Archivio per la categoria 'AMBIENTE'

26
Apr
09

Energie alternative

Un’isola dove prendere il sole

non significa abbronzarsi

Perché affannarsi per il ritorno al nucleare in Italia? Invece delle scorie radioattive da smaltire e del rischio di incidenti (vedi elenco alla fine) non si può pensare qualche soluzione più pulita? Per esempio utilizzando l’energia del sole che non presenta pericoli. Si può. Dal sito www.ecoblog.it apprendiamo che Ras al Khaimah (uno dei 7 Emirati Arabi Uniti del Golfo Persico) attraverso il finanziamento degli studi del Centre Suisse d’Electronique et Microtechnique, ha avviato la costruzione di un impianto prototipo di celle solari nel deserto. Se il risultato sarà soddisfacente, il diametro verrà portato dagli attuali 100 metri a un chilometro e la struttura sarà installata in mare aperto per produrre quasi quanto la più grande centrale nucleare svizzera. In pratica si costruirà un’isola fluttuante grande poco più di due volte il Maracanà (lo stadio di Rio de Janeiro, più grande al mondo).

L’attuale progetto mira a generare nel deserto 190 Megawatt di corrente elettrica al costo di 11 centesimi di euro per KW/h. Ma l’obiettivo è costruire nell’oceano vere e proprie isole fotovoltaiche, fatte di una serie di membrane plastiche fluttuanti su cui poggiare specchi che catturano l’energia solare, facendo evaporare il liquido per azionare la turbina e produrre energia.

Se si pensa che la più potente delle 4 centrali nucleari svizzere sviluppa una potenza di 1.220 Megawatt e nel 2006 ha generato 9.367 GWh di energia elettrica (9 miliardi di chilowattora), l’isola solare con un diametro di mille metri di pannelli raggiungerebbe una potenza di 1.900 Megawatt producendo in un anno circa 15.000 GWh (15 miliardi di chilowattora). Se la centrale svizzera di Gösgen con i suoi 8 miliardi di KW/h annui risponde al fabbisogno elettrico del 13% del Paese, un’isola solare da 15 miliardi di KW/h annui, da sola rifornirebbe di corrente un quarto della Svizzera. Pensando all’Italia, per coprire il fabbisogno nazionale (pari a 360 miliardi di KW/h annui nel 2007) servirebbero 24 di queste isole galleggianti.

Certo vanno superati problemi pratici come le onde, il traffico marittimo, i costi; ma si considerino soprattutto i minori impatti ambientali di tali installazioni e il fatto che per incamerare energia è sufficiente il sole… E poi mica ci sono solo i mari dove collocare queste isole. Se lo stadio Maracanà riesce a stare (vedi foto) dentro una città densamente popolata come Rio (15 milioni di abitanti), non si vede perché una piattaforma grande il doppio (ma molto più utile) non dovrebbe essere a maggior ragione ospitata da qualche parte. Magari al posto dei progettati reattori nucleari italiani.

Viene da chiedersi perché questa bella idea è venuta a degli scienziati di un paese che non ha nemmeno il mare e viene finanziata da un paese di soli 250.000 abitanti, poco più grande della provincia di Milano. http://www.facebook.com/group.php?gid=73466464860#/group.php?gid=73466464860maracana-rio

I principali incidenti nucleari

Le centrali nucleari sono sicure? Certamente. Però questo è l’elenco degli incidenti che hanno causato contaminazioni radioattive, tumori e morti. Sono 47 di cui si è avuta notizia, verificatisi in 50 anni nelle sole centrali nucleari (esclusi depositi, ordigni, bombardieri e sommergibili atomici). 12 avvenuti in Giappone, 9 in Russia, 6 negli Stati Uniti e in Germania, 3 in Ucraina, Francia e Gran Bretagna, 1 in Bulgaria, Corea del Sud, Danimarca, Ungheria, Svezia e Italia (anche se non più dotata di centrali atomiche).

7 ottobre 1957 Sellafield (Gran Bretagna). Incendio nel nocciolo di un reattore a gas-grafite (GCR), un’imponente nube radioattiva di xenon, iodio, cesio e polonio attraversa tutta l’Europa. 300 morti ufficiali.

3 gennaio 1961 – Idaho Falls (USA). Muoiono 3 tecnici.

17 ottobre 1969 – San Laurent (Francia). Per un errore nelle procedure parziale fusione in un reattore nucleare raffreddato a gas.

1974 – Mar Caspio (Unione Sovietica). Esplosione in un impianto atomico sovietico a Shevchenko.

