.

Interpellato sul caso, il direttore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Enzo Boschi, ha ammesso di non conoscere le tecniche applicate da Giampaolo Giuliani, ma di ritenere in ogni caso che Non è possibile per nessuno al mondo dire che relazione c’è tra la presenza del radon e il manifestarsi dei terremoti… Se faccio continue rilevazioni su una zona sismica, prima o poi ci prendo.

Franco Barberi presidente Commissione Grandi Rischi, si è detto disponibile a prendere visione dei risultati di Giuliani, mentre Pierfrancesco Biagi ordinario di Fisica dell’Università di Bari ha ammesso che, dai dati degli ultimi 20 anni, non si può escludere la possibilità di prevedere i terremoti e forse in futuro si potranno prevedere i terremoti. Il docente continua a studiare i disturbi sui segnali radio da parte del radon, e in proposito dice: I sistemi per prevedere un terremoto già esistono, ma mancano i soldi per perfe­zionarli, tanto che sono state disattivate delle centraline.

A supporto di Giampaolo Giuliani che ha effettuato i suoi studi col consenso e al di fuori dei compiti affidatigli dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ci sono i risultati di uno studio condotto al confine tra Italia e Slovenia da tre ricercatori dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste e da due colleghi dello Jozef Stefan Institute di Lubjana (http://www2.ogs.trieste.it/gngts/gngts/convegniprecedenti/2004/content/PDF/05_10.PDF). Gli studiosi si dicono convinti della stretta relazione tra la concentrazione di radon nel suolo e lo stress presente nella zona dove dal 1998 al 2004 si sono manifestati due forti terremoti. Ma a quanto pare il primo articolo che parla della correlazione radon-sismi, è del 1977 e solo nel 2009 ne sono stati pubblicati 33 scientifici nel mondo, il più letto del quali è uscito su Science nel luglio 1995. Nel 2007 è anche uscito uno studio a firma di sette scienziati giapponesi del Dipartimento di Scienze Geoambientali della Tohoku University di Sendai dell’Istituto Nazionale di Scienze Radiologiche di Chiba e di altri atenei (http://www.nat-hazards-earth-syst-sci.net/7/629/2007/nhess-7-629-2007.pdf), i quali sostengono una connessione tra il radon e i fenomeni elettromagnetici che precedono i terremoti.

In Italia si studia la correlazione radon-sisma

Il “caso Giuliani” non è isolato. Il 23 gennaio 1985 il ministro della Protezione Civile Zamberletti venne avvisato dall’Istituto Nazionale di Geofisica di un probabile forte terremoto in Garfagnana, ritenuto possibile su base statistica a seguito di una scossa premonitrice. Fece evacuare 100.000 persone abbandonarono le proprie abitazioni e le scuole furono chiuse 2 giorni, ma del sisma nessuna traccia. Per questo fatto Zamberletti venne indagato, come ora Giuliani, per procurato allarme: ma come Giuliani, aveva agito in perfetta buona fede. E a dare l’allarme al ministro in quel caso fu proprio in prof. Enzo Boschi.

Oggi chi studia il radon in Italia sono due atenei: l’Univer­sità di Bari che ha realizzato un sistema di 25 centraline per il rilevamento di radon e sta­zioni radio a bassa frequenza (non in funzione per mancanza di fondi); e quella di Pisa che ha messo a punto un pro­getto di monitoraggio nelle acque sot­terranee della Garfagnana e della Luni­giana; poi vi sono ricer­che anche all’Istituto Nazio­nale di Geofisica e Vulcanologia.

All’Università di Pisa il gruppo di Giorgio Curzio docente di Misure nucle­ari, ha elaborato uno studio di fattibilità per monitorare lo stesso gas sotterraneo con stazioni prototipo che ogni sei ore dovrebbero trasmettere dati al dipartimento e alla Prote­zione Civile.

Calvino Gasparini dell’Istituto Nazionale di Geofisica è direttore del Museo geofisico di Rocca di Papa dove da quattro anni è attiva una centralina di misurazione del radon. Dice: Sappiamo che questo gas è un precursore dello stress sismico, ma per ora non ci dice dove e il quando av­verrà un terremoto.

video di www.byoblu.com

La situazione in Abruzzo

Più di cento le persone tratte vive in Abruzzo dalle macerie del terremoto del 6 aprile 2009 con 11.000 persone che stanno collaborando sotto la guida della Protezione Civile.

Il terribile sisma che ha distrutto 23 Comuni dell’Abruzzo (6,2 gradi Richter) ha provocato finora 297 morti, 1.000 feriti e 65.458 sfollati. Le scosse di assestamento continuano: oltre 1.000 dopo quella fatale.

Piccole storie dal sisma de L’Aquila

Due giovani fuggiti per amore sono morti in un crollo. Un ragazzo palestinese scampato dalla guerra di Gaza ha trovato la morte in Abruzzo. A L’Aquila è stato estratto ancora vivo dalle macerie un ragazzo rimasto 12 ore abbracciato alla sua fidanzata morta. Una donna ha partorito durante le scosse, fuggendo poi con la flebo al braccio e il neonato in braccio. Una bambina è stata salvata dalla madre che prima di morire le ha fatto scudo col suo corpo. Un uomo ha guidato i soccorsi verso di lui parlando al cellulare con la sorella che l’aveva chiamato. Marito e moglie sono stati trovati abbracciati, ma solo lei, grave, è sopravvissuta. Madre e due figli trovati abbracciati nel letto. Un’anziana di 98 anni è stata trovata viva sotto le macerie, mentre lavorava ancora all’uncinetto per passare l’interminabile attesa. Due fidanzati trovati abbracciati in piedi sotto le macerie: lui ce l’ha fatta, ma lei no.

Gli interventi di cui si deve fare a meno

Gli aiuti pervenuti sono stati finora tempestivi e di buon livello e la proposta del governo di dividere l’intera area terremotata in 100 parti adottate ciascuna da una provincia italiana appare buona. Tuttavia Berlusconi giunto in Abruzzo l’indomani della tragedia, anche se ha avuto il buongusto di non presentarsi in doppiopetto, ha mostrato ancora una volta una malcelata distanza dalla realtà del Paese. Parlando della situazione degli sfollati sotto le tende ha affermato alla tv tedesca N-TV e a www.abruzzolive.tv: Bisogna prendere questo come un camping da fine settimana e poi arrivare a soluzioni pronte che sono gli alberghi. Nessuno gli ha spiegato che una cosa è parlare in casa propria, un’altra rivolgersi al mondo ma soprattutto a gente che ha perso davvero tutto. Se sentire quella frase offende me, non posso pensare quanto offenda chi quel “camping da fine settimana” lo dovrà vivere per mesi. Forse gli abruzzesi saranno più fortunati degli irpini, ma non dimentichiamo che tante famiglie colpite dal sisma del 1980 ancora vivono in prefabbricati. Dopo 29 anni! Passino le gaffes con i capi di Stato, ma questa no. Non è solo una questione di stile, ma di cuore.

I commenti della stampa estera

Ecco dai siti della stampa estera, titoli o commenti all’uscita del premier italiano.

GERMANIA. Il Frankfurter Allgemeine Zeitung ha messo la notizia in apertura della sua homepage: Berlusconi paragona i letti provvisori a un campeggio nel fine settimana (Spiegel); Berlusconi schernisce le vittime del terremoto (Tv pubblica Zdf). Berlusconi deride le vittime del terremoto (Bild).

GRAN BRETAGNA. Grave gaffe… Toccato dalla grossolanità… La carriera politica di Silvio Berlusconi è una cronistoria di commenti insensibili… Definire insensibile il suo consiglio rischia di accordargli lo status di verità. Invece è un esempio della buffoneria ricorrente nel suo mandato… Commenti del genere non solo avviliscono metà della popolazione, ma imbarazzano i compatrioti di Berlusconi e rimpiccioliscono la sua carica (Times).

Un altro titolo del Times cita l’invito rivolto agli sfollati di andare al mare: Ha detto a una sfollata di mettersi la crema solare… Berlusconi ha insistito che non c’era niente di inopportuno nelle sue frasi, ma alcune persone nelle tende erano costernate.

Berlusconi minimizza lo shock. La frase è venuta fuori nel giorno in cui il bilancio delle vittime era salito a 272… (The Guardian)

L’assicurazione di Berlusconi che gli sfollati hanno tutto quello di cui hanno bisogno è in netto contrasto con l’esperienza di molti sopravvissuti. Molti non riescono neppure a trovare posto nei campi perché non ci sono abbastanza tende. (The Telegraph)

SPAGNA. Il primo ministro italiano ha la rara abilità di convertire in oscenità alcuni dei suoi commenti…(Abc). Il quotidiano definisce le dichiarazioni sul campeggio offensive per le vittime del terremoto, trasformate dal Cavaliere in improvvisati escursionisti. Non è la prima volta, né sarà l’ultima, che l’oratoria di Berlusconi degenera in un’arma di distruzione… Il primo ministro è incapace di controllare i suoi impulsi e di tenere la bocca chiusa. (Abc)

El Mundo, tra i primi a mettere questa dichiarazione sulla homepage, ha in seguito titolato: Berlusconi coltiva tra le rovine la sua immagine di statista… E ha scritto: Il premier è onnipresente sul terreno, consola le vittime e coltiva la sua immagine di uomo di stato nello stile provocatorio che è il marchio della casa. A proposito delle frasi sul campeggio, El Mundo osserva che neppure queste polemiche sembrano intaccare la popolarità del primo ministro.

FRANCIA. Chiedendosi se i sopravvissuti al sisma siano contenti del paragone, Le Figaro ha titolato: Per Berlusconi i sinistrati sono “come in campeggio”.

Nel cuore della catastrofe, Berlusconi vede il lato buono delle cose… (Nouvel Observateur)

STATI UNITI. E’ stato criticato… Ha poi spiegato che cercava di mantenere un tono ottimistico e molti residenti hanno elogiato la rapida risposta del governo alla crisi. (New York Times).

MESSICO. Il premier ministro italiano, Silvio Berlusconi, ha consigliato ai sopravvissuti del sisma di lunedì negli Abruzzi (centro), provvisoriamente alloggiati in tende, “Prenderla come un fine settimana di campeggio” ha affermato ieri alla tv tedesca N-TV. (Global).

Il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, ha di nuovo provocato trambusto nella stampa internazionale raccomandando agli sfollati del terremoto in Abruzzo che prendano la situazione come “un week-end in campagna”. Durante la sua visita nella zona terremotata, intervistato dalla corrispondente della catena tv tedesca RTL, ha risposto: “Stanno bene qui, ricevono un magnifico appoggio e gentilezze da parte delle nostre equipes di salvataggio”. Il premier non si è fermato lì e dopo aver assicurato che non gli manca niente, hanno medicine, cibo caldo e un tetto, ha concluso dicendo che “certamente è tutto provvisorio e per questo va preso come un fine settimana di campeggio”. Queste dichiarazioni si sono diffuse come polvere da sparo nei media tedeschi e non c’è edizione digitale che non le abbia riprese. (Global).

Donate 1.600 seconde case

Tra le 1.600 case di vacanza messe a disposizione dagli italiani alla Protezione Civile per alloggiarvi temporaneamente le famiglie degli sfollati, ce ne sono tre rese disponibili da Silvio Berlusconi.

