Archivio per la categoria 'NOI E GLI ALTRI'

22
apr
12

Innocenti, ma l’Italia paga

Marò innocenti, ma l’Italia paga

300.000 euro alle famiglie. Chissà perchè

Saremmo tutti più contenti se sapessimo che i due fucilieri della Marina italiana Salvatore Girone e Massimiliano Latorre  non hanno ucciso a colpi di fucile mitragliatore due pescatori indiani, così come li accusa la magistratura di Kerala. Ma è difficile pensarlo per due motivi molto semplici: il primo è legato ai risultati della perizia balistica che confermano la compatibilità tra i proiettili trovati nei cadaveri e le armi sequestrate sulla nave italiana; il secondo è la disposizione di 146.000 euro per ciascuna delle due famiglie delle vittime da parte dello Stato italiano. Ma questa è un’ammissione di colpevolezza. O forse è una nuova tendenza della giurisprudenza internazionale? Le autorità italiane sostengono che si tratti di una semplice donazione. Come dire che non si sta pagando per provare ad evitare il processo. Come dire che la difesa dell’imputato innocente paga per esibire un grande altruismo che evidentemente i veri colpevoli (vigliaccamente nascosti) non hanno. Ancora una volta le autorità mistificano: dicendo che questa donazione non c’entra nulla con la vertenza giudiziaria offendono l’intelligenza degli indiani e degli italiani. Molto meglio parlare chiaramente, senza ipocrisie, senza nascondersi dietro a un dito… anzi, dietro a un mitra.

26
feb
12

Segregata in casa

Quei centodieci scalini

Centodieci scalini. Tanti deve salire, per entrare a casa sua (e altrettanti per uscirvi), Concetta Mazzella che vive a Ischia. Non ci sarebbe niente di drammatico se Concetta Mazzella fosse una quindicenne in forze; si tratta invece di una signora che il 21 aprile compirà 80 anni e che per di più ha un’invalidità del 99% a seguito di una frattura del femore.

Negli anni Sessanta la Cassa del Mezzogiorno espropriò tutta l’area detta Serbatoio che comprende la strada di accesso al Settore Ciclo Integrato delle Acque e alla sua casa; e a nulla sono serviti anni di domande fatte all’Ufficio Demanio della Regione Campania- proprietaria della strada attualmente inutilizzata- per ottenere la concessione demaniale al passaggio carrabile e al parcheggio nella via (proprietà della Regione) che termina con l’edificio di Concetta Mazzella. Come mi scrive Walter Lutzu genero dell’anziana, in tutti questi anni la signora ha avuto il permesso di usare quella strada (il Demanio le aveva dato copia delle chiavi del cancello di accesso) potendo quindi arrivare in auto a casa sua. Ma il 9 febbraio 2012 alcuni addetti del Demanio, accompagnati dalle forze dell’ordine, hanno cambiato il lucchetto di quel cancello impedendo a chiunque il passaggio e quindi di fatto obbligando in casa l’anziana che cammina a fatica.

Per questo motivo i parenti della signora Mazzella, già ricorsi a vie legali tre anni fa contro la Regione, protestano contro la segregazione coatta dell’anziana da parte della Regione. Nel frattempo la signora può lasciare casa sua solo scendendo, a fatica e contro l’indicazione dei medici, quei 110 scalini (nella foto); e non può quindi sottoporsi agli accertamenti sanitari di routine. Ovviamente non può rientrare a casa al buio perché la scala in questione non è minimamente illuminata. Siamo forse di fronte a un caso di mala sanità che è possibile prevenire evitando che si verifichi. Viene da chiedersi chi si sta assumendo la responsabilità penale civile e morale per il rischio di probabili forti ritardi dell’ambulanza nel prestare soccorso (in caso di necessità) all’anziana segregata nella sua casa solitaria… di via Solitaria 21.

