Archivio per la categoria 'AMBIENTE'

06
gen
12

Amazzonia 1- Chevron 0

Amazzonia 1 – Chevron 0

18 miliardi $ di multa

per 30 anni d’inquinamento

Indigeni 1 – multinazionale del petrolio 0. Ma la partita non è ancora finita. E’ un risultato che si ripete negli ultimi anni nel mondo, quasi a segnare la parvenza della fine della diffusa ingiustizia che vede sempre i più deboli soccombere di fronte alla prepotenza del denaro. Così, dopo la condanna della multinazionale anglo-olandese Shell a risarcire con 82 milioni di dollari la comunità nigeriana Ejama – Ebubu per un disastro ambientale che 40 anni fa rese incoltivabili 255.000 ettari di terreno, ora arriva la sentenza del tribunale dell’Ecuador che in appello ha condannato la compagnia petrolifera americana Chevron a pagare 18 miliardi di dollari per trent’anni di inquinamento della foresta amazzonica (tra il 1964 e il 1992) da parte della Texaco, ora acquisita dal colosso statunitense. Il 3 gennaio 2012 è stata confermata la sentenza di primo grado che chiedeva 9 milioni di $ raddoppiabili qualora la Chevron non avesse chiesto pubblicamente scusa alle popolazioni indigene danneggiate. La compagnia di San Ramon (California) non solo non intende scusarsi, ma ricorrerà ad un terzo grado di giudizio al tribunale internazionale dell’Aja. Intanto i metalli pesanti rilasciati nel terreno di parte del più grande polmone verde della Terra non sono stati ancora tolti.

Il Gruppo di Difesa dell’Amazzonia fa sapere di considerare questo importo troppo basso rispetto, ad esempio, ai 60 miliardi di dollari chiesti dagli Stati Uniti alla compagnia petrolifera inglese BP per l’inquinamento del Golfo del Messico nel 2010.

Nei 9 miliardi di dollari iniziali, i giudici ecuadoregni avevano così calcolato le modalità di risarcimento: 5,4 miliardi per bonificare i terreni inquinati, 600 milioni per valutare e trattare l’inquinamento delle acque sotterranee, 200 milioni per ripristinare il delicatissimo ecosistema, 150 milioni per realizzare un sistema di acqua potabile per gli indigeni che non possono più bere quella esistente. Oltre a questi importi per l’emergenza creata, ne sono stati fissati altri di supporto alle popolazioni locali: 1,4 miliardi per la sanità locale e 100 milioni per compensare le comunità indigene colpite, presso le quali si sono sviluppati fenomeni di cancro a seguito dell’inquinamento di 900 pozzi dopo che i liquami sono stati per decenni scaricati in torrenti e fiumi.

Nel video seguente è descritto il senso della sciagura che ha colpito la comunità amazzonica. E’ la lettera che 30.000 ecuadoregni hanno scritto ai cittadini degli Stati Uniti. Ecco il testo: Siamo madri di famiglia, siamo padri che lavorano duramente tutti i giorni, siamo nonni che conservano molti ricordi. Immaginiamo che voi siate uguali a noi, con cuori che palpitano, con occhi che apprezzano la bellezza del mondo che li circonda, con piedi che camminano nel nostro stesso pianeta. La nostra storia comincia 50 anni fa in un angolo della foresta amazzonica. Avevamo acqua limpida, alimenti sani, piante medicinali, vivevamo in armonia con la natura e con dignità. Finché arrivò la compagnia petrolifera Texaco. Non conoscevamo il petrolio, dicevano che era qualcosa di buono, che portava progresso. Ci ricordiamo delle condutture, dei liquami neri, dell’acqua tossica che buttavano nei nostri fiumi, del dolore che sentivano i nostri figli quando facevano il bagno; ci ricordiamo delle malattie, delle deformazioni, dei tumori, dei nostri morti. Noi non vi conosciamo, conosciamo solo la compagnia Texaco che oggi si chiama Chevron.
Siamo gente con coraggio e umiltà, lottiamo da molti anni per ottenere giustizia, ossia che la compagnia si faccia carico di tutti questi danni. E’ già stata condannata lo scorso anno, però la compagnia dice che non rispetterà mai la decisione del tribunale e che andrà avanti combattendo.

Noi vogliamo arrivare al vostro cuore perché conosciate la verità. La compagnia Chevron ci ha avvelenato e ha avvelenato anche l’immagine degli Stati Uniti e dei suoi cittadini. Per questo, a nome di migliaia di cittadini colpiti in Ecuador, scriviamo questa lettera a voi, perché possiate far qualcosa e subito, perché esigiate dalla Chevron di eliminare il veleno che ha lasciato nella nostra Amazzonia e perché pulisca anche l’immagine del suo paese e di voi stessi. Molte grazie.

03
lug
11

No Tav scontri in Valsusa

No TAV. Stato contro cittadini

Ma lo Stato siamo noi

Domenica 3 luglio appuntamento in Valsusa. Il comitato No TAV l’aveva annunciato: Non ci fermeremo. Difatti i valligiani che si battono per non avere il loro territorio traforato dalla galleria e dai viadotti previsti per collegare Francia e Italia con i treni ad alta velocità, sono cresciuti in questa giornata festiva di alcune decine di migliaia di unità: almeno quelli disposti al tutto per tutto salendo nei boschi che circondano il cantiere. Una manifestazione autorizzata, di 5.000 persone, più un numero imprecisato di ospiti esterni venuti da ogni parte d’Italia e, sostiene la questura, anche 300 giunti da Francia, Germania, Spagna e Austria, per solidarizzare con cittadini attraverso forme di lotta più o meno pacifiche. Che il clima si sia rapidamente surriscaldato lo dice il lancio di pietre sulle forze dell’ordine che in tenuta anti sommossa presidiano la zona, e verso gli operai che hanno dovuto sospendere i lavori per l’impossibilità di svolgerli in sicurezza: e non solo per via delle pietre, ma anche per i lacrimogeni e per i getti degli idranti partiti dai blindati.

I dimostranti sono scesi verso l’area presidiata da diverse parti, sfondando la recinzione del cantiere. Beppe Grillo, giunto sul posto, ha parlato di prove tecniche di dittatura riferendosi al fatto che il governo, anziché venire incontro alle istanze della gente, invia 2.000 poliziotti e carabinieri in assetto di guerra. La bomba ormai è innescata, e lo si è visto con la presenza di black block armati di mazze da baseball, che hanno lanciato bombe carta e (secondo la questura) anche bottiglie piene di ammoniaca; lo si è visto con i primi feriti dall’una e dall’altra parte.

Parlando a centinaia di manifestanti pacifici riuniti a Chiomonte, Beppe Grillo (pure lui urticato dai gas lacrimogeni) li ha definiti degli eroi: La Torino-Lione è la più grande truffa del secolo, pensare di far viaggiare le merci a 300 all’ora è roba da anni Settanta, il futuro è fare viaggiare meno le merci, è il regionalismo.

Sul versante governativo il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano ha invece commentato a caldo: Questa azione di guerriglia è un atto para-terroristico che non può passare per una normale manifestazione di dissenso. È stata messa in pericolo la vita di alcune persone. Un Paese come il nostro deve avere infrastrutture che consentano di essere al centro del percorso europeo. O Vendola, Bonelli & C vogliono fermare le lancette della storia?

Tutti i sindaci valligiani sono scesi con le fasce tricolore nel corteo di Exilles, con bambini e ragazzi in prima fila. Tra loro campeggia una gigantografia dei simboli dello Stato contro lo strapotere delle mafie: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con la scritta Giù le mani dalla Valsusa. Da un’altra parte un fantoccio del sindaco di Torino Piero Fassino con in mano delle banconote da 500 euro: il segno che la gente si fida poco di chi gestisce la cosa pubblica, di destra o di sinistra. (Nei  video di Repubblica e di Youreporter.it, alcuni momenti degli scontri e del corteo pacifico). A fine giornata si contavano circa 200 agenti feriti e 220 dimostranti (tra feriti e con problemi respiratori post lacrimogeni). Quando sono i cittadini comuni (seppur con le inevitabili infiltrazioni violente) a fare muro compatto contro lo Stato, lo Stato ha il dovere di fermarsi, riflettere e trovare soluzioni alternative. Perché lo Stato è fatto di cittadini e non può prescindere da essi. Lo Stato siamo noi. E quando ai cittadini che contestano lo Stato, questo gli invia contro la polizia, significa che qualcosa di prezioso si è rotto.

25
giu
11

Turismo nucleare

Vacanze al mare, vista centrale nucleare

Sono 18 gli Stati del continente Europa che non hanno centrali nucleari. E 18 che ce le hanno (tra cui Germania e Svizzera che hanno deciso di chiuderle definitivamente). Tra questi Paesi ve ne sono almeno tre che fanno grande conto sul turismo estivo e marino in particolare: Francia, Slovenia, Spagna. Chissà cosa penserebbero i turisti stranieri (oltre ai locali) nell’apprendere che, più o meno nascoste nell’entroterra, ma comunque in linea d’aria non lontane dalle località balnearie, ci sono delle belle centrali nucleari…

Per esempio in Slovenia a Krsko (130 km da Trieste, 100 km dall’isola di Krk e 130 da quella di Cres-Cherso). Per esempio in Francia a Marcoule (120 km da Marsiglia e 190 km da Saint Tropez). Per esempio in Spagna a Cofrentes (70 km da Valencia e dalla costa valenciana); per esempio ad Ascò (50 km da Tarragona e dalla Costa Dorada); per esempio a Vandellos che dista una decina di km dalla Costa Dorada.

