Tele fantasma


Rete 4 fuorilegge trasmette.

Europa 7, autorizzata, non può

“Ci pisciano addosso e ci dicono che piove”. E’ un detto catalano, servito a Marco Travaglio per sintetizzare (in una sua apparizione padovana il 28 maggio, ospite dell’associazione Cittadinanza Attiva) i retroscena dell’informazione in Italia: quella, per capirsi, che emerge dalle intercettazioni telefoniche in cui Bruno Vespa anticipa al portavoce di Fini quali domande avrebbe posto all’allora segretario di AN; ma anche quella che non esce dalle “notizie fantasma”, come i dati sui costi gonfiati per la realizzazione della TAV, che nessun quotidiano pubblica per non dispiacere ai suoi proprietari, costruttori edili impegnati nel progetto Alta Velocità.

Anche con l’aiuto di Oliviero Beha in video conferenza Skype (“Sono ufficialmente ancora un giornalista Rai, pagato dall’azienda di Stato, ma di fatto mi censurano non facendomi più lavorare né in televisione né in radio”) Travaglio ha percorso alcuni lati oscuri del giornalismo del Belpaese, parlando a una vera e propria folla di giovani che la sala stentava a contenere.

“Della casta sono perfino stufo di parlare- ha detto il giornalista – perché il vero potere non è quello dei politici, ma della finanza”. Tra i tanti esempi di mala informazione, quella su Rete 4: “Si fa un gran parlare da nove anni della sinistra che vuol togliere una rete tv a Berlusconi. La verità è che mandare sul satellite Rete 4 è un atto di democrazia e di libero mercato: si dà spazio ad un altro imprenditore (ora il patron di Europa 7, ma domani potrà essere un altro) per fargli tentare la carta del network nazionale, che invece resta per gran parte concentrato nelle mani di un unico soggetto”.

E’ uno spunto per ripassare la storia di leggi ad personam, dimenticanze e scarsa incisività politica…Tutto inizia nel luglio 1999 quando l’emittente del Centro Italia Europa 7 vince inaspettatamente una gara pubblica ottenendo dallo Stato la concessione di trasmettere sulle frequenze occupate da Rete 4. Curiosamente però il governo D’Alema, pur negando alla tv di Berlusconi l’autorizzazione a trasmettere, non assegna le sue frequenze al nuovo soggetto televisivo. Da allora Rete 4 sta trasmettendo illegalmente. Nonostante il caso riguardi il ben noto conflitto di interessi, il governo Amato tra il 2000 e il 2001 non se ne occupa, lasciando che quella emittente continui a trasmettere anche senza il rinnovo della concessione. Ma la cosa più strana è che si sia poi scelto di andare contro la sentenza 466 con cui la Corte di Cassazione nel 2002 impedisce a Rete 4 di trasmettere a partire dal 31 dicembre 2003. Contro la sentenza di Cassazione l’allora presidente della Repubblica Ciampi, il 24 dicembre 2003 (Natale era lì lì e pochi avevano quindi voglia di scandalizzarsi) firma il decreto Berlusconi (detto salva Rete 4) e nell’aprile 2004 la legge Gasparri esclude di nuovo Europa 7 dalle frequenze permettendo a Rete 4 di andare avanti. Nel giugno 2004 il Consiglio d’Europa deplora il comportamento italiano ritenendolo un pericoloso precedente. E il 19 luglio 2005 (sotto il governo Berlusconi) il Consiglio di Stato riconosce tutte le ragioni a Europa 7 inviando alla Corte di Giustizia dieci quesiti che rilevano nel decreto Berlusconi e nella legge Gasparri il mancato rispetto delle norme europee. La risposta giunge il 19 luglio 2006 con la messa in mora dell’Italia da parte della Commissione Europea Direzione Generale Concorrenza, per colpa di queste violazioni contenute nella legge Gasparri. Il 12 ottobre 2006 il governo Prodi approva il disegno di legge Gentiloni, nel quale però non si dà risposta al problema di Europa 7 né viene rispettata la sentenza della Corte Costituzionale.

