Archivio per la categoria 'SOCIETA''

11
Mag
09

Neo nazismo/razzismo

Mauthausen47

Hotel respinge famiglia ebrea

Neo nazisti irrompono nel lager

Mauthausen, a 20 km dalla città austriaca di Lienz, sotto il Terzo Reich era sede di una ventina di campi di concentramento nazisti. A comandare il lager era il tenente colonnello Franz Ziereis che, per al 18° compleanno del figlio gli regalò una pistola, mise in fila 20 prigionieri e (confessò il ragazzo quando fu catturato) gli insegnò il tiro a segno con gli esseri umani. In quegli stessi campi ai guardiani ubriachi era consentito smaltire le sbornie uccidendo a sprangate i prigionieri, ma anche scaraventarli con una spinta giù da un dirupo quando risalivano la “scala della morte” portandosi per tutto il giorno sulle spalle pesanti massi fino in cima a 186 scalini. Lì c’era la consuetudine di bagnare i prigionieri con potenti getti d’acqua per lasciarli nudi la notte sul piazzale, anche a 10 gradi sottozero. Lì al dottore del campo piaceva iniettare benzina nel cuore dei malcapitati. In vario modo a Mauthausen morirono almeno 122.000 persone. Poco più di sessant’anni fa, a 390 km da Cortina d’Ampezzo.

In questi giorni, la cerimonia in ricordo della liberazione di quel lager è stata sconvolta dall’irruzione di un gruppo di incappucciati vestiti di nero, che gridando “Heil Hitler!” hanno fatto il saluto nazista e sono fuggiti. Poco distante una albergatrice del Tirolo, a Serfaus (30 km dal confine italiano) ha rifiutato la prenotazione a una famiglia ebrea di Vienna. Come scrive il quotidiano Tiroler Taheszeitung, la proprietaria si è giustificata asserendo di aver avuto in passato cattive esperienze con clienti ebrei. Il turista respinto assieme alla moglie e ai 5 figli, ha dichiarato che non metterà più piede in un paese razzista. Poi qualcuno dice che non c’è pericolo che il passato ritorni.

22
Feb
09

Donna oggetto

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Donna in bikini? Un oggetto da manipolare

Che l’uomo si senta eccitato, o perlomeno gli aumenti il battito cardiaco quando vede una donna nuda, è risaputo. Ma ora si sa che la donna poco vestita (anche solo in bikini) viene istintivamente percepita dal maschio alla stessa stregua di un oggetto da manipolare e non come una persona. E’ un dato scientifico misurato dalle risonanze magnetiche al cervello praticate a 21 giovani volontari a cui venivano mostrate immagini di donne discinte.

L’esperimento coordinato dalla psicologa Susan Fiske, ricercatrice dell’Università americana di Princeton, evidenzia che vedendo quelle foto, nei maschi si attivavano aree cerebrali di solito associate alla corteccia pre-motoria che generalmente si attiva in presenza di utensili da manipolare e non di persone; la visione di persone attiva invece altre aree preposte a mettere in moto reazioni di empatia e di capacità nel comprendere emozioni e desideri altrui.

La stessa reazione “disumanizzata” è stata verificata in presenza di foto di drogati e barboni. Si è visto poi che immagini di corpi femminili discinti e senza testa, presentate per soli 2 decimi di secondo in mezzo ad altre di donne con la testa, restano più fissate nella memoria del maschio: significando che sono gli attributi sessuali a sconvolgere di più il pensiero maschile.

Questi risultati invitano a prendere coscienza di un dato di fatto, sempre relegato a vecchi luoghi comuni che vedono il maschio come facile preda degli istinti e interessato ad una sola cosa. Certo non si sospettava che il corpo della donna, per lui, fosse tanto disumanizzato: considerato come preda secondo gli archetipi più primordiali della riproduzione e conservazione della specie.

La ricercatrice americana si dice contraria a campagne di moralizzazione dei costumi; ma indubbiamente i risultati dello studio invitano a riflettere per evitare, dove possibile e soprattutto al di fuori dei normali contesti in cui i corpi seminudi vengono esibiti, pericolose esposizioni a inutili rischi.

14
Gen
09

Il cuore è altrove

nave-bnL’Italia era un paese buono. Era.

Faccio fatica a riconoscermi ancora in questo Paese che scivola nel baratro dell’insensibilità, pronto a sacrificare i valori della solidarietà verso gli ultimi in nome del “valore” del denaro e della diversità. Tassare chi non ha nulla, come gli immigrati che hanno speso tutti i loro averi per arrivare da noi (fuggendo miseria, violenze o condanne ideologiche), è un atto di inciviltà. Perché significa che questo Paese è pronto a togliere a chi non ha. Non voglio farne una questione partitica, ma è l’emblema di chi si mette sempre dalla parte del più forte. Perché è ovvio che tassare da 10 a 400 euro (ancora da definire) chi chiede il permesso di soggiorno o lo deve rinnovare, è un provvedimento pensato non contro borghesi statunitensi, canadesi o australiani, ma contro povera gente del terzo mondo, che in Italia elemosina un lavoro e una vita dignitosa. Ed è una cosa che nessuna coscienza, religiosa o laica, deve accettare. Altrimenti siamo autorizzati a rubare dal piattino del mendicante. Lo Stato italiano non ha bisogno di questi spiccioli per risanare le finanze. Se va raschiato il fondo del barile, si cominci da pagina 7 de La Casta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella: tagliando, ad esempio, i contributi alle false comunità montane di pianura che, per il solo fatto di chiamarsi così, ottengono cospicui contributi pubblici. Il libro di pagine ne ha 245 e gli spunti per un risparmio di risorse sono in ognuna di esse.

