Archivio Autore di Roberto Brumat
24
mag
12
Il silenzio di Monti
24
mag
12
L’abbraccio a Brindisi
L’abbraccio di Padova a Brindisi
Un giro per la vita nell’aula di Melissa
A Brindisi la solidarietà e l’amicizia di Padova, dopo l’attentato che ha scosso la comunità pugliese, è giunta da un insolito ambasciatore: Un giro per la vita, primo tour ecologico costiero in barca a vela e Porsche ibrida partito il 30 aprile dal Friuli per la Liguria. Nella sua tappa brindisina, il tour ha infatti deciso di ritardare di un giorno la partenza alla volta di Santa Maria di Leuca, per far visita alla scuola Morvillo Falcone portando una testimonianza di amicizia anche a nome del Comune di Padova (tra i patrocinatori dell’iniziativa assieme al Ministero dell’Ambiente e alla Lega Navale Italiana). Così stamattina il velista e scrittore padovano Alfredo Giacon, comandante della Sly 42 Fun che sta partecipando al giro, ha consegnato nelle mani dell’assessore comunale all’Istruzione e allo Sport di Brindisi Antonio Giunta e di Cosimo Taddio preside della scuola frequentata da Melissa Bassi, il sigillo di Sant’Antonio.
Sono entrato nella scuola presidiata da forze dell’ordine e televisioni- racconta Giacon- dentro solo qualche studente arrivato alla spicciolata. Mi accompagnava l’assessore e a ricevermi c’era il preside. Un incontro emozionante durato mezz’ora, nella grande confusione, passando davanti alle classi vuote. L’aula della povera Melissa Bassi era chiusa, tutti i banchi spostati tranne il suo, nell’ultima fila, lasciato dove abitualmente si trovava, ma pieno di oggetti depositati dai suoi compagni: pupazzetti, disegni, pensieri. Ora c’è anche il sigillo di Padova che ho lasciato come ambasciatore della città del Santo. Fuori un mare di fiori e di messaggi. Tutti ripetono: Bisogna andare avanti, senza paura del futuro.
Alfredo Giacon racconta di una scuola che sembra quasi sotto sequestro, dove non è ammesso scattare foto all’interno. Ho portato un tangibile segno di vicinanza di Padova a questa città prostrata; e a nome del nostro Comune, come mi ha chiesto espressamente l’assessore Ivo Rossi che segue la nostra iniziativa, ho porto le condoglianze a quello di Brindisi.
Alfredo Giacon non è nuovo a rappresentare Padova nelle sue veleggiate ecologiche in giro per il mondo. L’ultimo riconoscimento, il premio Un bosco per Kyoto conferitogli in gennaio al Campidoglio a Roma per l’impegno ambientalista, l’ha offerto qualche giorno fa alla città del Santo. Nella foto di Eleonor Marriott, a sinistra il preside Cosimo Taddio, al centro l’assessore Antonio Giunta con Alfredo Giacon.
Il giro prosegue con le tappe e i reportage visitabili sul sito www.ungiroperlavita.it, www.automoto.it, www.porsche.it
24
mag
12
Brindisi dopo la strage
22
apr
12
Innocenti, ma l’Italia paga
Marò innocenti, ma l’Italia paga
300.000 euro alle famiglie. Chissà perchè
Saremmo tutti più contenti se sapessimo che i due fucilieri della Marina italiana Salvatore Girone e Massimiliano Latorre non hanno ucciso a colpi di fucile mitragliatore due pescatori indiani, così come li accusa la magistratura di Kerala. Ma è difficile pensarlo per due motivi molto semplici: il primo è legato ai risultati della perizia balistica che confermano la compatibilità tra i proiettili trovati nei cadaveri e le armi sequestrate sulla nave italiana; il secondo è la disposizione di 146.000 euro per ciascuna delle due famiglie delle vittime da parte dello Stato italiano. Ma questa è un’ammissione di colpevolezza. O forse è una nuova tendenza della giurisprudenza internazionale? Le autorità italiane sostengono che si tratti di una semplice donazione. Come dire che non si sta pagando per provare ad evitare il processo. Come dire che la difesa dell’imputato innocente paga per esibire un grande altruismo che evidentemente i veri colpevoli (vigliaccamente nascosti) non hanno. Ancora una volta le autorità mistificano: dicendo che questa donazione non c’entra nulla con la vertenza giudiziaria offendono l’intelligenza degli indiani e degli italiani. Molto meglio parlare chiaramente, senza ipocrisie, senza nascondersi dietro a un dito… anzi, dietro a un mitra.
