Archivio per la categoria 'TECNOLOGIA'
Cameron negli abissi
Cos’hanno in comune Avatar, Aliens, Titanic e la Fossa delle Marianne? Semplice: un regista, il canadese James Cameron. Dopo essersi avventurato tra mondi fantastici e storie reali, Cameron si è calato (è il caso di dirlo) nella realtà che nutre le nostre fantasie, il punto più profondo della Terra dov’è possibile recarsi. Domenica 25 marzo 2012, alla guida di uno speciale batiscafo verde verticale, il Deepsea Challenger, una specie di suppostona di 7 metri e 30 cm realizzata in Australia, Cameron è sceso a 10.898 metri sott’acqua, là dove l’Oceano Pacifico nasconde l’immensa buca che con i suoi 10.924 metri è 2.146 metri più “alta” dell’Everest.
Per raggiungere il fondo, scendendo a 150 metri al minuto, ha impiegato 2 ore e 36 minuti, mentre la risalita si è conclusa in soli 70 minuti. Dopo il primo chilometro di profondità, la luce solare non filtra più e ci si addentra in un buio impenetrabile e totale, dove vivono gli esseri delle tenebre a una temperatura di 3 gradi.
I mostri degli abissi marini
In greco la parola cetaceo significava mostro marino. Della famiglia dei cetacei fanno parte balene e delfini. Ma i veri mostri marini sono altri. Della fauna abissale (quella che vive oltre i 2 km di profondità) fanno parte, seppure in numero limitato rispetto a profondità minori: protozoi, poriferi, celenterati, anellidi, crostacei, molluschi, echinodermi, tunicati, pesci.
E poi ci sono le piovre giganti, con cui a volte si sono imbattuti i pescatori dell’Oceano Pacifico.
Telefonini e cancro
Cellulare, ma quanto mi ammali?
Quattro miliardi di abitanti del pianeta Terra usano ormai abitualmente telefoni cellulari. Quattro miliardi di potenziali ammalati di cancro. Ora che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito questi oggetti tra le possibili cause di tumore, è indispensabile fare attenzione evitando che ne siano esposti soprattutto i bambini: anche perché si è verificato che i casi di cancro al cervello e alle ghiandole salivari sono più presenti tra chi usa il cellulare da più di 10 anni. Gli stessi problemi dovuti alle microonde li provocano i telefoni cordless domestici.
L’Environmental Working Group statunitense è andato a controllare le emissioni di oltre 1.000 esemplari di telefonini e ha stilato una classifica dei più virtuosi, quelli cioè che hanno un SAR più basso, ossia quelli che determinano il più basso Tasso di Assorbimento Specifico delle microonde da parte del nostro cervello e di altre aree vicine all’orecchio e alla bocca in assenza di auricolari. In proposito il limite massimo europeo è fissato in 2 Watt per kg. (1.6 negli USA). Per vedere qual è il SAR del nostro cellulare dobbiamo cercarlo (in genere) in fondo al libretto di istruzioni dove si parla del valore SAR del cellulare riferito a livello testa e corpo. Ed ecco i telefoni migliori da questo punto di vista: 1. LG Quantum (AT&T), 2. SAMSUNG GRAVITY T (GSM850), 3. CASIO EXILIM (Verizon Wireless), 4. SANYO KATANA (Kajeet), 5. PANTECH BREEZE II (P2000- AT&T), 6. SAMSUNG MESMERIZE (Galaxy S), 6. SAMSUNG FASCINATE (Verizon Wireless), 8. SAMSUNG SGH-a197 (AT&T GoPhone),9. SAMSUNG CONTOUR (SCH-R250), 10. SAMSUNG SGHT249 (T-Mobile).
Il primo classificato LG Quantum ha i seguenti valori:0,35 W/kg alla testa e 0,30 al corpo, il 2° SAMSUNG GRAVITY GSM850 presenta 0,20 alla testa e 0,50 al corpo, e così via con un ex aequo al 6° posto fino ai valori più elevati del 10° che sono di 0,51 alla testa e 0,63 al corpo.
Le altre indicazioni per marche e modelli, sul sito http://www.ewg.org/cellphone-radiation. Visto che l’industria guarda solo al profitto, è solo il mercato (cioè noi compratori) a determinare un aumento della sicurezza: basterebbe acquistare i modelli di cellulare (e di cordless) più virtuosi.
Che l’effetto delle radiazioni non sia una sciocchezza lo dimostra la ricerca scientifica australiana di John Aitken che ha testato l’effetto delle radiofrequenze sui topi, divenuti meno fertili. Effetti sul DNA umano sono stati constatati anche da un altro studio (pubblicato sulla rivista scientifica online www.plosone.org ), da cui si evince che gli spermatozoi cambiano la loro motilità in presenza di 1 Watt di radiofrequenze per kg, mentre a 2,8 si verifica un danno al DNA.
Nuovo motore di ricerca
Volunia, nuovo motore di ricerca italiano
Si chiama Volunia ed è tutto italiano il nuovo motore di ricerca ideato dal padovano Massimo Marchiori, il matematico che nel 2004 vinse il premio Tr100 dato ai 100 giovani ricercatori più innovativi del mondo: lui ha ideato Hyper Search un motore di ricerca che basa i risultati non solo sui punteggi delle singole pagine, ma anche sulla relazione che lega la singola pagina al resto del web. Il 6 febbraio 2012 all’Università di Padova, dove insegna dal 2006 come professore associato, ha presentato il suo nuovo nato, realizzato assieme ad un gruppo di studenti in tre anni di lavoro.
