Archivio per la categoria 'MONDO'
Bambini all’ergastolo
Alla sua età colpii alla testa il mio fratellino col calcio di una pistola (ovviamente giocattolo). Lui, Cristian Fernandez, dodicenne americano di origini ispaniche, al fratellino di due anni, in testa ha dato solo un pugno: come si fa tra bambini, tra fratelli, per gioco o magari anche per rabbia. Solo che David Galarriago, fratello di Cristian di quel pugno è morto. Oggi quel ragazzino di 13 anni è comparso davanti al giudice di Jacksonville in Florida indossando la tuta arancione, le manette e le catene ai piedi come i terroristi senza diritti di Guantanamo.
Maratona di protesta
Una maratona di greci per la Grecia
Per gridare al mondo lo sdegno di un popolo
Chi dice che in Grecia la situazione è migliorata è un bugiardo che vuole solo confondere le acque e fare disinformazione. Solo per le banche estere va bene. Ci stanno massacrando, con le nuove misure di austerità decise. A dirlo è Alexandra Hatzopoulou che vive ad Atene.
I greci hanno inventato le Olimpiadi, la maratona, ma soprattutto la democrazia. Ed è con una maratona che il popolo greco, imbrogliato dai suoi stessi governanti, piegato dalle multinazionali europee e americane, umiliato dai poteri forti dell’Unione Europea (italiani inclusi), vuole gridare civilmente al mondo che non è giusto sacrificare la gente in nome del denaro, della finanza, del potere: perché ci sono valori superiori, perché prima di tutto conta la vita delle persone e molto poco invece dovrebbe contare il sostegno a finanzieri e speculatori per farli diventare sempre più incredibilmente ricchi sulla pelle degli altri.
La maratona, sabato 24 marzo (giorno prima della festa nazionale che ricorda la rivoluzione del 1821 contro i turchi), prenderà avvio alle ore 8 nella cittadina di Marathonas e seguirà il percorso storico che da Marathonas porta allo Stadio Kallimarmaro (fatto in marmo bianco), nel cuore di Atene: lo stesso stadio inaugurato nel 1896 per i giochi olimpici moderni, sui resti dell’antico stadio del 566 a.C. rifatto in marmo bianco da Licurgo nel 329 a.C., poi ampliato nell’anno 140 da Erode Attico per ottenere 50.000 posti a sedere (restaurato nel 1896).
In tutto il mondo la maratona è un percorso di 42 km e mezzo, perché quella è la distanza tra Marathonas e lo Stadio Kallimarmaro. La stessa distanza, lo stesso antico percorso, verrà coperta dai greci a piedi, in bici, coi motorini (ci saranno anche automobili per soccorrere chi non ce la fa a camminare). I cittadini, se ne prevedono migliaia, sono chiamati a partecipare e hanno annunciato l’adesione anche alcuni sindaci (i Comuni offriranno a tutti bottigliette di acqua e bibite). All’arrivo allo stadio, ci sarà un concerto di famosi cantanti e poi comizi contro i memorandum e contro le nuove leggi disumane votate. Naturalmente non si tratta di una competizione sportiva, ma di un modo civile di gridare forte al mondo lo sdegno di un’intera popolazione. La maratona esprime la militante pacifica resistenza del popolo greco contro la politica distruttiva e traditrice dei memorandum, ma anche la determinazione di combattere unito per la democrazia, l’indipendenza nazionale, la sovranità’ popolare e il rinascimento patriottico in Grecia.
L’organizzazione è del Fronte dei movimenti contro i memorandum
sotto gli auspici del movimento Spithes Attikis. Per informazioni: 0030 697 3397391
http://www.spitha-kap.gr/el/news/?nid=2212
(foto di The Bleeding Statues di Tony Lykouresis, Biennale di Atene 1982)
No, non va niente bene. E’ un enorme presa in giro. Le forze estere hanno ottenuto ciò che volevano. Questa è la nostra situazione.
Siria, bambini uccisi
Siria: target bambini
Il regime siriano di Assad risponde con un lancio di missili sul quartiere di Baba Amro alle proteste popolari della città di Homs. Oggi in un’ora si sono contati 200 cannoneggiamenti contro le abitazioni. In questi video gli effetti della repressione governativa. In questo video una volontaria che cura i feriti in una casa perché negli ospedali è troppo pericoloso (Amnesty International denuncia che i soldati entrano e li torturano); tra i tanti arrivati, scopre che c’è anche una sua nipotina…
Appello ai greci
Theodorakis, con la Troika accordo illegale
Mikis Theodorakis, il famoso compositore greco, durante il regime dei Colonnelli (1967-1974) fu imprigionato e torturato e le sue opere musicali vennero censurate. Oggi, a 86 anni, Theodorakis rappresenta un punto di riferimento per quella parte dei cittadini greci che teme che la patria della democrazia diventi un Paese controllato dall’oligarchia straniera delle grandi banche e della finanza. Ecco cosa scrive Teodorakis in una lettera aperta ai greci.
Esiste un complotto internazionale cha ha l’obiettivo la cancellare il mio paese. Hanno iniziato dal 1975 quando per obiettivo avevano la civiltà neo-greca; hanno continuato con la distorsione della nostra storia contemporanea e della nostra identità culturale e adesso stanno cercando di cancellarci anche materialmente con la mancanza di lavoro, la fame e la miseria.
