Archivio per la categoria 'SPETTACOLI'

18
Feb
09

Benigni a Sanremo

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L’omosessualità secondo Benigni

conquista Sanremo

Un grandissimo Roberto Benigni per 30 minuti ha imposto l’attenzione alla platea di Sanremo nella prima serata del festival. Andando a braccio, come sempre, sulla più stretta attualità politica e sempre con la promessa di non cadere nella banalità di parlare di Berlusconi: dalle dimissioni di Veltroni al lodo Alfano, da Mastella “Un generoso che ha permesso a tutti i successori alla Giustizia di fare per forza meglio di lui” alla riforma della giustizia che darà la sicurezza della pena: “Ma è la sicurezza della cena che vogliono gli italiani!”. Poi la proposta: “Silvio, ti propongo di fare come Mina che è diventata un mito… sparita dalle scene, non si fa più vedere da anni e per questo è diventata un mito. Tu potresti sparire, ma non in Svizzera, più lontano su un’isola magari in Nuova Zelanda assieme ad Apicella; ogni tanto scrivete una canzone e ce la mandate… Così poi ti cercano su Chi l’ha visto: un metro e 70 (uno e 50 secondo la Questura) belloccio… almeno ti ricordo così se nel frattempo non hai cambiato la Costituzione… Silvio tu devi veramente sparire!”. Ma è negli ultimi dieci minuti che Benigni ha tirato fuori la sua vena di grande umanità, quella che sa toccare il cuore e il cervello di tutti. Ha parlato di omosessuali. “Non è un peccato. Il vero peccato è la stupidità. Gli omosessuali ci hanno dato dei doni enormi. Gli omosessuali sono stati incarcerati, torturati, uccisi nei lager perché amavano una persona: lasciamo stare di che sesso, quella è una faccenda loro. Amavano- una- persona. Che penseremmo noi eterosessuali se quando ci innamoriamo perdutamente venissimo presi incarcerati torturati e mandati a morte per questo?”. E ha chiuso recitando l’ultima lettera che a fine Ottocento Oscar Wilde scrisse da un carcere inglese dov’era rinchiuso per aver amato una persona del suo stesso sesso, al suo giovane amore. Lettera che si chiudeva con l’invito a fuggire in Italia: “… Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, mi giunge attraverso le sbarre della prigione e mi conforta… Il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Il nostro amore è sempre stato nobile e bello e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia è perché la natura di quell’amore non è stata compresa”. Molti del pubblico si sono alzati in piedi, e alla ripresa dopo la pubblicità, Paolo Bonolis ha sottolineato che persone come Benigni, visibilmente commosso a fine monologo, lo fanno sentire fiero di essere italiano.

12
Feb
09

Ricordando De André

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De André, l’indiano e il Missoni

Un piccolo ricordo personale di Fabrizio De André. Era la fresca sera del 18 agosto 1981 allo stadio di Lignano, per la prima volta (è stata anche l’unica) sentivo De Andrè dal vivo, tra l’altro assieme al figlio Cristiano e con l’ultimo disco Indiano (registrato in luglio) che raccontava del sequestro di persona subìto due anni prima. Dopo il concerto vidi Fabrizio raggiungere il camerino lungo la pista, ma prima che potesse entrarvi venne avvicinato da un giovane fan. Il ragazzo si tolse di scatto la t-shirt e gliela regalò. A quel punto De André non ci pensò due volte: sbottonò il cardigan Missoni mettendolo nelle mani dello sconosciuto. Tutto qui, pochi secondi per un simbolico passaggio di consegne che mi lasciò incredulo per quanto appariva “alla pari”.

Per approfittare l’indomani della spiaggia non rientrammo a Padova. Quella notte io e la mia ragazza abbiamo dormito scomodamente in auto: c’erano pochi soldi, eravamo ragazzi e un po’ invidiammo quel nostro “collega” premiato con un trofeo così particolare.

05
Mar
08

Vota Antonio, vota Antonio!

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Totò, principe di Costantinopoli ecc. ecc.

