26
gen
12

Il giorno della memoria

Dachau BARACCA 8 NUMERO 123343

Un ragazzo nei forni crematori

Abbiamo realizzato un docu-film per le scuole che possono richiederlo gratuitamente al sito http://www.marcatrevigiana.it/dachau/. Enrico Vanzini, oggi 89 anni, racconta i suoi 7 mesi vissuti nel lager di Dachau, fino alla liberazione da parte degli americani. Aveva 21 anni. Entrò che pesava 86 kg, uscì che non si reggeva in piedi: ne pesava solo 30. Con quei 50 chili perse anche la sua giovinezza perché vide cose che non avrebbe mai dovuto vedere e provò sensazioni terribili che non l’hanno più abbandonato. La sua testimonianza fa luce su tanti aspetti bui. Come tutti patì la fame; come tutti venne bastonato; come alcuni fu costretto a staccare i morti carbonizzati dal filo spinato dove passava la corrente da 1000 Volt; come pochi entrò nel bunker dove i medici nazisti facevano esperimenti umani; come pochi fu chiamato a caricare di cadaveri i forni crematori; e come nessuno, forse, fu costretto a metterci anche un ferito ancora vivo.

E a chi afferma che a Dachau la camera a gas non entrò mai in funzione, risponde: Hanno mandato me, una notte, a portare quei morti nella stanza attigua dove c’erano i forni: erano poveri ebrei appena arrivati, non avevano nessuna colpa, gli avevano fatto credere che quelle erano docce e invece… Ho fatto fatica a staccare gli uni dagli altri perché quando hanno sentito il gas si sono abbracciati

Nella mente, incisi con la lama, ci sono i  ricordi del genovese falciato da una raffica di mitra per aver raccolto due patate; c’è il compagno di branda che gli dormì tutta la notte abbracciato e morto; e c’è la vecchina tedesca che pagò con la vita un gesto di umanità, quando gli diede un pezzo di pane. Quel pezzo di pane Enrico non osò mai mangiarlo e lo portò a casa a sua mamma. Come una reliquia.

Questo lavoro è stato possibile grazie all’idea dell’Associazione culturale Marca Trevigiana, a Francesca Ambroso e Manuel Pegoraro, al contributo della banca FriulAdria, alle riprese video e al montaggio di Mauro Tacchinardi, alla produzione della Concept Video&Communication di Maser (Tv), alle traduzioni di  Giulia Ortis, all’aiuto per le riprese a Dachau di Maddalena Brumat, al KZ-Gedenkstatte di Dachau, alla Provincia di Treviso e a quanti hanno dato il loro sostegno morale a questa iniziativa. Un grazie speciale, ovviamente, a Enrico Vanzini che si prodiga con i giovani per far sapere. Perché è conoscendo il pericolo che lo si può evitare in futuro. (foto di Manuel Pegoraro).

20
gen
12

Costa Concordia nuovo video

Costa Concordia nuovo video

Un nuovo video girato sulla Costa Concordia poco prima dell’inclinazione della nave successivamente allo squarcio della fiancata sinistra contro uno sperone di roccia. Nelle immagini una esponente dell’equipaggio originaria dell’America Latina, chiede ai passeggeri presenti sul ponte con i salvagente indossati, di tornare nelle proprie cabine o nelle sale. La donna è in abiti civili priva di salvagente, ma i salvagente lo indossano tutti gli altri membri dell’equipaggio attorno a lei. Il guasto elettrico sta per essere riparato, non c’è da preoccuparsi dice. Sono passati 40 minuti dallo speronamento.

19
gen
12

L’eroe della Concordia

Omaggio all’eroe della Costa Concordia

Giuseppe Girolamo

La tragedia della Costa Concordia sta evidenziando, giorno dopo giorno, alcuni atti eroici compiuti a bordo. Giuseppe Girolamo, uno dei dispersi, è un ragazzo pugliese di Alberobello, 30 anni. Come raccontano alcuni testimoni, quella notte del 13 gennaio stava per salire sulla scialuppa di salvataggio numero 1, pronta per essere calata in acqua. Non era un turista, su quella nave ci lavorava dal 4 dicembre come batterista della band rock Dee Dee Smith che si esibiva sul ponte 4 (quello dove si trovavano le scialuppe): era al suo primo ingaggio sulla Costa Concordia e quando ci fu lo speronamento della roccia aveva da 15 minuti finito di suonare col suo gruppo, e con i colleghi si trovava sul ponte 3. Racconta Antonello Tonna, pianista catanese di 61 anni: Quando c’è stato il boato eravamo sopra il ristorante di poppa e subito abbiamo visto tanta gente fuggire dalla sala…. Ci siamo seduti al bar spaventati e solo dopo un quarto d’ora è andata via la luce e si è sentito l’avviso di mantenere la calma, che stavano riparando il guasto elettrico. Intanto però la nave si cominciava ad inclinare. Siamo andati sul ponte 3 aspettando che calassero le scialuppe. Lì hanno fatto l’appello e con me c’era anche Giuseppe Girolamo. Abbiamo atteso 50 minuti, poi un addetto è venuto a dirci di andare dall’altra parte della nave, quella inclinata. Ci siamo arrivati tenendoci tutti per mano per non scivolare e siamo arrivati a 3 metri d’altezza dall’acqua. Chiamavamo le scialuppe in mare, ma non potevano avvicinarsi. A quel punto il pianista si è gettato in mare raggiungendo a nuoto dopo un centinaio di metri gli scogli dove ha trovato il direttore di crociera in lacrime e l’infermiera di bordo con altri. Era l’una di notte.

Le testimonianze dicono che davanti a una scialuppa Giuseppe Girolamo, visto un bambino che voleva salire a bordo, gli ha ceduto il suo posto rimanendo quindi sulla nave. Da quel momento se ne sono perse le tracce, anche se qualcuno ha detto di averlo poi visto sul ponte 4 con addosso il salvagente.

Nei video seguenti, girati anni fa, lo si vede imbracciare una chitarra e suonare come bassista nel gruppo Percorsi alternativi di Putignano (Ba) da lui fondato nel 2006 assieme a Giacinto Decataldo (voce e chitarra) e a Vincenzo (chitarra solista). Negli ambienti musicali pugliesi, per via dei capelli ricci e folti Giuseppe è soprannominato Satomi come il personaggio del cartone animato Kiss me Licia.

E poi…

I genitori e la fidanzata che lo cercano, hanno tappezzato l’isola del Giglio di foto e volantini chiedendo che chi lo incontrasse telefoni a loro al 3476063915 o alla Guardia Costiera al 1530. Sperano possa essere arrivato a riva da qualche parte, ma qualcuno dice che Giuseppe non sapeva nuotare.

Intanto aumentano le parole di solidarietà nei suoi confronti. Il 18 gennaio su twitter Gigi D’Alessio scrive: Giuseppe Girolamo musicista 30 anni, non sapeva nuotare, era salvo, ha lasciato il suo posto a un bimbo. Dio non può prendersi persone così. E sulla pagina di Facebook a lui dedicata in questi giorni (Giuseppe Girolamo, il batterista che lasciò il posto a un bambino) in molti, dall’Europa all’America, chiamandolo eroe, lasciano pensieri commoventi… E’ la voglia di testimoniare che l’anima del mondo c’è ancora, come Giuseppe col suo gesto ha fatto capire.