I nomi di 287 vittime

1 Abdija Nurije 1968 F

2 Airulai Alena 07/02/1998 F

3 Alessandri Carmine 55/65 anni M

4 Alloggia Silvana 09/11/1942 F

5 Alviani Marco 11/08/1967 M

6 Andreassi Irma 27/09/1936 F

7 Andreassi Maria Antonella 03/11/1958 F

8 Andreassi Loreto 22/04/1931 M

9 Antonacci Giuseppa 31/01/1924 F

10 Antonini Giusy 09/07/1984 F

11 Antonini Maurizio 02/03/1971 M

12 Antonini Genny 17/11/1986 F

13 Antonini Stefano 11/08/1999 M

14 Antonucci Maria Assunta 16/09/1947 F

15 Bafile Vittorio 22/02/1928 M

16 Balassone Silvana 17/07/1936 F

17 Basile Anna 24/11/1960 F

18 Bassi Agata 06/12/1940 F

19 Battista Ines 31/01/1933 F

20 Battista Martina Benedetta 14/08/1987 F

21 Belfatto Angela 02/10/1919 F

22 Berardi Achille F

23 Bernardi Maria 16/06/1949 F

24 Bernardi Gaetano 26/10/1928 M

25 Bernardini Giovanna 28/09/1978 F

26 Berti Valentina 11/02/1975 F

27 Bianchi Nicola 08/08/1986 M

28 Biasini Giovanni 1946 M

29 Biondi Elisabetta 19/07/1936 F

30 Bobu Darinca Mirandoli 29/09/1973 F

31 Bonanni Anna Bernardina 16/11/1936 F

32 Bortoletti Daniela 09/01/1987 F

33 Bronico Sara 06/07/1997 F

34 Brunelli Giulio 10/01/1937 M

35 Bruno Filippo Maria 10/11/1992 F

36 Bruno Berardino 23/04/1982 M

37 Brusco Luisa 28/02/1913 F

38 Calvi Bolognese Angela 04/05/1976 F

39 Calvisi Maria 31/05/1926 F

40 Calvitti Massimo 08/06/1959 M

41 Canu Antonika 27/01/1931 F

42 Capasso Iolanda 15/02/1963 F

43 Capuano Luciana Pia 25/07/1989 F

44 Carletto Lidia 30/01/1933 F

45Carli Anna Maria 18/01/1944 F

46 Carli Augusto 03/01/1931 M

47 Carnevale Giulia 10/07/1986 F

48 Carosi Claudia 25/05/1979 F

49 Carpente Giovannino 01/01/1953 M

50 Cellini Luigi 17/11/1993 M

51 Centi Ludovica 28/09/2008 F

52 Centi Antonio 21/06/1947 M

53 Centi Pizzutilli Rocco M

54 Centofanti Davide 12/09/1989 M

55 Cepparulo Teresa 08/05/1948 F

56 Cervo Francesca 06/08/1945 F

57 Chernova Marija 07/01/2001 F

58 Chiarelli Achille 17/07/1934 M

59 Cialone Katia 09/06/1975 F

60 Ciancarella Elvezia 13/12/1958 F

61 Cicchetti Adalgisa 08/05/1932 F

62 Cimini Anna 27/04/1928 F

63 Cimorroni Concetta 28/11/1945 F

64 Cinì Lorenzo 01/06/1986 M

65 Cinque Matteo 05/08/1999 M

66 Cinque Davide 22/10/1997 M

67 Ciocca Elena 03/10/1919 F

68 Ciolfi Loris M

69 Ciolli Danilo 25/10/1983 M

70 Cirella Chiarina 16/04/1921 F

71 Ciuffini Dario 16/04/1983 M

72 Ciuffini Nadia 21/09/1952 F

73 Ciuffoletti Fernanda 09/03/1919 F

74 Cocco Anna 15/08/1928 F

75 Colaianni Ada Emma 11/12/1926 F

76 Colaianni Antonina 30/09/1926 F

77 Colaianni Daniele 1933 M

78 Colaianni Elisa 10/10/1933 F

79 Compagni Giovanni 11/03/1982 M

80 Cora Alessandra 08/01/1986 F

81 Corridore Rocco 05/04/1946 M

82 Cosenza Giovanni 20/12/1926 M

83 Costantini Luigia 07/01/1932 F

84 Cristiani Armando 24 anni M

85 Cruciano Angela Antonia 13/06/1987 F

86 Cupillari Andrea 11/01/1978 M

87 Dal Brollo Alice 24/12/1988 F

88 Damiani Giovanna 04/04/1923 F

89 D’amore Osvaldo 22/05/1951 M

90 D’Andrea Vinicio 14/06/1926 M

91 D’Antonio Giannina 60/70 anni F

92 De Angelis Lisa 03/02/1939 F

93 De Angelis Jenny 18/03/1983 F

94 De Felice Fabio 09/08/1987 M

95 De Felice Antonio 14/01/1966 M

96 De Felice Alexandro 30/01/2005 M

97 De Felice Lorenzo 14/01/2006 M

98 De Iulis Luigi 05/02/1927 M

99 De La Cruz Cursina Roberta 04/02/1952 F

100 De Nuntiis Maria Giuseppa 01/01/1925 F

101 De Paolis Anna Maria 17/04/1949 F

102 De Santis Angelina 20/04/1927 F

103 De Vecchis Panfilo 25/10/1922 M

104 De Vecchis Sara 01/02/1987 F

105 De Vecchis Pasquale 12/12/1938 M

106 Del Beato Maria Laura 08/03/1933 F

107 Del Beato Marisa 04/07/1935 F

108 Deli Serafina 18/11/1925 F

109 Della Loggia Lorenzo 02/12/1983 M

110 D’Ercole Alfredo 17/05/1942 M

111 D’Ercole Simona 23/05/1979 F

112 Di Battista Giuliana 04/03/1932 F

113 Di Cesare Luca 50 anni M

114 Di Filippo Rosina 26/02/1924 F

115 Di Giacobbe Maria 01/11/1947 F

116 Di Marco Stefania 12/02/1952 F

117 Di Marco Paolo 30/03/1987 M

118 Di Pasquale Alessio 14/10/1988 M

119 Di Pasquale Alessia 10/08/1986 F

120 Di Silvestre Gabriele 10/08/1989 M

121 Di Simone Alessio 13/09/1984 M

122 Di Stefano Domenica 23/01/1943 F

123 Di Stefano Odolinda 05/07/1937 F

124 Di Vincenzo Caterina 55/65 anni F

125 D’Ignazio Assunta 11/11/1937 F

126 Dottore Corrado 03/04/1963 M

127 El Sajet Boshti 09/12/2005 M

128 Elleboro Liliana 17/02/1933 F

129 Enesoiu Adriana 11/05/1961 F

130 Esposito Andrea 12/04/2006 M

131 Esposito Francesco Maria 16/02/1985 M

132 Fabi Domenica 12/02/1934 F

133 Ferella Delia Solidea 05/05/1928 F

134 Ferrauto Filippo 19/04/1932 M

135 Fioravanti Claudio 28/03/1943 M

136 Fiorentini Liliana 12/07/1931 F

137 Fiorenza Elpidio 26/10/1983 M

138 Franco Rosalba F

139 Fratì Mauran 13/01/1997 F

140 Gasperini Wilma 29/08/1926 F

141 Germinelli Giuseppina 2002 F

142 Germinelli Chiara 1998 F

143 Germinelli Micaela 16/08/1995 F

144 Germinelli Rosa 29/03/1992 F

145 Ghiroceanu Laurentiu Costant 19/12/1968 M

146 Ghiroceanu Antonio Ioavan 12/11/2008 M

147 Giallonardo Aurelio 16/06/1930 M

148 Giannangeli Salvatore 25/09/1934 M

149 Giannangeli Vincenzo 09/10/1973 M

150 Giannangeli Riccardo 13/05/1977 M

151 Gioia Piervincenzo 07/06/1963 M

152 Giugno Luigi 01/08/1974 M

153 Giugno Francesco 20/09/2007 M

154 Giustiniani Armando 30/04/1916 M

155 Grec Kristina o Marina 3-5 anni F

156 Guercioni Alberto 16/08/1973 M

157 Hasani Demal 15/12/1967 M

158 Hasani Refik 01/05/1965 M

159 Husein Hamade 28/07/1987 M

160 Ianni Franca 17/03/1948 F

161 Iavagnilio Michele 20/09/1983 M

162 Iberis Maria Incoronata 02/04/1927 F

163 Innocenzi Pierina 03/09/1952 F

164 Iovine Carmelina 15/12/1986 F

165 Italia Giuseppe 02/08/1963 M

166 Koufolias Vassilis 08/09/1981 M

167 Lannutti Ivana 03/07/1986 F

168 Leonetti Maria 21/03/1928 F

169 Liberati Vezio 12/06/1946 M

170 Liberati Vincenzo 06/11/1941 M

171 Lippi Giovanna 01/01/1955 F

172 Lippi Giuseppe 03/12/1918 M

173 Lisi Pasqualina 03/03/1950 F

174 Longhi Laura 10/05/1935 F

175 Lopardi Lidia 18/03/1917 F

176 Lunari Luca 15/03/1989 M

177 Magno Ada 05/10/1916 F

178 Marchione Francesca 08/08/1984 F

179 Marcotullio Elide 11/02/1939 F

180 Marcotullio Maria 06/11/1939 F

181 Marcotullio Bruno 13/05/1942 M

182 Marotta Carmine 13/01/1962 M

183 Marrone Maria Gilda 24/07/1920 F

184 Marrone Lina Loreta 15/04/1927 F

185 Marrone Maria Fina 29/10/1923 F

186 Marzolo Giuseppe 11/04/1976 M

187 Massimino Patrizia 19/08/1954 F

188 Mastracci Luana 05/12/1961 F

189 Mastropietro Luisa 16/01/1935 F

190 Mazzarella Anna 06/09/1929 F

191 Mazzeschi Valeria 23/09/1924 F

192 Miconi Giuseppe 19/03/1920 M

193 Migliarini Roberto 06/12/1966 M

194 Mignano Maria Civita 20/08/1984 F

195 Milani Francesca 10/01/2000 F

196 Monti Vicentini Erminia 11/11/1945 F

197 Moscardelli Federica 19/04/1984 F

198 Muntean Silviu Daniel 22/11/2002 M

199 Muzi Liberio 26/04/1920 M

200 Muzi Lucilla 13/12/1961 F

201 Nardis Cesira Pietrina 03/04/1934 F

202 Natale Maurizio 07/12/1987 M

203 Negrini Vincenza 25/02/1929 F

204 Nouzovsky Ondrey 25/05/1991 M

205 Olivieri Francesca 03/08/1986 F

206 Olivieri Francesco 19/02/1951 M

207 Orlandi Argenis Valentina 01/01/1986 F

208 Osmani Valbona 13/04/1996 F

209 Pacini Arianna 30/07/1982 F

210 Palumbo Anna 09/06/1947 F

211 Paolucci Maria Gabriella 03/03/1959 F

212 Papola Arturo 09/05/1942 M

213 Papola Elena 24/02/1935 F

214 Parisse Maria Paola 10/05/1993 F

215 Parisse Domenico jr 07/08/1991 M

216 Parisse Domenico sr 31/10/1934 M

217 Parobok Anna 25/07/1990 F

218 Passamonti Fabiana Andrea 06/07/1970 F

219 Pastorelli Sonia 18/07/1964 F

220 Pastorelli Aleandro 19/07/1921 M

221 Persichetti Sara 02/01/1986 F

222 Pezzopane Tommaso 05/02/1928 M

223 Pezzopane Iole 13/06/1918 F

224 Pezzopane Susanna M. Celes 04/10/1983 F

225 Pezzopane Benedetta 16/08/1982 F

226 Placentino Ilaria 10/11/1989 F

227 Puglisi Paola 18/12/1940 F

228 Puliti Andrea 30-40 anni M

229 Rambaldi Ilaria 24/01/1984 F

230 Ranalletta Rossella 22/10/1984 F

231 Ranieri Oreste 24/04/1932 M

232 Romano Carmen 24/05/1988 F

233 Romano Giustino 06/09/1984 M

234 Romano Elvio 31/08/1984 M

235 Romualdo Maurizio Rocco 06/10/1920 M

236 Rosa Antonina 07/12/1925 F

237 Rossi Michela 27/04/1971 F

238 Rossi Valentina 22/04/1975 F

239 Rotellini Silvana 11/19/1933 F

240 Russo Annamaria 24/01/1970 F

241 Sabatini Serenella 07/09/1960 F

242 Salcuni Martina 31/03/1988 F

243 Salvatore Antonio 10/02/1931 M

244 Santilli Anna 09/07/1934 F

245 Santosuosso Marco 05/09/1988 M

246 Sbroglia Edvige 45/50 anni F

247 Scimia Maria Santa 12/01/1935 F

248 Scipione Serena 05/05/1984 F

249 Sebastiani Lorenzo 28/09/1988 M

250 Semperlotti Maria Grazia 17/09/1965 F

251 Sferra Ernesto 26/10/1925 M

252 Sidoni Emidio 08/01/1922 M

253 Sidoni Emanuele 10/06/1948 M

254 Silvestrone Vittoria 20/11/1917 F

255 Smargiassi Francesco 26/02/1944 M

256 Spagnoli Flavia 04/04/1989 F

257 Spagnoli Sandro 25/12/1957 M

258 Spagnoli Assunta 04/02/1949 F

259 Spaziani Claudia 1963 F

260 Sponta Aurora 25/02/1936 F

261 Strazzella Michele 22/01/1981 M

262 Suor Lucia Ricci Rosina 03/11/1926 F

263 Tagliente Vittorio 11/07/1983 M

264 Tamburro Marino 18/12/1930 M

265 Tamburro Giuliana 09/01/1963 F

266 Terzini Enza 02/02/1988 F

267 Testa Ivana 06/10/1930 F

268 Testa Evandro 07/06/1913 M

269 Tiberio Noemi 02/02/1975 F

270 Tomei Paola 28/05/1960 F

271 Troiani Raffaele 19/01/1975 M

272 Turco Giuliana 55-65 anni F

273 Urbano Maria 23/03/1989 F

274 Valente Mario 26/03/1926 M

275 Vannucci Matteo 21/06/1986 M

276 Vasarelli Vittoria 01/01/1924 F

277 Vasarelli Giuseppina 02/09/1929 F

278 Verzilli Paolo 11/04/1982 M

279 Visione Daniela 20/03/1966 F

280 Vittorini Fabrizia F

281 Zaccagno Armedio 07/09/1923 M

282 Zaninotto Sergio 04/09/1940 M

283 Zavarella Roberta 23/12/1983 F

284 Zelena Marta 15/07/1992 F

285 Zingari Guido 17/01/1949 M

286 Zugaro Giuseppina 17/06/1956 F

1 Non identificato

In galera chi specula sulla sicurezza

L’80% del territorio italiano è a rischio terremoto, ma solo un terzo delle costruzioni rispetta i criteri antisismici che comportano spese maggiori del 10-20%. Secondo il Ministero per l’Ambiente è a rischio elevato l’89% dei Comuni umbri, l’87% dei lucani, l’86% dei molisani, il 71% dei liguri e valdostani, il 68% degli abruzzesi, il 44% di quelli lombardi. In zone altamente sismiche come L’Aquila abbiamo visto come il cemento armato di edifici residenziali costruiti negli anni ’80 si sia sbriciolato; e come l’ospedale civile (anni ’70) sia inagibile al 90%. Hanno ceduto soprattutto le costruzioni moderne: quelle edificate al risparmio. Bisogna pretendere che gli Enti Locali, iniziando dalle aree sismiche, rendano obbligatori i controlli periodici sulla staticità delle costruzioni: a partire da quelle pubbliche. Nei lavori pubblici accade che, per vincere un appalto, molti costruttori abbassino enormemente i prezzi perché sanno che potranno risparmiare usando materiali scadenti. Lo denunciano gli stessi ingegneri: pur di aggiudicarsi una gara, ci sono imprese che propongono lavori sottocosto. Il denaro prima di tutto. Cinicamente, colpevolmente. Chissà se di fronte ai crolli, alle tragedie che potevano essere limitate o evitate, qualcuno prova almeno vergogna.