L’Italia è il Paese della memoria corta, che si vergogna dei 12 milioni e mezzo di suoi emigranti partiti con la famosa valigia di cartone tra il 1876 e il 1976 in cerca altrove di una vita possibile. Quelle navi affollate di siciliani, friulani, veneti, ora ritornano a casa: sono le carrette del mare che arrivano dall’Africa. Nessuno all’epoca li rispedì indietro, eppure non tutti quei connazionali sono stati onesti lavoratori: tra loro c’era chi ha fatto germinare in America il seme della mafia. Quindi prima di cercare la pagliuzza nell’occhio altrui ricordiamoci che nel nostro abbiamo una trave…

Pensavo che noi italiani fossimo ancora un bel popolo di brava gente che crede nell’umanità e nella giustizia. Ma se chi ci rappresenta è disposto a queste bassezze (mettere le mani nelle tasche degli immigrati), significa che anche noi lo siamo: perché permettiamo che accada. Siamo gente che non si indigna più. Basta vedere il silenzio sulle guerre in cui destra e sinistra ci hanno trascinato negli ultimi vent’anni; e ora il silenzio sulla Palestina. Basta vedere la solidarietà pubblica non con i poveri sotto le bombe senza più casa cibo medicine, ma con il forte esercito che bombarda i condomìni e che, per vendicare 5 vittime innocenti, in 20 giorni ne ha prodotte mille. Mi chiedo dov’è finita la ragione del cuore, dove stiamo finendo tutti quanti e dove può trovare rifugio chi non accetta di pensare con la testa del potere. Se Cristo fosse ancora tra noi, la sua voce tuonerebbe più dei cannoni. Almeno i suoi seguaci, almeno per contratto, dovrebbero tenerlo a mente.

(nella foto gli immigrati di inizio Novecento. Italiani)


27
Nov
08

Verità o fantasia?

cimg2853Biscotti fatti con la ciccia della liposuzione

Una società olandese ricicla il grasso umano estratto dalle pance di uomini e donne con la liposuzione e ne fa ottimi biscotti da vendere ai poveri del terzo mondo? La notizia aberrante ha fatto il giro della rete facendo abboccare importanti testate giornalistiche come TGCom, il Sole24 ore, La Stampa, il Secolo XIX e altre. La notizia di fonte olandese era stata rimbalzata da noi dall’agenzia AGI, ma… ma qualcuno l’ha approfondita talmente bene da trovare l’inghippo. Non svelo niente per non togliere alcun merito a Paolo Attivissimo, giornalista informatico italo-inglese (che vive in Svizzera, o forse sarebbe meglio dire in Internet): uno scrittore e grande cacciatore di bufale, che ne parla sul suo sito http://attivissimo.blogspot.com/2008/11/grasso-da-liposuzione-per-sfamare-il.html

24
Nov
08

Se questa è pace…

donna-combattente-reutersPer uccidere spendiamo 202 $ a testa

Il neonato del Biafra che sta morendo di fame tra le braccia di sua madre ha speso lo scorso anno 202 dollari per comperare armi. E come lui io, tu e ciascuno dei 6 miliardi e 700 milioni di persone che popolano il nostro pianeta. E’ la terribile media emersa dal rapporto 2008 dello Stockholm International Peace Research Institute, organismo internazionale che da 40 anni svolge ricerche a favore della pace (www.sipri.org).

Mentre i governi dei paesi “civili” imbottivano i telegiornali di termini come guerra necessaria, guerra preventiva, operazioni di polizia internazionale, lotta al terrorismo, ripristino della democrazia violata, difesa dei diritti umani e altre amenità, nel 2007 nel mondo si sono spesi 1.339 miliardi di dollari in armamenti.

Chi ha investito di più? A livello continentale al primo posto l’America con 640 miliardi di $, seguita dall’Europa con 390, poi Asia e Oceania con 219. Si è speso il 6% più del 2006: cifra pari al 2,5% del PIL mondiale.

L’area che negli ultimi 10 anni sta più incrementando l’acquisto di armi è l’Europa orientale con il 162% (in particolare la Russia), seguono il Nord America col 65% di spesa in più, il Medio Oriente col 62% di aumento, l’Asia meridionale col 57%, poi l’Asia orientale col 51% e l’Africa col 51% di incremento. Gli europei nell’ultima decade hanno speso in armi il 6% in più e l’America centrale il 14%.

Metà della spesa mondiale in armamenti è stata fatta dagli Stati Uniti col 45% del valore planetario, pari a 547 miliardi di dollari, seguiti da Gran Bretagna con 59,7, Cina con 58,3, Francia con 53,6, Giappone con 43,6, Germania con 36,9, Russia con 35,4, Arabia Saudita con 33,8, Italia (al 9° posto col 3% del totale mondiale) con 33,1, India 24,2 miliardi di dollari.

Nel 2007 gli Stati Uniti hanno speso in armi come mai in passato, dall’epoca della seconda guerra mondiale.

E ora, sempre dallo stesso rapporto, vediamo quali aziende beneficiano maggiormente (e quanto) della presenza di guerre, rivoluzioni, guerriglie, colpi di Stato. Scopriamo che la nostra Finmeccanica è al nono posto nella produzione di armi del 2006 con vendite per 8.990 milioni di dollari. Nel top dei 10 fornitori mondiali delle guerre figurano: al primo posto l’americana Boeing (30.690 milioni $) davanti alla connazionale Lockeed Martin, all’inglese BAE Systems, alle americane Northrop Grumman, Raytheon e General Dynamics, alla holding franco-tedesco-spagnola EADS European Aeronautic Defence and Space Company, all’americana L-3 Communications. E dietro Finmeccanica ci sono i francesi di Thales.

Tra il 2003 e il 2007 ecco i maggiori fornitori di grandi sistemi di armamento e i loro principali clienti: gli Stati Uniti hanno rifornito soprattutto Corea del sud, Israele, Emirati Arabi Uniti, Grecia; la Russia ha venduto soprattutto a Cina, India, Venezuela e Algeria; la Germania a Turchia, Grecia, Sudafrica e Australia; la Francia a Emirati Arabi Uniti, Grecia, Arabia Saudita e Singapore; la Gran Bretagna a Stati Uniti, Romania, Cile e India.

Nello stesso quinquennio chi ha avuto più fame di armi, accaparrandosi la maggior quota di armamenti sono stati: col 12% del totale la Cina, con l’8% l’India, col 7% gli Emirati Arabi Uniti, col 6% la Grecia e col 5% la Corea del sud.

Sapendo che 800 milioni di persone muoiono di fame nel mondo ogni anno, che 2 miliardi di bambini sono malnutriti e che secondo il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM) l’attuale crisi alimentare può portare per la prima volta alla fame altri 100 milioni di persone a causa dell’aumento dei prezzi, è proprio demagogico chiedersi perché bisogna ostinarsi nelle politiche di armamento e guerra? 