Francy Trip: Sei una persona con il cuore d’oro. Ovunque tu sia ora, hai salvato la vita di un bambino, torna tra noi.  Maria Zurzolo: Mi auguro tanto che sia vivo sei un vero eroe. Alessandro Carmazzi: Un ragazzo e un esempio che ti rimettono in pace con l’Umanità. Barbara Laudisa: Non ho una grandissima fede, ma quel briciolo che ho la uso per pregare che tu torni al più presto tra la gente che ti vuole bene. Da eroe quale sei!! Sono orgogliosa di essere pugliese se ci sono persone come te!!! Luciana Ligas: Io sento che sei vivo, lo sento e spero con tutto il cuore. Letizia Bufalini: Sei l’emblema di un’Italia che tutti noi vorremmo! Che Dio ti aiuti e ti faccia tornare tra i tuoi cari!!!! Prego per te. Giuseppina Mannillo: Giuseppe, ho un figlio come te, musicista. tvb, una mamma. Carlos Martinengo (Argentina, in spagnolo): Racconta una storia che un famoso pittore espose le sue opere. Quadri che rappresentavano porte e cuori. Sì, porte bellissime e cuori. Colori magnifici e trame bellissime. Un visitatore gli commentò: “Maestro le sue porte non hanno serrature…” E l’artista rispose: “Il cuore non ha serrature”. E quando quello gli chiese di chiarire, l’artista disse: “Il cuore si apre da dentro”. Così sei stato Giuseppe. Hai aperto il tuo cuore all’indifeso. Elmo Emilio D’Ascanio: Il comandante doveva essere lui. Paolo Grasso: Persone come te rendono questo mondo un posto migliore dove vivere. Torna presto! Lucia Ventaloro: Il vero capitano sei stato tu!!! Ago Alderete (Argentina, in spagnolo): Spero che ti trovino in vita!!! Lo meriti. Buona fortuna! Cristina Ciorba: Hai fatto un gesto bellissimo… e ovunque sei… rimarrai nei nostri cuori. Belen Gomez (Argentina, in spagnolo): Dio è con te aiutandoti sempre. Poche persone di questo mondo mettono a rischio la loro vita per uno sconosciuto! Valerio Lo Coco: Spero tu possa tornare a casa, ti aspettiamo, tutti gli italiani vorrebbero abbracciarti. Mario Rodriguez (in spagnolo): Giuseppe c’è pochissima gente come te, se in tutto il mondo ce ne fosse anche solo il 10% il mondo sarebbe perfetto.  Naatii LK Lujan (Stati Uniti, in spagnolo): Sei un eroe, una persona come te non si trova in nessun posto e sei un buon esempio per tutti. Spero che ti trovino.  Renée Edy Singh (Argentina, in spagnolo): Enorme, gigante, UN UOMO!!! Dio ti benedica!!! Laura Rotela (in spagnolo): Sei un esempio delle persone che non esistono. Dio ricompenserà tanta grandezza!!! Therese Abdul Hay (Canada, in francese): Buona fortuna nella tua vita! Daniela D’Alessandro: Spero che la tua batteria possa scandire ancora i battiti del tuo cuore!!! Spero ti trovino presto! Ulysses Borgia (in inglese): Sei la coscienza pura, la vera anima del guerriero. Ciao grande. Marta Gonzales (Argentina, in spagnolo): Come essere umano, per i commenti qui in Argentina, dev’essere orgoglioso di lei. L’Arzdoura Peppelisi: …Quello che hai fatto ci onora di essere tuoi compaesani, ci onora di averti conosciuto, ci onora di aver lavorato con te. Luisa Ottomano: Non ho mai sperato come sto sperando in questo momento, di sentire al telegiornale il tuo nome e il nome di quella bimba ke siete sani e salvi. Lo spero con il cuore x voi e x le vostre famiglie. Ti siamo tutti vicini e preghiamo x voi. Ciao Giuseppe. Marcella Maragna Guerra: Hai suonato la canzone più bella, la vita di un bambino, Grande cuore. Marianna Gagliardi: Ritorna presto Giuseppe, questo mondo ha bisogno di persone come te!! Antonio Macrì: Il tuo gesto è un assolo, che vale più di mille esistenze messe insieme! Adele Vicidomini: Torna! Ezequiel Roman Gil (Argentina, in spagnolo): Caro collega, dall’Argentina faccio arrivare la mia speranza perché tu possa riunirti presto alla tua famiglia. Prego per te, fratello batterista.

18
gen
12

Testimonianze dei naufraghi

Costa Concordia. L’altruismo

di passeggeri ed equipaggio

e la grande sensibilità degli isolani

Testionianze dei sopravvissuti alla sciagura della Costa Concordia. Una signora di Gela (Caltanissetta) Liana Incorvaia: I camerieri… come marinai. Hanno dato la vita per noi.

Il racconto del pianista-cantante di bordo Alex Polimeni di Villa San Giovanni (Reggio Calabria) e del commissario di bordo Benedetto Minuto (della stessa località). Quest’ultimo, dopo essersi buttato in acqua e messo in salvo sugli scogli si è ributtato assieme a un filippino per salvare due passeggere tedesche finite in mare

Svenimenti di passeggere e tranquillizzazioni da parte del personale. Il racconto di una passeggera rimasta ferita.

Il botto, il rumore, la luce che si spegne. Una famiglia di San Damiano (Asti) racconta. Il ristorante dove tutto cadeva, l’inclinazione della nave, la drammatica messa in salvo di un disabile, la grande solidarietà trovata all’isola del Giglio, nel racconto di Mariangela e Valentino, giovane coppia di Avezzano

Il figlio di un anno lanciato tra le mani di un maresciallo in pensione che ha salvato centinaia di persone, l’aiuto di un ragazzo, sono alcune fasi drammatiche descritte da Francesca ed Enrico, passeggeri di Anacapri (Napoli).

Venuti alle mani perchè un filippino dell’equipaggio impediva a un gruppo con bambini di salire sulla scialuppa pilotata da un cuoco, nel ricordo di due ragazze di Anacapri (Napoli)

Urla, panico, i cuochi che piangevano, un ragazzo palermitano le ha aiutate a scendere, un cameriere le ha fermate dopo la caduta nel vuoto dentro la nave. La testimonianza di Barbara Antelmi e Teresa D’Aiello di Pescara

Calati sulla scialuppa come bestie, la gente si buttava a mare, il buio. Un passeggero di lingua spagnola racconta di aver nuotato per 15 minuti nel buio, il trauma del barista filippino. Quella nave era un sogno. Morgan ed Eleonora Sperandio di Alghero (Sassari) rivivono quei drammatici momenti: i 4 piani fatti di corsa, gli ascensori che sversavano acqua, le urla e l’equipaggio che rideva alle rassicurazioni del comandante, la grande solidarietà degli isolani, la figlia che non riesce più a guardare la tv.

Tra le testimonianze sentite in tv, quella di Roberto e Ilaria Biancosino di Francavilla (Chieti) che cercano una passeggera inglese della cabina 2460 per ringraziarla ancora: durante le concitate fasi per salire sulla scialuppa, la signora inglese si è tolta il pullover per darlo al più grande dei loro due figli, Andrea, che stava morendo dal freddo. Intanto il numero dei dispersi è stato portato a 26: 12 passeggeri tedeschi, 5 passeggeri italiani, 4 passeggeri francesi, 2 passeggeri americani; e tre membri dell’equipaggio: un italiano, un indiano, una peruviana.

Manca purtroppo la testimonianza di Giuseppe Girolamo, 30 anni di Alberobello, batterista sulla Costa Concordia. Se non mancasse all’appello da quella tragica notte del 13 gennaio, forse racconterebbe di quella madre col bambino salite a bordo per ultime sulla sua scialuppa. Altri hanno raccontato di averlo visto prima seduto sull’imbarcazione e poi alzarsi per cedere il posto a mamma e figlio appena arrivati. Giuseppe è così ritornato sulla nave e da allora se ne sono perse le tracce. Un altro eroe.

