Archivio per la categoria 'MONDO'

04
Mag
09

Missione “di pace”

herat3

Italiani, da vittime a carnefici

La storia si ripete. Una colonna di autoblindo italiane in movimento incrocia un’auto che arriva a velocità sostenuta. Dopo i segnali con i fari e un colpo di avvertimento in aria, i soldati italiani sparano con la mitragliatrice contro il lunotto posteriore uccidendo una bambina afgana di 13 anni che viaggia coi genitori e uno zio. Lo zio alla guida dirà che per colpa della pioggia battente ha visto il convoglio militare straniero solo all’ultimo momento, ma era troppo tardi e la raffica aveva già fatto saltare metà faccia della bambina e ferito la madre della piccola e lui stesso. E’ avvenuto il 3 maggio a Herat in Afganistan, dove gli italiani in “missione di pace” hanno usato armi da guerra pesanti contro una famiglia inerme scambiandola per kamikaze. Correvano per non far tardi a un matrimonio e avevano con sé valigie, fiori e una chitarra. Avevano il torto di viaggiare veloci su una strada del loro paese e di aver scelto (magari perché era la loro) un’auto spesso usata dai terroristi, una Toyota Corolla DX station wagon. Sarebbe come dire che negli anni Ottanta chiunque guidasse una Fiat 128 (l’auto preferita dalle Brigate rosse) correva più di altri il rischio di essere colpito dal fuoco delle forze dell’ordine se sorpreso a non rispettare i limiti di velocità.

La Toyota Corolla è un modello che drammaticamente ricorda un omicidio speculare avvenuto il 4 marzo 2005 in Iraq, quello del funzionario dei servizi segreti militari Nicola Calipari colpito a Baghdad dal fuoco americano che ferì anche la giornalista Giuliana Sgrena e un altro ufficiale del Sismi.

L’auto afgana è stata centrata dai colpi dopo che aveva superato il convoglio italiano, il quale non si è fermato né per verificare gli effetti provocati né per vedere se aveva causato vittime. Non possiamo dimenticare che qui siamo in guerra, ha subito giustificato il deputato Pd Ettore Rosato (in visita in Afganistan) e gli hanno fatto eco i ministri degli Esteri Frattini e della Difesa La Russa, parlando di profondo dolore e di dolore e rammarico.

Ora c’è da chiedersi se anche gli italiani si comporteranno come gli americani, cercando di manomettere l’auto incriminata; ma in questo caso le foto riportate dai media mostrano chiaramente che la Corolla è stata colpita posteriormente (la ragazza era seduta dietro) e il parabrezza non è saltato, mentre la versione dei militari parla di colpi al vano motore. Quindi non poteva essere stata considerata un’autobomba lanciata contro i soldati italiani.

Viene anche da chiedersi se la vita di una tredicenne del terzomondo vale quanto quella di un alto funzionario dei servizi segreti di un paese del G8 e se in Italia la sua morte susciterà un’emozione che andrà oltre l’auspicata riparazione economica alla famiglia (a prescindere dall’esito delle inchieste avviate a Roma e a Herat). In Afganistan gli italiani, com’era accaduto in Iraq per gli americani, hanno definito questa uccisione un tragico incidente. Nel 2005 papa Giovanni Paolo II definì la vittima italiana un eroe; papa Benedetto XVI farà altrettanto con la piccola afgana di cui non è stato fornito neanche il nome? (foto Epa).

15
Gen
09

Palestina possibile

gaza11Chi uccide un solo uomo uccide l’umanità intera

Non sarà facile insegnare a questi bimbi di Gaza ad amare i loro fratelli “infedeli”. E’ curioso e triste che popoli che si richiamano continuamente al loro Dio, di fatto trascurino tanto spudoratamente le indicazioni dei propri profeti. C’è una coincidenza che mi colpisce. Un passo del Corano recita: Chi uccide un solo uomo, uccide l’umanità intera. E un passo del Talmud ebraico dice: Chi uccide un uomo è come se avesse ucciso l’umanità. E chi salva un uomo è come se avesse salvato l’umanità.

