Un libro sulla giustizia


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Ripuliamoci tutti, dice Gherardo Colombo

Ha 62 anni, ma anche 33. I primi anagrafici, i secondi sono gli anni in cui è stato giudice. Gherardo Colombo, che nel 2007 aveva appeso la toga al chiodo, ha scritto il libro Sulle regole, presentandolo in anteprima agli studenti di Scienze Politiche di Padova il 6 marzo nel giorno dell’uscita nelle librerie italiane.

Sentendolo parlare si capisce subito che è giovanissimo dentro, come lo sono le menti che credono negli ideali e quindi aspirano all’utopia. E infatti è di utopia che parla. “Si perché se non facciamo di tutto per realizzare le idee utopiche, la società non migliorerà mai. Se nell’America prima del 1865 aveste criticato la schiavitù o se nell’antica Grecia aveste detto basta ai sacrifici umani o se 200 anni fa vi foste sognati di contestare le torture come metodo di punizione dei condannati, vi avrebbero risposto che eravate dei pazzi. Eppure queste pratiche oggi non ci sono più (o quasi)”.

Perché un libro sulle regole? Perché in Italia ci sono regole e leggi. E luoghi in cui alcune regole valgono più delle leggi dello Stato. “Se in certi paesi campani girate in motorino col casco, rischiate di farvi sparare. Lì rispettare la legge della sicurezza significa andar contro una regola della camorra che impone di girare a viso scoperto così che tutti sappiamo chi hanno di fronte, evitando quindi la presenza di killer o poliziotti. Ecco perché nessuno mette il casco e le autorità non fanno niente”.

“Nel 1992 abbiamo scoperto che la regola della corruzione era una prassi nelle amministrazioni pubbliche e nei partiti e nella sola Milano sono risultate coinvolte nell’inchiesta Mani pulite 5.000 persone- prosegue l’ex giudice, che spiega – Le norme sono importanti finché vengono condivise, altrimenti muoiono”.

Poi parla di società verticale, di antica concezione, che protegge chi ha potere; e di società orizzontale nata dopo la seconda guerra mondiale con la Carta dei diritti dell’uomo e con la nostra Costituzione, mettendo bene in chiaro il valore della vita umana e dell’uguaglianza. “La condanna a morte, ma anche il carcere così come oggi lo concepiamo, sono figlie della società verticale che mira a neutralizzare chi arreca danno. Mi chiedo però perché far soffrire gli individui invece che semplicemente tenerli lontano dalla società. La pena deve rieducare, preparando il reo a quando sarà di nuovo in mezzo agli altri. Gli stessi americani si sono accorti che devono cambiare qualcosa nel loro sistema carcerario: non sono più in grado di mantenere 2.300.000 detenuti. Sarebbe come, in rapporto alla popolazione, in Italia avessimo 550.000 carcerati quando ne abbiamo invece 52.000”.

Così come le idee utopiche hanno cambiato effettivamente il mondo, Gherardo Colombo nel libro suggerisce uno sguardo cristiano (pur senza dirlo) verso chi ha sbagliato: “La nostra giustizia sembra finalizzata a soddisfare la vittima, attraverso la pena del reo. Ma difficilmente la vittima trae effettivo beneficio dalla sofferenza di chi gli ha fatto del male”. Basta vedere quanto saggia ed efficace sia stata in Sudafrica la Commissione per la riconciliazione che ha mandato liberi gli aguzzini bianchi (e neri) rei confessi dei loro crimini in un processo mediatico a contatto con i familiari delle loro vittime. La richiesta di perdono, accordato o meno, è stata un’espiazione che ha evitato la guerra civile. “Dove sta scritto che al male si deve rispondere col male? Se al male rispondiamo col bene, otteniamo risposte enormemente migliori” assicura Colombo.

“In galera c’è davvero gente che ha rubato una scatoletta di tonno al supermercato, l’ho vista io. Ma questo succede perché nella nostra società orizzontale abbiamo una giustizia verticale. E non pensiate che la durezza della pena sia un deterrente: non può esserlo nei casi di raptus e neanche per le menti criminali. Al contrario il carcere abitua al crimine, specie se uno ci finisce più volte”.

Perché un magistrato impegnato come lui ha lasciato la magistratura? Lo dice molto chiaramente: “Mi sono reso conto che se non cambia il modo di pensare, la giustizia non può funzionare. La colpa non è solo dei politici che noi votiamo e che sono riusciti a far uscire da Mani pulite un 70% di indagati (oltre che per prescrizione dei termini, cambiando le leggi e depenalizzando i loro reati). Finché il perito si fa pagare per assicurare che la fabbrica rispetta le norme di sicurezza, finché il vigile urbano fa la spesa gratis per chiudere un occhio sugli abusi, allora non avremo giustizia. Ci vorranno 20-30 anni. Ricordatevi. Chi ruba al supermercato va in galera”.

Ma non facciamo tutti le anime belle che si stracciano le vesti per il ministro che fa l’autostop sull’aereo di Stato per andare a vedersi la formula uno, conclude Gherardo Colombo: “Quanti possono dire di pagare sempre il biglietto del bus o di rispettare tutte le leggi? Cominciamo noi dalle piccole cose, se vogliamo che la società diventi davvero pulita”.

(Seguono tabelle tratte da Wikipedia)

Pool di Mani pulite di Milano (17 febbraio 19926 marzo 2002)
Inchieste
Persone inquisite oltre 5000
tra le suddette, le posizioni considerate sono state 4520
tra le posizioni considerate, quelle che il pool di Mani pulite ha trasmesso ad altre Procure per competenza territoriale sono state 1320
tra le posizioni considerate, quelle per cui il pool di Mani pulite ha richiesto il rinvio a giudizio sono state 3200
Rielaborazione dei dati ufficiali provenienti dalla Procura della Repubblica di Milano
Pool di Mani pulite di Milano (17 febbraio 19926 marzo 2002)
Esiti delle richieste di rinvio a giudizio
Persone condannate dal Gup o dal Tribunale 1254 (55,29%)
…… tra le persone condannate dal Gup o dal Tribunale, quelle con patteggiamento sono state … 847 (37,35%)
…… tra le persone condannate dal Gup o dal Tribunale, quelle in rito abbreviato (Gup) o dibattimento (Tribunale), sono state … 407 (17,95%)
Persone prosciolte dal Gup o dal Tribunale (la media nazionale attuale è del 30%) 910 (40,12%)
…… tra le persone prosciolte, quelle per estinzione del reato dovuta a prescrizione sono state … 422 (18,61%)
…… tra le persone prosciolte, quelle per estinzione del reato dovuta a morte del reo, amnistia, oblazione o ne bis in idem sono state … 58 (2,56%)
…… tra le persone prosciolte, quelle assolte nel merito da Gup o Tribunale sono state … 430 (18,96%)
Altre posizioni (nullità, restituzioni, stralci, ..) 104 (4,59%)
Totale procedimenti conclusi davanti a Gup o Tribunale 2268 (100%)
ancora pendenti davanti a Gup o Tribunale 467
trasmesse ad altre sedi/autorità da Gup o Tribunale 465
Totale 3200
Rielaborazione dei dati ufficiali provenienti dalla Procura della Repubblica di Milano

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