17
gen
12

la drammatica telefonata

Al telefono il comandante della Costa Concordia

e la Capitaneria di porto

Audio della telefonata tra il comandante della Capitaneria di porto di Livorno, capitano Gregorio De Falco (46 anni, napoletano, laureato in Legge) e il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino (52 anni di Meta di Sorrento) ora accusato di omicidio colposo plurimo, disastro e abbandono di nave.  Alle 01,46 di sabato 14 gennaio, De Falco chiama Schettino che si trova (a suo dire) su una scialuppa di salvataggio sotto la nave incagliata davanti all’isola del Giglio e gli intima di risalire a bordo.  Intanto il relitto inclinato di 90 gradi, è sorvolato da 6 elicotteri e circondato da 12 motovedette e alcuni rimorchiatori e avvicinato da 5 navi. E’ la terza di tre telefonate partite tutte da Livorno (la prima alle 22,10, la seconda alle 0,32, la terza alle 0,42). Nella prima la Capitaneria di porto si sente rispondere da un ufficiale che è in corso un semplice black out. Da terra si insiste che sono giunte segnalazioni da bordo di oggetti caduti in sala ristorante e di passeggeri che indopssano i giubbotti di salvataggio, ma l’ufficiale minimizza. Il primissimo allarme dalla nave in avaria era stato lanciato da una passeggera che col cellulare aveva avvisato sua figlia a Prato dicendo che il personale di bordo stava facendo indossare a tutti i salvagente e che si trovava nel ristorante dove erano caduti oggetti dal soffitto. La donna, spaventata, aveva avvisato i carabinieri (parlando di una generica nave della Costa) e i carabinieri avevano avvertito Alessandro Tosi sottocapo della Capitaneria di porto di Livorno. Alle 0.32 seconda telefonata della Capitaneria, questa volta al cellulare del comandante che secondo alcuni testimoni si era già messo in salvo sulla scogliera. Alla domanda su quante persone si trovavano ancora a bordo, Schettino risponde 2-300. Poi dice: Ora torno sul ponte, ero andato a poppa per capire cosa stava succedendo – Rimarrà solo lei?- gli chiedono da terra – Credo di rimanere solo io – risponde lui mentendo. Dalla Capitaneria: Ha già lasciato la nave?Assolutamente no – risponde il comandante.
Alle 0.42 la terza telefonata al comandante, in cui Francesco Schettino, mentre la sua nave è inclinata e imbarca acqua e i passeggeri cercano di mettersi in salvo, chiede incredibilmente (o forse automaticamente) al suo interlocutore Come va? Da Livorno gli domandano quante persone devono ancora essere evacuate. Schettino risponde: Ho chiamato la società e mi dicono che ci sono un centinaio di persone. Io sto coordinando assicura. Pochi istanti dopo ammette: Non possiamo salire più a bordo perché stava appoppando. Abbiamo abbandonato la nave. L’ufficiale della Guardia Costiera sorpreso, allora chiede: Comandante, ha abbandonato la nave? Il comandante fa marcia indietro: No, no, macché abbandonato la nave. Di fatto l’ordine di abbandonare la nave, alle oltre 4.000 persone che si trovano a bordo, non è stato dato dal comandante Schettino ma dai suoi ufficiali che praticamente si sono ammutinati per salvare i passeggeri. Questo l’audio della prima telefonata. Ecco l’audio della seconda telefonata. Ma è in questa terza telefonata che il capitano De Falco intima a Schettino di obbedire ai suoi ordini e gli dice che se si è salvato dal mare potrebbe passare guai molto seri. Ecco quei drammatici momenti.   Intanto il numero delle vittime recuperate è salito a 11, con 22 dispersi. Il comandante della nave, alle 5 del mattino del 14 gennaio, ha telefonato a sua madre per dirle che era successa una tragedia e che aveva cercato di salvare i passeggeri. Oggi il magistrato che si occupa del caso, nonostante nei giorni scorsi il comandante fosse guardato a vista in carcere per paura di un suicidio, gli ha concesso gli arresti domiciliari. Nella foto piccola il comandante della Capitaneria di porto di Livorno Gregorio De Falco.

Nel seguente video le immagini dei Vigili dei fuoco che scalano la Costa Concordia e che vi entrano. In questo video gli incursori della Marina militare fanno esplodere una di 5 micro cariche per aprire una breccia.

Nell’ultimo video le immagini girate da un passeggero cileno mostrano la situazione nella nave tra i primi avvisi tranquillizzanti, l’ingresso impetuoso delle acque e la discesa a sbalzi di una scialuppa di salvataggio.

16
gen
12

Naufragio Costa, i video

Naufragio Costa Concordia

I primi video amatoriali e degli elicotteri

La sciagura del transatlantico Costa Concordia (notte del 13 gennaio 2012) continua, ovviamente, a destare l’attenzione della comunità mondiale circa le cause che hanno provocato lo speronamento di uno scoglio in acque molto vicine all’isola del Giglio, dove la nave non avrebbe comunque dovuto trovarsi. E continuano ad arrivare in rete i video amatoriali girati dagli stessi passeggeri impauriti e dalle telecamere di sorveglianza della nave. Eccone alcuni. Tra l’altro ne circola uno (decisamente spettacolare oltre che drammatico) in cui si vedono tutti gli arredi di una sala sbattere da una parte all’altra: ma non si tratta della Costa Concordia. Foto di Angelo Carconi/Infophoto .

Il primo è relativo all’annuncio (in quel momento in portoghese) che la nave aveva un problema elettrico. Un passeggero cileno, allora, chiede a un membro dell’equipaggio perché indossi il salvagente se non c’è pericolo…

Il secondo video è stato girato dai passeggeri mentre si trovavano in una delle scialuppe di salvataggio che non riuscivano a scendere sulla fiancata della nave proprio a causa della sua inclinazione.

Il terzo è il video girato con gli infrarossi dall’elicottero della Guardia Costiera nella notte durante le prima operazioni di salvataggio. Si vedono la ciminiera fumante della Costa Concordia e decine di persone sulla fiancata sinistra squarciata della nave calarsi verso le imbarcazioni dei soccorritori. 

Il quarto video è la ripresa dell’elicottero della Guardia di Finanza, mentre sorvola la carcassa della nave durante i primi soccorsi. Le luci intermittenti che si vedono sono quelle presenti sui salvagenti di passeggeri e personale di bordo.

Il quinto video, americano, mostra l’abbandono della nave.

Il sesto video, inglese, è stato ripreso quando i passeggeri erano stati avvertiti del guasto elettrico; poi mostra le fasi dell’allontanamento.

Il settimo video, ripreso da passeggeri cileni, è il più drammatico.

L’ottavo video è stato ripreso da passeggeri tedeschi sulla nave mentre vien fatto il rassicurante annuncio in tedesco.

Il nono video è l’intervista al comandante della nave, Francesco Schettino, che spiega come sono andati i fatti. Qualche ora più tardi è stato arrestato. Nella mattinata odierna l’armatore ha parlato di errore umano e si è discostato dalle procedure adottate dal suo comandante.

Nel decimo video l’amministratore delegato di Costa Crociere Pier Luigi Foschi esprime il suo cordoglio, poi parlando delle prospettive future della compagnia di navigazione, si commuove.

L’undicesimo video è stato girato da un passeggero tedesco al momento delle tranquillizzazioni del personale di bordo.

Il dodicesimo video è sempre tedesco, le riprese sono sulla nave quando gli annunci sono in lingua tedesca.

Un ultimo video inglese girato all’interno, mentre l’acqua inonda la nave 

Sul sito di Costa Crociere appare il numero telefonico 84850.50.50 a cui rivolgersi per notizie sul naufragio. Una nota della prestigiosa società di navigazione esprime profondo dolore per le perdite umane e per il disastro e ricorda che tutti stanno lavorando per il recupero e che il comandante Francesco Schettino è primo pilota dal 2006 dopo essere entrato nella compagnia quattro anni prima. Intanto i morti sono diventati 6 e 29 i dispersi, tra cui 10 tedeschi, 10 italiani, 4 francesi, 2 americani e una peruviana. La nave oggi si è mossa provocando la fuga immediata di tutti i sub che continuano a cercare i dispersi. E dalla falla ha cominciato a fuoriuscire il carburante: è iniziato quindi anche il disastro ambientale. Da una delle prime telefonate intercorse tra il comandante della nave e la Capitaneria di porto emerge che Schettino avrebbe sottovalutato l’accaduto, al punto che da terra gli venne ordinato di sottostare da quel momento ai comandi che gli venivano impartiti dalla stessa Capitaneria e gli fu chiesto di non abbandonare la nave. Il comandante non sembrava a conoscenza dei fatti, nè della situazione dei soccorsi.

11
gen
12

Monti-Merkel

Stiamo dando il massimo

L’Europa deve riconoscerlo

Vogliamo una crescita non occasionale, ma basata su una struttura economica sana. Lo ha detto oggi il premier Mario Monti al termine dell’incontro bilaterale Italia-Germania a Berlino. Dopo il plauso al governo italiano che Nel giro di pochissimi giorni ha fatto cose straordinarie, la cancelliera tedesca ha precisato: Fino al 2014 ci sono soldi europei per incrementare la crescita e dobbiamo valutare come spenderli.  

Italia non si aspetta ricompense dall’Europa ma gli italiani, e io con loro, sperano che prima che le buone politiche economiche si trasformino in opportunità concrete, sui mercati finanziari si riducano i tassi di interesse, non più giustificati ora che i mercati hanno fatto sapere di aver apprezzato gli sforzi fatti da noi ha detto Monti.