E’ un motore di ricerca in 12 lingue, con funzioni anche di social network, per il quale è richiesta la registrazione. Nel video seguente, le istruzioni per l’uso. Attualmente è possibile accedervi soltanto in un numero chiuso: bisogna richiederlo sul sito http://launch.volunia.com/ e avere la fortuna di essere sorteggiati.
Neutrini show
Più veloci della luce !
Hanno viaggiato per 732 chilometri, lo hanno fatto sottoterra, qualche chilometro sotto Svizzera, Valle d’Aosta, Piemonte, Emilia, Toscana, Umbria e Abruzzo, alla profondità massima (tra il monte Maggiorasca e il monte Prato nell’Appennino ligure-tosco-emiliano) di 11,4 km. Lo hanno fatto 15.000 volte in tre anni. Ma soprattutto hanno viaggiato più veloci della luce, ed era la prima volta che l’uomo riusciva a misurarne la rapidità. Sono i neutrini, sparati dal super laboratorio internazionale di fisica del CERN di Ginevra, fino al laboratorio più grande del mondo, quello dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che si trova a 1 km e mezzo sotto terra nella montagna del Gran Sasso tra L’Aquila e Teramo, protetto dalle radiazioni cosmiche da 1.500 metri di roccia. Il viaggio Ginevra-Abruzzo è stato compiuto quindi in 60 miliardesimi di secondo in meno dei 2,4 millesimi di secondo che ci si aspettava immaginando di sparare questi neutrini alla velocità della luce. Per il calcolo dei tempi di questo viaggio si usano orologi atomici svizzeri sincronizzati, mentre per la distanza esatta percorsa di adoperano Gps ovviamente molto sofisticati.
L’esperimento chiamato OPERA ha permesso una scoperta sensazionale, ritenuta la più importante del secolo: la velocità della luce non è la più elevata che esiste nell’universo. I 299.792,456 km al secondo (comunemente semplificati in 300.000 km al secondo) sono stati superati nell’esperimento di 60 miliardesimi di secondo: valore infinitesimale per i comuni mortali, ma fondamentale e incredibile per gli scienziati che ora sono costretti a non considerare più valida la teoria della relatività di Einstein
che sta compiendo i 100 anni (elaborata tra il 1905 e il 1913). E’ come quando il centometrista giamaicano Usain Bolt ha ritoccato di 10 centesimi di secondo il suo stesso primato mondiale correndo i 100 metri in 9 secondi e 58: sembrava impossibile, eppure…
Responsabile dell’esperimento ripetuto moltissime volte proprio per essere certi del risultato, è il fisico italiano Antonio Ereditato, direttore del laboratorio di Alte Energie del CERN. Ma le vere star sono delle ignare e timide particelle, i neutrini appunto, le più piccole che conosciamo, ma anche tra le più numerose presenti in natura: basta pensare che il Sole ne invia ogni secondo sulla Terra qualcosa come 60 miliardi su ogni centimetro quadrato della Terra e lo stesso fa qualsiasi stella su pianeti e satelliti che le gravitano attorno. Eppure gli studi italiani hanno dimostrato che dal Sole ne arriva metà del numero che ci si aspettava prima. Questi neutrini non conoscono ostacoli: attraversano senza pensarci due volte i nostri corpi, così come passano da parte a parte anche la Terra, Giove e qualsiasi altro pianeta dal momento che un fascio di neutrini attraverserebbe senza deformarsi un’ipotetica lastra di piombo spessa 9.460 miliardi di chilometri; perché sono particelle che non interagiscono con quel che incontrano sul loro cammino. Non è servito quindi alcun tubo per farle viaggiare sicure da Ginevra all’Abruzzo.
L’esperimento svolto- spiega Lucia Votano, la fisica calabrese che dirige il laboratorio del Gran Sasso- intende verificare l’attendibilità dell’ipotesi che Bruno Pontecorvo avanzò negli anni Cinquanta: che se il neutrino (10 milioni di volte più piccolo di un elettrone) ha una massa (intuita, ma non ancora vista) ogni tipo di neutrino (il MU, il TAU e l’elettronico) durante il suo viaggio nello spazio può trasformarsi negli altri tipi di neutrini che viaggiano con lui. Così dall’acceleratore Super Proton Synchrotron del CERN di Ginevra parte un raggio concentrato di neutrini MU e sotto la montagna dell’Abruzzo si studia se all’arrivo invece dei MU ci sono i TAU che si infrangono in un cerchio diventato di 800 metri di diametro, contro un muro di 1.300 tonnellate di materia. I neutrini sbattono contro 156.000 mattoncini di lastre fotosensibili (8,3 kg ciascuno) intervallati da fogli di piombo.
All’esperimento CNGS (Cern Neutrino to Gran Sasso) partecipano 200 scienziati di 13 Paesi (Belgio, Bulgaria, Corea, Croazia, Francia, Germania, Giappone, Israele, Italia, Russia, Svizzera, Tunisia e Turchia).
Ancora presto per avanzare ipotesi sul significato della scoperta, ma certo il risultato è così rilevante per il mondo scientifico, che il padre della scoperta, il fisico napoletano Antonio Ereditato, precisa che intende proseguire queste rilevazioni per capire il perché di un dato così incredibile.
Lo scienziato ammette una possibilità di errore di 10 miliardesimi di secondo, ma anche se venisse dimostrata, resterebbero sempre da spiegare perché i neutrini viaggiano almeno a 50 miliardesimi di secondo più svelti della luce. E’ curioso, ma questa scoperta non era per nulla l’oggetto dello studio. Ma questo è il bello della scienza!
