Opportunità lavorative


Mamma, da grande voglio fare il politico!

Qual è un lavoro facile e molto redditizio? A parte il mestiere più antico del mondo, che rende bene a patto che si sia avvenenti e ci si sappia fare, a parte la velina o il calciatore di serie A, la risposta è: il parlamentare. Non serve la bella presenza, non serve la laurea come dimostra il recente studio della Bocconi che fotografa il 64,4% del Parlamento fatto da diplomati (compresi Bossi, D’Alema, Rutelli, il ministro Meloni, o l’ex ministro delle Finanze Ottaviano Del Turco che aveva sola la licenza media). Ciò che conta, si dirà, è il saperci fare. Diamogli quindi fiducia. E diamogli anche uno stipendio adeguato alla responsabilità di gestire la cosa pubblica: 21.000 euro lordi al mese, tra indennità, diarie e piccole agevolazioni varie ed eventuali, bastano? Possono bastare per permettersi abiti consoni al ruolo e un frequente cambio di cravatte (Lega esclusa, vista la scelta monocromatica degli accessori).

Bene. Ma si potrebbe premiare maggiormente chi suda le proverbiali sette camicie per fare il bene degli Italiani: ecco quindi il vitalizio per chi siede (a volte non serve nemmeno farsi mai vedere alla Camera) in Parlamento. Che significa? Significa che il solo fatto di essere eletti onorevoli o senatori dà diritto a percepire minimo 3.000 euro al mese finché si è in vita, ma si arriva a sfiorare i 10.000 euro al mese di pensione se cresce il numero di anni per cui si sono pagati i contributi. Questo costo che oggi riguarda 1.377 deputati e 861 senatori e che ogni anno si traduce in circa 150 milioni di euro, beneficia anche un migliaio di famiglie sopravvissute alla prematura scomparsa dei loro cari, purché siano stati parlamentari. Ci sono 3 casi di parlamentari che godono della pensione per appena un giorno di carriera parlamentare e altri che la percepiscono dopo essere stati allontanati dal Parlamento per indegnità.

I magnifici 22

Sono solo 22 su un totale di 525 votanti, gli onorevoli che il 21 settembre 2010 hanno detto sì alla mozione dell’on. Antonio Borghesi dell’Italia dei Valori, che proponeva di equiparare la pensione dei parlamentari a quella degli altri lavoratori italiani. Difficile, ma non impossibile, intuire chi fossero quegli oscuri 22 (sugli scrani dell’IDV siedono in 24) che hanno detto no al privilegio del vitalizio. Li hanno accusati di demagogia.

Indennità parlamentare

L’indennità mensile (invariata fino al 2012 e priva di tredicesima) è pari a 5.613,59 euro al netto della ritenuta fiscale (€ 4.015,18), nonché delle quote contributive per l’assegno vitalizio, per l’assegno di solidarietà e per l’assistenza sanitaria. Se il senatore versa anche la quota aggiuntiva per la reversibilità dell’assegno vitalizio, l’importo netto dell’indennità scende a 5.355,46 euro.

Diaria

Per sostenere le spese di soggiorno a Roma, il senatore percepisce 4.003,11 euro mensili. Se il Senatore non partecipa almeno al 30% delle votazioni della giornata, al senatore vengono tolti 258,23 euro al giorno: ecco che il favore fatto ai colleghi assenti dai cosiddetti pianisti, ha un suo valore economico notevole, oltre che immorale.

Rimborso spese

Il parlamentare avrà poi delle spese per fare in modo che i suoi lo rieleggano… Previsto quindi un contributo mensile di 4.678,36 euro: 1.637,43 euro li riceve direttamente il senatore e 3.040,93 euro finiscono al Gruppo parlamentare di appartenenza.

Spese di viaggio

I senatori usufruiscono di tessere per circolare gratis in autostrada, sui treni, su navi e aerei per trasferimenti sul territorio nazionale.

Per raggiungere Roma dalla loro città ricevono un rimborso spese forfetario: 1.281,61 euro al mese se il senatore ha l’aeroporto o la stazione entro i 100 km da casa e 1.540,52 euro se la distanza è superiore a 100 km. Se invece il senatore vive a Roma o nel Lazio, per il fastidio di dover raggiungere comunque il Parlamento con qualche mezzo gratuito, il rimborso vale 640,80 euro mensili. La benzina e l’usura dell’automobile sono a carico del politico, a meno che non sia riuscito a farsi dare l’auto blu, magari con la scorta armata.

Spese telefoniche

I senatori dispongono di una somma mensile di 345,83 euro per le telefonate e per servizi di connettività.

Assistenza sanitaria integrativa

E’ previsto il rimborso delle spese sanitarie a tutti i senatori, compresi quelli scaduti dal mandato o ai loro eredi titolari di trattamento di reversibilità, nonché ai rispettivi familiari iscritti (nei limiti fissati dal Regolamento e dal Tariffario che disciplinano tale assistenza), previo versamento del contributo: per i senatori in carica 540,27 euro mensili, per i titolari di assegni vitalizi il 4,7% dell’importo lordo e quote aggiuntive per i familiari.

Assegno di solidarietà (a fine mandato)

Il senatore versa mensilmente al Fondo di solidarietà il 6,7% della propria indennità lorda, pari ora a 804,40 euro. Al termine del mandato parlamentare, il senatore riceve l’assegno di solidarietà (o “di fine mandato”), pari all’80% dell’indennità lorda mensile, moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).

Assegno vitalizio

Anche in questo caso, il senatore versa mensilmente 1.032,51 euro, più 258,13 euro.
Cessato il mandato e a partire dal 65° anno di età, , il senatore riceve il vitalizio purché sia rimasto in carica per almeno 5 anni. Per ogni anno di rielezione (oltre il 5°) l’età in cui inizia a ricevere i suoi 36.000 euro annui di pensione scende di un anno, fino al limite dei 60 anni: così chi è stato senatore per 7 anni andrà in pensione a 63.

Il vitalizio è sospeso se il senatore viene rieletto al Parlamento nazionale o a quello europeo o diventa consigliere regionale. Niente vitalizio, dal 1° gennaio 2008 anche a chi ha incarichi incompatibili con lo status di parlamentare, ha cariche di governo e a tutte le cariche di nomina governativa, parlamentare o di competenza degli enti territoriali (purché comportino un’indennità pari almeno al 40 per cento dell’indennità parlamentare).
Per i senatori eletti per la prima volta a partire dalla XVI Legislatura, l’importo dell’assegno vitalizio varia dal 20 al 60% dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato.

(fonte Sito ufficiale del Senato)

Vita grama per gli onorevoli

Sul fronte degli aiuti ai parlamentari, gli onorevoli non se la passano altrettanto bene, nel senso che percepiscono rimborsi spese più leggeri: se per i trasporti il senatore che vive fuori regione prende 1.281 euro mensili, l’onorevole raggiunge a malapena i 1.107,90. Se il senatore percepisce 345,83 euro mensili per il telefono, l’onorevole deve accontentarsi di 258,22 e così via. E guardando agli stipendi mensili: per gli onorevoli 150 euro nette in meno: fortunatamente la diaria è identica e la pensione assicurata, anche perché qualcuno per fare il politico a tempo pieno (pieno!) deve mettersi in aspettativa o finisce per trascurare il suo lavoro da professionista o i suoi molteplici incarichi più o meno rappresentativi.

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