Archivio per la categoria 'NOI E GLI ALTRI'

24
Apr
09

Naufraghi

politica-immigrazionePing pong umanitario… con morto

Non li soccorrono i maltesi, non li soccorrono gli italiani che li osservano da una nave da guerra ferma a poca distanza, e intanto tra i 144 naufraghi africani presi a bordo dal cargo turco Pinar, ci sono il cadavere di una diciottenne incinta e alcuni malati di varicella. La ragazza morta resta per 5 giorni (dal 16 al 20 aprile) sul ponte del mercantile. La situazione viene sbloccata dalla stampa italiana e tedesca. Con un gommone i giornalisti Luigi Pelazza delle Iene, Karl Hoffman di una tv tedesca e Francesco Viviano di Repubblica, avvicinandosi il 19 aprile alla nave bloccata al largo di Lampedusa “muovono le acque” al punto che durante le loro interviste arriva un elicottero italiano con tre medici per i primi soccorsi. E mentre i governi italiano e maltese si scambiano accuse e la Chiesa argentina e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati lanciano appelli perché qualcuno soccorra i naufraghi, per il ministro degli Interni Maroni la situazione a bordo è sotto controllo: nonostante quel cadavere sia “in bella vista” da 5 giorni e 37 poveracci versino in gravi condizioni. Una brutta figura per tutti: soprattutto per i maltesi che si nascondono dietro un accordo (per il salvataggio dei clandestini) da loro mai siglato. In questa vicenda l’unico esempio positivo viene dall’equipaggio turco: il secondo di bordo si era tuffato in mare per raggiungere la ragazza annegata e il comandante Asyk Tuygun aveva deciso di soccorrere uomini e donne alla deriva sul barcone nel mar di Sicilia, dando il buon esempio a due Stati civili come Italia e Malta: perché quelle in acqua, prima di essere scomodi clandestini, erano 144 vite umane. Come racconta nel suo articolo Francesco Viviano, lasciando la nave gli immigrati hanno salutato il comandante chiamandolo “il loro dio”: non solo per averli salvati da morte certa, ma anche per la pazienza dimostrata e per il fastidio che ha dovuto subire dalle autorità dei due paesi che si sono contesi quei naufraghi. Il comandante che ha fatto un gesto umano ha avuto tutti contro: soprattutto l’armatore a cui il blocco del cargo ha fatto perdere tanti soldi. Rischio di perdere il posto – ha detto Asyk Tuygun - ma rifarei tutto. Il solo rammarico è di non essere riuscito a salvare quella ragazza che non ha potuto aggrapparsi alla fune. E per risolvere finalmente il problema (a chi spettano i salvataggi in quella zona di mare, a Italia o a Malta?) i ministri degli interni dei due paesi e il commissario europeo Jacques Barrot si sono trovati il 23 aprile. A cena. (vignetta di Mirco Maselli)

07
Mar
09

Una multa, per carità

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Quando i poveri fanno paura…

Cento euro di multa danno fastidio, figurarsi a chi i soldi non ce l’ha! E generalmente chi chiede la carità (lo dice la parola stessa) non è che proprio navighi nell’oro. Ebbene da qualche tempo e cioè già prima del decreto Maroni del 2009, alcuni sindaci di centrodestra e centrosinistra di questa Italia che professa forti radici cristiane, hanno firmato ordinanze di divieto dell’accattonaggio. Chi viene sorpreso a chiedere l’elemosina è multato con 100 euro, gli sequestrano le monetine raccolte e il materiale “utilizzato per l’attività di accattonaggio” (recita il decreto Maroni, e cioè si suppone, santini, piattini, cappellacci, sacchetti…). Che bello: finalmente qualcuno che per decreto ruba gli spiccioli ai poveri. Tutto ciò in nome del decoro urbano: ossia, visto che il mendicante in genere non è un signore elegante e la sua presenza infastidisce, va punito in modo esemplare così si toglierà dai piedi e gli passerà la voglia di ripresentarsi a turbare l’immagine della città perbene. La povertà è brutta, la ricchezza è bella. Ci vuole il coraggio di dirlo, e visto che l’Italia è diventata di destra, anche i sindaci che si dicono di sinistra si stanno adeguando. Quindi pulizia! Etnica, dove possibile.