L’Italia ha compiuto un passo molto importante- ha proseguito la Merkel- Gli Stati dell’eurozona sono uniti e ognuno deve fare la sua parte. Siamo tutti insieme e insieme saremo più ricchi e più forti. Non sarei qui se non ci fosse stata la riunificazione tedesca, ma restituire qualcosa all’Europa come qualcuno chiede, non mi pare appropriato, perché la riunificazione è stata un vantaggio per l’Europa intera. Vorrei un’Europa forte e competitiva. Nel 2000 si prevedeva che saremmo diventati il continente più competitivo del mondo, ma non è stato così. Il 7% degli abitanti del pianeta vive in Europa dove si produce il 20% del totale. Dobbiamo fare i migliori prodotti, ma non siamo tanto innovativi anche per colpa della popolazione che invecchia più che altrove. Dobbiamo essere un continente forte che attira investitori. Dobbiamo vedere chi in Europa fa meglio e orientarci verso quelle esperienze.

Monti: Mercato equità e crescita vanno avanti insieme. Sulle liberalizzazioni degli esercizi commerciali siamo ad esempio più avanti della Germania. Circa la tassa sulle transazioni finanziarie, lo stesso prof. Tobin di cui sono stato allievo, mi disse che tale tassa (la Tobin Tax) è come il mostro di Loch Ness che appare e scompare. Ebbene oggi può essere il momento di utilizzarla. Arrivando io al governo e dopo il dialogo con Germania e Francia, siamo disposti ad appoggiare tale iniziativa se sarà a livello comunitario.

Merkel: Il mio parere sulla Tobin Tax è che in caso di emergenza possiamo anche immaginarla. Ne abbiamo parlato, a livello dei 27 cercheremo di farlo, ma ancora non è scaturito un accordo.

Mario Monti aveva esordito dicendo di aver dettagliatamente comunicato alla sua ospite le misure fin qui adottate dal suo governo e di aspettarsi dall’Europa il riconoscimento dei grandi sforzi fatti dagli italiani e del loro senso di responsabilità. Quello degli italiani che hanno accettato le forti imposizioni di questi giorni è stato un atteggiamento di grande maturità- ha detto- tale da non far più considerare l’Italia come un elemento di possibile infezione dell’Europa, ma al contrario un esempio di partner affidabile accanto a Germania e Francia e altri nella conduzione dell’Unità Europea. Ora serve che venga meno la percezione del rischio Italia da parte dei mercati.

11
gen
12

Torture in Siria

Torture in Siria, l’appello di Avaaz

Avaaz- Il mondo in azione- è la comunità che su Internet agisce su temi sociali per sollecitare interventi a favore di chi ingiustamente soffre e per salvaguardare la democrazia. Proprio perché è formato da cittadini indipendenti e non da governi, è una formazione in grado di esercitare influenza dal basso, organizzando raccolte di firme che in alcuni casi presenta alle Nazioni Unite sollevando casi internazionali e chiedendo soluzioni. Il giornale tedesco Suddeutsche Zeitung la definisce Una comunità transnazionale che è più democratica e potrebbe essere più efficace delle Nazioni Unite. Una delle sue ultime segnalazioni riguarda le torture praticate in Siria. Eccola.

E’ difficile da raccontare, ma in queste ore alcuni membri di Avaaz sono torturati dal mostruoso regime siriano. Manhal (nome modificato per tutelarlo) ha raccontato che è stato rinchiuso in una prigione segreta dove gli hanno strappato via le unghie di mani e piedi e fatto più volte l’elettroshock. “Ho visto la morte in faccia, e loro mi hanno torturato quasi fino a uccidermi”, ci ha detto. Ma se agiremo ora potremo far sì che il sacrificio di Manhal sia la goccia che fa traboccare il vaso perché il mondo intero si schieri contro il regime di Assad.

Gli osservatori della Lega araba hanno fallito nel tentativo di fermare la repressione, ma la pressione su Assad si sta intensificando. Avaaz ha appena pubblicato un report terribile in cui svela atroci verità sui luoghi di detenzione in Siria, inclusa quella che riguarda Manhal. Se ora saremo in grado di costruire un appello globale di massa, potremo costringere governi chiave a confrontarsi con l’orrore di questo report e accelerare così la fine di Assad.

Firma la petizione ora e non appena raggiungeremo le 500.000 firme le consegneremo insieme al report di Avaaz alla Lega araba e al Consiglio di sicurezza dell’ONU, chiedendo che deferiscano Assad alla Corte penale internazionale per essere processato per crimini contro l’umanità:

http://www.avaaz.org/it/arrest_syrias_torturers/?vl

L’ONU ha già confermato che in Siria sono avvenuti crimini contro l’umanità. Ora il regime deve rispondere a un altro duro colpo: un report straziante compilato dai coraggiosi attivisti siriani di Avaaz che tracciano il legame fra quei crimini contro l’umanità e gli alti funzionari del regime di Assad che li hanno commessi. Nessun altro report prima d’ora era riuscito a tracciare in maniera così evidente questo rapporto: potrebbe essere la nostra opportunità per costringere finalmente il mondo intero ad agire.

Tutti noi abbiamo sperato che la missione di monitoraggio della Lega araba avrebbe potuto fermare le violenze, ma è stata compromessa e screditata. Nonostante avessero visto i cecchini di Assad con i loro occhi, gli osservatori avevano da poco prolungato il loro periodo di monitoraggio senza alcun appello urgente all’azione. Così paesi come la Russia, la Cina e l’India possono continuare a impedire alle Nazioni Unite di agire, mentre la patetica difesa messa in piedi dal regime ha tirato in ballo la lotta al terrorismo, e non al movimento pacifico pro-democrazia. Ma i report come quello pubblicato da Avaaz mettono a nudo le bugie di questo regime atroce. Ora dobbiamo solo far sì che il mondo intero possa vederne l’orrore.

Ora la fine di Assad potrebbe essere finalmente arrivata, se solo faremo crescere un’ondata di grida dell’opinione pubblica che non può passare sotto silenzio. Uniamoci perché il mondo intero chieda al Consiglio di sicurezza dell’ONU di deferire il sanguinario regime siriano alla Corte penale internazionale per essere processato per crimini contro l’umanità. Firma ora e fai il passaparola:

http://www.avaaz.org/it/arrest_syrias_torturers/?vl

10
gen
12

Siria, tutto come prima

Dopo quasi un anno di rivolta Bashar non si dimette

Il popolo mi segue

Dopo lunga assenza il presidente siriano Bashar Al Assad è tornato in tv il 10 gennaio 2012 ha detto chiaramente: Non mi dimetto, il popolo è con me. Finge di non conoscere immagini come quelle seguenti dei video girati tra la sua gente, le centinaia di migliaia di siriani che coraggiosamente da 10 mesi protestano in tutto il paese chiedendo a gran voce che lasci il potere; finge di non aver letto i resoconti sulle proteste popolari redatti quotidianamente dai comandanti della polizia e dei servizi speciali che continuano a reprimere con forza gli oppositori.

Bashar Al Assad  invece accusa i mercanti di guerra stranieri di voler destabilizzare la Siria, dice che non lascerà il suo popolo che lo segue e nega di aver mai dato ordine di aprire il fuoco sui manifestanti. Ne ha anche per la Lega Araba, accusata di aver diffuso in questi mesi nel mondo immagini false per screditarlo.

Il compenso, dopo aver rinviato a maggio le elezioni che dovevano tenersi a febbraio (ma il referendum per la nuova Costituzione ci sarà comunque in marzo), promette il pugno di ferro contro i terroristi.

Le stime dell’ONU smentiscono categoricamente le affermazioni presidenziali, parlando di almeno 5.000 vittime.

In compenso il dittatore di Damasco ammette che trattative sono in atto con le nuove forze politiche emerse da questo nuovo corso che dura ormai da 10 mesi e parla di una nuova Costituzione che garantirà ampie libertà. D’altro canto il presidente sembra convinto che la crisi in Siria sia stata foriera di importanti cambiamenti: In questi mesi il paese è cresciuto- dice- e sono tranquillo per il futuro.  