Inverno 1974/75 – Leningrado (URSS). Serie di incidenti alla centrale nucleare. 3 morti accertati.
7 dicembre 1975 – Lubmin (Repubblica Democratica Tedesca). Un cortocircuito nell’impianto della centrale di Lubmin provoca una parziale fusione del nucleo del reattore.

28 marzo 1979 – Three Mile Island (Harrisburgh, Usa). Il surriscaldamento di un reattore, a seguito della rottura di una pompa nell’impianto di raffreddamento, provoca la parziale fusione del nucleo rilasciando in atmosfera gas radioattivi pari a 15mila terabequerel (TBq). 3.500 persone evacuate.

7 agosto 1979 – Tennessee (USA). La fuoriuscita di uranio arricchito da un’installazione nucleare segreta contamina oltre 1.000 persone. La popolazione presenta valori di radioattività fino a 5 volte superiori alla norma.

Agosto 1979 – Erwin (USA). Oltre 1.000 contaminati a seguito di una fuga radioattiva in un centro di ricerca nucleare, fino ad allora rimasto segreto.

Marzo 1981 – Tsuruga (Giappone). 280 contaminati da una fuga di residui radioattivi dalla centrale nucleare. Si ammalano altri 45 operai esposti a radioattività nel corso delle riparazioni.
6 gennaio 1986 – Oklahoma (USA). Un operaio muore e 100 restano contaminati a seguito di un incidente nella centrale atomica.

26 aprile 1986 – Cernobyl (Ucraina). L’incidente nucleare in assoluto più grave della storia. Il surriscaldamento provoca la fusione del nucleo del reattore e l’esplosione del vapore radioattivo, che in una nube disperde in tutta Europa un miliardo di miliardi di Bequerel. Centinaia di migliaia di persone, soprattutto nella vicina Bielorussia sono costrette a lasciare i territori contaminati. L’intera Europa viene esposta alla nube radioattiva e per milioni di cittadini europei aumenta il rischio di contrarre tumori e leucemia. A tutt’oggi non esistono dati ufficiali e definitivi sui decessi ricollegabili alla tragedia.

Febbraio 1991 – Mihama (Giappone). La centrale riversa in mare 20 tonnellate di acqua altamente radioattiva.

24 marzo 1992 – San Pietroburgo (Russia). La perdita di pressione nell’impianto di Sosnovy Bor disperde in atmosfera iodio e gas radioattivi.

Novembre 1992 – Forbach (Francia). Incidente nucleare causa la contaminazione radioattiva di 3 operai.

13 febbraio 1993 – Sellafield (Gran Bretagna). Fuga radioattiva nell’impianto di riprocessamento con densità massima di radionuclidi dello iodio superata di oltre tre volte.

17 febbraio 1993 – Barsebaeck (Danimarca). Fuoriuscita accidentale di vapore radioattivo da uno dei reattori della centrale.

Aprile 1993 – Siberia (Russia). Un incendio nel complesso chimico di Tomsk-7 colpisce un serbatoio di uranio. 1.000 ettari di terreno contaminati e nube radioattiva.

23 marzo 1994 – Biblis (Germania). Falla nel circuito primario di un reattore della centrale nucleare: fuoriuscita di liquido altamente contaminato.

28 giugno 1994 – Petropavlosk (Russia). Fuga di materiale radioattivo nella baia di Seldevaia per la rottura di un deposito.

Novembre 1995 – Cernobyl (Ucraina). Un’avaria al sistema di raffreddamento del reattore n.1 causa un incidente con dispersione di radioattività e contaminazione degli operai impegnati nella manutenzione.
8 dicembre 1995 – Monju (Giappone). Due tonnellate di sodio liquido e altro materiale radioattivo fuoriescono dal reattore nucleare prototipo a neutroni veloci FBR, per il malfunzionamento del sistema di raffreddamento.

Febbraio 1996 – Dimitrovgrad (Federazione Russa). Un addetto causa la rottura della valvola di sicurezza di uno dei reattori del centro di ricerche atomiche. Fuoriesce una nube radioattiva contenente soprattutto radionuclidi di manganese.

Marzo 1997 – Tokaimura (Giappone). Incendio e esplosione nel reattore dell’impianto di ritrattamento nucleare. Contaminati 35 operai.

Giugno 1997 – Arzamas (Russia). Un incidente nel centro ricerche porta i materiali radioattivi sviluppa una nube radioattiva e muore il responsabile dell’esperimento.

Luglio 1997 – La Hague (Francia). Il comune di Amburgo denuncia presenza di radioattività nell’acqua scaricata nella Manica dall’impianto di trattamento francese di La Hague. La Francia smentisce, ma il presidente della Commissione di controllo si dimette.

