Benigni a Sanremo


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L’omosessualità secondo Benigni

conquista Sanremo

Un grandissimo Roberto Benigni per 30 minuti ha imposto l’attenzione alla platea di Sanremo nella prima serata del festival. Andando a braccio, come sempre, sulla più stretta attualità politica e sempre con la promessa di non cadere nella banalità di parlare di Berlusconi: dalle dimissioni di Veltroni al lodo Alfano, da Mastella “Un generoso che ha permesso a tutti i successori alla Giustizia di fare per forza meglio di lui” alla riforma della giustizia che darà la sicurezza della pena: “Ma è la sicurezza della cena che vogliono gli italiani!”. Poi la proposta: “Silvio, ti propongo di fare come Mina che è diventata un mito… sparita dalle scene, non si fa più vedere da anni e per questo è diventata un mito. Tu potresti sparire, ma non in Svizzera, più lontano su un’isola magari in Nuova Zelanda assieme ad Apicella; ogni tanto scrivete una canzone e ce la mandate… Così poi ti cercano su Chi l’ha visto: un metro e 70 (uno e 50 secondo la Questura) belloccio… almeno ti ricordo così se nel frattempo non hai cambiato la Costituzione… Silvio tu devi veramente sparire!”. Ma è negli ultimi dieci minuti che Benigni ha tirato fuori la sua vena di grande umanità, quella che sa toccare il cuore e il cervello di tutti. Ha parlato di omosessuali. “Non è un peccato. Il vero peccato è la stupidità. Gli omosessuali ci hanno dato dei doni enormi. Gli omosessuali sono stati incarcerati, torturati, uccisi nei lager perché amavano una persona: lasciamo stare di che sesso, quella è una faccenda loro. Amavano- una- persona. Che penseremmo noi eterosessuali se quando ci innamoriamo perdutamente venissimo presi incarcerati torturati e mandati a morte per questo?”. E ha chiuso recitando l’ultima lettera che a fine Ottocento Oscar Wilde scrisse da un carcere inglese dov’era rinchiuso per aver amato una persona del suo stesso sesso, al suo giovane amore. Lettera che si chiudeva con l’invito a fuggire in Italia: “… Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, mi giunge attraverso le sbarre della prigione e mi conforta… Il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Il nostro amore è sempre stato nobile e bello e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia è perché la natura di quell’amore non è stata compresa”. Molti del pubblico si sono alzati in piedi, e alla ripresa dopo la pubblicità, Paolo Bonolis ha sottolineato che persone come Benigni, visibilmente commosso a fine monologo, lo fanno sentire fiero di essere italiano.

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