Il 15 aprile 1967 a 69 anni moriva a Roma Totò, ‘o principe. E infatti era principe per davvero. A 48 anni (nel ’46) il Tribunale di Napoli gli consentì di fregiarsi dei titoli nobiliari ereditati da suo padre naturale (marchese Giuseppe de Curtis) che lo riconobbe come figlio quando Totò aveva 30 anni, ma soprattutto dal marchese Francesco Gagliardi Foccas che lo adottò quando Antonio era 35enne. Da allora l’attore divenne Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di Cicilia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo. Ovvero… Totò, come lo chiamava mamma sua.

Il titolo di Porfirogenito (generato dalla porpora, ossia nella Sala della porpora del palazzo imperiale di Costantinopoli dove venivano alla luce i principi), era attribuito ai membri della famiglia imperiale bizantina nati da padre regnante. Una serie di titoli così roboanti da sembrare perfino inventati.

Gli imprinting

Eppure agli inizi Totò non se la passò proprio principescamente. Nacque alle 7,30 del 15 febbraio 1898 in una povera casa napoletana del popolare rione Sanità ai piedi di Capodimonte (via S.Maria Antesaecula 109). La mamma Anna Clemente, bella popolana, l’aveva avuto dal marchese Giuseppe de Curtis che sposò solo nel 1921, quando il suocero (nobile decaduto) non poteva più continuare ad opporsi alla loro relazione.

Dalle elementari e dai poveri vicoli frequentati appena poteva, Antonino passò al ginnasio del collegio Cimino nel palazzo del principe di Santobuono, vicino casa. Qui ebbe il suo primo imprinting. Il suo precettore, per gioco o per errore, gli sferrò un pugno deviandogli il setto nasale e determinando un dislivello di un cm. tra i due lati del viso: il primo tratto caratteristico della futura vis comica di Totò. L’altro aiuto arrivò dal comico napoletano Gustavo De Marco, che Totò imitava fin da ragazzo (alla fine degli anni Dieci) nelle feste di amici e in famiglia. De Marco (classe 1883) teneva in testa l’inseparabile cappello, muoveva il corpo come fosse snodato, usava molto la mimica facciale e gli scioglilingua; e il suo cavallo di battaglia era Il bel Ciccillo, che Totò poi riprese assieme all’uomo-marionetta (inventato da De Marco).

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Avrebbe voluto diventare l’attore, mamma non voleva, così decise di farsi prete. Iniziò come chierichetto nella vicina chiesa di S.Vincenzo, ma l’esordio fu drammatico: dimenticò le frasi in latino e venne rimproverato dal parroco e preso a sberle da mamma. A 14 anni mollò la scuola e per un po’ fece l’imbianchino per mastro Alfonso. Di quel periodo la prima esperienza sessuale: gli amici lo portarono da Carmela, anziana prostituta considerata una “nave scuola” e contrasse lo scolo da cui si curò. Poi iniziò a imitare De Marco anche nei teatrini della Sanità. Facendosi chiamare Clerment, si esibiva per 1,80 lire al giorno. Ma mamma Anna non voleva e così a 16 anni nel 1914, nonostante spirassero venti di guerra, partì volontario per il 22° Reggimento di Pisa dove inventava sempre nuove scuse per marcare visita. Sfortunatamente dopo qualche settimana, nell’aprile 1915, l’Italia entrò nel conflitto e Antonio Clemente (aveva ancora il cognome della madre) fu spedito al 182° battaglione fanteria destinato ad invadere la Francia. Alla stazione di Alessandria mise in atto le sue attitudini recitative simulando un attacco di epilessia: pare che il motivo fosse più che altro lo spavento per gli avvertimenti dei superiori che avevano anticipato alla truppa l’esigenza di dividere le camerate con i soldati marocchini, conosciuti per certe ambiguità sessuali. Inviato all’ospedale militare di Livorno, si ispirò ad un ottuso caporale per coniare la frase Siamo uomini o caporali? A guerra finita Totò tornò a Napoli, ma il clima era cambiato: le macchiette alla De Marco non piacevano più e dopo diverse parodie e un grande fiasco teatrale ad Aversa nel ‘22, abbandonò Napoli per Roma.