In risposta alla tranquillità del dittatore, la Lega Araba replica parlando di orchestrata campagna contro l’organizzazione stessa e contro la sua missione in Siria durante la quale diversi osservatori (forse 11) sono stati feriti. Sollecitando sicurezza per gli osservatori internazionali, la Lega Araba ribadisce la volontà di proseguire il suo compito di vigilanza. Nei video seguenti, il presidente siriano dice che il popolo è dalla sua parte, le reazioni popolari contro di lui e le immagini (quelle mostrabili) del trattamento riservato ad alcuni oppositori del regime. Curioso notare come alcuni dittatori di oggi non si presentino in mimetica urlando slogan, ma in giacca grigia e con l’espressione dimessa.

Nell’ultimo più drammatico video, una bambina di soli 4 mesi, la piccola Afef, rimasta uccisa dalle forze governative assieme a papà e mamma, mentre andavano a Palmira. Chi parla nel video commenta: Dove sono i diritti umani, dov’è la Lega Araba? Dov’è il mondo? “>http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=FSUsuFWJryw]

06
gen
12

Amazzonia 1- Chevron 0

Amazzonia 1 – Chevron 0

18 miliardi $ di multa

per 30 anni d’inquinamento

Indigeni 1 – multinazionale del petrolio 0. Ma la partita non è ancora finita. E’ un risultato che si ripete negli ultimi anni nel mondo, quasi a segnare la parvenza della fine della diffusa ingiustizia che vede sempre i più deboli soccombere di fronte alla prepotenza del denaro. Così, dopo la condanna della multinazionale anglo-olandese Shell a risarcire con 82 milioni di dollari la comunità nigeriana Ejama – Ebubu per un disastro ambientale che 40 anni fa rese incoltivabili 255.000 ettari di terreno, ora arriva la sentenza del tribunale dell’Ecuador che in appello ha condannato la compagnia petrolifera americana Chevron a pagare 18 miliardi di dollari per trent’anni di inquinamento della foresta amazzonica (tra il 1964 e il 1992) da parte della Texaco, ora acquisita dal colosso statunitense. Il 3 gennaio 2012 è stata confermata la sentenza di primo grado che chiedeva 9 milioni di $ raddoppiabili qualora la Chevron non avesse chiesto pubblicamente scusa alle popolazioni indigene danneggiate. La compagnia di San Ramon (California) non solo non intende scusarsi, ma ricorrerà ad un terzo grado di giudizio al tribunale internazionale dell’Aja. Intanto i metalli pesanti rilasciati nel terreno di parte del più grande polmone verde della Terra non sono stati ancora tolti.

Il Gruppo di Difesa dell’Amazzonia fa sapere di considerare questo importo troppo basso rispetto, ad esempio, ai 60 miliardi di dollari chiesti dagli Stati Uniti alla compagnia petrolifera inglese BP per l’inquinamento del Golfo del Messico nel 2010.

Nei 9 miliardi di dollari iniziali, i giudici ecuadoregni avevano così calcolato le modalità di risarcimento: 5,4 miliardi per bonificare i terreni inquinati, 600 milioni per valutare e trattare l’inquinamento delle acque sotterranee, 200 milioni per ripristinare il delicatissimo ecosistema, 150 milioni per realizzare un sistema di acqua potabile per gli indigeni che non possono più bere quella esistente. Oltre a questi importi per l’emergenza creata, ne sono stati fissati altri di supporto alle popolazioni locali: 1,4 miliardi per la sanità locale e 100 milioni per compensare le comunità indigene colpite, presso le quali si sono sviluppati fenomeni di cancro a seguito dell’inquinamento di 900 pozzi dopo che i liquami sono stati per decenni scaricati in torrenti e fiumi.

Nel video seguente è descritto il senso della sciagura che ha colpito la comunità amazzonica. E’ la lettera che 30.000 ecuadoregni hanno scritto ai cittadini degli Stati Uniti. Ecco il testo: Siamo madri di famiglia, siamo padri che lavorano duramente tutti i giorni, siamo nonni che conservano molti ricordi. Immaginiamo che voi siate uguali a noi, con cuori che palpitano, con occhi che apprezzano la bellezza del mondo che li circonda, con piedi che camminano nel nostro stesso pianeta. La nostra storia comincia 50 anni fa in un angolo della foresta amazzonica. Avevamo acqua limpida, alimenti sani, piante medicinali, vivevamo in armonia con la natura e con dignità. Finché arrivò la compagnia petrolifera Texaco. Non conoscevamo il petrolio, dicevano che era qualcosa di buono, che portava progresso. Ci ricordiamo delle condutture, dei liquami neri, dell’acqua tossica che buttavano nei nostri fiumi, del dolore che sentivano i nostri figli quando facevano il bagno; ci ricordiamo delle malattie, delle deformazioni, dei tumori, dei nostri morti. Noi non vi conosciamo, conosciamo solo la compagnia Texaco che oggi si chiama Chevron.
Siamo gente con coraggio e umiltà, lottiamo da molti anni per ottenere giustizia, ossia che la compagnia si faccia carico di tutti questi danni. E’ già stata condannata lo scorso anno, però la compagnia dice che non rispetterà mai la decisione del tribunale e che andrà avanti combattendo.

Noi vogliamo arrivare al vostro cuore perché conosciate la verità. La compagnia Chevron ci ha avvelenato e ha avvelenato anche l’immagine degli Stati Uniti e dei suoi cittadini. Per questo, a nome di migliaia di cittadini colpiti in Ecuador, scriviamo questa lettera a voi, perché possiate far qualcosa e subito, perché esigiate dalla Chevron di eliminare il veleno che ha lasciato nella nostra Amazzonia e perché pulisca anche l’immagine del suo paese e di voi stessi. Molte grazie.

03
gen
12

Iran-Usa

Iran- Usa vicini al conflitto?

Potremmo essere alle soglie di un nuovo grave conflitto internazionale. Gli Stati Uniti stanno pattugliando con alcune unità della Marina da guerra, le acque a largo del golfo di Hormuz, golfo attraversato già da una portaerei Usa mentre nel Golfo Persico gli iraniani stanno effettuando esercitazioni navali con lancio di razzi che potrebbero preludere quelli di prova a testata nucleare, se effettivamente la avessero già realizzata.

E si susseguono minacce e contro avvertimenti. Gli iraniani fanno sapere che se la portaerei dovesse ripassare da quelle parti verrebbe attaccata e gli americani rispondono che stanno effettuando programmati controlli di sicurezza per la navigazione internazionale.

Il passato, purtroppo, insegna che la storia è piena di pretesti per scatenare l’inferno: incidenti di frontiera, navi da guerra che si avvicinano troppo e vengono attaccate, e così via. Spesso incidenti provocati ad arte dall’una o dall’altra parte proprio per dare la giustificazione di un attacco. Ecco perché la situazione in questo inizio 2012 è più che delicata. Anche alla luce della smobilitazione Usa dall’Afghanistan che potrebbe far venire a Washington la voglia di dirottare dall’Asia le truppe nel quarto maggior produttore di petrolio al mondo: 1.540 milioni di barili all’anno (nel 2009) dietro a Russia, Arabia Saudita e Stati Uniti.

02
gen
12

Flash Mob a Telaviv

Augurio di buon 2o12

Flash mob in Israele a Tele Aviv del coro dell’Israel Philarmonic Orchestra nel 2010 con Rigoletto di Giuseppe Verdi al Food Market del Dizengoff Center. Direttore del coro Ronen Borshevsky, regia Shir Goldberg.

28
dic
11

Addio caro leader

Funerali spettacolari per il caro leader

Un funerale è sempre un momento triste. Ma quello di Kim Jong-il, dittatore della Corea del Nord, morto a 70 anni dopo 17 anni di guida del paese comunista, il 28 dicembre è apparso al mondo come leggermente sopra le righe. Anzi, decisamente teatrale e non solo per l’apparato scenico che ha messo in luce il mastodontico apparato tipico delle dittature d’altri tempi (con tanto di gigantografia e feretro sul tetto della limousine, truppe al passo dell’oca, mausoleo gigantesco per raccogliere le spoglie dell’eroe nazionale). Basta vedere come i commentatori della televisione di Stato hanno dato la notizia, passando per i delegati del partito, finendo con i fedelissimi probabilmente camuffati da comuni cittadini.

Scene di pianto, di disperazione degne di consumati attori teatrali o di prefiche ben pagate. O magari sono davvero il segno di un forte sentimentalismo asiatico a noi sconosciuto.

In ogni caso la televisione nordcoreana ha salutato così il suo leader, anzi il caro leader com’era chiamato il papà dell’attuale successore Kim Jong-un (età imprecisata), nipote del Presidente Eterno Kim II Sung che ha governato il paese dal 1948 al 1994. La data del compleanno del dittatore colpito da infarto prima di Natale resterà festa nazionale.