Frasi distanti anni luce dalla Palestina, anche se nate da quelle parti. Due popoli che condividono da centinaia d’anni questi princìpi scritti con bellissime e identiche parole nei loro libri sacri, parole scolpite nella coscienza dell’umanità, pare ovvio che possano vivere in pace l’uno accanto all’altro… Sarebbe possibile se qualcuno facesse un passo indietro rinunciando a qualcosa e se entrambe chiedessero perdono dei propri errori. Chi sa di aver preteso troppo, restituisca. Perché senza giustizia non c’è pace, solo vendetta. Disumanità e violenza sono figlie della sete di potere, killer dell’umanità che alberga in ognuno di noi. Ma se nessuno le insegna a indossare il giubbetto antiproiettile, l’umanità morirà alla prima raffica di tentazioni.

26
Nov
08

Nudo artistico

esterne251622092511162334_bigDa Sex and the City a Tiziano

Kim Victoria Cattrall l’attrice canadese che impersona Samantha Jones in Sex and the City, ha posato nuda per un’opera d’arte… Non tanto perché sia tale la fascinosa e osé foto di Tom Hunter che la ritrae assieme ad alcune studentesse ventenni e senza veli; ma perché l’immagine serve a sensibilizzare i sudditi di sua maestà a metter mano al borsellino per far restare sull’isola il più celebre dipinto di Tiziano Vecellio. Ecco il retroscena.

Il pittore bellunese, quasi settantenne, tra il 1556 e il 1559 dipinse Diana e Atteone, un olio su tela di 185 x 202 cm. Realizzato per re Filippo II di Spagna, forse per festeggiare la fine della sessantennale guerra con la Francia, il quadro faceva parte di sette tele di tema mitologico raffiguranti le Metamorfosi di Ovidio, commissionate dal primo sovrano della Spagna unita. Nel 1704 il discendente del re, Filippo V, regalò all’ambasciatore francese questa tela che nel 1798 finì definitivamente in terra inglese quando Francis Egerton, terzo e ultimo duca di Bridgewater, la comperò assieme ad un altro Tiziano della serie, Diana e Callisto, per la sua aristocratica residenza londinese. Dopo il 1806 il quadro passò di mano al sesto duca di Sutherland il quale nel 1946 lo prestò assieme ad altri dipinti, alla National Gallery of Scotland di Edimburgo. tiziano_diana_atteone_sept_08_pg1


Francis Egerton, settimo duca di Sutherland, attuale proprietario dell’opera, benché non sia proprio al verde (è il 357° uomo più ricco del mondo secondo la stima 2008 del Sundey Times) ora vuole “realizzare”: ha fatto sapere che se i musei britannici non compreranno questo Tiziano entro il 31 dicembre 2008, lo metterà all’asta e… chi si è visto si è visto. A meno che il museo scozzese in accordo con la National Gallery di Londra non sborsi 58 milioni e mezzo di euro. Può sembrare tanto, invece il patto perché l’opera resti in Gran Bretagna è sensato, dal momento che gli esperti valutano l’opera almeno 186 milioni di euro. Ora la palla è in mano ai due musei che, avendo un budget annuo di soli 5 milioni di euro per nuove acquisizioni, hanno lanciato un appello per raccogliere i fondi necessari ad acquisire l’opera. Dopo questa eventuale asta, il duca ha annunciato che tra 4 anni venderà anche l’altro Tiziano, Diana e Callisto.

Così l’attrice Kim Victoria Cattrall si è prestata alla foto (ad una serie di foto) in cui l’autore ha reinterpretato, molto a modo suo, la licenziosa scena tizianesca.

23
Ott
08

Nudi in aeroporto e in città

Tutti nudi alla meta (l’aeroporto)

Una volta i giornalini promettevano per poche migliaia di lire gli occhiali a raggi X per vedere le donne senza vestiti; e il disegno della pubblicità mostrava la malcapitata vista in reggiseno e mutandine. La realtà odierna è decisamente molto più forte e a spiare non sono occasionali voyeurs, ma direttamente lo Stato.

