Armi di distruzione di massa?


pensieritornado

Trovate le armi di distruzione di massa. In Italia ! 

Se, per assurdo, la Cina si sognasse di autodefinirsi “gendarme del mondo”, oggi l’Italia sarebbe additata (al pari di Iran e Corea) come una potenza nucleare pericolosa per l’umanità. Sì perché noi siamo militarmente una  potenza nucleare. Abusiva. Le bombe atomiche non sono solo quelle che si producono in mega centrali nucleari sotto gli occhi del mondo, ma sono soprattutto quelle già belle e pronte che si tengono in depositi sotterranei: per esempio in provincia di Pordenone e in provincia di Brescia. Cinquanta ad Aviano e 40 a Ghedi nelle basi americane. E non sono gingilli da poco: appartengono ai modelli B61 -3 (da 60 a 170 kilotoni), B61-4 (da 10 a 45 kilotoni), B61-10 (da 10 a 80 kilotoni). Little Boy, la prima atomica sganciata su Hiroshima, era un “pensierino” da 14,5 kilotoni. Quindi, stando bassi con i calcoli, in Italia abbiamo pronto da piazzare nel mondo l’equivalente di 90 Hiroshima! I 40 ordigni atomici sepolti a Ghedi a 20 km a sud di Brescia, sono addirittura disponibili per i Tornado PA-200 dell’Aeronautica italiana del 6° stormo (102° e 104° Squadrone); mentre i 50 sepolti ad Aviano a 14 km a nord di Pordenone, sono destinati ai 18 F16/CD americani, ma potenzialmente a 72 velivoli ospitabili nella base (Rapporto Kristensen, http://www.nrdc.org/nuclear/euro/euro.pdf). E questo in spregio alla sentenza 8 luglio 1996 della Corte Internazionale che definì la minaccia o l’uso delle armi nucleari contrastante con le norme di diritto internazionale applicabili ai conflitti armati e, in particolare, con i principi e le regole del diritto umanitario (doc. n. 3). Ma pochi italiani sanno della convenzione segreta Italia- Usa del 3 dicembre 1960, entrata in vigore il 24 maggio 1961 (n. Reg. 12 UST 641; TIAS 4764; 410 UNTS 3), che mise a disposizione dell’Air Force l’aeroporto di Aviano per ospitare armi nucleari e per utilizzare aerei per il programma strategico nucleare americano. Il trattato, che coinvolge analogamente Belgio, Germania, Grecia, Olanda e Turchia e che è tuttora in vigore, prevede la partecipazione dell’Italia alla programmazione e progettazione della strategia nucleare NATO: in particolare alla pianificazione comune di difesa anche impiegando armi nucleari e alla formazione di truppe e personale all’uso di queste armi. Tuttavia il nostro paese dopo il 1 luglio 1968 (come pure gli Usa) ratificò il Trattato di non proliferazione nucleare che, nel primo articolo, obbliga gli Stati nucleari a non lasciare a disposizione di nessuno, né in modo diretto, né indiretto, armi nucleari. Con l’art. 2, gli Stati non nucleari hanno assunto l’obbligo di non acquisire, direttamente o indirettamente, la disponibilità ed il potere di disporre di armi nucleari, o di cercarne o accettarne il possesso, o di dare un supporto alla produzione delle stesse armi. Con l’art. 6 tutti gli Stati nucleari e non nucleari hanno assunto l’obbligo di trattare in buona fede con gli altri Stati nucleari per pervenire al più presto possibile ad un totale disarmo nucleare sotto controllo internazionale. Ora, se fino al dissolvimento dell’Urss le 480 bombe atomiche americane dislocate (tuttora) in Europa avevano un valore deterrente, spaventa non poco il documento dei Comandi riuniti della Marina e dell’Aeronautica militare americana e delle truppe terrestri pubblicato il 15 Marzo 2005: la cosiddetta “Doctrine for joint Nuclear Operations(http://www.nukestrat.com/us/jcs/jp3-12_05.htm) PensieriDottrina che dà istruzioni all’esercito americano sull’impiego delle armi nucleari. In 70 pagine spiega che gli Stati Uniti sono decisi ad impiegare le armi nucleari in qualsiasi futuro conflitto internazionale, anche a livello regionale, o in caso di minaccia proveniente dal terrorismo. Dice inoltre che le forze armate devono e possono usare le armi nucleari anche per attacchi preventivi (pre-emptive-striles). Preoccupa poi apprendere che la NATO ha ancora in vigore i vecchi piani militari che prevedono di rendere operative le armi nucleari in territorio europeo. Tra i possibili bersagli non c’è solo il Medio Oriente che non potrebbe rispondere con missili atomici, ma anche la Russia che ha dichiarato recentemente di riservarsi il diritto di colpire, in caso di minaccia e/o necessità, con armi nucleari