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L’Iran lascia il $ per l’euro
La Cina
ai due preferisce lo yuan

L’Iran smetterà di vendere il suo petrolio in dollari. Lo ha annunciato a fine maggio Ehrabhim Sheibany governatore della Banca centrale iraniana. E, a dare più peso alla cosa, c’è la decisione della Zhuhai Zhenrong Trading, una compagnia statale cinese che dal paese arabo compra 240.000 barili di petrolio al giorno pari al 10% della produzione iraniana (di 2, 2 milioni di barili al giorno), di passare all’euro per i suoi acquisti di petrolio iraniano. Di per sé non è una notizia sconvolgente, anche perchè già oggi il 60% degli introiti iraniani derivati al greggio dipendono da monete diverse dal dollaro. Ma il fenomeno sta assumendo proporzioni colossali: le raffinerie giapponesi che dall’Iran comprano 550.000 barili di petrolio al giorno, hanno espresso la loro volontà di passare allo yen per i loro acquisti. E alcuni analisti leggono dietro questi cambiamenti pericoli per la stabilità dell’area: il giornale americano WorldNetDaily era giunto a dire che Saddam Hussein aveva firmato la propria condanna a morte quando aveva ottenuto il permesso delle Nazioni Unite per detenere in euro le sue riserve di valuta estera derivata dal programma Oil for Food. Il governo americano infatti vede come fumo negli occhi la perdita di peso del biglietto verde negli scambi petroliferi. E tutti sappiamo secondo quali modalità gestisce i propri affari nel mondo.

Tornando all’Iran. La Cina, che dall’Iran acquista il 12% del petrolio che serve al suo grande sviluppo in atto, sta accrescendo il peso economico-politico in quel paese: nel 2006 ha infatti siglato un accordo a lungo termine da 100 miliardi di dollari per sviluppare nei prossimi 25 anni l’enorme giacimento di Yadvaran. Da solo questo accordo (senza bisogno della costruzione di ordigni nucleari) mette a riparo l’Iran da eventuali attacchi militari stranieri.

Tempi duri per il dollaro anche (e forse soprattutto) per la decisione della Cina di non accumulare più riserve in valute estere: come dire che 700 miliardi di dollari cinesi ora depositati come riserve (sui 1000 miliardi posseduti) saranno cambiati in yuan. La Cina ha un grande potere in mano, perché metà dei fondi cinesi in dollari risultano investiti in buoni del Tesoro Usa, vitali per finanziare i deficit della spesa pubblica americana.

Anche la Banca iraniana sta tagliando le sue riserve di dollari e progetta di gestire le riserve derivate dalla vendita di petrolio, non più solo il moneta Usa, ma utilizzando 20 diverse monete. Se per parte iraniana la mossa può apparire molto ideologica, vi è per tutti i paesi coinvolti nel cambiamento la volontà puramente economica di non perderci troppo: il dollaro infatti continua a scendere nei confronti dell’euro: nel 2006 ha perso il 9% del valore contro l’euro, scendendo negli ultimi 5 anni addirittura del 35%. Basta ricordare che con l’avvento della moneta unica europea, dollaro ed euro si equivalevano: oggi per un euro servono 1 dollaro e 34 cent.

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