Banca d’Italia


Chi decide la politica italiana

I padroni della Banca d’Italia

Chi ha il compito di vigilare sul sistema bancario nazionale, ossia sulle 724 banche italiane presenti a gennaio 2008 sul territorio nazionale? La Banca d’Italia, che prima di tutto concorre a determinare la politica monetaria nazionale ed europea e decide l’emissione di moneta.

Ma cos’è oggi la Banca d’Italia? Non è, come la stragrande maggioranza degli italiani pensa, un ente pubblico, ma la più grande società per azioni italiana: una società privata, che ha nelle sue casse la riserva nazionale italiana costituita da 68.358 milioni di euro (al valore del 31.12.2007).

E chi ne fa parte? Soprattutto sei grandi banche, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e tre grandi compagnie assicuratrici. Di statale sono rimasti quindi solo INPS e INAIL. Può sembrare strano (e forse lo è davvero), ma sei banche e non un ente super partes come sembrerebbe normale, sono chiamati dallo Stato a vigilare sull’operato di 718 concorrenti.

Ecco le % delle 300.000 quote di partecipazione in Bankitalia: percentuali che, per statuto, non valgono come nelle altre società private:

Gruppo Intesa San Paolo 42,66%
Gruppo Unicredit 22,07%
Assicurazioni Generali 6,33%
INPS 5,00%
Monte dei Paschi di Siena 4,60%
Banca Carige 3,95%
BNL 2,83%
Cariparma 2,03%

Fondiaria- SAI SpA 1,99%

Allianz SpA 1,33%

Percentuali che danno diritto a spartirsi a fine anno, accantonato il 20% degli utili netti nella riserva ordinaria, i dividendi del bilancio di esercizio, fino a un massimo del 6% del capitale (articolo 39 dello Statuto, consultabile sul sito della Banca d’Italia). Il restante 74% dell’utile di esercizio, se lo decide il Consiglio Superiore, può costituire fondi speciali o riserve straordinarie entro un altro 20%. Quindi un ulteriore 4% degli utili complessivi può venir diviso ancora tra i soci azionisti. Il resto, finalmente, va allo Stato.

A conti fatti quindi, nell’ipotesi di un 20% accantonato per fondi speciali + il 20% per la riserva ordinaria, gli azionisti si spartiscono il 10% e lo Stato guadagna il 50%.

Ma il Consiglio ha anche il potere di decidere se distribuire ai soci (a patto che l’assemblea degli stessi sia d’accordo) i frutti degli investimenti delle riserve (fino al valore del 4% delle riserve stesse).

L’utile netto di esercizio 2007 è stato di 95 milioni di euro. Visto che nel bilancio o altrove non si trovano i dividendi per i soci, facciamo due calcoli molto a spanne: tolti gli accantonamenti 20+20 e il 50% allo Stato, restano almeno 9,5 milioni di euro da spartire tra 724 soci: briciole, e non solo per gli ultimi che hanno lo 0,00% di quote, ma anche per chi, come Unicredit, detiene il 22,07%: poco più di 430.000 euro. Sempre meglio di niente.

Quanto c’è in cassa

Il capitale sociale della Banca ammonta a 156.000 euro, versati nel 1936. Secondo l’articolo 3 dello statuto il capitale sociale “è suddiviso in quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui titolarità è disciplinata dalla legge”. Le quote di partecipazione sono costituite da certificati nominativi (articolo 4).

Questi 10 grandi soggetti, assieme ad altri, sono i depositari delle riserve nazionali italiane, così composte al 31 dicembre 2007 (fonte Banca d’Italia): 44.793 milioni di euro in oro, 14.205 in dollari, 5.126 in sterline inglesi, 3.592 in yen giapponesi, 410 in attività nette verso il Fondo Monetario Internazionale, 231 in franchi svizzeri e 1 milione di euro in altre valute. Ossia 68.358 milioni di euro. 5.644 milioni di euro in più rispetto al 2006, ma i valori sono calcolati ovviamente ai cambi e ai prezzi di mercato della chiusura di bilancio.