20
feb
12

Militari, 2 pesi 2 misure

Marò italiani uccidono due pescatori

L’Italia si comporta come gli Usa

Ma come… Prima protestiamo tanto contro il governo degli Stati Uniti quando i suoi militari uccidono per errore degli italiani e poi il governo italiano si comporta esattamente come quello di Washington opponendo resistenza all’arresto dei propri soldati che hanno ucciso degli innocenti… Il fatto è quello della petroliera italiana Enrica Lexie, dalla quale l’11 febbraio 2012 era partita una raffica di mitra diretta contro un peschereccio indiano al largo delle coste dell’India: raffica che ha ucciso i pescatori Ajesh Binki, di 25 anni e Jalastein di 45 che erano disarmati e non avevano tentato alcun atto di pirateria. I due fucilieri della Marina militare italiana (battaglione San Marco) Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, a bordo della nave per proteggerla dagli attacchi dei pirati che imperversano in quelle acque, secondo gli italiani hanno esploso 20 colpi; 60 secondo la polizia di Kerala che dopo essere salita a bordo ha arrestato i due soldati dopo un ultimatum lanciato dalle autorità di terra. L’incidente ha provocato grande choc nel Paese e creato un incidente diplomatico tra Italia e India. Come ha sottolineato il ministro degli Esteri di Nuova Delhi al collega italiano Terzi, Le navi da pesca indiane non caricano simili strumenti a bordo, ma solo le reti da pesca e i pesci presi. La posizione italiana, lungi dall’essere collaborativa, è stata ferma nel dire che al momento dei fatti la petroliera si trovava in acque internazionali e non in quelle territoriali indiane: quindi non è soggetta alla legislazione indiana, ma a quella italiana in quanto territorio nazionale. Il pensiero corre a due casi in cui militari Usa si sono resi colpevoli di omicidio nei confronti di civili italiani: per entrambi le autorità americane riuscirono a strappare i soldati ai tribunali italiani, processandoli molto blandamente in casa loro. Questi i due episodi: Funivia del Cermis e omicidio Lipari a Baghdad. Nel primo caso, il 3 febbraio 1998, un caccia EA-6B Prowler (velivolo per la guerra elettronica) dei Marines, sorvolando a 110 metri da terra la valle di Cavalese nel Trentino, colpì con la coda le funi della funivia facendo precipitare la cabina con 19 passeggeri e il manovratore. Venti morti (3 italiani, 7 tedeschi, 5 belgi, 2 austriaci e 2 polacchi, un olandese) ma nessun colpevole. Gli americani dapprima cercarono di dire che la cabina era caduta da sola; poi il tribunale italiano dovette arrendersi alle convenzioni internazionali. I quattro capitani responsabili dell’omicidio plurimo (pilota Richard Ashby, navigatore Joseph Schweitzer, e i due addetti ai sistemi di guerra elettronica William Rancy e Chandler Seagraves) vennero rimpatriati e al processo della Corte marziale americana contro Ashby e Schweitzer i due vennero assolti dall’accusa di strage; li riconobbero solo colpevoli di intralcio alla corte per aver distrutto il nastro della registrazione di volo: furono degradati e rimossi dal servizio e il pilota scontò 4 mesi di carcere. Sei anni dopo, gli Usa versarono 40 milioni di dollari per risarcite le famiglie e per i danni all’impianto. Nel secondo caso, Baghdad 4 marzo 2005, l’agente segreto Nicola Calipari, mentre in auto stava raggiungendo l’aeroporto della capitale irachena per riportare in patria la giornalista Giuliana Sgrena liberata dopo un sequestro, rimase ucciso dalle mitragliate di una pattuglia americana; l’autista, maggiore Andrea Carpani del Sismi e la stessa giornalista del Manifesto, finirono feriti. Giuliana Sgrena raccontò poi che i sequestratori iracheni l’avevano avvisata che gli americani non l’avrebbero fatta rientrare viva in Italia, non avendo gradito il pagamento del riscatto ai terroristi. Anche quella volta l’Italia non ottenne di poter processare il soldato che aveva sparato e ucciso e la Corte di Cassazione ribadì che la competenza era statunitense: il marine portoricano Mario Lozano fu prosciolto dal tribunale italiano e l’allora governo Berlusconi, secondo le rivelazioni di Wikileaks che intercettò dei cablogrammi, si disse intenzionato a bloccare eventuali altre inchieste per non aggravare i rapporti Italia-Usa.

Ma se è prevista la condanna a morte…

Certo però che se, come pare, l’accusa per i due marò italiani può significare ergastolo o, peggio, condanna a morte, le cose cambiano. Pare poi che le incongruenze tra i racconti e la documentazione italiana e indiana discordino su troppi punti fondamentali.

14
dic
11

Amato pensionato

Pensionato il più Amato dagli italiani

Giuliano Amato, fu proprio lui da premier, a suggerire durante la crisi del 1992 che lo Stato prendesse il 6 per mille dei risparmi che gli italiani tenevano nei loro conti correnti: dalla sera alla mattina. La politica lo chiamò prelievo forzoso, i cittadini furto. Si era in una situazione di difficoltà (molto meno di oggi) e molti italiani hanno dimenticato l’episodio, anche perché non fu proprio un salasso: chi aveva 100 milioni si vide portar via 600.000 lire e chi aveva solo un milione, 60.000 lire. Oggi l’onorevole Amato, 73 anni, è di nuovo agli onori della cronaca per il fatto che, dopo quell’episodio, e dopo che negli stessi anni Novanta il suo governo promulgò una riforma delle pensioni tra le più dure della nostra storia che penalizzò molto i pensionati, è arrivato il momento della sua, di pensione. E, crisi o non crisi, non è propriamente una pensione leggera: 31.411 euro al mese, ovvero 1.047 euro al giorno. Uno scandalo di fronte a chi ha lavorato più duramente di lui per tutta la vita godendo certo di minori benefit, privilegi e conti correnti? Di fronte a chi lo accusa di aver predicato bene e razzolato male, l’ex ministro si schermisce: non è colpa mia, non posso farci nulla. Intervistato da La Stampa, Giuliano Amato ricorda che da presidente del Consiglio si era adoperato per bloccare l’adeguamento delle pensioni elevate, tra cui la sua; e ancor prima che lo facesse Monti, aveva rinunciato allo stipendio di premier e di ministro del Tesoro. Non sono bastate queste premure verso gli altri italiani ad evitargli le maxi pensioni di docente universitario, componente della Commissione antitrust, il vitalizio di parlamentare e quant’altro: dal 2009, dopo aver detto addio alla politica attiva, è presidente della Treccani e senior advisor della Deutsche Bank. Forse la ragione della mastodontica disparità tra il trattamento pensionistico di un Amato (31.311 euro mensili) e quello di un signor Rossi qualunque che come pensione minima prende 467,43 euro al mese (6 euro in più rispetto al 2010), sta nel fatto che nessuno vuol fissare dei tetti o dei vincoli rispetto al cumulo delle pensioni. Chissà, forse Amato e altri privilegiati come lui, si sentirà almeno di fare della sana beneficienza.

