Archivio per la categoria 'MONDO'

22
mar
12

Bambini all’ergastolo

Cristian, a 13 anni verso l’ergastolo

Alla sua età colpii alla testa il mio fratellino col calcio di una pistola (ovviamente giocattolo). Lui, Cristian Fernandez, dodicenne americano di origini ispaniche, al fratellino di due anni, in testa ha dato solo un pugno: come si fa tra bambini, tra fratelli, per gioco o magari anche per rabbia. Solo che David Galarriago, fratello di Cristian di quel pugno è morto. Oggi quel ragazzino di 13 anni è comparso davanti al giudice di Jacksonville in Florida indossando la tuta arancione, le manette e le catene ai piedi come i terroristi senza diritti di Guantanamo. Davanti agli occhi smarriti di quel bambino si è materializzata la giustizia dei grandi. L’accusa lo ha freddamente descritto come un grave pericolo per la società per aver ucciso nel marzo 2011 il fratellino dopo avergli forse spezzato una gamba due mesi prima: ne ha chiesto la condanna a vita, quella che non ammette riabilitazione né perdono. Forse per fare di lui un caso esemplare, il più giovane ergastolano d’America. Un terribile precedente che si può evitare se l’opinione pubblica mondiale si solleverà perché sia data una chance a un bambino, reo (questo sì) di non aver saputo dosare la sua rabbia. Con Cristian è accusata di omicidio anche la mamma Susana Biannela (25 anni, nella foto), per aver atteso sei ore prima di portare il piccolo ferito in ospedale, limitandosi a “curarlo” con del ghiaccio e senza l’accorgimento di tenerlo sveglio. Il procuratore dello Stato, Angela Corey (nella foto, chissà se anche mamma) ha così commentato la sua richiesta di condanna: Il fatto che abbiamo accusato un dodicenne è di per sè un evento mozzafiato ed è triste per la nostra procura; ma è l’unico meccanismo giuridico che possiamo usare per proteggere la comunità da questo particolare crimine. La Corey, 57 anni, repubblicana e protestante, è stata la prima donna procuratore.

La famiglia di Cristian

Guai a non considerare il contesto in cui Cristian è vissuto. Sua madre l’aveva concepito nei sobborghi di Miami, da uno sconosciuto, quand’era ancora una bambina di 12 anni, e il nuovo compagno di lei finì in carcere per averla violentata dopo il parto. A due anni Cristian, trovato a vagabondare nudo e sporco fuori da un motel, venne tolto alla custodia di sua nonna, tossicomane di 34 anni che l’avrebbe allattato anche con l’aggiunta di droga; così lo riaffidarono ai genitori. Ma successivamente il patrigno, operaio edile, nell’ottobre 2010 si tolse la vita sparandosi un colpo di pistola davanti a lui e alla mamma per evitare nuovamente il carcere con l’accusa di aver violentato questa volta anche il piccolo Cristian. Nonostante questi difficili precedenti, nonostante il gesto sconsiderato di Cristian, due psicologi chiamati a esaminarlo, l’hanno definito emotivamente sottosviluppato, ma comunque in grado di riabilitarsi rispetto alla società. Ma è davvero di Cristian che la società deve aver paura, al punto da segregarlo a vita? Su Facebook esiste la pagina Support Cristian Fernandez in cui è anche possibile firmare una petizione in cui si chiede che i minori vengano trattati come tali nel sistema di giustizia penale: www.facebook.com/pages/Support-Cristian-Fernandez/155817627820236

Chi ha paura dei bambini

Cosa ne pensano gli americani

Ma davvero il nostro mondo di adulti deve proteggersi da questo e da altri bambini come lui? Dobbiamo ammanettarlo e rinchiuderlo per tutta la sua esistenza? Fa così paura? Su Jacksonville.com, sito del quotidiano The Florida Times Union, ecco alcuni commenti raccolti.

Contro Cristian

Steven45: Uccidere il piccolo demone ora.

Ralph in Orange Park: La prima priorità dovrebbe essere quella di impedirgli di uccidere ancora.

Gorilla 0878@yahoo.com: Penso che a 13 anni devono essere processati per omicidio di primo grado come gli adulti. Quando si ha questa età si conosce la differenza tra giusto e sbagliato.

P Eunny: Oh, lasciatemi piangere… per il bambino morto.

A favore di Cristian

Vcobbs: Questa è una triste, triste storia. Non riesco a immaginare ciò che questo ragazzo ha vissuto nella sua breve vita. Un bambino con una madre di 12 anni, un padre pervertito sessuale, una nonna tossicodipendente. Mi stupisce che sia sopravvissuto all’infanzia. Sono d’accordo, avrebbe dovuto sapere di non picchiare un bambino di 2 anni, ma il mio cuore va a tutti e due. I bambini sono il prodotto del loro ambiente. Mi auguro che ottenga l’aiuto di cui ha bisogno, ma ho il sospetto che il danno per la sua vita è già stato fatto.

icsea: Nessuno su questa terra può giudicare questo bambino né la sua famiglia, ed è disumano ciò che il SAO sta facendo a questo bambino. Devi essere cieco come un pipistrello per non sapere che la legge degli adulti non può essere applicata a questo bambino: un bambino di 12 anni. Può essere riabilitato. Se questo paese utilizza i nostri figli e noi per un guadagno politico invece di fare ciò che è giusto, abbiamo un problema serio. Se questo Stato avesse aiutato questa famiglia fin dal primo giorno, non si sarebbe arrivati a questo punto. La società non cambierà a meno che le persone non si mettano insieme per non tollerare più di essere trattati così.

Corey_Skank: Il genitore e/o tutore deve affrontare le accuse di negligenza per aver lasciato un ragazzo responsabile di un bambino. Non uccidete questo ragazzo!

Takeres: Ha bisogno di una seria riabilitazione a lungo termine, di un supporto psicologico prima di essere lasciato fuori nella società. Trattarlo come un adulto è assurdo.

Hollywood Heights: Chi ha fallito? Un innocente di due anni è morto. Tutti quelli che hanno avuto contatti con questa famiglia e hanno guardato dall’altra parte… Compresa la madre.

pumpkinmedic: Il fatto che a una madre di 12 anni sia stato permesso di tenere il suo bambino è assolutamente atroce. Il fatto stesso di restare incinta a 12 anni dovrebbe comportare l’automatica esclusione dei nonni dalla custodia di figlio e nipote.

smokeymt1: Questa è una situazione molto triste… E’ un caso orribile di abuso che dura da generazioni in questa famiglia… Dio solo sa quello che il 12enne ha vissuto nella sua breve vita… Questa famiglia ha avuto bisogno di aiuto per anni… Quanti sono i bambini abusati in questo momento intorno a noi?

Shawna1010: E’ il triste caso di una mamma che non ha protetto i suoi figli. Allevarli non significa dargli il cibo che gli piace, una stanza o tenerli puliti, ma la sicurezza, un bene non negoziabile. Questo 12enne dovrebbe crescere per migliorare, anche se saprà sempre di aver ucciso il fratellino, ma non sta andando a rieducarsi

Darwingroupie00: A 12 anni non avrebbero dovuto permetterle di avere un figlio che sarebbe dovuto finire in adozione da chi era disposto ad amarlo e curarlo adeguatamente.

Military Retiree: E’ una delle cose più tristi che ho sentito in questi anni.

L’”insegnamento” degli adulti

Questo è il video girato dalla polizia di Jacksonville con telecamera nascosta nelle due stanze di detenzione dell’ufficio dello sceriffo. Si vedono Cristian e sua mamma. All’inizio Cristian ripete tra sè e sè l’episodio che ha provocato la morte del fratellino sbattuto contro la libreria della camera e dice: David… libreria… pow pow! http://jacksonville.com/news/crime/2011-09-16/story/whos-blame-complicated-cristian-fernandezs-mom-says-younger-sons-death

E in quest’altro video si vede invece una lezione impartita da una poliziotta a Kevin, un bambino di 7 anni che viene ammanettato per essersi accompagnato a dei ragazzi che rubavano biciclette. Era stato un parente di Kevin a chiamare la polizia per farlo arrestare a scopo precauzionale. A sette anni.

19
mar
12

Maratona di protesta

Una maratona di greci per la Grecia

Per gridare al mondo lo sdegno di un popolo

Chi dice che in Grecia la situazione è migliorata è un bugiardo che vuole solo confondere le acque e fare disinformazione. Solo per le banche estere va bene. Ci stanno massacrando, con le nuove misure di austerità decise. A dirlo è Alexandra Hatzopoulou che vive ad Atene.

I greci hanno inventato le Olimpiadi, la maratona, ma soprattutto la democrazia. Ed è con una maratona che il popolo greco, imbrogliato dai suoi stessi governanti, piegato dalle multinazionali europee e americane, umiliato dai poteri forti dell’Unione Europea (italiani inclusi), vuole gridare civilmente al mondo che non è giusto sacrificare la gente in nome del denaro, della finanza, del potere: perché ci sono valori superiori, perché prima di tutto conta la vita delle persone e molto poco invece dovrebbe contare il sostegno a finanzieri e speculatori per farli diventare sempre più incredibilmente ricchi sulla pelle degli altri.

La maratona, sabato 24 marzo (giorno prima della festa nazionale che ricorda la rivoluzione del 1821 contro i turchi), prenderà avvio alle ore 8 nella cittadina di Marathonas e seguirà il percorso storico che da Marathonas porta allo Stadio Kallimarmaro (fatto in marmo bianco), nel cuore di Atene: lo stesso stadio inaugurato nel 1896 per i giochi olimpici moderni, sui resti dell’antico stadio del 566 a.C. rifatto in marmo bianco da Licurgo nel 329 a.C., poi ampliato nell’anno 140 da Erode Attico per ottenere 50.000 posti a sedere (restaurato nel 1896).

In tutto il mondo la maratona è un percorso di 42 km e mezzo, perché quella è la distanza tra Marathonas e lo Stadio Kallimarmaro. La stessa distanza, lo stesso antico percorso, verrà coperta dai greci a piedi, in bici, coi motorini (ci saranno anche automobili per soccorrere chi non ce la fa a camminare). I cittadini, se ne prevedono migliaia, sono chiamati a partecipare e hanno annunciato l’adesione anche alcuni sindaci (i Comuni offriranno a tutti bottigliette di acqua e bibite). All’arrivo allo stadio, ci sarà un concerto di famosi cantanti e poi comizi contro i memorandum e contro le nuove leggi disumane votate. Naturalmente non si tratta di una competizione sportiva, ma di un modo civile di gridare forte al mondo lo sdegno di un’intera popolazione. La maratona esprime la militante pacifica resistenza del popolo greco contro la politica distruttiva e traditrice dei memorandum, ma anche la determinazione di combattere unito per la democrazia, l’indipendenza nazionale, la sovranità’ popolare e il rinascimento patriottico in Grecia.