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Dove non riuscì la bravura poté il barbiere

Al teatro Jovinelli ebbe subito grande successo, soldi e il nome sui manifesti. Ma fu il suo barbiere Pasqualino a farlo scritturare nell’esclusivo teatro Umberto. Da lì arrivarono chiamate a Milano e Torino. Nel ’26 passò alla rivista e nel ’27 un grande successo lo riappacificò con la sua Napoli.

Nel 1933 eccolo impresario di una compagnia di avanspettacolo, il nuovo genere che prevedeva piccole compagnie teatrali impegnate in show di 45 minuti, zeppi di doppi sensi, con copioni spesso improvvisati e pochi soldi. Si esibivano nei teatrini di terza categoria. Dopo 7 anni di avanspettacolo, nel 1940 Totò sciolse la compagnia.

I grandi amori

Nel 1930 per lui si uccise la chanteuse genovese Liliana Castagnola, celebre in Francia e Italia: tra lei, gelosissima e più vecchia di tre anni, e Totò, nacque una breve storia d’amore da lei chiusa ingerendo un intero tubetto di sonniferi quando il suo compagno la lasciò definitivamente per seguire la compagnia a Padova.

Nel ’32 Totò sposò la nobildonna Diana Rogliani Serena di Santa Croce: 34 anni lui, 17 lei. Dopo due anni nacque Liliana (nome evocativo scelto dal principe) e nel ’40, per colpa dell’interesse di Totò per le donne, i due annullarono il matrimonio, accordandosi di restare sotto lo stesso tetto finché la figlia si fosse sposata. Un giorno però i giornali parlarono di un flirt tra l’attore e Silvana Pampanini. Diana accettò una proposta di matrimonio e Totò, indignato per la rottura del patto, compose e le dedicò la canzone Malafemmena.

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(con Silvana Pampanini)

Nel 1954 in Svizzera sposò segretamente Franca Faldini, attrice ebrea esordiente, di 33 anni più giovane, che gli resterà accanto per sempre. Aveva visto una sua foto nel ’51 su “Oggi” e l’aveva subito cercata. Lo stesso anno la bella ragazza restò incinta, ma Massenzio de Curtis morì venendo al mondo.

97 film e pochissima tv

Totò lascia 97 film da protagonista, a partire da Fermo con le mani (1937) di Gero Zambuto, assieme a Tina Pica, dove lui veste anche i panni di una massaggiatrice. Lo diressero tra gli altri: Steno, Monicelli, Comencini, De Filippo, Rossellini, Aldo Fabrizi, Luigi Zampa, Blasetti, De Sica, Mastrocinque, Turi Vasile, Christian Jaque, Bolognini, Corbucci, Gregoretti, Lattuada, Pasolini e Dino Risi. L’ultimo lavoro fu Capriccio all’italiana (1968) di Risi e Pasolini. Ma il regista che lavorò più con lui fu Mario Mattoli che firmò con lui 15 pellicole: da I due orfanelli (1946) a Sua eccellenza si fermò a mangiare (1961).

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(con Tina Pica)

Dal 1947 in poi non mancò anno senza fare almeno un film. Ne fece perfino nel ’39 quando aveva avuto una menomazione all’occhio sinistro, e nel ’56 quando ebbe problemi anche al destro restando cieco per qualche tempo.

Nell’autunno del ’66 si lasciò tentare dalla pubblicità girando nove sketch per Carosello: ne sono rimasti solo due del Brodo Star (Totò cassiere, Totò calzolaio). E nel gennaio ’67 ne girò altri 7, mai trasmessi perché qualcuno li rubò.