Non che nelle aree limitrofe si corrano pericoli, è solo per dire quanto sia ancora difficile soggiornare in zone denuclearizzate. In ogni caso, qualora si avesse la sfortuna di incappare in un incidente nucleare, bisogna avere l’avvertenza di seguire le prescrizioni che le autorità per la sicurezza nucleare dovrebbero aver comunicato ai residenti. Stando all’autorità francese ASN l’Autorité de sûreté nucléaire, ecco quali sono le cose principali da fare. Quando sentite suonare le sirene fisse o mobili, dovete chiudervi in casa e sigillare porte, finestre e sistema di ventilazione. Se i bambini sono a scuola al momento dell’allarme non andate a cercarli perché saranno già al sicuro con gli insegnanti. E’ obbligatorio tenersi informati mediante i notiziari locali di France 3 régionale e France Bleu. Prendere le pastiglie di iodio per impedire allo Iodio radioattivo di fissarsi nella tiroide: devono avere priorità nell’assunzione delle pastiglie le donne incinte e i minori di 18 anni. Apposita campagna informativa e localizzazione degli stock di pastiglie sono curate nelle vicinanze delle centrali. E’ vietato il consumo di: legumi, frutta, latte fresco di fattoria e acqua piovana; l’acqua di rubinetto andrà usata a seconda delle indicazioni del Prefetto. Se necessario, le autorità decideranno l’evacuazione: ogni famiglia dovrà provvedere a mettere in sicurezza i propri beni, a preparare i bagagli e a radunarsi nei punti prestabiliti.  (nella foto vecchia cartolina di Saint Tropez)

25
giu
11

Dalla cucina al serbatoio

Olio da cucina= diesel

Ingredienti: 1 olio da cucina usato (di oliva o di semi)

Preparazione: far riciclare l’olio q.b., almeno 3 giorni (da azienda specializzata)

Risultato: diesel vegetale.

La ricetta è semplice, ma nessuno prima dei ricercatori brasiliani e statunitensi l’aveva pensata. Autori del progetto sono gli studenti della Scuola Politecnica dell’Università di San Paulo, dell’Istituto di Tecnologia dell’Aeronautica del Brasile e quelli del celebre MIT (Istituto di Tecnologia del Massachusetts).

L’olio usato da cucina verrà presto venduto alle aziende produttrici di biodiesel al prezzo di 25 centesimi di euro al litro, prezzo che dopo la filtrazione potrebbe raddoppiare, ma che evidentemente sarà sempre a buon mercato.

Il prototipo del filtro oggi costa 57 euro, è stato progettato nell’ambito dell’iniziativa Green Grease Project’s, progetto del MIT in unione con le cooperative di riciclatori. Per costruire il filtro si sono usati materiali semplici: tamburi di plastica, tele jeans, reti da edilizia e tubi del gas. L’olio viene filtrato nei tamburi al termine di un processo che dura 3-4 giorni (per 50 litri).

Noi tendiamo (senza saperlo) a inquinare i fiumi gettando nel lavandino l’olio usato da cucina, che invece andrebbe raccolto e consegnato alle isole ecologiche comunali per il suo riciclaggio. Ma l’olio esausto da cucina può anche essere usato per isolare il tetto di casa. E’ proprio vero che in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma (come diceva Lavoisier). Ma è anche vero che da 32 anni in Brasile esiste l’auto che va ad alcol prodotto dalla canna da zucchero (partnership Fiat, primo prototipo una Punto), eppure le lobby del petrolio e dell’automobile hanno impedito la diffusione di questi carburanti alternativi. Già nel 2006 il Brasile si è avvicinato all’autosufficienza energetica, basata per il 44% su fonti rinnovabili.

24
giu
11

Vecchi eroici volontari

Fukushima. 250 vecchi si immolano

per salvare i giovani

Nel regno animale ci sono spesso esempi di vecchi che si sacrificano per la salvezza delle giovani generazioni. Lo fanno ad esempio specie per noi orribili come i ratti, che quando si tratta di assaggiare cibi sospetti che potrebbero rivelarsi mortali per il gruppo, mandano avanti i più vecchi che hanno meno da perdere. Lo fanno anche i cavalli in branco: quando sono attaccati dai lupi creano un recinto naturale mettendo al centro i puledrini e all’esterno i più anziani. Ebbene anche nella specie umana, che consideriamo opulenta ed egoista, sta accadendo quello che nella società dovrebbe essere un naturale gesto di solidarietà e che invece, proprio per la sua unicità, viviamo come un eroismo estremo. Accade in Giappone. Sono oltre 250 i pensionati giapponesi che hanno chiesto alle autorità il permesso di pulire la centrale nucleare contaminata di Fukushima. Volontari che vogliono prendere il posto dei giovani che stanno rischiando la vita sottoponendosi ad altissimi livelli di radiazioni.

Si tratta di anziani che ritengono di avere ancora davanti a sé non più di 20 anni di vita e che quindi pensano di morire prima che le radiazioni possano sviluppare il cancro, o in ogni caso preferiscono mettersi a rischio loro che hanno già vissuto gran parte della loro vita,salvaguardando i più giovani. A capeggiarli è Yastel Yamada, classe 1939, ingegnere laureatosi a Tokyo nel 1962 e oggi volontario nelle ONG. Yamada ha messo in piedi una pagina Internet ( http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=it&prev=/search%3Fq%3DYastel%2BYamada%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26hs%3Dqmn%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26prmd%3Divns&rurl=translate.google.it&sl=en&u=http://bouhatsusoshi.jp/&usg=ALkJrhggKzQRiAH4tbf_R8cvmzJBlETwsw ) in cui in 11 lingue tra cui l’italiano, invita a costituire una task force ONU di volontari. Come dice lui stesso, La nostra generazione che ha, consciamente o inconsciamente, approvato la costruzione della centrale nucleare di Fukushima godendo i benefici della vasta offerta di energia elettrica prodotta, in particolare quelli di noi che l’hanno salutata con lo slogan “L’energia nucleare è sicura”, dovrebbero essere i primi ad aderire al “Corpo di Veterani Specializzati per riparare il sistema di raffreddamento”. E’ un dovere della nostra generazione nei confronti di quelle che verranno.

Oggi, prosegue nel documento, molti dei lavoratori utilizzati nella centrale sono impiegati senza distinzione di età, di conoscenze, abilità o esperienza. Il “Corpo di Veterani Specializzati” dovrà essere invece composto da tecnici e ingegneri veterani volontari, che sono qualificati per eseguire i suddetti lavori, con maggiori capacità di analisi in loco. Sono decisioni che per lcuni si riveleranno delle condanne a morte e per questo devono far riflettere. Sono decisioni che richiamano gli atti di eroismo compiuti in tempo di guerra di fronte al plotone d’esecuzione. Quanti fautori del nucleare (anche europei) vorranno aderire all’invito? Per farlo basta contattare l’ingegnere: Naka-Kasai 5-chome 11-25-707, Edogawa-ku, Tokyo 134-0,083, Giappone veteran_corp@aa.wakwak.com tel & fax: +81- (0) 3-5659-3063 Cellulare: +81- (0) 90-5659-3063 . Di volontari c’è grande bisogno. Ma si sa, noi siamo quelli dell’Armiamoci e partite! Per fortuna il Giappone ci insegna che la società umana non è ancora tutta malata.

22
giu
11

Autopsia di Ciro

Dinosauro ghiotto di sardine

Autopsia d’eccezione a Milano: protagonista Ciro, neonato di dinosauro vissuto 110 milioni di anni fa nell’area di Benevento (a Pietraroja) e trovato 31 anni fa dal verosese Giovanni Todesco fossilizzato in una cava a 800 metri sul livello del mare; ma nel Cretaceo inferiore quella (e l’intera Italia) era un’area sommersa dal mare che si trovava vicino all’equatore, con clima e vegetazione paragonabili alle Bahamas.

Il piccolo Velociraptor carnivoro era appena uscito dall’uovo e presentava ancora la fontanella aperta sulla testa e il ventre gonfio per una piccola riserva di tuorlo. Dall’autopsia effettuata al Museo di Storia Naturale di Milano con microscopio elettronico ad elettroni (300.000 ingrandimenti) e TAC, si è scoperto qual è stato il suo ultimo pasto. Nel suo minuscolo intestino (l’animale misurava 23 cm.) sono state trovate tracce di una sardina di 9 anni, di un piccolo rettile, di un altro pesce e  la zampa di una grande lucertola, troppo grande per le sue dimensioni che certamente venne presa dai suoi genitori. Purtroppo Ciro (che aveva poche settimane di vita) non fece in tempo a digerire quella zampa, perché un uragano lo scagliò in mare facendolo annegare e immobilizzandolo sul fondo fangoso per 110 milioni di anni fino a farlo riemergere dalle rocce dei monti del Sannio.

Ciro è l’unico dinosauro al mondo fossilizzatosi con tutti gli organi interni, con tanti tessuti molli conservati, legamenti intervertebrali, cartilagini articolari nelle ossa delle zampe, muscoli e connettivi del collo, parte della trachea, residui di esofago, tracce del fegato, l’intero intestino con i capillari visibili e perfino i batteri ancora leggibili, vasi sanguigni mesenterici, capillari ramificati, fasci muscolari degli arti posteriori e della coda composti da cellule striate. Scipionyx samniticus che nel ’98 si conquistò la copertina di Nature, oltre ad essere il dinosauro meglio conservato al mondo è anche il primo dinosauro sottoposto ad autopsia. Ciro è stato anche il primo dinosauro trovato in Italia, oltretutto di una specie ancora sconosciuta. Se fosse cresciuto sarebbe diventato alto due metri e avrebbe assunto l’aspetto simile a un veloce struzzo di 50 kg.