Se il popolo greco non prende la situazione in mano per ostacolarli, il pericolo della sparizione della Grecia è reale: entro i prossimi 10 anni. Di noi resterà solo la memoria della nostra civiltà e delle nostre battaglie per la libertà. Fino il 2009 il problema economico non era grave. Le grandi ferite della nostra economia erano la spesa esagerata per la difesa del paese e la corruzione di una parte dei politici e dei giornalisti. Per queste due ferite, però, erano corresponsabili anche dei paesi stranieri, come la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti che guadagnavano miliardi di euro da noi con la vendita annuale di materiale bellico.
Questa continua emorragia ci ha messo in ginocchio non permettendoci di crescere, mentre offriva grandi ricchezze ai paesi stranieri. Lo stesso succedeva con la corruzione. La società tedesca Siemens manteneva un settore che si occupava della corruzione dei nostri politici per poter piazzare i suoi prodotti sul mercato greco. Di conseguenza, il popolo greco è stato vittima di questo duetto di ladri, greci e tedeschi che si arricchivano sulle sue spalle. E’ evidente che queste due ferite avrebbero potuto essere evitate se la leadership dei due partiti di potere (filo americani) non avessero raccolto elementi corrotti, i quali, per coprire l’emorragia di ricchezze (che erano prodotto del lavoro del popolo greco) verso le casse di paesi stranieri, hanno chiesto prestiti esagerati, col risultato dell’aumento del debito pubblico fino a 300 miliardi di euro, pari al 130% del Pil.
Con questo sistema, le forze straniere guadagnavano il doppio: prima vendendoci armi e loro prodotti e poi con i tassi d’interesse dei capitali prestati ai nostri governi (non al popolo). Perché come abbiamo visto, il popolo era la vittima principale in ambedue i casi. Un esempio solo vi convincerà. I tassi d’interesse di un prestito di 1 miliardo di dollari che ha contratto Andreas Papandreou nel 1986 dalla Francia, sono diventati 54 miliardi di euro e sono stati finalmente saldati nel…2010!
Il Sig. Giunker ha dichiarato un anno fa, che aveva notato questa grande emorragia dei greci a causa di spese enormi (ed obbligatorie) per l’acquisto di armamenti da Germania e Francia. Aveva capito che i nostri venditori ci portavano direttamente a una catastrofe sicura ma ha confessato pubblicamente che non ha reagito minimamente, per non colpire gli interessi dei suoi paesi amici!
Nel 2008 c’è stata la grande crisi economica in Europa. Il livello di vita, abbastanza alto (eravamo tra i 30 paesi più ricchi del mondo), è rimasto invariato. C’è stata, però, la crescita del debito pubblico, ma il debito pubblico non porta obbligatoriamente alla crisi economica. I debiti dei grandi paesi come gli USA e la Germania, si contano in tris miliardi di euro. In tal caso, si può prendere prestiti dalle grandi banche con tasso fino al 5%, fino alla fine della crisi. In questa posizione esattamente ci trovavamo nel 2009, quando in novembre è diventato primo ministro Giorgio Papandreou. Per capire cosa ne pensa oggi il popolo greco della sua politica catastrofica, vi do questi due numeri: alle elezioni del 2009 il partito socialista ha preso il 44% dei voti. Oggi le proiezioni lo portano al 6%.
Papandreou avrebbe potuto affrontare la crisi economica (che rispecchiava quella europea) con prestiti dalle banche straniere con il tasso abituale sotto il 5%. Se l’avesse fatto non ci sarebbe stato alcun problema per il nostro paese perché eravamo in una fase di crescita economica. Papandreou però aveva iniziato il suo complotto contro il proprio popolo dall’estate del 2009, quando si è incontrato segretamente con Strauss- Khan per portare la Grecia sotto l’ombrello del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Per arrivare però sotto il controllo del FMI, bisognava stravolgere la situazione economica reale del nostro paese, far impaurire le grandi banche e alzare i tassi d’interesse per i prestiti a numeri proibitivi. Questa operazione meschina è iniziata con l’aumento falso del debito interno, dal 9,2% al 15%. Per questa operazione criminale, il pubblico ministero Peponis, ha chiesto 20 giorni fa il rinvio a giudizio per Papandreou e Papakostantinou (ministro dell’Economia).
Poi c’è stata la campagna sistematica in Europa di Papandreou e del Ministro dell’Economia: 5 mesi per convincere gli europei che la Grecia è un Titanic pronto per andare a fondo, che i greci sono corrotti, pigri e di conseguenza incapaci di affrontare i problemi del paese. Dopo ogni loro dichiarazione, i tassi d’interesse salivano, al punto di non poter ottenere alcun prestito e di conseguenza il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea hanno preso la forma dei nostri salvatori, mentre nella realtà era l’inizio della nostra morte. Nel maggio 2010 è stato firmato da un solo ministro il famoso primo accordo di salvataggio. Il diritto greco, in questi casi, esige, per un accordo così importante, il voto favorevole di almeno tre quinti del parlamento. Pertanto, in sostanza, il primo accordo e la Troica che oggi governa in Grecia, agiscono in modo completamente illegale non solo per il diritto greco ma anche per quello europeo.
Dal quel momento ad oggi, se i gradini che portano alla nostra morte sono venti, siamo già scesi più della metà. Immaginate che con questo secondo accordo, per la nostra “salvezza”, offriamo a questi signori la nostra integrità nazionale e i nostri beni pubblici. Cioè porti, aeroporti, autostrade, elettricità, acqua, ricchezze minerali ecc. ecc. ecc. E anche monumenti nazionali come l’Acropolis, Delfi, Olympia, Epidauro ecc. ecc. ecc. perché con questi accordi abbiamo rinunciato ad eventuali rincorsi.