Già nel marzo 2007 la rivista inglese The Sun citava un documento riservato al vaglio dell’allora premier Tony Blair: proponeva di spargere sulle strade britanniche tanti body scanner, i “metal detector” di cui si parla ora, capaci di mostrare chi ci passa sotto (o davanti) completamente nudo, per vedere se porta addosso armi. Il progetto del Ministero della sicurezza, prevedeva proprio di mettere un po’ ovunque questi molto discutibili occhi guardoni. A insaputa dei più, nel 2004 all’aeroporto londinese di Heathrow venne installato in via sperimentale un congegno di sicurezza capace di spogliare i passeggeri spiando le loro parti più intime. Ancora oggi i passeggeri degli aerei vengono selezionati casualmente, a campione, per controlli con i potenti scanner agli infrarossi, a cui non possono sottrarsi, ma di cui sono a conoscenza. Il nuovo progetto invece impedisce di sapere dove e quando si viene spogliati camminando per strada.

Negli Usa, scriveva il 9 giugno 2008 Alessandra Farkas corrispondente del Corriere della sera, alcuni dei più importanti e affollati scali americani tra cui Los Angeles, Baltimora, Denver, Albuquerque e New York (a breve anche Dallas, Detroit, Las Vegas, Miami e Washington DC.) già sono dotati di questi speciali occhi per la Whole Body Imaging (l’immagine del corpo intero). Farsi guardare nudi mentre si entra in un aeroporto degli Stati Uniti non è obbligatorio (ci mancherebbe! Nel paese delle libertà…), ma chi si rifiuta viene sottoposto a una perquisizione manuale molto accurata. Qual è la scelta meno umiliante? L’unica consolazione è che gli agenti sul monitor vedranno sì il vostro corpo nudo, ma dovranno accontentarsi di immagini in bianco e nero. E l’assurdità di chi dice che ci sarà un agente uomo (per guardare i maschi) e uno donna (per guardare le femmine)? E’ plausibile questo continuo andirivieni davanti al monitor a seconda che ad arrivare sia un passeggero uomo o uno donna? E che faranno gli agenti in attesa: chiuderanno gli occhi? O si organizzeranno le file di passeggeri maschi e femmine? E le donne islamiche che non vogliono far vedere neanche i capelli, accetteranno di farsi vedere nude?

Fortunatamente il Parlamento Europeo pare più ragionevole dei governi anglosassoni, che con il gioco della paura ci stanno marciando. L’Europarlamento ha infatti chiesto alla Commissione di non procedere per ora (per ora?!) al regolamento che introduce fra i controlli di sicurezza degli aeroporti europei questi body scanner che denudano. Oltretutto va verificato se provocano danni alla salute.

Un modo per far capire alle autorità che esporre le proprie nudità a chicchessia dev’essere un atto volontario e non obbligatorio per legge, potrebbe essere, ad esempio, scegliendo come mete turistiche quei paesi che non adottano misure così pesanti. E poi ci riempiamo tanto la bocca con la privacy!

03
Giu
08

Omicidio in classe

Ucciso a 7 anni, non ricorda i versetti del Corano

Dal Pakistan già “democratico” e non dal vicino Afganistan “pacificato” dagli eserciti occidentali, arriva una di quelle notizie raccapriccianti che hanno come matrice certe aberrazioni religiose. Il piccolo Mohammad Atif, 7 anni, cieco dalla nascita, è morto ammazzato di botte dal maestro di una scuola di religione. Perché? Non aveva imparato a memoria alcuni versetti del Corano. Il bambino era stato iscritto in quella madrassa otto mesi fa dal padre agricoltore di Vehari (regione orientale del Punjab) e il 28 maggio scorso, come punizione per queste lacune mnemoniche, il suo insegnante di religione Maulvi Ziauddin, l’aveva appeso per mezzora al ventilatore del soffitto, a testa in giù. Quando era stato liberato, il piccolo, terrorizzato e dolorante, ovviamente non riusciva a smettere di piangere; così il maestro ha cominciato a picchiarlo col suo bastone. Il resoconto della polizia termina con il ritrovamento del cadaverino, il giorno seguente, nella stanza del maestro, dove Mohammad era stato disteso e chiuso a chiave: causa del decesso, percosse e soffocamento. Il maestro arrestato il giorno dopo, aveva già picchiato in precedenza con un bastone di ferro lo stesso allievo, ma i genitori del piccolo l’avevano rimandato comunque a scuola sperando potesse diventare un giorno un bravo mullah. Le 13.000 madrasse pakistane sono un mondo a parte: insegnano religione a due milioni di studenti e alloggiano gratis i bambini poveri. Le punizioni corporali sono una pratica diffusa tra gli insegnanti, a loro volta cresciuti con identiche pratiche. Ma la violenza sui minori nel paese è largamente diffusa, tanto che nel 2007 un rapporto dell’associazione Lawyers for Human Rights and Legal Aid ha registrato ben 1.595 casi denunciati.