Settembre 1997 – Urali (Russia). Sugli Urali si scontrano un trattore e un camion che trasporta isotopi radioattivi. Da due container fuoriesce liquido pericoloso contenente iridio 192 e cobalto 60. Nell’area la radioattività sviluppata è 25 volte superiore al limite consentito.
30 settembre 1999 – Tokaimura (Giappone). In una fabbrica di combustibile nucleare due operai trattano materiali radioattivi con contenitori inadatti e si innesca un’incontrollata reazione a catena. 3 morti all’istante, 439 persone (di cui 119 in modo grave) vengono esposte alle radiazioni. 600 i ricoverati, evacuate 320.000 persone.

4 ottobre 1999 – Wolsong (Corea del Sud). Una fuoriuscita di acqua pesante durante lavori di manutenzione della centrale causa l’esposizione alle radiazioni di 22 operai.

5 ottobre 1999 – Loviisa (Finlandia). Si segnala una perdita di idrogeno nella centrale nucleare.
8 ottobre 1999 – Rokkasho (Giappone). Piccola quantità di materiale radioattivo fuoriesce da un deposito di scorie: provengono da due fusti arrivati dalla centrale nucleare di Ekushima.
20 ottobre 1999 – Superphenix (Francia). Incidente tecnico ritarda lo smantellamento del reattore a neutroni rapidi Superphenix di Creys-Malville (Isere), nel Sud-Ovest della Francia.

13 dicembre 1999 – Zaporozhe (Ucraina). Uno dei sei reattori nucleari della centrale viene fermato per malfunzionamento di un segnalatore di eccessiva pressione. centrale-nucleare1

5 gennaio 2000 – Blayais (Francia). Una tempesta provoca un incidente alla centrale e due dei quattro reattori vengono fermati. L’acqua invade alcuni locali della centrale: danneggiati pompe e circuiti importanti.

27 gennaio 2000 – Giappone. Un incidente a un’installazione per il riprocessamento dell’uranio provoca livelli di radiazione 15 volte superiori alla norma in un raggio di 2 km. Almeno 21 persone sono state esposte a radiazioni.

15 febbraio 2000 – Indian Point (USA). Mezzo metro cubo di gas radioattivo fuoriesce dal reattore Indian Point 2 vicino a Buchanan a 70 chilometri da New York. Centrale chiusa e stato di allerta.

10 aprile 2003 – Paks (Ungheria). L’unità 2 dell’unica centrale nucleare ungherese (a 115 kmda Budapest) si surriscalda e 30 barre di combustibile altamente radioattive si distruggono. Un complesso intervento di raffreddamento scongiura il pericolo di un’esplosione nucleare.

9 agosto 2004 – Mihama (Giappone). Nel reattore numero 3 nell’impianto che dista 350 km da Tokyo, una falla provoca la fuoriuscita di vapore ad alta pressione che raggiunge i 270 gradi. Muoiono 4 operai. Altri 7 sono in fin di vita. Per il Giappone è l’incidente nucleare civile più grave. La centrale viene chiusa.

9 agosto 2004 – Shimane (Giappone). Scoppia un incendio nel settore di smaltimento delle scorie in una centrale.

9 agosto 2004 – Ekushima-Daini (Giappone). L’impianto viene fermato per una perdita d’acqua dal generatore.

Aprile 2005 – Sellafield (Gran Bretagna). Con grave ritardo viene denunciata la fuoriuscita di oltre 83.000 litri di liquido radioattivo durata 10 mesi, a causa di una crepa nelle condotte e per errori tecnici.

Maggio 2006 – Laboratori Enea di Casaccia (Italia). Fuoriuscita di plutonio contamina 6 addetti allo smantellamento degli impianti. Notizia tenuta nascosta per 4 mesi.

Maggio 2006 – Mihama (Giappone). Fuga di 400 litri di acqua radioattiva nella ex centrale nucleare di Mihama.

26 luglio 2006 – Oskarshamn (Svezia). Corto circuito nell’impianto elettrico della centrale a 250 km da Stoccolma. Si decide di testare tutte le centrali nucleari del Paese e quella di Forsmark viene spenta.

7 ottobre 2006 – Kozlodui (Bulgaria). Segnalato un livello di radioattività 20 volte superiore ai limiti consentiti. Le verifiche evidenziano una falla in una tubazione ad alta pressione nella centrale vicino al Danubio.