20
apr
12
Berlusconi Burlesque
Gare di Burlesque nella villa di Berlusconi
Di granlunga più divertente che piccante la giustificazione data da Silvio Berlusconi oggi ai giornalisti (e prima ai giudici del caso Ruby) circa i famosi festini a base di belle ragazze discinte nella sua villa San Martino ad Arcore. Qualcuna delle sue invitate aveva parlato di spettacoli erotici in cui le belle ragazze si presentavano al padrone di casa seminude indossando vestiti da infermiere, da suore, da poliziotte per attrarre grazie alle loro provocazioni, la stretta cerchia di attempati amici di Berlusconi. L’ex primo ministro italiano ha detto che non si trattava di spettacoli porno, ma di esibizioni di Burlesque: anzi di gare di Burlesque. Le donne sono esibizioniste per loro natura, ha detto il cavaliere. E in quanto a quegli abiti (mai da suora, si è affrettato a precisare), si è trattato secondo Berlusconi, di 60 vestiti che gli aveva regalato nientemeno che Gheddafi. Un testimone che, per ovvie ragioni, non potrà più dire la sua in merito.
07
apr
12
Irena Sendler
La donna che salvò 2500 bimbi ebrei
Avrei potuto fare di più. Questo ripeteva sempre Irena Sendler, la donna polacca che salvò da morte certa 2.500 bambini ebrei, evitandogli di finire nei campi di concentramento nazisti. Il 12 maggio 2012 saranno 4 anni che Irena ha lasciato questa terra, ma pochi sanno della sua esistenza e del suo sacrificio. Quando aveva 32 anni era infermiera e assistente sociale e su indicazione della resistenza polacca convinse i nazisti (che temevano l’insorgere di un’epidemia di tifo nel ghetto di Varsavia e la possibile contaminazione del resto della città), a darle il lasciapassare per entrare e uscire dal ghetto ebraico.
Durante le sue missioni (al braccio portava una stella di David come tutti gli ebrei) si faceva chiamare Jolanta e quello era il nome con cui la conobbero 2.500 bambini: tanti riuscì a portare fuori dal ghetto per metterli al sicuro dopo aver convinto i genitori ad affidarglieli. Il suo lavoro di salvatrice lo iniziò ufficialmente come infermiera, nascondendo i piccoli in un’ambulanza dentro i sacchi per cadaveri, ma anche all’interno delle bare. Successivamente, spacciandosi per tecnico delle condutture idrauliche e fognarie, Irena caricava i piccoli in un furgone, nei sacchi di juta; ma portò via anche neonati nascondendoli in una cassa di attrezzi. Per evitare che durante i controlli le SS sentissero il pianto dei più piccoli, aveva addestrato il suo cane ad abbaiare furiosamente in presenza dei soldati. Una volta in salvo, la resistenza dotava i bambini di falsi documenti e li affidava a famiglie cristiane di campagna, nei conventi delle Piccole Ancelle di Turkowice e di Crotomow o in alcune canoniche. Il progetto era, a occupazione ultimata, ridare l’identità originaria a quei bambini e per questo la donna nascose dentro vasetti di marmellata tutti i loro nomi con le identità false e un codice per risalire a quelle vere. I vasetti li seppelliva sotto un albero di mele del giardino del suo vicino che abitava di fronte ad una caserma tedesca: il posto più sicuro per nascondere un segreto è sempre il più prossimo a chi non deve scoprirlo.