17
Ago
07

La classifica dei paesi pacifici

pensieri Pace

Paesi buoni e paesi no – buoni

 

Se non stentiamo a credere che l’Iraq oggi è il paese più violento al mondo, forse non immaginavamo che la Norvegia fosse quello più pacifico. Ce lo dice una statistica stilata dal settimanale britannico Economist, che per preparare questa graduatoria di 121 Stati ha considerato gli indici di crimini violenti, il grado di relazioni con i vicini e il numero dei soldati morti all’estero.

L’Italia risulta al 33° posto, cioè a un quarto della classifica che vede in testa, dopo la Norvegia, Nuova Zelanda, Danimarca, Irlanda, Giappone, Finlandia, Svezia, Canada, Portogallo e Austria.

Alla fine della hit parade ci sono (appena più pacifici dell’Iraq) al 111° posto Uzbekistan, al 112° Angola, poi Costa d’Avorio, Libano, Pakistan, Nigeria, Russia, Israele, Sudan.

Ma dell’attendibilità della classifica viene legittimo dubitare scoprendo che il Regno Unito, pure presente come forza d’invasione in Iraq fin dall’inizio della guerra, risulta abbastanza pacifico (49° posto), più di Stati come Argentina, Bulgaria, Cuba, Cina; e che gli Stati Uniti che hanno scatenato due guerre del Golfo e la maxi operazione Afganistan, sono al 96°, cioè più amanti della pace di Venezuela, India, Sri Lanka e Russia. Forse che la classifica deve rispondere alla logica del politically correct? O forse perché Gran Bretagna e Usa  hanno un buon rapporto con i loro confinanti?

08
Ago
07

Acqua potabile gratis

pensieriacqua

Acqua potabile fai-da-te


Oggi rendere potabile anche l’acqua più inquinata (non solo quella del rubinetto, ma anche quella di fiume) è possibile in sole 6 ore, in casa propria e senza alcuna spesa. Niente più costosi impianti di potabilizzazione, quindi. L’unica cosa indispensabile è la presenza di sole.

La scoperta è avvenuta ben 25 anni fa per merito di un microbiologo libanese, ed è stata studiata a fondo dall’Istituto Federale per l’Approvvigionamento, la depurazione e la protezione delle acque del Politecnico di Zurigo (Eawig) che da sei anni promuove questo semplice sistema in 20 paesi.

Il sistema è a dir poco elementare. Basta mettere in una bottiglia di plastica (Pet) dell’acqua inquinata, presa ad esempio dal fiume, e lasciarla chiusa esposta al sole per sei ore. L’elevata temperatura e i raggi UVA distruggono gli agenti patogeni senza sterilizzare il liquido; e l’acqua (una volta raffreddata) può essere bevuta tranquillamente. Il sole neutralizza infatti i seguenti batteri: Eschericchia coli, Vibrio cholerae, Streptococcus faecalis, Pseudomonas aerugenosa, Shigella flexneri, Salmonella typhii, Salmonella enteriditis, Salmonella paratyphi.

Tale metodo (detto SODIS, Solar Water Disinfection) diffuso dalla Eawig ha finora consentito a oltre due milioni di persone di bere acqua senza più il pericolo di ammalarsi e di morire. Nei villaggi che lo utilizzano, i casi di dissenteria sono calati del 50-60%.

E’ una scoperta importantissima, dal momento che nel mondo ogni 15 secondi un bambino muore per diarrea da acqua contaminata e un miliardo e cento milioni di persone non ha acqua da bere.