28 giugno 2007 – Kruemmel (Germania). Incendio nella centrale vicino ad Amburgo. Le fiamme minacciano il reattore e si ferma l’impianto. Avarie, pochi mesi dopo, anche nelle centrali di Forsmark, Ringhals e Brunsbuttel. Il rapporto 2006 del Ministero federale dell’Ambiente, dice che l’impianto di Kruemmel è il più soggetto a piccoli incidenti tra le 17 centrali tedesche. I piani di uscita dal nucleare fissati in una legge del 2002, prevede che questo reattore venga spento entro il 2015.
16 luglio 2007 – Kashiwazaki (Giappone). La più grande del mondo che fornisce elettricità a 20 milioni di abitanti, viene chiusa per i danni provocati dal terremoto. L’Agenzia di controllo delle attività nucleari giapponesi ammette una serie di fughe radioattive dall’impianto, ma parla di iodio fuoriuscito dal una valvola di scarico. Il direttore generale dell’AIEA, Mohammed El Baradei, dice che il sisma: “E’ stato più forte di quello per cui la centrale era stata progettata”. Il terremoto provoca un grosso incendio in un trasformatore elettrico, la fuoriuscita di 1.200 litri di acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti. Si teme che la faglia sismica attiva passi proprio sotto la centrale.

Ma basta anche molto meno per sfiorare una tragedia, come nel settembre 1995 quando a Kola (Russia) l’energia elettrica della centrale di Kola fu staccata per morosità. Senza corrente andarono fuori uso i sistemi di raffreddamento.

07
Mar
09

Veleni indoor

img_5720Le nostre case sono camere a gas

Benzene, polveri sottili, aromatici, sono tra gli agenti chimici più pericolosi comunemente presenti nelle case e negli ambienti chiusi di lavori: sono cancerogeni che, entrando nella parte variabile del DNA, ammalano anche le future generazioni a distanza di 10-20 anni. Lo hanno detto il 28 febbraio a Legno&Edilizia in Fiera a Verona, alcuni sanitari dell’associazione ISDE- Medici per l’ambiente al 1° convegno internazionale su Salubrità e costruzioni sostenibili: la qualità dei materiali per il benessere indoor, organizzato da Piemmetispa in collaborazione con la rivista TettoPareti e col coordinamento tecnico-scientifico dell’associazione internazionale C&PS Cultura e Progetto Sostenibili.

Maria Grazia Petronio direttore dell’Istituto di prevenzione dell’USL 11 Empoli, ha ricordato che ogni anno in Europa l’inquinamento atmosferico uccide da 4.000 a 13.000 bambini e che le sostanze chimiche provocano nei più giovani problemi di sviluppo cerebrale e autismo; e casi di Alzheimer negli anziani. Oltre ai tumori polmonari, lo sconvolgimento delle ghiandole endocrine causato da questi aeriformi può provocare anche obesità, infertilità maschile, aborti, endometriosi, parti prematuri, tumori a prostata, testicoli e seno.

Contrariamente a quanto si pensa, i rischi sono più forti dentro casa o in ufficio rispetto all’esterno. Giuliano Bressa docente di Tossicologia ambientale all’Università di Padova, ha spiegato che negli ambienti chiusi la concentrazione di inquinanti (formaldeide, benzene, cloruro di metilene, cloroformio, biossido di azoto e monossido di carbonio) presenti nei prodotti per igiene, pulizia, isolamento edile, nei pesticidi, in stampanti e fotocopiatrici, negli smacchiatori e nei mobili, è anche 10 volte superiore. Fondamentali piccoli accorgimenti in casa come negli ambienti di lavoro: usare piante, arieggiare, far entrare la luce solare; e naturalmente usare materiali e prodotti naturali.

Se poi le strutture edili sono vecchie (precedenti al 1992, anno di divieto per l’Italia dell’uso dell’amianto- il 2004 per il resto d’Europa) si incorre nel rischio amianto, di cui ha parlato Enzo Merler medico dell’AULSS 16 Padova. L’amianto si manifesta con tumori polmonari anche a 40 anni di distanza dall’esposizione: solo nel Veneto dal 1987 per questa causa sono morte 1.500 persone colpite da mesotelioma. Essendo un prodotto minerale naturale molto usato in edilizia, è ancora presente in rivestimenti di tubature, vani ascensori, tegole, vecchi linoleum, eternit. Per questo la categoria sociale più colpita da mesotelioma è quella degli edili che, ha ammonito l’esperto, va educata al rispetto assoluto delle severe norme in materia, soprattutto sapendo che nelle vecchie costruzioni e nei materiali di risulta, di amianto ce n’è ancora molto.