In galera chi risparmia sui materiali a scapito della sicurezza! E chi non ha vigilato e non vigila. Pretendiamo che si costruisca rispettando le norme di sicurezza e che i disonesti siano condannati per strage. Per non piangere più tanti morti e per non mettere in ginocchio intere comunità. (gruppo Facebook TERREMOTO. IN GALERA CHI SPECULA SULLA SICUREZZA DELLA GENTE).

Altri gravi sismi italiani

L’Italia in cent’anni ha sofferto altri gravi sismi: 90.000 morti nel 1908 tra Messina e Catanzaro (7,1 gradi Richter), 30.000 morti nel 1915 in Abruzzo (6,8 gradi Richter), 2.735 nel 1980 in Irpinia (6,9 grado Richter), 998 morti nel 1976 in Friuli (6,5 gradi Richter), 300 morti nel 1968 nel Belice (6 gradi Richter), 27 morti a S.Giuliano di Puglia nel 2002 (5,4 gradi Richter) e 11 morti nel 1997 in Umbria (5,8 gradi Richter). Fortunatamente l’Italia non ha mai subito in epoca recente sismi di grande magnitudo, tipo quelli che, tra i tanti, hanno colpito nel 1963 le isole Kurili (8,5 gradi Richter) o nel 1960 il Cile con 9,5 gradi Richter. Grazie al sito http://www.earthquake.it/

La scala Ritcher

Quando si sente parlare di scala Richter, cosa significa in termini di percezione degli effetti (valutati invece dalla scala Mercalli)? Da 0 a 1,9 gradi Richter solo i sismografi avvertono il fenomeno tellurico; da 2 a 2,9 sentiamo qualcosa solo se siamo distesi e svegli; da 3 a 3,9 il sisma è avvertito da pochissimi, magari ai piani alti; da 4 a 4,9 lo si sente bene, i lampadari oscillano e i bicchieri vibrano; da 5 a 5,9 viene molto avvertito, i muri delle case possono fessurarsi, gli oggetti (anche pesanti) si muovono e possono avvenire piccoli crolli; da 6 a 6,9 comincia a essere molto pericoloso, le case crollano e si innalzano le onde marine; da 7 a 7,9 il terremoto è fortissimo e poche costruzioni riescono a non crollare; da 8 a 8,9 il pericolo è grandissimo e tutte le costruzioni crollano, le onde diventano gigantesche (anche più alte di 40 metri); da 9 in poi si ha un terremoto devastante come quello che nel dicembre 2004 provocò lo tsunami nell’oceano Indiano (magnitudo 9,3- 9,4) con 230.000 morti.

Terremoto. Che fare?

Secondo gli esperti i posti più sicuri in casa sono: sotto lo stipite di una porta (molto difficile che crolli) o sotto un buon tavolo di legno. Nelle case moderne le scale moderne sono il punto più sicuro dell’edificio.

Gli esperti consigliano poi di staccare l’energia elettrica generale o il salvavita per evitare cortocircuiti o inneschi di incendio ed esplosioni da gas; e di chiudere il rubinetto del gas. Ma quando si è presi alla sprovvista è ben difficile avere queste accortezze anziché correre all’aperto…

In realtà, a meno che non ci si trovi in una zona altamente sismica, non c’è motivo di scaraventarsi fuori. E in ogni caso all’esterno vanno preferiti luoghi lontani dalle costruzioni, valutando bene l’altezza degli edifici circostanti per evitare che anche piccoli crolli possano diventare pericolosi.

Meglio non l’auto, se non in casi di estrema necessità: e questo per non intralciare i mezzi di soccorso o chi sta evacuando.

Due terremoti vissuti

Mi sono trovato due volte a tremare assieme alla terra, fortunatamente senza subire danni, ma solo provando una buona dose di paura. La prima volta in Friuli la famosa sera del 6 maggio 1976 alle 21,06 e la seconda in Repubblica Dominicana la notte del 22 settembre 2003 alle 0,45. Sotto il Friuli la placca tettonica Eurasiatica si scontra con quella Adriatica; la Repubblica Dominicana è limite tra la placca Caraibica e quella Nord Americana. A Gorizia stavo a 50 km in linea d’aria dall’epicentro e a Puerto Plata a soli 10 km. Entrambe i terremoti (temblor lo chiamano ai Caraibi) sono stati di alta magnitudo: 6,5 gradi Richter quello friulano, 6,4 quello domenicano. In entrambe i casi ho avvertito un rombo come di un aereo cargo a bassa quota. In Friuli l’onda è stata ondulatoria e poi sussultoria, a Santo Domingo solo ondulatoria, ma sempre gli oggetti in casa hanno cominciato a cadere e i quadri a spostarsi: 989 morti e paesi distrutti in Friuli, 2 morti di infarto in Repubblica Dominicana, una scuola e una banca accartocciate…

Quando lo senti la prima volta nella vita (avevo 18 anni) fai ricorso alle immagini dei film e ti aspetti che la terra ti si apra sotto i piedi, come abbiamo visto nelle immagini dell’Abruzzo. La prima cosa istintiva che fai è correre verso l’uscita.

11
Mag
09

Neo nazismo/razzismo

Mauthausen47

Hotel respinge famiglia ebrea

Neo nazisti irrompono nel lager

Mauthausen, a 20 km dalla città austriaca di Lienz, sotto il Terzo Reich era sede di una ventina di campi di concentramento nazisti. A comandare il lager era il tenente colonnello Franz Ziereis che, per al 18° compleanno del figlio gli regalò una pistola, mise in fila 20 prigionieri e (confessò il ragazzo quando fu catturato) gli insegnò il tiro a segno con gli esseri umani. In quegli stessi campi ai guardiani ubriachi era consentito smaltire le sbornie uccidendo a sprangate i prigionieri, ma anche scaraventarli con una spinta giù da un dirupo quando risalivano la “scala della morte” portandosi per tutto il giorno sulle spalle pesanti massi fino in cima a 186 scalini. Lì c’era la consuetudine di bagnare i prigionieri con potenti getti d’acqua per lasciarli nudi la notte sul piazzale, anche a 10 gradi sottozero. Lì al dottore del campo piaceva iniettare benzina nel cuore dei malcapitati. In vario modo a Mauthausen morirono almeno 122.000 persone. Poco più di sessant’anni fa, a 390 km da Cortina d’Ampezzo.

In questi giorni, la cerimonia in ricordo della liberazione di quel lager è stata sconvolta dall’irruzione di un gruppo di incappucciati vestiti di nero, che gridando “Heil Hitler!” hanno fatto il saluto nazista e sono fuggiti. Poco distante una albergatrice del Tirolo, a Serfaus (30 km dal confine italiano) ha rifiutato la prenotazione a una famiglia ebrea di Vienna. Come scrive il quotidiano Tiroler Taheszeitung, la proprietaria si è giustificata asserendo di aver avuto in passato cattive esperienze con clienti ebrei. Il turista respinto assieme alla moglie e ai 5 figli, ha dichiarato che non metterà più piede in un paese razzista. Poi qualcuno dice che non c’è pericolo che il passato ritorni.

04
Mag
09

Missione “di pace”

herat3

Italiani, da vittime a carnefici

La storia si ripete. Una colonna di autoblindo italiane in movimento incrocia un’auto che arriva a velocità sostenuta. Dopo i segnali con i fari e un colpo di avvertimento in aria, i soldati italiani sparano con la mitragliatrice contro il lunotto posteriore uccidendo una bambina afgana di 13 anni che viaggia coi genitori e uno zio. Lo zio alla guida dirà che per colpa della pioggia battente ha visto il convoglio militare straniero solo all’ultimo momento, ma era troppo tardi e la raffica aveva già fatto saltare metà faccia della bambina e ferito la madre della piccola e lui stesso. E’ avvenuto il 3 maggio a Herat in Afganistan, dove gli italiani in “missione di pace” hanno usato armi da guerra pesanti contro una famiglia inerme scambiandola per kamikaze. Correvano per non far tardi a un matrimonio e avevano con sé valigie, fiori e una chitarra. Avevano il torto di viaggiare veloci su una strada del loro paese e di aver scelto (magari perché era la loro) un’auto spesso usata dai terroristi, una Toyota Corolla DX station wagon. Sarebbe come dire che negli anni Ottanta chiunque guidasse una Fiat 128 (l’auto preferita dalle Brigate rosse) correva più di altri il rischio di essere colpito dal fuoco delle forze dell’ordine se sorpreso a non rispettare i limiti di velocità.

La Toyota Corolla è un modello che drammaticamente ricorda un omicidio speculare avvenuto il 4 marzo 2005 in Iraq, quello del funzionario dei servizi segreti militari Nicola Calipari colpito a Baghdad dal fuoco americano che ferì anche la giornalista Giuliana Sgrena e un altro ufficiale del Sismi.

L’auto afgana è stata centrata dai colpi dopo che aveva superato il convoglio italiano, il quale non si è fermato né per verificare gli effetti provocati né per vedere se aveva causato vittime. Non possiamo dimenticare che qui siamo in guerra, ha subito giustificato il deputato Pd Ettore Rosato (in visita in Afganistan) e gli hanno fatto eco i ministri degli Esteri Frattini e della Difesa La Russa, parlando di profondo dolore e di dolore e rammarico.

Ora c’è da chiedersi se anche gli italiani si comporteranno come gli americani, cercando di manomettere l’auto incriminata; ma in questo caso le foto riportate dai media mostrano chiaramente che la Corolla è stata colpita posteriormente (la ragazza era seduta dietro) e il parabrezza non è saltato, mentre la versione dei militari parla di colpi al vano motore. Quindi non poteva essere stata considerata un’autobomba lanciata contro i soldati italiani.

Viene anche da chiedersi se la vita di una tredicenne del terzomondo vale quanto quella di un alto funzionario dei servizi segreti di un paese del G8 e se in Italia la sua morte susciterà un’emozione che andrà oltre l’auspicata riparazione economica alla famiglia (a prescindere dall’esito delle inchieste avviate a Roma e a Herat). In Afganistan gli italiani, com’era accaduto in Iraq per gli americani, hanno definito questa uccisione un tragico incidente. Nel 2005 papa Giovanni Paolo II definì la vittima italiana un eroe; papa Benedetto XVI farà altrettanto con la piccola afgana di cui non è stato fornito neanche il nome? (foto Epa).

28
Apr
09

Influenza

tosseUn colpo di tosse “spara” distante 2 metri

In questi giorni si parla molto dell’influenza suina del Messico (ora chiamata Nuova influenza), il cui contagio avviene come per le comuni influenze attraverso l’emissione di bacilli che passano da persona a persona. Ma abbiamo presente a che velocità viaggiano i germi che emettiamo (se non li freniamo con la mano davanti alla bocca) con un solo sternuto? Come ben si vede nella foto sopra, un colpo di tosse (che esercita meno pressione di uno sternuto) muove vorticosamente l’aria per due metri oltre la nostra bocca. Quindi se siamo influenzati, i bacilli entrano rapidamente nelle vie aeree di chi ci sta vicino. Ecco perché è importante riparare sempre la bocca prima di tossire o sternutire e perché in presenza di epidemie è bene usare la mascherina che protegge naso e bocca. Queste foto e il video sono stati realizzati col sistema Schlieren o della Strioscopia. Attraverso questa tecnica fotografica (oggi anche video), è possibile vedere l’invisibile, secondo lo stesso principio dei miraggi. Il metodo inventato nel 1864 da August Toepler, consente di visualizzare le turbolenze determinate nell’aria (ma anche nei fluidi) quando essa viene compressa dal passaggio di un solido. fonQuesto passaggio determina una modifica della densità dell’aria (o dei fluidi) e anche il modo in cui essa si fa attraversare dalla luce. Così possiamo vedere quanta aria assorbe il naso di un cane che annusa, avere la percezione di quanto gas sprigiona l’apertura di una bottiglia di aranciata e quante turbolenze nell’aria crei un fon in azione.

L’effetto visivo funziona in questo modo: usando un opportuno filtro ottico si minimizza in un’immagine la luce non deviata dal fluido in movimento, ossia i raggi luminosi che arrivano all’osservatore con una componente continua (sempre allo stesso modo). Vengono invece catturati e messi in evidenza i raggi deviati dal fluido che arrivano alla videocamera con una variazione di fase. Nella foto le strisce luminose o scure che appaiono corrispondono a zone di turbolenza del fluido in cui la densità è minore o maggiore. In pratica questo procedimento elimina continuamente l’immagine di sfondo generata dalla luce che, attraversando il fluido immobile, arriva all’osservatore sempre con le stesse caratteristiche; si evidenziano invece solo i raggi luminosi continuamente deviati dalla turbolenza e dall’oggetto in movimento, che appaiono quindi differenti nell’immagine.