L’organizzazione è del Fronte dei movimenti contro i memorandum
sotto gli auspici del movimento Spithes Attikis. Per informazioni: 0030 697 3397391

http://www.spitha-kap.gr/el/news/?nid=2212

(foto di The Bleeding Statues di Tony Lykouresis, Biennale di Atene 1982)

No, non va niente bene. E’ un enorme presa in giro. Le forze estere hanno ottenuto ciò che volevano. Questa è la nostra situazione.

19
mar
12

Morto il Papa copto

E’ morto il Papa, il patriarca dell’Africa

Si chiamava Shenouda III, ed è morto il 17 marzo 2012 a 88 anni. Era il Papa di Alessandria e il Patriarca di tutta l’Africa. Il Papa della Chiesa copta ortodossa di Alessandria. Nato ad Asyut in Egitto, Nazeer Gayed Roufail, per la sua autorevolezza era molto rispettato anche dalla comunità musulmana. Abbandonato il monastero siriano di Scetes, divenne 117° Papa di Alessandria nove mesi dopo la morte di Cirillo VI avvenuta nel 1971. Prima però passò gli ultimi sei anni da monaco in eremitaggio in una grotta a 6 km dal monastero.

Un anno prima del suo pontificato, l’Egitto passò dalle mani di Nasser a quelle di Sadat: presidente con cui questo Papa ebbe forti divergenze al punto da venir esiliato in un monastero nel deserto Nitrian, nel delta del Nilo; per far ritorno in città solo alla morte di Sadat, grazie all’amnistia concessagli dal successore Mubarak. Politicamente Shenouda III fu sempre a favore della causa palestinese, al punto da invitare i copti a non recarsi mai in pellegrinaggio a Gerusalemme, pena la scomunica, Per non far male alla causa degli arabi e dei cristiani.

Il Papa eremita

Nel 1973, proprio a motivo del suo impegno verso l’unificazione della Chiesa, fu il primo Papa copto ortodosso di Alessandria ad incontrare, dopo 1.500 anni, un Papa di Roma: il pontefice era Paolo VI. Il Papa di Alessandria nel 2000 ottenne dall’Unesco il premio Madanjeet Singh per la tolleranza e la non violenza.

La sua morte, sopraggiunta dopo ripetute cure all’estero per problemi ai polmoni e per complicazioni epatiche, è avvenuta il giorno 8 Parenhat 1728 del calendario copto. I funerali saranno seguiti dalla sepoltura nel monastero di San Pishoy nel deserto di Nitrian. Il governo ha decretato tre giorni di lutto per i dipendenti statali dell’intera comunità cristiana d’Egitto, che rappresenta il 10% della popolazione. Nella notte tra sabato e domenica, si calcola che 100.000 persone siano andate alla cattedrale di San Marco al Cairo (la più grande dell’Africa e del Medio Oriente, considerata Il Vaticano dei copti) a rendere omaggio alle spoglie; molti i fedeli rientrati appositamente dall’estero. Come si vede nella foto, il corpo del Patriarca è stato ricomposto, seduto, su uno scranno, circondato da fedeli all’interno della cattedrale.

San Marco, Venezia e le origini della Chiesa copta

A quella stessa cattedrale ultimata nel 1968, Papa Paolo VI come segno di distensione tra le due chiese, restituì parte delle reliquie di San Marco che nell’anno 828 erano state sottratte all’Egitto da due veneziani che le avevano portare al loro doge, probabile mandante dell’operazione. Ma quella restituzione di reliquie provenienti dal Vaticano e non da Venezia, avvenuta con 1.140 anni di ritardo, non piacque troppo agli egiziani. Alla cerimonia erano presenti il presidente Nasser, l’imperatore d’Etiopia Haile Selassié e il Papa Cirillo VI.

San Marco fu il dotto evangelista libico (nato a Cirene e conoscitore di greco, latino ed ebraico) che conobbe il Cristianesimo quando lasciò la Libia invasa dalle tribù nomadi per rifugiarsi coi genitori a Gerusalemme; lo diffuse poi in Italia e in Egitto prima di essere martirizzato dai romani in Egitto nell’anno 63. La giovinezza la trascorse in Turchia ad Antiochia, dove compare la prima traccia del termine cristiano per indicare un seguace di Cristo.

Il suo legame con Venezia venne segnalato nel 1350 dal doge Andrea Dandolo che nella sua Chronica scrisse che questo discepolo di san Pietro a Roma, fu dal successore di Cristo inviato a presentare alle genti romane il  vangelo che lui aveva scritto nella capitale dell’impero. Come traduttore personale di Pietro che non parlava greco (allora lingua internazionale paragonabile all’odierno inglese), Marco si era occupato prima della comunità ebraica che a Roma contava 45.000 persone, poi di quella romana. Ascoltando il vecchio discepolo e traducendone i racconti  iniziò a trascriverli sintetizzandoli. Così nacque il vangelo di San Marco. Per diffondere la parola di Gesù, nell’anno 48 Pietro inviò Marco ad Aquileia che, per importanza dopo Roma, era la seconda città della penisola. Lì il santo rimase due anni, ricevendo nuovi e vecchi fedeli a cui raccontava quanto appreso da san Pietro, standosene seduto su una cattedra che gli era stata regalata. Consentì poi che le sue scritture redatte in greco (il suo è il più breve dei quattro vangeli) venissero copiate per essere meglio pubblicizzate. Nei 16 capitoli del suo vangelo, sono forti gli accenni a Cristo come figlio di Dio e per questo come simbolo dell’evangelista fu scelto il leone, dominatore degli animali. Secondo la tradizione, poi, ad Aquileia san Marco compì il suo primo miracolo guarendo dalla lebbra Ataulfo, figlio di Ulfio, il capo della città.

Tornò a Roma assieme ad Ermagora, perché Pietro desse al friulano da lui scelto, l’incarico ufficiale di responsabile dei cristiani di Aquileia. Rientrando con una barca a vela (da Aquileia a Ravenna, per proseguire poi via terra), una bufera li costrinse ad attraccare su un isolotto della laguna veneziana, Rivo Alto (oggi Rialto) dove (secondo la leggenda) Marco ebbe la visione mistica che profetizzava la sua sepoltura in una magnifica nuova città, Venezia. A Roma Pietro lo inviò per far proseliti ad Alessandria, metropoli cosmopolita di un milione di abitanti dominata dal faro alto 120 metri e dal tempio del dio Serapide. Dopo essersi fermato nella sua Cirenaica per un periodo di apostolato, Marco raggiunse Alessandria aiutando la prima comunità cristiana d’Egitto e compiendo miracoli. Lì però i suoi avversari lo fecero arrestare mentre celebrava la messa di Pasqua e non sopravvisse al secondo giorno di detenzione, morendo il 25 aprile del 68. Il corpo gettato nelle fiamme, secondo la leggenda venne graziato da una violenta bufera, così che le sue spoglie poterono essere messe in salvo nella stessa località di Boucoli dove Marco amava rifugiarsi nella prima chiesa costruita. Il santuario lì eretto nel 310, risparmiato dall’attacco dei persiani del 620, fu invece bruciato durante l’invasione araba del 644, ma le reliquie vennero salvate e tornarono nel ricostruito santuario di Alessandria. Nell’828 un gruppo di mercanti veneziani vi giunse appositamente per sottrarle e portarle nella nascente Venezia che aveva bisogno di un santo protettore da venerare. Del gruppo facevano parte Buono (dell’isola di Malamocco o Metamauco) e Andrea detto Rustico (di Torcello). Buono era stato nominato tribuno per essersi distinto nella battaglia navale contro il re francese Pipino il Breve che aveva tentato nell’810 di entrare in laguna; il Rustico era un ex carpentiere divenuto poi commerciante. Per il loro coraggio, testimoniato dal tribuno Angelo Partecipazio, furono quasi certamente incaricati dal figlio di questi, il doge Giustiniano Partecipazio, della delicatissima missione segreta. Partiti nel novembre 827 con 10 navi, si staccarono dalla flotta con la San Nicola di proprietà di Buono, per raggiungere Alessandria d’Egitto contravvenendo agli ordini dell’imperatore di Bisanzio (e dello stesso doge) di non trafficare con gli arabi. Della tre alberi facevano parte, con loro altri 10 di equipaggio: Pietro secondo ufficiale; i marinai Giacomo, Emilio, Nikos e Medes; il legato del doge Giuseppe Baseio detto Giusto; i soldati Brutus detto Brutto e Hubert de Gascoyne detto Franco; il medico ebreo Elihu ben Moische e il suo assistente Rebekan ben Moische.

Qui la storia si mescola alla leggenda: i due avvicinano i padri custodi del santuario, Staurazio e Teodoro, che li avvertono dell’intenzione del califfo Mamum di Alessandria di costruire moschee usando colonne e marmi presi dalle chiese cristiane; i musulmani hanno già arrestato un altro custode di quel tempio. Gli agenti di Venezia quindi propongono ai religiosi di sostituire le spoglie di san Marco con quelle della martire santa Claudia e di accompagnarle assieme a loro in Italia. I quattro allora nascondono i resti in ceste di vimini sotto foglie di cavoli e di carne di maiale kanzir (che gli islamici, considerandola impura, non avrebbero mai toccato) e li caricano sulla loro nave, probabilmente una acazia a tre alberi (acazia deriva dal greco akis, punta, dal nome della ciabatta greco-araba akazia). Nonostante il mare agitato, la nave risale l’Adriatico fino a Umago in Istria, da dove i due comandanti inviano un’ambasciata al doge il quale prepara la degna accoglienza. Il 31 gennaio 828 il corpo di san Marco arriva a Venezia nel porto di Olivolo (sede vescovile nel sestiere Castello) dove ad accoglierlo ci sono il vescovo Orso, il doge Giustiniano Partecipazio e la città intera. In attesa che venga costruita la basilica di San Marco (con funzione di cappella del doge), le spoglie del santo restano in una stanza di Palazzo Ducale. Una volta portato a Venezia san Marco, i due eroi ottennero in premio 100 libbre d’argento.