Sempre in Meridione, ad Altamura in provincia di Bari, nella Valle incantata in un’area di 12.000 mq si trova un giacimento di 4.000 impronte di 200 dinosauri (quasi tutti erbivori, di 5 specie diverse) vissuti 70 milioni di anni fa. Erano sauropodi dal collo molto lungo, ceratopsidi dal cranio corazzato e cornuto, iguanodontidi e anchilosauri, oltre ai carnivori teropodi (bipedi simili al tirannosauro). Le loro impronte, lasciate in alcuni casi da mamma e figli, vanno da 5 a 45 cm. e lasciano supporre che si stessero muovendo con calma. Erano animali possenti, lunghi fino a 10 metri.

10
giu
11

TaxiQuorum

Taxi volontari per i referendum

Non c’è che dire, l’Italia s’è desta. E ha voglia di farlo vedere a tutti con 4 sì ai referendum del 12 e 13 giugno. In rete, su Facebook, è nata perfino l’iniziativa TaxiQuorum che prevede la disponibilità di disporre taxi gratis per quanti hanno difficoltà a raggiungere la sede in cui votare. Il servizio casa-seggio elettorale sarà funzionante a cura di volontari domenica dalle ore 8 alle 22 e lunedì dalle ore 7 alle 15 in molte città e piccoli Comuni italiani.

Per offrirsi a fare da tassisti o per richiedere di essere accompagnati in auto a votare, è sufficiente scrivere una mail a battiquorum2011@gmail.com (indicando nel caso dei volontari, la località e l’orario nel quale si è disponibili ad andare a prendere una o più persone a casa per portarle fino al seggio) o telefonare al 377 3197008. Il sito in cui trovare le località coperte dal servizio e assumere altre informazioni è http://taxiquorum.wordpress.marsiaj.it/  mentre la pagina Facebook è http://www.facebook.com/pages/Taxi-Quorum/171905449535839?sk=wall .

07
giu
11

il referendum si tiene


Questo
referendum non s’ha da fare

E invece si fa. L’ha detto oggi la Consulta

Sono passati 200 anni dall’ordine che Alessandro Manzoni fece dare a don Addondio dal bravo dell’Innominato ne I Promessi Sposi: Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani né mai. Una frase rimasta scolpita nell’immaginario collettivo degli italiani per indicare la sopraffazione del più forte, espressa sotto forma di minaccioso avvertimento.

Oggi sembra quasi di sentirla riecheggiare quella frase, ovviamente priva del carattere intimidatorio, proveniente dai palazzi del potere… Questo referendum (sul nucleare) non s’ha da fare. A pronunciare con altre parole questo concetto, suggerito dal premier Silvio Berlusconi, sono i legali nientemeno che dell’Avvocatura dello Stato, istituto che dal 1933 ha compiti di consulenza giuridica e difesa legale di tutte le amministrazioni statali, Regioni comprese. Quindi paradossalmente il quadro che ne esce è il seguente: lo Stato cerca di fermare il popolo perché non si esprima (nè contro né a favore) su una decisione presa dal governo. Un corto circuito.

Dopo aver tentato invano di bloccare il referendum ricorrendo alla Corte di Cassazione, il governo italiano ora prova a bloccarlo con un ulteriore strumento, la Corte Costituzionale (Consulta) che tuttavia il 7 giugno all’unanimità ha dato torto al governo stabilendo che questa consultazione sul nucleare ci sarà e quindi domenica 12 e lunedì 13 giugno si voterà per 4 referendum.

Agli occhi dell’opinione pubblica più attenta, si è trattato di una pessima prova di debolezza dell’esecutivo e anche di mancato rispetto della volontà popolare alla quale il potere intende negare il diritto di esprimersi. Non era mai successo, nella storia repubblicana, che un governo spaventato dal probabile giudizio contrario del popolo (quindi anche dei propri elettori) coinvolgesse le massime istituzioni giudiziarie per impedirlo. Una vera e propria prova di forza contro un diritto sancito dalla Costituzione. Da un lato il presidente del Consiglio si dice non spaventato dal voto e dall’altro fa di tutto perché non si vada a votare. Negare ai cittadini il diritto di esprimersi significa porsi al di sopra di essi imponendo la propria volontà impopolare. E questo è tanto più grave in quanto l’argomento del referendum in questione riguarda la sicurezza e viene percepito dagli italiani (non solo da loro) come una questione di salute pubblica per il presente e per le future generazioni. E’ come se il governo ci stesse dicendo: Lasciate stare, ne riparliamo tra uno o due anni quando non penserete più al disastro di Fukushima e a quello di Chernobyl. Poi decideremo ancora una volta noi facendo esattamente il contrario di quel che vorreste oggi. Ma questo è un ulteriore errore gravissimo che il governo sta facendo allontanandosi ancora di più dal sentire della gente, rafforzando l’opposizione sempre più percepita come paladina della libertà di espressione e alimentando l’insofferenza anche di quanti vorrebbero appoggiarlo, ma non si riconoscono più nelle modalità di questa moderna oligarchia che, anziché confrontarsi con il Parlamento, preferisce trincerarsi dietro la barricata dei decreti legge.

Consulta: perché si vota per il nucleare

Ecco la motivazione della Corte Costituzionale che il 7 giugno ha dichiarato ammissibile il quesito referendario sul nucleare, che il governo Berlusconi ha nuovamente cercato di affossare. Secondo la Consulta l’attuale quesito sull’energia atomica E’ connotato da una matrice razionalmente unitaria e possiede i necessari requisiti di chiarezza, omogeneità e univocità. Secondo l’Alta corte Le norme contenute nel decreto omnibus sono unite da una medesima finalità: quella di essere strumentali a consentire, sia pure all’esito di ulteriori evidenze scientifiche su profili relativi alla sicurezza nucleare e tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore, di adottare una strategia energetica nazionale che non escluda espressamente l’utilizzazione di energia nucleare, ciò in contraddizione con l’intento perseguito dall’originaria richiesta referendaria, in particolare attraverso l’abrogazione dell’articolo 5 del decreto legislativo numero 31 del 2010.


07
giu
11

Il prezzo di Fukushima

Costa un euro la carota del dopo Fukushima

Una carota costa un euro al mercato di Tokyo. E’ tanto, perché dal marzo scorso i giapponesi devono fare a meno delle carote, ma anche di tutta la verdura, la frutta, il latte, il frumento, la carne, il pesce e perfino le alghe (a loro tanto care) provenienti da un raggio di 300 km dalla città di Fukushima. E’ lo scotto pagato alla contaminazione radioattiva del dopo tsunami. Un danno calcolato in questi giorni in oltre 17 miliardi di euro, che se la crisi perdurasse potrebbero arrivare a 90 miliardi di euro.

Nel Giappone che cerca di tornare alla normalità è arrivato il nuovo anno scolastico, in aprile come sempre; e già si pensa di scavare tutti i campi di gioco per bambini e ragazzi, per togliere mezzo metro di terra radioattiva e portarla altrove. Intanto si guarda ai più giovani, per gli adulti si vedrà.

Nel Giappone iper produttivo che per forza di cose si troverà costretto ad aumentare nel mondo i prezzi delle sue auto, dei suoi televisori, dei computer, delle macchine fotografiche e di tutta la tecnologia, i problemi energetici del dopo tsunami e della chiusura di alcune centrali nucleari (una a sud di Tokyo è costruita proprio sopra una faglia continentale) la Toyota per abbassare la bolletta della luce ha annunciato che chiuderà le fabbriche due giorni feriali la settimana per aprirle sabato e domenica, quando c’è meno richiesta energetica. Nella vita di tutti i giorni, dopo la chiusura di 6 reattori nucleari, i giapponesi fanno i conti con un calo dell’energia disponibile, che si traduce in meno porte automatiche in funzione, meno scale mobili attive, meno insegne luminose notturne. Il Paese che non intende più costruire centrali nucleari, sta decidendo di puntare sulle energie rinnovabili (eolico, geotermico, solare) e di ridurre tutti gli sprechi.

Sono questi piccoli flash dal Paese che prima di tutti al mondo ha costruito centrali nucleari: la prima a soli 7 anni dal disastro di Hiroshima e Nagasaki. Piccoli flash da una terra che sembra lontanissima (sei ore indietro rispetto all’Italia), ma che ha portato fino a noi, col vento, il suo pulviscolo radioattivo.

Il prezzo della normalità

Nella foto del 25 maggio 2011 il vice governatore della Prefettura di Fukushima, Matsumoto (a sinistra) col sindaco di Kawasaki, Abe Takao, in uno shopping center locale, cercano di convincere la gente a consumare prodotti tipici della regione del Tohoku dove ha sede la centrale nucleare danneggiata. Si offrono riso, asparagi e succo di mele prodotti a nord est di Fukushima, assicurando che non ci sono rischi per la salute e che la paura è il peggior danno che si può fare all’economia dell’area.