Riguardo all’altro cancerogeno, il radon, gas naturale derivato da elementi radioattivi e presente sia nel suolo e nelle acque sia nei materiali edili, le più alte concentrazioni nelle abitazioni si hanno in Lombardia, Friuli e Lazio (da 100 a 120 bequerel per metro cubo). Totalmente assente in Sicilia e Calabria, nel Veneto lo si riscontra soprattutto a Belluno, Treviso e Padova. Chi fuma ed è esposto a radon o amianto, moltiplica esponenzialmente il rischio di morte prematura.

Sapere che il 90% del tempo gli europei lo trascorrono dentro edifici, non fa presagire nulla di buono. Francesco Marinelli presidente dell’associazione C&PS Cultura e Progetto Sostenibili, ha sollecitato per questo a orientarsi verso un’edilizia sostenibile; sia perché i materiali edili non vengono quasi mai testati, sia perché perfino gli inerti e i prodotti riciclati usati per costruire, ormai rientrano nei rifiuti speciali in quanto contengono sostanze tossiche.

Fortunatamente la Commissione Europea metterà a regime entro il 2011 un regolamento che diventerà strumento di controllo e misurazione dei materiali da costruzione, come annunciato da Angelo Grasso consigliere del Comitato Economico e Sociale Europeo e presidente di Federabitazione Veneto. Un grave ritardo legislativo, considerando che l’edilizia in Europa produce il 10% del PIL complessivo e impegna il 7% della forza lavoro. Sempre dall’Unione Europea viene un altro importante risultato, presentato da Dimitrios Kotzias direttore del Centro Comune di Ricerca su protezione e salute della qualità dell’aria (Ispra, Varese). L’esperto ha presentato il progetto Airmex che in 8 paesi ha coinvolto 148 volontari che hanno portato su di sé un piccolo apparecchio di rilevazione portatile degli inquinanti. Il risultato dell’analisi in 182 ambienti di lavoro e 103 abitazioni, ha evidenziato che le persone presentano concentrazioni di inquinanti più alte rispetto agli ambienti (sia interni sia esterni): segno che noi tutti accumuliamo da più fonti le sostanze nocive. Così il benzene, ad esempio, è stato riscontrato anche negli uffici del Distretto Sanitario Catania 2. Nel sud Europa le concentrazioni degli inquinanti cancerogeni all’interno e all’aria aperta si equivalgono, mentre fortunatamente nelle scuole sono inferiori rispetto agli uffici pubblici.

23
Dic
08

Terremoto

Il terremoto della vigilia di Natale

mappa2_1692Forte scossa di terremoto, 5,2 della scala Richter,  sentita a Padova alle 16,25 per 5 secondi. Gli oggetti si sono mossi in casa e c’è stato un suono appena percepibile che ha accompagnato l’oscillazione. Mi ha ricordato alla lontana quanto avevo sentito in Friuli. Il sisma ha avuto per epicentro la zona di Traversetolo tra Parma e Reggio Emilia ed è avvenuto a 26 km di profondità, per cui è stato avvertito quasi in tutta l’alta Italia. A mezz’ora di distanza ancora nessun tg nazionale ha dato la notizia. Risentita alle 23.

13
Nov
08

Ogm in Europa

topiniCol mais Ogm meno figli, e pure più deboli

Mi scrive Federica Ferrario, responsabile Campagna Ogm di Greenpeace Italia.

Siamo seriamente preoccupati per i risultati di uno studio pubblicato dal governo austriaco sui rischi sanitari legati agli OGM (organismi geneticamente modificati). La fertilità dei topi nutriti con mais OGM è risultata molto indebolita rispetto a topi alimentati con prodotti naturali: hanno generato una prole ridotta di numero e di peso. Queste scoperte dimostrano quanto poco sappiamo dell’impatto a lungo termine degli OGM sulla salute e sull’ambiente e quanto sia inadeguata l’attuale procedura di valutazione dei rischi a livello europeo.

Il prossimo 4 dicembre i ministri dell’Ambiente europei si riuniranno per decidere se rafforzare o meno il sistema di valutazione dei rischi OGM. È l’occasione giusta per chiedere ai Ministri di votare a favore della protezione dell’ambiente e dei consumatori.

Alcuni ministri sono giá dalla parte giusta, molti altri sono ancora indecisi. Un numero ristretto di Paesi influenti, invece, sta provando a bloccare qualsiasi tipo di sensata riforma dell’attuale lacunoso sistema autorizzativo degli OGM.