Robot cantante
Il primo robot cantante
Kagome Kagome, l’uccello in gabbia, quando, quando vi esce? Alla vigilia dell’alba, la gru e la tartaruga sono scivolati. Chi di voi può dirlo? Difficile capire queste parole, anche perché sono pronunciate in giapponese. Eppure, assicura il professore associato Hideyuki Sawada del dipartimento Ingegneria meccanica dei Sistemi Intelligenti dell’Università giapponese di Kagawa, il primo robot che canta, da lui inventato, proprio quello sta dicendo. Nel video si assiste ad una dimostrazione pratica del risultato ottenuto insufflando aria in una membrana gommosa che viene mossa elettronicamente da stantuffi che ne modulano la forma. Il primo robot cantante ha eseguito una filastrocca per bambini, Kagome Kagome. La bocca elettronica dovrebbe servire a insegnare a parlare a chi ha difficoltà.
Il docente ha al suo attivo studi sulla misurazione della dolcezza e il colore dei frutti e ha svolto ricerche sulla elaborazione musicale delle informazioni e sul riconoscimento dei gesti. Attualmente si occupa di suoni, elaborazione delle immagini, reti neurali, robotica, interfacce e ingegneria sociale.
Asteroide in arrivo
Asteroide in arrivo
Lunedì 27 giugno, la Terra sarà sfiorata da un asteroide che le passerà vicino – 12.000 km di distanza- lambendo stasera l’Antartide. Secondo gli scienziati della NASA che stanno monitorando l’evento, non c’è il rischio di impatto. 2011 MD ha un diametro tra 5 e 20 metri, il più grande finora osservato da quando esiste il sistema di controllo degli asteroidi. Si calcola che corpi celesti di queste dimensioni sfiorino il nostro pianeta mediamente ogni 6 anni. Il contatto ravvicinato più recente è avvenuto il 4 febbraio 2011 con 2011 CQ1 – un metro di diametro- che ci ha sfiorati da più vicino: solo 5.480 km.
Per il 2029 è atteso Il distruttore
ma difficilmente ci colpirà
Intanto desta sempre meno preoccupazione l’eventualità che l’asteroide 99942 Apophis (avvistato la prima volta nel 2004)
possa effettivamente colpire la Terra il 13 aprile 2029 (quando sarà nel punto più vicino a noi, a 36.250 km). Si tratta di un asteroide di massa decisamente più grande (270 metri di diametro e in quell’anno visibile ad occhio nudo in Europa, Africa e Asia occidentale) che, se finisse risucchiato dalla gravità terrestre, produrrebbe effetti disastrosi e probabilmente definitivi per la vita sul pianeta. Tuttavia se nel 2004 le probabilità di impatto erano stimate in una su 300, nel 2009 erano già salite a una su 233.000. Da quanto sappiamo, si tratta dell’asteroide più grande che occhio umano abbia finora visto (almeno da quando l’uomo ha iniziato a tramandare le sue esperienze di generazione in generazione). Il nome di questo corpo celeste, inizialmente chiamato 2004 MN4, nel 2005 è diventato Apophis in omaggio al dio egizio che significava Il distruttore. Attualmente Apophis compie l’orbita attorno al sole ogni 323 giorni incrociando la Terra per 2 volte. Si calcola che se Apophis dovesse colpire la Terra, l’impatto svilupperebbe un’energia pari a quella di un’esplosione atomica da 870 megatoni, ossia 65.500 volte Hiroshima. Insomma se questo ammasso roccioso dal diametro grande quanto tre campi di calcio, fosse scagliato contro il nostro pianeta a 45.324 km orari, l’effetto sarebbe disastroso. Basta pensare che si calcola che il più grande cratere meteoritico terrestre- il Meteor Crater negli Stati Uniti (diametro 1.200 metri e profondità 170), generato da una energia pari a 10-20 megatoni, spostò 300 milioni di tonnellate di detriti dando la morte istantanea ad animali e piante nel raggio di 150 km e provocando probabilmente un lungo oscuramento del sole e cambiamenti climatici sul pianeta. Per gli amanti delle superstizioni, va detto che, casualmente, il giorno del possibile impatto sarà un venerdì 13.
Spazio-tempo terrestre
Spazio-tempo compresso attorno alla Terra
Ci sono voluti quasi cent’anni, ma alla fine la tecnologia ha dato ragione ad Albert Einstein quando, 36enne, nel 1915 formulò la Teoria della relatività generale. Si è cioè verificato che la gravità terrestre crea attorno al nostro pianeta una deformazione spazio-temporale. In pratica la forza di gravità (che un razzo riesce a vincere solo superando i 40.680 km orari) curva lo spazio attorno alla Terra che la Terra, girando, trascina con sé (effetto frame-dragging o gravitomagnetismo) (vedi grafica della Nasa).
Il fisico tedesco stupì il mondo sostenendo per la prima volta che spazio e tempo non vanno più considerati come entità separate tra loro, ma parte dell’unica unità spazio-tempo in 4 dimensioni. Per far capire il concetto ai comuni mortali, Einstein fece l’esempio dei due gemelli: se uno lo facciamo viaggiare nello spazio quasi alla velocità della luce (300.000 km al secondo) e l’altro resta sulla Terra ad aspettarlo, quando il primo tornerà da un viaggio che per lui è durato un anno, suo fratello lo vedrà invece invecchiato di 9 anni: perché il tempo si dilata in prossimità della velocità della luce. Ma la Teoria della relatività generale sostenne anche per la prima volta che qualsiasi corpo non è solo composto da massa, ma anche da energia; e che la massa può trasformarsi in energia e l’energia in massa: quando si attiva la trasformazione si ottiene un’energia elevatissima, pari a 90 milioni di miliardi di volte la massa (nella fissione nucleare).
