
Hotel respinge famiglia ebrea
Neo nazisti irrompono nel lager
Mauthausen, a 20 km dalla città austriaca di Lienz, sotto il Terzo Reich era sede di una ventina di campi di concentramento nazisti. A comandare il lager era il tenente colonnello Franz Ziereis che, per al 18° compleanno del figlio gli regalò una pistola, mise in fila 20 prigionieri e (confessò il ragazzo quando fu catturato) gli insegnò il tiro a segno con gli esseri umani. In quegli stessi campi ai guardiani ubriachi era consentito smaltire le sbornie uccidendo a sprangate i prigionieri, ma anche scaraventarli con una spinta giù da un dirupo quando risalivano la “scala della morte” portandosi per tutto il giorno sulle spalle pesanti massi fino in cima a 186 scalini. Lì c’era la consuetudine di bagnare i prigionieri con potenti getti d’acqua per lasciarli nudi la notte sul piazzale, anche a 10 gradi sottozero. Lì al dottore del campo piaceva iniettare benzina nel cuore dei malcapitati. In vario modo a Mauthausen morirono almeno 122.000 persone. Poco più di sessant’anni fa, a 390 km da Cortina d’Ampezzo.
In questi giorni, la cerimonia in ricordo della liberazione di quel lager è stata sconvolta dall’irruzione di un gruppo di incappucciati vestiti di nero, che gridando “Heil Hitler!” hanno fatto il saluto nazista e sono fuggiti. Poco distante una albergatrice del Tirolo, a Serfaus (30 km dal confine italiano) ha rifiutato la prenotazione a una famiglia ebrea di Vienna. Come scrive il quotidiano Tiroler Taheszeitung, la proprietaria si è giustificata asserendo di aver avuto in passato cattive esperienze con clienti ebrei. Il turista respinto assieme alla moglie e ai 5 figli, ha dichiarato che non metterà più piede in un paese razzista. Poi qualcuno dice che non c’è pericolo che il passato ritorni.
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