Il discorso di Fini a Mirabello


Il Pdl non c’è più

Il Popolo delle libertà non c’è più. Attualmente c’è il “partito del predellino”. Forza Italia si è allargata con qualche colonnello o capitano di Alleanza nazionale che ha solo cambiato generale e che è pronto a cambiarlo ancora quando ne avesse la necessità. Soltanto nello Stalinismo si poteva essere messi alla porta senza contraddittorio, come avvenuto per noi all’interno del Pdl. Che cosa accadrà ora? Se lo è chiesto Gianfranco Fini, leader del nuovo movimento Futuro e Libertà, intervenuto oggi sul palco a  Mirabello (Fe) davanti ai suoi fedelissimi, accusando il Pdl di averlo cacciato. Questi alcuni stralci del suo discorso.

Futuro e Libertà non rientra nel Popolo delle libertà, cioè in ciò che non c’è più: si va avanti con le  nostre idee, il nostro impegno, non ci ritiriamo in convento nè andiamo raminghi in attesa del perdono. I nostri parlamentari non possono essere trattati come clienti della Standa che ottengono il premio fedeltà, chi è qui vuol far politica e non cerca la candidatura.

Con il “metodo Boffo” ci si vuole intimidire usando quella stampa che dovrebbe essere il biglietto da visita dal Partito dell’amore. Propagande paranoiche e patetiche, fatte da chi non si rende conto del disprezzo che li circonda. Sarà la magistratura a chiarire quante calunnie e volgarità sono state dette, con atteggiamento infame rivolto non a me, ma alla mia famiglia.

Si va avanti per far rinascere il Popolo delle libertà evitando che il governo commetta gravi errori. Si tolgano dalla testa se pensano il contrario: si va avanti senza cambi di campo o ribaltoni. Vogliamo onorare fino in fondo il patto sottoscritto con gli elettori. Quando il premier tra qualche settimana si presenterà in Parlamento a presentare il programma (riforma giustizia, federalismo fiscale, Mezzogiorno, riduzione tasse, sicurezza) i nostri capigruppo parleranno senza distinzioni tra falchi e colombe: non siamo appassionati di ornitologia, ma di dibattito politico. Sosterremo lealmente quei 5 punti, ma chiederemo con spirito costruttivo di discutere di come tradurre in realtà quel programma.

E’ avventurismo politico minacciare le elezioni credendo di intimidirci. Berlusconi ha ben chiaro che quando si ottiene una così ampia fiducia come la sua, il primo dovere non è di liquidare chi gli è poco simpatico, ma di governare.

La Padania non esiste

Bossi è certamente un leader popolare, nel senso che capisce gli umori della gente. Solo chi non conosce la storia, oltre che la geografia, può pensare che la Padania esista per davvero. Ma Bossi ha capito bene che il federalismo di cui ha parlato per primo tanti anni fa, quando anche noi lo prendevamo quasi in giro, è possibile solo se è nell’interesse di tutta l’Italia. Discutiamo con la Lega di federalismo fiscale equo e solidale. Il Meridione ha tutto da guadagnare dal federalismo, ma vanno definiti i costi standard di questa riforma. C’è qualcuno così ottuso da pensare che se, se con la crisi della Grecia trema un colosso come la Germania, potrebbe reggere da sola una regione come la Padania? Non si può ragionare in termini regionalistici, ma nazionali, quindi basta favori a mille allevatori come vuole la Lega, contro l’interesse di tutti gli altri.

Abolizione delle Province: che fine ha fatto quel punto del programma? E’ stato sufficiente che la Lega dicesse no, per cancellarlo.

Lesa maestà

Non ci si può sentire accusare di lesa maestà quando si esprimono idee e critiche al leader del partito, perchè non siamo un popolo di sudditi. Il leader del partito non è il padrone di un’azienda che tutto decide. Il partito dev’essere una fucina di idee e non un coro di plaudenti. Le critiche quindi non vanno considerate come un tradimento. Un profondo atto lesivo del Popolo delle libertà è non garantire il dissenso; tanto più in un partito che si definisce “delle libertà”.