26
Apr
09

Energie alternative

Un’isola dove prendere il sole

non significa abbronzarsi

Perché affannarsi per il ritorno al nucleare in Italia? Invece delle scorie radioattive da smaltire e del rischio di incidenti (vedi elenco alla fine) non si può pensare qualche soluzione più pulita? Per esempio utilizzando l’energia del sole che non presenta pericoli. Si può. Dal sito www.ecoblog.it apprendiamo che Ras al Khaimah (uno dei 7 Emirati Arabi Uniti del Golfo Persico) attraverso il finanziamento degli studi del Centre Suisse d’Electronique et Microtechnique, ha avviato la costruzione di un impianto prototipo di celle solari nel deserto. Se il risultato sarà soddisfacente, il diametro verrà portato dagli attuali 100 metri a un chilometro e la struttura sarà installata in mare aperto per produrre quasi quanto la più grande centrale nucleare svizzera. In pratica si costruirà un’isola fluttuante grande poco più di due volte il Maracanà (lo stadio di Rio de Janeiro, più grande al mondo).

L’attuale progetto mira a generare nel deserto 190 Megawatt di corrente elettrica al costo di 11 centesimi di euro per KW/h. Ma l’obiettivo è costruire nell’oceano vere e proprie isole fotovoltaiche, fatte di una serie di membrane plastiche fluttuanti su cui poggiare specchi che catturano l’energia solare, facendo evaporare il liquido per azionare la turbina e produrre energia.

Se si pensa che la più potente delle 4 centrali nucleari svizzere sviluppa una potenza di 1.220 Megawatt e nel 2006 ha generato 9.367 GWh di energia elettrica (9 miliardi di chilowattora), l’isola solare con un diametro di mille metri di pannelli raggiungerebbe una potenza di 1.900 Megawatt producendo in un anno circa 15.000 GWh (15 miliardi di chilowattora). Se la centrale svizzera di Gösgen con i suoi 8 miliardi di KW/h annui risponde al fabbisogno elettrico del 13% del Paese, un’isola solare da 15 miliardi di KW/h annui, da sola rifornirebbe di corrente un quarto della Svizzera. Pensando all’Italia, per coprire il fabbisogno nazionale (pari a 360 miliardi di KW/h annui nel 2007) servirebbero 24 di queste isole galleggianti.

Certo vanno superati problemi pratici come le onde, il traffico marittimo, i costi; ma si considerino soprattutto i minori impatti ambientali di tali installazioni e il fatto che per incamerare energia è sufficiente il sole… E poi mica ci sono solo i mari dove collocare queste isole. Se lo stadio Maracanà riesce a stare (vedi foto) dentro una città densamente popolata come Rio (15 milioni di abitanti), non si vede perché una piattaforma grande il doppio (ma molto più utile) non dovrebbe essere a maggior ragione ospitata da qualche parte. Magari al posto dei progettati reattori nucleari italiani.

Viene da chiedersi perché questa bella idea è venuta a degli scienziati di un paese che non ha nemmeno il mare e viene finanziata da un paese di soli 250.000 abitanti, poco più grande della provincia di Milano. http://www.facebook.com/group.php?gid=73466464860#/group.php?gid=73466464860maracana-rio

I principali incidenti nucleari

Le centrali nucleari sono sicure? Certamente. Però questo è l’elenco degli incidenti che hanno causato contaminazioni radioattive, tumori e morti. Sono 47 di cui si è avuta notizia, verificatisi in 50 anni nelle sole centrali nucleari (esclusi depositi, ordigni, bombardieri e sommergibili atomici). 12 avvenuti in Giappone, 9 in Russia, 6 negli Stati Uniti e in Germania, 3 in Ucraina, Francia e Gran Bretagna, 1 in Bulgaria, Corea del Sud, Danimarca, Ungheria, Svezia e Italia (anche se non più dotata di centrali atomiche).

7 ottobre 1957 Sellafield (Gran Bretagna). Incendio nel nocciolo di un reattore a gas-grafite (GCR), un’imponente nube radioattiva di xenon, iodio, cesio e polonio attraversa tutta l’Europa. 300 morti ufficiali.

3 gennaio 1961 – Idaho Falls (USA). Muoiono 3 tecnici.

17 ottobre 1969 – San Laurent (Francia). Per un errore nelle procedure parziale fusione in un reattore nucleare raffreddato a gas.

1974 – Mar Caspio (Unione Sovietica). Esplosione in un impianto atomico sovietico a Shevchenko.

Inverno 1974/75 – Leningrado (URSS). Serie di incidenti alla centrale nucleare. 3 morti accertati.
7 dicembre 1975 – Lubmin (Repubblica Democratica Tedesca). Un cortocircuito nell’impianto della centrale di Lubmin provoca una parziale fusione del nucleo del reattore.

28 marzo 1979 – Three Mile Island (Harrisburgh, Usa). Il surriscaldamento di un reattore, a seguito della rottura di una pompa nell’impianto di raffreddamento, provoca la parziale fusione del nucleo rilasciando in atmosfera gas radioattivi pari a 15mila terabequerel (TBq). 3.500 persone evacuate.

7 agosto 1979 – Tennessee (USA). La fuoriuscita di uranio arricchito da un’installazione nucleare segreta contamina oltre 1.000 persone. La popolazione presenta valori di radioattività fino a 5 volte superiori alla norma.

Agosto 1979 – Erwin (USA). Oltre 1.000 contaminati a seguito di una fuga radioattiva in un centro di ricerca nucleare, fino ad allora rimasto segreto.

Marzo 1981 – Tsuruga (Giappone). 280 contaminati da una fuga di residui radioattivi dalla centrale nucleare. Si ammalano altri 45 operai esposti a radioattività nel corso delle riparazioni.
6 gennaio 1986 – Oklahoma (USA). Un operaio muore e 100 restano contaminati a seguito di un incidente nella centrale atomica.

26 aprile 1986 – Cernobyl (Ucraina). L’incidente nucleare in assoluto più grave della storia. Il surriscaldamento provoca la fusione del nucleo del reattore e l’esplosione del vapore radioattivo, che in una nube disperde in tutta Europa un miliardo di miliardi di Bequerel. Centinaia di migliaia di persone, soprattutto nella vicina Bielorussia sono costrette a lasciare i territori contaminati. L’intera Europa viene esposta alla nube radioattiva e per milioni di cittadini europei aumenta il rischio di contrarre tumori e leucemia. A tutt’oggi non esistono dati ufficiali e definitivi sui decessi ricollegabili alla tragedia.

Febbraio 1991 – Mihama (Giappone). La centrale riversa in mare 20 tonnellate di acqua altamente radioattiva.

24 marzo 1992 – San Pietroburgo (Russia). La perdita di pressione nell’impianto di Sosnovy Bor disperde in atmosfera iodio e gas radioattivi.

Novembre 1992 – Forbach (Francia). Incidente nucleare causa la contaminazione radioattiva di 3 operai.

13 febbraio 1993 – Sellafield (Gran Bretagna). Fuga radioattiva nell’impianto di riprocessamento con densità massima di radionuclidi dello iodio superata di oltre tre volte.

17 febbraio 1993 – Barsebaeck (Danimarca). Fuoriuscita accidentale di vapore radioattivo da uno dei reattori della centrale.

Aprile 1993 – Siberia (Russia). Un incendio nel complesso chimico di Tomsk-7 colpisce un serbatoio di uranio. 1.000 ettari di terreno contaminati e nube radioattiva.

23 marzo 1994 – Biblis (Germania). Falla nel circuito primario di un reattore della centrale nucleare: fuoriuscita di liquido altamente contaminato.

28 giugno 1994 – Petropavlosk (Russia). Fuga di materiale radioattivo nella baia di Seldevaia per la rottura di un deposito.

Novembre 1995 – Cernobyl (Ucraina). Un’avaria al sistema di raffreddamento del reattore n.1 causa un incidente con dispersione di radioattività e contaminazione degli operai impegnati nella manutenzione.
8 dicembre 1995 – Monju (Giappone). Due tonnellate di sodio liquido e altro materiale radioattivo fuoriescono dal reattore nucleare prototipo a neutroni veloci FBR, per il malfunzionamento del sistema di raffreddamento.

Febbraio 1996 – Dimitrovgrad (Federazione Russa). Un addetto causa la rottura della valvola di sicurezza di uno dei reattori del centro di ricerche atomiche. Fuoriesce una nube radioattiva contenente soprattutto radionuclidi di manganese.

Marzo 1997 – Tokaimura (Giappone). Incendio e esplosione nel reattore dell’impianto di ritrattamento nucleare. Contaminati 35 operai.

Giugno 1997 – Arzamas (Russia). Un incidente nel centro ricerche porta i materiali radioattivi sviluppa una nube radioattiva e muore il responsabile dell’esperimento.

Luglio 1997 – La Hague (Francia). Il comune di Amburgo denuncia presenza di radioattività nell’acqua scaricata nella Manica dall’impianto di trattamento francese di La Hague. La Francia smentisce, ma il presidente della Commissione di controllo si dimette.

Settembre 1997 – Urali (Russia). Sugli Urali si scontrano un trattore e un camion che trasporta isotopi radioattivi. Da due container fuoriesce liquido pericoloso contenente iridio 192 e cobalto 60. Nell’area la radioattività sviluppata è 25 volte superiore al limite consentito.
30 settembre 1999 – Tokaimura (Giappone). In una fabbrica di combustibile nucleare due operai trattano materiali radioattivi con contenitori inadatti e si innesca un’incontrollata reazione a catena. 3 morti all’istante, 439 persone (di cui 119 in modo grave) vengono esposte alle radiazioni. 600 i ricoverati, evacuate 320.000 persone.

4 ottobre 1999 – Wolsong (Corea del Sud). Una fuoriuscita di acqua pesante durante lavori di manutenzione della centrale causa l’esposizione alle radiazioni di 22 operai.

5 ottobre 1999 – Loviisa (Finlandia). Si segnala una perdita di idrogeno nella centrale nucleare.
8 ottobre 1999 – Rokkasho (Giappone). Piccola quantità di materiale radioattivo fuoriesce da un deposito di scorie: provengono da due fusti arrivati dalla centrale nucleare di Ekushima.
20 ottobre 1999 – Superphenix (Francia). Incidente tecnico ritarda lo smantellamento del reattore a neutroni rapidi Superphenix di Creys-Malville (Isere), nel Sud-Ovest della Francia.

13 dicembre 1999 – Zaporozhe (Ucraina). Uno dei sei reattori nucleari della centrale viene fermato per malfunzionamento di un segnalatore di eccessiva pressione. centrale-nucleare1

5 gennaio 2000 – Blayais (Francia). Una tempesta provoca un incidente alla centrale e due dei quattro reattori vengono fermati. L’acqua invade alcuni locali della centrale: danneggiati pompe e circuiti importanti.

27 gennaio 2000 – Giappone. Un incidente a un’installazione per il riprocessamento dell’uranio provoca livelli di radiazione 15 volte superiori alla norma in un raggio di 2 km. Almeno 21 persone sono state esposte a radiazioni.

15 febbraio 2000 – Indian Point (USA). Mezzo metro cubo di gas radioattivo fuoriesce dal reattore Indian Point 2 vicino a Buchanan a 70 chilometri da New York. Centrale chiusa e stato di allerta.

10 aprile 2003 – Paks (Ungheria). L’unità 2 dell’unica centrale nucleare ungherese (a 115 kmda Budapest) si surriscalda e 30 barre di combustibile altamente radioattive si distruggono. Un complesso intervento di raffreddamento scongiura il pericolo di un’esplosione nucleare.

9 agosto 2004 – Mihama (Giappone). Nel reattore numero 3 nell’impianto che dista 350 km da Tokyo, una falla provoca la fuoriuscita di vapore ad alta pressione che raggiunge i 270 gradi. Muoiono 4 operai. Altri 7 sono in fin di vita. Per il Giappone è l’incidente nucleare civile più grave. La centrale viene chiusa.

9 agosto 2004 – Shimane (Giappone). Scoppia un incendio nel settore di smaltimento delle scorie in una centrale.

9 agosto 2004 – Ekushima-Daini (Giappone). L’impianto viene fermato per una perdita d’acqua dal generatore.

Aprile 2005 – Sellafield (Gran Bretagna). Con grave ritardo viene denunciata la fuoriuscita di oltre 83.000 litri di liquido radioattivo durata 10 mesi, a causa di una crepa nelle condotte e per errori tecnici.

Maggio 2006 – Laboratori Enea di Casaccia (Italia). Fuoriuscita di plutonio contamina 6 addetti allo smantellamento degli impianti. Notizia tenuta nascosta per 4 mesi.

Maggio 2006 – Mihama (Giappone). Fuga di 400 litri di acqua radioattiva nella ex centrale nucleare di Mihama.

26 luglio 2006 – Oskarshamn (Svezia). Corto circuito nell’impianto elettrico della centrale a 250 km da Stoccolma. Si decide di testare tutte le centrali nucleari del Paese e quella di Forsmark viene spenta.