29
feb
12

Fucilato a 10 mesi

Fucilato a 10 mesi di vita

In Siria si muore anche così

Un bambino di 10 mesi fucilato assieme alla sua famiglia. Tenuto in braccio dalla mamma, messa al muro con una quindicina di altri familiari in una città vicina a Homs. La notizia, di una gravità assoluta, viene dalla Siria e a diffonderla non sono quelli che il regime del dittatore Assad definisce terroristi, ma monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco, che ne ha parlato a Radio Vaticana. Nella stessa intervista il sacerdote ha ricordato un altro omicidio avvenuto pochi giorni prima: una bambina falciata da una raffica di mitra mentre assisteva al funerale di una coetanea. E’ uno dei tantissimi bambini ammazzati (si parla di oltre 500) e feriti da militari e forze speciali del regime in questi mesi di guerra civile che finora ha causato più di 7.500 vittime e 25.000 rifugiati. Il numero, seppure approssimativo, lo ha fornito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite Lynn Pascoe, sottosegretario generale agli affari politici dell’Onu. Non bastassero queste uccisioni, dalla Siria giungono testimonianze di continui rapimenti: ad Aleppo sarebbero in atto numerosi sequestri di persona per cui si chiedono riscatti da 5.000 a 50.000 euro. In Italia si susseguono, sia pure blandamente, iniziative di sostegno alla popolazione siriana, come quella che sta girando l’Europa: il Caravan sulla via di Damasco, che il 29 febbraio si fermerà a Milano a Porta Veneziadalle ore 13 alle 17. L’intervista al nunzio apostolico:

http://www.news.va/it/news/la-passione-del-popolo-siriano-intervista-al-nunzi

Nel video effetti di un bombardamento di case civili a fine febbraio a Ar Rastan nel Governatorato di Homs. In quest’altro video, un altro bambino siriano, Samir, colpito al cuore da un colpo di pistola. 

21
feb
12

Siria, bambini uccisi

Siria: target bambini

Il regime siriano di Assad risponde con un lancio di missili sul quartiere di Baba Amro alle proteste popolari della città di Homs. Oggi in un’ora si sono contati 200 cannoneggiamenti contro le abitazioni. In questi video gli effetti della repressione governativa. In questo video una volontaria che cura i feriti in una casa perché negli ospedali è troppo pericoloso (Amnesty International denuncia che i soldati entrano e li torturano); tra i tanti arrivati, scopre che c’è anche una sua nipotina…

21
feb
12

Appello ai greci

Theodorakis, con la Troika accordo illegale

Mikis Theodorakis, il famoso compositore greco, durante il regime dei Colonnelli (1967-1974) fu imprigionato e torturato e le sue opere musicali vennero censurate. Oggi, a 86 anni, Theodorakis rappresenta un punto di riferimento per quella parte dei cittadini greci che teme che la patria della democrazia diventi un Paese controllato dall’oligarchia straniera delle grandi banche e della finanza. Ecco cosa scrive Teodorakis in una lettera aperta ai greci.

Esiste un complotto internazionale cha ha l’obiettivo la cancellare il mio paese. Hanno iniziato dal 1975 quando per obiettivo avevano la civiltà neo-greca; hanno continuato con la distorsione della nostra storia contemporanea e della nostra identità culturale e adesso stanno cercando di cancellarci anche materialmente con la mancanza di lavoro, la fame e la miseria.

Se il popolo greco non prende la situazione in mano per ostacolarli, il pericolo della sparizione della Grecia è reale: entro i prossimi 10 anni. Di noi resterà solo la memoria della nostra civiltà e delle nostre battaglie per la libertà. Fino il 2009 il problema economico non era grave. Le grandi ferite della nostra economia erano la spesa esagerata per la difesa del paese e la corruzione di una parte dei politici e dei giornalisti. Per queste due ferite, però, erano corresponsabili anche dei paesi stranieri, come la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti che guadagnavano miliardi di euro da noi con la vendita annuale di materiale bellico.

Questa continua emorragia ci ha messo in ginocchio non permettendoci di crescere, mentre offriva grandi ricchezze ai paesi stranieri. Lo stesso succedeva con la corruzione. La società tedesca Siemens manteneva un settore che si occupava della corruzione dei nostri politici per poter piazzare i suoi prodotti sul mercato greco. Di conseguenza, il popolo greco è stato vittima di questo duetto di ladri, greci e tedeschi che si arricchivano sulle sue spalle. E’ evidente che queste due ferite avrebbero potuto essere evitate se la leadership dei due partiti di potere (filo americani) non avessero raccolto elementi corrotti, i quali, per coprire l’emorragia di ricchezze (che erano prodotto del lavoro del popolo greco) verso le casse di paesi stranieri, hanno chiesto prestiti esagerati, col risultato dell’aumento del debito pubblico fino a 300 miliardi di euro, pari al 130% del Pil.

Con questo sistema, le forze straniere guadagnavano il doppio: prima vendendoci armi e loro prodotti e poi con i tassi d’interesse dei capitali prestati ai nostri governi (non al popolo). Perché come abbiamo visto, il popolo era la vittima principale in ambedue i casi. Un esempio solo vi convincerà. I tassi d’interesse di un prestito di 1 miliardo di dollari che ha contratto Andreas Papandreou nel 1986 dalla Francia, sono diventati 54 miliardi di euro e sono stati finalmente saldati nel…2010!

Il Sig. Giunker ha dichiarato un anno fa, che aveva notato questa grande emorragia dei greci a causa di spese enormi (ed obbligatorie) per l’acquisto di armamenti da Germania e Francia. Aveva capito che i nostri venditori ci portavano direttamente a una catastrofe sicura ma ha confessato pubblicamente che non ha reagito minimamente, per non colpire gli interessi dei suoi paesi amici!

Nel 2008 c’è stata la grande crisi economica in Europa. Il livello di vita, abbastanza alto (eravamo tra i 30 paesi più ricchi del mondo), è rimasto invariato. C’è stata, però, la crescita del debito pubblico, ma il debito pubblico non porta obbligatoriamente alla crisi economica. I debiti dei grandi paesi come gli USA e la Germania, si contano in tris miliardi di euro. In tal caso, si può prendere prestiti dalle grandi banche con tasso fino al 5%, fino alla fine della crisi. In questa posizione esattamente ci trovavamo nel 2009, quando in novembre è diventato primo ministro Giorgio Papandreou. Per capire cosa ne pensa oggi il popolo greco della sua politica catastrofica, vi do questi due numeri: alle elezioni del 2009 il partito socialista ha preso il 44% dei voti. Oggi le proiezioni lo portano al 6%.

Papandreou avrebbe potuto affrontare la crisi economica (che rispecchiava quella europea) con prestiti dalle banche straniere con il tasso abituale sotto il 5%. Se l’avesse fatto non ci sarebbe stato alcun problema per il nostro paese perché eravamo in una fase di crescita economica. Papandreou però aveva iniziato il suo complotto contro il proprio popolo dall’estate del 2009, quando si è incontrato segretamente con Strauss- Khan per portare la Grecia sotto l’ombrello del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Per arrivare però sotto il controllo del FMI, bisognava stravolgere la situazione economica reale del nostro paese, far impaurire le grandi banche e alzare i tassi d’interesse per i prestiti a numeri proibitivi. Questa operazione meschina è iniziata con l’aumento falso del debito interno, dal 9,2% al 15%. Per questa operazione criminale, il pubblico ministero Peponis, ha chiesto 20 giorni fa il rinvio a giudizio per Papandreou e Papakostantinou (ministro dell’Economia).

Poi c’è stata la campagna sistematica in Europa di Papandreou e del Ministro dell’Economia: 5 mesi per convincere gli europei che la Grecia è un Titanic pronto per andare a fondo, che i greci sono corrotti, pigri e di conseguenza incapaci di affrontare i problemi del paese. Dopo ogni loro dichiarazione, i tassi d’interesse salivano, al punto di non poter ottenere alcun prestito e di conseguenza il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea hanno preso la forma dei nostri salvatori, mentre nella realtà era l’inizio della nostra morte. Nel maggio 2010 è stato firmato da un solo ministro il famoso primo accordo di salvataggio. Il diritto greco, in questi casi, esige, per un accordo così importante, il voto favorevole di almeno tre quinti del parlamento. Pertanto, in sostanza, il primo accordo e la Troica che oggi governa in Grecia, agiscono in modo completamente illegale non solo per il diritto greco ma anche per quello europeo.

Dal quel momento ad oggi, se i gradini che portano alla nostra morte sono venti, siamo già scesi più della metà. Immaginate che con questo secondo accordo, per la nostra “salvezza”, offriamo a questi signori la nostra integrità nazionale e i nostri beni pubblici. Cioè porti, aeroporti, autostrade, elettricità, acqua, ricchezze minerali ecc. ecc. ecc. E anche monumenti nazionali come l’Acropolis, Delfi, Olympia, Epidauro ecc. ecc. ecc. perché con questi accordi abbiamo rinunciato ad eventuali rincorsi.

La produzione si è fermata, la disoccupazione è salita al 20%, hanno chiuso 80.000 negozi, migliaia di piccole fabbriche e centinaia di industrie. In totale hanno chiuso 432.000 imprese. Decine di migliaia di giovani laureati lasciano il paese che ogni giorno si immerge in un buio medioevale. Migliaia di cittadini ex benestanti, cercano nei cassonetti d’immondizia e dormono per strada. Nel frattempo si dice che siamo vivi grazie alla generosità dei nostri “salvatori”, dell’Europa, delle banche e del Fondo Monetario Internazionale. In realtà, ogni pacchetto di decine di miliardi con cui viene addebitata la Grecia, torna per intero indietro, mentre noi ci accogliamo nuovi incredibili tassi d’interesse. E siccome c’è bisogno di continuare a far funzionare lo Stato, gli ospedali, le scuole ecc. la troica carica di extra tasse (assolutamente nuove) gli strati più deboli della società e li porta direttamente alla fame. Una situazione generalizzata di fame, l’abbiamo avuta all’inizio dell’occupazione nazista nel 1941 con 300.000 morti in 6 mesi. Adesso rivediamo la stessa situazione.

Se si pensa che l’occupazione nazista ci è costata 1 milione di morti e la distruzione totale del nostro paese, com’è possibile per noi greci accettare le minacce della sig.ra Merkel e l’intenzione dei tedeschi di installare un nuovo gauleiter… e questa volta con la cravatta…

Quando gli SS e la fame uccidevano 1 milione di persone e la Wehrmacht distruggeva sistematicamente il paese, derubando la produzione agricola e l’oro dalle banche greche, i greci hanno fondato il movimento di solidarietà nazionale che ha sfamato la popolazione ed hanno creato un esercito di 100.000 partigiani che ha costretto i tedeschi di essere presenti in modo continuo con 200.000 soldati. Contemporaneamente, i greci, grazie al proprio lavoro, sono riusciti non solo a sopravvivere ma a sviluppare, sotto condizioni di occupazione, l’arte neo greca soprattutto i settori di letteratura e di musica.

La Grecia ha scelto la via del sacrificio per la libertà e la sopravvivenza. Anche allora ci hanno colpito senza ragione e noi abbiamo risposto con la Solidarietà e la Resistenza e ci siamo riusciti. La stessa cosa esattamente facciamo anche adesso ed abbiamo la certezza che il vincitore finale sarà il popolo greco. Questo il messaggio che mando alla Sig.ra Merkel ed al Sig. Soible, dichiarando che rimango sempre amico del popolo tedesco ed ammiratore del suo grande contributo a scienza, filosofia, arte e soprattutto alla musica! E forse, la miglior dimostrazione di questo è che tutto il mio lavoro musicale a livello mondiale, l’ho affidato a 2 grandi editori tedeschi “Schott” e “v. Breitkopf” con cui ho un’ottima collaborazione.