Tu puoi aiutarci a combattere la “Monsantosis”, una malattia causata dal Monsantus avidus virus, che sta minacciando i politici europei. Con un semplice click potrai contribuire a diffondere l’antibiotico “AntiCorp” a tutti i governi europei per renderli immuni dalle lobby pro-OGM e decisi a proteggere il nostro cibo, la nostra salute e l’ambiente.

Scrivi subito ai Ministri (facendo copia-incolla di questo indirizzo): http://www.greenpeace.org/italy/campagne/ogm/ogm_cyber

Sostieni i governi anti-Ogm:  Austria, Cipro, Francia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia

Fai smuovere i governi indecisi: Italia, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Germania, Irlanda, Lettonia, Malta, Slovacchia

Fai pressione contro i governi pro-OGM: Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Olanda, Portogallo, Romania, Svezia, Spagna, Regno Unito

PS: Spedisci questo messaggio a tutti i tuoi amici interessati a fermare gli OGM.

13
Nov
08

Strage di delfini

Ma il delfino non è quell’animale simpatico e intelligente?

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… Il delfino sì, l’uomo un po’ meno, a giudicare da queste foto che hanno fatto il giro del mondo. Chissà che direbbero i turisti italiani che per la prossima estate hanno in programma una settimana alle isole Faroe, in mezzo all’Atlantico tra Islanda e Norvegia, se vedessero di che colore si tinge una volta l’anno l’acqua di una baia di questo arcipelago danese.

Il colore è rosso e il rosso è proprio sangue. Sembra di assistere ad una selvaggia battaglia medievale, tra i Vichinghi che popolavano questi freddi mari: solo che il sangue che scorre, ad opera di Vichinghi che invece delle veloci navi guidano pick-up e al posto delle spade portano addosso i cellulari, è quello di innocui, intelligenti e curiosi mammiferi marini che non possono nè difendersi né scappare.

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E’ l’inutile e forse anche rituale mattanza di delfini della specie Calderon (detti balena pilota), grandi tra 2 e 5 metri. Si tratta di cetacei di cui la popolazione si nutre da sempre e che uccide nel numero di circa 1.000 unità all’anno, su una popolazione stimata in 778.000 esemplari. A quanto pare non è vero quanto scrivono alcuni siti, e cioè che questa mattanza si effettui un giorno all’anno come rito d’iniziazione dei giovani, perché la caccia è aperta a tutti di qualsiasi età, proprio per nutrirsi di questi cetacei. In centinaia questi grossi delfini, dopo essere stati sospinti nelle acque basse un metro e mezzo, quando non trovano più scampo vengono selvaggiamente arpionati e squartati. Certo, il fatto che anche i bambini assistano in riva alla gran festa del mare rosso, la dice lunga sul costume locale.

Esiste una petizione (in spagnolo) che è possibile firmare sul sito http://www.petitiononline.com/zxqw1234/petition.html oppure (in inglese) dal blog di Beppe Grillo www.beppegrillo.it

19
Mag
08

Fari accesi di giorno

Faci accesi di giorno? Più 70 euro all’anno di carburante

Se i fari accesi di giorno sono comprensibili per moto e motorini, il cui ingombro visivo è minimo, lo sono meno per auto e camion. Anche perché, come sostengono le associazioni Adusbef e Federconsumatori, tenere accesi i fari ogni volta che si usa l’auto fuori città significa consumare più carburante e inquinare di più. Il costo calcolato per i fari accesi di giorno è, per ogni automobilista, di 60 euro all’anno, a cui vanno aggiunti 10 euro per il consumo delle lampadine. Le due associazioni dei consumatori bocciano senza appello il provvedimento del Ministro dei Trasporti Lunardi del precedente governo Berlusconi, accusandolo di non aver ridotto il numero degli incidenti e al contrario di aver fatto aumentare dell’1,5% le emissioni di anidride carbonica.

20
Apr
08

La fine del mondo

La fine del mondo nel 2012? C’è tempo, c’è tempo…

Secondo gli antichi Maya il 2012 sarà l’ultimo anno della Terra, o almeno del loro calendario di lungo periodo. Il calendario annuale maya era di 365 giorni, ma quello di lungo periodo contava 5.125 anni partendo dal “nostro” 3114 a.C. e terminando in quello che per noi sarà il 2012. Anzi secondo i Maya l’ultimo giorno utile sarà quello di una data precisa: giovedì 20 dicembre 2012. Venerdì 21 dicembre 2012, solstizio d’inverno, il Sole sarà allineato con il centro della Via Lattea ovvero la nostra galassia, che contiene tra i 200 e i 400 miliardi di stelle. E sarà un evento che non si ripeteva dalla bellezza di 26.000 anni. Per questo, secondo l’antica popolazione americana, i loro discendenti avrebbero dovuto aggiornare il calendario: peccato che loro siano stati sterminati 500 anni fa dagli Spagnoli.