Helvetas, Associazione svizzera per la cooperazione internazionale, assieme a Eawig e alla Federazione delle Cooperative Migros, sta realizzando in Vietnam, Bhutan, Filippine e Sri Lanka dei programmi di sensibilizzazione della popolazione.

Il progetto Sodis è divenuto progetto europeo nel sesto Programma Quadro ed è riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ancora una volta i rimedi più efficaci vengono dalla stessa natura. (www.sodis.ch).

Agua potable bricolaje

Hoy, render potable tambien la agua mas contaminada (no solo la de el grifo, pero tambien la de el rio) es posible en solo 6 horas, en su casa y sin algun gasto. Basta costosas instalaciónes. La unica cosa indispensable es la presencia de el sol.

El descubrimiento es de 25 años atras par un microbiologo libanes, y fue estudiata de el Instituto Federal por el Aprovisionamiento, la Depuración yla Protección des aguas de el Politécnico de Zurig (Eawig) que de seis años promove este simple sistema en 20 países.

El sistema es elemental. Es suficiente poner en una boteilla de plástico (Pet) la agua contaminada, por exemplo la de el rio, y dejarla cerrada exposta a el sol para seis horas. La elevada temperatura y la radiación UVA van a destruir los agentes patogenos sin esterilizar el líquido; y la agua (una vez enfriada) puede ser tomada con tranquilidad. En efecto el sol neutraliza las siguentes bacterias: Eschericchia coli, Vibrio cholerae, Streptococcus faecalis, Pseudomonas aerugenosa, Shigella flexneri, Salmonella typhii, Salmonella enteriditis, Salmonella paratyphi.

Tal método (SODIS, Solar Water Disinfection) difundido de la Eawig, he consentido hasta haora a mas que dos miliones de personas de tomar agua sin el peligro de enfermarse y de morir. En los pueblos que lo utilizan, los casos de disentería han disminuidos de 50-60%.

Es un descubrimiento muy importante, porqué en el mundo cada 15 segundos un niño muere por diarrea de agua contaminada y un millardo y 100 miliones de personas no tiene agua de beber.

Helvetas, Asociación helvetica para la cooperación internacional, junto a Eawig y a la Federación de las Cooperativas Migros, va realizando en Vietnam, Bhutan, Filippine y Sri Lanka programas de sensibilización de la población.

El projecto Sodis ahora es proyecto europeo en el sexto Programa Cuadro y està reconocido de la Organización Mondial de la Sanidad. Siempre los remedios mas eficazes llegan da la natura misma. (www.sodis.ch).

03
Giu
07

addio dollaro

 

pensieriDollari

L’Iran lascia il $ per l’euro
La Cina
ai due preferisce lo yuan

L’Iran smetterà di vendere il suo petrolio in dollari. Lo ha annunciato a fine maggio Ehrabhim Sheibany governatore della Banca centrale iraniana. E, a dare più peso alla cosa, c’è la decisione della Zhuhai Zhenrong Trading, una compagnia statale cinese che dal paese arabo compra 240.000 barili di petrolio al giorno pari al 10% della produzione iraniana (di 2, 2 milioni di barili al giorno), di passare all’euro per i suoi acquisti di petrolio iraniano. Di per sé non è una notizia sconvolgente, anche perchè già oggi il 60% degli introiti iraniani derivati al greggio dipendono da monete diverse dal dollaro. Ma il fenomeno sta assumendo proporzioni colossali: le raffinerie giapponesi che dall’Iran comprano 550.000 barili di petrolio al giorno, hanno espresso la loro volontà di passare allo yen per i loro acquisti. E alcuni analisti leggono dietro questi cambiamenti pericoli per la stabilità dell’area: il giornale americano WorldNetDaily era giunto a dire che Saddam Hussein aveva firmato la propria condanna a morte quando aveva ottenuto il permesso delle Nazioni Unite per detenere in euro le sue riserve di valuta estera derivata dal programma Oil for Food. Il governo americano infatti vede come fumo negli occhi la perdita di peso del biglietto verde negli scambi petroliferi. E tutti sappiamo secondo quali modalità gestisce i propri affari nel mondo.