Forse ci stupiremmo meno considerando che nelle scuole si insegna che la figura del leader scomparso (e di suo figlio) è non solo mitica, ma divina. Si dice che Kim Jong-il avesse la capacità di far cambiare le condizioni meteorologiche: cosa che difficilmente riesce ad altri capi di Stato come Obama, Sarkozy, Merkel

Colpisce però soprattutto ciò che disse il direttore della Caritas Internazionale Duncan Mac Laren rientrando da una missione in Corea del Nord nel 2010: La politica nazionale è completamente indifferente alle sofferenze della nazione… I loro strumenti medici sono  degni di un museo del passato…La popolazione è disperata…

25
dic
11

Todo cambia

Todo cambia

(Canta Mercedes Sosa, cantante popolare argentina conosciuta come La Negra, scomparsa nel 2009. Musica e parole del cileno Julio Numhauser, scritta nel 1982 dopo i primi 9 anni di esilio dalla dittatura Pinochet)

21
dic
11

Corruzione e tasse

La corruzione la paghiamo noi

Come mai quando un Comune (o altro ente pubblico) progetta una data costruzione (edificio o infrastruttura che sia), ci si può scommettere la testa che se il costo di partenza è 100 quello finale sarà 140 o 160 o 180? Semplice. Perché qualcuno, strada facendo, ci fa la cresta? Se così fosse scatterebbero le penali. Più semplicemente c’è un accordo iniziale tra committente e incaricato, il quale per lavorare elargisce la famosa mazzetta. Quello della mazzetta è uno sport nazionale che piace a molti, anche perché assicura soldi facili e in genere chi in questo modo si accaparra il lavoro non ha alcun interesse a smascherare la truffa. Piace a tal punto che gli onesti che lo smascherano vengono additati come mosche bianche (dai cittadini) e come pericolose spie (dai corrotti e dal sistema) al punto che perdono il lavoro. Il paradosso è proprio questo: l’onesto viene espulso e tacciato di immoralità. Essendo un sistema decisamente mafioso, si può ragionevolmente dar ragione a quegli stranieri che, quando all’estero sanno che sei italiano, ridendo ti chiamano mafioso. E’ il favore fatto in cambio di un altro favore. Non ci sarebbe nulla di sbagliato se non fosse per due particolari: 1) così facendo l’azienda aiutata si assicura una commessa a scapito di altre più oneste, 2) i cittadini (cioè noi tutti) pagano molto più del dovuto per avere un determinato bene. E questo fa ancora più male in un momento di crisi generale in cui a tutti viene chiesto di stringere la cinghia.

Per dire basta a questa corruzione che non è mai venuta meno neanche dopo Tangentopoli (anzi pare che in seguito a quell’inchiesta il volume delle mazzette sia aumentato in ragione del maggior pericolo che corrono i disonesti) è nato un movimento di italiani che, in modo del tutto volontario, invitano a segnalare i comportamenti scorretti presenti nelle amministrazioni pubbliche. Le iniziative di questi illustri sconosciuti che invitano all’onestà, si trovano sul sito www.signorirossi.it ideato da Raphael Rossi, italo-francese che dal 2003 progetta per le città italiane sistemi di raccolta differenziata dei rifiuti. La sua storia passa attraverso un suo no ad una spesa inutile e molto costosa per la collettività. Quando nel 2006 era vice presidente dell’Amiat (Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino), Rossi si oppose all’acquisto di un pressoestrusore (macchinario che spreme i rifiuti organici separando la frazione umida da quella solida) da 2 milioni e 400.000 euro. Lo ritenne inutile, troppo costoso e scorretto da acquistare senza gara d’appalto. Due mesi più tardi i vertici aziendali tornarono all’attacco, ma questa volta il prezzo della macchina più i costi d’esercizio raddoppiarono: 4 milioni e 200.000 euro. Il suo parere di esperto fu di nuovo contrario e ciò bastò ad archiviare l’operazione. Poi cambiò il consiglio d’amministrazione e al giovane Raphael Rossi (28 anni) fu offerto il posto di vice presidente. Un giorno, raccontò poi ai giudici, fu avvicinato dall’ex presidente Amiat e invitato ad approvare quel famoso acquisto: in cambio ci sarebbe stato qualcosa per entrambe (50.000 euro a testa) e per il partito di riferimento (PD). Il vicepresidente finse di abboccare, ma  avvisò il magistrato della Procura di Torino che lo invitò a preparare la trappola. Era una questione di soldi pubblici, di immoralità, spiega. Così si fece mettere addosso una ricetrasmittente e andò al nuovo appuntamento con l’ex vicepresidente Amiat, che gli spiegò come funzionava: per un impianto da 500.000 € la mazzetta era di 50.000 che sarebbero potuti diventare a 125.000. Gli fu detto che la sua parte sarebbe stata pagata con fondi neri che l’azienda produttrice del macchinario aveva accantonato in Svizzera tramite operazioni estero su estero. Gli istigatori della corruzione rischiano la condanna a 4 anni, ma nel frattempo al signor Rossi, come premio per la sua onestà, è stato l’unico del consiglio d’amministrazione dell’Amiat a cui non hanno rinnovato l’incarico. Inoltre al processo dovrà anticipare le spese legali di tasca propria. Nonostante l’arresto dei quattro che gli proposero la tangente, l’azienda pubblica per cui lavorava rifiutò di costituirsi parte civile nei confronti dei corruttori. Lo farà, costretta dal Comune di Torino dopo che il caso è stato sollevato dalla trasmissione Report di Raitre.

Il movimento dei signorirossi nasce proprio con l’avvio del processo e dopo che 50.000 cittadini hanno aderito all’appello di Marco Travaglio che ha convinto il Comune del capoluogo piemontese ad anticipare le spese processuali e a costituirsi esso stesso parte civile. Tra le iniziative del movimento vi è l’assistenza tecnica, psicologica e legale per le vittime di questo tipo di malversazioni. Del team di consulenti fanno parte 9 avvocati di Milano, Torino, Napoli, Bologna e Viareggio; due esperti amministrativi e due psicologhe torinesi. E nella bacheca di SOS corruzione hanno cominciato ad arrivare le segnalazioni dei cittadini. C’è quella di Emilio che denuncia un dirigente pubblico che si è fatto casa con i mattoni delle case popolari; c’è Barbara che assieme ad altri 60 giovani architetti da 11 anni segnala che i tecnici statali impongono alle imprese edili l’acquisto di prodotti di un’unica marca; c’è Roberto che ha perso il posto di guardia giurata dopo aver denunciato i suoi colleghi che truffavano un’azienda.

18
dic
11

Aborto & stupro

L’arcivescovo e il “diritto allo stupro”

Quando un religioso ha poca dimestichezza con la parola di Cristo, può capitare che per difendere quello che ritiene un crimine ne suggerisca e giustifichi un altro in risposta al primo. La parabola di Gesù è quella della lapidazione (Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra!) e il religioso è l’arcivescovo di Granada. Esattamente due anni fa, il 20 dicembre 2009, monsignor Francisco Javier Martinez Fernàndez (oggi 64 anni) teneva questa omelia nella cattedrale della città spagnola. Era la sua risposta alla legge che depenalizzava l’aborto. Il suo intervento sta facendo ancora il giro del Web perché, al di là della difesa del feto insita nella stessa dottrina cattolica, ancora fanno discutere le parole eccessive usate al prelato, che ha paragonato a Hitler e Stalin i medici e gli infermieri abortisti. Con tutta la pacatezza che traspare nel video, il religioso ha anche parlato di Nuova terribile dittatura in cui ci troviamo, dove lo Stato ha il potere di decidere chi ha diritto a vivere e chi no

Ma al di là delle valutazioni personali sull’aborto che ciascuno ha, il passaggio che più colpisce e certamente indigna e sconcerta tutti, tanto più perché a pronunciarlo in chiesa è stato nientemeno che un arcivescovo, è quello (minuto 2.00 del filmato) in cui monsignor Fernàndez sostiene: Uccidere un bambino indifeso, e che lo faccia sua madre, dà ai maschi la licenza assoluta e senza limiti, di abusare del corpo della donna perché la tragedia se la porti lei, e la porti lei come fosse un diritto: il diritto di vivere tutta la vita questo rimorso per un crimine che sempre lascia traccia nella coscienza e per il quale né gli psicologi né gli psichiatri, né tutte le tecniche hanno rimedio. L’unica medicina che esiste è il perdono e noi cristiani lo conosciamo.