Giorgio Vittadini, docente a Milano Bicocca e presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, il 12 dicembre a Padova alla cena di solidarietà che ha raccolto 120.000 euro per 7 progetti in Kenya, Egitto, Etiopia, Haiti, Congo e Italia, organizzata dalla Fondazione Santa Lucia – emanazione di Comunione e Liberazione ha chiamato tutti a una nuova consapevolezza: L’idea che l’egoismo dei singoli porta al benessere è saltata. L’uomo è relazione e dono. Basta pensare che la carità fatta una volta mette la coscienza a posto, perché è la solidarietà a cambiare il mondo, anche la vita economica e sociale. Le società che nascono senz’anima non fanno molta strada, come vediamo oggi. Senza queste radici la finanza non va da nessuna parte. E noi dobbiamo chiederci se diventiamo più ricchi sfruttando gli altri o valorizzando l’uomo.

10
giu
11

Manicomi criminali

Inferni psichiatrici giudiziari

Questi sono talebani mascherati… Gli altri si vede che sono veri. La differenza è che qui ti uccidono piano piano. Lo dice un afgano detenuto in un ospedale psichiatrico in Italia con altri 1.500 che sono soprattutto italiani. Dimenticati da Dio e dagli uomini, come lui.

In genere quando si parla di giustizia a due facce, ci cita il caso del ladro di polli che resta in galera per anni e quello dell’uomo di potere che la fa franca dopo aver truffato milioni di euro a ignari cittadini. Il guaio è che queste storie non sono solo paradossi da populisti: sono vere. Al senatore Ignazio Marino presidente della Commissione Parlamentare sull’Efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, è bastato visitare alcuni manicomi criminali del Belpaese per rendersene conto. A Barcellona Pozzo di Gotto (Me) ha incontrato Giuseppe che da 18 anni è rinchiuso per aver rapinato 7.000 lire (3 euro e mezzo) fingendo di tenere una pistola in tasca: quindi a mani nude. Poi ha incontrato Andrea, rinchiuso in manicomio criminale da ben 25 anni perché sorpreso fuori da una scuola vestito da donna. E un altro che dopo 30 anni di carcere non sa quando uscirà dall’O.P.G. (ospedale psichiatrico giudiziario) perché hanno smarrito la perizia psichiatrica originaria e a nessuno viene in mente di rifargliela. Ma ci sono anche i ladri di biciclette, quelli che se ne sono andati senza pagare il conto dopo aver mangiato la pizza dando in escandescenze di fronte ai carabinieri. E ce ne sono tanti altri che, oltre al reato commesso che appare davvero ben poca cosa di fronte ai furti di capitali e alle truffe impunite, hanno la sfortuna di mostrarsi poco capaci di intendere e di volere, ignoranti o semplicemente strani, e hanno l’altra aggravante di essere poveri e quindi di potersi permettere solo l’avvocato d’ufficio, spesso inesperto o poco motivato alla difesa dei poveri cristi. Di qui il triste destino della prigione camuffata da ospedale, dove gli infermieri sono agenti di custodia e i pazienti ricevono sedativi per scongiurare reazioni violente e annullarne la volontà.

L’inchiesta durata 2 mesi ha messo in luce almeno 389 casi di detenuti (sui 1.500 totali) che potrebbero essere liberati immediatamente; e ha convinto il ministro della Salute Fazio a sbloccare i 5 milioni di euro per progetti di accoglienza dei detenuti non pericolosi socialmente. La situazione più critica è stata riscontrata nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa (Ce) dove solo 21 su 105 pazienti dismissibili sono stati liberati, 2 sono nel frattempo morti quest’anno in attesa della libertà su un totale di 6 morti (3 suicidi).

In alcune delle “istituzioni pubbliche” visitate dalla Commissione e filmate nello sconcertante documentario (video seguente) presentato ai ministri competenti, risulta che i letti di contenzione ai quali venivano legati per ore e giorni i pazienti più irrequieti (con le reti forate per permettere di orinare e defecare in un apposito buco nel pavimento restando legati nudi) sono stati aboliti (almeno ufficialmente) soltanto due anni fa in seguito alla condanna per tortura espressa dall’Unione Europea; che i ratti risalgono dalle latrine girando per i reparti; che le condizioni igieniche e strutturali sono a dir poco carenti e indegne per una società che si ritiene civile. La civiltà di un popolo si misura sulla capacità di proteggere i suoi cittadini più deboli e sulla volontà di non girarsi dall’altra parte, per non vedere. Non sarebbe male ricordarselo.

21
gen
11

Questione di dignità

I ministri stranieri sanno farsi da parte

尊厳 . In giapponese si scrive così, ma anche fosse scritto in italiano, questo termine risulterebbe poco chiaro a gran parte della nostra classe politica e soprattutto a chi manovra le leve del potere. E’ un termine che in Giappone ha un estremo valore, decisamente eccessivo rispetto ai nostri canoni, ma di cui i nostri politici farebbero bene a riappropriarsi. Significa dignità.

Ecco i motivi (non strettamente politici) per cui, dal 2004 ai giorni nostri, alcuni ministri stranieri hanno sentito l’obbligo morale di farsi da parte rassegnando le dimissioni per il bene del loro Paese.