Einstein poi intuì che i principi della fisica valgono sia per i campi gravitazionali sia per quelli elettromagnetici. E sostenne che lo spazio-tempo non è piatto, ma curvo. In questa realtà distorta non vale la geometria euclidea: due rette parallele, per esempio, finiranno per incontrarsi e la somma degli angoli del triangolo non sarà 180 gradi. Studi seguenti hanno dimostrato che fino alla distanza Terra-Sole non si percepisce questa curvatura dello spazio-tempo, avvertita invece per distanze più grandi. Tuttavia anche nello spazio, così come avviene sulla superficie terrestre, la linea che separa 2 punti viene percepita piatta per distanze brevi e invece curva per distanze lunghe. Si è poi stabilito che i movimenti nello spazio avvengono naturalmente seguendo le traiettorie più brevi e che la presenza di masse nel cosmo determina campi gravitazionali che fanno cambiare le velocità delle traiettorie stesse stabilendo soprattutto la curvatura dello spazio-tempo. Dove più forte è il campo di gravità, il tempo scorre più lentamente.
La teoria conseguente dei buchi neri dice che, se un corpo celeste è abbastanza grande da attrarre liberamente gli atomi, si ha il collasso gravitazionale. Quando una stella che sta esaurendo l’idrogeno (il suo combustibile), raffreddandosi riduce il proprio volume e la sua forza di gravità, attira i protoni che, compattandosi con gli elettroni, formano una massa composta di soli neutroni. A quel punto quando tutta la materia della stella viene risucchiata nel suo nucleo (quello del Sole ha un diametro di 6 km, il nucleo della Terra è di soli 1,8 centimetri), il campo gravitazionale assume una tale forza da curvare lo spazio- tempo tanto che quel nucleo non rifletterà più la luce: si avrà un buco nero che nel caso del Sole sarà largo 6 km. L’esistenza dei buchi neri (ovviamente invisibili) è percepibile per le attrazioni gravitazionali che determinano nei corpi celesti vicini. In ogni caso, secondo la teoria quantistica, è possibile che i buchi neri non siano completamente non-riflettenti e che quindi contengano un tunnel dentro cui è possibile entrare nello spazio-tempo, passando forse in un altro universo.
I risultati dell’esperimento
Per la Nasa il più lungo mai fatto
Il 3 giugno 2011 la rivista scientifica Physical Review Letters ha pubblicato la ricerca compiuta da una trentina di fisici di diversi Paesi utilizzando il satellite Gravity Probe-B lanciato dalla Nasa nel 2004 in orbita polare a 643 km di altezza sopra la Terra. Dopo 31 anni di ricerche tecnologiche, 10 di preparativi per l’esperimento nello spazio, un anno e mezzo di missione orbitale e 5 di analisi dei dati raccolti dal satellite, i risultati danno ragione alla Teoria generale della relatività di Einstein. Per capire se la gravità terrestre crea davvero una deformazione spazio-temporale attorno al pianeta, sono stati impiegati 4 giroscopi (le sfere più perfette mai costruite, realizzate in quarzo e silicio e grandi come palline da ping pong) tenuti dentro un termos di 613 litri di elio a 235 gradi sottozero. Il risultato è stato decisamente eccezionale: i giroscopi hanno infatti misurato un vortice-spazio temporale attorno alla Terra, come prevedeva Einstein. In pratica la gravità del nostro pianeta crea attorno alla Terra una deformazione spazio-temporale che va da 6,6 a 1,8 secondi diarco all’anno (nel disegno l’effetto che la Terra produce sul circostante spazio-tempo).
Si tratta di uno spazio-tempo distorto spiega Francis Everitt della Stanford University annunciando lo storico evento. E il presidente del progetto Gravity Probe-B della Nasa (costato 522 milioni di euro), Will Clifford (docente di Scienze Spaziali al Dipartimento di Fisica della Washington University) parla di Scoperta che induce gli scienziati a continuare le ricerche e apre anche le porte al mistero.
Il fisico italiano Ignazio Ciufolini dell’Università del Salento, ha dichiarato che entro il 2011 l’Agenzia Spaziale Italiana manderà in orbita il satellite Lares che darà risultati ancora più precisi, riducendo dal 10 all’1% il margine di errore di alcune di queste misurazioni del gravitomagnetismo. (in foto Will Clifford).
Telefoni senza fili insicuri
Senza fili telefonate più brevi
Stop alle telefonate interminabili al cellulare. L’uso prolungato di telefonini, cordless e Wi-fi potrebbe provocare tumori al sistema nervoso. A dirlo, dopo anni di ricerche, allarmi e smentite, è un team di 34 esperti dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La ricerca è stata presentata a Lione il 31 maggio 2011 a proposito di campi elettromagnetici a radiofrequenza sviluppati da telefoni senza fili e sistemi Wi-fi (wireless). Si parla di possibile sviluppo del tumore maligno glioma associato all’uso di telefoni senza fili, ma anche del neuroma acustico o tumore dell’udito. Il glioma è un cancro localizzato prevalentemente negli emisferi cerebrali degli adulti. Gli scienziati hanno incluso questi sistemi di radiofrequenze nella lista GRUPPO 2B: agenti possibilmente cancerogeni per l’uomo. Sono in buona compagnia assieme ad altri 265. Altri 59 elementi sono probabilmente cancerogeni (GRUPPO 2A) e 107 lo sono sicuramente (GRUPPO 1).
Se la correlazione telefonino- tumore fosse confermata dall’insorgenza sempre e comunque di cancri, dovremmo dire che i terrestri si stanno auto distruggendo semplicemente perché comunicano: su una popolazione mondiale di 6 miliardi 891 milioni di persone, i telefonini sono circa 5 miliardi (ovviamente c’è chi ne ha più di 2 a testa e chi nessuno).
