Archivio per Giugno 2008

10
Giu
08

Basta carceri

Basta carceri !

Un premier comprensivo con gli evasori fiscali e nemico dichiarato di alcuni giudici, ministri che minacciano la possibilità di mobilitare migliaia di fucili, altri loro colleghi condannati in via definitiva, ma regolarmente seduti in Parlamento; politici eccellenti per cui si fanno leggi ad hoc; detenuti “baciati” dai media, che grazie a televisione e stampa possono godere di enormi sconti di pena; gente che manda in rovina migliaia di famiglie e poi patteggia per non finire in galera dove autori di reati minori marciscono dimenticati; pluriomicidi lasciati a casa; indulti che mandano libere migliaia di pericolosi detenuti; interessi di Stato che prevalgono su quelli dei cittadini; altolocate sentenze che hanno sistematicamente assolto i mafiosi; stragi e strategie della tensione organizzate e gestite addirittura dallo Stato (dai Servizi “deviati”); pluriomicidi condannati all’ergastolo e scarcerati per buona condotta; scippi considerati “priorità sicurezza” nella regione che ha inventato la mafia; clandestini e Rom dipinti come nemico pubblico numero uno. E un governo che oggi vuole imporre il freno alle indagini per la stragrande maggioranza dei reati, omicidio incluso, punendo non gli autori dei reati, ma chi ne intercetta le telefonate e chi le pubblica! E’ una fotografia della giustizia d’Italia, dove ci sono categorie sociali pagate per fissare le regole dell’ordine e della civiltà, che si preoccupano di mettere i bastoni tra le ruote ad altre categorie sociali chiamate a far rispettare gli stessi princìpi; e dove leggi spesso schizofreniche vanificano gli sforzi di chi lavora per farle rispettare.

Se pensiamo che giustizia debba esserci, facciamola rispettare con equità e fermezza. Altrimenti, siccome è palese che qualcosa non funziona in questo meccanismo perverso e che il famoso “buon esempio” che deve venire dall’alto, se arriva arriva dal basso, mi chiedo perché non la smettiamo di perdere tanto tempo inutilmente: mesi e anni di indagini, pedinamenti, intercettazioni, blitz, arresti, processi eterni… Quando l’orientamento comune è quello di perdonare, scarcerare o addirittura non condannare per niente; quando si scopre che poteri forti dello Stato hanno pianificato o quantomeno protetto azioni terribili…

L’insostenibile leggerezza dell’impunibilità

Troviamo il coraggio di dire basta! Basta carcere, tutti a casa! Pensate che risparmio: niente più carceri, agenti di custodia, poliziotti, carabinieri, guardia di finanza, forestali e vigili urbani, giudici, cancellieri, avvocati, carceri e tribunali. Niente punizione… niente reati. Chiudiamo gli occhi e il mondo cambierà. E tutti vivranno felici e contenti. Senza più regole. Tutti potranno fare quel che vogliono. Un mondo finalmente libero. Certo, con almeno 57 milioni di rivoltelle in circolazione (senza contare mitra, granate e fucili di precisione)… Ma con un grande senso di libertà e con una generale sensazione di onnipotenza che ci farà sentire meno frustrati. In fondo non seguiamo forse sempre il modello americano? Non abbiamo imparando niente dalla Florida dove la legittima difesa preventiva consente di sparare se ci si sente anche solo in pericolo, senza passare più dal giudice? E non viviamo tuttora gli effetti dell’occupazione dell’Iraq a seguito della “guerra preventiva”? Che le armi di distruzione di massa non siano state trovate è un dettaglio; l’ha ribadito Bush nell’intervista esclusiva al direttore del tg1 Riotta: “Tutti sospettavano che Saddam le avesse, quindi… “

Quando la giustizia (sia un tribunale, sia l’Onu) ha le mani legate, tutto è concesso.

Senza più punizioni saremmo più liberi. E poi l’impagabile piacere di sfrecciare ubriachi in centro a cento all’ora e l’indomani guardare in tv l’effetto delle proprie bravate sapendo che tanto non finirai mai dentro… Vuoi mettere?!