05
giu
11

Egitto, incidente nucleare

Egitto. In aprile incidente nucleare

 …E mentre in Italia ci si interroga se ci sarà o no il quorum al referendum del 12 e 13 giugno e il governo Berlusconi contraddice se stesso annunciando prima di non temere la consultazione e poi dando mandato all’Avvocatura dello Stato di ricorrere alla Corte di Cassazione contro il referendum sul nucleare, il mondo è alle prese con un nuovo incidente nucleare. Questa volta molto meno grave di Fukushima, ma enormemente più vicino a noi: in Egitto. La notizia è trapelata solo ora, ma l’incidente è avvenuto lo scorso 14 aprile nella centrale di Anshas nella città nord orientale di Bilbeis (circa 150.000 abitanti, tra Ismailia e Port Said sul delta del Nilo) 96 km a nord de Il Cairo, capitale di 15 milioni di abitanti. Stando alla notizia diffusa il 3 giugno dal quotidiano locale Rose el Youssef  si è verificata una perdita di acqua radioattiva a seguito dell’esplosione di una pompa del reattore. Lo ha rivelato una fonte dell’Autorità egiziana per l’energia atomica al giornale locale, che ha titolato L’Egitto si salva da un disastro nucleare. Questo reattore di fabbricazione argentina è attivo da poco tempo e sarebbe privo dell’autorizzazione del Centro per la sicurezza nucleare in quanto è ancora in fase di test (sarà completamente funzionante dal 21 giugno). Ma il direttore del Centro per la Sicurezza Nucleare egiziana Mohammed Taha Kollaly, afferma che il reattore ha ottenuto il permesso di operare e l’autorizzazione al riavvio da parte del Dipartimento per l’Energia Atomica e dell’Agenzia internazionale dell’Energia Atomica.

Il guasto ha provocato la fuoriuscita di 10 metri cubi di acqua radioattiva. In base ai criteri dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’incidente ha gravità di terzo livello.

05
giu
11

Il liquidatore di Chernobyl

Il testamento del liquidatore di Chernobyl

Per gran parte di noi il nome Vassili Nesterenko non dice niente. Ma per i dimenticati di Chernobyl dice molto: in alcuni casi significa vita.

Nesterenko, che ci ha lasciato nel 2008 a 73 anni a seguito delle radiazioni di Chernobyl, era un fisico ucraino; ma pur essendo direttore dell’Istituto di Energia Nucleare all’Accademia Nazionale delle Scienze della Bielorussia, il giorno dopo l’esplosione del reattore di Chernobyl, salì su un elicottero sorvolando l’area per capire la situazione. Gli altri tre compagni di volo furono condannati a morte dalle radiazioni prima di lui che sopravvisse malato altri 22 anni: 22 anni votati a combattere contro la disinformazione ufficiale e mettendosi contro il potente KGB sovietico prima, e poi contro il potente Alexandr Lukashenko, presidente della Bielorussia dal 1994.

Nel primo summit di esperti sovietici Nesterenko consigliò l’urgente evacuazione della popolazione in un raggio di 100 km, e di distribuire dosimetri e compresse di iodio per salvare almeno i bambini. Di fronte all’inerzia e alle bugie del governo sovietico, con grande coraggio Nesterenko decise autonomamente di mettere tutto il suo staff al lavoro sui danni prodotti dalle radiazioni, dando assistenza diretta alle persone colpite. Naturalmente venne rimosso dal suo incarico subendo in seguito continue pressioni, la minaccia di internamento in manicomio e due attentati.

Sopravvissuto alle radiazioni, il fisico ottenne l’aiuto di tre personalità russe che nel 1990 gli permisero di fondare e dirigere l’indipendente Istituto di Radioprotezione BELRAD. Fautori del progetto erano il fisico Andrej Sakharov (Premio Nobel per la pace 1975 che non poté ritirare perché confinato a Gorkj, poi riabilitato nel 1986 da Gorbaciov), lo scrittore Ales Adamovich e il campione del mondo di scacchi Anatoly Karpov. BELRAD aveva e ha tuttora compiti di controllo delle radiazioni degli abitanti e dei prodotti alimentari della zona di Chernobyl, si occupa di mantenimento della sicurezza delle radiazioni e di protezione della popolazione contaminata da radionuclidi.

Per questo suo impegno socio-sanitario e politico Nesterenko ebbe notevoli problemi con l’Agenzia della Sicurezza di Stato bielorussa che dopo aver minacciato di internarlo in un manicomio (secondo l’usanza sovietica) gli propose un posto in un altro istituto statale purché non si occupasse più di Chernobyl. Ma il fisico tirò dritto.

Nel 1994, con l’aiuto di ONG occidentali, BELRAD acquisito strumenti mobili per misurare la radioattività, poi da lui perfezionati. Questi spettrometri collegati a computer registrano i raggi gamma di radionuclidi incorporati, Cesio 137 ma anche Potassio. I dati raccolti vengono regolarmente pubblicati in un documento distribuito a livello regionale e locale alle autorità sanitarie nazionali e alle famiglie.

Nel 1996 Nesterenko riuscì a far adottare dalle autorità sanitarie il suo preparato Vitapect 2 basato sulla pectina di mele, considerata assorbente del Cesio 137. Un mese di trattamento fa scendere del 60-70% il livello di radionuclidi presente nell’organismo del bambino.

Gli ostacoli creati da Lukashenko  

Le sue misurazioni hanno rivelato livelli di contaminazione 8 volte superiori a quelli pubblicati dal Ministero della Salute bielorussa, sbugiardando nel mondo  le autorità del Paese. Il 25 giugno 2007, dopo il suo rifiuto di dirigere la costruzione della nuova centrale nucleare in Bielorussia, il presidente Lukashenko firmò una risoluzione volta a Prendere tutte le misure necessarie per assicurare alla giustizia l’organizzazione privata Istituto di Radioprotezione BELRAD e il suo responsabile, colpevole di violazione delle leggi in materia di radioprotezione, ricerca e la divulgazione dei risultati della ricerca.

Nesterenko ha continuato fino alla morte a difendere il suo lavoro con energia, nonostante i quotidiani controlli del dipartimento fiscale del Ministero delle Finanze.

Auguro a tutti la buona salute che avevamo noi

prima di arrivare a Chernobyl

Ecco cosa disse il 27 maggio 2008 (5 mesi prima di morire) a Ginevra intervenendo assieme alla genetista Rosa Gontcharova e allo scienziato Alexei Yablokov alla protesta pubblica La veglia di Ippocrate.

Continueremo a sperare che le vittime di quel disastro sopravvivano. Io sono uno degli 800.000 liquidatori contaminati da Chernobyl. Questi sono veramente gli uomini dimenticati nel nostro Paese. Decine di migliaia di persone hanno già lasciato questo mondo, non può più parlare di questo nuovo… Auguro a tutti la buona salute che abbiamo avuto, noi liquidatori, prima di essere arrivati ​​al reattore. Eravamo giovani e pieni di forza.

Il destino degli scomodi

Vassili Nesterenko ha dedicato la vita alla protezione della popolazione (bambini in particolari) colpita dalle radiazioni. Quand’è morto stava realizzando uno studio sul radiocesio accumulato nei corpi di bambini delle regioni contaminate.

Per anni BELRAD ha funzionato grazie al contributo internazionale (francese soprattutto) e grazie al sostegno finanziario dell’associazione i Bambini di Chernobyl Bielorussia, e di France Libertés, Children of Chernobyl. Morto questo eroe di Chernobyl, l’istituto ora è guidato dal figlio Alexei Nesterenko, laureato in Ecologia umana.

Nel video che segue, l’allarme lanciato (e non ancora raccolto) dal prof. Vassili Nesterenko in una delle sue ultime interviste realizzata dal giornalista Claudio Bernieri nel film I dimenticati di Chernobyl (regia di Oscar Nani) realizzato per Rai 2 e dimenticato anche dalle televisioni pubbliche e private nonostante abbia vinto il Premio Ilaria Alpi. Il suo autore, rimasto disoccupato, stando a Internet oggi suona la fisarmonica nelle stazioni del metrò.

04
giu
11

Scorie radioattive offresi

Le nostre scorie di Uranio 238 in regalo

agli ultimi terrestri dell’anno 4.500.000.000

Anche se quantitativamente non si tratta di grandi masse (ogni reattore nucleare scarta annualmente 60 metri cubi di liquido radioattivo pari a 8 tonnellate) i residui radioattivi delle centrali nucleari non sono cosucce da poco. Basta dire che il Plutonio sopravvive 241.000 anni, l’Uranio 234 245.000 anni, l’Uranio 235 710.000 e l’Uranio 238 ha una vita di 4 miliardi e mezzo di anni: assisterà probabilmente alla morte del Sole attesa tra 5 miliardi di anni. Quindi le scorie radioattive sono una nostra eredità in aumento nel mondo, che risulterà certamente gradita a tutte le future generazioni che abiteranno la Terra.

Al di là della costruzione o meno di nuove centrali nucleari (se passerà il SI al referendum del 12 e 13 giugno per i prossimi 5 anni i governi italiani non potranno programmare la ripresa del nucleare e in seguito dovranno comunque tener conto dei due giudizi espressi dalla popolazione nei referendum del 1987 e del 2011) nel nostro Paese esiste già il problema delle scorie radioattive: non solo quelle prodotte da ospedali e centri di ricerca, ma soprattutto quelle delle 4 centrali nucleari dismesse. Scorie per le quali non esiste ancora a livello mondiale la certezza di uno stoccaggio definitivo e sicuro per sempre.