La produzione si è fermata, la disoccupazione è salita al 20%, hanno chiuso 80.000 negozi, migliaia di piccole fabbriche e centinaia di industrie. In totale hanno chiuso 432.000 imprese. Decine di migliaia di giovani laureati lasciano il paese che ogni giorno si immerge in un buio medioevale. Migliaia di cittadini ex benestanti, cercano nei cassonetti d’immondizia e dormono per strada. Nel frattempo si dice che siamo vivi grazie alla generosità dei nostri “salvatori”, dell’Europa, delle banche e del Fondo Monetario Internazionale. In realtà, ogni pacchetto di decine di miliardi con cui viene addebitata la Grecia, torna per intero indietro, mentre noi ci accogliamo nuovi incredibili tassi d’interesse. E siccome c’è bisogno di continuare a far funzionare lo Stato, gli ospedali, le scuole ecc. la troica carica di extra tasse (assolutamente nuove) gli strati più deboli della società e li porta direttamente alla fame. Una situazione generalizzata di fame, l’abbiamo avuta all’inizio dell’occupazione nazista nel 1941 con 300.000 morti in 6 mesi. Adesso rivediamo la stessa situazione.
Se si pensa che l’occupazione nazista ci è costata 1 milione di morti e la distruzione totale del nostro paese, com’è possibile per noi greci accettare le minacce della sig.ra Merkel e l’intenzione dei tedeschi di installare un nuovo gauleiter… e questa volta con la cravatta…
Quando gli SS e la fame uccidevano 1 milione di persone e la Wehrmacht distruggeva sistematicamente il paese, derubando la produzione agricola e l’oro dalle banche greche, i greci hanno fondato il movimento di solidarietà nazionale che ha sfamato la popolazione ed hanno creato un esercito di 100.000 partigiani che ha costretto i tedeschi di essere presenti in modo continuo con 200.000 soldati. Contemporaneamente, i greci, grazie al proprio lavoro, sono riusciti non solo a sopravvivere ma a sviluppare, sotto condizioni di occupazione, l’arte neo greca soprattutto i settori di letteratura e di musica.
La Grecia ha scelto la via del sacrificio per la libertà e la sopravvivenza. Anche allora ci hanno colpito senza ragione e noi abbiamo risposto con la Solidarietà e la Resistenza e ci siamo riusciti. La stessa cosa esattamente facciamo anche adesso ed abbiamo la certezza che il vincitore finale sarà il popolo greco. Questo il messaggio che mando alla Sig.ra Merkel ed al Sig. Soible, dichiarando che rimango sempre amico del popolo tedesco ed ammiratore del suo grande contributo a scienza, filosofia, arte e soprattutto alla musica! E forse, la miglior dimostrazione di questo è che tutto il mio lavoro musicale a livello mondiale, l’ho affidato a 2 grandi editori tedeschi “Schott” e “v. Breitkopf” con cui ho un’ottima collaborazione.
Ci minacciano di mandarci via dall’Europa. Ma se l’Europa non ci vuole una volta, noi questa Europa di Merkel e Sarkozi, non la vogliamo 10 volte. Oggi è domenica 12 febbraio. Mi sto preparando a prendere parte alla protesta assieme a Manolis Glezos, l’eroe che ha tirato giù la svastica dall’Acropolis, dando così il segnale per l’inizio non solo della resistenza greca ma di quella europea contro Hitler. Le strade e le nostre piazze si riempiranno di centinaia di migliaia di cittadini che esprimeranno la propria rabbia contro il governo e la troica. Ho sentito ieri il nostro primo ministro – banchiere rivolgersi al popolo greco e dire che “siamo arrivati all’ora zero”. Chi, però, ci ha portati all’ora ZERO in due anni? Le stesse persone che invece di trovarsi in prigione, ricattano i parlamentari per firmare il nuovo accordo, peggio dal primo, che sarà applicato dalle stesse persone con gli stessi metodi che ci hanno portato all’ora ZERO! Perché? Perché questo ordina l’FMI e l’Eurogroup ricattandoci che se non obbediremo ci sarà il fallimento…
Qui assistiamo al teatro della paranoia. Tutti questi signori, che in sostanza ci odiano (greci e stranieri) e che sono gli unici responsabili della situazione drammatica alla quale hanno portato il paese, minacciano, ricattano, ordinano con l’unico scopo di continuare la loro opera distruttiva, cioè di portarci sotto l’ora ZERO, fino alla nostra sparizione definitiva.
Siamo sopravvissuti nei secoli, in condizioni molto difficili ed è certo che se ci porteranno con la forza, con la violenza, al penultimo gradino prima della nostra morte, i greci, non solo sopravvivranno ma rinasceranno. Presto tutte le mie forze all’unione dinamica del popolo greco. Sto cercando di convincerlo che la Troica e l’FMI non è una strada senso unico. Che esistono anche altre soluzioni. Guardare anche verso la Russia per una collaborazione economica, per lo sfruttamento delle nostre ricchezze minerarie, con condizioni diverse, a favore dei nostri interessi. Per quanto riguarda l’Europa, propongo di interrompere l’acquisto di armamenti da Germania e Francia. E dobbiamo fare tutto il possibile per prendere i nostri soldi, che la Germania ancora non ha saldato dal periodo della guerra. Tale somma ad oggi è quasi 500 miliardi di euro!!!