(foto Reuters)

23
Nov
08

La nuova fame

mattino-di-padova-23-nov-2008La carica dei 600. Cibo gratis alle famiglie padovane

200 kg di pasta, 450 kg di radicchio, 200 litri di latte. Hanno sfamato gratis oltre 600 famiglie. E sono bastati 800 euro. Non siamo nell’Africa nera. Siamo nel cuore del centro storico della ricca Padova, nel ricco Nordest, nella ricca Italia quinta (?) potenza mondiale.

E non siamo alle cucine popolari o alla Caritas, ma davanti alla libreria Mondadori: cultura e sussistenza. E chi ha fatto la fila (all’italiana, cioè caotica) aspettando anche un’ora e mezza e ben sapendo che correva il rischio di essere ripreso da fotografi e telecamere, era la gente che si incontra tutti i giorni per strada: non mendicanti, ma persone che hanno colto l’offerta (per alcuni demagogica, per altri caritatevole) dell’associazione Com.Res di dare un segnale di aiuto in un momento di crisi economica.

Chi è venuto in piazza Insurrezione aspettando al freddo il proprio turno, si è portato a casa gratis il sacchetto con un litro di latte, un chilo di pasta e tre cespi di radicchio di Chioggia: valore dai 3 ai 4 euro. Chi sono? Sono gli italiani della terza settimana… Quella che segna la fine del “loro” mese.

03
Apr
08

quando i blog ti oscurano

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Dalla censura Rai a quella di Beppe Grillo

Dacci oggi il nostro silenzio quotidiano…

C’era una volta la libertà di parola… poi si sono inventati la censura che è l’antidoto contro il veleno della verità o della verità scomoda. Poi si sono inventati l’auto- censura che è ancora più subdola perché sono gli stessi giornalisti a praticarla su se stessi per evitare di incorrere nello spiacevole senso di frustrazione che viene quando, chi ti paga, ti dice “Questo è meglio non scriverlo.” E sai che o ti sta bene o quella è la porta.

Ora la censura viene anche dal basso, dalla rete. Ne segnalo tre di tipo informatico che stanno colpendo dall’esterno e dall’interno. La prima, attraverso SPAM che hanno impedito al sito di informazione libera Reset di operare, obbligandolo a traslocare di piattaforma e a diventare http://www.reset-italia.net . La seconda riguarda i commenti al forum su www.report.rai.it riguardanti l’argomento di cui sotto. La terza l’ho appena sperimentata sul blog di Beppe Grillo dove ho sempre potuto commentare liberamente vedendo subito comparire quanto scritto. Ma oggi no. Almeno non quando esplicitamente ho citato un nome (Paolo Barnard), un ente (Rai), una trasmissione tv (Report) chiedendo lumi sulla censura praticata dal blog apparentemente libero di Beppe Grillo, a quanti come me stavano sollevando quell’argomento. Non è uscito “a”.

“La vicenda- mi scrive l’interessato- ha fatto molto parlare di sé, ricevendo interventi di Gherado Colombo, Alex Zanotelli, Sabina Guzzanti, Giovanni Minoli, fra i tanti cittadini sensibilizzati. Ma ha anche registrato il silenzio e l’omertà di quasi tutti i media italiani, e dei loro editori (ovviamente), ma anche di Beppe Grillo più volte sollecitato e che è impegnato proprio su questo fronte (sic), e di altri noti antagonisti come Travaglio o Santoro. Grillo censura ogni post che menziona Censura Legale”. (si veda http://beppegrillo.meetup.com/10/boards/thread/4419298/10/).

In soldoni ecco il caso di Paolo Barnard, per anni giornalista della trasmissione domenicale di denuncia Report di Rai 3 di cui è stato co-fondatore nel 1994. Una sua inchiesta dell’11 ottobre 2001 su regali e viaggi- premio ai medici per convincerli a prescrivere farmaci, indigna un informatore farmaceutico che fa causa chiedendo un risarcimento milionario: di quelli che darebbero un lieve fastidio a Berlusconi, ma che a un normale giornalista che non conduce talk show in prima serata e al contrario è solo un collaboratore esterno, fa davvero paura.

Di Paolo Barnard sul sito www.report.rai.it si vedono 13 videoservizi andati in onda tra il 1997 e il 2003. Ebbene, nonostante questo riconoscimento storico del suo operato professionale, la Rai disconosce a Barnard il diritto ad essere difeso dai propri legali (contrariamente a quanto sta avvenendo per Milena Gabanelli) e anzi gli comunica che si rivarrà su di lui qualora la causa fosse persa. Come dire: l’elefante chiederà aiuto al topolino.

La lettera di Paolo Barnard

Questa censura sta di fatto paralizzando l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti ‘fuori dal coro’. Si tratta, in sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste ’scomode’. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d’informazione ve lo illustro citando il mio caso..

Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto..

Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un’inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l’11/10/2001 (”Little Pharma & Big Pharma”). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: “Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie”) e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA)..

L’inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003.. Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato
dalle rivelazioni da noi fatte… Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare..
Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi(2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.. All’atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale.(3) Ma non solo.. La linea difensiva dell’azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa.(4).

E questo per un’inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.* *(la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è sancita la sollevazione dell’editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l’accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giusificabile l’operato della RAI in questi casi)…
Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l’impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un’inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me..

La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere..

Ma al peggio non c’è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. E’ un atto di costituzione in mora della RAI contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: “La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell’eventuale accoglimento della domada posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI medesima”.(6). Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell’incredulità… Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la RAI, e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all’evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che “la rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio… è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso… Finirà tutto in nulla.”(7).

Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell’atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome.. Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell’atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso.(8).

Non mi dilungo. All’epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più un’inchiesta da me firmata sull’emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l’unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste ‘coraggiose’.
Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari..

Così la mia voce d’inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo..

Ecco come funziona la vera “scomparsa dei fatti”, quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli ‘editti bulgari’, i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno..

Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori..
Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai
contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare..
Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.
Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema..
Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l’energia possibile questa realtà, via mailing lists, siti, blogs, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate… In ultimo. E’ assai probabile che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d’allarme, e ciò non sarà piacevole per me..

Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva… Grazie di avermi letto.

Paolo Barnard dpbarnard@libero.it

06
Mar
08

Un libro sulla giustizia

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Ripuliamoci tutti, dice Gherardo Colombo

Ha 62 anni, ma anche 33. I primi anagrafici, i secondi sono gli anni in cui è stato giudice. Gherardo Colombo, che nel 2007 aveva appeso la toga al chiodo, ha scritto il libro Sulle regole, presentandolo in anteprima agli studenti di Scienze Politiche di Padova il 6 marzo nel giorno dell’uscita nelle librerie italiane.

Sentendolo parlare si capisce subito che è giovanissimo dentro, come lo sono le menti che credono negli ideali e quindi aspirano all’utopia. E infatti è di utopia che parla. “Si perché se non facciamo di tutto per realizzare le idee utopiche, la società non migliorerà mai. Se nell’America prima del 1865 aveste criticato la schiavitù o se nell’antica Grecia aveste detto basta ai sacrifici umani o se 200 anni fa vi foste sognati di contestare le torture come metodo di punizione dei condannati, vi avrebbero risposto che eravate dei pazzi. Eppure queste pratiche oggi non ci sono più (o quasi)”.

Perché un libro sulle regole? Perché in Italia ci sono regole e leggi. E luoghi in cui alcune regole valgono più delle leggi dello Stato. “Se in certi paesi campani girate in motorino col casco, rischiate di farvi sparare. Lì rispettare la legge della sicurezza significa andar contro una regola della camorra che impone di girare a viso scoperto così che tutti sappiamo chi hanno di fronte, evitando quindi la presenza di killer o poliziotti. Ecco perché nessuno mette il casco e le autorità non fanno niente”.

“Nel 1992 abbiamo scoperto che la regola della corruzione era una prassi nelle amministrazioni pubbliche e nei partiti e nella sola Milano sono risultate coinvolte nell’inchiesta Mani pulite 5.000 persone- prosegue l’ex giudice, che spiega – Le norme sono importanti finché vengono condivise, altrimenti muoiono”.

Poi parla di società verticale, di antica concezione, che protegge chi ha potere; e di società orizzontale nata dopo la seconda guerra mondiale con la Carta dei diritti dell’uomo e con la nostra Costituzione, mettendo bene in chiaro il valore della vita umana e dell’uguaglianza. “La condanna a morte, ma anche il carcere così come oggi lo concepiamo, sono figlie della società verticale che mira a neutralizzare chi arreca danno. Mi chiedo però perché far soffrire gli individui invece che semplicemente tenerli lontano dalla società. La pena deve rieducare, preparando il reo a quando sarà di nuovo in mezzo agli altri. Gli stessi americani si sono accorti che devono cambiare qualcosa nel loro sistema carcerario: non sono più in grado di mantenere 2.300.000 detenuti. Sarebbe come, in rapporto alla popolazione, in Italia avessimo 550.000 carcerati quando ne abbiamo invece 52.000”.

Così come le idee utopiche hanno cambiato effettivamente il mondo, Gherardo Colombo nel libro suggerisce uno sguardo cristiano (pur senza dirlo) verso chi ha sbagliato: “La nostra giustizia sembra finalizzata a soddisfare la vittima, attraverso la pena del reo. Ma difficilmente la vittima trae effettivo beneficio dalla sofferenza di chi gli ha fatto del male”. Basta vedere quanto saggia ed efficace sia stata in Sudafrica la Commissione per la riconciliazione che ha mandato liberi gli aguzzini bianchi (e neri) rei confessi dei loro crimini in un processo mediatico a contatto con i familiari delle loro vittime. La richiesta di perdono, accordato o meno, è stata un’espiazione che ha evitato la guerra civile. “Dove sta scritto che al male si deve rispondere col male? Se al male rispondiamo col bene, otteniamo risposte enormemente migliori” assicura Colombo.

“In galera c’è davvero gente che ha rubato una scatoletta di tonno al supermercato, l’ho vista io. Ma questo succede perché nella nostra società orizzontale abbiamo una giustizia verticale. E non pensiate che la durezza della pena sia un deterrente: non può esserlo nei casi di raptus e neanche per le menti criminali. Al contrario il carcere abitua al crimine, specie se uno ci finisce più volte”.

Perché un magistrato impegnato come lui ha lasciato la magistratura? Lo dice molto chiaramente: “Mi sono reso conto che se non cambia il modo di pensare, la giustizia non può funzionare. La colpa non è solo dei politici che noi votiamo e che sono riusciti a far uscire da Mani pulite un 70% di indagati (oltre che per prescrizione dei termini, cambiando le leggi e depenalizzando i loro reati). Finché il perito si fa pagare per assicurare che la fabbrica rispetta le norme di sicurezza, finché il vigile urbano fa la spesa gratis per chiudere un occhio sugli abusi, allora non avremo giustizia. Ci vorranno 20-30 anni. Ricordatevi. Chi ruba al supermercato va in galera”.

Ma non facciamo tutti le anime belle che si stracciano le vesti per il ministro che fa l’autostop sull’aereo di Stato per andare a vedersi la formula uno, conclude Gherardo Colombo: “Quanti possono dire di pagare sempre il biglietto del bus o di rispettare tutte le leggi? Cominciamo noi dalle piccole cose, se vogliamo che la società diventi davvero pulita”.