Centrali nucleari dismesse

GARIGLIANO (Fr) – reattore di 160 mW, fermato nel 1978). Il sito stocca 2.200 metri cubi di scorie radioattive.

CAORSO (Pc) – reattore di 860 mW, fermato nel 1987. Il sito stocca 1.880 metri cubi di scorie radioattive più 187 tonnellate di elementi di combustibile irraggiato.

LATINA – reattore di 210 mW di potenza, fermato nel 1986. Il sito stocca 900 metri cubi di scorie radioattive.

TRINO VERCELLESE (Vc) – reattore di 270 mW, fermato nel 1987. Nel sito 780 metri cubi di scorie radioattive e 14,3 tonnellate di elementi di combustibile irraggiato (esaurito).

Depositi di scorie radioattive

Gli attuali 3 depositi che contengono 235 tonnellate di scorie radioattive si trovano: in Basilicata a Trisaia (Mt), nel Lazio a Casaccia (Rm) e in Piemonte a Saluggia (Vc). Si calcola che l’ammontare complessivo dei rifiuti radioattivi stoccati in Italia sia di 90.000 metri cubi: tra questi anche i rifiuti ospedalieri che hanno comunque una vita di alcune centinaia di anni.

Nonostante siano trascorsi 24 anni dalla chiusura delle centrali nucleari italiane, non è ancora iniziato il loro smantellamento. Trino Vercellese sarà la prima ad essere smantellata dopo il 2013 e le 2.000 tonnellate di scarti radioattivi presenti verranno portate all’estero (dove?).

Nel gennaio 2003 Giancarlo Ventura dell’ENEA firmava questo studio ENEA-  Sistema Informativo Geografico per il sito del Deposito Nazionale dei Materiali Radioattivi che si trova su Internet (http://www.archivionucleare.com/index.php/2007/11/21/deposito-nazionale-studi-sogin-enea/).

Si tratta di uno studio di massima su come individuare la compatibilità dei luoghi ad ospitare le scorie radioattive prodotte dalle centrali nucleari. Eccone alcuni stralci che fanno capire come le stesse autorità attribuiscano a queste scorie sigillate in appositi contenitori stagni, un elevato rischio di radioattività.

Al termine del processo di identificazione tramite GIS delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione di un deposito di tipo superficiale, si è giunti ad una lista di 28 siti che non presentano condizioni di esclusione e possiedono buoni requisiti di idoneità. A questi siti si aggiungono, quali aree potenzialmente idonee, altre 5 possibili localizzazioni. Quest’ultime provengono da studi pregressi e sono state individuate con i criteri di esclusione non del tutto coincidenti con quelli delle analisi GIS…

Si rammenta a questo proposito che alcuni criteri di esclusione sono un semplice strumento di elaborazione dei dati da utilizzare per favorire la ricerca di aree favorevoli (es. la distanza dai centri abitati). Altri criteri, legati a caratteristiche o processi rilevanti per la sicurezza del deposito (es. l’alluvionabilità dell’area o l’instabilità dei versanti) determinano l’effettiva esclusione di un’area. Per tale motivo possono risultare idonee anche aree diverse da quelle individuate con la procedura GIS…

In sintesi, un sito viene ritenuto idoneo se, in qualsiasi condizione di evoluzione del sistema deposito-ambiente, anche di tipo incidentale, la dose conseguente alla migrazione dei radionuclidi non supera i limiti fissati dalla legge. Ne consegue che l’effettiva verifica dell’idoneità di un sito può essere effettuata solo a valle di indagini di caratterizzazione di grande dettaglio e dopo aver sviluppato il progetto esecutivo dell’impianto e stabilito con esattezza il “carico radiologico” del deposito. Nella attività di analisi territoriale per la selezione delle aree non si può quindi andare oltre la verifica di larga massima della presenza e dell’entità di fattori che potenzialmente possono rendere non trascurabile l’impatto radiologico del sistema…

La funzione di barriera svolta dalla geosfera è legata alla vulnerabilità ambientale del sito, che può essere definita come la proprietà del sito di trasferire radionuclidi alla biosfera a seguito del rilascio degli stessi da parte del deposito. La vulnerabilità del sito è una caratteristica intrinseca dello stesso, ed è funzione delle proprietà geologiche, idrogeologiche, geochimiche, geotecniche e meteo-climatiche del sito; esse nel loro complesso determinano il grado di inibizione alla migrazione dei radionuclidi del deposito.

Definite le specifiche tecniche del deposito e l’inventario dei materiali radioattivi in esso contenuti, ciascun sito è caratterizzato da una propria vulnerabilità, misurabile attraverso la quantità di radionuclidi trasferibili alla biosfera in conseguenza di un ipotizzato rilascio degli stessi nell’ambiente e quindi della dose trasferita direttamente e indirettamente all’uomo…

 

IDENTIFICAZIONE DEI SITI PROPONIBILI

Sulla base delle considerazioni precedentemente esposte, si sta procedendo allo sviluppo di una procedura che, per ciascun sito, a fronte di un’analisi preliminare di sicurezza, non vuole individuare un valore deterministico, e quindi univoco, della dose all’uomo, ma indica, in termini probabilistici, il grado della potenziale idoneità.

Infatti a causa della non univocità dell’input del modello si può ottenere, come output, una distribuzione di valori della dose, il cui andamento è determinato anche dell’incertezza associata ai parametri di input. La distribuzione della dose sarà tale che all’aumentare del grado di conoscenza dei parametri del sistema deposito-sito, la dispersione attorno al valore medio si restringe. Nel caso limite, ossia in condizioni di conoscenza deterministica dell’input, la distribuzione della dose si restringe ad un unico valore, che coincide con quello ottenuto su basi deterministiche…

CONCLUSIONI

Pertanto possono esistere, ad esempio, altre aree potenzialmente idonee oltre i 600 m s.l.m., o possono essere considerate adatte aree con superficie inferiore a 300 ha, ecc..

Ciò dipende anche dal fatto che anche i criteri adottati per l’identificazione delle aree sono quelli applicabili utilizzando dalle informazioni disponibili a scala nazionale. In ogni caso le aree individuate possono indicare le zone dove indirizzare con priorità la ricerca dei siti idonei e il sistema informativo è adeguato per ripercorrere la procedura di selezione delle aree nel caso fosse necessario modificare i criteri di esclusione o venissero resi disponibili ulteriori dati e cartografia tematica per indagini a scala nazionale.

Alla data odierna la selezione è concentrata su 33 siti. I siti in esame hanno superato il vaglio di tutti i criteri d’esclusione, adottati rispettando le indicazioni del Gruppo di Lavoro “destinazione dei rifiuti radioattivi” della Sezione Nucleare della Commissione Grandi Rischi del Dipartimento della Protezione Civile. Essi rispettano altresì le indicazioni della Guida Tecnica N° 26 dell’ENEA/Disp (oggi APAT) nonché quelle fornite dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) (“Siting of near surface disposal facilities” – Safety Series N° 111-G3.1, 1994).

Un’ulteriore riduzione del numero dei siti individuati potrebbe essere operata definendo criteri d’esclusione aggiuntivi o adottando metodi comparativi (definiti e discussi a livello internazionale, ma non applicati finora a tal fine, se non a titolo esemplificativo) basati su una stima previsionale delle prestazioni a lungo termine dell’installazione. Le metodologie ad hoc sono state acquisite e possono essere rese operative.

Rispetto all’ipotesi alternativa di localizzare il deposito in sotterraneo a debole profondità (celle in gallerie ricavate all’interno di rilievi preferibilmente argillosi), alcuni dei siti già individuati sono adatti ad entrambe le soluzioni. Ulteriori siti idonei alla sola opzione galleria possono emergere dall’analisi territoriale da poco avviata, che potrà dare le prime indicazioni entro l’anno in corso.