Presto gli scienziati pubblicheranno in proposito il volume 102 delle Monografie IARC che fa seguito ad altre pubblicazioni sulle cause di tumore derivanti da radiazioni solari, raggi X- gamma- neutroni- radio nuclidi, campi magnetici. Le radio frequenze pericolose non sono solo quelle dei cellulari, ma anche quelle di radar e microonde, trasmissioni di segnali per televisori- radio- wireless. Gli studiosi parlano di 237.913 nuovi casi di tumori al cervello verificati nel mondo nel solo 2008 per le cause più diverse. La precauzione che gli scienziati raccomandano, suggerendo in alternativa alle lunghe telefonate l’uso di vivavoce e di sms, è dovuta a studi effettuati fino al 2004 in 13 Paesi, che dimostrano come le persone che usano mediamente 30 minuti al giorno il telefono senza fili per 10 anni, aumentano del 40% il rischio di ammalarsi di glioma. Come dice il presidente del gruppo di lavoro Jonathan Samet (University of Southern California, USA), Le prove raccolte sono sufficienti a sostenere che ci potrebbero essere dei rischi e che bisogna quindi monitorare la situazione per poter definire la correlazione diretta tra cellulari e cancro al cervello. Il risultato degli studi verrà pubblicato il 1° luglio 2011 nel The Lancet Oncology e sarà presto online.
A scanso di rischi, il 27 maggio 2011 il Consiglio d’Europa ha raccomandato di non usare i cellulari nelle scuole e di preferire per Internet i collegamenti fissi anziché il Wi-fi per ridurre i pericoli derivanti dell’esposizione ai campi elettromagnetici.
A seguito di queste notizie il presidente di Codacons Carlo Rienzi , preparandosi ad un’eventuale class action contro i produttori di telefonia senza fili, chiederà al Ministero della Salute di promuovere un’azione per obbligare i produttori di telefoni ad apporre sui cellulari l’avvertenza circa i pericoli per la salute. Insomma, come sui pacchetti di sigarette, presto potremmo avere sui cellulari l’etichetta: Nuoce gravemente alla salute.
L’auto che vola
L’auto volante ora c’è
Sembra un elicottero, ma non ha le pale. E soprattutto promette di essere anche un’automobile. Da Israele arriva la prima vera auto volante, la X-Hawk prodotta dalla Urban Aeronautics Ltd che l’aveva pensata in prima battuta come velivolo militare e per il soccorso (eliambulanza, spegnimento incendi, ecc.), ma che può essere impiegata anche come servizio taxi e come automobile per spostamenti veloci. Il mezzo che sarà presentato ufficialmente dal 20 al 26 giugno nel padiglione israeliano del Paris Air Show, raggiunge i 260 km orari a un’altezza di 3.650 metri dal suolo. Il decollo è, ovviamente, verticale e l’assenza di rotori gli consente di fare la differenza negli atterraggi urbani in quanto non mette in pericolo la sicurezza della gente. I rotori in realtà ci sono, ma stanno sul fondo del velivolo, racchiusi al suo interno. Si rivela poi prezioso per il salvataggio di persone in zone impervie (montagna, foresta, grattacieli…).
Chi ha messo a punto questo progetto è l’ingegner Rafi Yoeli di Tel Aviv, già ingegnere alla Boeing Aircraft. Si stima che il costo di uno di questi velivoli sia di oltre 2 milioni di euro: di molto superiore ai 150.000 euro che costa la Transition americana, la prima auto con le ali ripiegate, capace di raggiungere i 185 km/h con un’autonomia di 740 km. Ma la Transition è un’auto-aereo, quindi non risponde ai requisiti dell’auto volante da città. X-Hawk era già stata presentata nel 2007, quando ancora volava sperimentalmente a soli 3 metri d’altezza. Quando l’auto elicottero sarà largamente diffusa, bisognerà stabilire nuove regole del codice della strada e strategie per la sicurezza di questi mezzi che voleranno in città sulle nostre teste. Eventuali guasti o collisioni tra più velivoli o tra essi e palazzi o pali elettrici, potrebbero ovviamente causare gravi pericoli. Insomma, quando avremo l’auto volante ci sentiremo tutti più veloci e moderni, ma per stare tranquilli anche in una rilassante passeggiata in un parco, dovremo stare sempre con la testa rivolta al cielo…
Nella foto la versione militare, nel video la simulazione di volo tra i grattacieli di Manhattan.
Giotto in HD
Gli affreschi di Giotto online in HD
La Cappella degli Scrovegni è online in alta definizione. Dal 17 novembre per sei mesi sul sito www.haltadefinizione.com è possibile ammirare gratis tutti i particolari del più importante ciclo di affreschi di Giotto esistente e custodito a Padova dal 1306. Il lavoro frutto della collaborazione tra la società novarese Haltadefinizione- Hal9000 e i Musei Civici di Padova, con l’ausilio di AMD, Nikon Europe, Nital, Clauss e altri e avvalendosi dell’esperienza dell’Istituto Centrale del Restauro, si è svolto a partire da 200 ore di fotografie notturne di ogni dettaglio dei 700 mq del ciclo di affreschi. L’intervento si è tradotto in 14.000 immagini poi elaborate in 3.000 ore di lavoro e racchiuse in un Terabyte di dati. Ne è emerso un visore a 360 gradi dell’interno della chiesetta, dentro cui è possibile navigare scegliendo quale quadro aprire e quali dettagli osservare. A differenza di quanto può fare il visitatore e di quanto hanno potuto vedere i 65 restauratori dell’Istituto Centrale del Restauro che per 9 mesi (tra il 2002 e il 2003) hanno lavorato sull’opera, sul sito in HD si viaggia dal tutto al particolare, zoomando su dettagli altrimenti impossibili da vedere perchè posizionati a diversi metri d’altezza. Si scorgono tra l’altro le lacrime grigie delle donne nella Strage degli innocenti, le rughe della madre della Madonna o gli occhi marroni di Cristo. L’HD ha perfino permesso di ricostruire, (anche se solo digitalmente) l’immagine e le scritte matematiche riportate nel foglio di una sinopie. http://www.haltadefinizione.com/magnifier.jsp?idopera=15
Proprio per rispettare al massimo gli affreschi, nelle fasi fotografiche i tecnici di Haltadefinizione si sono avvalsi degli studi del laboratorio di Fisica dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, che ha permesso di realizzare flash a impatto zero ancora più sofisticati di quelli impiegati per fotografare in HD l’Ultima cena di Leonardo e poi la Sindone.