(Seguono tabelle tratte da Wikipedia)

Pool di Mani pulite di Milano (17 febbraio 1992-6 marzo 2002)
Inchieste
Persone inquisite oltre 5000
tra le suddette, le posizioni considerate sono state 4520
tra le posizioni considerate, quelle che il pool di Mani pulite ha trasmesso ad altre Procure per competenza territoriale sono state 1320
tra le posizioni considerate, quelle per cui il pool di Mani pulite ha richiesto il rinvio a giudizio sono state 3200
Rielaborazione dei dati ufficiali provenienti dalla Procura della Repubblica di Milano
Pool di Mani pulite di Milano (17 febbraio 1992-6 marzo 2002)
Esiti delle richieste di rinvio a giudizio
Persone condannate dal Gup o dal Tribunale 1254 (55,29%)
…… tra le persone condannate dal Gup o dal Tribunale, quelle con patteggiamento sono state … 847 (37,35%)
…… tra le persone condannate dal Gup o dal Tribunale, quelle in rito abbreviato (Gup) o dibattimento (Tribunale), sono state … 407 (17,95%)
Persone prosciolte dal Gup o dal Tribunale (la media nazionale attuale è del 30%) 910 (40,12%)
…… tra le persone prosciolte, quelle per estinzione del reato dovuta a prescrizione sono state … 422 (18,61%)
…… tra le persone prosciolte, quelle per estinzione del reato dovuta a morte del reo, amnistia, oblazione o ne bis in idem sono state … 58 (2,56%)
…… tra le persone prosciolte, quelle assolte nel merito da Gup o Tribunale sono state … 430 (18,96%)
Altre posizioni (nullità, restituzioni, stralci, ..) 104 (4,59%)
Totale procedimenti conclusi davanti a Gup o Tribunale 2268 (100%)
ancora pendenti davanti a Gup o Tribunale 467
trasmesse ad altre sedi/autorità da Gup o Tribunale 465
Totale 3200
Rielaborazione dei dati ufficiali provenienti dalla Procura della Repubblica di Milano

17
Gen
08

televisioni coraggiose


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Chi è senza peccato…


Mercoledì sera ho visto un esempio di rara coraggiosa televisione. Una tv capace di esprimersi apertamente, in dissenso rispetto alla maggioranza dei benpensanti, di centrodestra o centrosinistra che siano. A Markette, su La 7, hanno parlato
don Andrea Gallo della comunità S.Benedetto al Porto, e la scrittrice Barbara Alberti, che non hanno usato mezzi termini per contestare le ingerenze del Vaticano nelle scelte sociali degli italiani.

Il religioso, chiamato ad esprimersi sulla vicenda Benedetto XVI- La Sapienza e la laica che ha parlato di aborto. Non ha usato parafrasi don Gallo quando ha detto che la Chiesa, che oggi si scandalizza della chiusura di una parte del mondo laico nei suoi confronti, dovrebbe essere la prima (in linea con l’insegnamento evangelico) ad aprirsi verso i suoi fratelli: non solo verso i sacerdoti che vogliono sposarsi, ma anche verso i tanti preti che vengono emarginati e a cui si rende la vita difficile, come toccato a due suoi maestri.

Vibrante e definitivo l’alt di Barbara Alberti alla Chiesa che intende forzare le scelte sofferte delle donne: “Chi non sa niente di sesso pretende di dire a noi cosa dobbiamo fare. L’aborto è un’enorme sofferenza per la donna. Ma quando si rende conto che se nascesse, la sua creatura non sarebbe amata, la donna può arrivare a compiere un gesto disperato. Uccide una parte di se stessa”.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra!

17
Mag
07

Nuove droghe

societàDroghe

Droga. Occhio a cosa bevete ! 

Le ragazze inglesi nei locali e nelle feste bevono direttamente dalla bottiglia: un suggerimento utile anche per le italiane. Perché? Me lo ha spiegato uno dei massimi esperti di danni biologici dovuti all’uso di droghe, il prof. Fabrizio Schifano, consulente di farmacologia e terapia clinica all’Università di Hertfordshire in Gran Bretagna. “Cercano di evitare che qualcuno le droghi per approfittare poi di loro”. Nel Regno Unito, ma ora anche in Italia, circola un nuovo e odioso stupefacente chiamato “Date Rape Drugs” (droghe per lo stupro su appuntamento), così pericoloso che uno speciale corpo di polizia è stato destinato unicamente a debellare questo traffico e in poco tempo ha già scovato un centinaio di casi.La droga è una polverina inodore e insapore, micidiale mix di sedativi veterinari: versata nella bibita stordisce la malcapitata a tal punto da darle una terribile sensazione di pre-morte e da cancellarle il ricordo della violenza subìta. Dalla Gran Bretagna è arrivata anche l’ultima variante geneticamente modificata e potente della cannabis, lo Shunk, che in quel paese ha fatto piazza pulita di marijuana e hascisc. Come spiegano gli esperti della Società Italiana di Psichiatria, l’allarme droga in Italia non riguarda solo gli stupefacenti comunemente sono definiti “droghe pesanti”, dal momento che anche quelli detti “leggere” costituiscono ugualmente un problema per i soggetti organicamente più predisposti. “Anche i primi spinelli infatti possono dar luogo a disturbi psichiatrici, così come l’uso cronico della cannabis- spiega il presidente della Società Italiana di Psichiatria del Veneto Gerardo Favaretto citando ricerche dell’Università di Verona- e i danni sono schizofrenia e disturbi bipolari, ossia alternanza di forte depressione e forte euforia: disturbi sempre originati da danni biologici”.In Italia un adolescente su tre si è fatto almeno una “canna” e uno su dieci non riesce a smettere. Gli spinelli di oggi oltretutto hanno una composizione che li rende cinque volte più potenti, quindi dannosi, rispetto a quelli degli anni Novanta.  Facile capire che qualcosa nel soggetto non va, quando in lui compare qualcuno di questi sintomi: aggressività, atteggiamento di chiusura verso il mondo esterno, agitazione, perdita di orientamento, tentativi di suicidio, eccessiva svogliatezza a scuola. Per tutti questi motivi il quotidiano inglese Guardian, in prima pagina, ha recentemente chiesto scusa ai lettori per aver guidato la campagna a favore della liberalizzazione della cannabis, i cui effetti deleteri sulla psiche sono stati accertati solo negli ultimissimi anni, dopo studi condotti su 50.000 giovani svedesi, 5.000 olandesi, 2.500 adolescenti tedeschi, che hanno dimostrato la correlazione biologica tra i cannabinoidi e i neurotrasmettitori dopaminergici (responsabili della nascita dei sintomi e dei disturbi psicotici). Alcolismo e disturbi mentali saranno nel 2010 tra le più diffuse malattie nel mondo. Attenzione quindi, ammoniscono gli psichiatri, a non far passare tra i ragazzi il messaggio che “bere e fumare è bello”, anche perché spesso la ricerca dello “sballo” porta a cocktail fatali. (foto rb)