Chi salva una sola vita, salva l’umanità intera
Quando a guerra finita e fino al 2008, Irena raccontava la sua impresa, si commuoveva ricordando che i genitori di quei bambini le chiedevano se i loro figli si sarebbero salvati: lei rispondeva che poteva garantire solo che se fossero rimasti sarebbero morti. E con questo comunicava involontariamente a quelle persone il loro terribile destino. Nei miei sogni – diceva – sento ancora le urla dei bambini al momento di lasciare i genitori. Fortunatamente nessuno rifiutò di dare ospitalità a quelle creature disperate e destinate a diventare orfane.
Dopo un anno di questa attività, la Gestapo ne fu informata. Così il 20 ottobre 1943 Irena venne arrestata e torturata: le spezzarono i piedi e le gambe lasciandola paralizzata a vita. Ma lei non fece i nomi di nessuno. La condannarono a morte e i partigiani dello Zegota riuscirono a corrompere un agente della Gestapo facendola fuggire prima dell’esecuzione. I nazisti continuarono a cercarla, ma invano. Dopo la guerra la giovane donna disseppellì i vasetti di marmellata che contenevano la vita di tanti bambini e iniziò a ridargliela. Per la maggioranza, purtroppo, i parenti non esistevano più: portati via dal fumo dei forni crematori, uccisi da pallottole, bastoni, fame, malattie o come cavie umane. Nel 1965 lo Stato di Israele ha piantato un albero col suo nome nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme e a Irena Sendler è stato riconosciuto il titolo di Giusto tra le Nazioni. Questo titolo, assegnato a 20.000 non ebrei (295 gli italiani) che durante la Shoa hanno salvato ebrei innocenti, vale molto più del premio Nobel per la pace che Irena Sendler non ricevette mai. Al Nobel per la pace la propose nel 2007 il governo di Polonia con l’appoggio di quello di Israele, ma le fu poi preferito l’ex presidente americano Al Gore, perché, si sa, la politica vale più di una vita umana, anzi di 2.500 vite umane: e poco conta se le tre religioni monoteiste (cattolica, ebraica, musulmana) condividono tutte e tre quel bellissimo detto, il cui concetto è: Chi salva una sola vita, salva l’umanità intera. (video Giardino dei Giusti di Gerusalemme)http://www.marcatrevigiana.it/dachau/
04
apr
12
A mia insaputa
Italiani, popolo di deficienti
… ma a loro insaputa
Qualcuno è convinto che noi italiani siamo un popolo di deficienti a cui si può dire tutto perché tutto ci beviamo: forse perché credono che, dato che le stupidaggini cadono dall’alto, finiremo comunque per inghiottirle…
Una volta si diceva: La misura è colma. C’era anche un presidente della Repubblica che continuava a ripetere: Io non ci sto. Oggi quelle sono frasi superate dalla politica che ci ha abituati al peggio del peggio.
Così, dopo l’ex ministro Claudio Scajola (governo Berlusconi) che dichiarò candidamente di possedere un prestigioso appartamento fronte Colosseo a sua insaputa (nella fianco), dopo l’ex sottosegretario
Carlo Malinconico (governo Monti) (nella foto) che si stupì che qualcuno (prima di assumere incarichi di governo) gli avesse pagato a sua insaputa alcuni soggiorni da 19.000 euro in un lussuoso hotel a Porto Ercole, ora è la volta dell’ex ministro Umberto Bossi (governo Berlusconi) dichiarare di aver ricevuto qualcosa a sua insaputa. Nel caso del fondatore della Lega si tratterebbe dei soldi serviti a ristrutturare casa sua, la villa di tre piani che possiede a Gemonio (Va) (nella foto) .
