Clonazione


230px-neanderthal_childIntanto il mammuth, poi rinascerà anche

l’uomo primitivo

Ci siamo. Il giorno in cui un tg ci mostrerà un neonato dicendo “Questo è il figlio di una coppia vissuta 30.000 anni fa” è vicino. Magari non proprio in questi termini, ma più precisamente la notizia potrebbe essere: “Questo bimbo è nato da una femmina di scimpanzé e porta in sé il Dna di un uomo primitivo vissuto 30.000 anni fa”.

La quasi certezza di questa ipotesi viene dagli Stati Uniti e precisamente dall’Università della Pennsylvania, dove Stephan Shuster e Webb Miller hanno usato i peli di due mammuth lanosi vissuti uno 20.000 e l’altro 60.000 anni or sono, per decifrare la sequenza di 3 miliardi e 300 milioni di basi del Dna del progenitore dell’elefante, il cui genoma era probabilmente composto da 4 miliardi di basi. Ad aver consentito la ricostruzione del 70% del patrimonio genetico del mammuth è stato l’impiego di due nuove macchine codificatrici. Il secondo passo potrebbe essere quello di intervenire su una moderna elefantessa a cui impiantare il patrimonio genetico dell’antico animale, facendola partorire un cucciolotto di mammuth lanoso, al costo di 10 milioni di dollari.

Per arrivare a clonare l’uomo preistorico, al di là di inevitabili freni di carattere morale, forse basterà la stessa cifra. In fondo i geni dello scimpanzé e i nostri sono per il 98% simili.

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