18
Apr
07

Uranio impoverito

pensieriUranio

Un altro soldato italiano morto dopo 2 missioni in Kosovo

Questo comunicato, inviato a tutti i quotidiani, non è stato pubblicato.
Prego quindi di darne massima diffusione!
Grazie,
Franca Rame

Giorgio Parlangeli, anni 28, Caporal Maggiore scelto del 4° Genova cavalleria di Udine, sposato da 3 anni, 2 missioni negli ultimi anni in Kosovo, e’ deceduto domenica scorsa all’ospedale di Milano. Il tipo di patologia (rarissimo per l’eta’ del militare) ed i territori presso cui ha operato, fanno pensare ad una nuova morte per patologie legate all’uranio impoverito.
Di origini pugliesi (Lecce), aveva scelto la vita militare perché il lavoro era “sicuro” e, se andava all’estero, poteva comprarsi anche la macchina.
Una storia dannatamente uguale a quella dei sui 45 colleghi che lo hanno preceduto nel calvario del cancro prima e nella morte poi, nel caso di Giorgio in ospedale a Milano. Sarebbe bello se, per questi ragazzi, ci fosse un riconoscimento almeno uguale a quello fatto dal Capo dello Stato ai tanti operai extracomunitari che muoiono nei nostri cantieri per mancanza di misure di sicurezza.
Evidentemente i datori di lavoro dei militari italiani devono essere “trattati” in modo diverso e non possono essere messi sotto accusa. Non sappiamo se sono più deboli i costruttori che costringono le maestranze a lavori pericolosi oppure sono troppo forti i poteri della Difesa che possono permettersi il lusso di occultare direttive di tutela per i militari senza essere neanche indagati. Centinaia di ragazzi malati dimenticati da tutti.
Fino a qualche tempo fa i tanti ragazzi che avvertivano problemi alla tiroide venivano operati e tenuti in servizio, da quando l’Osservatorio ha denunciato questa situazione i militari vengono direttamente congedati senza scrupoli, in questo modo oltre a “scaricarli” con i loro problemi li lasciano anche senza lavoro.
Il tutto mentre la nuova commissione d’inchiesta stenta a decollare senza avere neanche le risorse economiche sufficienti. Il Direttivo dell’Osservatorio ha deliberato un appello tra i politici italiani e, nei prossimi giorni, sarà presentata una iniziativa che vedrà coinvolti tutti i politici di ogni schieramento che aderiranno, e che decideranno di stare dalla parte dei ragazzi, senza se e senza ma. Con la morte di Giorgio, i decessi sono saliti a 46 ed i malati sono 516, numerosi i casi di tiroide che, da qualche settimana, vengono congedati per evitare che i casi vengano conteggiati.
Una situazione divenuta insostenibile tra l’indifferenza di politici e militari.
 (I punti rossi sulla cartina del Kosovo indicano le zone bombardate con proiettili a uranio impoverito. Fonte www.uranioimpoverito.it)

11
Apr
07

Monumento al rigore

pensieriRigore 

Il monumento al rigore 

Il consiglio comunale del paesino nordirlandese di Milford (70 km da Belfast) ha deciso di erigere un monumento al suo cittadino più illustre: e fin qui niente di strano. La curiosità è che il personaggio in questione è un inventore piuttosto particolare: William McCrum infatti è colui che nel lontano 1885 ideò il rigore nel gioco del calcio. Una regola che, oggi sappiamo, dà statisticamente alla squadra che lo tira l’85% di probabilità di segnare goal. William era un ricco ragazzotto di provincia che a tempo libero giocava come portiere nel Milford Everton e che un giorno, stanco dei troppi falli che vedeva in campo da parte dei difensori della sua stessa squadra, propose questa nuova regola, che il premio Nobel per la letteratura Camillo José Cela definì in un romanzo “la pena di morte del calcio”.  Qualche tempo William dopo convinse la Irish Football Association ad adottare la stessa pratica a livello nazionale e dal 2 giugno 1891 la penalty (calcio di rigore battuto dal dischetto a 11 metri di distanza dal centro di ciascuna linea di porta perpendicolarmente alla linea di fondo) entrò dopo tante polemiche a far parte della pratica calcistica britannica e poi mondiale. Il suo inventore non ebbe però fortuna, morendo povero e solo nel 1932 per colpa del gioco… d’azzardo.

12
Mar
07

UN LATTE DI SUCCESSO

Pensierilatte

Il latte di mamma porta al successo

Quando saranno adulti, i bambini allattati al seno avranno più successo sociale dei loro “colleghi” cresciuti col biberon. Lo rende noto Richard Martin dell’Università inglese di Bristol al termine di uno studio condotto su 1.414 persone di età compresa tra i 60 e i 74 anni. L’indagine rileva che i bambini che avevano attinto dal seno materno hanno avuto da grandi il 41% di probabilità in più di successo sociale rispetto agli altri. Secondo lo studioso questo si deve al fatto che il nutrimento materno migliora le difese immunitarie e in generale la salute, la statura, il quoziente intellettivo. In Gran Bretagna il 76% delle madri allattano, ma solo il 28% mantiene questa pratica finché i figli hanno quattro mesi. Lo dice il Dipartimento della Salute, che consiglia di continuare l’allattamento al seno almeno fino ai sei mesi. Questa sana abitudine sta venendo meno sia alle nostre “latitudini sociali” occidentali, sia anche nei paesi poveri, dove le multinazionali da anni svolgono campagne di sensibilizzazione all’acquisto del latte in polvere. (vignetta di Mirco Maselli)

09
Mar
07

Acconti o prestiti?