Tutti gli azionisti della Banca d’Italia

(in parentesi il numero dei voti che ogni soggetto può esprimere, fino al massimo fissato di 50)

Banche private (78,14%): Intesa San Paolo (50), Unicredito Italiano (confluito in Gruppo Unicredit) (50), Banco di Sicilia (confluito in Gruppo Unicredit) (42), Cassa di Risparmio di Bologna (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (41), Banca Carige (27), Bnl (21), Monte dei Paschi di Siena (19), Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli (confluita in Gruppo Monte dei Paschi di Siena) (16), Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza (16), Cassa di Risparmio di Firenze (Confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (15), Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno (11), Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (11), Cassa di Risparmio di Asti (9), Cassa di Risparmio di Venezia (confluita In Gruppo Intesa San Paolo) (9), Banca delle Marche (8), Friulcassa (confluita In Gruppo Intesa San Paolo) (7), Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (6), Cassa di Risparmio di Asti (9), Cassa di Risparmio di Ferrara (5), Cassa di Risparmio di Alessandria (5), Cassa di Risparmio di Ravenna (5), Banca Regionale Europea (5), Cassa di Risparmio di Fossano (5), Cassa di Risparmio di Prato (5), Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (5), Unibanca (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (5), Cassa di Risparmio di San Miniato (5), Cassa di Risparmio di Forlì e della Romagna (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (5), Banca Carime (5), Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupra Montana (4), Cassa di Risparmio di Terni e Narni (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (4), Cassa di Risparmio di Asti (9), Cassa di Risparmio di Rimini (3), Cassa di Risparmio di Bolzano (3), Cassa di Risparmio di Bra (3), Cassa di Risparmio di Foligno (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (3), Cassa di Risparmio di Cento (3), Cassa di Risparmio della Provincia dell’aquila (3), Cassa di Risparmio della Spezia (Confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (2), Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo (Confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (2), Cassa di Risparmio di Orvieto (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (2), Cassa di Risparmio di Città di Castello (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (2), Cassa di Risparmio di Savigliano (2), Cassa di Risparmio di Volterra (1), Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti (1), Cassa di Risparmio di Vignola (1), Bibop Carire (1), Cassa di Risparmio di Fermo (1), Cassa di Risparmio di Savona (1), Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo (1), Cassa di Risparmio di Civitavecchia (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (1), Cassa di Risparmio di Fano (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (1), Cassa di Risparmio di Carrara (1), Cassa di Risparmio di Loreto (1), Cassa di Risparmio di Spoleto (confluita in Gruppo Intesa San Paolo) (1). Senza diritto di voto: Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, Cassa di Risparmio di Rieti (confluita in Gruppo Intesa San Paolo), Banca Caripe, Banca Monte Parma, Cassa di Risparmio di Saluzzo, Banca del Monte di Lucca.

Assicurazioni (9,65%): Assicurazioni Generali (42), Fondiaria- Sai (12), Allianz- Ras (12), Milano Assicurazioni (Gruppo Fondiaria-Ras) (8), Società Reale Mutua Assicurazioni (5).

Enti statali (5,06%): INPS (34), INAIL (8)

(fonte: dati spulciati dal sito Banca d’Italia, 2008)

Principali azionisti dei principali azionisti di Bankitalia

In termini di “peso”, in Banca d’Italia le principali presenze straniere sono francesi. Seguono le società tedesche e le statunitensi.

Intesa San Paolo SpA è per il 7,96% di Compagnia di San Paolo, per il 5,88% di Carlo Tassara SpA , per il 5,56% di Crédit Agricole SA (Francia), per il 5,07% di Assicurazioni Generali , per il 4,68% di Fondazione Cariplo , per il 4,60% di Fondazione Cassa Risparmio Padova e Rovigo , per il 3,37% di Ente Cassa Risparmio Firenze , per il 2,72% di Fondazione Cassa Risparmio Bologna

Unicredito Italiano è per il 5% di Fondazione Cassa Risparmio Vr, Vi, Bl, An , per il 3,82% di Fondazione Cassa Risparmio Torino , per il 3,35% di Carimonte Holding , per il 2,37% di Allianz AG (Germania), per il 2,01% di Fondi Barclays Global Investors Uk Holdings Ltd (Gran Bretagna)

BNL è al 100% di BNP (Francia) .

