Energie alternative


Un’isola dove prendere il sole

non significa abbronzarsi

Perché affannarsi per il ritorno al nucleare in Italia? Invece delle scorie radioattive da smaltire e del rischio di incidenti (vedi elenco alla fine) non si può pensare qualche soluzione più pulita? Per esempio utilizzando l’energia del sole che non presenta pericoli. Si può. Dal sito www.ecoblog.it apprendiamo che Ras al Khaimah (uno dei 7 Emirati Arabi Uniti del Golfo Persico) attraverso il finanziamento degli studi del Centre Suisse d’Electronique et Microtechnique, ha avviato la costruzione di un impianto prototipo di celle solari nel deserto. Se il risultato sarà soddisfacente, il diametro verrà portato dagli attuali 100 metri a un chilometro e la struttura sarà installata in mare aperto per produrre quasi quanto la più grande centrale nucleare svizzera. In pratica si costruirà un’isola fluttuante grande poco più di due volte il Maracanà (lo stadio di Rio de Janeiro, più grande al mondo).

L’attuale progetto mira a generare nel deserto 190 Megawatt di corrente elettrica al costo di 11 centesimi di euro per KW/h. Ma l’obiettivo è costruire nell’oceano vere e proprie isole fotovoltaiche, fatte di una serie di membrane plastiche fluttuanti su cui poggiare specchi che catturano l’energia solare, facendo evaporare il liquido per azionare la turbina e produrre energia.

Se si pensa che la più potente delle 4 centrali nucleari svizzere sviluppa una potenza di 1.220 Megawatt e nel 2006 ha generato 9.367 GWh di energia elettrica (9 miliardi di chilowattora), l’isola solare con un diametro di mille metri di pannelli raggiungerebbe una potenza di 1.900 Megawatt producendo in un anno circa 15.000 GWh (15 miliardi di chilowattora). Se la centrale svizzera di Gösgen con i suoi 8 miliardi di KW/h annui risponde al fabbisogno elettrico del 13% del Paese, un’isola solare da 15 miliardi di KW/h annui, da sola rifornirebbe di corrente un quarto della Svizzera. Pensando all’Italia, per coprire il fabbisogno nazionale (pari a 360 miliardi di KW/h annui nel 2007) servirebbero 24 di queste isole galleggianti.

Certo vanno superati problemi pratici come le onde, il traffico marittimo, i costi; ma si considerino soprattutto i minori impatti ambientali di tali installazioni e il fatto che per incamerare energia è sufficiente il sole… E poi mica ci sono solo i mari dove collocare queste isole. Se lo stadio Maracanà riesce a stare (vedi foto) dentro una città densamente popolata come Rio (15 milioni di abitanti), non si vede perché una piattaforma grande il doppio (ma molto più utile) non dovrebbe essere a maggior ragione ospitata da qualche parte. Magari al posto dei progettati reattori nucleari italiani.

Viene da chiedersi perché questa bella idea è venuta a degli scienziati di un paese che non ha nemmeno il mare e viene finanziata da un paese di soli 250.000 abitanti, poco più grande della provincia di Milano. http://www.facebook.com/group.php?gid=73466464860#/group.php?gid=73466464860maracana-rio

I principali incidenti nucleari

Le centrali nucleari sono sicure? Certamente. Però questo è l’elenco degli incidenti che hanno causato contaminazioni radioattive, tumori e morti. Sono 47 di cui si è avuta notizia, verificatisi in 50 anni nelle sole centrali nucleari (esclusi depositi, ordigni, bombardieri e sommergibili atomici). 12 avvenuti in Giappone, 9 in Russia, 6 negli Stati Uniti e in Germania, 3 in Ucraina, Francia e Gran Bretagna, 1 in Bulgaria, Corea del Sud, Danimarca, Ungheria, Svezia e Italia (anche se non più dotata di centrali atomiche).

7 ottobre 1957 Sellafield (Gran Bretagna). Incendio nel nocciolo di un reattore a gas-grafite (GCR), un’imponente nube radioattiva di xenon, iodio, cesio e polonio attraversa tutta l’Europa. 300 morti ufficiali.

3 gennaio 1961 – Idaho Falls (USA). Muoiono 3 tecnici.

17 ottobre 1969 – San Laurent (Francia). Per un errore nelle procedure parziale fusione in un reattore nucleare raffreddato a gas.

1974 – Mar Caspio (Unione Sovietica). Esplosione in un impianto atomico sovietico a Shevchenko.

Inverno 1974/75 – Leningrado (URSS). Serie di incidenti alla centrale nucleare. 3 morti accertati.
7 dicembre 1975 – Lubmin (Repubblica Democratica Tedesca). Un cortocircuito nell’impianto della centrale di Lubmin provoca una parziale fusione del nucleo del reattore.

28 marzo 1979 – Three Mile Island (Harrisburgh, Usa). Il surriscaldamento di un reattore, a seguito della rottura di una pompa nell’impianto di raffreddamento, provoca la parziale fusione del nucleo rilasciando in atmosfera gas radioattivi pari a 15mila terabequerel (TBq). 3.500 persone evacuate.