04
giu
11

Chicco Testa ad Annozero

Chicco Testa su Chernobyl: Di 4.000 bambini malati di cancro sono morti solo 15

Cambiare idea nel corso della vita non è solo normale, è anche salutare. Ma ciò non dovrebbe mai far perdere di vista l’umanità. Un esempio dell’uscita dai binari sembra averlo dato il 2 giugno 2011 nella trasmissione Annozero Chicco Testa, già presidente nazionale Legambiente e guida della mobilitazione antinuclearista del dopo Chernobyl, oggi strenuo difensore del nucleare dopo essere passato alla presidenza dell’ENEL (1996-2002) e alla guida di società pubbliche e private. Nel confronto con Ignazio Marino senatore del Pd, Testa ha tenuto a precisare che dei 4.000 bambini ucraini colpiti da cancro alla tiroide a seguito della contaminazione da iodio radioattivo, solo 15 sono morti. Come se ammalarsi di tumore o nascere con malformazioni anche gravissime sia uno degli scotti da pagare per spendere meno di luce in bolletta. Questo è quello che il telespettatore ha recepito. Poi Chicco Testa, approfittando della presenza di Adriano Celentano che ha aiutato a salire al 23,66% lo chare già ottimo di Annozero (prima trasmissione della serata) con 5,8 milioni di ascoltatori il 2 giugno, ha fatto un altro scivolone, più legato agli interessi privati. Essendo in diretta e per avvalorare il suo interesse per il nucleare, ma anche per le energie alternative, ha fatto pubblicità diretta a due sue aziende energetiche private che producono in alternativa al petrolio: una costruttrice di tegole fotovoltaiche e l’altra, EVA (Energie Valsabbia Spa), che si occupa anche di centrali idroelettriche. Ma probabilmente non ha pensato che a guardarlo c’erano soprattutto persone più sensibili dei nuclearisti alla salute e all’ambiente e che di certo sono rimaste sconcertate dalle sue riflessioni: per questo motivo quella pubblicità gratuita potrebbe essersi rivelata un boomerang. Cercando su Internet la società di Testa, ci si imbatte nella causa che la vede coinvolta a Belluno e nella sua milionaria richiesta di risarcimento (200.000 euro più 1,3 milioni di euro per ogni anno di ritardo nell’attivazione della centrale) a Wwf Italia, Cai Veneto, Amici del Parco e Comitato acqua bene comune. Motivo? Queste associazioni lo scorso marzo sono ricorse al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma contro l’azienda bresciana e contro i Comuni bellunesi di Sospirolo e Gosaldo i quali, in cambio dei promessi 113.750 euro annui per 15 anni (totale 1.706.250 euro), l’avevano autorizzata a sfruttare a fini idroelettrici l’acqua del torrente Mis. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che il torrente si trova dentro il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi (dal 2009 l’Unesco ha decretato le Dolomiti patrimonio dell’Umanità) e quindi in un’area in cui è vietata la costruzione di centraline e tanto più di un impianto che dovrebbe  produrre 6,5 milioni di kWh l’anno. Le quattro associazioni hanno citato a giudizio, oltre all’azienda EVA e alle due amministrazioni comunali, Regione Veneto, Ente Parco delle Dolomiti Bellunesi e Autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave e Brenta-Bacchiglione.(nella foto una cascatella del torrente Mis) 

20
mag
11

Nucleare: i pazzi siete voi

7 ragazzi nel rifugio atomico fino ai referendum

Sette ragazzi italiani (5 maschi e 2 femmine) hanno scelto di auto segregarsi, di qui al 12 giugno (data dei 4 referendum) per mobilitare l’attenzione dei loro coetanei (e non solo) sul problema del nucleare. Dentro un appartamento senza uscire e senza rifornirsi di cibi freschi, come fossero davvero in un rifugio atomico. Comunicano all’esterno solo via Internet e sono sostenuti da Greenpeace. Dicono che usciranno solo dopo che il 13 giugno sarà stato cancellato l’incubo del ritorno al nucleare in Italia. Un ritorno abbastanza improbabile, anche visto il successo plebiscitario del 97% dei votanti in Sardegna che espresso la netta contrarietà a che la loro isola ospiti centrali nucleari. Ma tutto potrà essere messo in discussione a livello nazionale, tra uno o due anni se al referendum del 12 e 13 giugno non andrà a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto; e se la maggioranza voterà no all’abrogazione del referendum.

Durante il periodo di auto- detenzione i 7 ragazzi simulano la vita nel rifugio e quindi non arieggiano i locali e mangiano solo i cibi prescritti per queste situazioni di pericolo. Ecco perché il loro slogan è I pazzi siete voi. Per conoscerli e anche vederli in diretta streaming, http://www.ipazzisietevoi.org/public/page/rifugio

13
mag
11

Basta parlare, piantiamo!

Il pianeta nelle mani dei bambini

La cosa più pazzesca è che questa favola è vera. La seconda cosa pazzesca è che è un bambino a raccontarla. La terza è che chi dà una lezione al mondo ha solo 13 anni. Ma Felix Finkbeiner di Monaco di Baviera, ne aveva solo 9 quando iniziò questa incredibile avventura dicendo: Pianterò un milione di alberi in Germania. Era rimasto affascinato da una lezione sulla fotosintesi clorofilliana e spaventato da quelle sul disboscamento planetario. Così quattro anni fa nel giardino delle elementari piantò il suo primo albero: primo di una lunga serie dal momento che il 4 maggio 2010 è arrivato al milione di alberi piantati. A ringraziarlo quel giorno c’erano politici e ministri dell’Ambiente di 45 nazioni.

Dal momento di quella folgorazione, è riuscito a viaggiare a una folle velocità: 30 alberi all’ora! Naturalmente non li pianta lui con le sue manine: Felix è il mandante. Ispiratosi all’ambientalista biologa keniota Wangari Maathai premio Nobel per la Pace che aveva aiutato a piantare oltre 30 milioni di alberi, il piccolo Felix con l’aiuto della sua famiglia ha fondato l’organizzazione Plant For The Planet che ha come slogan Stop talking, start planting- Basta parlare, iniziare a piantare. A 9 anni Felix aveva il suo primo dipendente, oggi ne ha 23 e sono tutti dodicenni. Sono veri e propri ambasciatori che girano il mondo per insegnare ai grandi come rispettare questo pianeta malato. Chiedono che gli adulti si sentano cittadini del mondo e non solo sfruttatori della Terra. Il loro obiettivo è piantare 500 miliardi di alberi arrivando fino a un trilione di alberi in 10 anni. Vogliono eliminare ciò che determina anidride carbonica e propongono che chi produce più di una tonnellata di CO2 paghi. Oggi Plant For The Planet è presente in 131 nazioni, Italia compresa.

Noi bambini ci sentiamo veramente traditi. Dopo tutto quello che si è detto a Copenhagen alla conferenza Onu sul clima, cosa si è ottenuto? Non abbiamo ancora fiducia negli adulti. Così abbiamo deciso di cambiare noi le cose, ha detto Felix Finkbeiner nel suo discorso alle Nazioni Unite, dove si è presentato con alcuni suoi amici impugnando cartelloni a forma di albero. (Questa la traduzione di Docsubtitles: http://www.youtube.com/watch?v=IKluwWyKTnY ). Dalla sua parte il giovane Felix ha diversi adulti, come i fotografi Andreas Biedermann, Anita Bischoff, Per Eriksson, Annette Koroll, Bernd Schumacher, Jens Umbach, Markus Seidel, Thomas Rosenthal e Thore Timm che diffondono il suo verbo immortalando personaggi famosi, tutti nella stessa spettacolare posa (sopra il titolo Felix con l’attore Harrison Ford, nell’altra foto Adeline col principe Alberto di Monaco). Sono l’indiano premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, il tennista Michael Stich, la modella brasiliana Gisele Bündchen, il teologo svizzero Hans Küng, la principessa di Giordania Haya Bint Al Hussein, l’artista inglese John Watts e tanti altri. Tra i tanti supporter di questi bambini ci sono al momento solo due italiani: Vittorio Prodi europarlamentare e Eric Ezechieli fondatore di The Natural Step. Le prossime iniziative di questi ragazzi in Italia sono: 14 maggio a Bressanone, 17 maggio a Campo Tures, 19 maggio di nuovo a Bressanone. E noi pensiamo ancora che per fare le cose sia necessario votare centinaia di politici… Questo il loro sito italiano: http://www.plant-for-the-planet.org/it/country/italia

03
apr
11

Effetto Chernobyl

… E sai cosa respiri

Se un cittadino vuol sapere che aria sta respirando in questi giorni, a circa un mese dall’incidente nucleare di Fukushima, deve accontentarsi di quanto scrive il 24 marzo 2011 l’Istituto Superiore di Sanità (visto che nella prima pagina del sito non compare quest’informazione, ecco il link: http://www.iss.it/pres/focu/cont.php?id=1146&lang=1&tipo=3). Riassunto, il messaggio dice: tranquilli, il pulviscolo atmosferico che arriva dal Giappone non vi farà morire di tumore, perché concentrerà radiazioni radioattive inferiori a 1 mBq (un millesimo di Becquerel) al metro cubo. Il Becquerel (Bq) equivale alla disintegrazione di un radionuclide che avviene in ogni secondo (decadimento che trasforma il nuclide da radioattivo in più stabile), con emissione di radiazioni alfa o beta o gamma: le alfa penetrano nel corpo per frazioni di millimetro, le beta per alcuni millimetri e le gamma penetrano la materia per circa un metro.

Il messaggio precisa poi che, mentre dopo il disastro di Chernobyl l’Istituto Superiore di Sanità stimò un aumento di 3.000 cancri mortali in Italia, in questo caso non si prevedono rischi per la salute in quanto la dose media relativa alla nube giapponese sul nostro Paese varia da 1 a 10 milionesimi di Sievert per metro cubo di aria. 1 Sievert è pari a 10 Millisievert (mSv) e 1 Millisievert è pari a 1.000 Microsievert (μSv). Non spiega però cos’è il Sievert, né cos’è la dose efficace media di cui parla in seguito. Se Sievert (Sv) è l’unità di misura della dose di radioattività assorbita dall’organismo, il Becquerel è l’unità che misura la radioattività. Un esempio per capire il rapporto tra le due unità di misura: 1.000 Bq assorbiti da un organismo adulto attraverso il cibo corrispondono a 0,00002 mSv nel caso di Trizio, a 0,01 mSv nel caso di Cesio-137, a 0,02 nel caso di Cesio-134, a 0,03 nel caso di Stronzio e a 0,3 nel caso di Plutonio-239.

Nel messaggio dell’Istituto Superiore di Sanità si paragonano poi i 3.000 morti di tumore ritenuti connessi a Chernobyl con i 150.000 italiani che ogni anno muoiono di tumore per altre cause: si cerca forse di dire che 3.000 in più sono stati poca cosa e sono un rischio trascurabile di fronte ai vantaggi del nucleare?