L’unica forza che può realizzare questi cambiamenti rivoluzionari è il popolo greco, unito in un enorme Fronte di Resistenza e Solidarietà, per mandare via la Troica (FMI e Banche) dal paese. Nel fra tempo devono essere considerati nulli tutti gli accordi illegali (prestiti, tassi d’interesse, tasse, svendita del paese ecc.). naturalmente, i loro collaboratori greci, che sono già condannati nella coscienza popolare come traditori, devono essere puniti.
A questo scopo (l’Unione di tutto il popolo) sono totalmente dedicato e credo che alla fine ce la faremo. Ho fatto la guerra con le armi in mano contro l’occupazione nazista. Ho conosciuto i sotterranei della Gestapo. Sono stato condannato a morte dai tedeschi e sono vivo per miracolo. Nel 1967 ho fondato il PAM, la prima organizzazione di resistenza contro i colonnelli. Ho agito nell’illegalità contro la dittatura. Sono stato arrestato ed imprigionato nel “mattatoio” della dittatura. Alla fine ho sopravvissuto ancora.
Oggi ho 87 anni ed è molto probabile che non riuscirò a vedere la salvezza dell’amata patria. Ma morirò con la mia coscienza tranquilla, perché continuo a fare le mie battaglie per gli ideali della Libertà e del Diritto fino alla fine.
Mikis Theodorakis
Militari, 2 pesi 2 misure
Marò italiani uccidono due pescatori
L’Italia si comporta come gli Usa
Ma come… Prima protestiamo tanto contro il governo degli Stati Uniti quando i suoi militari uccidono per errore degli italiani e poi il governo italiano si comporta esattamente come quello di Washington opponendo resistenza all’arresto dei propri soldati che hanno ucciso degli innocenti… Il fatto è quello della petroliera italiana Enrica Lexie, dalla quale l’11 febbraio 2012 era partita una raffica di mitra diretta contro un peschereccio indiano al largo delle coste dell’India: raffica che ha ucciso i pescatori Ajesh Binki, di 25 anni e Jalastein di 45 che erano disarmati e non avevano tentato alcun atto di pirateria. I due fucilieri della Marina militare italiana (battaglione San Marco) Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, a bordo della nave per proteggerla dagli attacchi dei pirati che imperversano in quelle acque, secondo gli italiani hanno esploso 20 colpi; 60 secondo la polizia di Kerala che dopo essere salita a bordo ha arrestato i due soldati dopo un ultimatum lanciato dalle autorità di terra. L’incidente ha provocato grande choc nel Paese e creato un incidente diplomatico tra Italia e India. Come ha sottolineato il ministro degli Esteri di Nuova Delhi al collega italiano Terzi, Le navi da pesca indiane non caricano simili strumenti a bordo, ma solo le reti da pesca e i pesci presi. La posizione italiana, lungi dall’essere collaborativa, è stata ferma nel dire che al momento dei fatti la petroliera si trovava in acque internazionali e non in quelle territoriali indiane: quindi non è soggetta alla legislazione indiana, ma a quella italiana in quanto territorio nazionale. Il pensiero corre a due casi in cui militari Usa si sono resi colpevoli di omicidio nei confronti di civili italiani: per entrambi le autorità americane riuscirono a strappare i soldati ai tribunali italiani, processandoli molto blandamente in casa loro. Questi i due episodi: Funivia del Cermis e omicidio Lipari a Baghdad. Nel primo caso, il 3 febbraio 1998, un caccia EA-6B Prowler (velivolo per la guerra elettronica) dei Marines, sorvolando a 110 metri da terra la valle di Cavalese nel Trentino, colpì con la coda le funi della funivia facendo precipitare la cabina con 19 passeggeri e il manovratore. Venti morti (3 italiani, 7 tedeschi, 5 belgi, 2 austriaci e 2 polacchi, un olandese) ma nessun colpevole. Gli americani dapprima cercarono di dire che la cabina era caduta da sola; poi il tribunale italiano dovette arrendersi alle convenzioni internazionali. I quattro capitani responsabili dell’omicidio plurimo (pilota Richard Ashby, navigatore Joseph Schweitzer, e i due addetti ai sistemi di guerra elettronica William Rancy e Chandler Seagraves) vennero rimpatriati e al processo della Corte marziale americana contro Ashby e Schweitzer i due vennero assolti dall’accusa di strage; li riconobbero solo colpevoli di intralcio alla corte per aver distrutto il nastro della registrazione di volo: furono degradati e rimossi dal servizio e il pilota scontò 4 mesi di carcere. Sei anni dopo, gli Usa versarono 40 milioni di dollari per risarcite le famiglie e per i danni all’impianto. Nel secondo caso, Baghdad 4 marzo 2005, l’agente segreto Nicola Calipari, mentre in auto stava raggiungendo l’aeroporto della capitale irachena per riportare in patria la giornalista Giuliana Sgrena liberata dopo un sequestro, rimase ucciso dalle mitragliate di una pattuglia americana; l’autista, maggiore Andrea Carpani del Sismi e la stessa giornalista del Manifesto, finirono feriti. Giuliana Sgrena raccontò poi che i sequestratori iracheni l’avevano avvisata che gli americani non l’avrebbero fatta rientrare viva in Italia, non avendo gradito il pagamento del riscatto ai terroristi. Anche quella volta l’Italia non ottenne di poter processare il soldato che aveva sparato e ucciso e la Corte di Cassazione ribadì che la competenza era statunitense: il marine portoricano Mario Lozano fu prosciolto dal tribunale italiano e l’allora governo Berlusconi, secondo le rivelazioni di Wikileaks che intercettò dei cablogrammi, si disse intenzionato a bloccare eventuali altre inchieste per non aggravare i rapporti Italia-Usa.