GIAPPONE agosto 2004. Il ministro delle Finanze Shoichi Nakagawa si dimette per essersi presentato un po’ brillo a un vertice G7.

FRANCIA febbraio 2005. Il ministro dell’Economia, Finanze e Industria Hervé Gaymard si dimette dopo che il settimanale satirico Canard enchainé rivela che lo Stato gli pagava 14.000 euro al mese un appartamento di 600 mq nei pressi degli Champs-Elysées.

SVEZIA ottobre 2006. Nel giro di tre giorni sono due i ministri che si dimettono per motivi analoghi: prima il ministro del Commercio, Maria Borelius, poi il responsabile della Cultura, Cecilia Stego Chilo. Motivo: la stampa aveva rivelato che non pagavano il canone televisivo e retribuivano in nero la baby sitter.

SVEZIA 2007. Il segretario di Stato Ulrica Schenström si dimette dopo che un quotidiano la ritrae mentre bacia, ubriaca, un giornalista televisivo.

GIAPPONE maggio 2007 Il ministro dell’Agricoltura Toshikatsu Matsuoka non regge ad uno scandalo di corruzione che lo coinvolge e si uccide.

GIAPPONE luglio 2007. Il ministro della Difesa Fumio Kyuma si dimette dopo aver detto che le bombe atomiche sganciate dagli americani furono inevitabili.

GIAPPONE agosto 2007. Il ministro dell’Agricoltura Norihiko Akagi lascia la poltrona in seguito a scandali finanziari.

POLONIA ottobre 2007. Il ministro dell’Agricoltura Andrzej Lepper si fa da parte perché accusato di corruzione.

ROMANIA ottobre 2007. Il ministro per l’Agricoltura Decebal Traian Remes si dimette quando la tv di Stato mostra un filmato in cui lo si vede intascare una mazzetta da 15.000 euro.

GRAN BRETAGNA gennaio 2008. E’ il ministro del Lavoro Peter Hain che lascia l’incarico quando si scopre che non ha dichiarato ai redditi 103.000 sterline (circa 120.000 euro) ricevute durante la campagna elettorale 2007 per diventare vice segretario del partito.

AUSTRIALIA settembre 2008. Matt Brown, ministro della Polizia del Nuovo Galles del Sud, rassegna le dimissioni in seguito ad un party svoltosi nel suo ufficio del Parlamento, durante il quale, brillo, aveva fatto uno strip tease restando in mutande e simulando un amplesso con una parlamentare.

ISRAELE settembre 2008. Il premier Ehud Olmert si dimette perché accusato di corruzione.

PERU’ ottobre 2008. Il premier Jorge del Castillo si dimette in seguito alla pubblicazione di intercettazioni telefoniche che dimostrano la sua corruzione nel concedere alla compagnia norvegese Discover Petroleum cinque zone di ricerca petrolifera. Prima di lui, per lo stesso reato, si erano dimessi il ministro dell’Energia, Juan Valdivia e il presidente di Petro-Peru Cesar Gutierrez.

GRECIA ottobre 2008. Il portavoce del governo greco Teodoro Roussopoulos si dimette perché accusato da una commissione d’inchiesta parlamentare di essere l’istigatore morale di uno scandalo immobiliare che coinvolgerebbe monaci del Monte Athos ed esponenti della maggioranza.

INDIA novembre 2008 Il ministro Shivraj Patil si dimette assumendosi la responsabilità politica degli attacchi terroristici costati la vita a quasi 200 persone.

SPAGNA febbraio 2009. Il ministro della Giustizia Mariano Bermejo lascia l’incarico quando si apprende che aveva partecipato a una battuta di caccia con il giudice che indagava sulla presunta corruzione in ambienti vicini al suo partito.

PORTOGALLO. Luglio 2009. Si dimette il ministro dell’Economia Manuel Pinho, per aver fatto le corna, in aula, a un deputato dell’opposizione.

GERMANIA novembre 2009. Il ministro del Lavoro Franz Josef Jung lascia l’incarico a seguito del raid tedesco in Afganistan costato la vita a molti civili.

LIBERIA febbraio 2010. Il ministro dell’Informazione Lawrence Bropleh si fa da parte perché accusato di appropriazione indebita pari a 200.000 euro.

GIAPPONE maggio 2010. Il primo ministro Hatoyama Yukio si dimette in seguito a scandali finanziari che coinvolgono lui e il suo partito.

GRECIA maggio 2010. Il ministro della Cultura e Turismo Antzela Gérekou si dimette per lo scandalo di evasione fiscale che coinvolge suo marito, famoso cantante negli anni Ottanta.

IRAQ giugno 2010. Il ministro dell’Energia Karim Waheed si dimette a seguito delle proteste per i troppo frequenti black out elettrici.

AUSTRALIA settembre 2010. Il ministro per i porti e i corsi d’acqua Paul McLeay si dimette quando emergono le sue eccessive visite su Internet a siti porno e il suo amore per il gioco d’azzardo.

BRASILE settembre 2010. Il ministro della Casa civile Erenice Guerra si fa da parte, travolto dallo scandalo di corruzione.

ROMANIA settembre 2010. Vasile Blaga, ministro dell’Interno, lascia il posto “per una questione d’onore”, non sopportando la grande protesta non autorizzata di migliaia di poliziotti che contestano i tagli allo stipendio.

SOMALIA settembre 2010. Il premier Omar Abdirashid Ali Sharmarke lascia l’incarico “per l’interesse nazionale” a seguito di forti contrasti col presidente.