7 ottobre 2006 – Kozlodui (Bulgaria). Segnalato un livello di radioattività 20 volte superiore ai limiti consentiti. Le verifiche evidenziano una falla in una tubazione ad alta pressione nella centrale vicino al Danubio.

28 giugno 2007 – Kruemmel (Germania). Incendio nella centrale vicino ad Amburgo. Le fiamme minacciano il reattore e si ferma l’impianto. Avarie, pochi mesi dopo, anche nelle centrali di Forsmark, Ringhals e Brunsbuttel. Il rapporto 2006 del Ministero federale dell’Ambiente, dice che l’impianto di Kruemmel è il più soggetto a piccoli incidenti tra le 17 centrali tedesche. I piani di uscita dal nucleare fissati in una legge del 2002, prevede che questo reattore venga spento entro il 2015.
16 luglio 2007 – Kashiwazaki (Giappone). La più grande del mondo che fornisce elettricità a 20 milioni di abitanti, viene chiusa per i danni provocati dal terremoto. L’Agenzia di controllo delle attività nucleari giapponesi ammette una serie di fughe radioattive dall’impianto, ma parla di iodio fuoriuscito dal una valvola di scarico. Il direttore generale dell’AIEA, Mohammed El Baradei, dice che il sisma: “E’ stato più forte di quello per cui la centrale era stata progettata”. Il terremoto provoca un grosso incendio in un trasformatore elettrico, la fuoriuscita di 1.200 litri di acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti. Si teme che la faglia sismica attiva passi proprio sotto la centrale.

Ma basta anche molto meno per sfiorare una tragedia, come nel settembre 1995 quando a Kola (Russia) l’energia elettrica della centrale di Kola fu staccata per morosità. Senza corrente andarono fuori uso i sistemi di raffreddamento.

24
Apr
09

Naufraghi

politica-immigrazionePing pong umanitario… con morto

Non li soccorrono i maltesi, non li soccorrono gli italiani che li osservano da una nave da guerra ferma a poca distanza, e intanto tra i 144 naufraghi africani presi a bordo dal cargo turco Pinar, ci sono il cadavere di una diciottenne incinta e alcuni malati di varicella. La ragazza morta resta per 5 giorni (dal 16 al 20 aprile) sul ponte del mercantile. La situazione viene sbloccata dalla stampa italiana e tedesca. Con un gommone i giornalisti Luigi Pelazza delle Iene, Karl Hoffman di una tv tedesca e Francesco Viviano di Repubblica, avvicinandosi il 19 aprile alla nave bloccata al largo di Lampedusa “muovono le acque” al punto che durante le loro interviste arriva un elicottero italiano con tre medici per i primi soccorsi. E mentre i governi italiano e maltese si scambiano accuse e la Chiesa argentina e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati lanciano appelli perché qualcuno soccorra i naufraghi, per il ministro degli Interni Maroni la situazione a bordo è sotto controllo: nonostante quel cadavere sia “in bella vista” da 5 giorni e 37 poveracci versino in gravi condizioni. Una brutta figura per tutti: soprattutto per i maltesi che si nascondono dietro un accordo (per il salvataggio dei clandestini) da loro mai siglato. In questa vicenda l’unico esempio positivo viene dall’equipaggio turco: il secondo di bordo si era tuffato in mare per raggiungere la ragazza annegata e il comandante Asyk Tuygun aveva deciso di soccorrere uomini e donne alla deriva sul barcone nel mar di Sicilia, dando il buon esempio a due Stati civili come Italia e Malta: perché quelle in acqua, prima di essere scomodi clandestini, erano 144 vite umane. Come racconta nel suo articolo Francesco Viviano, lasciando la nave gli immigrati hanno salutato il comandante chiamandolo “il loro dio”: non solo per averli salvati da morte certa, ma anche per la pazienza dimostrata e per il fastidio che ha dovuto subire dalle autorità dei due paesi che si sono contesi quei naufraghi. Il comandante che ha fatto un gesto umano ha avuto tutti contro: soprattutto l’armatore a cui il blocco del cargo ha fatto perdere tanti soldi. Rischio di perdere il posto – ha detto Asyk Tuygun - ma rifarei tutto. Il solo rammarico è di non essere riuscito a salvare quella ragazza che non ha potuto aggrapparsi alla fune. E per risolvere finalmente il problema (a chi spettano i salvataggi in quella zona di mare, a Italia o a Malta?) i ministri degli interni dei due paesi e il commissario europeo Jacques Barrot si sono trovati il 23 aprile. A cena. (vignetta di Mirco Maselli)

19
Apr
09

Il premier insegna

arcobaleno

Terremoto. Verso il miracolo

Ma non parlate delle indagini!

Dopo Berlusconi operaio, industriale, comunista… e ultimamente ferroviere e pompiere, ora finalmente stiamo per vedere Berlusconi nei panni taumaturgici del Santo che fa i miracoli: per non dire di più, visto che si parla di moltiplicazione dei fondi pro terremoto senza aumentare le tasse. Il 18 aprile ha promesso che entro 30 giorni, cioè entro il 18 maggio 2009, tre case abruzzesi su 4 (il 76% delle costruzioni colpite dal terremoto) sarà agibile. Il capo del governo ha parlato di 4.659 sopralluoghi da cui è risultato un 57% agibile e un ulteriore 19% che lo sarà entro un mese: cioè 885 (alloggi o edifici? Nessuno glielo ha chiesto). Se i tecnici e i ricostruttori ci riusciranno davvero, bisognerà partire con gli osanna!, ma temo che a metà maggio inizierà il balletto della propaganda controversa dei dati: quelli ufficiali e quelli alternativi.

Commentando le inchieste avviate per stabilire le responsabilità penali di alcuni crolli, il premier si è subito preoccupato che queste non riempiano troppo le pagine dei giornali, per non rubare spazio alle positive notizie che devono riguardare l’impegno di ricostruzione del governo: un velato invito alla stampa a non scrivere di brutte, ma di belle cose. Come dire che di trovare i colpevoli gli italiani possono farne a meno, o che i giudici invece di fare il loro lavoro (e il loro dovere istituzionale) dovrebbero armarsi di zappa e cazzuola? Meno male che a parlare di legalità in Italia, se non possiamo avere il presidente del Consiglio, almeno ci è rimasto il presidente della Repubblica, il quale non si stanca di condannare quanti si sono arricchiti sulla pelle della gente!

Se qualcuno vuol fare il male

può fare il pubblico ministero

Il premier invece, nella conferenza stampa dall’Abruzzo il 18 aprile 2009, dopo aver detto che è inimmaginabile che i costruttori abbiano risparmiato sui materiali e che se qualcuno l’ha fatto è un delinquente, anziché difendere il lavoro degli inquirenti attacca la magistratura aquilana: Diceva mio padre: Se qualcuno nasce col piacere di fare il male, ha 3 scelte: può fare il delinquente o il pm o il dentista. I dentisti si sono emancipati e adesso esiste l’anestesia. (video Tg3 al punto 00:07:43)

www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-672de764-51ce-4cd8-b879-b1065c58d85f-tg3.html?p=0]

16
Apr
09

Mafia & Politica

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Due Borsellino, un unico destino

La società è come il nostro organismo: quando si ammala crea anticorpi, generati per contrastare il morbo. E se il morbo si chiama mafia gli anticorpi più resistenti sono i superstiti delle vittime oneste di mafia. Due di questi anticorpi si chiamano Salvatore Borsellino e Benny Calasanzio: 67 anni il primo, 24 il secondo. Li accomuna, oltre alla passione civile, il cognome dei loro familiari assassinati nel 1992: Borsellino. Il giudice Paolo Borsellino, fratello di Salvatore e gli imprenditori Paolo Borsellino e Giuseppe Calasanzio, zio e nonno di Benny. Li abbiamo incontrati a Padova in un incontro pubblico alla Fornace Carotta organizzato dai ragazzi di Laboratorio ‘48.

Quando dopo essere stato costretto a cedere l’impresa alla mafia, dopo le prime minacce e l’uccisione di suo figlio Paolo, mio nonno raccontò tutto agli inquirenti, questi gli consegnarono porto d’armi e pistola: non essendo un pentito (non era mafioso) non potevano proteggerlo. Così per freddarlo a colpi di kalasnikov 8 mesi dopo, la mafia attese che passasse in auto nella piazza del paese gremita di gente. Era rassegnato, abbandonato da tutti: diceva di essere un morto che cammina.

Chi parla è il giornalista Benny Calasanzio: I mandanti sono rimasti impuniti, il sindaco di allora è stato rieletto, solo un killer è finito dentro. Chi l’ha ucciso, come sempre, sono mafiosi di basso livello che vanno compatiti: non hanno il coraggio di agire da soli, hanno paura della loro ombra e per questo prima di sparare sniffano cocaina, per avere una donna la pagano, hanno con sé la bibbia e sono uomini perennemente in fuga.

Diversa la storia, conosciuta, del giudice Borsellino e dei suoi angeli custodi. Salvatore Borsellino ne ricorda i nomi perché non siano solo “i ragazzi della scorta”: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina (Antonio Vullo rimase ferito).

Paolo Borsellino non si occupava di diritto penale, era un giudice civile chiamato da Falcone nel pool antimafia. Poi un giorno mentre alla DIA di Roma interrogava il pentito Gaspare Mutolo, con cui io oggi parlo tranquillamente- racconta il fratello Salvatore- disse all’ex mafioso “Vado via due ore e torno”. L’aveva convocato il neo ministro dell’Interno Nicola Mancino. Era il primo luglio 1992 e sulla sua agenda degli appuntamenti (non quella rossa sottratta dai servizi segreti) è annotato h 19 Mancino. Mutolo, che stava svelando gli intrecci tra mafia, politica, polizia, servizi segreti, racconta che quando mio fratello tornò era così nervoso che si mise in bocca due sigarette. Ne chiese al giudice il motivo e lui gli rispose che assieme al ministro aveva visto Bruno Contrada. Mancino nega quell’incontro, dice di non aver mai visto Borsellino. E’ indegno, ma l’attuale vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura non può parlare: se lo facesse dovrebbe ammettere che quella sera al Viminale fu presentata a Paolo la trattativa avviata tra lo Stato e Cosa Nostra. I Ros dei Carabinieri stavano trattando per far finire l’attacco allo Stato.

via-damelioStragi di Stato e nuovi eroi nazionali

“Devo fare in fretta” diceva Paolo nei 57 giorni vissuti dopo la strage di Capaci. Sapeva che presto sarebbe stato ucciso. Nella sua ultima lettera scrisse che stava cercando di allontanarsi dai figli nell’illusione che sentendolo più distante avrebbero sofferto di meno quando sarebbe morto. Aveva cominciato a tenere in braccio meno spesso la figlia e continuava a dire: “Quando sarò ucciso sarà stata la mafia, ma non sarà stata la mafia a volere la mia morte”. Se ripenso a tutti i grandi attentati italiani (piazza Fontana, Italicus, Brescia, Bologna, Ustica…) vedo che sono tutte stragi di Stato! Le stragi di Stato sono sempre servite per indirizzare gli equilibri politici dell’Italia. Una cosa che ci rende indegni di considerarci un Paese civile.

E fa male sentire il premier chiamare eroe un mafioso assassino come Vittorio Mangano, il “fattore” (detto stalliere perché nelle intercettazioni parlava di cavalli da consegnare, riferendosi invece a partite di droga) che per due anni visse con la famiglia Berlusconi nella villa di Arcore e ogni giorno accompagnava a scuola i figli dell’attuale premier e che nell’86 fece esplodere una bomba fuori di una casa milanese di Berlusconi, e nel 1995 strangolò il vecchio boss palermitano Giovanbattista Romano sciogliendolo poi nell’acido: reato per cui fu condannato all’ergastolo oltre che per l’uccisione di Giuseppe Pecoraro. Berlusconi lo definisce eroe per non aver fatto i nomi dei politici! Così si dichiara eroica l’omertà! Ecco perché i ragazzi della scorta Borsellino non li chiamerò mai così: non voglio confonderli con questa gente. Sono dei martiri.


licio-gelliIl piano piduista di Gelli è stato attuato

Il fatto è che gli italiani non si accorgono che viviamo dentro un golpe bianco – prosegue Salvatore Borsellino- Come possiamo riconoscerci in un Paese che non rispetta più la Costituzione, che fa sedere in Parlamento 19 condannati definitivi, che dà l’immunità parlamentare, che legifera attraverso decreti legge? Non siamo più in democrazia. Le decisioni per il Paese non si prendono più nel Gabinetto dei ministri, ma nelle sale da pranzo delle residenze private del premier. Il lodo Alfano è una modifica alla Costituzione. Andate a vedere il piano Rinascita democratica di Licio Gelli e ritrovate l’Italia di oggi. Nella P2 Berlusconi aveva la tessera 1816 e Fabrizio Cicchitto la 2232. Anche il progetto Gelli sulla stampa è stato attuato mettendo a libro paga almeno due giornalisti influenti per ogni redazione, tanto che oggi l’informazione è omologata. Per capirlo cercate i primi attacchi a Gioacchino Genchi, il funzionario di polizia specializzato non nelle intercettazioni telefoniche (come scritto da tutti i giornali), ma nell’incrociare i dati dei tabulati telefonici: 2 giorni dopo il Corriere che lo presentava come “lo spione di tutti gli italiani” è arrivata Repubblica e dopo 4 giorni La Stampa. Articoli simili. Oggi c’è anche un altro fenomeno curioso: se cerco le news sul cellulare, 8 volte su 10 le prime che mi fornisce Google sono tratte da Il Giornale. Un caso? Per avere un’informazione libera sull’Italia ora leggo la stampa estera. E perfino le notizie sul dopo terremoto devo apprenderle da chi mi informa direttamente dall’Abruzzo: così ho scoperto che c’erano paesi dove le tende non erano ancora arrivate, quando si diceva che le avevano tutti, che non c’era il riscaldamento… Poi veniamo a sapere che la prefettura de L’Aquila è stata sgomberata tre ore prima della rovinosa scossa. Ma come! Questi intuivano il pericolo e non hanno lanciato l’allarme?

dellutri-e-berlusconiLa mafia e la crisi

Perché sappiamo tutto della Franzoni e degli assassini di Erba e nessuno parla dei processi a Marcello Dell’Utri, condannato a 10 anni per corruzione mafiosa, l’uomo che Berlusconi abbraccia? La verità- prosegue Borsellino- è che il Mezzogiorno con le sue mafie continua ad essere tenuto così perché funzionale al potere: è esclusivamente un serbatoio di voti facilmente controllabile grazie alla capillare pressione esercitata sulla gente dalla criminalità organizzata. Ma l’errore che fate nelle altre regioni è pensare che la mafia l’abbiamo solo noi al Sud. Dove credete che investa i suoi soldi sporchi di sangue, se non dove l’economia gira? Dove investe in centri commerciali, costruzioni, locali, se non al nord? E oggi con la scarsa liquidità delle banche dovuta alla crisi, chi viene in soccorso con ingenti capitali se non la forza economica privata numero uno in Italia? Ormai le mafie uccidono poco, preferiscono gli affari: ma i tanti cinquantenni lasciati a casa quando per comodità si preferisce far fallire le aziende, non vengono forse “uccisi” anche loro?

