Se questa è pace…


donna-combattente-reutersPer uccidere spendiamo 202 $ a testa

Il neonato del Biafra che sta morendo di fame tra le braccia di sua madre ha speso lo scorso anno 202 dollari per comperare armi. E come lui io, tu e ciascuno dei 6 miliardi e 700 milioni di persone che popolano il nostro pianeta. E’ la terribile media emersa dal rapporto 2008 dello Stockholm International Peace Research Institute, organismo internazionale che da 40 anni svolge ricerche a favore della pace (www.sipri.org).

Mentre i governi dei paesi “civili” imbottivano i telegiornali di termini come guerra necessaria, guerra preventiva, operazioni di polizia internazionale, lotta al terrorismo, ripristino della democrazia violata, difesa dei diritti umani e altre amenità, nel 2007 nel mondo si sono spesi 1.339 miliardi di dollari in armamenti.

Chi ha investito di più? A livello continentale al primo posto l’America con 640 miliardi di $, seguita dall’Europa con 390, poi Asia e Oceania con 219. Si è speso il 6% più del 2006: cifra pari al 2,5% del PIL mondiale.

L’area che negli ultimi 10 anni sta più incrementando l’acquisto di armi è l’Europa orientale con il 162% (in particolare la Russia), seguono il Nord America col 65% di spesa in più, il Medio Oriente col 62% di aumento, l’Asia meridionale col 57%, poi l’Asia orientale col 51% e l’Africa col 51% di incremento. Gli europei nell’ultima decade hanno speso in armi il 6% in più e l’America centrale il 14%.

Metà della spesa mondiale in armamenti è stata fatta dagli Stati Uniti col 45% del valore planetario, pari a 547 miliardi di dollari, seguiti da Gran Bretagna con 59,7, Cina con 58,3, Francia con 53,6, Giappone con 43,6, Germania con 36,9, Russia con 35,4, Arabia Saudita con 33,8, Italia (al 9° posto col 3% del totale mondiale) con 33,1, India 24,2 miliardi di dollari.

Nel 2007 gli Stati Uniti hanno speso in armi come mai in passato, dall’epoca della seconda guerra mondiale.

E ora, sempre dallo stesso rapporto, vediamo quali aziende beneficiano maggiormente (e quanto) della presenza di guerre, rivoluzioni, guerriglie, colpi di Stato. Scopriamo che la nostra Finmeccanica è al nono posto nella produzione di armi del 2006 con vendite per 8.990 milioni di dollari. Nel top dei 10 fornitori mondiali delle guerre figurano: al primo posto l’americana Boeing (30.690 milioni $) davanti alla connazionale Lockeed Martin, all’inglese BAE Systems, alle americane Northrop Grumman, Raytheon e General Dynamics, alla holding franco-tedesco-spagnola EADS European Aeronautic Defence and Space Company, all’americana L-3 Communications. E dietro Finmeccanica ci sono i francesi di Thales.

Tra il 2003 e il 2007 ecco i maggiori fornitori di grandi sistemi di armamento e i loro principali clienti: gli Stati Uniti hanno rifornito soprattutto Corea del sud, Israele, Emirati Arabi Uniti, Grecia; la Russia ha venduto soprattutto a Cina, India, Venezuela e Algeria; la Germania a Turchia, Grecia, Sudafrica e Australia; la Francia a Emirati Arabi Uniti, Grecia, Arabia Saudita e Singapore; la Gran Bretagna a Stati Uniti, Romania, Cile e India.

Nello stesso quinquennio chi ha avuto più fame di armi, accaparrandosi la maggior quota di armamenti sono stati: col 12% del totale la Cina, con l’8% l’India, col 7% gli Emirati Arabi Uniti, col 6% la Grecia e col 5% la Corea del sud.

Sapendo che 800 milioni di persone muoiono di fame nel mondo ogni anno, che 2 miliardi di bambini sono malnutriti e che secondo il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM) l’attuale crisi alimentare può portare per la prima volta alla fame altri 100 milioni di persone a causa dell’aumento dei prezzi, è proprio demagogico chiedersi perché bisogna ostinarsi nelle politiche di armamento e guerra? 

(foto Reuters)

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