GIAPPONE novembre 2010. Il ministro della Giustizia Minoru Yanagida si dimette per aver pronunciato la frase: “È facile fare il ministro della Giustizia, devo solo ricordarmi le due frasi da usare in Parlamento quando non mi viene una risposta: “Non commento singoli casi” e “Stiamo agendo in conformità con le leggi e le prove””.

COREA DEL SUD novembre 2010. Lascia il ministro della Difesa Kim Tae-young per aver risposto tardivamente all’attacco della Corea del nord.

BULGARIA dicembre 2010. Il ministro con delega per i bulgari all’estero Bozhidar Dimitrov, lascia l’incarico quando emergono i suoi trascorsi di agente dei servizi segreti durante il regime comunista.

MONTENEGRO dicembre 2010. Il premier Milo Djukanovicsi si dimette a seguito dell’inchiesta della magistratura di Bari che indaga sul contrabbando di sigarette.

KENYA gennaio 2011. Si dimette il ministro dell’Industria Henry Kosgey, dopo essersi auto accusato di 12 reati d’abuso d’ufficio.

KUWAIT gennaio 2011. Il ministro dell’Interno Sheikh Jaber al-Khaled al-Sabah, si dimette quando apprende che un detenuto è morto a causa di sospette torture subite in carcere.

ALBANIA gennaio 2011. Lascia l’incarico di vice premier Ilir Meta, quando un video trasmesso dalla tv di Stato lascia trapelare uno scandalo di corruzione.

STATI UNITI febbraio 2011. Il deputato repubblicano Chris Lee, sposato, si dimette dopo che emergono le sue email ad un sito di incontri.

17
nov
10

Giotto in HD

Gli affreschi di Giotto online in HD

La Cappella degli Scrovegni è online in alta definizione. Dal 17 novembre per sei mesi sul sito www.haltadefinizione.com è possibile ammirare gratis tutti i particolari del più importante ciclo di affreschi di Giotto esistente e custodito a Padova dal 1306. Il lavoro frutto della collaborazione tra la società novarese Haltadefinizione- Hal9000 e i Musei Civici di Padova, con l’ausilio di AMD, Nikon Europe, Nital, Clauss e altri e avvalendosi dell’esperienza dell’Istituto Centrale del Restauro, si è svolto a partire da 200 ore di fotografie notturne di ogni dettaglio dei 700 mq del ciclo di affreschi. L’intervento si è tradotto in 14.000 immagini poi elaborate in 3.000 ore di lavoro e racchiuse in un Terabyte di dati. Ne è emerso un visore a 360 gradi dell’interno della chiesetta, dentro cui è possibile navigare scegliendo quale quadro aprire e quali dettagli osservare. A differenza di quanto può fare il visitatore e di quanto hanno potuto vedere i 65 restauratori dell’Istituto Centrale del Restauro che per 9 mesi (tra il 2002 e il 2003) hanno lavorato sull’opera, sul sito in HD si viaggia dal tutto al particolare, zoomando su dettagli altrimenti impossibili da vedere perchè posizionati a diversi metri d’altezza. Si scorgono tra l’altro le lacrime grigie delle donne nella Strage degli innocenti, le rughe della madre della Madonna o gli occhi marroni di Cristo. L’HD ha perfino permesso di ricostruire, (anche se solo digitalmente) l’immagine e le scritte matematiche riportate nel foglio di una sinopie. http://www.haltadefinizione.com/magnifier.jsp?idopera=15

Proprio per rispettare al massimo gli affreschi, nelle fasi fotografiche i tecnici di Haltadefinizione si sono avvalsi degli studi del laboratorio di Fisica dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, che ha permesso di realizzare flash a impatto zero ancora più sofisticati di quelli impiegati per fotografare in HD l’Ultima cena di Leonardo e poi la Sindone.

16
nov
10

sesso antinucleare

Sesso col presidente se dice no al nucleare

Nel 2007 in Belgio un’avvenente candidata al Senato, Tania Derveaux, pur di farsi eleggere fece grandiose promesse: prima 400.000 posti di lavoro (140.000 più di quelli proposti dal partito rivale). Poi qualcosa di decisamente più improprio e personale: 40.000 rapporti orali con i suoi elettori maschi. Ma la curiosa promessa non fu abbastanza attraente, visto che il suo partito NEE (Movimento di Protesta Imparziale) ottenne solo lo 0,18% delle preferenze: così la bella Tania non si sciupò la bocca, limitandosi a passare su Internet per diventare “maestra” dell’arte di ammaliare gli uomini con un programma video che insegnava come fare…

A distanza di tre anni in Germania un’altrettanto avvenente giovane donna inglese, presentatrice, cantante e scrittrice (sposata, madre di una bambina) ha osato certo molto meno e per una causa molto più nobile del proprio tornaconto personale: in un’intervista sul quotidiano Del Spiegel, Charlotte Roche ha proposto al presidente tedesco Christian Wulff una notte di sesso purché lui in cambio non firmi l’ok a prolungare il funzionamento delle centrali nucleari in Germania, voluto dalla cancelliera Angela Merkel.

Nella pur laicissima Germania, la bella ambientalista di 32 anni (di origine tedesca) è stata definita immorale, e non solo per il suo libro dall’esplicito titolo Zone umide. Suo marito però non si è affatto scandalizzato per la sua proposta. Così Charlotte ha fatto sapere che ora sta alla first lady dare il suo ok. Sarà difficile.