La nostra radioattività

Se andare in vacanza in località molto lontane aumenta il rischio radioattivo (volare in aereo espone 100 volte di più alle radiazioni nucleari provenienti dal cosmo), va ricordato che anche stare a casa è pericoloso. Le nostre abitazioni sono un concentrato di Radon, gas presente nei materiali edili e nel terreno. Ma il Radon c’è anche nell’aria esterna in misura diversa a seconda dei luoghi, tanto che deriva da questo gas quasi il 50% dell’esposizione alla radioattività naturale: in Italia il fondo radioattivo naturale è considerato pari a 2,4 mSv anno.

Ci nutriamo poi di sostanze radioattive soprattutto assumendo Potassio-40 con i cibi. Siamo stati tutti irradiati dalla radioattività scatenata dalle esplosioni delle migliaia di test nucleari effettuati dal 1946 ai giorni nostri e dalle due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. E poi in 50 anni c’è stata una cinquantina di incidenti nucleari (conosciuti): per i più gravi dei quali, Chernobyl e Fukushima, pagheremo tutti in modo più elevato le conseguenze. Dopo Chernobyl abbiamo mangiato cibi contenenti Cesio-134 (eliminato nel 1990, dopo 4 anni dal disastro) e Cesio-137, che vedrà azzerata la sua nocività radioattiva solo nel 2046.

E ci sono pure le radiazioni a cui ci sottoponiamo a scopo diagnostico o curativo. Una radiografia al torace ci fa assorbire circa 0,14 millisievert (mSv), una mammografia 1,0 mSv, una radiografia all’addome 1,1 mSv, una colecistografia 1,5 mSv, un’urografia 3,1 mSv, una tac da 3 a 4 mSv e una radiografia al tubo digerente varia da 4,1 a 7,2 mSv. Molto più alti i valori di altre diagnostiche: da 10 a 20 mSv è l’assorbimento di radioattività provocato da una tac a emissione di positroni (PEC) e da una scintigrafia, mentre da 10 a 40 mSv è l’impatto di una seduta di radioterapia anti tumorale. Tutte dosi elevate se si pensa che la legge italiana fissa per la popolazione una dose annua massima ammissibile di 1 mSv, che sale a 6 per lavoratori della categoria B e a 20 per quelli della categoria A (manipolatori di radioisotopi). Statisticamente la dose di 10 mSv corrisponde alla probabilità di 50 nuovi cancri o leucemie mortali ogni 100.000 persone sottoposte alla stessa quantità di radiazioni. Un quarto delle radiazioni nucleari che entra nell’organismo dei cittadini svizzeri, si è calcolato che ci arriva attraverso questi esami diagnostici.

Chernobyl, 11 trilioni di Becquerel

L’esposizione a 100 mSv determina l’insorgere di tumori; 1.000 mSv provocano immediato vomito e nausea e probabili effetti a lunga durata; esposizione per un’ora a 1.000 mSv produce lievi alterazioni dell’emoglobina; 5.000 mSv danno perdita di capelli ed emorragie; 4.000 mSv assorbiti per una settimana provocano la morte nel 50% dei casi se non si interviene; con 6.000 mSv difficilmente si sopravvive. Secondo il governo giapponese a Fukushima si sono raggiunti 30.000 mSv al reattore n.2, 100.000 mSv al numero 4 e 400.000 mSv al numero 3.

Paragonando i dati delle morti per cancro in Svizzera prima e dopo Chernobyl, si è constatato che dopo il disastro nucleare il numero di questi decessi è cresciuto dello 0,1 per mille. Come ricorda nel suo studio da responsabile di Medicina Nucleare dell’Usl 9 Grosseto Massimo Tosti Balducci, nella popolazione evacuata da Chernobyl si riscontrò una dose di 1.000 mSv nella tiroide dei bambini da 0 a 3 anni di vita, di 70 mSv negli adulti e di 15 mSv nell’intero corpo, mentre altri bambini dell’ex Urss da 0 a 7 anni assorbirono nella tiroide 40.000 mSv; e come abbiamo visto, con 6.000 mSv difficilmente si sopravvive. La popolazione italiana raggiunta nel 1986 da quella nube radioattiva ne fu contaminata nell’intero organismo solo con 0,38 mSv.  Il disastro di Chernobyl liberò in atmosfera isotopi radioattivi per 11 Exa-becquerel, ossia 11 miliardi di miliardi di Becquerel, mentre la bomba sganciata su Hiroshima liberò 8 milioni di miliardi di miliardi di Becquerel. In questo sito ( http://www.focus.it/natura/ambiente/gallery/Le_citta_piu_inquinate_del_mondo/Cartoline_dalle_Terre_Sporche_23.aspx ) alcune foto terribili di bambini di Chernobyl, ma è sufficiente digitare Chernobyl e immagini su Google, per rimanere scioccati dalle malformazioni di tanti bambini nati da genitori contaminati.

29
mar
11

Iodio 131 nell’aria

Arrivato lo Iodio 131

Il bollettino sulla radioattività in Italia fornito dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) il 28 marzo 2011 è, come sempre, tranquillizzante. Tuttavia rileva deboli tracce di radioattività giapponese nell’aria italiana.

I risultati delle misure relative ai campionamenti effettuati tra il 23 e il 27 marzo dall’ARPA Piemonte, dall’ARPA Valle d’Aosta, dall’ARPA Bolzano e dall’ARPA Lombardia hanno evidenziato in alcuni campioni la presenza di piccole tracce di Iodio 131, dell’ordine del decimillesimo o centomillesimo di Bq/m3. Inoltre, l’ARPA Friuli Venezia Giulia ha effettuato una stima di deposizione al suolo.

Le suddette concentrazioni risultano di 1-2 ordini di grandezza inferiori a quelle rilevate nei giorni scorsi negli Stati Uniti ed in Canada. Esse sono altresì analoghe a quelle rilevate in Francia dall’Istituto di Radioprotezione e Sicurezza Nucleare (IRSN) nei giorni dal 24 al 26 marzo. Tali valori non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario.

Si conferma che, sino ad oggi, la rete automatica di monitoraggio dell’intensità di dose gamma in aria dell’ISPRA non ha rilevato valori anomali rispetto alle normali fluttuazioni del fondo ambientale locale.

Nella prima foto le rilevazioni effettuate il 27 marzo e nella seconda il 23 marzo: i valori della radioattività atmosferica sono espressi in nanoGy/h mostrano dei lievissimi aumenti.

Greenpeace: Come Chernobyl

Intanto nei pressi della centrale nucleare di Fukushima si è rilevata acqua stagnante che risulta letale per l’alta concentrazione di radioattività. Secondo le rilevazioni effettuate da volontari di Greenpeace, la popolazione entro i 100 km dall’impianto andrebbe evacuata. Il disastro provocato sarebbe grave quanto quello di Chernobyl: basta pensare che a Tokyo (città di 12 milioni di abitanti) che dista 240 km ai bambini è vietato l’uso dell’acqua dei rubinetti. Il Giappone ha chiesto per la prima volta aiuto alle autorità nucleari francesi (EDF, Areva e CEA). (nel video lo spot anti nucleare di Greenpeace Italia)

Tepco, gigante dai piedi d’argilla

E mentre i pro nucleare dicono che quella centrale era vecchia e che oggi se ne costruiscono di migliori, la Tepco (Tokyo Electric Power Corporation di cui è presidente Masataka Shimizu, contrito nella foto) società che la gestiva, potrebbe venir nazionalizzata ora che ha perso in Borsa i tre quarti del capitale. La Tepco, nata nel 1951, ha un capitale sociale di 5 miliardi di euro, un patrimonio lordo di 113 milioni di euro, un reddito 2009 di 1,76 miliardi di euro, vendite nel 2009 pari a 43 miliardi di euro e conta 258 compagnie associate. Tutto questo impero si sta sgretolando perché la società non aveva adeguato abbastanza la sicurezza degli impianti. Il guaio è che il disastro finanziario è poca cosa, il disastro radioattivo ci riguarda tutti.

27
mar
11

Test nucleari a go-go

Test nucleari a go-go

E’ proprio necessario riempirsi ancora di radiazioni nucleari? Ecco quanto è stata finora bombardata la Terra a partire dai 1.045 test che gli Stati Uniti effettuarono nel 1945 nel New Mexico per mettere a punto le due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Dopo i primi esperimenti Usa, questi sono solo alcuni dei test seguenti.

STATI UNITI. Dal 1946 al 1956 23 test nell’atollo di Bikini (Pacifico), uno nel 1955 nel Pacifico, uno nel 1958 nel Pacifico alle isole Marshal, 3 nel sud Atlantico e 12 nel Pacifico alle isole Johnson tra il 1958 e il 1962, uno in Alaska nel 1960, 2 nel 1962 nel Pacifico, uno in Alaska nel 1970; e ancora uno in Louisiana, 2 nel Colorado, 3 nel New Mexico e 4 nel Nevada (di cui uno con gli inglesi).

FRANCIA. 210 test nel Sahara in Algeria nel 1960, 179 test (42 atmosferici e 137 sotterranei) tra il 1966 e il 1996 nell’atollo polinesiano di Mururoa, 14 test (4 atmosferici e 10 sotterranei) tra il 1966 e il 1996 nell’atollo di Fangataufa in Polinesia e 2 in Algeria nel 1996.

RUSSIA (ex URSS). Numero imprecisato di test, con inizio nel 1949 con i primi 715 esperimenti nucleari in Kazakistan. Si sa che il progetto numero 7 determinò in quella regione 122 potenti test atomici sotterranei tra il 1965 e il 1988. Nel solo 1968, gli USA eseguirono ben 55 esplosioni sotterranee, i russi 18.