7 agosto 1979 – Tennessee (USA). La fuoriuscita di uranio arricchito da un’installazione nucleare segreta contamina oltre 1.000 persone. La popolazione presenta valori di radioattività fino a 5 volte superiori alla norma.

Agosto 1979 – Erwin (USA). Oltre 1.000 contaminati a seguito di una fuga radioattiva in un centro di ricerca nucleare, fino ad allora rimasto segreto.

Marzo 1981 – Tsuruga (Giappone). 280 contaminati da una fuga di residui radioattivi dalla centrale nucleare. Si ammalano altri 45 operai esposti a radioattività nel corso delle riparazioni.
6 gennaio 1986 – Oklahoma (USA). Un operaio muore e 100 restano contaminati a seguito di un incidente nella centrale atomica.

26 aprile 1986 – Cernobyl (Ucraina). L’incidente nucleare in assoluto più grave della storia. Il surriscaldamento provoca la fusione del nucleo del reattore e l’esplosione del vapore radioattivo, che in una nube disperde in tutta Europa un miliardo di miliardi di Bequerel. Centinaia di migliaia di persone, soprattutto nella vicina Bielorussia sono costrette a lasciare i territori contaminati. L’intera Europa viene esposta alla nube radioattiva e per milioni di cittadini europei aumenta il rischio di contrarre tumori e leucemia. A tutt’oggi non esistono dati ufficiali e definitivi sui decessi ricollegabili alla tragedia.

Febbraio 1991 – Mihama (Giappone). La centrale riversa in mare 20 tonnellate di acqua altamente radioattiva.

24 marzo 1992 – San Pietroburgo (Russia). La perdita di pressione nell’impianto di Sosnovy Bor disperde in atmosfera iodio e gas radioattivi.

Novembre 1992 – Forbach (Francia). Incidente nucleare causa la contaminazione radioattiva di 3 operai.

13 febbraio 1993 – Sellafield (Gran Bretagna). Fuga radioattiva nell’impianto di riprocessamento con densità massima di radionuclidi dello iodio superata di oltre tre volte.

17 febbraio 1993 – Barsebaeck (Danimarca). Fuoriuscita accidentale di vapore radioattivo da uno dei reattori della centrale.

Aprile 1993 – Siberia (Russia). Un incendio nel complesso chimico di Tomsk-7 colpisce un serbatoio di uranio. 1.000 ettari di terreno contaminati e nube radioattiva.

23 marzo 1994 – Biblis (Germania). Falla nel circuito primario di un reattore della centrale nucleare: fuoriuscita di liquido altamente contaminato.

28 giugno 1994 – Petropavlosk (Russia). Fuga di materiale radioattivo nella baia di Seldevaia per la rottura di un deposito.

Novembre 1995 – Cernobyl (Ucraina). Un’avaria al sistema di raffreddamento del reattore n.1 causa un incidente con dispersione di radioattività e contaminazione degli operai impegnati nella manutenzione.
8 dicembre 1995 – Monju (Giappone). Due tonnellate di sodio liquido e altro materiale radioattivo fuoriescono dal reattore nucleare prototipo a neutroni veloci FBR, per il malfunzionamento del sistema di raffreddamento.

Febbraio 1996 – Dimitrovgrad (Federazione Russa). Un addetto causa la rottura della valvola di sicurezza di uno dei reattori del centro di ricerche atomiche. Fuoriesce una nube radioattiva contenente soprattutto radionuclidi di manganese.

Marzo 1997 – Tokaimura (Giappone). Incendio e esplosione nel reattore dell’impianto di ritrattamento nucleare. Contaminati 35 operai.

Giugno 1997 – Arzamas (Russia). Un incidente nel centro ricerche porta i materiali radioattivi sviluppa una nube radioattiva e muore il responsabile dell’esperimento.

Luglio 1997 – La Hague (Francia). Il comune di Amburgo denuncia presenza di radioattività nell’acqua scaricata nella Manica dall’impianto di trattamento francese di La Hague. La Francia smentisce, ma il presidente della Commissione di controllo si dimette.

Settembre 1997 – Urali (Russia). Sugli Urali si scontrano un trattore e un camion che trasporta isotopi radioattivi. Da due container fuoriesce liquido pericoloso contenente iridio 192 e cobalto 60. Nell’area la radioattività sviluppata è 25 volte superiore al limite consentito.
30 settembre 1999 – Tokaimura (Giappone). In una fabbrica di combustibile nucleare due operai trattano materiali radioattivi con contenitori inadatti e si innesca un’incontrollata reazione a catena. 3 morti all’istante, 439 persone (di cui 119 in modo grave) vengono esposte alle radiazioni. 600 i ricoverati, evacuate 320.000 persone.

4 ottobre 1999 – Wolsong (Corea del Sud). Una fuoriuscita di acqua pesante durante lavori di manutenzione della centrale causa l’esposizione alle radiazioni di 22 operai.