16
nov
10

Aiuti extracomunitari

Aiuti extracomunitari al Veneto leghista

La notizia è clamorosa: per i danni dell’alluvione, il presidente leghista della Regione Veneto Luca Zaia, accetta gli aiuti economici che arrivano dagli extracomunitari. Si tratta di una cospicua somma per ripagare i danni subiti, che non viene però dall’Africa, ma dagli Usa: e che uscirà dalle tasche milionarie dell’attrice americana Angelina Jolie. La Jolie, che da Budapest, dove sta girando un film, si è mostrata molto sensibile a quanto sta avvenendo in regione; anche perché nel Veneto assieme al marito Brad Pitt quest’estate ha acquistato per 40 milioni di dollari una sontuosa quattrocentesca villa di 15 stanze, con 2 piscine, 7 bagni, palestra e parco di 6.000 mq in provincia di Verona, nella Valpolicella.

La star si è anche resa disponibile gratuitamente per fare da testimonial per eventuali campagne di raccolta fondi per gli alluvionati. E il presidente della Regione ha ovviamente ringraziato delle generose offerte. Ma c’è anche un’altra offerta di aiuto da segnalare: quella di un’anziana che ha deciso di privarsi mensilmente di 20 dei 350 euro della sua povera pensione.

21
mag
10

Italia in guerra

… ma l’articolo 11 della Costituzione italiana non ripudia la guerra?

ARTICOLO 11. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

gruppo provocatorio su Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=123222231039264&v=wall&ref=ts#!/group.php?gid=123222231039264&v=info&ref=ts

04
mag
10

Libertà di disinformazione

Libertà di disinformazione

Volete la certezza, o quasi, di una notizia? Avete dubbi su quanto riferisce un giornale o un tg? Punto primo: imparate il danese, o se vi risulta difficile, provate col finlandese o con l’irlandese. E’ in queste tre lingue, nell’ordine, che sono scritte le informazioni più corrette al mondo. Almeno stando all’ottavo rapporto – 2009 di Reporters sans frontieres, associazione indipendente che segnala il grado di libertà di stampa in 175 paesi del mondo.

L’attendibilità dei giornalisti è buona anche in Norvegia, seguita da Svezia, Estonia, Olanda, Svizzera, Islanda e Lituania. I paesi forti sono così posizionati: Stati Uniti 22°, Russia 153^, Cina 168^. E l’Italia? Nel 2008 si trovava al 44° posto e ora è scivolata al 49° in buona compagnia: tra Hong Kong (48^ posizione) e Romania (50^).

E il terzo mondo da noi tanto criticato, come si colloca? La Giamaica è al 23° posto, il Ghana al 27°, Trinidad e Tobago al 28°. Sono più attendibili dei nostri persino gli organi di informazione del Mali (31°), del Sudafrica (33°), della Namibia (36°), di Bosnia Erzegovina (39°), Guayana (41°), Surinam (42°), Capo Verde (44°). Ecco, per consolarci possiamo sempre dire che c’è più libertà di stampa in Italia che nel Burkina Faso (57^ posizione), ad Haiti (58^), in Kuwait (60^) o nel Botswana (62^); per non parlare di chi chiude la classifica: Turkmenistan (173^), Corea del Nord (174^) e Eritrea (175^). Ma è davvero una grande consolazione?

24
apr
09

Naufraghi

politica-immigrazionePing pong umanitario… con morto

Non li soccorrono i maltesi, non li soccorrono gli italiani che li osservano da una nave da guerra ferma a poca distanza, e intanto tra i 144 naufraghi africani presi a bordo dal cargo turco Pinar, ci sono il cadavere di una diciottenne incinta e alcuni malati di varicella. La ragazza morta resta per 5 giorni (dal 16 al 20 aprile) sul ponte del mercantile. La situazione viene sbloccata dalla stampa italiana e tedesca. Con un gommone i giornalisti Luigi Pelazza delle Iene, Karl Hoffman di una tv tedesca e Francesco Viviano di Repubblica, avvicinandosi il 19 aprile alla nave bloccata al largo di Lampedusa “muovono le acque” al punto che durante le loro interviste arriva un elicottero italiano con tre medici per i primi soccorsi. E mentre i governi italiano e maltese si scambiano accuse e la Chiesa argentina e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati lanciano appelli perché qualcuno soccorra i naufraghi, per il ministro degli Interni Maroni la situazione a bordo è sotto controllo: nonostante quel cadavere sia “in bella vista” da 5 giorni e 37 poveracci versino in gravi condizioni. Una brutta figura per tutti: soprattutto per i maltesi che si nascondono dietro un accordo (per il salvataggio dei clandestini) da loro mai siglato. In questa vicenda l’unico esempio positivo viene dall’equipaggio turco: il secondo di bordo si era tuffato in mare per raggiungere la ragazza annegata e il comandante Asyk Tuygun aveva deciso di soccorrere uomini e donne alla deriva sul barcone nel mar di Sicilia, dando il buon esempio a due Stati civili come Italia e Malta: perché quelle in acqua, prima di essere scomodi clandestini, erano 144 vite umane. Come racconta nel suo articolo Francesco Viviano, lasciando la nave gli immigrati hanno salutato il comandante chiamandolo “il loro dio”: non solo per averli salvati da morte certa, ma anche per la pazienza dimostrata e per il fastidio che ha dovuto subire dalle autorità dei due paesi che si sono contesi quei naufraghi. Il comandante che ha fatto un gesto umano ha avuto tutti contro: soprattutto l’armatore a cui il blocco del cargo ha fatto perdere tanti soldi. Rischio di perdere il posto – ha detto Asyk Tuygun - ma rifarei tutto. Il solo rammarico è di non essere riuscito a salvare quella ragazza che non ha potuto aggrapparsi alla fune. E per risolvere finalmente il problema (a chi spettano i salvataggi in quella zona di mare, a Italia o a Malta?) i ministri degli interni dei due paesi e il commissario europeo Jacques Barrot si sono trovati il 23 aprile. A cena. (vignetta di Mirco Maselli)