Bavaglio agli inquirenti scomodi

Non è più di moda ammazzare i giudici: basta delegittimarli e attaccarli sulla stampa presentando inesistenti guerre tra Procure. Quella di Salerno ha messo in luce gravissimi reati commessi dalla Procura di Catanzaro su cui ha giurisdizione. Luigi De Magistris, pubblico ministero da tre generazioni, per il suo impegno è stato costretto a cambiare lavoro: mi ha detto che la scelta di passare alla politica è stata difficile, ma la sola possibile.

Poi c’è Genchi, sospeso dal servizio in polizia. I suoi controlli avevano permesso di capire che 80 secondi dopo la strage di via D’Amelio qualcuno aveva comunicato l’attentato a Bruno Contrada capo in Sicilia dei servizi segreti, chiamandolo dal castello di Utveggio che sovrasta il quartiere. La telefonata partì dal cellulare clonato del giudice appena ammazzato. Nel castello c’erano la sede segreta del Sisde e la Compagnia delle Opere (associazione imprenditoriale di ispirazione ciellina, che raggruppa 34.000 imprese). E’ dalla sede del servizio segreto (camuffata nel centro regionale di formazione per manager Ce.Ris.Di.) che mesi prima dell’attentato ci fu uno scambio di telefonate con il sospetto mafioso Gaetano ScottoLa Compagnia delle Opere è presente in ogni processo su distrazione di fondi pubblici. Tutti gli appalti pubblici lombardi passano attraverso la Compagnia delle Opere… E Genchi dice che i suoi guai sono iniziati quando nelle inchieste si è imbattuto in personaggi legati ad essa. Temo per la vita di Genchi. Intanto gli hanno tolto distintivo, pistola, casella mail alla polizia di Stato.

Ecco i prossimi giudici nel mirino!

Borsellino invita a prevedere i prossimi eventi: Tenete d’occhio i bravi giudici Ingroia e Di Matteo: sono i prossimi che subiranno forti attacchi perché si stanno occupando dei vertici dei Ros a Palermo. A Milano gli stessi vertici Ros (che hanno perquisito senza averne giurisdizione gli archivi di Genchi e che hanno “curiosamente” omesso di perquisire il covo di Totò Riina, sono incriminati per traffico di droga. Ma non è solo il centrodestra ad attaccare i giudici, c’è anche il centrosinistra: come avvenuto con i giudici De Magistris e con Clementina Forleo. Perché destra e sinistra hanno stretto accordi come ha ammesso chiaramente alla Camera anche il senatore Violante

Ma l’ingegnere elettronico che sulla sete di verità ha fatto una battaglia personale, ammette: La consorteria politica persegue i suoi interessi. Non ho speranze di vedere giustizia. Dovrebbe succedere ciò che Leonardo Sciascia vedeva come impossibile: che lo Stato processi se stesso.

15
Apr
09

Rai

vauro090409_10 La prima vittima di Annozero

Chi ha speculato sulla sicurezza della gente costruendo con materiali non idonei, chi non ha verificato la qualità degli stessi e approvato i lavori edili senza neanche controllarli, deve pagare. Il primo clamoroso provvedimento è stato adottato d’urgenza. Riguarda un costruttore, un progettista o un tecnico? Riguarda un vignettista. Vauro è la prima vittima di Annozero 2009. Anzi della trasmissione andata in onda giovedì 9 aprile. Dopo le contestazioni relative al tema terremoto, il direttore generale Rai Mauro Masi ha chiesto “la testa” di Vauro, reo di aver offeso la sensibilità dei terremotati con la vignetta “Aumento delle cubature… dei cimiteri”. E Vauro Senesi è stato sospeso. Il direttore generale Rai ha inoltre promesso che Dalla prossima puntata saranno attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente relativi ai servizi andati in onda dall’Abruzzo.

Gruppo Facebook: Terremoto. In galera chi specula sulla sicurezza della gente!

23
Mar
09

Genchi sospeso dalla polizia

genchi

Gioacchino Genchi sospeso dal servizio in polizia

Galeotto fu Facebook


Questa sera nella pagina del gruppo Facebook Sosteniamo Gioacchino Genchi che conta circa 4.000 iscritti, è apparsa questa lettera dell’interessato.

Cari amici, poco fa mi è stata notificata la sospensione dal servizio della Polizia di Stato.

Col provvedimento di sospensione dal servizio mi sono stati ritirati il tesserino, la pistola e le manette.

Il provvedimento è fondato sulla mia replica al giornalista Gianluigi Nuzzi di Panorama, che mi aveva dato del bugiardo su Facebook. Il mio amico Marco Bertelli ha ripreso la chat, pubblicandola sul mio blog “Legittima difesa”.

Il senso dello Stato ed il rispetto che ho per le Istituzioni mi impongono di tacere e subire in silenzio.

Sono vicino e solidale con chi in questo momento, probabilmente, è sottoposto a pressioni politiche assai maggiori delle violenze e delle mistificazioni che sto subendo io.

Confermo da cittadino e da poliziotto la mia assoluta stima e subordinazione al Capo della Polizia – Prefetto Antonio Manganelli – che ha adottato il provvedimento di sospensione.

Mi difenderò nelle sedi istituzionali senza mai perdere la mia fiducia nella Giustizia e nelle Istituzioni.

Vi ringrazio di tutto e spero che le mie sofferenze servano al trionfo della Verità ed alla vittoria dei giusti. Un forte abbraccio per tutti quanti mi siete stati e mi sarete vicini!

Gioacchino Genchi

11
Mar
09

Democrazia o oligarchia?

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Il Premier e i 12 apostoli

…e mentre l’Italia è tutta occupata a interrogarsi sulla crisi economica (sminuita dal Palazzo) e su quella della sicurezza (che il Palazzo ingigantisce), c’è chi propone nuove regole parlamentari che di fatto riducono le funzioni di 630 deputati e 315 senatori, mettendole nelle mani di 12 persone. I beneficiari di tanto potere sono i 6 capigruppo del Senato: Maurizio Gasparri per il Popolo della Libertà, Anna Finocchiaro per il Partito Democratico, Federico Bricolo per Lega Nord Padania, Felice Belisario per Italia dei Valori, Gianpiero D’Alia per UDC, Sudtiroler Volks Parteit e Autonomie, Giovanni Pistorio per il Gruppo Misto; e i 6 della Camera: Fabrizio Cicchitto per il Popolo della Libertà, Antonello Soro per il Partito Democratico, Roberto Cota per la Lega Nord Padania, Massimo Donadi per l’Italia dei Valori, Pier Ferdinando Casini per l’Unione di Centro e Siegfried Brugger per il Gruppo Misto-Minoranze Linguistiche. La proposta che ha fatto parlare di pulsioni autoritarie (il centrosinistra), di proposta impossibile (il presidente della Camera Fini), di proposta oscena da dittatorello dell’Africa centrale (Maurizio Ronconi dell’Udc) non è nata al bar tra amici desiderosi di trovare una soluzione facile ai problemi del Paese, ma è stata avanzata davanti alle telecamere dal premier Berlusconi mentre teneva il braccio al collo ad un visibilmente imbarazzato ministro degli Esteri Frattini. L’obiettivo dichiarato dal primo ministro italiano è quello di snellire l’iter parlamentare, e certo dare potere decisionale a 13 persone, nella visione oligarchica della politica, significa per forza di cose più rapidità, ma anche tagliare fortemente le espressioni del dissenso (anche interno a ciascun partito) e uniformare il coro alla voce del solista. Si può fare. Basta decidere se l’Italia deve continuare ad essere una democrazia parlamentare o può trasformarsi in qualcosa di diverso.

08
Mar
09

Cina ad alta velocità

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Cinese il treno più veloce del mondo. Tra 3 anni

Sarà il più veloce del mondo, con i suoi 350 km orari (30 più degli attuali che viaggiano a 320). La promessa, per l’anno 2012, riguarda il treno ad alta velocità che a partire dal 2012 sarà disponibile in Cina e che è attualmente in costruzione. Lo ha dichiarato il 6 marzo a Pechino il ricercatore dell’Accademia delle Scienze Ferroviarie Cinesi Li Heping. Il nuovo bolide collegherà la capitale a Shanghai compiendo i 1.318 km in meno di 5 ore, cioè meno di metà delle attuali 11. Il progetto rientra in un piano globale di miglioramento ferroviario su 13.000 km di linee, per un investimento di circa 138 miliardi di euro entro il 2012. Questo piano consentirà di viaggiare tra i 200 e i 350 km orari su 8.000 km di ferrovie e tra i 200 e i 250 km orari su altri 5.000 km. Entro il 2020 la Cina intende avere attivi 120.000 km di binari, 16.000 dei quali destinati ai soli passeggeri.

07
Mar
09

Veleni indoor

img_5720Le nostre case sono camere a gas

Benzene, polveri sottili, aromatici, sono tra gli agenti chimici più pericolosi comunemente presenti nelle case e negli ambienti chiusi di lavori: sono cancerogeni che, entrando nella parte variabile del DNA, ammalano anche le future generazioni a distanza di 10-20 anni. Lo hanno detto il 28 febbraio a Legno&Edilizia in Fiera a Verona, alcuni sanitari dell’associazione ISDE- Medici per l’ambiente al 1° convegno internazionale su Salubrità e costruzioni sostenibili: la qualità dei materiali per il benessere indoor, organizzato da Piemmetispa in collaborazione con la rivista TettoPareti e col coordinamento tecnico-scientifico dell’associazione internazionale C&PS Cultura e Progetto Sostenibili.

Maria Grazia Petronio direttore dell’Istituto di prevenzione dell’USL 11 Empoli, ha ricordato che ogni anno in Europa l’inquinamento atmosferico uccide da 4.000 a 13.000 bambini e che le sostanze chimiche provocano nei più giovani problemi di sviluppo cerebrale e autismo; e casi di Alzheimer negli anziani. Oltre ai tumori polmonari, lo sconvolgimento delle ghiandole endocrine causato da questi aeriformi può provocare anche obesità, infertilità maschile, aborti, endometriosi, parti prematuri, tumori a prostata, testicoli e seno.

Contrariamente a quanto si pensa, i rischi sono più forti dentro casa o in ufficio rispetto all’esterno. Giuliano Bressa docente di Tossicologia ambientale all’Università di Padova, ha spiegato che negli ambienti chiusi la concentrazione di inquinanti (formaldeide, benzene, cloruro di metilene, cloroformio, biossido di azoto e monossido di carbonio) presenti nei prodotti per igiene, pulizia, isolamento edile, nei pesticidi, in stampanti e fotocopiatrici, negli smacchiatori e nei mobili, è anche 10 volte superiore. Fondamentali piccoli accorgimenti in casa come negli ambienti di lavoro: usare piante, arieggiare, far entrare la luce solare; e naturalmente usare materiali e prodotti naturali.

Se poi le strutture edili sono vecchie (precedenti al 1992, anno di divieto per l’Italia dell’uso dell’amianto- il 2004 per il resto d’Europa) si incorre nel rischio amianto, di cui ha parlato Enzo Merler medico dell’AULSS 16 Padova. L’amianto si manifesta con tumori polmonari anche a 40 anni di distanza dall’esposizione: solo nel Veneto dal 1987 per questa causa sono morte 1.500 persone colpite da mesotelioma. Essendo un prodotto minerale naturale molto usato in edilizia, è ancora presente in rivestimenti di tubature, vani ascensori, tegole, vecchi linoleum, eternit. Per questo la categoria sociale più colpita da mesotelioma è quella degli edili che, ha ammonito l’esperto, va educata al rispetto assoluto delle severe norme in materia, soprattutto sapendo che nelle vecchie costruzioni e nei materiali di risulta, di amianto ce n’è ancora molto.

