Naufraghi


politica-immigrazionePing pong umanitario… con morto

Non li soccorrono i maltesi, non li soccorrono gli italiani che li osservano da una nave da guerra ferma a poca distanza, e intanto tra i 144 naufraghi africani presi a bordo dal cargo turco Pinar, ci sono il cadavere di una diciottenne incinta e alcuni malati di varicella. La ragazza morta resta per 5 giorni (dal 16 al 20 aprile) sul ponte del mercantile. La situazione viene sbloccata dalla stampa italiana e tedesca. Con un gommone i giornalisti Luigi Pelazza delle Iene, Karl Hoffman di una tv tedesca e Francesco Viviano di Repubblica, avvicinandosi il 19 aprile alla nave bloccata al largo di Lampedusa “muovono le acque” al punto che durante le loro interviste arriva un elicottero italiano con tre medici per i primi soccorsi. E mentre i governi italiano e maltese si scambiano accuse e la Chiesa argentina e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati lanciano appelli perché qualcuno soccorra i naufraghi, per il ministro degli Interni Maroni la situazione a bordo è sotto controllo: nonostante quel cadavere sia “in bella vista” da 5 giorni e 37 poveracci versino in gravi condizioni. Una brutta figura per tutti: soprattutto per i maltesi che si nascondono dietro un accordo (per il salvataggio dei clandestini) da loro mai siglato. In questa vicenda l’unico esempio positivo viene dall’equipaggio turco: il secondo di bordo si era tuffato in mare per raggiungere la ragazza annegata e il comandante Asyk Tuygun aveva deciso di soccorrere uomini e donne alla deriva sul barcone nel mar di Sicilia, dando il buon esempio a due Stati civili come Italia e Malta: perché quelle in acqua, prima di essere scomodi clandestini, erano 144 vite umane. Come racconta nel suo articolo Francesco Viviano, lasciando la nave gli immigrati hanno salutato il comandante chiamandolo “il loro dio”: non solo per averli salvati da morte certa, ma anche per la pazienza dimostrata e per il fastidio che ha dovuto subire dalle autorità dei due paesi che si sono contesi quei naufraghi. Il comandante che ha fatto un gesto umano ha avuto tutti contro: soprattutto l’armatore a cui il blocco del cargo ha fatto perdere tanti soldi. Rischio di perdere il posto – ha detto Asyk Tuygun ma rifarei tutto. Il solo rammarico è di non essere riuscito a salvare quella ragazza che non ha potuto aggrapparsi alla fune. E per risolvere finalmente il problema (a chi spettano i salvataggi in quella zona di mare, a Italia o a Malta?) i ministri degli interni dei due paesi e il commissario europeo Jacques Barrot si sono trovati il 23 aprile. A cena. (vignetta di Mirco Maselli)

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