07
mar
09

Una multa, per carità

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Quando i poveri fanno paura…

Cento euro di multa danno fastidio, figurarsi a chi i soldi non ce l’ha! E generalmente chi chiede la carità (lo dice la parola stessa) non è che proprio navighi nell’oro. Ebbene da qualche tempo e cioè già prima del decreto Maroni del 2009, alcuni sindaci di centrodestra e centrosinistra di questa Italia che professa forti radici cristiane, hanno firmato ordinanze di divieto dell’accattonaggio. Chi viene sorpreso a chiedere l’elemosina è multato con 100 euro, gli sequestrano le monetine raccolte e il materiale “utilizzato per l’attività di accattonaggio” (recita il decreto Maroni, e cioè si suppone, santini, piattini, cappellacci, sacchetti…). Che bello: finalmente qualcuno che per decreto ruba gli spiccioli ai poveri. Tutto ciò in nome del decoro urbano: ossia, visto che il mendicante in genere non è un signore elegante e la sua presenza infastidisce, va punito in modo esemplare così si toglierà dai piedi e gli passerà la voglia di ripresentarsi a turbare l’immagine della città perbene. La povertà è brutta, la ricchezza è bella. Ci vuole il coraggio di dirlo, e visto che l’Italia è diventata di destra, anche i sindaci che si dicono di sinistra si stanno adeguando. Quindi pulizia! Etnica, dove possibile.

Non potendo sconfiggere la prostituzione e men che meno le forme di criminalità, gli amministratori locali sanno che i risultati più eclatanti li ottengono facendo la guerra ai poveracci e così si sono sbizzarriti: a Vicenza (ultima arrivata) l’amministrazione (centrosinistra) da marzo 2009 vieta la questua sui sagrati delle chiese; a Voghera (centrodestra) nel febbraio 2009 sono stati scacciati i mendicanti dal sagrato (anche se il parroco del Duomo ha dichiarato: La Chiesa non manda via nessuno); a Firenze (centrosinistra) nell’aprile 2008 si è vietato di accattonare sdraiati, come dire che in piedi si può, quindi con dignità sì; a Verona (centrodestra) divieto di questua da luglio 2008 in molti luoghi (sagrati, centro storico, semafori, incroci, davanti a mercati, banche, ospedali, negozi, stazioni, uffici pubblici), ma evidentemente libertà di elemosina in periferia davanti alle abitazioni private; dal 2008 no-carità anche a Roma (centrodestra), Venezia (centrosinistra), Padova (centrodestra), Trieste (centrodestra), Modena (centrosinistra), Cortina (lista civica, centrodestra), Sanremo (commissariata), Alassio (centrodestra).

Dal sito www.chiesacattolica.it si è levato l’appello di un salesiano, don Federico Schiavon direttore a Udine dell’Ufficio per la pastorale dei Rom e dei Sinti: Spero non si voglia scacciare i mendicanti dai sagrati delle chiese: danno un volto alla povertà e alla carità, San Francesco non creò forse un ordine dei mendicanti?

Ma a quanto pare anche i frati di Assisi (Ansa del 28 agosto 2008) mostrano quasi più comprensione per i multatori che per i multati. E’ o non è una questione di decoro e di lotta a chi sfrutta i mendicanti? Chissà cos’avrebbe commentato quel poverello del loro illustre concittadino… Nel film di Zeffirelli Fratello sole sorella luna, trovando fuori della chiesa i mendicanti, il giovane Francesco in preda alle prime crisi di coscienza, dà l’elemosina a un ricco.

Oggi per trovare gesti di carità nelle nostre strade bisogna guardare ai musulmani: sono loro che fanno l’elemosina, perché seguono il precetto coranico che invita a dare a chi ha di meno. Ho visto poveri marocchini dare spiccioli ai mendicanti a cui io non l’avevo data. Alla faccia della carità cristiana: ma si sa, l’Italia è cambiata. E San Francesco era decisamente un uomo d’altri tempi.

