Ustica, tra dolore e cinismo


Ustica, dopo 30 anni di menzogne, è tempo di cinismo

Venerdì 27 giugno 1980 il Dc9 Itavia partito con 2 ore di ritardo da Bologna alle 20,30 e atteso a Palermo, viene fermato in volo sul cielo di Ustica e precipita nel Tirreno. Quel volo viene interrotto da un’azione militare attuata in territorio italiano in tempo di pace contro un obiettivo civile, mezz’ora dopo la partenza del velivolo. Ma ci sono voluti 30 anni per non sapere una verità che risulta evidente alle persone di buon senso e al giudice Rosario Priore che concluse il processo nel 1999 con una sentenza riassumibile in questa sua frase: L’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti.

Non bastasse il giudizio del giudice, suffragato dalle perizie e dagli innumerevoli depistaggi oltre che dalle morti sospette di una dozzina di testimoni, ci sono le affermazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e, nella trasmissione del 27 giugno 2010 in onda speciale su La 7, dell’ex ministro Gianni De Michelis. Per capire il ruolo delle istituzioni italiane, non solo dell’Aeronautica Militare che sempre ha ostacolato in tutti i modi l’inchiesta, basta ricordare che la Presidenza del Consiglio e l’allora ministro della Difesa invece di adoperarsi per far chiarezza sui fatti, si costituirono parte civile per contestare l’accusa di alto tradimento; la Cassazione però diede torto ai vertici dello Stato, ritenendo che essi non avessero potuto non sapere ciò che era accaduto sotto gli occhi elettronici di diversi radar militari e civili, il cui compito è appunto quello di assicurare la sicurezza dei voli.

Nella trasmissione su La 7 De Michelis ha difeso la “ragion di Stato”, parlando di una guerra sporca in atto tra Est e Ovest, e del fatto che solo gli storici, quando gli archivi segreti saranno aperti, potranno raccontare la verità. De Michelis ha in sostanza difeso le ragioni di opportunità politica internazionale, lasciando intendere che il volo civile si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, mentre era in corso un’azione di guerra. Con grande cinismo il politico veneziano ha ribadito il concetto di giustezza di interventi violenti contro “il nemico”, lasciando intendere l’ovvietà di una totale omertà da parte dei governi “amici”. Che Palazzo Chigi sapesse lo confermò Francesco Cossiga nel 2007 dichiarando che i servizi segreti raccontarono la dinamica dei fatti a lui e all’allora ministro degli Interni Nicolò Amato.

Interpellato in trasmissione lo stratega americano Edward Luttwak, ha fino alla fine difeso la tesi dell’incidente aereo o della bomba, invitando i “giovani magistrati italiani” a richiedere le carte alla Marina Militare Usa perché i segreti di Stato da loro decadono dopo 30 anni; e ha anche più volte accusato i magistrati italiani di inadeguatezza e incapacità di indagare.

Cossiga che nel 1980 era presidente del Consiglio, in una dichiarazione del 24 maggio 2010, aveva dato la sua versione della strage: sotto il Dc9 volava un aereo della Marina militare francese; lo faceva per impedire alla scorta del suo bersaglio libico (l’aereo che avrebbe dovuto trasportare il presidente Gheddafi) di vederlo nel radar. Dall’aereo francese sarebbe partito un missile non ad impatto, che però invece di centrare l’aereo di Gheddafi, esplose vicino al Dc9 Itavia facendolo precipitare. Lo stesso Gheddafi all’indomani della strage dichiarò che quei morti erano stati un errore perché il bersaglio era lui, che essendo stato avvisato dai servizi segreti italiani del piano francese non si sarebbe messo in viaggio.

In tutta questa grave vicenda restano i parenti di 81 innocenti, (11 i bambini) di metà dei quali non è rimasto neanche un brandello di carne su cui piangere. Rappresentati dalla senatrice Daria Bonfietti, i parenti delle vittime si sono sentiti irridere in trasmissione dal cinismo di Luttwak che ha definito l’ostinata ricerca di verità contro le tesi ufficiali degli Stati con il neologismo “usticare”. Abbiamo visto un buon esempio di televisione- specchio di questi tempi barbari: con due bravi giornalisti Luisella Costamagna e Luca Telese giustamente indignati, due evidenti esempi del potere che si avvita su se stesso e una voce libera che, finito il tempo delle sue lacrime personali, chiede con forza piazza pulita di ipocrisie e menzogne. Almeno da parte dello Stato italiano che dovrebbe avere come primo obiettivo la difesa della vita dei suoi cittadini.

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2 risposte a “Ustica, tra dolore e cinismo

  1. A Luttwak non hanno ancora chiarito che è finita la guerra fredda. E che la magistratura italiana è (o dovrebbe) essere un ente indipendente dalla politica.
    Veramente vergognoso
    Aldo

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