Riguardo all’altro cancerogeno, il radon, gas naturale derivato da elementi radioattivi e presente sia nel suolo e nelle acque sia nei materiali edili, le più alte concentrazioni nelle abitazioni si hanno in Lombardia, Friuli e Lazio (da 100 a 120 bequerel per metro cubo). Totalmente assente in Sicilia e Calabria, nel Veneto lo si riscontra soprattutto a Belluno, Treviso e Padova. Chi fuma ed è esposto a radon o amianto, moltiplica esponenzialmente il rischio di morte prematura.

Sapere che il 90% del tempo gli europei lo trascorrono dentro edifici, non fa presagire nulla di buono. Francesco Marinelli presidente dell’associazione C&PS Cultura e Progetto Sostenibili, ha sollecitato per questo a orientarsi verso un’edilizia sostenibile; sia perché i materiali edili non vengono quasi mai testati, sia perché perfino gli inerti e i prodotti riciclati usati per costruire, ormai rientrano nei rifiuti speciali in quanto contengono sostanze tossiche.

Fortunatamente la Commissione Europea metterà a regime entro il 2011 un regolamento che diventerà strumento di controllo e misurazione dei materiali da costruzione, come annunciato da Angelo Grasso consigliere del Comitato Economico e Sociale Europeo e presidente di Federabitazione Veneto. Un grave ritardo legislativo, considerando che l’edilizia in Europa produce il 10% del PIL complessivo e impegna il 7% della forza lavoro. Sempre dall’Unione Europea viene un altro importante risultato, presentato da Dimitrios Kotzias direttore del Centro Comune di Ricerca su protezione e salute della qualità dell’aria (Ispra, Varese). L’esperto ha presentato il progetto Airmex che in 8 paesi ha coinvolto 148 volontari che hanno portato su di sé un piccolo apparecchio di rilevazione portatile degli inquinanti. Il risultato dell’analisi in 182 ambienti di lavoro e 103 abitazioni, ha evidenziato che le persone presentano concentrazioni di inquinanti più alte rispetto agli ambienti (sia interni sia esterni): segno che noi tutti accumuliamo da più fonti le sostanze nocive. Così il benzene, ad esempio, è stato riscontrato anche negli uffici del Distretto Sanitario Catania 2. Nel sud Europa le concentrazioni degli inquinanti cancerogeni all’interno e all’aria aperta si equivalgono, mentre fortunatamente nelle scuole sono inferiori rispetto agli uffici pubblici.

07
Mar
09

Una multa, per carità

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Quando i poveri fanno paura…

Cento euro di multa danno fastidio, figurarsi a chi i soldi non ce l’ha! E generalmente chi chiede la carità (lo dice la parola stessa) non è che proprio navighi nell’oro. Ebbene da qualche tempo e cioè già prima del decreto Maroni del 2009, alcuni sindaci di centrodestra e centrosinistra di questa Italia che professa forti radici cristiane, hanno firmato ordinanze di divieto dell’accattonaggio. Chi viene sorpreso a chiedere l’elemosina è multato con 100 euro, gli sequestrano le monetine raccolte e il materiale “utilizzato per l’attività di accattonaggio” (recita il decreto Maroni, e cioè si suppone, santini, piattini, cappellacci, sacchetti…). Che bello: finalmente qualcuno che per decreto ruba gli spiccioli ai poveri. Tutto ciò in nome del decoro urbano: ossia, visto che il mendicante in genere non è un signore elegante e la sua presenza infastidisce, va punito in modo esemplare così si toglierà dai piedi e gli passerà la voglia di ripresentarsi a turbare l’immagine della città perbene. La povertà è brutta, la ricchezza è bella. Ci vuole il coraggio di dirlo, e visto che l’Italia è diventata di destra, anche i sindaci che si dicono di sinistra si stanno adeguando. Quindi pulizia! Etnica, dove possibile.

Non potendo sconfiggere la prostituzione e men che meno le forme di criminalità, gli amministratori locali sanno che i risultati più eclatanti li ottengono facendo la guerra ai poveracci e così si sono sbizzarriti: a Vicenza (ultima arrivata) l’amministrazione (centrosinistra) da marzo 2009 vieta la questua sui sagrati delle chiese; a Voghera (centrodestra) nel febbraio 2009 sono stati scacciati i mendicanti dal sagrato (anche se il parroco del Duomo ha dichiarato: La Chiesa non manda via nessuno); a Firenze (centrosinistra) nell’aprile 2008 si è vietato di accattonare sdraiati, come dire che in piedi si può, quindi con dignità sì; a Verona (centrodestra) divieto di questua da luglio 2008 in molti luoghi (sagrati, centro storico, semafori, incroci, davanti a mercati, banche, ospedali, negozi, stazioni, uffici pubblici), ma evidentemente libertà di elemosina in periferia davanti alle abitazioni private; dal 2008 no-carità anche a Roma (centrodestra), Venezia (centrosinistra), Padova (centrodestra), Trieste (centrodestra), Modena (centrosinistra), Cortina (lista civica, centrodestra), Sanremo (commissariata), Alassio (centrodestra).

Dal sito www.chiesacattolica.it si è levato l’appello di un salesiano, don Federico Schiavon direttore a Udine dell’Ufficio per la pastorale dei Rom e dei Sinti: Spero non si voglia scacciare i mendicanti dai sagrati delle chiese: danno un volto alla povertà e alla carità, San Francesco non creò forse un ordine dei mendicanti?

Ma a quanto pare anche i frati di Assisi (Ansa del 28 agosto 2008) mostrano quasi più comprensione per i multatori che per i multati. E’ o non è una questione di decoro e di lotta a chi sfrutta i mendicanti? Chissà cos’avrebbe commentato quel poverello del loro illustre concittadino… Nel film di Zeffirelli Fratello sole sorella luna, trovando fuori della chiesa i mendicanti, il giovane Francesco in preda alle prime crisi di coscienza, dà l’elemosina a un ricco.

Oggi per trovare gesti di carità nelle nostre strade bisogna guardare ai musulmani: sono loro che fanno l’elemosina, perché seguono il precetto coranico che invita a dare a chi ha di meno. Ho visto poveri marocchini dare spiccioli ai mendicanti a cui io non l’avevo data. Alla faccia della carità cristiana: ma si sa, l’Italia è cambiata. E San Francesco era decisamente un uomo d’altri tempi.

01
Mar
09

Bombe & Cassazione

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Le 90 atomiche italiane non si toccano

Se anche per assurdo tutti gli italiani fossero contrari alla presenza, nelle basi americane di Aviano (Pn) e Ghedi (Bs) delle attuali 90 bombe nucleari, il loro giudizio conterebbe meno di niente. Lo ha detto, in soldoni, la Corte di Cassazione il 26 febbraio 2009 con sentenza 4461 bocciando il ricorso dei pacifisti e di 5 cittadini di Aviano che chiedevano al tribunale di ordinare lo smantellamento degli ordigni. L’alta corte ha infatti dichiarato che l’autorità giudiziaria italiana non ha il potere di interferire sull’apparato difensivo italo-americano realizzato nell’interesse comune dei due paesi, a tutela della rispettiva sicurezza e nel rispetto di obblighi convenzionalmente assunti. Quindi l’Italia non ha il potere di decidere su cosa gli alleati della Nato le collocano sul proprio territorio, che quindi è a sovranità nazionale… apparente.

23
Feb
09

Umanità alla deriva

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Il Vangelo secondo Gentilini

Dalle dichiarazioni di un sindaco

bambinijpg1Distruggere

i campi nomadi

Io voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari clandestini. Voglio la pulizia dalle strade di tutte queste etnie che distruggono il nostro paese. Voglio la rivoluzione nei confronti dei nomadi, dei zingari. Ho distrutto due campi di nomadi degli zingari. A Treviso non ci sono zingari. Voglio eliminare tutti i bambini dei zingari che vanno a rubare dagli anziani. Voglio tolleranza a doppio zero. Se Maroni dice a zero io voglio a doppio zero. (comizio della Lega Nord a Venezia, 14 settembre 2008)

Vietare le religioni altrui croce-e-scooter

Voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono aprire le moschee e i centri islamici. E qui ci sono anche le gerarchie ecclesiastiche che dicono “Lasciate anche loro pregare”. No! Vanno a pregare nei deserti! Aprirò una fabbrica di tappeti e regaleremo i tappeti, ma che vadano nei deserti… (comizio della Lega Nord a Venezia, 14 settembre 2008)

Nessuna solidarietà verso il Sudcena2

Voglio la rivoluzione nei confronti di coloro che sostengono che dobbiamo mangiarci le spazzature di Napoli. Nooo. Faccio così, le macino e le do in pasto a loro. Sono loro che le hanno prodotte e loro le devono mangiare. Il nord non vuole… del sud, assolutamente. Quindi neanche un grammo di spazzatura napoletana nel nostro territorio. Noi abbiamo una civiltà che è ormai matura per cui sappiamo dove mettere le nostre spazzature.

(comizio della Lega Nord a Venezia, 14 settembre 2008)

Niente voto agli extracomunitari cultura1

Non voglio vedere consiglieri neri gialli marron e grigi insegnare ai nostri giovani. Cosa insegnano? La civiltà del deserto, la civiltà di coloro che scappano di fronte ai leoni o che corrono dietro le gazzelle per mangiarle? Niente da fare. Il voto spetta soltanto ai cittadini italiani…

La parola d’ordine del Vangelo secondo Gentilini è rivoluzione. E ho bisogno di voi per portarla a termine. Statemi vicino, perché noi siamo quelli che faremo il cambiamento della nostra Italia e della nostra civiltà.

(comizio della Lega Nord a Venezia, 14 settembre 2008)

per-le-stradeNo agli stranieri

per le strade

Non voglio più vedere queste genìe che girano per le strade di giorno e di notte. Questo è un primo compito e sono convinto che il nostro governo, i nostri parlamentari, saranno in grado di dare una risposta al popolo padano, al popolo veneto e al popolo leghista.

(comizio della Lega Nord a Venezia, 14 settembre 2008)

stampaTappare la bocca

ai giornalisti

Io voglio la rivoluzione nei confronti della televisione, della radio, dei giornali, perché continuano ad infangare la Lega. E’ tempo di zittire. Dobbiamo mettere i turaccioli in bocca e su per il culo a quei giornalisti! (comizio della Lega Nord a Venezia, 14 settembre 2008)

sposaSolidarietà zero

La rivoluzione nei confronti di coloro che vogliono dare i sussidi agli anziani degli extracomunitari. Quei sussidi li do alle mogli, a tutte le spose che hanno rinunciato a lavorare per allevare i figli. Quei sussidi non li voglio dare più agli anziani degli extracomunitari. Sono denari nostri e io me li tengo. Questo è il Vangelo secondo Gentilini: tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri. Ma non ne avanzerà niente. Quindi Maroni devi eliminare questa truffa nei confronti del nostro popolo!

(comizio della Lega Nord a Venezia, 14 settembre 2008)

bacioPulizia etnica contro

gli omosessuali

Darò immediatamente disposizione alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che so che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili.

(intervista rilasciata a Reteveneta, agosto 2007)

dalmata… e verso i cani diversi

Come amico dell’uomo, il cane e le razze che avevano i nostri progenitori, credo sia un salto di qualità. Non vogliamo le razze straniere, noi vogliamo quegli amici dell’uomo che accompagnavano i nostri agricoltori, i nostri personaggi che faticavano dalla mattina alla sera sulle montagne e rispettavano l’economia floreale, degli animali e di tutto. Vogliamo il rispetto della natura. (intervista rilasciata ad Antenna 3, maggio 2008)

Queste parole tratte da Youtube, sono esattamente quelle pronunciate dall’avvocato Giancarlo Gentilini, due volte sindaco di Treviso e attuale prosindaco della città veneta.

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A rischio anche i cigni

Nel febbraio 2006, per via di una supposta emergenza ambientale dovuta a un loro ipotetico sovrannumero, Gentilini propose di sterminare i 29 cigni che vivevano lungo le rive del fiume Sile. Ma in difesa degli animali si mobilitarono associazioni, ambientalisti, trasmissioni televisive.

A sua discolpa va detto che il sindaco sceriffo non avrebbe fatto discriminazioni tra cigni bianchi e neri, e che effettivamente i suddetti animali: 1) erano privi di documenti, 2) gravavano sul territorio cibandosi illegalmente di tutto ciò che riuscivano a filtrare nelle acque pubbliche, 3) non avevano fissa dimora, 4) espletavano i bisogni corporali in pubblico con scarso rispetto della decenza, 5) andavano avanti e indietro fino al tramonto senza cercarsi un’occupazione regolare, 6) non pagavano le tasse.


22
Feb
09

Donna oggetto

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Donna in bikini? Un oggetto da manipolare

Che l’uomo si senta eccitato, o perlomeno gli aumenti il battito cardiaco quando vede una donna nuda, è risaputo. Ma ora si sa che la donna poco vestita (anche solo in bikini) viene istintivamente percepita dal maschio alla stessa stregua di un oggetto da manipolare e non come una persona. E’ un dato scientifico misurato dalle risonanze magnetiche al cervello praticate a 21 giovani volontari a cui venivano mostrate immagini di donne discinte.