03
Giu
08

Omicidio in classe

Ucciso a 7 anni, non ricorda i versetti del Corano

Dal Pakistan già “democratico” e non dal vicino Afganistan “pacificato” dagli eserciti occidentali, arriva una di quelle notizie raccapriccianti che hanno come matrice certe aberrazioni religiose. Il piccolo Mohammad Atif, 7 anni, cieco dalla nascita, è morto ammazzato di botte dal maestro di una scuola di religione. Perché? Non aveva imparato a memoria alcuni versetti del Corano. Il bambino era stato iscritto in quella madrassa otto mesi fa dal padre agricoltore di Vehari (regione orientale del Punjab) e il 28 maggio scorso, come punizione per queste lacune mnemoniche, il suo insegnante di religione Maulvi Ziauddin, l’aveva appeso per mezzora al ventilatore del soffitto, a testa in giù. Quando era stato liberato, il piccolo, terrorizzato e dolorante, ovviamente non riusciva a smettere di piangere; così il maestro ha cominciato a picchiarlo col suo bastone. Il resoconto della polizia termina con il ritrovamento del cadaverino, il giorno seguente, nella stanza del maestro, dove Mohammad era stato disteso e chiuso a chiave: causa del decesso, percosse e soffocamento. Il maestro arrestato il giorno dopo, aveva già picchiato in precedenza con un bastone di ferro lo stesso allievo, ma i genitori del piccolo l’avevano rimandato comunque a scuola sperando potesse diventare un giorno un bravo mullah. Le 13.000 madrasse pakistane sono un mondo a parte: insegnano religione a due milioni di studenti e alloggiano gratis i bambini poveri. Le punizioni corporali sono una pratica diffusa tra gli insegnanti, a loro volta cresciuti con identiche pratiche. Ma la violenza sui minori nel paese è largamente diffusa, tanto che nel 2007 un rapporto dell’associazione Lawyers for Human Rights and Legal Aid ha registrato ben 1.595 casi denunciati.

03
Giu
08

Tele fantasma

Rete 4 fuorilegge trasmette.

Europa 7, autorizzata, non può

“Ci pisciano addosso e ci dicono che piove”. E’ un detto catalano, servito a Marco Travaglio per sintetizzare (in una sua apparizione padovana il 28 maggio, ospite dell’associazione Cittadinanza Attiva) i retroscena dell’informazione in Italia: quella, per capirsi, che emerge dalle intercettazioni telefoniche in cui Bruno Vespa anticipa al portavoce di Fini quali domande avrebbe posto all’allora segretario di AN; ma anche quella che non esce dalle “notizie fantasma”, come i dati sui costi gonfiati per la realizzazione della TAV, che nessun quotidiano pubblica per non dispiacere ai suoi proprietari, costruttori edili impegnati nel progetto Alta Velocità.

Anche con l’aiuto di Oliviero Beha in video conferenza Skype (“Sono ufficialmente ancora un giornalista Rai, pagato dall’azienda di Stato, ma di fatto mi censurano non facendomi più lavorare né in televisione né in radio”) Travaglio ha percorso alcuni lati oscuri del giornalismo del Belpaese, parlando a una vera e propria folla di giovani che la sala stentava a contenere.

“Della casta sono perfino stufo di parlare- ha detto il giornalista – perché il vero potere non è quello dei politici, ma della finanza”. Tra i tanti esempi di mala informazione, quella su Rete 4: “Si fa un gran parlare da nove anni della sinistra che vuol togliere una rete tv a Berlusconi. La verità è che mandare sul satellite Rete 4 è un atto di democrazia e di libero mercato: si dà spazio ad un altro imprenditore (ora il patron di Europa 7, ma domani potrà essere un altro) per fargli tentare la carta del network nazionale, che invece resta per gran parte concentrato nelle mani di un unico soggetto”.

E’ uno spunto per ripassare la storia di leggi ad personam, dimenticanze e scarsa incisività politica…Tutto inizia nel luglio 1999 quando l’emittente del Centro Italia Europa 7 vince inaspettatamente una gara pubblica ottenendo dallo Stato la concessione di trasmettere sulle frequenze occupate da Rete 4. Curiosamente però il governo D’Alema, pur negando alla tv di Berlusconi l’autorizzazione a trasmettere, non assegna le sue frequenze al nuovo soggetto televisivo. Da allora Rete 4 sta trasmettendo illegalmente. Nonostante il caso riguardi il ben noto conflitto di interessi, il governo Amato tra il 2000 e il 2001 non se ne occupa, lasciando che quella emittente continui a trasmettere anche senza il rinnovo della concessione. Ma la cosa più strana è che si sia poi scelto di andare contro la sentenza 466 con cui la Corte di Cassazione nel 2002 impedisce a Rete 4 di trasmettere a partire dal 31 dicembre 2003. Contro la sentenza di Cassazione l’allora presidente della Repubblica Ciampi, il 24 dicembre 2003 (Natale era lì lì e pochi avevano quindi voglia di scandalizzarsi) firma il decreto Berlusconi (detto salva Rete 4) e nell’aprile 2004 la legge Gasparri esclude di nuovo Europa 7 dalle frequenze permettendo a Rete 4 di andare avanti. Nel giugno 2004 il Consiglio d’Europa deplora il comportamento italiano ritenendolo un pericoloso precedente. E il 19 luglio 2005 (sotto il governo Berlusconi) il Consiglio di Stato riconosce tutte le ragioni a Europa 7 inviando alla Corte di Giustizia dieci quesiti che rilevano nel decreto Berlusconi e nella legge Gasparri il mancato rispetto delle norme europee. La risposta giunge il 19 luglio 2006 con la messa in mora dell’Italia da parte della Commissione Europea Direzione Generale Concorrenza, per colpa di queste violazioni contenute nella legge Gasparri. Il 12 ottobre 2006 il governo Prodi approva il disegno di legge Gentiloni, nel quale però non si dà risposta al problema di Europa 7 né viene rispettata la sentenza della Corte Costituzionale.