Ci minacciano di mandarci via dall’Europa. Ma se l’Europa non ci vuole una volta, noi questa Europa di Merkel e Sarkozi, non la vogliamo 10 volte. Oggi è domenica 12 febbraio. Mi sto preparando a prendere parte alla protesta assieme a Manolis Glezos, l’eroe che ha tirato giù la svastica dall’Acropolis, dando così il segnale per l’inizio non solo della resistenza greca ma di quella europea contro Hitler. Le strade e le nostre piazze si riempiranno di centinaia di migliaia di cittadini che esprimeranno la propria rabbia contro il governo e la troica. Ho sentito ieri il nostro primo ministro – banchiere rivolgersi al popolo greco e dire che “siamo arrivati all’ora zero”. Chi, però, ci ha portati all’ora ZERO in due anni? Le stesse persone che invece di trovarsi in prigione, ricattano i parlamentari per firmare il nuovo accordo, peggio dal primo, che sarà applicato dalle stesse persone con gli stessi metodi che ci hanno portato all’ora ZERO! Perché? Perché questo ordina l’FMI e l’Eurogroup ricattandoci che se non obbediremo ci sarà il fallimento…

Qui assistiamo al teatro della paranoia. Tutti questi signori, che in sostanza ci odiano (greci e stranieri) e che sono gli unici responsabili della situazione drammatica alla quale hanno portato il paese, minacciano, ricattano, ordinano con l’unico scopo di continuare la loro opera distruttiva, cioè di portarci sotto l’ora ZERO, fino alla nostra sparizione definitiva.

Siamo sopravvissuti nei secoli, in condizioni molto difficili ed è certo che se ci porteranno con la forza, con la violenza, al penultimo gradino prima della nostra morte, i greci, non solo sopravvivranno ma rinasceranno. Presto tutte le mie forze all’unione dinamica del popolo greco. Sto cercando di convincerlo che la Troica e l’FMI non è una strada senso unico. Che esistono anche altre soluzioni. Guardare anche verso la Russia per una collaborazione economica, per lo sfruttamento delle nostre ricchezze minerarie, con condizioni diverse, a favore dei nostri interessi. Per quanto riguarda l’Europa, propongo di interrompere l’acquisto di armamenti da Germania e Francia. E dobbiamo fare tutto il possibile per prendere i nostri soldi, che la Germania ancora non ha saldato dal periodo della guerra. Tale somma ad oggi è quasi 500 miliardi di euro!!!

L’unica forza che può realizzare questi cambiamenti rivoluzionari è il popolo greco, unito in un enorme Fronte di Resistenza e Solidarietà, per mandare via la Troica (FMI e Banche) dal paese. Nel fra tempo devono essere considerati nulli tutti gli accordi illegali (prestiti, tassi d’interesse, tasse, svendita del paese ecc.). naturalmente, i loro collaboratori greci, che sono già condannati nella coscienza popolare come traditori, devono essere puniti.

A questo scopo (l’Unione di tutto il popolo) sono totalmente dedicato e credo che alla fine ce la faremo. Ho fatto la guerra con le armi in mano contro l’occupazione nazista. Ho conosciuto i sotterranei della Gestapo. Sono stato condannato a morte dai tedeschi e sono vivo per miracolo. Nel 1967 ho fondato il PAM, la prima organizzazione di resistenza contro i colonnelli. Ho agito nell’illegalità contro la dittatura. Sono stato arrestato ed imprigionato nel “mattatoio” della dittatura. Alla fine ho sopravvissuto ancora.

Oggi ho 87 anni ed è molto probabile che non riuscirò a vedere la salvezza dell’amata patria. Ma morirò con la mia coscienza tranquilla, perché continuo a fare le mie battaglie per gli ideali della Libertà e del Diritto fino alla fine.

Mikis Theodorakis

 

20
feb
12

Militari, 2 pesi 2 misure

Marò italiani uccidono due pescatori

L’Italia si comporta come gli Usa

Ma come… Prima protestiamo tanto contro il governo degli Stati Uniti quando i suoi militari uccidono per errore degli italiani e poi il governo italiano si comporta esattamente come quello di Washington opponendo resistenza all’arresto dei propri soldati che hanno ucciso degli innocenti… Il fatto è quello della petroliera italiana Enrica Lexie, dalla quale l’11 febbraio 2012 era partita una raffica di mitra diretta contro un peschereccio indiano al largo delle coste dell’India: raffica che ha ucciso i pescatori Ajesh Binki, di 25 anni e Jalastein di 45 che erano disarmati e non avevano tentato alcun atto di pirateria. I due fucilieri della Marina militare italiana (battaglione San Marco) Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, a bordo della nave per proteggerla dagli attacchi dei pirati che imperversano in quelle acque, secondo gli italiani hanno esploso 20 colpi; 60 secondo la polizia di Kerala che dopo essere salita a bordo ha arrestato i due soldati dopo un ultimatum lanciato dalle autorità di terra. L’incidente ha provocato grande choc nel Paese e creato un incidente diplomatico tra Italia e India. Come ha sottolineato il ministro degli Esteri di Nuova Delhi al collega italiano Terzi, Le navi da pesca indiane non caricano simili strumenti a bordo, ma solo le reti da pesca e i pesci presi. La posizione italiana, lungi dall’essere collaborativa, è stata ferma nel dire che al momento dei fatti la petroliera si trovava in acque internazionali e non in quelle territoriali indiane: quindi non è soggetta alla legislazione indiana, ma a quella italiana in quanto territorio nazionale. Il pensiero corre a due casi in cui militari Usa si sono resi colpevoli di omicidio nei confronti di civili italiani: per entrambi le autorità americane riuscirono a strappare i soldati ai tribunali italiani, processandoli molto blandamente in casa loro. Questi i due episodi: Funivia del Cermis e omicidio Lipari a Baghdad. Nel primo caso, il 3 febbraio 1998, un caccia EA-6B Prowler (velivolo per la guerra elettronica) dei Marines, sorvolando a 110 metri da terra la valle di Cavalese nel Trentino, colpì con la coda le funi della funivia facendo precipitare la cabina con 19 passeggeri e il manovratore. Venti morti (3 italiani, 7 tedeschi, 5 belgi, 2 austriaci e 2 polacchi, un olandese) ma nessun colpevole. Gli americani dapprima cercarono di dire che la cabina era caduta da sola; poi il tribunale italiano dovette arrendersi alle convenzioni internazionali. I quattro capitani responsabili dell’omicidio plurimo (pilota Richard Ashby, navigatore Joseph Schweitzer, e i due addetti ai sistemi di guerra elettronica William Rancy e Chandler Seagraves) vennero rimpatriati e al processo della Corte marziale americana contro Ashby e Schweitzer i due vennero assolti dall’accusa di strage; li riconobbero solo colpevoli di intralcio alla corte per aver distrutto il nastro della registrazione di volo: furono degradati e rimossi dal servizio e il pilota scontò 4 mesi di carcere. Sei anni dopo, gli Usa versarono 40 milioni di dollari per risarcite le famiglie e per i danni all’impianto. Nel secondo caso, Baghdad 4 marzo 2005, l’agente segreto Nicola Calipari, mentre in auto stava raggiungendo l’aeroporto della capitale irachena per riportare in patria la giornalista Giuliana Sgrena liberata dopo un sequestro, rimase ucciso dalle mitragliate di una pattuglia americana; l’autista, maggiore Andrea Carpani del Sismi e la stessa giornalista del Manifesto, finirono feriti. Giuliana Sgrena raccontò poi che i sequestratori iracheni l’avevano avvisata che gli americani non l’avrebbero fatta rientrare viva in Italia, non avendo gradito il pagamento del riscatto ai terroristi. Anche quella volta l’Italia non ottenne di poter processare il soldato che aveva sparato e ucciso e la Corte di Cassazione ribadì che la competenza era statunitense: il marine portoricano Mario Lozano fu prosciolto dal tribunale italiano e l’allora governo Berlusconi, secondo le rivelazioni di Wikileaks che intercettò dei cablogrammi, si disse intenzionato a bloccare eventuali altre inchieste per non aggravare i rapporti Italia-Usa.

Ma se è prevista la condanna a morte…

Certo però che se, come pare, l’accusa per i due marò italiani può significare ergastolo o, peggio, condanna a morte, le cose cambiano. Pare poi che le incongruenze tra i racconti e la documentazione italiana e indiana discordino su troppi punti fondamentali.

16
feb
12

Grecia strangolata

Storie di ordinaria disperazione

Atene 15 gennaio, tre giorni dopo la decisione del governo di cedere alle richieste dell’Europa, di avviare una drastica austerità e di svendere il patrimonio nazionale. Viale Patission, pieno centro. Sono le 11 e da una finestra del secondo piano dell’Agenzia Statale per il Lavoro OSB una donna si sporge sul vuoto. Piange e grida. Sa che il suo lavoro non c’è più: per lei e per tutti gli altri 1.500 dipendenti della sede centrale dell’OSB, tra cui suo marito. L’ente governativo che offriva mutui agevolati alle famiglie a basso reddito chiude. Harukleia Lambrousi è giovane, ma sa che non le sarà facile tirare avanti, anche perché a casa l’aspettano due bambini, uno disabile. Dopo poco sul balcone si affaccia anche il marito, minaccia di farla finita assieme a lei. La coppia, originaria di Prevesa, cittadina di 30.000 abitanti sul mar Ionio, si era fatta trasferire in capitale proprio per assicurare al figlio cure migliori. E questo è solo una delle fotografie di Atene 2012, il cuore della Grecia del duemila. Da ultima in Europa prima della crisi, la Grecia ormai ha conquistato il primato europeo per numero di suicidi: da gennaio al 10 dicembre 2011 sono stati 1.727 (la popolazione è di 11 milioni di abitanti), la maggioranza dei quali per motivi economici. Nei primi 5 mesi dello scorso anno in Grecia il loro numero è salito del 40% e ora è destinato a crescere. Tra gli ultimi suicidi, il 15 gennaio a Salonicco quello di un poliziotto antisommossa di 29 anni, che si è tolto la vita per strada.

In queste ore gli stipendi pubblici, già dimezzati, sono stati abbassati di un altro 10%, si sono ridotte le spese mediche, gli stipendi dei medici e gli investimenti statali. Ad Atene un kg di pane costa 1,60 euro, un litro di latte 1,30 (in Germania 65 centesimi) e la benzina al litro va da 1,80 a 1,90 (il diesel 1,50). Bere un caffè al bar costa da 3,5 a 4,5 euro ed è iniziata una straordinaria distribuzione gratuita di generi alimentari per sostenere le famiglie: in via Pireos sono stati regalate 750 porzioni di riso e carne e al mercato centrale Varvakios Agora 1.000 kg di carne perché oggi è festa nazionale.