Ma se è prevista la condanna a morte…
Certo però che se, come pare, l’accusa per i due marò italiani può significare ergastolo o, peggio, condanna a morte, le cose cambiano. Pare poi che le incongruenze tra i racconti e la documentazione italiana e indiana discordino su troppi punti fondamentali.
Grecia strangolata
Storie di ordinaria disperazione
Atene 15 gennaio, tre giorni dopo la decisione del governo di cedere alle richieste dell’Europa, di avviare una drastica austerità e di svendere il patrimonio nazionale. Viale Patission, pieno centro. Sono le 11 e da una finestra del secondo piano dell’Agenzia Statale per il Lavoro OSB una donna si sporge sul vuoto. Piange e grida. Sa che il suo lavoro non c’è più: per lei e per tutti gli altri 1.500 dipendenti della sede centrale dell’OSB, tra cui suo marito. L’ente governativo che offriva mutui agevolati alle famiglie a basso reddito chiude. Harukleia Lambrousi è giovane, ma sa che non le sarà facile tirare avanti, anche perché a casa l’aspettano due bambini, uno disabile.
Dopo poco sul balcone si affaccia anche il marito, minaccia di farla finita assieme a lei. La coppia, originaria di Prevesa, cittadina di 30.000 abitanti sul mar Ionio, si era fatta trasferire in capitale proprio per assicurare al figlio cure migliori. E questo è solo una delle fotografie di Atene 2012, il cuore della Grecia del duemila. Da ultima in Europa prima della crisi, la Grecia ormai ha conquistato il primato europeo per numero di suicidi: da gennaio al 10 dicembre 2011 sono stati 1.727 (la popolazione è di 11 milioni di abitanti), la maggioranza dei quali per motivi economici. Nei primi 5 mesi dello scorso anno in Grecia il loro numero è salito del 40% e ora è destinato a crescere. Tra gli ultimi suicidi, il 15 gennaio a Salonicco quello di un poliziotto antisommossa di 29 anni, che si è tolto la vita per strada.
In queste ore gli stipendi pubblici, già dimezzati, sono stati abbassati di un altro 10%, si sono ridotte le spese mediche, gli stipendi dei medici e gli investimenti statali. Ad Atene un kg di pane costa 1,60 euro, un litro di latte 1,30 (in Germania 65 centesimi) e la benzina al litro va da 1,80 a 1,90 (il diesel 1,50). Bere un caffè al bar costa da 3,5 a 4,5 euro ed è iniziata una straordinaria distribuzione gratuita di generi alimentari per sostenere le famiglie: in via Pireos sono stati regalate 750 porzioni di riso e carne e al mercato centrale Varvakios Agora 1.000 kg di carne perché oggi è festa nazionale.
Intanto, sopra gli occhi di altri disperati ateniesi la disperazione di Harukleia Lambrousi continua per cinque lunghe ore, poi gli psicologi convincono anche la donna a rientrare. La sua vita per il momento è salva, la sopravvivenza della sua famiglia, chissà. Video della protesta della donna. Video scontri ad Atene
Esportare la democrazia
Immagini di quotidiana disumanità
Dice niente quella doppia S in stile runico posta sotto la bandiera? Il video seguente mostra una scena di morte, anche se a morire per mano di soldati americani in Iraq, fortunatamente questa volta non è un uomo. La vita però è vita e fa male vederla prendere così per gioco, per noia. La scena è indicativa di come si trasforma un ragazzo quando gli metti in mano un’arma. Fortunatamente non capita a tutti, ma il rischio c’è, come mostrano qui altre immagini di quotidiana disumanità compiuta nei territori in cui l’Occidente diceva di voler esportare la democrazia (Iraq, Afganistan e in futuro chissà). Qualcuno, giustamente, ha commentato in rete che evidentemente questi militari erano in astinenza da ammazzamenti. Le foto seguenti si commentano da sole… 
Ma l’ultimo video ha bisogno di un chiarimento. Si tratta di immagini girate nel gennaio 2005 da soldati americani nel campo di prigionia di Camp Bucca in Iraq. Ciò che si vede sono militari che sparano contro le baracche, ma non per un’esercitazione: sparano contro i prigionieri che si erano ribellati dopo che il Corano era stato profanato davanti a loro. Come si vede, il tiro a segno provoca ilarità. E dopo il blando richiamo di un superiore di colore, una o due bombe a mano risollevano di nuovo lo spirito di quell’allegra brigata… E infine una foto di gruppo dei nostri parà della Folgore. Dove andranno, con quella strana voglia di salutare?
http://www.eilmensile.it/2012/02/10/nazimarines-lultima-infamia-afgana/
Finanza etica?
Se il vecchio muore ci guadagni!
Per arricchirsi perché puntare sempre su fattori economici e non invece sulla prospettiva di morte di un gruppo di anziani? Non è un macabro scherzo, ma quanto devono aver pensato quelli della Deutsche Bank, il primo gruppo finanziario della Germania, che ai loro investitori stanno proponendo i nuovi fondi Db Kompass Life 3. Per investire viene proprio chiesto di scommettere sull’aspettativa di vita di un campione di 500 cittadini americani che hanno tra i 75 e gli 82 anni. In pratica il risparmiatore è fortunato se ha “puntato” su quei vecchi che, bontà loro, hanno deciso di andare al creatore in tempi ragionevoli; più a lungo vivono gli anziani di riferimento (le loro condizioni di salute vengono costantemente monitorate) e più ci guadagna invece la banca tedesca. Come spiega il sito http://www.db-kompass-anlegerschutz.de/life_3_fond.html, la scommessa è: Quanto durano le persone di riferimento? Vivono fino ad un massimo di 12 mesi come i medici hanno stimato? Per i sottoscrittori il rendimento annuo sarà di poco superiore al 6%. Vivono più a lungo e cioè in media circa 38 mesi come i medici ritengono? Quindi gli investitori perderanno circa la metà del loro investimento.