L’esperimento coordinato dalla psicologa Susan Fiske, ricercatrice dell’Università americana di Princeton, evidenzia che vedendo quelle foto, nei maschi si attivavano aree cerebrali di solito associate alla corteccia pre-motoria che generalmente si attiva in presenza di utensili da manipolare e non di persone; la visione di persone attiva invece altre aree preposte a mettere in moto reazioni di empatia e di capacità nel comprendere emozioni e desideri altrui.

La stessa reazione “disumanizzata” è stata verificata in presenza di foto di drogati e barboni. Si è visto poi che immagini di corpi femminili discinti e senza testa, presentate per soli 2 decimi di secondo in mezzo ad altre di donne con la testa, restano più fissate nella memoria del maschio: significando che sono gli attributi sessuali a sconvolgere di più il pensiero maschile.

Questi risultati invitano a prendere coscienza di un dato di fatto, sempre relegato a vecchi luoghi comuni che vedono il maschio come facile preda degli istinti e interessato ad una sola cosa. Certo non si sospettava che il corpo della donna, per lui, fosse tanto disumanizzato: considerato come preda secondo gli archetipi più primordiali della riproduzione e conservazione della specie.

La ricercatrice americana si dice contraria a campagne di moralizzazione dei costumi; ma indubbiamente i risultati dello studio invitano a riflettere per evitare, dove possibile e soprattutto al di fuori dei normali contesti in cui i corpi seminudi vengono esibiti, pericolose esposizioni a inutili rischi.

20
Feb
09

Mafia & CO.

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La vergogna di Stato

Manuela Loi è una ragazza dai capelli folti e gli occhi sorridenti. Contenta di essere in polizia, anche se ha dovuto passare da un’isola all’altra: dalla sua Sardegna alla Sicilia. Ha un fidanzato che sta per sposare e fra tre mesi compirà 25 anni, ma al momento è il lavoro che la impegna al 100%. E’ domenica pomeriggio e fa caldo, siamo in luglio e a Palermo c’è molto sole. Sestu, il suo paese vicino Cagliari, è lontano anni luce. Oggi non ha impegni, ma è a disposizione: significa che possono chiamarla in servizio. Sale sull’auto blindata, ancora non sa che sta per diventare tristemente famosa in tutta Italia, che le verranno dedicate scuole in tutta la Sardegna, ma soprattutto che quello è il suo ultimo giorno di sole, il suo ultimo giorno. Da cinque giorni fa parte della scorta di Paolo Borsellino (è la prima donna affidata ad una scorta ad alto rischio) e ora sta accompagnando il giudice a casa della vecchia mamma. E’ il 19 luglio 1992, quella è via d’Amelio. Le due auto blindate che arrivano dalla villa di un amico di Borsellino, parlamentare dell’Msi, si fermano sotto i palazzi nella strada che il giudice aveva invano chiesto al Comune venisse interdetta al parcheggio. Scendono i primi agenti in copertura, poi il giudice scortato da un altro poliziotto e da Manuela. Impugnano i mitra, ma appena Borsellino suona il campanello del citofono, una 126 parcheggiata lì davanti esplode con il suo carico di 96 kg di tritolo. Col giudice e Manuela Loi muoiono sul colpo Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Claudio Triana, Vincenzo Limuli. L’asfalto si solleva per 200 metri e i condomini sono sventrati fino al quinto piano.

A distanza di qualche giorno i resti della giovane donna, la prima poliziotta italiana morta in servizio, recuperati a brandelli perfino sulle pareti del condominio, vengono ricomposti in una bara e mandati a casa a Cagliari. Ma a questo punto avviene l’incredibile, che Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, ricorda con rabbia e indignazione nei suoi interventi pubblici: i familiari ricevono anche la fattura delle spese di trasporto. La vergogna di Stato.

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Intreccio di tabulari e “cantanti”

Pochi giorni prima, cioè subito dopo l’assassinio di Giovanni Falcone, in un intervento pubblico a Palermo, Borsellino aveva detto testualmente: La Corte di Cassazione continua ad affermare, di fatto, che la mafia non esiste. Continua a far morire Giovanni Falcone

Tra gli investigatori chiamati sul posto, Gioacchino Genchi, esperto analizzatore di flussi telefonici e telematici balzato in questi mesi agli onori delle cronache, in seguito dichiarò che l’unico luogo plausibile da dove avrebbe potuto essere premuto il telecomando di innesco dell’esplosione (vedendo direttamente il luogo dell’attentato senza esserne investiti dall’onda d’urto), era il castello liberty di Utveggio, sede di un centro del Sisde (servizio segreto civile), in seguito smantellato in una sola notte), sul monte Pellegrino che domina la città. E poi Genchi tirò in ballo uno specifico agente segreto, già coordinatore dei centri Sisde in Sardegna e Sicilia: Bruno Contrada, arrestato 5 mesi dopo la strage di via d’Amelio per concorso esterno in associazione mafiosa (condanna a 10 anni confermata in Cassazione nel 2007) e nel 2008 già agli arresti domiciliari per motivi di salute). Lo accusavano 4 pentiti di calibro: Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo, Salvatore Cancemi e Giuseppe Marchese. Ma quello che dice Genchi è un dato tecnologico: qualcuno avvisò Contrada dell’attentato di via d’Amelio solo 80 secondi dopo lo scoppio. Che tempestività i servizi! I familiari lo seppero due ore più tardi. Ma come? Non si stava parlando di mafia? Vuoi vedere che i servizi segreti italiani non “hanno seguito molto da vicino” solo il terrorismo! E poi c’è la questione del capitano dei carabinieri Arcangiòli (oggi colonnello), fotografato e filmato pochi minuti dopo la strage, mentre porta in salvo la borsa in pelle di Borsellino. La porta al giudice Ayala, poi dirà in questura, ma di fatto più tardi la rimise nell’auto blindata del giudice dove l’aveva presa. E perché mai? Una volta acquisita… E perché mai senza stendere un verbale… Di fatto la borsa non conteneva più l’agenda rossa da cui Borsellino non si separava mai. Oggi il colonnello suggerisce ai magistrati di cercare altri agenti segreti che si aggiravano tra le auto carbonizzate. Qui sotto ospito con piacere l’intervento che mi ha concesso Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato, che da 17 anni si batte per ottenere la verità. Con la determinata illusione che solo i parenti delle vittime, nel nostro Belpaese, possono nutrire.

Qualche notizia sui curiosi abitatori del castello di Utveggio: http://koze_kozim.go.ilcannocchiale.it/post/1598001.html

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La morte della giustizia

Mi è arrivata una notizia alla quale la mia mente si rifiuta di credere. Sono ormai abituato nei 17 anni che sono passati dall’assassinio di Paolo Borsellino a continuare a vederlo ripetutamente massacrato da tutte le volte che è stata negata la giustizia per quella strage. Da tutte le volte che delle indagini sono state bloccate, che dei processi sono stati archiviati nel momento in cui arrivavano ad essere indagati i veri autori di quella strage, i veri assassini di Paolo e dei ragazzi della sua scorta. I veri assassini: quelli che hanno procurato l’esplosivo di tipo militare necessario per l’attentato, quelli che dal castello Utveggio hanno premuto il pulsante del telecomando che ha provocato l’esplosione, quelli che in una barca al largo del golfo di Palermo attendevano la comunicazione dell’esito dell’attentato, quelli che si sono precipitati sul luogo dove le macchine continuavano a bruciare, calpestando i pezzi di quei cadaveri e camminando nelle pozzanghere formate dal sangue di quei ragazzi per poter prelevare l’agenda rossa di Paolo e insieme ad essa le prove della scellerata trattativa tra mafia e Stato. Quella trattativa per portare avanti la quale Paolo doveva essere eliminato, ed eliminato in fretta.

Credevo di essere ormai abituato a tutto, di riuscire a resistere a qualsiasi disillusione, a qualsiasi venir meno della speranza di ottenere Giustizia, ma questa volta il colpo è troppo forte, questa volta non so se riuscirò a reggerlo. Il ricorso presentato in Cassazione dalla Procura di Caltanissetta, retta da Sergio Lari, a fronte della sentenza di assoluzione emanata dal GUP nei confronti del capitano Arcangioli era inoppugnabile. Quella sentenza grida vendetta sia per quanto riguarda la forma giuridica che la sostanza. Basta guardare, nelle fotografie e nei video, il cap. Arcangioli. Si vede un uomo che si allontana dalla macchina con il suo bottino tra le mani per consegnarlo a chi gli ha ordinato di sottrarre quella preziosa testimonianza autografa dello stesso Paolo sui motivi del suo assassinio. Basta questo per capire che non possono essere in alcun modo accettare le motivazioni addotte dallo stesso Arcangioli per giustificare le innumerevoli e discordanti versioni date, per giustificare le sue presunte amnesie sulle persone alle quali quella borsa era stata consegnata. Per riapparire poi, due ore dopo la sua scomparsa, sul sedile posteriore della macchina blindata di Paolo ma vuota del suo prezioso contenuto. Quell’uomo che si allontana dalla macchina a passo spedito, guardandosi intorno con espressione sicura per verificare se qualcuno lo sta osservando non è un uomo sconvolto, è un uomo sicuro di sé e a cui non importa se è fatto di sangue e di pezzi di carne il terreno su cui cammina. E’ un uomo che sta compiendo un’azione di guerra e deve portarla a termine. E se così non fosse, se il cap. Arcangioli fosse innocente e non fosse lui ad avere sottratto quell’agenda, gli dovrebbe allora essere data la possibilità di difendersi in un pubblico dibattimento, di difendersi davanti all’opinione pubblica da un’accusa così infamante: con la stessa visibilità che è stata data ai processi dei coniugi di Erba, di Meredith, della Franzoni o alla pretesa agonia mediatica di un povero corpo morto ormai da 17 anni come quello di Eluana. Ma la Giustizia in Italia è ormai marcia. Sono stati eliminati senza bisogno di tritolo quei giudici che hanno osato avvicinarsi ai fili scoperti della corruzione del sistema di potere. Sono stati intimoriti gli altri magistrati con gli esempi di provvedimenti disciplinari inauditi e di espulsioni dalla Magistratura. Provvedimenti ed espulsioni decretati per giudici che cercavano soltanto di ottemperare al giuramento prestato allo Stato al momento di intraprendere il loro servizio allo Stato. Quello Stato in cui avevano creduto e per servire il quale Paolo è stato ucciso. Si è ormai arrivati alla fase finale. Per legge si proclama che il nero è bianco e che la realtà non è quella che vediamo. E’ quella che DOBBIAMO vedere.

Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino


18
Feb
09

Benigni a Sanremo

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L’omosessualità secondo Benigni

conquista Sanremo

Un grandissimo Roberto Benigni per 30 minuti ha imposto l’attenzione alla platea di Sanremo nella prima serata del festival. Andando a braccio, come sempre, sulla più stretta attualità politica e sempre con la promessa di non cadere nella banalità di parlare di Berlusconi: dalle dimissioni di Veltroni al lodo Alfano, da Mastella “Un generoso che ha permesso a tutti i successori alla Giustizia di fare per forza meglio di lui” alla riforma della giustizia che darà la sicurezza della pena: “Ma è la sicurezza della cena che vogliono gli italiani!”. Poi la proposta: “Silvio, ti propongo di fare come Mina che è diventata un mito… sparita dalle scene, non si fa più vedere da anni e per questo è diventata un mito. Tu potresti sparire, ma non in Svizzera, più lontano su un’isola magari in Nuova Zelanda assieme ad Apicella; ogni tanto scrivete una canzone e ce la mandate… Così poi ti cercano su Chi l’ha visto: un metro e 70 (uno e 50 secondo la Questura) belloccio… almeno ti ricordo così se nel frattempo non hai cambiato la Costituzione… Silvio tu devi veramente sparire!”. Ma è negli ultimi dieci minuti che Benigni ha tirato fuori la sua vena di grande umanità, quella che sa toccare il cuore e il cervello di tutti. Ha parlato di omosessuali. “Non è un peccato. Il vero peccato è la stupidità. Gli omosessuali ci hanno dato dei doni enormi. Gli omosessuali sono stati incarcerati, torturati, uccisi nei lager perché amavano una persona: lasciamo stare di che sesso, quella è una faccenda loro. Amavano- una- persona. Che penseremmo noi eterosessuali se quando ci innamoriamo perdutamente venissimo presi incarcerati torturati e mandati a morte per questo?”. E ha chiuso recitando l’ultima lettera che a fine Ottocento Oscar Wilde scrisse da un carcere inglese dov’era rinchiuso per aver amato una persona del suo stesso sesso, al suo giovane amore. Lettera che si chiudeva con l’invito a fuggire in Italia: “… Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, mi giunge attraverso le sbarre della prigione e mi conforta… Il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Il nostro amore è sempre stato nobile e bello e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia è perché la natura di quell’amore non è stata compresa”. Molti del pubblico si sono alzati in piedi, e alla ripresa dopo la pubblicità, Paolo Bonolis ha sottolineato che persone come Benigni, visibilmente commosso a fine monologo, lo fanno sentire fiero di essere italiano.




Biografia

LAVORO Giornalista pubblicista, collaboro con quotidiani e riviste nazionali- Uffici stampa- Testi per aziende, documentari, web, biografie, pubblicità- Speaker HOBBY Scrivere e fotografare

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