Verso la guerra mondiale?


Pensieribomba

… Colpa del nucleare o dell’euro? 

Siamo alle soglie della terza guerra mondiale? O “solo” alle porte dell’ennesimo attacco preventivo delle “forze del bene” contro le “forze del male”? Di quelle stesse “forze del bene” che dal marzo 2003 hanno provocato 3.000 morti americani e un numero imprecisato di vittime irachene: 30.000 secondo Bush (dichiarazione dicembre 2005) o piuttosto 655.000 vittime dirette e indirette, secondo la Scuola medica Blomberg dell’Università di Hopkins (fonte rivista britannica Lancet ottobre 2006). O ancora assistiamo ad un braccio di ferro mediatico tra l’amministrazione Bush e quella del presidente iraniano Almadinejad? La notizia riportata il 10 febbraio dall’autorevole quotidiano inglese The Guardian non sembra lasciare positive speranze. Parla dei piani del Pentagono per attaccare militarmente (forse già in primavera) una serie di obiettivi nucleari in territorio iraniano. Una nuova guerra mediorientale in piena regola, un bombardamento “chirurgico” del tipo di quelli a cui la propaganda di Washington ci ha da anni abituati, in una zona caldissima e ancora una volta senza curarsi delle ripercussioni politiche e militari della cosa. Come se non solo la lezione irachena non contasse nulla, ma come se la presenza di centrali nucleari da bombardare non significasse nulla per l’area e per la vicina Europa e per il mondo intero. E come oltretutto se le ripercussioni sulle forniture petrolifere non si facessero poi sentire sul mondo intero.Di fatto i preparativi sarebbero iniziati: dispiegamento nel Golfo Persico di almeno due portaerei e anche di alcune batterie di missili anti-missile Patriot. Ci sarebbero poi i piani d’attacco dei bunker iraniani e l’intenzione di raddoppiare le riserve petrolifere strategiche statunitensi: riserve che quest’anno dovrebbero così raggiungere il miliardo e mezzo di barili. Ma se, al di là di ogni considerazione morale e politica, un attacco all’Iran sarebbe disastroso, va detto che economicamente per gli Usa rappresenterebbe l’ennesima occasione per fare buoni affari. Armi, petrolio, e ancora profitti dal temporaneo aumento del prezzo del greggio. Benché l’amministrazione Bush parli di “dispositivi militari non offensivi” e l’opinione pubblica americana questa volta sarebbe decisamente contraria alla riproposta del “pantano iracheno”, l’ipotesi allo studio esiste. La preoccupazione di chi non approva le guerre e tanto meno quelle preventive, deriva anche dal fatto che le risoluzioni dell’Onu non rispettate hanno già mosso gli attacchi preventivi americani. E poi la storia  insegna che i pretesti sono sempre serviti a scatenare le guerre volute: quando addirittura non sono stati costruiti ad arte. Ma secondo gli analisti la vera minaccia per gli Usa non viene dal nucleare, quanto piuttosto dall’euro. Dopo l’Iraq anche l’Iran vuole adottare la nostra moneta per gli scambi del greggio. L’euro darebbe vantaggio all’Europa, a Cina e Giappone che si difendeebbero così dal deprezzamento del dollaro, a Russia e paesi arabi che intendono diversificare la moneta. E qui salta fuori il pericolo: gli Usa non vogliono che l’euro diventi valuta di scambio per il petrolio. Qualcuno teme che gli Stati Uniti risponderebbero alla fine del dollaro con sabotaggi internazionali (virus informatici o magari fisici) o con golpe o convincendo l’ONU a intervenire militarmente o peggio con la guerra. Però in questo caso, diversamente da quanto avvenuto in Iraq, gli alleati di Teheran (Cina e India) staranno a guardare?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...