5 ottobre 1999 – Loviisa (Finlandia). Si segnala una perdita di idrogeno nella centrale nucleare.
8 ottobre 1999 – Rokkasho (Giappone). Piccola quantità di materiale radioattivo fuoriesce da un deposito di scorie: provengono da due fusti arrivati dalla centrale nucleare di Ekushima.
20 ottobre 1999 – Superphenix (Francia). Incidente tecnico ritarda lo smantellamento del reattore a neutroni rapidi Superphenix di Creys-Malville (Isere), nel Sud-Ovest della Francia.

13 dicembre 1999 – Zaporozhe (Ucraina). Uno dei sei reattori nucleari della centrale viene fermato per malfunzionamento di un segnalatore di eccessiva pressione. centrale-nucleare1

5 gennaio 2000 – Blayais (Francia). Una tempesta provoca un incidente alla centrale e due dei quattro reattori vengono fermati. L’acqua invade alcuni locali della centrale: danneggiati pompe e circuiti importanti.

27 gennaio 2000 – Giappone. Un incidente a un’installazione per il riprocessamento dell’uranio provoca livelli di radiazione 15 volte superiori alla norma in un raggio di 2 km. Almeno 21 persone sono state esposte a radiazioni.

15 febbraio 2000 – Indian Point (USA). Mezzo metro cubo di gas radioattivo fuoriesce dal reattore Indian Point 2 vicino a Buchanan a 70 chilometri da New York. Centrale chiusa e stato di allerta.

10 aprile 2003 – Paks (Ungheria). L’unità 2 dell’unica centrale nucleare ungherese (a 115 kmda Budapest) si surriscalda e 30 barre di combustibile altamente radioattive si distruggono. Un complesso intervento di raffreddamento scongiura il pericolo di un’esplosione nucleare.

9 agosto 2004 – Mihama (Giappone). Nel reattore numero 3 nell’impianto che dista 350 km da Tokyo, una falla provoca la fuoriuscita di vapore ad alta pressione che raggiunge i 270 gradi. Muoiono 4 operai. Altri 7 sono in fin di vita. Per il Giappone è l’incidente nucleare civile più grave. La centrale viene chiusa.

9 agosto 2004 – Shimane (Giappone). Scoppia un incendio nel settore di smaltimento delle scorie in una centrale.

9 agosto 2004 – Ekushima-Daini (Giappone). L’impianto viene fermato per una perdita d’acqua dal generatore.

Aprile 2005 – Sellafield (Gran Bretagna). Con grave ritardo viene denunciata la fuoriuscita di oltre 83.000 litri di liquido radioattivo durata 10 mesi, a causa di una crepa nelle condotte e per errori tecnici.

Maggio 2006 – Laboratori Enea di Casaccia (Italia). Fuoriuscita di plutonio contamina 6 addetti allo smantellamento degli impianti. Notizia tenuta nascosta per 4 mesi.

Maggio 2006 – Mihama (Giappone). Fuga di 400 litri di acqua radioattiva nella ex centrale nucleare di Mihama.

26 luglio 2006 – Oskarshamn (Svezia). Corto circuito nell’impianto elettrico della centrale a 250 km da Stoccolma. Si decide di testare tutte le centrali nucleari del Paese e quella di Forsmark viene spenta.

7 ottobre 2006 – Kozlodui (Bulgaria). Segnalato un livello di radioattività 20 volte superiore ai limiti consentiti. Le verifiche evidenziano una falla in una tubazione ad alta pressione nella centrale vicino al Danubio.

28 giugno 2007 – Kruemmel (Germania). Incendio nella centrale vicino ad Amburgo. Le fiamme minacciano il reattore e si ferma l’impianto. Avarie, pochi mesi dopo, anche nelle centrali di Forsmark, Ringhals e Brunsbuttel. Il rapporto 2006 del Ministero federale dell’Ambiente, dice che l’impianto di Kruemmel è il più soggetto a piccoli incidenti tra le 17 centrali tedesche. I piani di uscita dal nucleare fissati in una legge del 2002, prevede che questo reattore venga spento entro il 2015.
16 luglio 2007 – Kashiwazaki (Giappone). La più grande del mondo che fornisce elettricità a 20 milioni di abitanti, viene chiusa per i danni provocati dal terremoto. L’Agenzia di controllo delle attività nucleari giapponesi ammette una serie di fughe radioattive dall’impianto, ma parla di iodio fuoriuscito dal una valvola di scarico. Il direttore generale dell’AIEA, Mohammed El Baradei, dice che il sisma: “E’ stato più forte di quello per cui la centrale era stata progettata”. Il terremoto provoca un grosso incendio in un trasformatore elettrico, la fuoriuscita di 1.200 litri di acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti. Si teme che la faglia sismica attiva passi proprio sotto la centrale.

Ma basta anche molto meno per sfiorare una tragedia, come nel settembre 1995 quando a Kola (Russia) l’energia elettrica della centrale di Kola fu staccata per morosità. Senza corrente andarono fuori uso i sistemi di raffreddamento.

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