invenzione salvavita
Airbag per bici
Si chiama Hövding il primo airbag per chi va in bicicletta. Ad inventarlo sono state due giovani designers svedesi, Anna Hauptmann e Terese Alstin, che ne hanno subito fatto una versione “alla moda”. Proteggere la testa dei ciclisti alla prese col traffico, senza dotarsi di antiestetici caschetti, non è infatti facile e nessuno ancora aveva pensato all’utilizzo del sistema airbag per le due ruote. Le geniali svedesi hanno così messo a punto il meccanismo che funziona come gli airbag per auto: a prima vista sembra una sciarpa (un po’ ingombrante in verità), da agganciare al collo. In caso di ribaltamento del soggetto, l’airbag si gonfia in pochi decimi di secondo proteggendo la nuca e la calotta cranica. Le due creatrici hanno subito messo a punto una versione alla moda di questa “sciarpa” salvavita che costa intorno ai 300 euro e che potrà essere usata anche dai motociclisti. Ma quanti vorranno usarla anche d’estate?
Tutti gratis nello spazio
Italiani in lista per la stazione spaziale
Sono 683, a tutt’oggi, gli italiani che il 16 settembre 2010 saliranno sullo Shuttle con la missione Nasa STS-133 per raggiungere gratuitamente la stazione spaziale internazionale. E gli italiani saranno in compagnia (sempre a tutt’oggi) di altri 115.000 cittadini del pianeta Terra. Ma c’è ancora posto: per farsi includere nella lista bisogna compilare il semplicissimo modulo di iscrizione con nome cognome e scelta della missione preferita (due le opzioni, se siete già impegnati il 16 settembre segnatevi per la STS-134 di novembre 2010, anche se la data non è ancora fissata, quindi potrebbe essere per voi un problema). Non serve preparazione specifica, non si soffrirà per la forte accelerazione, anzi quel giorno si potrà pure restare coi piedi ben piantati a terra, perché a salire in alto (molto in alto) sarà solo una vostra fotografia digitale. Dato che non potremo andarci materialmente di persona, sarà infatti la nostra effigie ad essere portata nello spazio da compiacenti piloti della Nasa. Certo non sarà la stessa cosa, ma obiettivamente, gratis non si può neanche pretendere!
Per aderire basta andare sul sito http://faceinspace.nasa.gov/index.aspx
Qualche notizia utile da conoscere prima di intraprendere il viaggio
La stazione spaziale internazionale è in orbita a 350 km dalla Terra, quindi se soffrite di vertigini lasciate stare. All’interno si respira grazie al Life Support System che controlla le condizioni atmosferiche, la pressione, il livello di ossigeno, l’acqua. L’ossigeno si genera con il sistema Elektron tramite l’elettrolisi dell’acqua. Se siete schizzinosi, meglio non leggere qui: i vostri rifiuti corporali verranno riciclati e serviranno a produrre l’aria che vi farà respirare; mentre filtri a carbone attivo rimuoveranno i gas che il vostro organismo inevitabilmente produrrà, anche se mangerete solo pillole poco invitanti.
Evitate di portare a bordo animali da compagnia, accendini, trombe da stadio perché potrebbero risultare fastidiosi e creare malumore nel resto dell’equipaggio.
Se non vi renderete utili negli esperimenti scientifici, potete sempre portare con voi le parole crociate e tanti bei libri. I cellulari restano a casa, tanto non prendono.
Ultima raccomandazione: non fate troppe domande stupide agli astronauti, potrebbero perdere la pazienza dopo mesi e mesi relegati lassù da soli.
il soffio vitale
Creato dal nulla un essere vivente
La notizia è sconvolgente e la data dell’annuncio è di quelle da annotare sui libri di storia: 20 maggio 2010. Il biologo statunitense Craig Venter ha creato dal nulla un essere vivente. Non si tratta di un animale clonato, ma di un batterio, o meglio di una prima cellula nata da un Dna artificiale. Da questa si potranno ottenere batteri utili (si presume, si spera) per l’umanità. Ma la storia dell’uomo insegna che le grandi scoperte scientifiche sono state quasi sempre applicate per fini militari o simili.
Fortunatamente le prime applicazioni ipotizzate potrebbero essere la creazione di batteri che a loro volta facciano nascere vaccini e/o bio carburanti: salute e profitto, insomma, com’era ovvio ritenere; ma si pensa anche alla possibilità di insegnare a questi batteri a mangiarsi i veleni presenti nell’aria. Il primo risultato verificabile è stato la riproduzione di questa prima cellula, il cui Dna è stata arricchito da Venter della capacità di assimilare il pigmento blu: ne sono quindi nate altre cellule sintetiche colorate di blu. 