Tornando all’Iran. La Cina, che dall’Iran acquista il 12% del petrolio che serve al suo grande sviluppo in atto, sta accrescendo il peso economico-politico in quel paese: nel 2006 ha infatti siglato un accordo a lungo termine da 100 miliardi di dollari per sviluppare nei prossimi 25 anni l’enorme giacimento di Yadvaran. Da solo questo accordo (senza bisogno della costruzione di ordigni nucleari) mette a riparo l’Iran da eventuali attacchi militari stranieri.

Tempi duri per il dollaro anche (e forse soprattutto) per la decisione della Cina di non accumulare più riserve in valute estere: come dire che 700 miliardi di dollari cinesi ora depositati come riserve (sui 1000 miliardi posseduti) saranno cambiati in yuan. La Cina ha un grande potere in mano, perché metà dei fondi cinesi in dollari risultano investiti in buoni del Tesoro Usa, vitali per finanziare i deficit della spesa pubblica americana.

Anche la Banca iraniana sta tagliando le sue riserve di dollari e progetta di gestire le riserve derivate dalla vendita di petrolio, non più solo il moneta Usa, ma utilizzando 20 diverse monete. Se per parte iraniana la mossa può apparire molto ideologica, vi è per tutti i paesi coinvolti nel cambiamento la volontà puramente economica di non perderci troppo: il dollaro infatti continua a scendere nei confronti dell’euro: nel 2006 ha perso il 9% del valore contro l’euro, scendendo negli ultimi 5 anni addirittura del 35%. Basta ricordare che con l’avvento della moneta unica europea, dollaro ed euro si equivalevano: oggi per un euro servono 1 dollaro e 34 cent.

17
Mag
07

Promesse elettorali

esteroTania

La futura senatrice promette 40.000 fellatio ai suoi elettori  

Posa nuda sui manifesti elettorali, promette che una volta diventata senatrice, procurerà 400.000 posti di lavoro (140.000 più di quelli promessi dal partito rivale). Ma poi cambia rotta e osa certamente di più. Pensa che il lavoro sono bravi tutti a prometterlo, quindi la mette sul personale. E la giovane e bella candidata belga promette fino a 40.000 rapporti orali ai suoi elettori maschi che la voteranno il 10 giugno, sempre che ne facciano preventiva richiesta compilando l’apposito modulo sul sito del suo partito NEE (Movimento di Protesta Imparziale).  Sito che, neanche a dirlo… è stato intasato dalle richieste.Qualcuno penserà ad una insolita piazzata propagandistica: invece Tania Derveaux ha calcolato anche i tempi. Per effettuare le necessarie fellatio le servirebbero 500 giorni a una media di 80 al dì. Ma non è detto che si senta di farlo tutti i giorni, festivi compresi… E poi 80 al giorno significa pressappoco 10 all’ora! Quindi si ipotizza che almeno due anni le “partirebbero” in questa sorta di defatigante ringraziamento. Una domanda sorge spontanea: dove avverrà questo speciale rito? In casa sua, in un hotel o in Senato?

22
Feb
07

Verso la guerra mondiale?

Pensieribomba

… Colpa del nucleare o dell’euro? 

