Omicidio in classe


Ucciso a 7 anni, non ricorda i versetti del Corano

Dal Pakistan già “democratico” e non dal vicino Afganistan “pacificato” dagli eserciti occidentali, arriva una di quelle notizie raccapriccianti che hanno come matrice certe aberrazioni religiose. Il piccolo Mohammad Atif, 7 anni, cieco dalla nascita, è morto ammazzato di botte dal maestro di una scuola di religione. Perché? Non aveva imparato a memoria alcuni versetti del Corano. Il bambino era stato iscritto in quella madrassa otto mesi fa dal padre agricoltore di Vehari (regione orientale del Punjab) e il 28 maggio scorso, come punizione per queste lacune mnemoniche, il suo insegnante di religione Maulvi Ziauddin, l’aveva appeso per mezzora al ventilatore del soffitto, a testa in giù. Quando era stato liberato, il piccolo, terrorizzato e dolorante, ovviamente non riusciva a smettere di piangere; così il maestro ha cominciato a picchiarlo col suo bastone. Il resoconto della polizia termina con il ritrovamento del cadaverino, il giorno seguente, nella stanza del maestro, dove Mohammad era stato disteso e chiuso a chiave: causa del decesso, percosse e soffocamento. Il maestro arrestato il giorno dopo, aveva già picchiato in precedenza con un bastone di ferro lo stesso allievo, ma i genitori del piccolo l’avevano rimandato comunque a scuola sperando potesse diventare un giorno un bravo mullah. Le 13.000 madrasse pakistane sono un mondo a parte: insegnano religione a due milioni di studenti e alloggiano gratis i bambini poveri. Le punizioni corporali sono una pratica diffusa tra gli insegnanti, a loro volta cresciuti con identiche pratiche. Ma la violenza sui minori nel paese è largamente diffusa, tanto che nel 2007 un rapporto dell’associazione Lawyers for Human Rights and Legal Aid ha registrato ben 1.595 casi denunciati.

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