Fortunatamente questo concetto di scommessa sulla morte altrui non è piaciuto a tanti tedeschi, tanto che in Germania è scoppiata una forte polemica sull’immoralità dell’iniziativa, contraria alla dignità umana, ha dichiarato ufficialmente l’Associazione Banche Tedesche. Eppure questa è solo un’espressione visibile del disprezzo che il potere economico da sempre dimostra, in tutto il mondo, per la vita umana.
Siria, strage degli innocenti
Siria. Strage degli innocenti
Negli ultimi 10 mesi 384 bambini morti ammazzati. Ad ucciderli negli scontri tra la popolazione in rivolta, polizia ed esercito siriani, è stato il pugno di ferro della dittatura. Un bilancio così è di quelli che non lasciano scampo e inchioderebbero qualsiasi governo ad una responsabilità forte e all’univoca richiesta di dimissioni da parte dell’opinione pubblica mondiale. Invece dalla più alta assemblea mondiale, quella delle Nazioni Unite, sono venuti due no: la Russia di Putin e la Cina di Wen Jiabao hanno opposto il loro diritto di veto alla risoluzione di condanna contro il regime siriano di Bashar al-Assad, che in 11 mesi di scontri si è reso responsabile di almeno 5.400 morti civili e dell’incarcerazione di 380 bambini di età inferiore ai 14 anni. Con loro è salito a 14.000 il numero dei detenuti politici. Ad affermarlo è l’Unicef. Uccidimi, ma lascia in pace i bambini rimasti a Homs. E’ la scritta che il bambino nella foto mostra davanti alla bandiera siriana. Il video seguente è molto crudo, ci sono bambini feriti negli scontri di domenica 5 febbraio a Homs.
Il Consiglio di Sicurezza (organismo delle Nazioni Unite che si occupa anche dei conflitti tra Stati) è stato ancora una volta frenato, nonostante la maggioranza dei Paesi membri si sia espressa per una chiara condanna. Mentre l’Italia ha richiamato in patria il proprio ambasciatore e il ministro turco per gli affari europei esorta l’Unione Europea a fare presto qualcosa, i russi sono a Damasco per cercare di convincere l’alleato di sempre a ragionare sull’esigenza di lasciare il potere che suo padre, morendo, gli aveva consegnato nel 2000.
A questo punto (come tante altre volte nel passato) viene da chiedersi che senso abbia mantenere in piedi un carrozzone da 40.000 dipendenti, di cui fanno parte 193 dei 202 Stati del pianeta, se risulta un organismo anti democratico! E’ sufficiente che uno solo dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) dica no e le decisioni, anche se votate da tutti gli altri Paesi, non passano: e questo perché lo statuto prevede che la delibera passi col voto di 9 dei 15 membri e col voto di tutti e 5 i membri permanenti. Dieci Paesi si turnano ogni anno. Per il 2012 sono: Azerbajan, Colombia, Germania, Guatemala, India, Marocco, Pakistan, Portogallo, Sudafrica, Togo. Dal 1945 ad oggi il diritto di veto è stato esercitato 280 volte.
La risoluzione del Consiglio di Sicurezza
Questi in sintesi i punti salienti della “pericolosa” risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite bocciata da Russia e Cina.
Il Consiglio di Sicurezza… Condanna le continue violazioni estese e gravi dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte delle autorità siriane, l’uso della forza contro i civili, esecuzioni arbitrarie, uccisione e persecuzione di manifestanti e membri dei media, detenzioni arbitrarie, rapimenti, torture, violenze sessuali e maltrattamenti, in particolare contro i bambini. Al punto 2 chiede che il governo siriano metta immediatamente fine a tutte le violazioni dei diritti umani e agli attacchi contro chi esercita i diritti alla libertà di espressione, di riunione e di associazione pacifica; protegga la propria popolazione.
3. Condanna ogni forma di violenza, da qualunque parte provenga, e perciò chiede a tutti i gruppi armati di deporre le armi e di smettere gli attacchi, compresi quelli contro le istituzioni dello Stato. 4. Ricorda che tutti i responsabili di violenze e violazioni dei diritti umani, ne saranno ritenuti responsabili. Il Consiglio chiede poi al governo siriano di rilasciare tutte le persone detenute arbitrariamente a causa dei recenti incidenti; far rientrare nelle caserme tutte le forze militari; garantire la libertà di manifestazioni pacifiche; consentire il libero movimento per tutti (stranieri compresi) in ogni parte della Siria per determinare la verità e monitorare gli incidenti che hanno luogo; consentire l’accesso completo e senza ostacoli agli osservatori della Lega Araba. Chiede anche che il processo politico di transizione verso un regime democratico sia posto sotto gli auspici della Lega Araba e sia condotto in un ambiente privo di violenza, paura, intimidazione, per affrontare efficacemente le legittime aspirazioni e le preoccupazioni della gente della Siria, senza pregiudicare l’esito. Per questo incoraggia la Lega a proseguire gli sforzi in cooperazione con tutte le parti interessate e invita le autorità siriane, in caso di una ripresa della missione degli osservatori, a cooperare pienamente con la Lega Araba, con l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani e con la Commissione d’inchiesta inviata dal Consiglio dei diritti umani, assicurando anche l’assistenza umanitaria alle persone bisognose di assistenza.
