Craxi Bettino, l’eroe


Piazza Arsenio Lupin, una proposta sensata

Che parenti e amici siano attaccati al ricordo di chi hanno amato, è sacrosanto; spacciare per statista chi dello Stato ha fatto un uso distorto e pretendere di “santificare” la figura di un politico che si è arricchito usando i soldi della gente che avrebbe dovuto invece servire, questo no, altrimenti le giovani generazioni cresceranno orfane del senso della giustizia. Per questo la proposta di intitolare una via di Milano a Bettino Craxi non solo non deve passare sotto silenzio, ma è una grave spia di qualcosa che non funziona, giacchè non dovrebbe neanche essere valutata da chi riveste un ruolo pubblico. Che sia un fatto di demenza senile di certa classe politica? Meglio pensare questo piuttosto che sospettare che l’indulgenza verso chi ruba sia una malattia endemica della nostra società.

Bettino Craxi è stato sì un premier di peso, al punto da sfiorare la crisi diplomatica con gli Stati Uniti col caso di Abu Abbas a Sigonella; ma possono i meriti politici cancellare dalla nostra memoria, assolvendo lui e la classe politica corrotta, i reati per i quali è stato condannato in via definitiva? E’ giusto che qualsiasi storia italica finisca sempre a “tarallucci e vino” passando un colpo di spugna, in questo caso, sui personali arricchimenti di un politico, fatti sottraendo denaro a noi tutti?

I fatti. Nel 2000 Craxi ha finito i suoi giorni in Tunisia: ai suoi amici piace chiamarlo esule (come Napoleone) e ricordarlo martire, ma per la giustizia italiana e per la Corte Europea per i diritti dell’uomo, si è trattato di un latitante colpito da due condanne passate in giudicato per corruzione (5 anni e 5 mesi per le tangenti Eni- Sai) e per le tangenti della metropolitana di Milano (4 anni e 6 mesi). Craxi aveva subito una condanna in primo grado per 21 miliardi di lire di finanziamento illecito (All Iberian), reato poi caduto in prescrizione; e altre 3 condanne in appello per la maxitangente Enimont (avrebbe incassato 8 miliardi di lire da Ferruzzi e Gardini); a 5 anni e mezzo lo condannarono per le tangenti Enel; a 5 anni e 9 mesi per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, che a Craxi fruttò una grossa tangente (sul “conto protezione”) grazie agli intermediari  Licio Gelli e Roberto Calvi. Aveva inoltre pendenti tre rinvii a giudizio per l’evasione fiscale sui ricavati delle tangenti per le tre autostrade Milano-Serravalle, Milano-Genova e l’Autostrada del Mare; e ancora un procedimento penale per le tangenti sulla cooperazione nel terzo mondo. Per evitare questi processi e il rischio della galera, il politico milanese che in Parlamento accusò con forza la magistratura chiamando in causa come correo l’intero mondo politico italiano, fuggì nella residenza che in Tunisia lo metteva a riparo dalla giustizia italiana. E da Hammamet, anzichè un mea culpa, continuò a lanciare all’Italia “ostile e ingrata”, i suoi attacchi. Eppure le prove della sua colpevolezza furono trovate, i suoi personali conti cifrati in Svizzera, nel Lichtenstein, nei Caraibi e ad Hong Kong sono saltati fuori: un passaggio di denaro illecito di almeno 150 miliardi di lire. Tangenti queste frutto di rigonfiamento dei conti, ossia di soldi pubblici (le nostre tasse) usati per foraggiare partiti e uomini di potere; in questo caso lui stesso.

Si è accertato che Craxi aveva molti prestanome che per lui incassavano e facevano fruttare fondi e conti illeciti. La sentenza All Iberian, confermata in Cassazione, descrive Craxi come “Incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti, destinati alla raccolta delle somme versategli a titolo di illecito finanziamento, quale deputato e segretario esponente del PSI. La gestione di tali conti non confluiva in quella amministrativa ordinaria del PSI, ma veniva trattata separatamente dall’imputato, ossia da Craxi, tramite i suoi fiduciari”.

Tra le tangenti più significative c’è quella di Berlusconi, che da Craxi premier ottenne importanti favori per le sue tv. Soltanto nel 1998 la Cassazione sequestrò conservativamente a Bettino Craxi beni per 54 miliardi di lire, ma solo sulla carta perchè fu fatto sparire tutto. Tracce degli investimenti effettuati provano l’acquisto di un appartamento a New York ed alcune operazioni immobiliari in Val d’Aosta, a Madonna di Campiglio e a Milano. Si sa anche che per garantire successo alla televisione privata di cui la sua amante era direttrice generale, Craxi elargiva alla tv romana 100 milioni di lire al mese, a cui si sommarono 4 miliardi versati dai collaboratori che maneggiavano i suoi fondi occulti. Alla stessa donna il premier comperò un appartamento e un hotel nella capitale assicurandole pure (sempre finanziati dagli ignari contribuenti) domestici, autista e segretaria personale.

Smascherare questi reati commessi quando Craxi era segretario del Partito Socialista Italiano (poi è stato presidente del Consiglio) non basta oggi a dipingerlo come un non proprio alto esempio di specchiata onestà. La controinformazione che ha trasformato il pool di Mani Pulite in un malvagio strumento di giustizialismo politico e nel peggior nemico della società italiana, può avere presa sulle generazioni che quegli anni non li hanno vissuti e su quanti non sanno staccare la bocca dalle gonfie mammelle del potere; ma gli altri hanno il dovere di non lasciare che tutto passi. A questo punto si potrebbe proporre di intitolare una piazza ad Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo. Lui, almeno, prendeva solo ai più ricchi, non a tutti i contribuenti.

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2 risposte a “Craxi Bettino, l’eroe

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