Craig Venter non è un personaggio da poco: fu lui nel 2000 a realizzare la mappatura del genoma umano e ora saluta sulla prestigiosa rivista Science il suo Mycoplasma mycoides JCVI- syn 1.0: gran brutto nome per una scoperta tanto importante. Il “parto” è avvenuto nel J.Craig Venter Institute a Rockville, cittadina di 47.000 abitanti nel Maryland, sulla costa atlantica, dove lo scienziato da 15 anni guida uno staff di 20 colleghi, avendo a disposizione qualcosa come 40 milioni di dollari forniti dalla Syntetic Genomics Inc., società fondata nel 2005 dallo stesso Venter assieme al microbiologo americano (premio Nobel) Othanel Hamilton Smith, al fondatore del Progetto Scienze della Vita Juan Enriquez e a David Kiernan. La scienza segna un nuovo entusiasmante progresso. Speriamo sappia custodirne il valore universale. (nella foto il team di scienziati scopritori con Venter al centro)
Influenza
Un colpo di tosse “spara” distante 2 metri
In questi giorni si parla molto dell’influenza suina del Messico (ora chiamata Nuova influenza), il cui contagio avviene come per le comuni influenze attraverso l’emissione di bacilli che passano da persona a persona. Ma abbiamo presente a che velocità viaggiano i germi che emettiamo (se non li freniamo con la mano davanti alla bocca) con un solo sternuto? Come ben si vede nella foto sopra, un colpo di tosse (che esercita meno pressione di uno sternuto) muove vorticosamente l’aria per due metri oltre la nostra bocca. Quindi se siamo influenzati, i bacilli entrano rapidamente nelle vie aeree di chi ci sta vicino. Ecco perché è importante riparare sempre la bocca prima di tossire o sternutire e perché in presenza di epidemie è bene usare la mascherina che protegge naso e bocca. Queste foto e il video sono stati realizzati col sistema Schlieren o della Strioscopia. Attraverso questa tecnica fotografica (oggi anche video), è possibile vedere l’invisibile, secondo lo stesso principio dei miraggi. Il metodo inventato nel 1864 da August Toepler, consente di visualizzare le turbolenze determinate nell’aria (ma anche nei fluidi) quando essa viene compressa dal passaggio di un solido.
Questo passaggio determina una modifica della densità dell’aria (o dei fluidi) e anche il modo in cui essa si fa attraversare dalla luce. Così possiamo vedere quanta aria assorbe il naso di un cane che annusa, avere la percezione di quanto gas sprigiona l’apertura di una bottiglia di aranciata e quante turbolenze nell’aria crei un fon in azione.
L’effetto visivo funziona in questo modo: usando un opportuno filtro ottico si minimizza in un’immagine la luce non deviata dal fluido in movimento, ossia i raggi luminosi che arrivano all’osservatore con una componente continua (sempre allo stesso modo). Vengono invece catturati e messi in evidenza i raggi deviati dal fluido che arrivano alla videocamera con una variazione di fase. Nella foto le strisce luminose o scure che appaiono corrispondono a zone di turbolenza del fluido in cui la densità è minore o maggiore. In pratica questo procedimento elimina continuamente l’immagine di sfondo generata dalla luce che, attraversando il fluido immobile, arriva all’osservatore sempre con le stesse caratteristiche; si evidenziano invece solo i raggi luminosi continuamente deviati dalla turbolenza e dall’oggetto in movimento, che appaiono quindi differenti nell’immagine.
Clonazione
Intanto il mammuth, poi rinascerà anche
l’uomo primitivo
Ci siamo. Il giorno in cui un tg ci mostrerà un neonato dicendo “Questo è il figlio di una coppia vissuta 30.000 anni fa” è vicino. Magari non proprio in questi termini, ma più precisamente la notizia potrebbe essere: “Questo bimbo è nato da una femmina di scimpanzé e porta in sé il Dna di un uomo primitivo vissuto 30.000 anni fa”.
La quasi certezza di questa ipotesi viene dagli Stati Uniti e precisamente dall’Università della Pennsylvania, dove Stephan Shuster e Webb Miller hanno usato i peli di due mammuth lanosi vissuti uno 20.000 e l’altro 60.000 anni or sono, per decifrare la sequenza di 3 miliardi e 300 milioni di basi del Dna del progenitore dell’elefante, il cui genoma era probabilmente composto da 4 miliardi di basi. Ad aver consentito la ricostruzione del 70% del patrimonio genetico del mammuth è stato l’impiego di due nuove macchine codificatrici. Il secondo passo potrebbe essere quello di intervenire su una moderna elefantessa a cui impiantare il patrimonio genetico dell’antico animale, facendola partorire un cucciolotto di mammuth lanoso, al costo di 10 milioni di dollari.
Per arrivare a clonare l’uomo preistorico, al di là di inevitabili freni di carattere morale, forse basterà la stessa cifra. In fondo i geni dello scimpanzé e i nostri sono per il 98% simili.