Non potendo sconfiggere la prostituzione e men che meno le forme di criminalità, gli amministratori locali sanno che i risultati più eclatanti li ottengono facendo la guerra ai poveracci e così si sono sbizzarriti: a Vicenza (ultima arrivata) l’amministrazione (centrosinistra) da marzo 2009 vieta la questua sui sagrati delle chiese; a Voghera (centrodestra) nel febbraio 2009 sono stati scacciati i mendicanti dal sagrato (anche se il parroco del Duomo ha dichiarato: La Chiesa non manda via nessuno); a Firenze (centrosinistra) nell’aprile 2008 si è vietato di accattonare sdraiati, come dire che in piedi si può, quindi con dignità sì; a Verona (centrodestra) divieto di questua da luglio 2008 in molti luoghi (sagrati, centro storico, semafori, incroci, davanti a mercati, banche, ospedali, negozi, stazioni, uffici pubblici), ma evidentemente libertà di elemosina in periferia davanti alle abitazioni private; dal 2008 no-carità anche a Roma (centrodestra), Venezia (centrosinistra), Padova (centrodestra), Trieste (centrodestra), Modena (centrosinistra), Cortina (lista civica, centrodestra), Sanremo (commissariata), Alassio (centrodestra).

Dal sito www.chiesacattolica.it si è levato l’appello di un salesiano, don Federico Schiavon direttore a Udine dell’Ufficio per la pastorale dei Rom e dei Sinti: Spero non si voglia scacciare i mendicanti dai sagrati delle chiese: danno un volto alla povertà e alla carità, San Francesco non creò forse un ordine dei mendicanti?

Ma a quanto pare anche i frati di Assisi (Ansa del 28 agosto 2008) mostrano quasi più comprensione per i multatori che per i multati. E’ o non è una questione di decoro e di lotta a chi sfrutta i mendicanti? Chissà cos’avrebbe commentato quel poverello del loro illustre concittadino… Nel film di Zeffirelli Fratello sole sorella luna, trovando fuori della chiesa i mendicanti, il giovane Francesco in preda alle prime crisi di coscienza, dà l’elemosina a un ricco.

Oggi per trovare gesti di carità nelle nostre strade bisogna guardare ai musulmani: sono loro che fanno l’elemosina, perché seguono il precetto coranico che invita a dare a chi ha di meno. Ho visto poveri marocchini dare spiccioli ai mendicanti a cui io non l’avevo data. Alla faccia della carità cristiana: ma si sa, l’Italia è cambiata. E San Francesco era decisamente un uomo d’altri tempi.

15
Feb
09

Cena al buio

buioUna cena al buio. Nel senso… senza luce

(per il Corriere della sera – 15 febbraio 2006 – dorso Veneto)

LOREGGIA. Scambiare la polenta per purè, le verze per cavoli o il vino bianco per rosso sarebbe impossibile per un cieco; è invece normale per chi è abituato ad affidare agli occhi il suo approccio col cibo. In questi trabocchetti percettivi sono caduti 25 invitati alla quarta cena al buio organizzata venerdì scorso nella sua villa dall’imprenditore- scrittore non vedente Davide Cervellin. Cena al buio nel vero senso della parola e non nell’accezione comune del termine: in questo caso, da incontrare non c’era un partner a sorpresa, ma le proprie percezioni in assenza di luce. Non a caso l’esperimento è caduto nella giornata “M’illumino di meno” lanciata da Caterpillar di Radio 2. Portati per mano da Davide, che li ha accolti a lume di candela, gli ospiti uno alla volta sono entrati nell’insolita dimensione di un luogo misterioso, accompagnati al proprio posto a tavola dove hanno dovuto prendere dimestichezza con piatto, posate, tovagliolo. Nel buio più totale hanno imparato a tenere il bicchiere attaccato al piatto, a cercare a tentoni il pane, a versare acqua e vino: prima con un dito nel bicchiere fino a bagnarlo, poi soppesando i liquidi. E ci si è avventurati in gesti non più ovvi, come passarsi la bottiglia, servire da bere o il cibo nel piatto del vicino. Le sole fonti luminose percepite erano la lucina rossa e i riflessi bianchi degli occhiali a infrarossi che permettevano alla figlia dell’imprenditore Daisy, chef della serata, di aggirarsi con le pietanze nell’oscurità totale. La convivialità e la curiosità hanno presto fugato anche i timori di macchiarsi con la zuppa di verze o col radicchio all’olio dei Colli. Poi, chi lo desiderava, poteva farsi guidare (o azzardare da solo) dall’altra parte della stanza per conoscere gli altri commensali. Tra le mani che stringi c’è quella di Dina di Udine, venuta fin qui per far provare al fidanzato quel che lei vive tutti i giorni. “Non vedere facilita il contatto umano che è sparito dalla nostra cultura” spiega Cervellin: e difatti per sapere se hai qualcuno vicino, finisci con naturalezza per toccargli la spalla o la testa. Ti dai del tu con tutti, forse perché stai condividendo una situazione “a rischio”, o forse semplicemente perché non hai più barriere. Cenare al buio non è un gioco di società, ma un’occasione per riflettere: la convivialità è di enorme aiuto, perché immaginarsi completamente soli nella stessa situazione, comunica un senso di smarrimento che faremmo bene a tener presente per rapportarci meglio agli altri.