Pensieri Monete

Le vere banche etiche siamo tutti noi. Prestiamo i nostri soldi e non pretendiamo interessi 

C’è chi vive dei nostri acconti… tanti acconti. Basta guardare le bollette del gas, per capire quanti soldi anticipiamo a chi gestisce la distribuzione dei servizi. Mi è stato presentato il caso di una signora che per due mesi è rimasta all’estero, quindi non ha consumato riscaldamento. Eppure ha ricevuto una bolletta da 200 euro. Sono gli effetti della “lettura presunta”, che si basa su una stima dei metri cubi di metano consumati nei periodi precedenti e aggiornati in rapporto all’andamento climatico dell’annata. In pratica anticipiamo i consumi previsti di ben quattro mesi.L’azienda confida sul fatto che la gente paga subito per evitare tagli di fornitura, quindi incamera milioni di euro, investe e mantiene i suoi manager. Per intuire la portata dei nostri prestiti basta pensare che le 814 società erogatrici o esercenti il gas in Italia servono oltre 15 milioni di utenze. E sono decisamente pochi quelli che bloccano la bolletta verificando il consumo effettivo e pagando quindi subito soltanto il dovuto. Ma perché se una banca ci presta del denaro pretende da noi un interesse, mentre se noi prestiamo i nostri soldi a chi ci fornisce un servizio nessuno ci riconosce una percentuale? In fondo oltre a garantire all’azienda un’eccezionale liquidità, la facciamo pure risparmiare nell’assunzione di personale necessario alla lettura dei contatori!

09
Mar
07

Caloriferi accesi a luglio

PensieriCaloriferi

Fate come me, accendete il riscaldamento anche d’estate!Tanto l’Iva ve la fanno pagare uguale 

Mi sono poi preso la briga di spulciare una mia bolletta gas di casa (Enel) leggendo quelle precisazioni scritte piccole piccole e scoprendo così che l’Iva dovuta per la fornitura di metano è soggetta all’aliquota del 10% se si impiega gas solo per cucinare e per l’acqua calda, mentre passa al 20% per tutti gli altri usi. Niente di strano: lo ha stabilito il Ministero dell’Economia e delle Finanze, quindi dovrebbe essere legge anche per l’Enel. Invece no. Lo capisco guardando la bolletta di ottobre. Scopro così che in pieno luglio-agosto e settembre ho avuto la brillante idea di accendere (senza saperlo) il riscaldamento, consumando oltretutto stranamente solo 34 euro di gas! Sì perché vedo che Enel mi applica costantemente il 20% di Iva sull’imponibile. Tutto l’anno, anche nelle torridi estati quando è difficile pensare che un italiano sano di mente accenda il riscaldamento. Oltre a ritenere ovvio che d’estate non ci facciano pagare il 20 ma il 10%, mi chiedo perché d’inverno non si scorpori una quota fissa di quel 20%, considerando che il gas serve a tutti anche a scaldare l’acqua e i cibi? O forse esistono utenze che non usano per niente il riscaldamento, ma solo l’acqua calda e i fuochi? Se esistono, comunque finiscono per pagare il 20% anch’esse! 

19
Nov
06

Il computer a manovella

pensieri Computer

Ecco il computer portatile a manovella

Costa  solo cento dollari il computer portatile messo a punto dai laboratori americani Media Labs di  Nicholas Negroponte. Il mini pc ha però un’altra straordinaria caratteristica che lo rende unico al mondo: è un computer a manovella. Proprio così. Girando la manovella (come negli anni Venti si faceva per accendere l’automobile) il pc si ricarica e quindi funziona perfettamente in luoghi dove l’energia elettrica non c’è (o scarseggia). L’invenzione di Negroponte pensata per alfabetizzare i bambini poveri, sarà inizialmente venduta soltanto ai governi nazionali entro fine 2006. Si prevede che
la Cina ordinerà 3 milioni di questi laptop e il Brasile un milione. Il magico computer avrà un “cuore” AMD a 500MHz, 256Mbyte di RAM e una memoria flash da 1 giga al posto del disco rigido. Sarà inoltre dotato di una scheda Wi-Fi che permetterà ai computer di allacciarsi, in maniera automatica, tra loro: i piccoli villaggi potranno così creare, con l’aiuto di programmi preinstallati come
Skype, delle reti telefoniche senza fili. E il sistema operativo sarà del tutto gratis: probabilmente Linux Red Flag. L’obiettivo dell’ideatore che farà produrre il suo laptop in Cina, è di realizzarne 200 milioni di PC entro il 2008. Per l’impresa socialmente etica il Media Lab conterà sull’appoggio di giganti come Google, AMD e persino di News Corp. di Rupert Murdoch.

16
Nov
06

grande fratello gatto

pensieri Gatto

Il primo Grande Fratello Gatto

Primo programma senza parolacce 

Il canale americano via cavo Animal Planet ha mandato in onda il primo reality che ha per protagonisti unici i mici. Dieci gatti randagi, messi a vivere in una villa dove tutto l’arredamento (divani, letti, cucina…) è stato realizzato da interior designer a loro misura. Lì sono ripresi dalle telecamere 24 ore su 24. Nel Meaw Mix House, questo il nome del programma ribattezzato Big Cat Brother, i mici come nel Grande Fratello degli umani, devono superare alcune prove: trovare il cibo, fare i bisogni dove bisogna, ecc… Ma soprattutto devono far vedere come si comportano quando i loro padroni non sono in casa. E dato che il loro linguaggio ci è spesso incomprensibile, sono “doppiati” da attori che  imitano i dialetti degli Stati di provenienza. La produzione che sta per mandare in onda la seconda edizione, assicura di voler attrarre l’attenzione sul problema dei randagi. Positivo o negativo che sia l’esperimento, di una cosa siamo certi: in questo “Grande Fratello Gatto” i mici non si lasceranno mai andare al turpiloquio a cui siamo abituati nella versione umana del programma.

14
Nov
06

LEZIONE DI SESSO IN TV

pensieri Crozza

Tutto quello che non avete mai osato chiedere

sul sesso alla tv

Ieri sera in televisione (non in quella di Stato che vi sarebbe eventualmente preposta) si è tenuta un’autentica lezione di sesso. Su la 7 nel programma Crozza Italia, il comico-conduttore e la sessuologa spagnola Lorena Berdun hanno spiegato con dovizia di particolari la differenza tra la masturbazione maschile e quella femminile. Per farlo, con la trovata dell’imbarazzata traduzione simultanea spagnolo-italiano, sono stati usati vari accorgimenti piuttosto espliciti e tali da dare all’argomento (tabù per la televisione) un’aura di naturalezza: dalle dita di Crozza che simulavano gli organi sessuali femminili al vibratore incappucciato, stimolato dalla sessuologa. Il risultato, a vederlo senza la pruderie a cui siamo abituati, è stato positivamente sconcertante e segno dei tempi che… sono cambiati da un pezzo. 