SIAMO TUTTI HAMZA http://www.facebook.com/pages/Siamo-tutti-Hamza/210333775671460 . Hamza al- Khatib era un ragazzino di 13 anni. Nell’aprile 2011 aveva preso parte a Dera, come tanti altri ad una manifestazione siriana contro il regime ed era stato sentito cantare una canzone ostile al dittatore. Arrestato, è stato riconsegnato cadavere alla famiglia un mese dopo: le forze di sicurezza l’hanno picchiato, torturato, gli hanno sparato e poi in segno di sprezzo l’hanno evirato. E’ diventato l’emblema di queste violenze.
In questo video il medico siriano, a nome del bambino che ha perso una gamba nei bombardamenti dei civili a Homs, ringrazia Cina e Russia per non aver condannato il regime di Assad.
Sentenza su stragi naziste
Stragi naziste: la Germania vince in tribunale
ma perde nella stima della gente
Il Tribunale Internazionale dell’Aja ha sentenziato il 2 febbraio che la Germania non deve pagare alcun indennizzo ai familiari degli assassinati dai nazisti durante l’occupazione in Italia. Per gli eccidi quindi è stata posta la parola fine a qualsiasi richiesta di compensazione pecuniaria per tante perdite di vite umane, innocenti vite umane. Il Tribunale non ha fatto altro che riconoscere quanto sta scritto nella Costituzione che la Germania si è data alla fine della guerra, nel punto in cui precisa che nessun cittadino tedesco dev’essere consegnato al giudizio di magistrature straniere. Quindi anche se si tratta di autori di efferati delitti, di eccidi di massa come nel caso specifico, niente risarcimenti.
Evidentemente a proposito dell’immunità dello Stato sovrano, la massima autorità giuridica internazionale, quella a cui le Nazioni Unite hanno affidato il compito di dirimere i contenziosi tra Stati, ha agito nell’ambito delle norme e non ha potuto far altro che sentenziare quel che ha sentenziato (la lettura della sentenza ha richiesto ben 80 minuti). Non è quindi scioccante la sentenza in sè, quanto l’atteggiamento della Germania di oggi di fronte a casi come questi: Germania che ha ritenuto di presentare ricorso contro le richieste di indennizzo dei familiari delle vittime, figli e nipoti. Non siamo di fronte né a reati d’opinione, né a truffe e nemmeno a un omicidio, ma a stragi premeditate compiute dall’esercito di uno Stato sovrano nei confronti della popolazione inerme di un altro Stato sovrano. Le stragi nazifasciste in Italia tra il 1943 e il ’45 furono ben 2.273, costate migliaia di vite e per queste risultano condannati all’ergastolo 16 tedeschi tuttora viventi.
Perché la grande e civile Germania di oggi preferisce difendere l’operato delle sue truppe di sessant’anni fa dimostrando insensibilità verso il senso di giustizia e di moralità che questi delitti richiamano alle coscienze prima ancora che ai codici di diritto penale o internazionale? Perché non sceglie di chiudere con decoro quelle terribili pagine di storia di cui i suoi padri sono stati responsabili, preferendo invece vincere la partita a suon di codici? Qui non è in gioco il diritto internazionale o la liceità di una richiesta: qui si parla di vite umane e del rispetto che i morti e i vivi richiedono con forza. E’ un fatto di civiltà. E poi, guardando anche all’immagine di quel Paese, quanto ci guadagna nell’opinione pubblica internazionale, la Germania, con la vittoria di questo squallido braccio di ferro? Non sarebbe stato più umanamente apprezzabile non ricorrere contro la sentenza di condanna dei tribunali italiani e saldare l’antico debito? Non è questione di soldi o di vendetta, ma di una giustizia e di una coscienza che trascendono le leggi scritte.
Monti-Merkel
Stiamo dando il massimo
L’Europa deve riconoscerlo
Vogliamo una crescita non occasionale, ma basata su una struttura economica sana. Lo ha detto oggi il premier Mario Monti al termine dell’incontro bilaterale Italia-Germania a Berlino. Dopo il plauso al governo italiano che Nel giro di pochissimi giorni ha fatto cose straordinarie, la cancelliera tedesca ha precisato: Fino al 2014 ci sono soldi europei per incrementare la crescita e dobbiamo valutare come spenderli.
Italia non si aspetta ricompense dall’Europa ma gli italiani, e io con loro, sperano che prima che le buone politiche economiche si trasformino in opportunità concrete, sui mercati finanziari si riducano i tassi di interesse, non più giustificati ora che i mercati hanno fatto sapere di aver apprezzato gli sforzi fatti da noi ha detto Monti.
L’Italia ha compiuto un passo molto importante- ha proseguito la Merkel- Gli Stati dell’eurozona sono uniti e ognuno deve fare la sua parte. Siamo tutti insieme e insieme saremo più ricchi e più forti. Non sarei qui se non ci fosse stata la riunificazione tedesca, ma restituire qualcosa all’Europa come qualcuno chiede, non mi pare appropriato, perché la riunificazione è stata un vantaggio per l’Europa intera. Vorrei un’Europa forte e competitiva. Nel 2000 si prevedeva che saremmo diventati il continente più competitivo del mondo, ma non è stato così. Il 7% degli abitanti del pianeta vive in Europa dove si produce il 20% del totale. Dobbiamo fare i migliori prodotti, ma non siamo tanto innovativi anche per colpa della popolazione che invecchia più che altrove. Dobbiamo essere un continente forte che attira investitori. Dobbiamo vedere chi in Europa fa meglio e orientarci verso quelle esperienze.