Assicurazioni Generali sono al 15,63% di MedioBanca , al 4,45% di Banca d’Italia , al 3,77% di Gruppo Unicredito , al 2,68& di Gruppo B&D Holding (De Agostini SpA) , al 2,02% di Gruppo Carlo Tassara SpA . Entrano una seconda volta in Bankitalia anche possedendo il 7,54% di Intesa San Paolo…

Banca Carige SpA è al 44,09% di Fondazione Cassa Risparmio Genova e Imperia , al 14,99% di CNCE Commissione Nazionale Paritetica Casse Edili , al 4,08% di Assicurazioni Generali SpA

Monte dei Paschi di Siena è al 46,31% di Fondazione MPS , al 6,11% di J.P. Morgan Chase (Stati Uniti), al 4,77% di Caltagirone Francesco Gaetano , al 2,98% di Unicoop Firenze Soc. Coop , al 2,52% di AXA SA (Francia), al 2,46% di Carlo Tassara SpA

Fondiaria- SAI è al 37,50% di Premafin Finanziaria SpA , al 6,73% di Milano Assicurazioni SpA , al 4,07% di Finadin SpA , al 2,38% di Fondiaria SAI SpA , allo 0,97% di SAI Holding Italia SpA … Entra una seconda volta in Bankitalia anche possedendo il 57% di Milano Assicurazioni.

Allianz SpA è al 10% di Dresdner Bank AG (Germania)

Cariparma è al 75% di Crédit Agricole SA (Francia), al 10% di Sacam International Sas (Casse regionali dello stesso) , al 15% di Fondazione Cariparma

Il Governatore. Sparito dalle banconote, ma non dal potere

La Banca d’Italia esiste dal 10 agosto 1893, nata come Società Anonima (oggi diremmo SpA), dal 6 febbraio 1926 ha il monopolio nell’emissione della moneta italiana. Dal 7 marzo 1938 è istituto di diritto pubblico e dal 7 febbraio 1992 decide autonomamente la variazione del tasso ufficiale di sconto: cioè il costo del denaro, ossia quali interessi vanno pagati alle banche e quali sui titoli e sulle obbligazioni di Stato.

E’ come quando la maestra si assenta dall’aula e incarica il capoclasse di mantenere il controllo dei suoi compagni. La maestra è lo Stato. Solo che nel nostro caso la maestra è uscita per rassegnare le dimissioni.

Se lo Stato ha delegato a una banca privata (sia pure istituto di diritto pubblico) fondamentali ruoli pubblici, viene da chiedersi, chi decida le politiche economiche nazionali. Di certo le suggerisce nella sua Relazione Annuale il Governatore di Bankitalia in quanto espressione, di fatto, del potere finanziario italiano. E chi è il Governatore che dirige tra l’altro la vigilanza del sistema bancario nazionale? E’ una personalità nominata (o revocata) con decreto del presidente della Repubblica su proposta del premier, previo parere del Consiglio Superiore della Banca d’Italia, attualmente formato da: 4 imprenditori, 2 docenti universitari, 2 avvocati, un presidente emerito della Corte Costituzionale, un editore, un ingegnere, un armatore e un tributarista. L’articolo 43 dello Statuto vieta tassativamente a deputati e senatori di far parte dei consigli di Bankitalia.