Il 30 novembre 2006 di fronte alla Corte di Giustizia Europea l’Avvocatura dello Stato italiano (governo Prodi in carica) difende la bontà della legge Gasparri, ma nonostante questo il 19 luglio 2007 la Commissione Europea Direzione Generale Concorrenza, dando due mesi di tempo al governo Prodi per provvedere, dichiara l’infrazione dell’Italia e sostiene che la legge Gasparri sta penalizzando Europa 7 a vantaggio di Rete 4. Se riconosciuta l’infrazione, l’Italia dovrà pagare da 300 a 400.000 euro al giorno finché non si metterà in linea con la direttiva europea. I mesi passano invano, così il 31 gennaio 2008 la Corte di Giustizia Europea stabilisce il diritto di Europa 7 a trasmettere e dichiara illegittime le trasmissioni terrestri di Rete 4. Si tratta di una sentenza decisiva e vincolante in quanto secondo il Diritto comunitario la Corte di Giustizia Europea ha il potere di obbligare i giudici nazionali a disapplicare leggi interne ritenute ingluste. Il 6 maggio 2008 (governo Berlusconi) di fronte al Consiglio di Stato l’Avvocatura dello Stato difende nuovamente la legge Gasparri. E il 31 maggio 2008 la sentenza del Consiglio di Stato, difendendo il dispositivo europeo, chiede al ministro delle Telecomunicazioni di ri- pronunciarsi sulla richiesta di frequenze presentata da Europa 7.

Un Davide contro 7 Golia

Chi è il proprietario di Europa 7 (Centro Europa 7 SpA con sede a Roma)? Si chiama Francescantonio Di Stefano, è un imprenditore abruzzese (nato ad Avezzano nel 1953), che dopo essere entrato nel settore televisivo nel 1977 con alcune emittenti locali, è poi entrato in possesso del circuito Italia 7 (14 emittenti, trasmissioni a livello nazionale). All’epoca della gara per le frequenze mise sul tavolo 12 miliardi di lire e, poco dopo, otto grandi studi televisivi da 22.000 mq totali, i più grandi d’Europa, dove la Rai registra alcune trasmissioni di successo; 3.000 titoli pronti per la messa in onda e la prospettiva di 700 assunzioni. Già prima di vincere la gara (per qualità dei programmi), Di Stefano aveva la sua tv del Centro Italia, Europa 7 appunto.

E’ un imprenditore che promette di fare una televisione libera e distante dai partiti, per essere più vicina ai cittadini. In un’intervista a Repubblica lo scorso febbraio dichiarò di non collocarsi politicamente da nessuna parte: “Voglio avere a che fare solo con gente seria”. Facendo i conti, hanno ostacolato (e quando è andata bene, non sono riusciti a far nulla) i diritti di questo imprenditore, tre governi di centro destra e quattro di centro sinistra.

Comunque vada a finire, andrà male. Nel senso che Di Stefano ha giustamente chiesto allo Stato italiano un risarcimento per le spese (cento milioni di euro l’anno per le strutture e gli impianti esistenti e per i 35 dipendenti) e per i mancati introiti: risarcimento che fino al 2004 (siamo nel 2008) era di 800 milioni di euro! Chi li pagherà? Indovinate…

( Francescantonio Di Stefano, boicottato dalle tv nazionali, è intervistato da Jacopo Fo su Atlantitetv.it www.youtube.com/watch?v=K187NDgRAoc ) foto http://www.solforico blogsport.com


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Una risposta a “Tele fantasma

  1. Il decreto legge non vuol proteggere uno dei canali di Silvio, bensì i milioni di cittadini che sono affascinati dal palinsesto di Rete4.
    Ma vogliamo forse mettere a confronto il valore delle trasmissioni di Eurpoa 7 con quelle di Rete4?

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