E ora, emerso lo scandalo del tesoriere della Lega Francesco Belsito, Bossi senior minaccia di denunciare chi gli ha pagato la ristrutturazione di casa. Se fossimo davvero figli dell’ingenuità più candida, dovremmo credere a tutti e tre. Ma allora forse finiremmo comunque per chiederci: com’è possibile affidare a persone tanto occupate (o ingenue) il destino nostro e del Paese? Se non sono nemmeno in grado di accorgersi che qualcuno al posto loro (quante persone generose in certi ambienti!) gli compera un mega appartamento da 200 mq di fronte a uno dei monumenti più importanti del mondo (1.100.000 euro più altri 100.000 di ristrutturazioni), oppure gli paga quasi 20.000 euro di conti d’albergo, o salda le imprese che gli hanno restaurato la villa? Sull’ultima vicenda, la meno eclatante delle tre, Bossi precisa che, non avendo finito di pagare le ristrutturazioni, i soldi della Lega non sono stati spesi così come emerso dalle indagini. E Umberto Bossi, già ministro della Repubblica italiana, reagisce così alle domande di una troupe del tg di la7 che gli vuol fare qualche domanda in merito: Picchiali, investili! video
E subito dopo lo scandalo, Umberto Bossi ha annunciato le sue dimissioni, facendosi da parte per il bene della Lega. Video dimissioni Bossi.
Le Mille 666 euro a notte
Sembra la scena di un film: un signore distinto, nell’agosto 2007, poi a maggio e giugno 2008, assieme alla moglie, entra ed esce da un resort toscano a 5 stelle (Il Pellicano) affacciato sul Tirreno, dove la sua suite costava (a seconda del periodo) da un minimo di 983 euro a notte a un massimo di 1.666 (quella relativa alla foto sul titolo, con piscina privata nascosta nel verde). Ancora non era Sottosegretario del premier Monti, eppure non un direttore o un facchino che, accompagnandolo all’auto, gli avesse ricordato almeno una sola volta che c’era una piccola formalità da regolare. Così per una settimana e 7 week end da favola, quel signore ha accumulato 19.870 euro che qualcun altro ha avuto la cortesia (bontà sua) di saldare, all’insaputa dei gentili ospiti. Ecco cosa fa la differenza tra una pensioncina di campagna e un posto davvero chic: qui non si parla mai di soldi, non è elegante.
30
mar
12
Video curioso
Brasile, incompatibilità tra auto e moto
29
mar
12
Scippatori linciati
Sedie in testa agli scippatori
In questo video due scippatori rubano la borsetta a una donna e fuggono con la moto in un vicolo. Poi le urla di lei fanno accorrere tanta gente e i due malviventi sono costretti a far marcia indietro, ma hanno la peggio…
28
mar
12
Cameron negli abissi
Gli abissi, quelli veri, in 3D
Cos’hanno in comune Avatar, Aliens, Titanic e la Fossa delle Marianne? Semplice: un regista, il canadese James Cameron. Dopo essersi avventurato tra mondi fantastici e storie reali, Cameron si è calato (è il caso di dirlo) nella realtà che nutre le nostre fantasie, il punto più profondo della Terra dov’è possibile recarsi. Domenica 25 marzo 2012, alla guida di uno speciale batiscafo verde verticale, il Deepsea Challenger, una specie di suppostona di 7 metri e 30 cm realizzata in Australia, Cameron è sceso a 10.898 metri sott’acqua, là dove l’Oceano Pacifico nasconde l’immensa buca che con i suoi 10.924 metri è 2.146 metri più “alta” dell’Everest.
E’ la Fossa delle Marianne, depressione tra Giappone- Filippine e Indonesia: un arco depressivo lungo 2.500 km. In quel luogo decisamente inospitale, dove la pressione atmosferica raggiunge i 100 MPa (all’esterno, al livello del mare, la pressione è di 100 kPa), ossia 100 milioni di Pascal (mille volte più di quella che abbiamo in terraferma) James Cameron è rimasto tre ore, filmando in 3D con le 3 telecamere esterne aiutate da fari molto forti, un universo molto particolare e raccogliendo con i bracci meccanici dotati di pinze, campioni di esseri viventi per ricerche di Biologia marina, Microbiologia, Astrobiologia, Geologia marina e Geofisica.