Cinque giorni prima di morire ultimò la serie tv Tutto Totò, nove episodi (dei 10 previsti) curati da Bruno Corbucci per la regia di Daniele D’Anza. Girò per tre mesi, nel ’67, con difficoltà a causa della vista e con poca convinzione: chiedeva spesso alla sua spalla Mario Castellani, se quelle vecchie battute avrebbero fatto ancora ridere.

Lui non amava la televisione, che però accettò di fare, anche se con parsimonia. La prima apparizione fu nel 1958 a Il Musichiere di Mario Riva. Quella volta fece passare un brutto quarto d’ora all’amico e compagno di rivista Riva: di punto in bianco Totò esclamò “Viva Lauro”, allora sindaco monarchico di Napoli. Quell’uscita gli costò l’allontanamento dalla Rai per qualche anno. Fino al 1966 quando riapparve a Studio Uno, dove assieme a Mina cantò la sua canzone Baciami. In quell’occasione, parlando del Delle Vittorie disse “Questo teatro è stato inaugurato da me e Anna Magnani durante la guerra e ora, durante la pace, è stato rovinato dalla tv”.

Totò cantautore

Non si pensa mai a Totò come a Gino Paoli o a Venditti. Eppure Totò era un cantautore. Meglio sarebbe dire un autore di musica e testi, anche se qualche canzone l’ha anche cantata. E quaranta sono i brani che ha scritto. Tutti hanno in mente la celebre Malafemmena, ma Antonio de Curtis ne scrisse tante di canzoni, tra il 1941 e il 1967: cantate da Mina, Fausto Leali, Roberto Murolo, Nino Taranto, Achille Togliani, Anna Magnani, Claudio Villa, Natalino Otto, Fausto Cigliano, Lina Sastri, James Senese.

Totò poeta

Totò ne scrisse almeno 64, tra vere poesie e riflessioni. Eccone due tradotte dal napoletano.

RIFLESSIONE

In verità vorrei sapere

cosa siamo in cima a questa terra

e cosa rappresentiamo:

gente di passaggio,

siamo forestieri,

quand’è ora ce ne andiamo.

FELICITA’

Vorrei sapere cos’è questa parola

Vorrei sapere che significa.

Sarà ignoranza la mia,

mancanza di scuola,

ma chi l’ha capito

me lo deve insegnare.

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… Semplicemente Totò

17
Gen
08

televisioni coraggiose


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Chi è senza peccato…


Mercoledì sera ho visto un esempio di rara coraggiosa televisione. Una tv capace di esprimersi apertamente, in dissenso rispetto alla maggioranza dei benpensanti, di centrodestra o centrosinistra che siano. A Markette, su La 7, hanno parlato
don Andrea Gallo della comunità S.Benedetto al Porto, e la scrittrice Barbara Alberti, che non hanno usato mezzi termini per contestare le ingerenze del Vaticano nelle scelte sociali degli italiani.

Il religioso, chiamato ad esprimersi sulla vicenda Benedetto XVI- La Sapienza e la laica che ha parlato di aborto. Non ha usato parafrasi don Gallo quando ha detto che la Chiesa, che oggi si scandalizza della chiusura di una parte del mondo laico nei suoi confronti, dovrebbe essere la prima (in linea con l’insegnamento evangelico) ad aprirsi verso i suoi fratelli: non solo verso i sacerdoti che vogliono sposarsi, ma anche verso i tanti preti che vengono emarginati e a cui si rende la vita difficile, come toccato a due suoi maestri.

Vibrante e definitivo l’alt di Barbara Alberti alla Chiesa che intende forzare le scelte sofferte delle donne: “Chi non sa niente di sesso pretende di dire a noi cosa dobbiamo fare. L’aborto è un’enorme sofferenza per la donna. Ma quando si rende conto che se nascesse, la sua creatura non sarebbe amata, la donna può arrivare a compiere un gesto disperato. Uccide una parte di se stessa”.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra!




Biografia

LAVORO Giornalista pubblicista, collaboro con quotidiani e riviste nazionali- Uffici stampa- Testi per aziende, documentari, web, biografie, pubblicità- Speaker HOBBY Scrivere e fotografare

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