Siamo alle soglie della terza guerra mondiale? O “solo” alle porte dell’ennesimo attacco preventivo delle “forze del bene” contro le “forze del male”? Di quelle stesse “forze del bene” che dal marzo 2003 hanno provocato 3.000 morti americani e un numero imprecisato di vittime irachene: 30.000 secondo Bush (dichiarazione dicembre 2005) o piuttosto 655.000 vittime dirette e indirette, secondo la Scuola medica Blomberg dell’Università di Hopkins (fonte rivista britannica Lancet ottobre 2006). O ancora assistiamo ad un braccio di ferro mediatico tra l’amministrazione Bush e quella del presidente iraniano Almadinejad? La notizia riportata il 10 febbraio dall’autorevole quotidiano inglese The Guardian non sembra lasciare positive speranze. Parla dei piani del Pentagono per attaccare militarmente (forse già in primavera) una serie di obiettivi nucleari in territorio iraniano. Una nuova guerra mediorientale in piena regola, un bombardamento “chirurgico” del tipo di quelli a cui la propaganda di Washington ci ha da anni abituati, in una zona caldissima e ancora una volta senza curarsi delle ripercussioni politiche e militari della cosa. Come se non solo la lezione irachena non contasse nulla, ma come se la presenza di centrali nucleari da bombardare non significasse nulla per l’area e per la vicina Europa e per il mondo intero. E come oltretutto se le ripercussioni sulle forniture petrolifere non si facessero poi sentire sul mondo intero.Di fatto i preparativi sarebbero iniziati: dispiegamento nel Golfo Persico di almeno due portaerei e anche di alcune batterie di missili anti-missile Patriot. Ci sarebbero poi i piani d’attacco dei bunker iraniani e l’intenzione di raddoppiare le riserve petrolifere strategiche statunitensi: riserve che quest’anno dovrebbero così raggiungere il miliardo e mezzo di barili. Ma se, al di là di ogni considerazione morale e politica, un attacco all’Iran sarebbe disastroso, va detto che economicamente per gli Usa rappresenterebbe l’ennesima occasione per fare buoni affari. Armi, petrolio, e ancora profitti dal temporaneo aumento del prezzo del greggio. Benché l’amministrazione Bush parli di “dispositivi militari non offensivi” e l’opinione pubblica americana questa volta sarebbe decisamente contraria alla riproposta del “pantano iracheno”, l’ipotesi allo studio esiste. La preoccupazione di chi non approva le guerre e tanto meno quelle preventive, deriva anche dal fatto che le risoluzioni dell’Onu non rispettate hanno già mosso gli attacchi preventivi americani. E poi la storia  insegna che i pretesti sono sempre serviti a scatenare le guerre volute: quando addirittura non sono stati costruiti ad arte. Ma secondo gli analisti la vera minaccia per gli Usa non viene dal nucleare, quanto piuttosto dall’euro. Dopo l’Iraq anche l’Iran vuole adottare la nostra moneta per gli scambi del greggio. L’euro darebbe vantaggio all’Europa, a Cina e Giappone che si difendeebbero così dal deprezzamento del dollaro, a Russia e paesi arabi che intendono diversificare la moneta. E qui salta fuori il pericolo: gli Usa non vogliono che l’euro diventi valuta di scambio per il petrolio. Qualcuno teme che gli Stati Uniti risponderebbero alla fine del dollaro con sabotaggi internazionali (virus informatici o magari fisici) o con golpe o convincendo l’ONU a intervenire militarmente o peggio con la guerra. Però in questo caso, diversamente da quanto avvenuto in Iraq, gli alleati di Teheran (Cina e India) staranno a guardare?

09
Dic
06

Cyber gatto

pensieri Micio giapp

Il cyber micio miagola e fa le fusa 

Bastano 55 euro, in Giappone, per regalare a Natale un gatto cibernetico. Il Babbo Natale dagli occhi a mandorla distribuirà tra pochi giorni in migliaia di case nipponiche questo animaletto in tutto simile a quello vero: folto pelo bianco, movimenti quasi veri di cinque parti del corpo, compresi occhi, orecchie e collo grazie a una serie di sensori. Inoltre Yume Neko (letteralmente “il gatto dei sogni”), risponde alle carezze facendo le fusa… anche se a modo suo, con tutta la rigidità che può esserci in un animale-automa. Su Internet si possono vedere diverse pubblicità in materia: anche quella dove il micio risponda a una ragazza che in giapponese lo saluta con “Neko ciao!”. E’ l’evoluzione economicamente più abbordabile del cane Aibo, che per l’elevato prezzo
la Sony ha deciso di non produrre più. Oltre a costare poco, il nuovo micio non sporca e non richiede l’acquisto di cibo né di cure veterinarie. Insomma un bell’oggetto da compagnia. Peccato che dalla schiena gli fuoriesca una spina elettrica!




Biografia

LAVORO Giornalista pubblicista, collaboro con quotidiani e riviste nazionali- Uffici stampa- Testi per aziende, documentari, web, biografie, pubblicità- Speaker HOBBY Scrivere e fotografare

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