Per raggiungere il fondo, scendendo a 150 metri al minuto, ha impiegato 2 ore e 36 minuti, mentre la risalita si è conclusa in soli 70 minuti. Dopo il primo chilometro di profondità, la luce solare non filtra più e ci si addentra in un buio impenetrabile e totale, dove vivono gli esseri delle tenebre a una temperatura di 3 gradi. 
Prima di lui (l’unico ad aver realizzato la discesa in solitaria) ci provò il 23 gennaio 1960 il batiscafo Trieste della Marina statunitense, che aveva due uomini a bordo: il tenente di vascello Don Walsh e Jacques Piccard. In quella missione per la prima volta due esseri umani videro sul fondo strane specie di sogliole lunghe 30 cm e gamberetti, oltre a diverse forme di alghe unicellulari Diatomee, in mezzo a uno sconfinato deserto. Tra la prima missione umana e quest’ultima del 2012, ve ne sono state altre due (giapponese nel 1995 e americana nel 2009) condotte però da robot sottomarini.
La particolarità di questa discesa (preparata in otto anni) sta nel fatto che ne scaturirà un film tridimensionale in collaborazione con National Geographic. Le prime impressioni raccolte dal coraggioso regista, sceneggiatore, produttore e inventore che con Avatar ha realizzato il film di maggiori incassi della storia (oltre 2 miliardi di dollari), sono state: Fuori dal piccolo oblò ho visto un panorama desolato, come una pianura lunare. Mi ha provocato un forte senso di isolamento, facendomi capire quanto siamo poca cosa. Video della missione del National Geographic
I mostri degli abissi marini
In greco la parola cetaceo significava mostro marino. Della famiglia dei cetacei fanno parte balene e delfini. Ma i veri mostri marini sono altri. Della fauna abissale (quella che vive oltre i 2 km di profondità) fanno parte, seppure in numero limitato rispetto a profondità minori: protozoi, poriferi, celenterati, anellidi, crostacei, molluschi, echinodermi, tunicati, pesci.
Non avendo a che fare con la luce, hanno colori smorti e uniformi, scheletri e gusci sottili e poco ricchi di minerali. Quando non sono totalmente ciechi, questi animali presentano occhi rudimentali, ma possono anche avere capacità visive al contrario estremamente buone e perfino occhi telescopici. In molti casi questi organismi sono dotati di lunghi tentacoli e di organi luminescenti.
Sono inoltre sensibili a variazioni anche minime della temperatura e della salinità dell’acqua. Vivendo in un habitat dalla fortissima pressione, i loro liquidi interni sviluppano un’elevata pressione tale da bilanciare quella esterna. Non essendoci, per l’assenza di luce, piante sul fondo, questi animali sopravvivono cibandosi di ciò che cade dall’alto, ma ci sono anche organismi che mangiano i loro simili: in questo caso sono dotati di bocche e stomaci molto capienti, come nel caso dei mostruosi pesci Saccarofaringidi. In queste foto ho raccolto alcuni esemplari di pesci degli abissi, che ho fotografato al Natural History Museum di Londra. L’esemplare superiore dei tre della foto sopra è un Black loosejaw che si trova in tutti gli oceani (tranne quelli ai poli) alla propfondità di 500 metri: il solo pesce che produce una luminescenza rossa che gli serve per vedere. Ed ecco altri mostri degli abissi… Quello rotondo col ciuffo è la rana pescatrice, detto anche diavolo nero. Vive attorno ai 2.000 metri di profondità (grande 3 cm il maschio e 20 la femmina). L’altro esemplare curioso che riporta un lungo filamento che dal muso compie un 8 lungo il corpo, è un Gigantactis che vive tra 1.500 e 2.000 metri di profondità: il filamento è luminescente. 

E poi ci sono le piovre giganti, con cui a volte si sono imbattuti i pescatori dell’Oceano Pacifico.