Intanto, sopra gli occhi di altri disperati ateniesi la disperazione di Harukleia Lambrousi continua per cinque lunghe ore, poi gli psicologi convincono anche la donna a rientrare. La sua vita per il momento è salva, la sopravvivenza della sua famiglia, chissà. Video della protesta della donna. Video scontri ad Atene

16
feb
12

Grecia, morte lenta

Grecia, non voltiamoci dall’altra parte

Stanno votando la morte della Grecia. Noi abbiamo vinto contro i nazisti, abbiamo vinto contro la dittatura fascista e vinceremo anche questa volta. Mikis Theodorakis.

Che la Grecia sia in guerra è evidente. Non in guerra civile, come mostrano le immagini che la stampa italiana non ama troppo presentare (paradossalmente vediamo cento volte più immagini dalla lontana e oscurata Siria). E’ in guerra contro la finanza e i disastri che complici i governi greci, la finanza internazionale ha compiuto mettendo il Paese in ginocchio.

L’economista greco Yanis Varoufakis, oggi riformista (autore di The Global Minotaur) dopo essere stato consigliere dell’ex premier Papandreu, avverte i pericoli del cambiamento planetario: Accanto al meteo, televisioni e giornal, ogni giorno ci informano sull’andamento dello spread. Ma lo spread non dice nulla, non appartiene alla nostra esperienza quotidiana. Forse è proprio questo il punto: siamo inzeppati di analisi, grafici, ragionamenti, statistiche, una mole disumana di dati priva di eroi e di codardi, di passioni, amori, tradimenti. Lo spread non potrà mai essere un personaggio. E senza personaggi non ci sono storie.

Dice poi l’economista greco che prima della crisi, tanto le formiche tedesche quanto quelle greche hanno duramente lavorato per sbarcare il lunario. Quelle greche si muovevano in settori a bassa produttività (lavori più umili, con bassi salari, basse tutele lavorative e un’inflazione reale superiore a quella ufficiale); le tedesche operavano invece in settori a grande produttività (come l’industria pesante) e la differenza tra gli alti profitti e i salari stagnanti creava un crescente surplus che veniva investito all’estero, a causa dei bassi tassi d’interesse esistenti in Germania. Le formiche greche, al contrario, erano pressate da una martellante campagna condotta dalle banche che, regalando carte di credito a piene mani, spingeva i cittadini a indebitarsi.

Carte di credito, meccanismo infernale

Un cittadino greco racconta: Le carte di credito cominciarono a piovere dal cielo. Ci voleva esperienza per difendersi, serviva uno Stato capace di proteggere i suoi cittadini, ma lo Stato per primo era caduto nella trappola. Ecco come funziona. La tua carta di credito ti chiede di ripagare ogni mese solo il 2% di quanto spendi. Compero per 800 euro? Ne pago solo 16 al mese. Spendo 6400 euro? Pago 128 euro al mese, sì, ma intanto scattano gli interessi altissimi: il 17%, dunque quasi 1.100 euro all’anno oltre a quello che ancora devo ridare, visto che magari mi sono limitato a restituire la minima, il 2%. Se avessi più di una carta di credito, come hanno tanti? Quale debito accumulo? Se, come capita a molti qui, ho uno stipendio di mille euro al mese, come ne esco? Così un bel giorno è arrivata la banca a prendersi tutto quel che avevo.

Ed è a questo punto – continua Varoufakische i banchieri tedeschi hanno cominciato a vedere nel sud Europa un buon affare: il capitale tedesco ha iniziato a fluire verso di noi in cerca di alti guadagni. Ma che succede quando arriva un’inaspettata inondazione di moneta? Bolle speculative, che in Grecia hanno preso la forma del debito pubblico.

Il laboratorio greco

Parlando del caso Grecia, l’economista François Chesnais, professore associato all’Université Paris 13 e militante del Nuovo Partito Anticapitalista, cita una definizione fatta nel 1927 da un ex ministro dello zar: Debito contratto da un regime dispotico per obiettivi estranei agli interessi della nazione e dei cittadini. Chesnais aggiunge: senza il loro consenso e senza la piena conoscenza di chi siano i creditori. Il fatto è, sostiene l’economista francese, che i soldi prestati alla Grecia non erano frutto di paziente e sofferto lavoro dei tedeschi. Quando nel 2007 scoppiò la crisi, il debito greco era al 94.8% del Pil ossia inferiore a quello italiano. Eppure la Grecia è crollata. Perché? Grazie alla collaborazione della Goldman Sachs, che ha venduto titoli derivati al governo greco di Costas Karamanlis (centrodestra); poi la stessa banca americana, che è il più forte colosso finanziario del mondo, ha aiutato il governo di Atene a nascondere il reale bilancio (New York Times www.nytimes.com/2010/02/14/business/global/14debt.html?pagewanted=all ). Il governo greco ha quindi abbassato le imposte per i più ricchi, provocando minori entrate e creando un debito pubblico che si finanzia ricorrendo all’indebitamento. Poi sono arrivate una pessima gestione delle Olimpiadi di Atene nel 2004 e un fortissimo (e per l’Unione Europea ingiustificato e strano) acquisto di armamenti da Germania, Francia e Stati Uniti. Col governo Papandreu e con la scoperta del buco nelle casse statali, si è saputo che solo nell’acquisto di 51 cacciabombardieri, che hanno fatto del bene alle finanze della Lockheed Martin del Maryland costruttrice degli F16 e della Dassault Aviation della regione dell’Ile de France che costruisce i Mirage, la Grecia ha speso il 40% del totale delle sue importazioni. Evidentemente troppo in tempo di pace. E’ emerso che la Grecia era divenuta il terzo partner commerciale dell’industria militare francese. A questi irresponsabili acquisti ne cumulò altri: 4 sottomarini (ora ridotti a 2), 223 cannoni, 170 carrarmati Leopard dalle industrie militari della Germania e ancora dalla Francia 6 fregate, 15 elicotteri e motovedette… Evidentemente in patria nessuno sapeva, o controllava, o aveva la forza di reagire.

Un passo indietro

L’economista francese invita a ripensare al 2001 e all’avvento dell’euro. Per prepararsi, sia Germania sia Grecia effettuano un esperimento: riducono il costo del lavoro abbassando i salari. L’esperimento riesce in Germania dove crescono competitività e occupazione e l’inflazione scende sotto la media europea; ma fallisce ad Atene, dove il flusso di denaro estero invita gli speculatori greci e il governo a chiedere sempre più prestiti alle banche tedesche. Chesnais ricorda che in presenza di un aumento dell’indebitamento delle famiglie e delle imprese greche, le banche dell’Ellade si sono rifinanziate prendendo a prestito altri soldi dalle banche europee. Con un euro forte e col rifinanziamento sui mercati obbligazionari della zona euro, le banche greche hanno aumentato le loro attività internazionali e finanziato a basso costo le proprie attività nazionali, prendendo in prestito a più non posso. Poi però è arrivata la crisi che ha messo tutto in piazza.

un interessantissimo docu- film per capire come gira il mondo:www.zeitgeistmovie.com/


 

Un debito da vomitare

E in piazza, quella reale, è scesa la gente che oggi chiede allo Stato greco di mettersi sulla costa a vomitare in mare l’enorme debito accumulato. Il popolo greco reclama il diritto all’insolvenza. Rispunta l’antica parola parresia, dovere morale di dire la verità. E’ ciò che i greci chiedono a chi li governa: vuotare il sacco e spiegare come sono andate le cose e perché qualcuno ha messo in ginocchio il Paese per fare gli interessi di chi… Del resto lo chiedeva a gran voce nel dopoguerra lo stesso filosofo francese Michael Fouchault: Siamo sottomessi alla follia e all’idiozia dei padroni: la pòlis ha bisogno di verità, per esistere e salvarsi. E a chiedere che si dica tutto e che la gente possa decidere il proprio destino, sono in Grecia molti pensatori, in testa ai quali ci sono due grandi vecchi: il poeta musicista Mikis Theodorakis (nella foto) e l’eroe nazionale Manolis Glexzos, i quali incuranti dei loro 86 e 89 anni, hanno capeggiato la rivolta popolare venendo aggrediti dalla polizia che certo non poteva averli scambiati per aggressivi black block.

Italiani e greci? Una faccia, una razza

L’Italia guarda quasi con una sorta di fastidio alla Grecia, sembra voler prendere le distanze da un Paese sull’orlo del precipizio. E’ l’atteggiamento di chi vuol distinguersi dal compagno di classe meno bravo, ricorda san Pietro quando rinnegò di conoscere il suo maestro che rischiava la vita. Perfino il presidente Napolitano ha avuto una caduta di stile con quella frase che ha addolorato i nostri vicini: Noi non siamo la Grecia! Il disinteresse italiano lo si capisce dalla scarsità di attenzione che i media pongono alla questione dei nostri confinanti. Eppure Italia e Grecia sono davvero molto vicine. Tra Gagliano del Capo (Le) e l’isoletta greca di Otoni ci sono solo 85 km, come tra Padova e Verona. Ma sono vicine soprattutto per quelle radici di civiltà e di cultura che facevano parte integrante del flusso di export della Grecia classica verso l’Italia, quando noi per esistere in quanto Stato unitario dovevamo aspettare ancora 2.000 anni. Se il nostro Pil è cresciuto nei secoli è anche grazie a quanto dalla Grecia abbiamo importato in termini di conoscenze e grazie alla mescolanza delle nostre genti. Chiediamoci se è giusto che le finanze straniere si impossessino delle risorse energetiche e industriali, ma anche culturali e turistiche della Grecia. Pensiamo che tra poco i soldi del biglietto per una visita al Partenone potrebbe andare a una banca di Berlino e le nostre vacanze all’isola di Paros o Santorini (nella foto) potrebbero finanziare la Goldman Sachs lasciando ai greci pochi spiccioli. Quindi sentiamoci partecipi della sofferenza greca, che presto potrebbe diventare quella dei portoghesi e magari anche la nostra. E non dimentichiamo quella frase che tutti, da turisti in Grecia, ci siamo sentiti rivolgere, con senso di fratellanza: Italiano? Una faza una raza.

13
feb
12

Fallimento in Grecia

La democrazia è nata in Grecia

E in Grecia morirà

E’ una frase pesante come un macigno, scritta sui muri di piazza Syntagma (la più importante di Atene). L’hanno vergata i dimostranti che da mesi contestano al governo e alle classi politiche precedenti di essersi venduti alla finanza straniera e di essere ora pronti a mettere il Paese nelle mani degli speculatori (interni ed esterni), delle banche europee e americane, della Germania in testa a tutti: Germania che i greci ormai chiamano Quarto Reich. Qualcuno dice (ma pare siano solo arrivati in transito) che in questi giorni siano arrivati in Grecia reparti di polizia antisommossa venuti dalla Germania, chiamati dal ministro dell’Interno greco.