10
Ott
06

Italiani? Oltre 120 milioni

pensieri Italiani 

Italiani? Siamo oltre 120 milioni

Ma quanti siamo veramente? Se in Italia viviamo circa in 58 milioni e mezzo, va detto che ci sono anche 3 milioni e mezzo di connazionali che stanno all’estero, mentre più di 60 milioni di italiani oriundi vivono stabilmente in altri paesi. Come dire che gli italiani in tutto sono molti di più dei 58,5 milioni che vivono dentro i confini nazionali. Se togliamo il milione 335.000 stranieri censiti, scopriamo di essere almeno 120 milioni e mezzo: come i giapponesi! I dati Istat parlano chiaro. Al 1° gennaio 2005 la popolazione residente in Italia era di 58.462.371 unità, composta da 28 milioni 376.804 maschi e 30 milioni 85.571 femmine. L’istituto stima che al 1° gennaio 2006 nel nostro paese dovremmo essere in 289.340 di più (sempre cittadini ufficiali censiti, a cui vanno aggiunti gli irregolari); e tra questi ci sono 150.084 uomini in più e 139.252 donne in più rispetto allo scorso anno. I dati della Fondazione Migrantes indicano così la suddivisione dei connazionali all’estero. In Europa ce ne sono quasi due milioni. Stanno soprattutto in Germania dove vivono 533.237 italiani (ogni sei italiani all’estero uno risiede in quel paese) e in Svizzera con 459.479 residenti più 68.000 frontalieri. Al terzo posto c’è l’Argentina dove vivono 404.330 connazionali, anche se nel complesso si stima che la popolazione locale sia per il 50% di origine italiana: al punto che oggi 31 deputati e otto senatori (nel passato dieci presidenti della Repubblica) sono di famiglia italiana. Al quarto posto vediamo gli Stati Uniti con oltre 180 mila presenze e poi il Canada (125.554 italiani). In Canada risiedono gli emigranti più anziani: gli ultra sessantacinquenni sono il 36,4%. Gli emigrati italiani sopra i 65 anni rappresentano un quarto della collettività in Francia e un terzo in Argentina e Canada.Da dove parte soprattutto il flusso migratorio italiano? Dalla Sicilia con oltre mezzo milioni di persone. Segue (stranamente) la Lombardia con 250 mila. Dalla regione del nord espatria un terzo degli imprenditori italiani che sceglie di vivere all’estero. A proposito di oriundi, se ne stimano oltre 60 milioni: 31 milioni in Brasile, 15 milioni in Argentina, 15,7 milioni negli Stati Uniti, 1,3 milioni in Uruguay e 800mila in Australia. E se una volta si poteva dire che la più popolosa città italiana era New York, oggi con poco meno di 72.000 connazionali, la Grande Mela appare molto lontana dai 3 milioni 374.000 abitanti di Roma, che resta la nostra città più abitata; seguita da Milano (2.975.000 persone), Napoli (2.235.000) e Torino (1.684.000). Nessuna altra supera il milione di abitanti. (foto rb)

28
Set
06

Vescovi e papi sposati

pensieri Milingo

Vescovi e papi sposati. Dov’è la novità? 

Emmanuel Milingo, il vescovo più discusso della storia moderna (nominato da Paolo VI), ha deciso di considerare “carta straccia” la scomunica papale arrivata d’urgenza dopo la sua ordinazione di quattro vescovi americani sposati. “Che c’è di strano- si chiede il religioso 76enne africano: anche alcuni apostoli erano sposati!” In fondo ha ragione. Lo era senza dubbio Pietro, proprio quello sul cui nome venne fondata la Chiesa di Roma. In fondo il celibato non era prescritto da Cristo per i suoi apostoli e per i loro successori. Il Concilio di Nicea del 325 stabilì che i sacerdoti non potessero sposarsi; il vescovo di Roma Siricio nel 385 pretese che i preti dormissero in letti separati, poi Papa nel 461 Leone I pretese che vescovi e preti sposati trattassero le loro mogli come sorelle. E papa Gregorio VIII nel 1079 ribadì il concetto della immoralità del matrimonio religioso. Ci fu il Concilio del 1139 che stabilì la nullità dei matrimoni dei preti, mentre San Paolo in origine aveva prescritto che i vescovi non avessero più di una  moglie com’era allora usanza (I lettera a Timoteo 3,2-5 e a Tito 1,6). Se San Bonifacio scriveva che i preti tedeschi partecipavano a orge, la storia (quella nera) della Chiesa cita tra i tanti il caso di Adriano II (divenuto papa nell’anno 872) che viveva in Laterano con la moglie Stefania e la figlia e di Baldassarre Cossa, il cosiddetto “antipapa” nominato pontefice Giovanni 23° nel 1410: quand’era cardinale il papa del suo tempo  mal sopportava che lui condividesse il letto con una tale Caterina di Napoli. Poi come pontefice Baldassarre Cossa venne condannato per 72 reati e i suoi collaboratori lo accusarono di aver sedotto 200 tra ragazze, spose, suore e vedove. Finì in prigione per più di tre anni, poi quando firmò la rinuncia al papato lo fecero cardinale di Frascati e ora è sepolto nel Battistero di Firenze (il suo monumento è firmato da Donatello). Ma questo era un papa condottiero e non un papa religioso…Tornando a Milingo, che è di tutt’altra pasta, il caso sembra chiuso, nel senso che il monsignore di Lusaka, già perdonato da Giovanni Paolo II per il suo matrimonio con la coreana Maria Sung con cui ora è tornato a vivere, è stato scomunicato. Ma lui ribatte che 39 dei 267 papi della storia della Chiesa erano coniugati e che nel mondo ci sono 150.000 preti sposati a cui non è dato di esercitare il proprio ruolo ecclesiastico. Quindi non si dà per vinto e non bada alla decisione di Roma.




Biografia

LAVORO Giornalista pubblicista, collaboro con quotidiani e riviste nazionali- Uffici stampa- Testi per aziende, documentari, web, biografie, pubblicità- Speaker HOBBY Scrivere e fotografare

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