Nel 1957 al largo della Columbia Britannica ne è stata pescata una del diametro di 9,6 metri e del peso di 272 kg, mentre nel 2002 alle isole Chatham vicino alla Nuova Zelanda, è emerso un calamaro di 4 metri (qui in foto)
, pesante oltre 70 kg. Nel video seguente (del National Geographic) si vedono all’opera una piovra e uno squalo. Sono stati filmati nottetempo dai ricercatori dell’acquario di Seattle, che non si spiegavano il perché dell’improvvisa moria degli squali: in fondo niente era stato cambiato in quella enorme vasca popolata da squali. Niente, tranne l’inserimento di una grande piovra…
22
mar
12
Bambini all’ergastolo
Cristian, a 13 anni verso l’ergastolo
Alla sua età colpii alla testa il mio fratellino col calcio di una pistola (ovviamente giocattolo). Lui, Cristian Fernandez, dodicenne americano di origini ispaniche, al fratellino di due anni, in testa ha dato solo un pugno: come si fa tra bambini, tra fratelli, per gioco o magari anche per rabbia. Solo che David Galarriago, fratello di Cristian di quel pugno è morto. Oggi quel ragazzino di 13 anni è comparso davanti al giudice di Jacksonville in Florida indossando la tuta arancione, le manette e le catene ai piedi come i terroristi senza diritti di Guantanamo.
Davanti agli occhi smarriti di quel bambino si è materializzata la giustizia dei grandi. L’accusa lo ha freddamente descritto come un grave pericolo per la società per aver ucciso nel marzo 2011 il fratellino dopo avergli forse spezzato una gamba due mesi prima: ne ha chiesto la condanna a vita, quella che non ammette riabilitazione né perdono. Forse per fare di lui un caso esemplare, il più giovane ergastolano d’America. Un terribile precedente che si può evitare se l’opinione pubblica mondiale si solleverà perché sia data una chance a un bambino, reo (questo sì) di non aver saputo dosare la sua rabbia. Con Cristian è accusata di omicidio anche la mamma Susana Biannela (25 anni, nella foto),
per aver atteso sei ore prima di portare il piccolo ferito in ospedale, limitandosi a “curarlo” con del ghiaccio e senza l’accorgimento di tenerlo sveglio. Il procuratore dello Stato,
Angela Corey (nella foto, chissà se anche mamma) ha così commentato la sua richiesta di condanna: Il fatto che abbiamo accusato un dodicenne è di per sè un evento mozzafiato ed è triste per la nostra procura; ma è l’unico meccanismo giuridico che possiamo usare per proteggere la comunità da questo particolare crimine. La Corey, 57 anni, repubblicana e protestante, è stata la prima donna procuratore.
La famiglia di Cristian
Guai a non considerare il contesto in cui Cristian è vissuto. Sua madre l’aveva concepito nei sobborghi di Miami, da uno sconosciuto, quand’era ancora una bambina di 12 anni, e il nuovo compagno di lei finì in carcere per averla violentata dopo il parto. A due anni Cristian, trovato a vagabondare nudo e sporco fuori da un motel, venne tolto alla custodia di sua nonna, tossicomane di 34 anni che l’avrebbe allattato anche con l’aggiunta di droga; così lo riaffidarono ai genitori. Ma successivamente il patrigno, operaio edile, nell’ottobre 2010 si tolse la vita sparandosi un colpo di pistola davanti a lui e alla mamma per evitare nuovamente il carcere con l’accusa di aver violentato questa volta anche il piccolo Cristian. Nonostante questi difficili precedenti, nonostante il gesto sconsiderato di Cristian, due psicologi chiamati a esaminarlo, l’hanno definito emotivamente sottosviluppato, ma comunque in grado di riabilitarsi rispetto alla società. Ma è davvero di Cristian che la società deve aver paura, al punto da segregarlo a vita? Su Facebook esiste la pagina Support Cristian Fernandez in cui è anche possibile firmare una petizione in cui si chiede che i minori vengano trattati come tali nel sistema di giustizia penale: www.facebook.com/pages/Support-Cristian-Fernandez/155817627820236
Chi ha paura dei bambini
Cosa ne pensano gli americani
Ma davvero il nostro mondo di adulti deve proteggersi da questo e da altri bambini come lui? Dobbiamo ammanettarlo e rinchiuderlo per tutta la sua esistenza? Fa così paura? Su Jacksonville.com, sito del quotidiano The Florida Times Union, ecco alcuni commenti raccolti.