Il 30 novembre 2006 di fronte alla Corte di Giustizia Europea l’Avvocatura dello Stato italiano (governo Prodi in carica) difende la bontà della legge Gasparri, ma nonostante questo il 19 luglio 2007 la Commissione Europea Direzione Generale Concorrenza, dando due mesi di tempo al governo Prodi per provvedere, dichiara l’infrazione dell’Italia e sostiene che la legge Gasparri sta penalizzando Europa 7 a vantaggio di Rete 4. Se riconosciuta l’infrazione, l’Italia dovrà pagare da 300 a 400.000 euro al giorno finché non si metterà in linea con la direttiva europea. I mesi passano invano, così il 31 gennaio 2008 la Corte di Giustizia Europea stabilisce il diritto di Europa 7 a trasmettere e dichiara illegittime le trasmissioni terrestri di Rete 4. Si tratta di una sentenza decisiva e vincolante in quanto secondo il Diritto comunitario la Corte di Giustizia Europea ha il potere di obbligare i giudici nazionali a disapplicare leggi interne ritenute ingluste. Il 6 maggio 2008 (governo Berlusconi) di fronte al Consiglio di Stato l’Avvocatura dello Stato difende nuovamente la legge Gasparri. E il 31 maggio 2008 la sentenza del Consiglio di Stato, difendendo il dispositivo europeo, chiede al ministro delle Telecomunicazioni di ri- pronunciarsi sulla richiesta di frequenze presentata da Europa 7.

Un Davide contro 7 Golia

Chi è il proprietario di Europa 7 (Centro Europa 7 SpA con sede a Roma)? Si chiama Francescantonio Di Stefano, è un imprenditore abruzzese (nato ad Avezzano nel 1953), che dopo essere entrato nel settore televisivo nel 1977 con alcune emittenti locali, è poi entrato in possesso del circuito Italia 7 (14 emittenti, trasmissioni a livello nazionale). All’epoca della gara per le frequenze mise sul tavolo 12 miliardi di lire e, poco dopo, otto grandi studi televisivi da 22.000 mq totali, i più grandi d’Europa, dove la Rai registra alcune trasmissioni di successo; 3.000 titoli pronti per la messa in onda e la prospettiva di 700 assunzioni. Già prima di vincere la gara (per qualità dei programmi), Di Stefano aveva la sua tv del Centro Italia, Europa 7 appunto.

E’ un imprenditore che promette di fare una televisione libera e distante dai partiti, per essere più vicina ai cittadini. In un’intervista a Repubblica lo scorso febbraio dichiarò di non collocarsi politicamente da nessuna parte: “Voglio avere a che fare solo con gente seria”. Facendo i conti, hanno ostacolato (e quando è andata bene, non sono riusciti a far nulla) i diritti di questo imprenditore, tre governi di centro destra e quattro di centro sinistra.

Comunque vada a finire, andrà male. Nel senso che Di Stefano ha giustamente chiesto allo Stato italiano un risarcimento per le spese (cento milioni di euro l’anno per le strutture e gli impianti esistenti e per i 35 dipendenti) e per i mancati introiti: risarcimento che fino al 2004 (siamo nel 2008) era di 800 milioni di euro! Chi li pagherà? Indovinate…

( Francescantonio Di Stefano, boicottato dalle tv nazionali, è intervistato da Jacopo Fo su Atlantitetv.it www.youtube.com/watch?v=K187NDgRAoc ) foto www.solforico blogsport.com





Biografia

LAVORO Giornalista pubblicista, collaboro con quotidiani e riviste nazionali- Uffici stampa- Testi per aziende, documentari, web, biografie, pubblicità- Speaker HOBBY Scrivere e fotografare

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