15
feb
09

Cena al buio

buioUna cena al buio. Nel senso… senza luce

(per il Corriere della sera – 15 febbraio 2006 – dorso Veneto)

LOREGGIA. Scambiare la polenta per purè, le verze per cavoli o il vino bianco per rosso sarebbe impossibile per un cieco; è invece normale per chi è abituato ad affidare agli occhi il suo approccio col cibo. In questi trabocchetti percettivi sono caduti 25 invitati alla quarta cena al buio organizzata venerdì scorso nella sua villa dall’imprenditore- scrittore non vedente Davide Cervellin. Cena al buio nel vero senso della parola e non nell’accezione comune del termine: in questo caso, da incontrare non c’era un partner a sorpresa, ma le proprie percezioni in assenza di luce. Non a caso l’esperimento è caduto nella giornata “M’illumino di meno” lanciata da Caterpillar di Radio 2. Portati per mano da Davide, che li ha accolti a lume di candela, gli ospiti uno alla volta sono entrati nell’insolita dimensione di un luogo misterioso, accompagnati al proprio posto a tavola dove hanno dovuto prendere dimestichezza con piatto, posate, tovagliolo. Nel buio più totale hanno imparato a tenere il bicchiere attaccato al piatto, a cercare a tentoni il pane, a versare acqua e vino: prima con un dito nel bicchiere fino a bagnarlo, poi soppesando i liquidi. E ci si è avventurati in gesti non più ovvi, come passarsi la bottiglia, servire da bere o il cibo nel piatto del vicino. Le sole fonti luminose percepite erano la lucina rossa e i riflessi bianchi degli occhiali a infrarossi che permettevano alla figlia dell’imprenditore Daisy, chef della serata, di aggirarsi con le pietanze nell’oscurità totale. La convivialità e la curiosità hanno presto fugato anche i timori di macchiarsi con la zuppa di verze o col radicchio all’olio dei Colli. Poi, chi lo desiderava, poteva farsi guidare (o azzardare da solo) dall’altra parte della stanza per conoscere gli altri commensali. Tra le mani che stringi c’è quella di Dina di Udine, venuta fin qui per far provare al fidanzato quel che lei vive tutti i giorni. “Non vedere facilita il contatto umano che è sparito dalla nostra cultura” spiega Cervellin: e difatti per sapere se hai qualcuno vicino, finisci con naturalezza per toccargli la spalla o la testa. Ti dai del tu con tutti, forse perché stai condividendo una situazione “a rischio”, o forse semplicemente perché non hai più barriere. Cenare al buio non è un gioco di società, ma un’occasione per riflettere: la convivialità è di enorme aiuto, perché immaginarsi completamente soli nella stessa situazione, comunica un senso di smarrimento che faremmo bene a tener presente per rapportarci meglio agli altri.

30
nov
06

Immigrati italo-brasiliani

pansieri Transatlantico

“Meglio in America che in Italia

Qui chi ci tratta male sono i nostri fratelli” 

(per il Corriere della sera 30 novembre 2006 – dorso veneto)

PADOVA. “A Treviso non ci sono extracomunitari lavavetri… solo qualche venditore di fiori. Ma io che faccio? Mando un gruppo di vigili urbani che gli disfano tutto. E i fiori poi li faccio portare al camposanto, sulle tombe”. Scoppia una risata, ma di quelle che sottendono un’aperta critica… e lo si sente immediatamente dai commenti in sala. La spacconata di un cabarettista? No, l’intervista rilasciata dal prosindaco Gentilini ai giovani autori del documentario “Merica”, presentato lunedì sera in anteprima a Padova al festival Videopolis. Non è che una delle colorite ammissioni dell’ex “sindaco sceriffo” che hanno suscitato nel pubblico una scandalizzata ilarità; anche perché il tema del video, finanziato in parte dalla Regione Veneto per premiare i vincitori dell’edizione 2005 del festival, affrontava un argomento serio: l’immigrazione di ritorno, quella dei nipoti dei veneti emigrati in Brasile tra l’8 e il ‘900 e ora desiderosi di tornare alle radici, più che altro in cerca di lavoro. Gentilini però ha dato molto di sé anche affermando a proposito degli extracomunitari, che “Noi all’estero abbiamo esportato la nostra civiltà, mentre questi che vengono nel nostro territorio, di che civiltà sono portatori? Della civiltà del deserto, della steppa, della tundra”. Anche per questo nel video il prosindaco trevigiano ricorda che suggerì al governo di abbandonare le missioni militari all’estero: non perché fossero sbagliate, ma per impiegare quei soldati, assieme ai poliziotti, “per blindare i nostri confini”.Poi il clima torna serio: “Merica” parla nell’italiano dialettale dei figli e nel portoghese dei nipoti; dice l’amarezza per una vita bestiale nei campi dove gli italiani sostituirono i neri quando fu abolita la schiavitù… e il desiderio di vedere da vicino la tanto sognata patria. “Nonna raccontava che in mezzo all’oceano pensava che avrebbe buttato a mare il corpo del figlio più piccolo, poi chiese al bambino cosa lo stomaco pretendesse di più: qualcosa di salato, rispose zio. E qualcosa di salato gli salvò la vita”. Pare la storia dei barconi dei disperati del Nord Africa. E poi il sogno deluso. Si spegne l’eco del coro di bambini che in mezzo al verde rigoglioso delle colline carioca canta “Sono un italiano” e si accende il grigio dell’inverno padano. E’ l’arrivo a Verona e a Treviso dei ragazzi dal cognome veneto, dalla pelle abbronzata e l’accento soave dello Stato di Santo Espiritu: filmati pochi mesi fa nelle loro case diroccate che ricordano quelle dei documentari in bianco e nero di quando l’Italia era terzo mondo. Sono i fortunati oriundi, partiti prima che la lista d’attesa per ottenere la cittadinanza italiana diventasse lunga 15 anni, dice il nostro console. “Siamo italiani a tutti gli effetti, ma qui nel Veneto ci offendono come fossimo extracomunitari. Allora meglio andarsene in America dove siamo comunque immigrati, ma almeno non soffriamo per l’affronto che a trattarci male sono i nostri fratelli”.




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