Contro Cristian
Steven45: Uccidere il piccolo demone ora.
Ralph in Orange Park: La prima priorità dovrebbe essere quella di impedirgli di uccidere ancora.
Gorilla 0878@yahoo.com: Penso che a 13 anni devono essere processati per omicidio di primo grado come gli adulti. Quando si ha questa età si conosce la differenza tra giusto e sbagliato.
P Eunny: Oh, lasciatemi piangere… per il bambino morto.
A favore di Cristian
Vcobbs: Questa è una triste, triste storia. Non riesco a immaginare ciò che questo ragazzo ha vissuto nella sua breve vita. Un bambino con una madre di 12 anni, un padre pervertito sessuale, una nonna tossicodipendente. Mi stupisce che sia sopravvissuto all’infanzia. Sono d’accordo, avrebbe dovuto sapere di non picchiare un bambino di 2 anni, ma il mio cuore va a tutti e due. I bambini sono il prodotto del loro ambiente. Mi auguro che ottenga l’aiuto di cui ha bisogno, ma ho il sospetto che il danno per la sua vita è già stato fatto.
icsea: Nessuno su questa terra può giudicare questo bambino né la sua famiglia, ed è disumano ciò che il SAO sta facendo a questo bambino. Devi essere cieco come un pipistrello per non sapere che la legge degli adulti non può essere applicata a questo bambino: un bambino di 12 anni. Può essere riabilitato. Se questo paese utilizza i nostri figli e noi per un guadagno politico invece di fare ciò che è giusto, abbiamo un problema serio. Se questo Stato avesse aiutato questa famiglia fin dal primo giorno, non si sarebbe arrivati a questo punto. La società non cambierà a meno che le persone non si mettano insieme per non tollerare più di essere trattati così.
Corey_Skank: Il genitore e/o tutore deve affrontare le accuse di negligenza per aver lasciato un ragazzo responsabile di un bambino. Non uccidete questo ragazzo!
Takeres: Ha bisogno di una seria riabilitazione a lungo termine, di un supporto psicologico prima di essere lasciato fuori nella società. Trattarlo come un adulto è assurdo.
Hollywood Heights: Chi ha fallito? Un innocente di due anni è morto. Tutti quelli che hanno avuto contatti con questa famiglia e hanno guardato dall’altra parte… Compresa la madre.
pumpkinmedic: Il fatto che a una madre di 12 anni sia stato permesso di tenere il suo bambino è assolutamente atroce. Il fatto stesso di restare incinta a 12 anni dovrebbe comportare l’automatica esclusione dei nonni dalla custodia di figlio e nipote.
smokeymt1: Questa è una situazione molto triste… E’ un caso orribile di abuso che dura da generazioni in questa famiglia… Dio solo sa quello che il 12enne ha vissuto nella sua breve vita… Questa famiglia ha avuto bisogno di aiuto per anni… Quanti sono i bambini abusati in questo momento intorno a noi?
Shawna1010: E’ il triste caso di una mamma che non ha protetto i suoi figli. Allevarli non significa dargli il cibo che gli piace, una stanza o tenerli puliti, ma la sicurezza, un bene non negoziabile. Questo 12enne dovrebbe crescere per migliorare, anche se saprà sempre di aver ucciso il fratellino, ma non sta andando a rieducarsi…
Darwingroupie00: A 12 anni non avrebbero dovuto permetterle di avere un figlio che sarebbe dovuto finire in adozione da chi era disposto ad amarlo e curarlo adeguatamente.
Military Retiree: E’ una delle cose più tristi che ho sentito in questi anni.