Ma secondo gli scienziati questo allineamento non sarà di per sé pericoloso, perché ne avvengono continuamente nell’universo senza che si notino particolari fenomeni. Nel 2002 si sono allineati cinque pianeti in un arco di 33 gradi.

Di fatto però sappiamo che la nostra stella di riferimento, il Sole, proprio all’inizio del 2012 (con una dozzina di mesi d’anticipo su quell’evento) raggiungerà la sua massima attività: attività talmente intensa da influenzare notevolmente il funzionamento di tutti gli apparati elettrici ed elettronici e di navigazione.

Stando alle previsioni di un gruppo di astronomi europei ed americani, nel periodo della massima attività solare, sulla superficie del Sole si formeranno da 90 a 140 nuove macchie e in coincidenza di ciò avranno luogo due potenti tempeste magnetiche nell’ottobre 2011 e nell’agosto 2012.

Douglas Beseker specialista del Centro di ricerche di fenomeni cosmici del Colorado, annuncia che all’incirca agli inizi del 2009 si sarà più precisi sulle date approssimative dei fenomeni. Durante le tempeste solari che si ripetono ogni 11 anni, dalla superficie solare partono particelle che possono danneggiare quel che incontrano nello spazio e i sistemi elettronici terrestri.

L’ultima grande tempesta solare si è verificata nel novembre 2003 a seguito dell’espulsione di 10 miliardi di tonnellate di materiale solare “schizzate” verso la Terra alla velocità media di 1.550 km al secondo.

Secondo altri invece, come il fisico americano Lawrence E. Joseph presidente dell’Aerospace Consulting Corporation (azienda specializzata in Fisica del plasma, laureato alla Brown University di New York e all’University of California a San Diego), il 2012 sarà l’anno della possibile inversione dei poli magnetici terrestri, con un Polo Sud in Africa e un Polo Nord a Tahiti e ciò potrebbe lasciare il pianeta sprovvisto della necessaria protezione magnetica anti radiazione solare e cosmica. L’ultima inversione sarebbe avvenuta circa 780.000 anni fa, ma non è certo, come non si sa quante volte sia accaduta: si pensa una decina in 30 milioni di anni.

Ma c’è anche chi, come lo smascheratore di bufale, Paolo Attivissimo (http://attivissimo.blogspot.com/2007/01/maya-fine-del-mondo-nel-2012.html) propone a quanti credono che il mondo finirà nel 2012, di donargli qualche giorno prima tutti i loro beni che tanto… non serviranno più.


19
Apr
07

Enel Nucleare

ambienteenel

Enel compra reattori nucleari sovietici anni ‘70

Enel vuole investire 1,8 miliardi di euro per completare due reattori nucleari ad acqua pressurizzata in Slovacchia, a Mochovce. I reattori in questione sono i VVER-440/213 di fabbricazione sovietica (sovietica, non russa) risalenti a fine anni Settanta, quindi precedenti al disastro di Chernobyl (26 aprile 1986) causato dal reattore di tipo RBMK (il numero 4 della centrale) installato nel 1983. Appartengono alla seconda generazione rispetto ai più vecchi VVER-440/230 che l’Unione Europea ha chiesto vengano smantellati nei paesi aderenti, perché non sicuri. Tuttavia, sostiene Greenpeace (che sta protestando in Italia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Bulgaria e Ungheria), questi reattori di seconda generazione anche se riveduti e corretti non garantiscono gli standard europei di raffreddamento in caso di aumento della pressione. Sarebbero inoltre di scarsa qualità i materiali che li compongono: tubature, contenitore a tenute di pressione, apparecchiature di controllo. Anche l’assetto delle turbine, si legge in una nota tecnica di Greenpeace, “è insoddisfacente e permane la possibilità di un danno conseguente a un guasto”. (www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/scheda-reattori-vver.pdf). L’Italia quindi (Enel ha per il 30% capitale statale), non paga di quanto accaduto a Chernobyl con la vecchia tecnologia sovietica e incurante del pronunciamento del referendum nazionale che disse no al nucleare, contribuirà a investire in una struttura superata che non prevede nemmeno il doppio guscio protettivo in caso di caduta di un aereo contro la centrale. Inoltre il progetto slovacco, approvato quando ancora nel paese vigeva il comunismo, non ha subito la valutazione d’impatto ambientale visto che il Ministero dell’Ambiente si rifiuta di farlo.Greenpeace ha lanciato una petizione (http:/www.greenpeace.it/community/enel/) per chiedere al governo italiano di abbandonare il progetto ora che Enel è diventata azionista di maggioranza (col 66% delle quote) dell’azienda elettrica slovacca privatizzata  Slovenske Elektrarne. Nel mondo, delle 469 centrali nucleari esistenti, 12 sono del tipo di quella di Chernobyl, seppure modificate dopo l’incidente: 10 sono russe (a Kursk, Smolenks e San Pietroburgo) e 2 lituane (a Ignatina). Secondo uno studio dei ricercatori inglesi Ian Fairlie e David Sumner commissionato dai Verdi europei, la catastrofe di Chernobyl ha fatto sentire i suoi effetti su 3,9 milioni di km quadrati in tutta Europa. Solo in Gran Bretagna oltre un terzo del territorio è stato contaminato dalle ricadute delle radiazioni: ne sono rimasti coinvolte 374 aziende agricole e oltre 200.000 pecore che qualcuno prima o poi avrà anche mangiato!Difficile stimare quante vittime di tumori passati-presenti-futuri in Europa sono legate a questo disastro nucleare, tuttavia sarebbero 66.000 in più di quanto previsto da Aiea e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con un aumento 15 volte superiore alle 4.000 possibili vittime stimate dall’Onu. E allora avanti a tutto gas con le vecchie tecnologie nucleari! (foto www.leonardo.it) 