GRAN BRETAGNA. Inizio dei test nel 1952 in Australia con 45 esplosioni atomiche.

CINA. Inizio dei test nel 1964 con 45 esplosioni nel deserto di Taklamakan.

INDIA. Primi 6 test nel Rajasthan nel 1974.

PAKISTAN. I 6 primi test nel 1998 in Belucistan.

COREA DEL NORD. Primi 2 test in Corea del Nord nel 2006.

Nessuna conferma di esperimenti congiunti israelo-sudafricani nel 1979 quando nell’Oceano Atlantico meridionale fu registrata da un satellite spia americano un’esplosione nucleare.

I test nucleari francesi hanno fatto aumentare i casi di cancro alla tiroide nelle isole della Polinesia. Lo ha sostenuto nel 2006 un’équipe di ricercatori francesi dell’Istituto nazionale della Sanità e della Ricerca medica (Inserm). Secondo l’associazione Aven, La Francia è uno degli ultimi paesi a riconoscere la nocività dei test nucleari, mentre la legge americana riconosce dal 1988, 31 tipi di malattie, fra cui 25 cancri, che possono essere provocati dagli esperimenti su persone presenti in un raggio di 700 chilometri attorno all’esplosione. La ricerca ha studiato 239 casi di cancro alla tiroide manifestatisi fra il 1966 e il 1999.

Hermann Müller, premio Nobel 1946 per la Medicina, parlò dei gravissimi danni genetici causati dalle radiazioni provenienti dalle esplosioni sperimentali. Per questo la Commissione per l’Energia Atomica (AEC) gli vietò nel 1955 di presentare la sua relazione alla Conferenza di Ginevra per la pace. Ogni radiazione assorbita aumenta le probabilità di un individuo di morire anzitempo- sosteneva negli anni Sessanta il medico americano, anticipando che Nei prossimi duemila anni nasceranno individui più deboli, meno longevi, affetti da deformità più o meno accentuate, da malattie in parte nuove. Riprendere gli esperimenti nucleari è stato come sparare a raffica alle generazioni future.

E mentre il Nobel avvertiva dei gravissimi rischi per la salute, il Servizio di Sanità Pubblica degli USA garantiva che la ricaduta di particelle atomiche era “nei limiti della sicurezza”: Ed Edward Teller, il fisico ungherese padre della bomba all’idrogeno, continuava a dire che il pulviscolo radioattivo esponeva le persone allo stesso danno causato da una sigaretta fumata ogni due mesi. Come dire che le radiazioni nucleari, se non sono proprio salutari, certo non fanno neanche male!…

25
mar
11

Radioattività nel limiti

Radioattività nei limiti

Tutti i risultati delle misure effettuate sino ad oggi non hanno evidenziato anomalie rispetto a quanto rilevato precedentemente all’incidente nucleare. Questo quanto affermato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Sicurezza Ambientale) nel suo aggiornamento delle ore 17 del 24 marzo 2011 rispetto alla misurazione della radioattività in Italia attraverso la rete automatica di 50 stazioni monitoraggio dell’intensità di dose gamma nell’aria. Nel bollettino di ieri si legge inoltre: Nel loro movimento le masse d’aria provenienti dal Giappone sono andate gradualmente depauperandosi del contenuto iniziale di radioattività, per cui si ritiene che interessando il territorio europeo, avranno una concentrazione di radioattività estremamente bassa, difficilmente misurabile con i normali sistemi di misura. Le suddette concentrazioni sono da ritenersi non rilevanti dal punto di vista radiologico e tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario. Attualmente si stanno effettuando misure giornaliere, con particolare riguardo alla presenza degli isotopi Cesio 137 e Iodio 131. E’ stato anche richiesto di effettuare misure di deposizione al suolo con cadenza settimanale.


24
mar
11

Particolato radioattivo

Particolato radioattivo in Italia

A proposito dell’arrivo oggi sull’Italia della massa d’aria proveniente dal Pacifico contenente residui radioattivi, ecco il tranquillizzante dispaccio dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione Ambientale) di ieri, 23 marzo 2011.

La dispersione dei rilasci di radioattività dalla centrale giapponese, sin dall’inizio dell’evento, ha risentito delle traiettorie dei venti che, su larga scala, hanno interessato prevalentemente l’area orientale e nord orientale, verso l’Oceano Pacifico e gli Stati Uniti.
Nel loro movimento le masse d’aria vanno gradualmente depauperandosi del contenuto iniziale di radioattività, per cui si ritiene che, giunte in Europa, avranno una concentrazione di radioattività estremamente bassa, a livelli tali da risultare difficilmente rilevabili con i normali sistemi di misura, e comunque da ritenersi non rilevanti dal punto di vista radiologico. Al riguardo, l’Environmental Protection Agency statunitense, utilizzando sistemi di rilevamento estremamente sofisticati, ha nei giorni scorsi stimato che i livelli di radioattività in aria risultano talmente bassi da comportare per un individuo della popolazione una dose dell’ordine di centomila volte inferiore a quella normalmente ricevuta dalla radioattività naturale.

Comunicazioni in tal senso sono fornite anche dall’Autorità di sicurezza nucleare e dall’Istituto di sicurezza nucleare e di radioprotezione francesi.

 

L’Autorità per la Radioprotezione dell’Islanda, grazie a sistemi molto sofisticati, in grado di rilevare anche concentrazioni di radioattività ampiamente al di sotto dei valori che possono comportare un rischio sanitario per la popolazione, ha rilevato tracce di Iodio 131 ritenute dall’Autorità stessa dell’ordine di un milionesimo di volte inferiori a quelle misurate in Europa a seguito dell’incidente di Chernobyl e che non comportano alcun rischio per la salute.
L’ISPRA, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima in Giappone, ha richiesto, sin dal 12 marzo 2011, ai soggetti della rete delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la protezione dell’ambiente di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l’andamento di una eventuale presenza anomala di radioattività in aria riconducibile all’incidente. Attualmente si stanno effettuando misure giornaliere con particolare riguardo alla presenza degli isotopi Cesio 137 e Iodio 131. E’ stato anche richiesto di effettuare misure di deposizione al suolo con cadenza settimanale.
Tutti i risultati delle misure giornaliere effettuate sino ad oggi non hanno evidenziato anomalie rispetto a quanto rilevato precedentemente all’incidente.

 

Ricordiamo che la massa d’aria in arrivo è costituita da particolato atmosferico e, come ha riferito a Rainews Paolo Ruffi dell’ENEA, potrebbe contenere particolato radioattivo con Iodio 131 (che decade in 8 giorni) e Cesio 137 (la cui vita è di 30 anni); tuttavia non essendo avvenute esplosioni a Fukushima, i vapori non sono saliti abbastanza in alto da sfruttare (come invece accadde per Chernobyl) le correnti aeree che li trasporterebbero in giro per il mondo con effetti nocivi: soprattutto in caso di piogge. Alle ore 12,30 le rilevazioni delle reti ARPA in Italia, chiamate in questi giorni ad un particolare monitoraggio delle radiazioni gamma presenti nel particolato atmosferico, non hanno dato livelli di radioattività diverse dal solito. Cercando invece qualche notizia sul sito del Ministero dell’Ambiente (dove, se non lì, si dovrebbero trovare news?) curiosamente ci si imbatte nella prima pagina in 4 rassicuranti foto del ministro Stefania Prestigiacomo, a corredo di informazioni sullo stoccaggio dell’anidride carbonica, sulla moratoria di un anno per il nucleare, sulle energie rinnovabili e sulla salute dei cittadini (rispetto al nucleare).

Italia più radioattiva della media europea

L’Italia tuttavia, di suo, è un Paese col elevata concentrazione di radioattività. Lo si evince dai dati in possesso dell’ISPRA. La presenza di Radon (elemento radioattivo prodotto dal Radio) è forte nelle nostre abitazioni e ciò rappresenta un pericolo per la salute in quanto questo gas pesante che sopravvive poco meno di 4 giorni, se inalato, provoca tumori ai polmoni. Si calcola che di Radon in Italia muoiano 3.000 persone all’anno: 24.000 nell’intera Unione Europea. E’ la sostanza seconda responsabile di tumori ai polmoni dopo le sigarette: la si trova nel terreno, nell’acqua, nei materiali edili.

L’indagine dell’ISPRA nelle abitazioni italiane ha rilevato che in esse la concentrazione media di Radon è di 70 Becquerel per metro cubo, con punte in Lazio con 119 Becquerel per metro cubo e Lombardia con 111 Becquerel per metro cubo. Friuli Venezia Giulia presentano valore 99 e Campania 95. Seguono la provincia di Bolzano con 70, il Piemonte con 69, la Sardegna con 64, l’Abruzzo con 60, Veneto e Umbria con 58, Puglia con 52, Trentino con 49, Toscana con 48, Emilia Romagna e Valle d’Aosta con 44, Molise con 43; mentre tra 20 e 40 Becquerel per metro cubo si riscontrano in Liguria, Marche, Basilicata, Calabria, Sicilia. Se 70 è la media italiana, quella europea è di 59 e la mondiale di 40. L’indagine svolta tra il 1989 e il 1997 ha anche evidenziato che singole abitazioni presentano anche concentrazioni preoccupanti, con migliaia di Becquerel per metro cubo.




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