Monti: Mercato equità e crescita vanno avanti insieme. Sulle liberalizzazioni degli esercizi commerciali siamo ad esempio più avanti della Germania. Circa la tassa sulle transazioni finanziarie, lo stesso prof. Tobin di cui sono stato allievo, mi disse che tale tassa (la Tobin Tax) è come il mostro di Loch Ness che appare e scompare. Ebbene oggi può essere il momento di utilizzarla. Arrivando io al governo e dopo il dialogo con Germania e Francia, siamo disposti ad appoggiare tale iniziativa se sarà a livello comunitario.
Merkel: Il mio parere sulla Tobin Tax è che in caso di emergenza possiamo anche immaginarla. Ne abbiamo parlato, a livello dei 27 cercheremo di farlo, ma ancora non è scaturito un accordo.
Mario Monti aveva esordito dicendo di aver dettagliatamente comunicato alla sua ospite le misure fin qui adottate dal suo governo e di aspettarsi dall’Europa il riconoscimento dei grandi sforzi fatti dagli italiani e del loro senso di responsabilità. Quello degli italiani che hanno accettato le forti imposizioni di questi giorni è stato un atteggiamento di grande maturità- ha detto- tale da non far più considerare l’Italia come un elemento di possibile infezione dell’Europa, ma al contrario un esempio di partner affidabile accanto a Germania e Francia e altri nella conduzione dell’Unità Europea. Ora serve che venga meno la percezione del rischio Italia da parte dei mercati.
Torture in Siria
Torture in Siria, l’appello di Avaaz
Avaaz- Il mondo in azione- è la comunità che su Internet agisce su temi sociali per sollecitare interventi a favore di chi ingiustamente soffre e per salvaguardare la democrazia. Proprio perché è formato da cittadini indipendenti e non da governi, è una formazione in grado di esercitare influenza dal basso, organizzando raccolte di firme che in alcuni casi presenta alle Nazioni Unite sollevando casi internazionali e chiedendo soluzioni. Il giornale tedesco Suddeutsche Zeitung la definisce Una comunità transnazionale che è più democratica e potrebbe essere più efficace delle Nazioni Unite. Una delle sue ultime segnalazioni riguarda le torture praticate in Siria. Eccola.
E’ difficile da raccontare, ma in queste ore alcuni membri di Avaaz sono torturati dal mostruoso regime siriano. Manhal (nome modificato per tutelarlo) ha raccontato che è stato rinchiuso in una prigione segreta dove gli hanno strappato via le unghie di mani e piedi e fatto più volte l’elettroshock. “Ho visto la morte in faccia, e loro mi hanno torturato quasi fino a uccidermi”, ci ha detto. Ma se agiremo ora potremo far sì che il sacrificio di Manhal sia la goccia che fa traboccare il vaso perché il mondo intero si schieri contro il regime di Assad.
Gli osservatori della Lega araba hanno fallito nel tentativo di fermare la repressione, ma la pressione su Assad si sta intensificando. Avaaz ha appena pubblicato un report terribile in cui svela atroci verità sui luoghi di detenzione in Siria, inclusa quella che riguarda Manhal. Se ora saremo in grado di costruire un appello globale di massa, potremo costringere governi chiave a confrontarsi con l’orrore di questo report e accelerare così la fine di Assad.
Firma la petizione ora e non appena raggiungeremo le 500.000 firme le consegneremo insieme al report di Avaaz alla Lega araba e al Consiglio di sicurezza dell’ONU, chiedendo che deferiscano Assad alla Corte penale internazionale per essere processato per crimini contro l’umanità:
http://www.avaaz.org/it/arrest_syrias_torturers/?vl
L’ONU ha già confermato che in Siria sono avvenuti crimini contro l’umanità. Ora il regime deve rispondere a un altro duro colpo: un report straziante compilato dai coraggiosi attivisti siriani di Avaaz che tracciano il legame fra quei crimini contro l’umanità e gli alti funzionari del regime di Assad che li hanno commessi. Nessun altro report prima d’ora era riuscito a tracciare in maniera così evidente questo rapporto: potrebbe essere la nostra opportunità per costringere finalmente il mondo intero ad agire.
Tutti noi abbiamo sperato che la missione di monitoraggio della Lega araba avrebbe potuto fermare le violenze, ma è stata compromessa e screditata. Nonostante avessero visto i cecchini di Assad con i loro occhi, gli osservatori avevano da poco prolungato il loro periodo di monitoraggio senza alcun appello urgente all’azione. Così paesi come la Russia, la Cina e l’India possono continuare a impedire alle Nazioni Unite di agire, mentre la patetica difesa messa in piedi dal regime ha tirato in ballo la lotta al terrorismo, e non al movimento pacifico pro-democrazia. Ma i report come quello pubblicato da Avaaz mettono a nudo le bugie di questo regime atroce. Ora dobbiamo solo far sì che il mondo intero possa vederne l’orrore.
Ora la fine di Assad potrebbe essere finalmente arrivata, se solo faremo crescere un’ondata di grida dell’opinione pubblica che non può passare sotto silenzio. Uniamoci perché il mondo intero chieda al Consiglio di sicurezza dell’ONU di deferire il sanguinario regime siriano alla Corte penale internazionale per essere processato per crimini contro l’umanità. Firma ora e fai il passaparola:
http://www.avaaz.org/it/arrest_syrias_torturers/?vl





