Il Parlamento di Atene, dopo 10 ore di un acceso e storico dibattito, con 199 sì e 74 no la notte di domenica 12 febbraio 2012 ha deciso: la Grecia accetta il piano di salvataggio dell’Europa e mantiene l’euro. L’Europa gioisce e lo spread ellenico cala, ma i greci per niente. Espulsi dal partito conservatore e dal socialista Pasoc i 43 parlamentari che avevano votato no. Fuori dal palazzo, la protesta popolare di migliaia di persone: 150 negozi dati alle fiamme, 7 edifici storici bruciati, 120 feriti. Scontri in altre sei città, i peggiori dei quali a Volos col palazzo comunale e l’agenzia delle entrate incendiati e anche a Patrasso e a Corfù. Intanto si è detto che le elezioni si terranno in aprile. Video degli scontri davanti al Parlamento

A protestare anche Mikis Theodorakis

In testa alla rivolta anti governativa, c’era anche il celebre compositore Mikis Theodorakis, (l’autore della colonna sonora di Zorba il greco, imprigionato e torturato dal regime dei colonnelli) 86 anni, che indossava la maschera antigas e col megafono incitava i circa 800.000 (200.000 secondo le autorità, ma enormemente di più a detta di chi quelle piazze le conosce bene), gridando: E’ una vergogna, svendono la Grecia! Assieme a lui, svenuto per i lacrimogeni (qui nella foto respinto dalla polizia, un altro eroe nazionale, Manolis Glexzos, scrittore di 89 anni, famoso per essersi arrampicato in cima all’Acropoli il 30 maggio 1941 per strappare il bandierone nazista che sventolava su Atene sostituendolo con la bandiera greca. Theodorakis e Glexzos sono riusciti a entrare nell’aula del Parlamento inveendo contro il governo che stava votando. Entrambi chiedono ai greci di rendere inefficaci, con la disobbedienza civile e con gli scioperi generali, le misure prese.

Quello che l’Europa non dice

Vediamo cosa comporta il piano di austerità o di salvataggio sottoposto ai greci dalla troica europea e approvato dal Consiglio dei greci (Parlamento). Radicale riforma del mercato del lavoro e cancellazione dei diritti dei lavoratori, con la diminuzione del 22% del salario minimo garantito, con un taglio delle pensioni e il licenziamento di 125.000 dipendenti pubblici entro il 2014; forti tagli agli ospedali e alle autonomie locali, ma soprattutto la messa in vendita del patrimonio nazionale: le risorse minerarie (miniere di oro e argento in Macedonia e in Tracia), petrolio nel mar Egeo, nello Ionio, gas naturale a sud di Creta dove sono già iniziate le trivellazioni da parte di compagnie petrolifere americane, norvegesi, tedesche. Oltre a questi beni sono messi in vendita acqua pubblica e lotterie. In pratica alla Grecia resta solo il turismo (per ora) e poco altro. In cambio la Grecia otterrà che un prestito di 130 miliardi di euro. Questo almeno sulla carta. La realtà è che dei 130 miliardi, soltanto 20 arriveranno davvero alla Grecia perché il resto sarà restituito alle banche estere (soprattutto tedesche e francesi) che vantano crediti ed elevati interessi verso Atene.

 

 

In ginocchio, ma ben armati

Colpisce poi sapere che il governo di centrodestra di Karamanlis precedente a questo, pur in una situazione di crisi, aveva firmato contratti con industrie belliche di Germania e Francia per acquistare, a quanto pare “obbligato” da Merkel e Sarkozy, nuovi costosi armamenti ingiustificati per le esigenze di difesa del Paese: la Grecia spende in armi il 7% del proprio Pil, un impegno militare che la pone come quinto Paese al mondo per importazione di armi. Dalla Germania il precedente governo ha acquistato nel 2010: 4 sommergibili (poi ridotti a 2 per una spesa di 1,3 miliardi di euro), caccia bombardieri e fregate,  223 cannoni usati e 170 panzer che da soli sono costati 1,7 miliardi di euro. Dalla Francia i greci hanno invece comprato: 6 fregate e 15 elicotteri per 4 miliardi, più alcune motovedette. La spesa militare prevista per il 2012 è di 7 miliardi di euro, pari al 3% del Pil! Intanto per protesta contro l’approvazione del piano di sacrifici, gli hacker che si nascondono dietro la maschera di Anonymous hanno ripetutamente violato i siti della televisione di Stato, del parlamento, del premier greco, del ministero  delle Finanze e del relativo ministro, della polizia, scrivendo Basta Fondo Monetario Internazionale, Basta intrusioni nella sovranità nazionale greca.  

I bambini svengono in classe

Come mi racconta la biologa Alexandra Hatzopoulos di Atene, la situazione è pessima: la disoccupazione è al 21%, i senza lavoro solo oltre un milione (su 11.259.000 abitanti) le pensioni minime sono già passate da 500 a 380 euro al mese, sono in vigore 4 nuove tasse sugli immobili, da mesi non esiste più la tredicesima e gli stipendi pubblici sono stati ridotti. Gli insegnanti che guadagnavano 1.200 euro se ne sono ritrovati in busta paga 950 e temono ulteriori riduzioni… E il prestito attuale dovrà essere restituito all’Europa al tasso dell’8%. A questo punto il popolo greco preferisce uscire dall’euro, ma ormai il suo governo ha deciso di aggrapparsi a quello stesso sistema finanziario europeo che l’ha fatta sprofondare. I suicidi sono in forte aumento perché la gente indebitata non ce la fa più e non vede un futuro dentro una recessione al 4% con l’Iva passata dal 19 al 23% e con la previsione di farla salire al 25%.

L’economista americano Max Keiser parla di olocausto economico, un altro termine altamente evocativo, soprattutto quando riferito ai tedeschi. Di certo qualcuno ha pianificato a tavolino la fine della Grecia, e prossimamente del Portogallo, per trarne i massimi benefici dopo aver piazzato nelle banche di quegli Stati badilate di titoli tossici e dopo che multinazionali europee hanno monopolizzato interi settori dell’economia locale grazie alla complicità della politica: da un Paese in ginocchio ci si può solo guadagnare comprando tutto ciò che quello è costretto a svendere.

Siamo sicuri, come l’Europa si affanna a dire, che fuori dall’euro c’è la rovina? L’Islanda sta risorgendo dal suo default, l’Argentina pure, e senza saldare i debiti con i risparmiatori di tutto il mondo…

Beppe Grillo si chiede: Perché la BCE ha prestato alle banche europee 498 miliardi di euro al tasso dell’1% invece di salvare la Grecia? Che ci sia sotto qualcosa?

La gente deve reagire – dice Alexandra Hatzopoulosi giovani non devono lasciare che siano solo gli anziani a contestare il governo. Ma lo sapete qua in Italia, che sempre più bambini delle elementari di Atene svengono in classe perché a casa mangiano solo riso e acqua? Le maestre fanno la colletta per comprargli il cibo…

I manifestanti pacifici di Atene indossano una maglietta che porta scritto: Non buttateci più i lacrimogeni: piangiamo anche da soli.

10
feb
12

Esportare la democrazia

Immagini di quotidiana disumanità

Dice niente quella doppia S in stile runico posta sotto la bandiera? Il video seguente mostra una scena di morte, anche se a morire per mano di soldati americani in Iraq, fortunatamente questa volta non è un uomo. La vita però è vita e fa male vederla prendere così per gioco, per noia. La scena è indicativa di come si trasforma un ragazzo quando gli metti in mano un’arma. Fortunatamente non capita a tutti, ma il rischio c’è, come mostrano qui altre immagini di quotidiana disumanità compiuta nei territori in cui l’Occidente diceva di voler esportare la democrazia (Iraq, Afganistan e in futuro chissà). Qualcuno, giustamente, ha commentato in rete che evidentemente questi militari erano in astinenza da ammazzamenti. Le foto seguenti si commentano da sole… Ma l’ultimo video ha bisogno di un chiarimento. Si tratta di immagini girate nel gennaio 2005 da soldati americani nel campo di prigionia di Camp Bucca in Iraq. Ciò che si vede sono militari che sparano contro le baracche, ma non per un’esercitazione: sparano contro i prigionieri che si erano ribellati dopo che il Corano era stato profanato davanti a loro. Come si vede, il tiro a segno provoca ilarità. E dopo il blando richiamo di un superiore di colore, una o due bombe a mano risollevano di nuovo lo spirito di quell’allegra brigata… E infine una foto di gruppo dei nostri parà della Folgore. Dove andranno, con quella strana voglia di salutare?

http://www.eilmensile.it/2012/02/10/nazimarines-lultima-infamia-afgana/

08
feb
12

Finanza etica?

Se il vecchio muore ci guadagni!

Per arricchirsi perché puntare sempre su fattori economici e non invece sulla prospettiva di morte di un gruppo di anziani? Non è un macabro scherzo, ma quanto devono aver pensato quelli della Deutsche Bank, il primo gruppo finanziario della Germania, che ai loro investitori stanno proponendo i nuovi fondi Db Kompass Life 3. Per investire viene proprio chiesto di scommettere sull’aspettativa di vita di un campione di 500 cittadini americani che hanno tra i 75 e gli 82 anni. In pratica il risparmiatore è fortunato se ha “puntato” su quei vecchi che, bontà loro, hanno deciso di andare al creatore in tempi ragionevoli; più a lungo vivono gli anziani di riferimento (le loro condizioni di salute vengono costantemente monitorate) e più ci guadagna invece la banca tedesca. Come spiega il sito http://www.db-kompass-anlegerschutz.de/life_3_fond.html, la scommessa è: Quanto durano le persone di riferimento? Vivono fino ad un massimo di 12 mesi come i  medici hanno stimato? Per i sottoscrittori il rendimento annuo sarà di poco superiore al 6%. Vivono più a lungo e cioè in media circa 38 mesi come i  medici ritengono? Quindi gli investitori perderanno circa la metà del loro investimento.

Fortunatamente questo concetto di scommessa sulla morte altrui non è piaciuto a tanti  tedeschi, tanto che in Germania è scoppiata una forte polemica sull’immoralità dell’iniziativa, contraria alla dignità umana, ha dichiarato ufficialmente l’Associazione Banche Tedesche. Eppure questa è solo un’espressione visibile del disprezzo che il potere economico da sempre dimostra, in tutto il mondo, per la vita umana.