Chiamato a render conto di queste gravi affermazioni, anche l’arcivescovo spagnolo (come qualcuno di nostra conoscenza in Italia) si premurò di dire che le sue parole erano state fraintese, mal interpretate. Ma basta ascoltarle nel video registrato in chiesa (e non a sua insaputa come si evince dal fatto che egli si rivolga spesso alla telecamera) per capire che sono proprio queste. (la foto è tratta dalla campagna di Amnesty International contro la violenza alle donne)

14
dic
11

Amato pensionato

Pensionato il più Amato dagli italiani

Giuliano Amato, fu proprio lui da premier, a suggerire durante la crisi del 1992 che lo Stato prendesse il 6 per mille dei risparmi che gli italiani tenevano nei loro conti correnti: dalla sera alla mattina. La politica lo chiamò prelievo forzoso, i cittadini furto. Si era in una situazione di difficoltà (molto meno di oggi) e molti italiani hanno dimenticato l’episodio, anche perché non fu proprio un salasso: chi aveva 100 milioni si vide portar via 600.000 lire e chi aveva solo un milione, 60.000 lire. Oggi l’onorevole Amato, 73 anni, è di nuovo agli onori della cronaca per il fatto che, dopo quell’episodio, e dopo che negli stessi anni Novanta il suo governo promulgò una riforma delle pensioni tra le più dure della nostra storia che penalizzò molto i pensionati, è arrivato il momento della sua, di pensione. E, crisi o non crisi, non è propriamente una pensione leggera: 31.411 euro al mese, ovvero 1.047 euro al giorno. Uno scandalo di fronte a chi ha lavorato più duramente di lui per tutta la vita godendo certo di minori benefit, privilegi e conti correnti? Di fronte a chi lo accusa di aver predicato bene e razzolato male, l’ex ministro si schermisce: non è colpa mia, non posso farci nulla. Intervistato da La Stampa, Giuliano Amato ricorda che da presidente del Consiglio si era adoperato per bloccare l’adeguamento delle pensioni elevate, tra cui la sua; e ancor prima che lo facesse Monti, aveva rinunciato allo stipendio di premier e di ministro del Tesoro. Non sono bastate queste premure verso gli altri italiani ad evitargli le maxi pensioni di docente universitario, componente della Commissione antitrust, il vitalizio di parlamentare e quant’altro: dal 2009, dopo aver detto addio alla politica attiva, è presidente della Treccani e senior advisor della Deutsche Bank. Forse la ragione della mastodontica disparità tra il trattamento pensionistico di un Amato (31.311 euro mensili) e quello di un signor Rossi qualunque che come pensione minima prende 467,43 euro al mese (6 euro in più rispetto al 2010), sta nel fatto che nessuno vuol fissare dei tetti o dei vincoli rispetto al cumulo delle pensioni. Chissà, forse Amato e altri privilegiati come lui, si sentirà almeno di fare della sana beneficienza.

Giorgio Vittadini, docente a Milano Bicocca e presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, il 12 dicembre a Padova alla cena di solidarietà che ha raccolto 120.000 euro per 7 progetti in Kenya, Egitto, Etiopia, Haiti, Congo e Italia, organizzata dalla Fondazione Santa Lucia – emanazione di Comunione e Liberazione ha chiamato tutti a una nuova consapevolezza: L’idea che l’egoismo dei singoli porta al benessere è saltata. L’uomo è relazione e dono. Basta pensare che la carità fatta una volta mette la coscienza a posto, perché è la solidarietà a cambiare il mondo, anche la vita economica e sociale. Le società che nascono senz’anima non fanno molta strada, come vediamo oggi. Senza queste radici la finanza non va da nessuna parte. E noi dobbiamo chiederci se diventiamo più ricchi sfruttando gli altri o valorizzando l’uomo.

08
dic
11

Vaticano & tasse

Vaticano, dacci oggi la tua IMU quotidiana

Prima casa, scende dal 7,6 x 1.000 ante Berlusconi al 4 x 1.000. Seconda casa, sale al 7,6 x 1.000. Questo è quanto si mangerà in tasse la IMU 2012 (Imposta Municipale Unica, ossia la nuova ICI) rispetto alle case degli italiani. Però non sulla base dei valori attuali, dato che il 4 x 1.000 andrà applicato sugli estimi catastali della prima casa che saranno maggiorati del 5% (e poi godranno dello sconto fiscale di 200 euro l’anno) e che il 7,6 x 1.000 si applicherà agli estimi catastali delle seconde case rivalutati del 60% rispetto agli attuali. Come dire che un appartamento di valore catastale 640 euro, se prima casa pagherà 230 euro l’anno (su una rendita rivalutata a 672 euro, dopo lo sconto di 200 euro); e un appartamento di eguale valore catastale, considerato seconda casa, pagherà invece 817 euro (su rendita rivalutata a 107.520 euro e senza sconto).

La nuova tassa sulle proprietà immobiliari varrà soltanto per fabbricati di categoria catastale A che comprende tutte le abitazioni: dall’appartamento ultra popolare alla villa, dalla casa di campagna al trullo, dalla baita al castello. Tranne per la categoria A 10 (uffici e studi professionali) e per certe pertinenze (magazzini, stalle, scuderie, autorimesse senza fini di lucro, tettoie). Gli aumenti non colpiranno quindi le attività produttive, ma solo le famiglie. Spetterà ai singoli Comuni alzare o abbassare l’aliquota base di 0,3 punti e quella agevolata per la prima casa di 0,2.

Nella pagina di Facebook Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria si ricordano i 400 milioni di euro che ogni anno il Vaticano risparmia, se per essi fosse applicata una tassa sugli immobili non utilizzati a fini di culto, ma per attività economiche. 400 milioni che, alla luce del ricalcolo degli estimi, diventerebbero 700 milioni: una bella boccata d’ossigeno per le casse statali. Per la prima volta un manipolo di parlamentari bipartisan si sta muovendo per chiedere al governo Monti di considerare una tassazione di tali immobili ecclesiastici, sulla base della richiesta equità fiscale tra chi ha tanto e chi ha poco. Siccome non si parla di bruscolini, gli interessi delle due comunità (religiosa e laica) si animano. Da un lato il settimanale Famiglia Cristiana mette in primo piano gli organismi caritatevoli che di fronte allo Stato sociale impoverito non potrebbero più sopravvivere; dall’altro chi si oppone ai privilegi vaticani suggerisce alla Chiesa di Roma il comportamento della Chiesa Ortodossa di Atene, che per sanare la crisi annuncia la disponibilità a rinunciare a parte del suo patrimonio immobiliare. Tanto per guardare in casa d’altri, la Chiesa greca risulta sovvenzionata annualmente dallo Stato con 220 milioni di euro (stipendi 10.000 sacerdoti e vescovi), ha beni per un miliardo di euro, è il secondo proprietario fondiario dopo lo Stato con 130.000 ettari, ed è il primo azionista della Banca Nazionale Greca con l’1,5% delle azioni. Noi chiediamo solo che il Vaticano paghi le tasse dicono quelli della pagina Facebook. Chi avrà la meglio?

28
nov
11

L’ABC della crisi

L’ABC della crisi

Cos’è la Borsa

E’ un mercato in cui si comprano e si vendono strumenti finanziari, ossia quote dei capitali delle imprese (azioni), quote di debiti (obbligazioni) e prodotti derivati da azioni e obbligazioni (futures, options). In questo mercato vengono immessi nuovi titoli e si comprano e vendono quelli già presenti. La domanda e l’offerta di questi titoli dipendono dalle aspettative degli investitori rispetto a quali saranno i rendimenti che avranno i titoli e rispetto all’andamento delle aziende che li possiedono. Chi compra e chi vende è molto attento a valutare il ciclo economico dei possessori dei titoli. Ma nel contempo, se intende speculare e cioè guadagnare ed ha abbastanza forza per farlo, l’investitore può determinare (da solo o con altri) le sorti stesse di un’azienda e magari anche delle sue consociate, vendendone o comprandone in massa i titoli. Va da sé che i colossi finanziari (banche in primis) hanno un potere enorme di condizionamento del mercato e hanno in pugno aziende e interi Stati. E ciò avviene sia attraverso la regolare compravendita, sia (come accaduto con lo scandalo americano che ha creato l’attuale crisi mondiale) immettendo nel mercato titoli tossici, non corrispondenti a reali valori perché espressioni di una finanza virtuale. La Borsa non è quindi solo un barometro delle condizioni economiche di un Paese, ma può trasformarsi nel suo killer, trascinando a suo piacimento nella polvere (pilotata da pochi poteri forti) le economie di più Stati sovrani. Il potere della finanza è enorme, basta pensare che le guerre rappresentano solo una delle voci del suo vocabolario.