Non è difficile ricordare come sia stato difficile per il governo, durante lo scandalo Antonveneta, ottenere le dimissioni dell’allora Governatore della Banca d’Italia Fazio. Né sapere che l’attuale Governatore Mario Draghi, dal 2002 al 2005 è stato vice presidente e responsabile per l’Europa della Goldman Sachs International (quarta banca d’affari nel mondo e fondatrice della Federal Reserve americana); la stessa banca di cui era stato consulente il premier Romano Prodi. Ma la Banca d’Italia non ha solo il compito di vigilare sul sistema creditizio…

Cosa fa la Banca d’Italia

La Banca d’Italia è un istituto privato di diritto privato, secondo quanto previsto dalla legge bancaria del 1936, tuttora in vigore limitatamente ad alcuni articoli. La Cassazione lo ha ribadito il 21 luglio 2006, con la sentenza 16751 a sezioni riunite, dove ha affermato che la Banca d’Italia “non è una società per azioni di diritto privato, bensì un istituto di diritto pubblico secondo l’espressa indicazione dell’articolo 20 del R.D. del 12 marzo 1936 n.375”. la proprietà può quindi essere di soggetti privati, la gestione ha un ruolo pubblicistico, come compiti e poteri. La banca, pertanto, segue regole di funzionamento differenti da quelle di una normale società per azioni, come si evince anche dallo statuto, che assegna ai soci un numero di voti non proporzionale alle azioni possedute (limitando i voti dei soci maggiori).

Come gli enti pubblici, la Banca Centrale persegue fini di pubblica utilità e gode del rapporto di sovraordinazione degli enti statali sui soggetti privati, fra i quali vige invece un rapporto di equiordinazione (secondo il diritto privato). Questo status rende le decisioni dell’istituto vincolanti per le banche, e nel contempo afferma che le attività di vigilanza e la regolazione dell’offerta di moneta avvengono nell’interesse economico generale, che può differire da quello dei soci proprietari.

Lo status giuridico di ente pubblico esclude la possibilità di fallimento della Banca d’Italia e, tramite il suo intervento nei casi di crisi, la possibilità di fallimento delle banche private, garantendo la stabilità dell’intero sistema bancario italiano.

Fino ad oggi, per preservare l’indipendenza dell’istituto dal potere politico, era previsto che le azioni della Banca d’Italia potessero appartenere solo a banche, assicurazioni ed enti pubblici economici (ad esempio l’INPS). Tale situazione è da alcuni considerata un’anomalia foriera di possibili conflitti di interesse, poiché i partecipanti al capitale della Banca comprendono anche le banche sul cui operato la Banca d’Italia è chiamata dalla legge a vigilare. Nella realtà il potere dei partecipanti riguarda l’approvazione del bilancio e la nomina del Consiglio Superiore, al quale vengono solitamente eletti esponenti del mondo dell’economia e dell’industria, ma non rappresentanti delle banche. Il Consiglio Superiore svolge funzioni amministrative, e partecipa solo con ruolo consultivo al processo di nomina del Governatore, che dirige le attività di vigilanza insieme al resto del Direttorio.

(fonte: sito di Bankitalia)

Il compito di Vigilanza di Banca d’Italia

La Banca d’Italia vigila sulle banche, sulle società di gestione del risparmio, sulle società d’investimento a capitale variabile, sulle società d’intermediazione mobiliare, sugli Istituti di moneta elettronica e sugli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui all’art. 107 TUB, avendo riguardo alla sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilità complessiva, all’efficienza e alla competitività del sistema finanziario, all’osservanza della normativa in materia creditizia e finanziaria.

La Banca d’Italia svolge anche compiti di tutela della trasparenza delle condizioni contrattuali delle operazioni bancarie e finanziarie con l’obiettivo di favorire anche il miglioramento, su un piano sostanziale, dei rapporti con la clientela.

A tal fine emana la normativa secondaria che disciplina lo svolgimento dell’attività degli intermediari ed esercita un’azione di controllo sul loro operato per individuare ed eliminare tempestivamente possibili situazioni di debolezza.