ogni Stato anche non nucleare, che metta il proprio territorio a disposizione di una potenza nucleare. Preoccupa inoltre la possibilità di incidenti nei siti di stoccaggio, quando non addirittura di attacchi (terroristici o militari). In Europa naturalmente non siamo i soli doppi- custodi di bombe atomiche. Più “fortunati” di noi i tedeschi: 20 nella base americana di Buchel e 130 in quella di Ramstein; gli inglesi: 110 nella base di Lakenhealth; poi i turchi con 90 a Incirlik. Seguono con 20 ciascuno i belgi (base di Kleine Broggle) e gli olandesi (Volkel).Dall’esposto di cinque cittadini di Aviano che il 23 marzo 2007 a Pordenone porteranno in tribunale il governo degli Stati Uniti per i rischi per la popolazione rappresentati dalla presenza di questi ordigni, si apprende che più volte si è rischiata la rappresaglia. Il 5 ottobre 1960 un radar della Groenlandia segnalò un massiccio attacco missilistico dell’Urss contro gli Usa, partito a 2500 miglia di distanza. Ma era solo la luce specchiata della luna. Il 9 novembre 1979, il centro di comando di Ford Ritchie in Maryland segnalò un attacco nucleare massiccio dell’Urss. Scattò il sistema di difesa nucleare e i primi bombardieri si alzarono in volo, ma un altro sistema di controllo satellitare non confermò l’attacco. Il 3 giugno 1980 nuovo allarme sempre dall’Unione Sovietica per l’ennesimo errore dei computer che si ripeté tre giorni per il difetto di un chip del computer della centrale di comando. Il 26 settembre 1983 un satellite russo segnalò che erano in arrivo 5 missili intercontinentali americani. Questa volta fu colpa dei raggi solari. L’ordine di rispondere non fu dato perché non risultava credibile un attacco di soli 5 razzi. Il 25 gennaio 1995 fu lanciato in Norvegia un missile scientifico la cui errata rotta verso Mosca mise in allarme i russi. Gli articoli 77 e 84 del Trattato Euratom stabiliscono che nessuno può depositare e tenere all’interno del territorio italiano materiale radioattivo senza il permesso delle autorità comunitarie. Lo stabiliscono anche l’art. 484 del Codice penale e la legge 185 9/7/1990. Ma i cittadini italiani sono mai stati informati da qualcuno (destra-sinistra-centro) che siamo su una polveriera sia per i rischi di radioattività sia come potenziale bersaglio? Il Friuli (Aviano dista una ventina di km in linea d’aria da Spilimbergo, paese distrutto dal sisma del ’76) è o non è zona sismica? E l’Italia non era il paese che ripudiava la guerra (art.11 Costituzione)? Quindi come può tollerare lo stoccaggio a fini indubbiamente poco pacifici, di 90 testate nucleari? Secondo i cinque legali degli abitanti di Aviano che citano in giudizio il Segretario della Difesa americano, la presenza delle armi nucleari deve considerarsi un crimine internazionale secondo i principi dettati dal Tribunale militare di Norimberga, nonché secondo i principi della Convenzione 9 dicembre 1948 per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio, ratificata in Italia il 12 gennaio 1951. La causa (http://www.vialebombe.org/system/files/citazione.doc) intentata a Pordenone intende chiedere la rimozione di tutti gli ordigni nucleari dal territorio italiano, che per la loro presenza viene considerato un bersaglio di attacchi esterni.Il Bel paese è proprio cambiato negli ultimi 50 anni: non è più solo il paese della pizza e dei mandolini… è anche quello delle bombe atomiche.

Una risposta a “Armi di distruzione di massa?

  1. francamente penso che intentare una causa al Dipartimento di Stato americano per un’azione che lo stesso Dipartimento ha fatto di comune accordo con in nostro Stato (gli USA non sono forza di occupazione, ma alleati) sia tempo perso, antipatico verso un Paese amico e fine a se stessa. Ritengo che la stessa azione legale andrebbe fatta contro lo Stato Italiano che non rispetta le sue proprie disposizioni di legge e nemmeno i trattati internazionali. Sarebbe una causa più facilmente discutibile e potrebbe portare ad obbligare lo Stato stesso a rispettare i trattati e ad applicare le leggi. Sarebbe anche più facile quantificare i danni derivati e/o derivandi dalla presenza (illegale) di tali ordigni nel territorio. Ma si sa, raccogliere firme e intentare intentare una causa agli Stati Uniti fa clamore e, in fatto di immagine politica, rende.

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