Un pianeta extrasolare
Foto del primo pianeta extrasolare
Caldo, gassoso e con un anno di 318.280 giorni
Fomalhaut b. Un nome orrendo per la scoperta astronomica che apre il millennio. E’ il primo pianeta fotografato al di fuori del nostro sistema solare. Per arrivarci, viaggiando alla velocità della luce (circa 300.000 km al secondo) ci vogliono 25 anni; ma il telescopio Hubble della Nasa che orbita attorno alla Terra a 600 km di altezza, ci ha messo 7 anni a scovarlo quando si è orientato verso la costellazione del Pesce australe, vicino a Fomalhaut, un Sole giovane che ha soltanto 200 milioni di anni e brilla 16 volte più del nostro. Il risultato della ricerca è del prof. Paul Kalas dell’Università californiana di Berkeley. Anche se appare solo un puntino giallo che si perde di fronte alla massa della sua stella di riferimento, si tratta di un pianeta grande forse tre volte Giove; è gassoso e caldo e pare dotato di anelli come Saturno. Un anno su Fomalhaut b. è lungo da passare: dura infatti 872 dei nostri. E’ il primo pianeta extra sistema solare in assoluto ad essere stato fotografato, mentre di altri 300 gli astronomi hanno solo la percezione dell’esistenza per via di anomalie registrate da parte delle rispettive stelle madri. A questo punto gli scienziati ipotizzano che, più distanziato dal Sole Fomalhaut, vi possa essere anche un pianeta ospitale come la Terra. Per scoprirlo bisognerà attendere l’invio di James Webb Space Telescope, il “figlio” di Hubble che sarà lanciato in orbita nel 2013, 23 anni dopo il suo grande papà. (foto NASA)
L’auto economica è possibile
La nana del Bengala
E dopo il computer portatile a manovella di Nicholas Negroponte che costa quanto un paio di scarpe o un viaggio in taxi da Milano all’aeroporto di Malpensa (70 euro), ecco l’automobile più economica del mondo: solo 1.700 euro, quanto 17 ricariche del cellulare! La lezione sul risparmio possibile arriva dall’India, non da una piccola carrozzeria del Punjab, ma dal colosso industriale dell’automobile Tata, che fa parte del gruppo dell’omonimo imprenditore, comprendente 93 società e 220.000 dipendenti (16 miliardi di euro il fatturato). La stessa casa automobilistica che ha annunciato la produzione nel 2008 della sua prima auto che non andrà a combustibile, ma ad aria compressa.
Il paragone con casa nostra è d’obbligo, anche se da noi non vi sono modelli di mini-auto omologabili alla nuova Tata Nano: 30 cv e 624 cc. E anche se il gruppo Fiat è ben più potente del gruppo Tata, dato che prevede di raggiungere nel 2010 i 67 miliardi di euro di fatturato.
Dunque costruire una citycar che costa così poco si può. Certo, diranno molti, in India un operaio specializzato porta a casa 141 euro al mese contro i 1.000 del suo omologo italiano di 5° livello e laggiù i costi contributivi sono enormemente più bassi… E poi questa Nano che viene prodotta nello stato del Bengala, non è dotata di tanti servizi a cui l’automobilista italiano difficilmente rinuncerebbe: aria condizionata, finestrini elettrici, air bag.
Però è, a tutti gli effetti, una 5 posti, 4 porte, dalla linea morbida e moderna e viaggia a un massimo di 80 km/h, anche se non risponde ai requisiti di sicurezza e antinquinamento europei. Ma soprattutto costa e consuma pochissimo, fa 20 km con un litro: tant’è.
Dunque se sarebbe scorretto paragonare la Nano alla nuova Cinquecento (che costa minimo 10.500 euro), meglio sarebbe confrontarla con l’ultima Smart Fortwo (61 cv) lunga 269 cm (contro i 350 della Nano). Ma la Smart costa 16.900 euro circa, ossia dieci volte più della Tata. Solo per il costo della mano d’opera e per i suoi optional?
La Nano sarà inizialmente venduta nei paesi poveri, così come la laptop di Negroponte: dall’India all’Africa, dall’America Latina al Sud Est Asiatico. Un modo per dare un’auto a chi non può permettersi i nostri lussi, un invito ai ricchi a scendere sul terreno di una concorrenza possibile. Immaginiamo quando sbarcherà in Italia… Ne saremo invasi. Una macchinetta che costa metà di uno scooter 125! C’è da aspettarsi che questo farebbe un gran bene ai prezzi di casa nostra.
Luce senza fili

Luce senza fili
In presenza di campi magnetici il neon si accende da solo, basta tenerlo in mano. Non si sapeva ancora che anche una normale lampadina si accende così… senza fili. A scoprirlo sono stati alcuni ricercatori del Mit (Massachuetts Institute of Technology) che hanno collegato alla presa elettrica una spirale di rame (diametro di 60 cm), piazzando un’analoga spirale a due metri di distanza (stesso diametro), collegata ad una lampadina da 60 watt. E la lampadina magicamente si è accesa. Grazie al campo magnetico. Il fenomeno è stato riscontrato anche in presenza di ostacoli.
Il segreto sta nella frequenza magnetica che si crea (fra 1 e 10 Megahertz) e che è uguale tra trasmettitore e ricevente. A quanto pare il principio è simile a quello usato per i telepass autostradali. Un’applicazione pratica? Difficile a dirsi, anche perché tali spirali risultano molto grandi e difficilmente miniaturizzabili. E poi la dispersione energetica è pari al 45%. Eventuali problemi per la salute in presenza di campi elettromagnetici?
Proteine in musica

Proteine in musica
Probabilmente Mozart si è già rivoltato nella tomba per la “licenza musicale” che si sono presi alcuni biologi dell’Università della California che hanno messo in musica niente meno che le proteine. Come hanno fatto? Trasformando in note le sequenze degli aminoacidi che formano le proteine. Usando 13 note di due ottave i ricercatori Rie Takahashi e Jeffrey H.Miller con la collaborazione di Frank Pettit hanno dato voce ai 20 aminoacidi che compongono le proteine, con tanto di pause e ritmi. Uno dei 17 brani che si possono ascoltare al pianoforte sul sito www.mimg.ucla.edu/faculty/miller_jh/gene2music/examples.html riguarda l’emoglobina. Bisogna dire che l’effetto è piuttosto monotono e ripetitivo, però indubbiamente curioso e originale. (spartito dell’Emoglobina)
