22
Nov
06

Eco bare

pensieri Bara ec 

Eco bare

L’unica cosa certa al mondo è che dovremo morire. E che le spese per il nostro funerale saranno molte e a carico di chi ci ha voluto bene, ma anche (guardandola più alla larga, dell’intera società). Per il primo aspetto basta dire che una bara costa mediamente 1.000 euro; per il secondo va detto che solo per “rivestire” i 567.304 italiani morti nel 2005, sono stati abbattuti 4 ettari di foreste! Poco meno di quattro campi di calcio fitti fitti di alberi, e parliamo solo dell’Italia e di un fenomeno che continuerà anche dopo di noi finché sul pianeta ci saranno uomini. Allora perché non cercare alternative? La varesina SO.CREM (associazione volontaria che diffonde la cultura e il rito della cremazione), ha chiesto al Ministro della salute che si adottino i regolamenti previsti dalla legge del 2001: per realizzare le bare esistono materiali alternativi ai vari radica, larice, pino… quali il truciolato, gli scarti di riso, i cartoni pressati (usati in Olanda) o il vimini (in Polonia). Nel frattempo il ministro dell’Ambiente del Kenya lancia un appello per salvare le foreste del suo paese: anziché usare legno pregiato per realizzare le bare (i morti per Aids, in calo, sono comunque tanti in quel paese), si utilizzi plastica biodegradabile. E due consorzi brasiliani (Brasilwood e Everwood) interessati ad esportare anche in Europa, hanno annunciato l’avvio della produzione di bare ecologiche realizzate in legno frutto di rimboschimento provenienti dalla Foresta Amazzonica sotto il diretto controllo dell’Istituto  brasiliano per l’ambiente.
La J.C. Atkinson & Son Ltd che produce il 10% delle bare vendute in Inghilterra, propone bare in legno tagliato dalle foreste gestite in modo sostenibile (etichettato FSC Forest Stewardship Council), con alta percentuale di essenze riciclate e pochi solventi nella finitura. In Polonia c’è un produttore di bare in vimini (molto economiche oltre che ecologiche) che cerca aziende interessate (dal sito Confcommercio online). E in Svezia la biologa Susanne Wiigh-Masak propone qualcosa di più: non solo l’impiego di bare biodegradabili fatte di amido di mais (da seppellire poco profondamente); ma suggerisce anche il suo nuovo sistema brevettato il 35 paesi. In pratica si immerge in azoto liquido la salma cosparsa con una polvere che ne blocca la normale decomposizione. Quindi, dopo l’asportazione di eventuali parti metalliche (mercurio dentale o altre protesi), il corpo è pronto a trasformarsi in materiale riciclabile entro 6-12 mesi. Diventerà fertilizzante, facendo crescere ad esempio fiori sopra la tomba o un nuovo albero: piante che diventeranno il simbolo vivente della persona scomparsa. Insomma, d’ora in avanti chi vive ecologista potrà anche morire… ecologista. (foto
www.wickerwillowcoffins.co.uk)




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LAVORO Giornalista pubblicista, collaboro con quotidiani e riviste nazionali- Uffici stampa- Testi per aziende, documentari, web, biografie, pubblicità- Speaker HOBBY Scrivere e fotografare

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