L’”insegnamento” degli adulti
Questo è il video girato dalla polizia di Jacksonville con telecamera nascosta nelle due stanze di detenzione dell’ufficio dello sceriffo. Si vedono Cristian e sua mamma. All’inizio Cristian ripete tra sè e sè l’episodio che ha provocato la morte del fratellino sbattuto contro la libreria della camera e dice: David… libreria… pow pow! http://jacksonville.com/news/crime/2011-09-16/story/whos-blame-complicated-cristian-fernandezs-mom-says-younger-sons-death
E in quest’altro video si vede invece una lezione impartita da una poliziotta a Kevin, un bambino di 7 anni che viene ammanettato per essersi accompagnato a dei ragazzi che rubavano biciclette. Era stato un parente di Kevin a chiamare la polizia per farlo arrestare a scopo precauzionale. A sette anni.
21
mar
12
Articolo 18
19
mar
12
Maratona di protesta
Una maratona di greci per la Grecia
Per gridare al mondo lo sdegno di un popolo
Chi dice che in Grecia la situazione è migliorata è un bugiardo che vuole solo confondere le acque e fare disinformazione. Solo per le banche estere va bene. Ci stanno massacrando, con le nuove misure di austerità decise. A dirlo è Alexandra Hatzopoulou che vive ad Atene.
I greci hanno inventato le Olimpiadi, la maratona, ma soprattutto la democrazia. Ed è con una maratona che il popolo greco, imbrogliato dai suoi stessi governanti, piegato dalle multinazionali europee e americane, umiliato dai poteri forti dell’Unione Europea (italiani inclusi), vuole gridare civilmente al mondo che non è giusto sacrificare la gente in nome del denaro, della finanza, del potere: perché ci sono valori superiori, perché prima di tutto conta la vita delle persone e molto poco invece dovrebbe contare il sostegno a finanzieri e speculatori per farli diventare sempre più incredibilmente ricchi sulla pelle degli altri.
La maratona, sabato 24 marzo (giorno prima della festa nazionale che ricorda la rivoluzione del 1821 contro i turchi), prenderà avvio alle ore 8 nella cittadina di Marathonas e seguirà il percorso storico che da Marathonas porta allo Stadio Kallimarmaro (fatto in marmo bianco), nel cuore di Atene: lo stesso stadio inaugurato nel 1896 per i giochi olimpici moderni, sui resti dell’antico stadio del 566 a.C. rifatto in marmo bianco da Licurgo nel 329 a.C., poi ampliato nell’anno 140 da Erode Attico per ottenere 50.000 posti a sedere (restaurato nel 1896).
In tutto il mondo la maratona è un percorso di 42 km e mezzo, perché quella è la distanza tra Marathonas e lo Stadio Kallimarmaro. La stessa distanza, lo stesso antico percorso, verrà coperta dai greci a piedi, in bici, coi motorini (ci saranno anche automobili per soccorrere chi non ce la fa a camminare). I cittadini, se ne prevedono migliaia, sono chiamati a partecipare e hanno annunciato l’adesione anche alcuni sindaci (i Comuni offriranno a tutti bottigliette di acqua e bibite). All’arrivo allo stadio, ci sarà un concerto di famosi cantanti e poi comizi contro i memorandum e contro le nuove leggi disumane votate. Naturalmente non si tratta di una competizione sportiva, ma di un modo civile di gridare forte al mondo lo sdegno di un’intera popolazione. La maratona esprime la militante pacifica resistenza del popolo greco contro la politica distruttiva e traditrice dei memorandum, ma anche la determinazione di combattere unito per la democrazia, l’indipendenza nazionale, la sovranità’ popolare e il rinascimento patriottico in Grecia.
L’organizzazione è del Fronte dei movimenti contro i memorandum
sotto gli auspici del movimento Spithes Attikis. Per informazioni: 0030 697 3397391
http://www.spitha-kap.gr/el/news/?nid=2212
(foto di The Bleeding Statues di Tony Lykouresis, Biennale di Atene 1982)
No, non va niente bene. E’ un enorme presa in giro. Le forze estere hanno ottenuto ciò che volevano. Questa è la nostra situazione.
16
mar
12





