Il Pdl ha perso consenso recentemente proprio tra quanti non si riconoscono più in questo modo di far politica.

Berlusconi ha un grande difetto: non aver ben capito che in una democrazia liberale non c’è l’ortodossia e quindi la critica costruttiva non può essere considerata eresia. La sovranità appartiene al popolo e si esprime in tanti modi. Gli elettori devono avere il diritto di scegliere il premier, ma anche i parlamentari. Faccio mea culpa per aver votato anch’io l’attuale provvedimento elettorale.

Il Parlamento non è una dependance dell’esecutivo. Perchè governare significa garantire l’equilibrio ma non comandare. Tuttavia serve una legge che tuteli il ruolo del capo del governo, nel senso però di sospendere i processi del premier, non nel cancellarli.

La scuola, il lavoro,  la famiglia

Le conoscenze valgono più dei giacimenti petroliferi e bisogna avere il coraggio di scommettere sulla scuola e sulla ricerca, quindi investire anziché tagliare. C’è in Italia una grave questione giovanile: un ragazzo su 4 è senza lavoro. Ci sono tanti giovani che sarebbero in seria difficoltà senza la pensione del nonno!

E quale altro paese si può permettere il lusso, nonostante il “Ghe pensi mi”, di non avere ancora il ministro dello Sviluppo economico?

Invece di tagliare, è arrivato forse il momento di investire sulla famiglia, luogo che da sempre trasmette i valori.

Cerchiamo di coinvolgere in questi grandi temi anche l’opposizione. Il rilancio dell’economia, una maggior giustizia sociale sta a cuore a tutti. Se l’opposizione ha una buona idea, un buon governo ne fa tesoro.

La questione morale

L’etica del dovere è quella che il padre insegna al figlio, quando gli insegna prima il dovere e poi il diritto. Basta con l’egoismo diffuso, con l’Italia che non si fa più carico della sofferenza del vicino. Serve rispetto della legge, senso civico, rispetto dei più deboli. Se da che mondo e mondo in tribunale c’è scritto “La legge è uguale per tutti” è per tutelare i più deboli. Servire lo Stato dev’essere servire il popolo, null’altro. Per questo lotta alla criminalità, compresa quella dei colletti bianchi e dei furbetti del quartiere. Rilanciamo il provvedimento anti corruzione. Discutiamo dell’opportunità di un codice etico da rispettare da parte di chi gestisce la cosa pubblica. E la riforma delle giustizia, non sia pensata contro la magistratura. Se esiste qualche magistrato politicizzato, la stragrande maggioranza dei giudici è per bene.

La visita di Gheddafi

Spettacolo indecoroso l’accoglienza di un personaggio che non può einsegnare nulla in materia di rispetto delle donne nè di rispetto dei valori della  dignità umana. La real politik non può portare a genuflettersi nei confronti di chi non può certo ergersi a punto di riferimento.

Fini ha chiuso l’intervento invitando i suoi alla passione politica: Se vogliamo ridare all’Italia la passione, dobbiamo piantarla con l’utilitarismo, buttiamo il cuore oltre l’ostacolo.

Una risposta a “Il discorso di Fini a Mirabello

  1. Complimenti….Signor Presidente della Camera dei Deputati, On Gianfranco FINI. Continui su questa rotta e pensa ai giovani che devono garantire il nostro futuro, prima che sia troppo tardi. Non sono mammoni o bamboccioni, ma sono senza lavoro e aspettative di vita per farsi una famiglia. Stiamo importando bambini dagli altri paesi come derrate alimentari, senza rendersi conto del danno sociologico, psicologico che si reca a quei poveretti sdradicati dalle loro terre lontane per dare gioia a due persone che non hanno avuto figli. Complimnenti e vada avanti che sarà sostenuto …. Lui non può permettersi di continuare a fare convegni e riunioni istituzionali nelle sue residenze…E’ immorale e poco decoroso; Le spese e le entrate come sono state contabilizzate? Quali altri interessi vi si celano? Solo le riunionidi famiglia si fanno in luoghi privati e non quelli istituzionali.

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