30
Nov
06

Immigrati italo-brasiliani

pansieri Transatlantico

“Meglio in America che in Italia

Qui chi ci tratta male sono i nostri fratelli” 

(per il Corriere della sera 30 novembre 2006 – dorso veneto)

PADOVA. “A Treviso non ci sono extracomunitari lavavetri… solo qualche venditore di fiori. Ma io che faccio? Mando un gruppo di vigili urbani che gli disfano tutto. E i fiori poi li faccio portare al camposanto, sulle tombe”. Scoppia una risata, ma di quelle che sottendono un’aperta critica… e lo si sente immediatamente dai commenti in sala. La spacconata di un cabarettista? No, l’intervista rilasciata dal prosindaco Gentilini ai giovani autori del documentario “Merica”, presentato lunedì sera in anteprima a Padova al festival Videopolis. Non è che una delle colorite ammissioni dell’ex “sindaco sceriffo” che hanno suscitato nel pubblico una scandalizzata ilarità; anche perché il tema del video, finanziato in parte dalla Regione Veneto per premiare i vincitori dell’edizione 2005 del festival, affrontava un argomento serio: l’immigrazione di ritorno, quella dei nipoti dei veneti emigrati in Brasile tra l’8 e il ‘900 e ora desiderosi di tornare alle radici, più che altro in cerca di lavoro. Gentilini però ha dato molto di sé anche affermando a proposito degli extracomunitari, che “Noi all’estero abbiamo esportato la nostra civiltà, mentre questi che vengono nel nostro territorio, di che civiltà sono portatori? Della civiltà del deserto, della steppa, della tundra”. Anche per questo nel video il prosindaco trevigiano ricorda che suggerì al governo di abbandonare le missioni militari all’estero: non perché fossero sbagliate, ma per impiegare quei soldati, assieme ai poliziotti, “per blindare i nostri confini”.Poi il clima torna serio: “Merica” parla nell’italiano dialettale dei figli e nel portoghese dei nipoti; dice l’amarezza per una vita bestiale nei campi dove gli italiani sostituirono i neri quando fu abolita la schiavitù… e il desiderio di vedere da vicino la tanto sognata patria. “Nonna raccontava che in mezzo all’oceano pensava che avrebbe buttato a mare il corpo del figlio più piccolo, poi chiese al bambino cosa lo stomaco pretendesse di più: qualcosa di salato, rispose zio. E qualcosa di salato gli salvò la vita”. Pare la storia dei barconi dei disperati del Nord Africa. E poi il sogno deluso. Si spegne l’eco del coro di bambini che in mezzo al verde rigoglioso delle colline carioca canta “Sono un italiano” e si accende il grigio dell’inverno padano. E’ l’arrivo a Verona e a Treviso dei ragazzi dal cognome veneto, dalla pelle abbronzata e l’accento soave dello Stato di Santo Espiritu: filmati pochi mesi fa nelle loro case diroccate che ricordano quelle dei documentari in bianco e nero di quando l’Italia era terzo mondo. Sono i fortunati oriundi, partiti prima che la lista d’attesa per ottenere la cittadinanza italiana diventasse lunga 15 anni, dice il nostro console. “Siamo italiani a tutti gli effetti, ma qui nel Veneto ci offendono come fossimo extracomunitari. Allora meglio andarsene in America dove siamo comunque immigrati, ma almeno non soffriamo per l’affronto che a trattarci male sono i nostri fratelli”.




Biografia

LAVORO Giornalista pubblicista, collaboro con quotidiani e riviste nazionali- Uffici stampa- Testi per aziende, documentari, web, biografie, pubblicità- Speaker HOBBY Scrivere e fotografare

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