Un principesco belcanto


Principe e Pupo a Sanremo

L’Italia è un paese di poeti, santi, navigatori: ma anche di cantanti. Quindi un posto al Festival di Sanremo non si nega a nessuno, men che meno a un principe di Casa Savoia. Certo, Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto, proprio italiano non è dal momento che è nato a Ginevra 37 anni fa: in ogni caso da cantante sarà sul palco dell’Ariston nella 60^ edizione del festival della canzone italiana in trio assieme al più collaudato Pupo e al tenore Luca Canonici. Ne sentivamo l’esigenza? Ai posteri l’ardua sentenza.

Il nobile, che nel suo chilometrico nome di battesimo tradisce le simpatie di babbo Vittorio Emanuele e di mamma Marina Ricolfi Doria per lo scià di Persia e per il principe ereditario (Reza e Ciro Pahlavi), da quando nel 2002 è entrato ufficialmente in Italia dal forzato esilio svizzero, non sa proprio resistere al fascino delle lucine rosse delle telecamere. Fin dal 1995 presenziò come ospite fisso dall’estero alla trasmissione Rai Quelli che il calcio; nel 2002 si fece prendere in giro dallo spot di una marca di sottaceti; nel 2008 eccolo su Canale 5 giurato de Il ballo delle debuttanti; nel 2009 ballerino su Rai Uno a Ballando con le stelle e lo stesso anno candidato Udc alle elezioni europee.

Ma se le ormai innegabili doti di intervistato, di attore, ballerino e politico le abbiamo già ampiamente sperimentate, per questo consulente finanziario svizzero dal cognome impegnativo il talento canoro ancora non lo avevamo nemmeno sospettato.

Sarà quindi il caso di incollarsi al televisore per la favoleggiante maratona 2010 targata Antonella Clerici, così da non perdere la principesca attesissima versione della canzone Italia amore mio che eleverà il rampollo del nobil casato all’olimpo del belcanto italico. Così poi forse nella collezione autunno-inverno 2010 dei capi Heritage italiano- Principe d’Italia di cui Emanuele Filiberto è ispiratore, oltre agli stemmi dell’aquila della Regia Marina Italiana, allo scudo reale della Cavalleria di Pinerolo e agli stemmi delle ex colonie d’Africa, il principe potrà piazzare anche i certamente più conosciuti fiori di Sanremo. Sarebbe forse, repubblicanamente parlando, più opportuno.

Come accoglieranno critica e pubblico la prossime performance di E.F.? Ho il sospetto che avranno lo stesso atteggiamento che nel 2007 colse la Presidenza della Repubblica quando il principino e suo padre chiesero allo Stato italiano di risarcirli con 260 milioni di euro e con la restituzione dei beni confiscati alla famiglia Savoia dopo la fuga del re e la fine della monarchia. Da Roma la risposta fu più o meno: i danni dovete pagarli voi all’Italia! Comunque vada, l’italiano ha la memoria corta e perdona tutto. E poi un festival non è una ragion di Stato. (nella foto Emanuele Filiberto di Savoia, avo seicentesco del “nostro”)

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