07
feb
12

Siria, strage degli innocenti

Siria. Strage degli innocenti

Negli ultimi 10 mesi 384 bambini morti ammazzati. Ad ucciderli negli scontri tra la popolazione in rivolta, polizia ed esercito siriani, è stato il pugno di ferro della dittatura. Un bilancio così è di quelli che non lasciano scampo e inchioderebbero qualsiasi governo ad una responsabilità forte e all’univoca richiesta di dimissioni da parte dell’opinione pubblica mondiale. Invece dalla più alta assemblea mondiale, quella delle Nazioni Unite, sono venuti due no: la Russia di Putin e la Cina di Wen Jiabao hanno opposto il loro diritto di veto alla risoluzione di condanna contro il regime siriano di Bashar al-Assad, che in 11 mesi di scontri si è reso responsabile di almeno 5.400 morti civili e dell’incarcerazione di 380 bambini di età inferiore ai 14 anni. Con loro è salito a 14.000 il numero dei detenuti politici. Ad affermarlo è l’Unicef. Uccidimi, ma lascia in pace i bambini rimasti a Homs. E’ la scritta che il bambino nella foto mostra davanti alla bandiera siriana. Il video seguente è molto crudo, ci sono bambini feriti negli scontri di domenica 5 febbraio a Homs

Il Consiglio di Sicurezza (organismo delle Nazioni Unite che si occupa anche dei conflitti tra Stati) è stato ancora una volta frenato, nonostante la maggioranza dei Paesi membri si sia espressa per una chiara condanna. Mentre l’Italia ha richiamato in patria il proprio ambasciatore e il ministro turco per gli affari europei esorta l’Unione Europea a fare presto qualcosa, i russi sono a Damasco per cercare di convincere l’alleato di sempre a ragionare sull’esigenza di lasciare il potere che suo padre, morendo, gli aveva consegnato nel 2000.

A questo punto (come tante altre volte nel passato) viene da chiedersi che senso abbia mantenere in piedi un carrozzone da 40.000 dipendenti, di cui fanno parte 193 dei 202 Stati del pianeta, se risulta un organismo anti democratico! E’ sufficiente che uno solo dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) dica no e le decisioni, anche se votate da tutti gli altri Paesi, non passano: e questo perché lo statuto prevede che la delibera passi col voto di 9 dei 15 membri e col voto di tutti e 5 i membri permanenti. Dieci Paesi si turnano ogni anno. Per il 2012 sono: Azerbajan, Colombia, Germania, Guatemala, India, Marocco, Pakistan, Portogallo, Sudafrica, Togo. Dal 1945 ad oggi il diritto di veto è stato esercitato 280 volte.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza

Questi in sintesi i punti salienti della “pericolosa” risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite bocciata da Russia e Cina.

Il Consiglio di Sicurezza… Condanna le continue violazioni estese e gravi dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte delle autorità siriane, l’uso della forza contro i civili, esecuzioni arbitrarie, uccisione e persecuzione di manifestanti e membri dei media, detenzioni arbitrarie, rapimenti, torture, violenze sessuali e maltrattamenti, in particolare contro i bambini. Al punto 2 chiede che il governo siriano metta immediatamente fine a tutte le violazioni dei diritti umani e agli attacchi contro chi esercita i diritti alla libertà di espressione, di riunione e di associazione pacifica; protegga la propria popolazione.
3. Condanna ogni forma di violenza, da qualunque parte provenga, e perciò chiede a tutti i gruppi armati di deporre le armi e di smettere gli attacchi, compresi quelli contro le istituzioni dello Stato. 4. Ricorda che tutti i responsabili di violenze e violazioni dei diritti umani, ne saranno ritenuti responsabili. Il Consiglio chiede poi al governo siriano di rilasciare tutte le persone detenute arbitrariamente a causa dei recenti incidenti; far rientrare nelle caserme tutte le forze militari; garantire la libertà di manifestazioni pacifiche; consentire il libero movimento per tutti (stranieri compresi) in ogni parte della Siria per determinare la verità e monitorare gli incidenti che hanno luogo; consentire l’accesso completo e senza ostacoli agli osservatori della Lega Araba. Chiede anche che il processo politico di transizione verso un regime democratico sia posto sotto gli auspici della Lega Araba e sia condotto in un ambiente privo di violenza, paura, intimidazione, per affrontare efficacemente le legittime aspirazioni e le preoccupazioni della gente della Siria, senza pregiudicare l’esito. Per questo incoraggia la Lega a proseguire gli sforzi in cooperazione con tutte le parti interessate e invita le autorità siriane, in caso di una ripresa della missione degli osservatori, a cooperare pienamente con la Lega Araba, con l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani e con la Commissione d’inchiesta inviata dal Consiglio dei diritti umani, assicurando anche l’assistenza umanitaria alle persone bisognose di assistenza.

SIAMO TUTTI HAMZA http://www.facebook.com/pages/Siamo-tutti-Hamza/210333775671460 . Hamza al- Khatib era un ragazzino di 13 anni. Nell’aprile 2011 aveva preso parte a Dera, come tanti altri ad una manifestazione siriana contro il regime ed era stato sentito cantare una canzone ostile al dittatore. Arrestato, è stato riconsegnato cadavere alla famiglia un mese dopo: le forze di sicurezza l’hanno picchiato, torturato, gli hanno sparato e poi in segno di sprezzo l’hanno evirato. E’ diventato l’emblema di queste violenze.

In questo video il medico siriano, a nome del bambino che ha perso una gamba nei bombardamenti dei civili a Homs, ringrazia Cina e Russia per non aver condannato il regime di Assad

03
feb
12

Sentenza su stragi naziste

Stragi naziste: la Germania vince in tribunale

ma perde nella stima della gente

Il Tribunale Internazionale dell’Aja ha sentenziato il 2 febbraio che la Germania non deve pagare alcun indennizzo ai familiari degli assassinati dai nazisti durante l’occupazione in Italia. Per gli eccidi quindi è stata posta la parola fine a qualsiasi richiesta di compensazione pecuniaria per tante perdite di vite umane, innocenti vite umane. Il Tribunale non ha fatto altro che riconoscere quanto sta scritto nella Costituzione che la Germania si è data alla fine della guerra, nel punto in cui precisa che nessun cittadino tedesco dev’essere consegnato al giudizio di magistrature straniere. Quindi anche se si tratta di autori di efferati delitti, di eccidi di massa come nel caso specifico, niente risarcimenti.

Evidentemente a proposito dell’immunità dello Stato sovrano, la massima autorità giuridica internazionale, quella a cui le Nazioni Unite hanno affidato il compito di dirimere i contenziosi tra Stati, ha agito nell’ambito delle norme e non ha potuto far altro che sentenziare quel che ha sentenziato (la lettura della sentenza ha richiesto ben 80 minuti). Non è quindi scioccante la sentenza in sè, quanto l’atteggiamento della Germania di oggi di fronte a casi come questi: Germania che ha ritenuto di presentare ricorso contro le richieste di indennizzo dei familiari delle vittime, figli e nipoti. Non siamo di fronte né a reati d’opinione, né a truffe e nemmeno a un omicidio, ma a stragi premeditate compiute dall’esercito di uno Stato sovrano nei confronti della popolazione inerme di un altro Stato sovrano. Le stragi nazifasciste in Italia tra il 1943 e il ’45 furono ben 2.273, costate migliaia di vite e per queste risultano condannati all’ergastolo 16 tedeschi tuttora viventi.

Perché la grande e civile Germania di oggi preferisce difendere l’operato delle sue truppe di sessant’anni fa dimostrando insensibilità verso il senso di giustizia e di moralità che questi delitti richiamano alle coscienze prima ancora che ai codici di diritto penale o internazionale? Perché non sceglie di chiudere con decoro quelle terribili pagine di storia di cui i suoi padri sono stati responsabili, preferendo invece vincere la partita a suon di codici? Qui non è in gioco il diritto internazionale o la liceità di una richiesta: qui si parla di vite umane e del rispetto che i morti e i vivi richiedono con forza. E’ un fatto di civiltà. E poi, guardando anche all’immagine di quel Paese, quanto ci guadagna nell’opinione pubblica internazionale, la Germania, con la vittoria di questo squallido braccio di ferro? Non sarebbe stato più umanamente apprezzabile non ricorrere contro la sentenza di condanna dei tribunali italiani e saldare l’antico debito? Non è questione di soldi o di vendetta, ma di una giustizia e di una coscienza che trascendono le leggi scritte.

11
gen
12

Monti-Merkel

Stiamo dando il massimo

L’Europa deve riconoscerlo

Vogliamo una crescita non occasionale, ma basata su una struttura economica sana. Lo ha detto oggi il premier Mario Monti al termine dell’incontro bilaterale Italia-Germania a Berlino. Dopo il plauso al governo italiano che Nel giro di pochissimi giorni ha fatto cose straordinarie, la cancelliera tedesca ha precisato: Fino al 2014 ci sono soldi europei per incrementare la crescita e dobbiamo valutare come spenderli.  

Italia non si aspetta ricompense dall’Europa ma gli italiani, e io con loro, sperano che prima che le buone politiche economiche si trasformino in opportunità concrete, sui mercati finanziari si riducano i tassi di interesse, non più giustificati ora che i mercati hanno fatto sapere di aver apprezzato gli sforzi fatti da noi ha detto Monti.

L’Italia ha compiuto un passo molto importante- ha proseguito la Merkel- Gli Stati dell’eurozona sono uniti e ognuno deve fare la sua parte. Siamo tutti insieme e insieme saremo più ricchi e più forti. Non sarei qui se non ci fosse stata la riunificazione tedesca, ma restituire qualcosa all’Europa come qualcuno chiede, non mi pare appropriato, perché la riunificazione è stata un vantaggio per l’Europa intera. Vorrei un’Europa forte e competitiva. Nel 2000 si prevedeva che saremmo diventati il continente più competitivo del mondo, ma non è stato così. Il 7% degli abitanti del pianeta vive in Europa dove si produce il 20% del totale. Dobbiamo fare i migliori prodotti, ma non siamo tanto innovativi anche per colpa della popolazione che invecchia più che altrove. Dobbiamo essere un continente forte che attira investitori. Dobbiamo vedere chi in Europa fa meglio e orientarci verso quelle esperienze.

Monti: Mercato equità e crescita vanno avanti insieme. Sulle liberalizzazioni degli esercizi commerciali siamo ad esempio più avanti della Germania. Circa la tassa sulle transazioni finanziarie, lo stesso prof. Tobin di cui sono stato allievo, mi disse che tale tassa (la Tobin Tax) è come il mostro di Loch Ness che appare e scompare. Ebbene oggi può essere il momento di utilizzarla. Arrivando io al governo e dopo il dialogo con Germania e Francia, siamo disposti ad appoggiare tale iniziativa se sarà a livello comunitario.

Merkel: Il mio parere sulla Tobin Tax è che in caso di emergenza possiamo anche immaginarla. Ne abbiamo parlato, a livello dei 27 cercheremo di farlo, ma ancora non è scaturito un accordo.

Mario Monti aveva esordito dicendo di aver dettagliatamente comunicato alla sua ospite le misure fin qui adottate dal suo governo e di aspettarsi dall’Europa il riconoscimento dei grandi sforzi fatti dagli italiani e del loro senso di responsabilità. Quello degli italiani che hanno accettato le forti imposizioni di questi giorni è stato un atteggiamento di grande maturità- ha detto- tale da non far più considerare l’Italia come un elemento di possibile infezione dell’Europa, ma al contrario un esempio di partner affidabile accanto a Germania e Francia e altri nella conduzione dell’Unità Europea. Ora serve che venga meno la percezione del rischio Italia da parte dei mercati.

