I grandi revivals


chiesa.jpg

La storia va avanti… ma poi ritorna

Riecco la messa in latino

La storia è fatta di corsi e di ricorsi. Giobbe Covatta ci scherza su: Corsi e ricorsi, ma non arrivai. E quindi non c’è da stupirsi se, dopo la negazione da parte di alcuni che siano avvenute terribili realtà come l’Olocausto o eventi come il primo sbarco sulla luna, in Italia qualcuno tenti di rievocare situazioni o (in alcuni casi) spettri del passato. Di là dal Tevere, per esempio, al pontefice tedesco che non nasconde di aver fatto parte (forzatamente come i suoi coetanei) della Hitler Jugend (gioventù hitleriana) o di essersi arruolato volontario a 16 anni per caricare i cannoni della antiaerea a difesa della fabbrica BMW dai bombardamenti alleati del ’43 e nemmeno di essere poi passato a un reparto intercettazioni telefoniche, piace maledettamente il latino al punto di consentirlo (dal 14 settembre 2007) a qualsiasi prete lo voglia rispolverare per rendere la messa… incomprensibile ai più. Era dal 1970 che questa antica usanza di pregare in latino (che piaceva anche a padre Pio) era scomparsa per merito di papa Paolo VI, ed ora risorge dalle ceneri.

Riciclare il latino non è un puro esercizio dialettico o letterario e non vuol neanche dire tornare alle origini: oltre a creare un’inevitabile frattura tra il popolo dei fedeli che al 90% non ne capisce i termini, ha delle implicazioni storiche, richiama un lontano passato di cui, tra l’altro, la Chiesa farebbe meglio a volersi dimenticare. Sì perché la messa in latino si rifà al rito di san Pio V (che aveva rielaborato il Messale romano allora in uso) e quindi riporta alla mente il periodo in cui fu partorita. Papa Pio V, già Inquisitore a Como e Roma, divenne Grande Inquisitore Generale mostrando di amare i roghi contro gli eretici. Rimase celebre per aver sconfitto militarmente i Turchi il 7 ottobre 1571 a Lepanto a fianco della flotta veneziana (a ricordo di quella data istituì la festa del Santo Rosario), per aver scritto il Catechismo Romano e stabilito l’unità della Liturgia Romana. Ma anche per il suo odio per gli Ebrei che scacciò dallo Stato Vaticano (tranne Roma e Ancona) ordinando che perfino i loro cimiteri venissero distrutti e obbligandoli a fuggire portandosi dietro i loro morti.

Tra le sue imprese minori: l’abolizione del Carnevale, la punizione per accattoni e bestemmiatori, la cacciata delle prostitute e l’abolizione delle tauromachie romane. Fa impiccare un poveraccio che lo ha offeso con una scritta ingiuriosa su un vespasiano; impicca e brucia davanti a Castel Sant’Angelo il poeta Aonio Paleario che non credeva al purgatorio e che l’aveva attaccato in un sonetto: Quasi che fosse inverno, brucia cristiani Pio siccome legna per avvezzarsi al fuoco dell’inferno. Fa decapitare e bruciare anche Pietro Carnesecchi, anziano prelato eretico (già segretario pontificio) e impone che tutti i cardinali siano presenti allo show del patibolo. Peccato che la pioggia gli guasti lo spettacolo rendendo difficile alle fiamme ardere a dovere.

Per Pio V il peccato più grave per un essere umano è il sesso tra coppie non sposate: reato che punisce con la pubblica fustigazione. Per evitare che gli umani cadano in tentazione proibisce ai single di avere domestiche e alle monache di ospitare in convento cani maschi. Siccome gli piace predicare bene e razzolare male, pur essendo contro il nepotismo prende come consigliere un nipote e dà a un altro nipote un posto nella milizia vaticana, cacciandolo quando gli dicono che ha fatto sesso. Eppure, nonostante queste prove di “specchiata cristianità”, nel 1712 lo fanno santo. Forse perché anche da papa dormiva su un pagliericcio, era rigidamente vegetariano, usava gli abiti dei suoi predecessori, dava soldi ai poveri durante la carestia e non faceva altro che lavorare, pregare… e firmare condanne a morte. E’ alla “sua messa” che oggi papa Ratzinger guarda per riportare in auge il latino. Viene da chiedersi se l’interesse della Chiesa del 2000 sia quello di avvicinare il più possibile il proprio messaggio alla gente o piuttosto di restare fedele agli antichi rituali anche a costo di accrescere il divario che la separa dalla maggioranza dei cattolici che credono, ma non sono praticanti. Sarà forse un fatto anagrafico: Benedetto XVI ha vissuto i suoi primi 43 anni ascoltando solo messe in latino!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...