Rappresaglie


sorelle_balousha110 italiani per ogni tedesco ucciso.

200 palestinesi per ogni israeliano ucciso.

Le rappresaglie, quando ci vogliono sono necessarie in guerra, anche se purtroppo sono sempre gli innocenti a pagare. Le rappresaglie, del resto, sono ammesse dagli usi internazionali.

Chi parla, a Mestre al processo del 4 marzo 1947 che lo vide imputato in un tribunale inglese per l’eccidio delle Fosse Ardeatine costato la vita a 335 romani, è il feldmaresciallo Albert Kesserling, comandante delle forze tedesche in Italia, divenuto celebre per l’ordine di fucilare 10 italiani per ogni tedesco ucciso dai partigiani.

La rappresaglia voluta da Kesserling fu la risposta alla strage di via Rasella del 23 marzo 1944, costata la vita (nell’immediato) a 33 soldati tedeschi, 2 passanti e al ferimento di altri 110 militari del terzo Reich (altri 9 morirono in seguito).

L’attentato di via Rasella fu troppo grave perché io, comandante supremo in Italia, non stimassi doverosa la rappresaglia. Avevo altro da fare io, con la mia responsabilità di comandante supremo di un fronte minacciato, e con una città esplosiva come Roma alle spalle, che preoccuparmi delle leggi! Sappiano gli uomini che un comandante supremo non é tenuto a preoccuparsi dei regolamenti.

Quando il procuratore inglese gli chiese quali altre rappresaglie avrebbe potuto adottare anziché giustiziare 335 innocenti, Kesserling presentò tre scenari apocalittici: Avrei potuto ordinare lo sfollamento di Roma per due milioni di persone, o dichiarare decaduto lo status di Città aperta facendo rientrare nella capitale le nostre truppe ed esporre così la cittadinanza ai bombardamenti aerei anglo-americani; avrei potuto infine dare alle fiamme l’intero quartiere di Roma. Ma preferisco sedere qui su questo scanno di imputato, piuttosto che avere nella storia un seggio accanto a quello di Nerone.

La minaccia partigiana- dichiarò al processo il generale Kesserling- venne ad aggravare la situazione disastrosa per il temuto dissolvimento dell’esercito tedesco. Come comandante supremo avevo il diritto e il dovere di oppormi a questa guerriglia insidiosa di fuori legge, con tutti i mezzi di cui disponevo; mezzi, del resto, consentiti dalle usanze internazionali. Io diramai gli ordini ai comandi. Se vi furono eccessi da parte di qualche reparto isolato o di gruppi di singoli soldati, questi sono dovuti allo stato di esasperazione in cui la durissima guerra e le azioni insidiosissime dei partigiani – la cui offensiva veniva quando meno la si attendeva, da dietro una casa, da dietro una siepe – avevano ridotto i miei soldati. Spero che, comunque vada questo processo, i legislatori di tutte le Nazioni fissino, in forma inequivocabile, la disciplina dell’azione partigiana, in modo che non vi siano più dubbi in proposito.

La condanna fu severa, ma l’epilogo grottesco. Condannato a morte, la pena venne commutata in ergastolo, poi in 21 anni, ma nel 1952 Kesserling era già stato scarcerato per un tumore che gli impedì di scontare più di 5 anni di carcere, ma non di divenire capo federale del movimento paramilitare degli Elmetti d’acciaio Stahlhelm, Bund der Frontsoldaten.

Dopo 20 giorni di rappresaglie israeliane nella striscia di Gaza, il bilancio è di 1.000 morti palestinesi. Le vittime israeliane, a partire dai primi missili di Hamas, lanciati contro Israele il 27 dicembre, sono state 5. Il rapporto della rappresaglia, è quindi oggi, di 200 palestinesi per ogni israeliano ucciso. Nella foto del quotidiano inglese Independent, le cinque sorelline colpite nel sonno da un caccia bombardiere F16 israeliano nella loro povera casa dentro il campo profughi di Jabaliya.

Nel 2006 incontrai in conferenza stampa l’allora ambasciatore israeliano Gol Ehud: gli chiesi perché Israele che, tra i due contendenti era il più forte, non dava prova di saggezza facendo per primo un passo indietro. Il cortese ambasciatore perse le staffe: Voi italiani non capite a cosa siamo continuamente sottoposti!… Già, forse noi non possiamo capire.

2 risposte a “Rappresaglie

  1. Cara Marista grazie del tuo sfogo. Penso che la cosa migliore da fare per cambiare le cose, sia parlarne e parlarne il più possibile e dovunque. L’unica cosa che noi cittadini abbiamo è la voce e la forza dei nostri numeri. Il potere solo una cosa teme: perdere il consenso. E il consenso è fatto di numeri, di voci, di persone. Perciò tu che hai il dono di saperti far capire, scrivi queste cose, intervista queste persone, fanne parlare i giornali, le radio, le televisioni. Le coscienze vanno scosse dal torpore. Tanto sappiamo che dura poco perché tutto verrà sommerso da una nuova puntata di questo o quel reality; ma il sasso lanciato lascia sempre un segno nell’acqua. E ogni gesto anche piccolo rende il mondo (magari per poco) diverso da prima. Speriamo migliore. Un abbraccio

  2. Roberto io non mi meraviglio, ti assicuro che il nostro è un Paese che non ama per primi gli Italiani, io e mio marito che si occupa da decenni di utenti dei servizi bancari, abbiamo visto situazioni e cattiverie gratuite, dicono del “sistema bancario”, ma è vero fino ad un certo punto, uomini e donne ne fanno parte, non solo negli alti e aridi livelli superiori, uomini e donne che hanno spinto famiglie in mano aagli usurai e ora li vedo felici possessori dei beni altrui. Pubblici amministratori che si sono fatte circolari interne solo per conculcare surrettiziamente diritti acquisiti dai cittadini, famiglie disperate ne ho viste tante da non saper più che fare, come fare. Siamo un paese imbarbarito, con una concezione malavitosa del potere a partire dall’usciere a finire in alto al papavero politico con due macchine di scorta e la luce elettrica pagata da noi. Gli extracomunitari, anche lì figli e figliastri, e sai come va a finire? che come sembpre, si toglierà ai povetri che ci sono e tanti, per dare ai più immeritevoli degli extracomun itari , perchè scusa lo sfogo, ma siamo in pessime mani, e non con uno o altro governo, ma col sistema di potere che ci sgoverna, dai servizi sociali, agli uffici, alle burocrazie, agli ospedali che te li raccomando.. una fogna in cui più poveri ci sono e meglio il malaffare ingrassa, non si tratta di bontà.. la bontà qui serve da paravento viene esibita, urlata, mostrata per nascondere il lordume.
    Scusa lo sfogo, ma torno da una telefonata con un ex usurato e derubato, sono mareggiata

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