11
gen
12

Torture in Siria

Torture in Siria, l’appello di Avaaz

Avaaz- Il mondo in azione- è la comunità che su Internet agisce su temi sociali per sollecitare interventi a favore di chi ingiustamente soffre e per salvaguardare la democrazia. Proprio perché è formato da cittadini indipendenti e non da governi, è una formazione in grado di esercitare influenza dal basso, organizzando raccolte di firme che in alcuni casi presenta alle Nazioni Unite sollevando casi internazionali e chiedendo soluzioni. Il giornale tedesco Suddeutsche Zeitung la definisce Una comunità transnazionale che è più democratica e potrebbe essere più efficace delle Nazioni Unite. Una delle sue ultime segnalazioni riguarda le torture praticate in Siria. Eccola.

E’ difficile da raccontare, ma in queste ore alcuni membri di Avaaz sono torturati dal mostruoso regime siriano. Manhal (nome modificato per tutelarlo) ha raccontato che è stato rinchiuso in una prigione segreta dove gli hanno strappato via le unghie di mani e piedi e fatto più volte l’elettroshock. “Ho visto la morte in faccia, e loro mi hanno torturato quasi fino a uccidermi”, ci ha detto. Ma se agiremo ora potremo far sì che il sacrificio di Manhal sia la goccia che fa traboccare il vaso perché il mondo intero si schieri contro il regime di Assad.

Gli osservatori della Lega araba hanno fallito nel tentativo di fermare la repressione, ma la pressione su Assad si sta intensificando. Avaaz ha appena pubblicato un report terribile in cui svela atroci verità sui luoghi di detenzione in Siria, inclusa quella che riguarda Manhal. Se ora saremo in grado di costruire un appello globale di massa, potremo costringere governi chiave a confrontarsi con l’orrore di questo report e accelerare così la fine di Assad.

Firma la petizione ora e non appena raggiungeremo le 500.000 firme le consegneremo insieme al report di Avaaz alla Lega araba e al Consiglio di sicurezza dell’ONU, chiedendo che deferiscano Assad alla Corte penale internazionale per essere processato per crimini contro l’umanità:

http://www.avaaz.org/it/arrest_syrias_torturers/?vl

L’ONU ha già confermato che in Siria sono avvenuti crimini contro l’umanità. Ora il regime deve rispondere a un altro duro colpo: un report straziante compilato dai coraggiosi attivisti siriani di Avaaz che tracciano il legame fra quei crimini contro l’umanità e gli alti funzionari del regime di Assad che li hanno commessi. Nessun altro report prima d’ora era riuscito a tracciare in maniera così evidente questo rapporto: potrebbe essere la nostra opportunità per costringere finalmente il mondo intero ad agire.

Tutti noi abbiamo sperato che la missione di monitoraggio della Lega araba avrebbe potuto fermare le violenze, ma è stata compromessa e screditata. Nonostante avessero visto i cecchini di Assad con i loro occhi, gli osservatori avevano da poco prolungato il loro periodo di monitoraggio senza alcun appello urgente all’azione. Così paesi come la Russia, la Cina e l’India possono continuare a impedire alle Nazioni Unite di agire, mentre la patetica difesa messa in piedi dal regime ha tirato in ballo la lotta al terrorismo, e non al movimento pacifico pro-democrazia. Ma i report come quello pubblicato da Avaaz mettono a nudo le bugie di questo regime atroce. Ora dobbiamo solo far sì che il mondo intero possa vederne l’orrore.

Ora la fine di Assad potrebbe essere finalmente arrivata, se solo faremo crescere un’ondata di grida dell’opinione pubblica che non può passare sotto silenzio. Uniamoci perché il mondo intero chieda al Consiglio di sicurezza dell’ONU di deferire il sanguinario regime siriano alla Corte penale internazionale per essere processato per crimini contro l’umanità. Firma ora e fai il passaparola:

http://www.avaaz.org/it/arrest_syrias_torturers/?vl

10
gen
12

Siria, tutto come prima

Dopo quasi un anno di rivolta Bashar non si dimette

Il popolo mi segue

Dopo lunga assenza il presidente siriano Bashar Al Assad è tornato in tv il 10 gennaio 2012 ha detto chiaramente: Non mi dimetto, il popolo è con me. Finge di non conoscere immagini come quelle seguenti dei video girati tra la sua gente, le centinaia di migliaia di siriani che coraggiosamente da 10 mesi protestano in tutto il paese chiedendo a gran voce che lasci il potere; finge di non aver letto i resoconti sulle proteste popolari redatti quotidianamente dai comandanti della polizia e dei servizi speciali che continuano a reprimere con forza gli oppositori.

Bashar Al Assad  invece accusa i mercanti di guerra stranieri di voler destabilizzare la Siria, dice che non lascerà il suo popolo che lo segue e nega di aver mai dato ordine di aprire il fuoco sui manifestanti. Ne ha anche per la Lega Araba, accusata di aver diffuso in questi mesi nel mondo immagini false per screditarlo.

Il compenso, dopo aver rinviato a maggio le elezioni che dovevano tenersi a febbraio (ma il referendum per la nuova Costituzione ci sarà comunque in marzo), promette il pugno di ferro contro i terroristi.

Le stime dell’ONU smentiscono categoricamente le affermazioni presidenziali, parlando di almeno 5.000 vittime.

In compenso il dittatore di Damasco ammette che trattative sono in atto con le nuove forze politiche emerse da questo nuovo corso che dura ormai da 10 mesi e parla di una nuova Costituzione che garantirà ampie libertà. D’altro canto il presidente sembra convinto che la crisi in Siria sia stata foriera di importanti cambiamenti: In questi mesi il paese è cresciuto- dice- e sono tranquillo per il futuro.  

In risposta alla tranquillità del dittatore, la Lega Araba replica parlando di orchestrata campagna contro l’organizzazione stessa e contro la sua missione in Siria durante la quale diversi osservatori (forse 11) sono stati feriti. Sollecitando sicurezza per gli osservatori internazionali, la Lega Araba ribadisce la volontà di proseguire il suo compito di vigilanza. Nei video seguenti, il presidente siriano dice che il popolo è dalla sua parte, le reazioni popolari contro di lui e le immagini (quelle mostrabili) del trattamento riservato ad alcuni oppositori del regime. Curioso notare come alcuni dittatori di oggi non si presentino in mimetica urlando slogan, ma in giacca grigia e con l’espressione dimessa.

Nell’ultimo più drammatico video, una bambina di soli 4 mesi, la piccola Afef, rimasta uccisa dalle forze governative assieme a papà e mamma, mentre andavano a Palmira. Chi parla nel video commenta: Dove sono i diritti umani, dov’è la Lega Araba? Dov’è il mondo? “>http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=FSUsuFWJryw]

03
gen
12

Iran-Usa

Iran- Usa vicini al conflitto?

Potremmo essere alle soglie di un nuovo grave conflitto internazionale. Gli Stati Uniti stanno pattugliando con alcune unità della Marina da guerra, le acque a largo del golfo di Hormuz, golfo attraversato già da una portaerei Usa mentre nel Golfo Persico gli iraniani stanno effettuando esercitazioni navali con lancio di razzi che potrebbero preludere quelli di prova a testata nucleare, se effettivamente la avessero già realizzata.

E si susseguono minacce e contro avvertimenti. Gli iraniani fanno sapere che se la portaerei dovesse ripassare da quelle parti verrebbe attaccata e gli americani rispondono che stanno effettuando programmati controlli di sicurezza per la navigazione internazionale.

Il passato, purtroppo, insegna che la storia è piena di pretesti per scatenare l’inferno: incidenti di frontiera, navi da guerra che si avvicinano troppo e vengono attaccate, e così via. Spesso incidenti provocati ad arte dall’una o dall’altra parte proprio per dare la giustificazione di un attacco. Ecco perché la situazione in questo inizio 2012 è più che delicata. Anche alla luce della smobilitazione Usa dall’Afghanistan che potrebbe far venire a Washington la voglia di dirottare dall’Asia le truppe nel quarto maggior produttore di petrolio al mondo: 1.540 milioni di barili all’anno (nel 2009) dietro a Russia, Arabia Saudita e Stati Uniti.

02
gen
12

Flash Mob a Telaviv

Augurio di buon 2o12

Flash mob in Israele a Tele Aviv del coro dell’Israel Philarmonic Orchestra nel 2010 con Rigoletto di Giuseppe Verdi al Food Market del Dizengoff Center. Direttore del coro Ronen Borshevsky, regia Shir Goldberg.

28
dic
11

Addio caro leader

Funerali spettacolari per il caro leader

Un funerale è sempre un momento triste. Ma quello di Kim Jong-il, dittatore della Corea del Nord, morto a 70 anni dopo 17 anni di guida del paese comunista, il 28 dicembre è apparso al mondo come leggermente sopra le righe. Anzi, decisamente teatrale e non solo per l’apparato scenico che ha messo in luce il mastodontico apparato tipico delle dittature d’altri tempi (con tanto di gigantografia e feretro sul tetto della limousine, truppe al passo dell’oca, mausoleo gigantesco per raccogliere le spoglie dell’eroe nazionale). Basta vedere come i commentatori della televisione di Stato hanno dato la notizia, passando per i delegati del partito, finendo con i fedelissimi probabilmente camuffati da comuni cittadini.

Scene di pianto, di disperazione degne di consumati attori teatrali o di prefiche ben pagate. O magari sono davvero il segno di un forte sentimentalismo asiatico a noi sconosciuto.

In ogni caso la televisione nordcoreana ha salutato così il suo leader, anzi il caro leader com’era chiamato il papà dell’attuale successore Kim Jong-un (età imprecisata), nipote del Presidente Eterno Kim II Sung che ha governato il paese dal 1948 al 1994. La data del compleanno del dittatore colpito da infarto prima di Natale resterà festa nazionale.

Forse ci stupiremmo meno considerando che nelle scuole si insegna che la figura del leader scomparso (e di suo figlio) è non solo mitica, ma divina. Si dice che Kim Jong-il avesse la capacità di far cambiare le condizioni meteorologiche: cosa che difficilmente riesce ad altri capi di Stato come Obama, Sarkozy, Merkel

Colpisce però soprattutto ciò che disse il direttore della Caritas Internazionale Duncan Mac Laren rientrando da una missione in Corea del Nord nel 2010: La politica nazionale è completamente indifferente alle sofferenze della nazione… I loro strumenti medici sono  degni di un museo del passato…La popolazione è disperata…




Biografia

LAVORO
Giornalista
Collaboro col Corriere
e con riviste nazionali
Uffici stampa
Testi per aziende
Documentari
Web
Biografie
Pubblicità
Ricerche storiche
e genealogiche

HOBBY
Scrivere e fotografare

Categorie

Archivi

VISITATORI

  • 238,811 da settembre 2006

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.