I controlli di vigilanza si basano sulla raccolta e sull’esame di documenti e di dati statistici e contabili che i soggetti vigilati inviano alla Banca d’Italia e sulle ispezioni, che consistono in verifiche condotte da dipendenti della Banca d’Italia presso le banche e presso gli altri intermediari finanziari.

Gestione di Albi ed Elenchi di Intermediari Finanziari di cui all’art. 106 TUB e di altri operatori

A seguito della confluenza dell’Ufficio Italiano dei Cambi, dal 1° gennaio 2008 la Banca d’Italia ha assunto la gestione, e le connesse verifiche, degli Albi ed Elenchi relativi ad Intermediari finanziari ex art. 106 TUB e relative sezioni, agli Agenti in attività finanziaria, ai Mediatori creditizi, agli Operatori professionali in oro. Nell’esercizio delle proprie competenze, la Banca d’Italia non ha gli stessi poteri che la legge le attribuisce nei confronti dei soggetti sottoposti alla VIGILANZA. Pertanto, i suoi poteri non si estendono al controllo sull’attività esercitata.

(fonte: sito di Bankitalia)

E inoltre…

Concorre a determinare le decisioni di politica monetaria per l’intera area dell’Euro nel Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea intervenendo anche sul mercato dei cambi. Esercita l’attività di vigilanza sulle banche, sugli intermediari finanziari, sugli Istituti di Moneta Elettronica e, d’intesa con la CONSOB, sugli intermediari non bancari, emanando regolamenti, impartendo istruzioni e assumendo provvedimenti nei confronti degli intermediari finanziari. Supervisiona i mercati monetari e finanziari (in particolare sul MTS – mercato all’ingrosso dei Titoli di Stato – e sul MID – mercato dei fondi interbancari) e i depositari centrali (Monte Titoli per i titoli pubblici e privati diversi dagli strumenti derivati e la Cassa di Compensazione e Garanzia (clearing house), per gli strumenti derivati. Attua, ai sensi dell’articolo 146 del Testo Unico Bancario, la sorveglianza sul sistema dei pagamenti. Partecipa alle attività dei principali organismi finanziari internazionali, tra i quali il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) e la Banca Mondiale. Offre consulenze analitiche e informative sullo stato dell’economia agli organi costituzionali in materia di politica economica e finanziaria, anche attraverso la Relazione annuale del Governatore che si tiene in occasione dell’Assemblea dei Partecipanti al capitale entro il 31 maggio di ogni anno. Inoltre, le filiali della Banca d’Italia svolgono la funzione di Tesoreria Provinciale dello Stato e dal 1999, tramite la Succursale di Roma, anche la funzione di Tesoreria Centrale.

(fonte: sito di Bankitalia)

Oligarchia al potere

L’articolo 1 dello statuto di Bankitalia sancisce che l’istituto non possa sollecitare o accettare istruzioni da altri soggetti pubblici e privati. Quindi la banca, teoricamente dello Stato, non può accettare richieste o suggerimenti da parte dello Stato.

In definitiva quindi, non bastassero i grandi poteri finanziari propri dei grandi padroni di Bankitalia, è ovvio pensare che a muovere davvero i fili della politica finanziaria italiana e sovranazionale siano anche (o soprattutto) altre potenti holding che attraverso società controllate e manovre coinvolgenti gli specifici interessi degli azionisti Bankitalia, entrano in diversi modi nelle logiche delle decisioni economico-politiche globali.

In Europa…

I soci della Banca Centrale Europea (BCE)

Deutsche Bundesbank 23,40%
Banque de France 16,52%
Bank of England 15,98%
Banca d’Italia 14,57%
Banco de Espana 8,78%
De Nederlandsche Bank 4,43%
Banque Nationale de Belgique 2,83%
Sveriges Riksbank 2,66%

Oesterreichische Nationalbank 2,30%
Bank of Greece 2,16%
Banco de Portugal 2,01%
Danmarks Nationalbank 1,72%

Suomen Pankki 1,43%

Central Bank&FinServAuthority Ireland 1,03%
Banque centrale du Luxembourg 0,17%


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