Come per le banche centrali, anche per le Borse si è assistito nel mondo al passaggio di consegne dal pubblico al privato: la Borsa Italiana, ad esempio, dal 2 gennaio 1998, è una S.p.A. formata da banche, SIM (Società Intermediazione Mobiliare), associazione di emittenti e altri.

Cos’è il debito pubblico

E’ il debito che lo Stato ha nei confronti di banche, privati cittadini e aziende, Stati esteri che hanno comperato i suoi titoli di Stato (BOT, CCT, BTP) o le sue obbligazioni (quote di debito). In pratica quando lo Stato ha bisogno di soldi li ottiene facendoseli prestare dai compratori di questi titoli, ma alla scadenza li restituisce con gli interessi; e in assenza di adeguate politiche di contenimento, gli interessi del debito pubblico crescono a dismisura.

Il debito pubblico italiano

Spaventosa la velocità di crescita del debito pubblico italiano, pari a quasi 2.000 euro al secondo, attestata a 1.912 miliardi 620 milioni e rotti (alle ore 17,30 del 28 novembre 2011), per i quali lo Stato nella sola giornata odierna ha speso in interessi oltre 92 milioni di euro (alle 17,30). http://www.italiaora.org/

Cos’è lo spread

Spread è la misura della liquidità di un titolo: più è basso e maggior valore ha il titolo, cioè ha liquidità, è esigibile. Quando sono in molti a voler comprare e vendere un titolo, questo diventa appetibile e di conseguenza il suo spread si abbassa.

Cos’è il rating

Rating significa valutazione. Le agenzie di rating (organismi privati, quindi soggetti ad interessi di parte) esprimono a livello internazionale la valutazione su aziende, ma anche su Stati, rispetto alla loro solidità finanziaria e quindi alla capacità di pagare i debiti. Evidentemente uno Stato declassato nella graduatoria dei paesi affidabili, diventa un luogo in cui è pericoloso investire e ciò determina una fuga in massa degli investitori, innescando fenomeni critici a catena.

Cos’è il default

Quando lo Stato non ha soldi sufficienti per saldare i creditori interni ed esteri (chi ha sottoscritto i suoi titoli e le sue obbligazioni), fallisce come qualsiasi altra azienda.

Cosa succede se uno Stato fallisce

Argentina e Islanda sono falliti, eppure esistono ancora. Nella seconda metà dell’Ottocento la Spagna dichiarò bancarotta ben 16 volte, eppure è ancora al suo posto. Il segnale che le cose non vanno lo danno gli interessi troppo alti dei titoli di Stato: oggi è il caso dell’Italia che promette oltre il 7% di interesse, ieri era per i Bond Argentina che promettevano il 10%, ma che dopo il default del paese sudamericano, sono diventati cartastraccia.  Nel caso dell’Argentina, il paese che dichiarando default smise di pagare i suoi debiti interni ed esteri, ha le proprie obbligazioni ancora escluse dalle Borse internazionali: tuttavia la sua economia è in ripresa.

Il crack islandese

L’isola più a nord d’Europa, 320.000 abitanti, priva di esercito, era uno dei paesi più ricchi del mondo, con la privatizzazione nel 2003 di tutte le banche che erano riuscite ad attrarre molti capitali stranieri grazie ai conti online. La crisi del 2008 mise messo in ginocchio lo spregiudicato sistema bancario, indebitatosi fino al 900% del PIL. Lo stesso anno, fallite le tre banche principali e crollata la moneta nei confronti dell’euro, l’Islanda dichiarò bancarotta. Allora il governo conservatore chiese al Fondo Monetario Internazionale e ad alcuni paesi tra cui Olanda e Gran Bretagna, un prestito di 4 miliardi e 600 milioni di dollari. A gennaio 2009 la pressione popolare fece cadere il governo. Il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea intanto premevano perché lo Stato spalmasse il debito sulla popolazione e il nuovo governo di sinistra dispose che tutte le famiglie islandesi per 15 anni ripagassero il debito pubblico (3 miliardi e mezzo all’interesse del 5,5%), pari a 100 euro al mese per abitante per 15 anni.

Il miracolo d’Islanda

Ma c’è un ma… La popolazione disse no. Perché pagare ciascuno 18.000 euro per risarcire i danni provocati da privati? Banche colpevoli del crack, che avevano astutamente privatizzato gli utili, ma nazionalizzato le perdite. A quel punto la politica per la prima volta si è messa dalla parte dei cittadini smettendo di difendere la finanza. Così il capo dello Stato non ratificò la legge che obbligava gli islandesi a saldare il conto delle banche e indisse un referendum.

Banche e governi olandese e inglese intimidirono gli islandesi minacciando gravi ritorsioni e l’isolamento del paese. Se avessero vinto i referendari, dissero i banchieri stranieri, l’Islanda non avrebbe più ricevuto aiuti internazionali. E la Gran Bretagna paventò il congelamento dei conti islandesi.

La costituzione trasparente

Marzo 2010, il referendum passò col 93% delle preferenze e il FMI chiuse i rubinetti dei prestiti. Ma l’Islanda non rimase con le mani in mano. La prima mossa fu l’emissione di un mandato di cattura internazionale contro Sigurdur Einarsson già presidente della banca Kaupthing considerato tra i responsabili della finanza virtuale islandese. E poi fu la volta della nuova Costituzione. Abolita la vecchia (fotocopia di quella danese), si tolse qualsiasi potere alla finanza. A scriverla furono chiamati 25 cittadini democraticamente eletti tra 522 candidati puliti, tutti maggiorenni, appoggiati da almeno 30 persone e privi di tessera politica. Per renderla il più possibile partecipata, la nuova Costituzione previde suggerimenti che arrivassero via Internet e il consiglio della Costituente si riunì sempre video ripreso in streaming online, all’insegna della massima trasparenza.

Islanda popolo sovrano

Il paese si sta risollevando senza aiuti internazionali, con le sue sole forze, con la sua inventiva e facendo largo uso delle nuove tecnologie: sta diventando, per esempio, la cassaforte mondiale online per i dati sensibili del giornalismo investigativo. Soprattutto non ha svenduto né territorio, né beni del patrimonio pubblico e tantomeno di quello privato. Gli islandesi insegnano all’Europa che viaggia a marce ridotte, che il popolo è davvero sovrano. Basta che se ne renda conto.

26
nov
11

Bossi & Monti

Il perito e i professori: guerra tra tecnici

Un governo di improvvisati che non arriverà al 2013. Il governo Monti fa schifo. Questo il giudizio sferzante con cui Umberto Bossi il 25 novembre scorso ha bollato Mario Monti e i suoi ministri. Si è capito meno l’altro giudizio politico, il riferimento al fatto che il suo conterraneo varesino salito a Palazzo Chigi, I monti li ha visti solo in cartolina. Certo non è un governo politico, ma tecnico, e tecnico è un termine che al leader della Lega Nord non dovrebbe proprio risultare negativo: prima del liceo scientifico e prima di iniziare Medicina, Bossi da ragazzo si diplomò per corrispondenza perito tecnico elettronico alla mitica Scuola Radioelettra di Torino. Ma tant’è: questi tecnici che sono economisti, ingegneri, professori e avvocati, non gli vanno giù. Troppo preparati?




Biografia

LAVORO Giornalista pubblicista. Collaboro con quotidiani e riviste locali e nazionali. Uffici stampa. Testi per aziende, documentari, web, biografie, pubblicità. Ricerche storiche e genealogiche. Speaker HOBBY Scrivere e fotografare

Categorie

Archivi

VISITATORI

  • 197,516 DAL SETTEMBRE 2006
Watch videos at Vodpod and other videos from this collection.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.