La villa di Arcore


La villa del “peccato”

Questa è una storia di corsi e ricorsi storici, con ingredienti comuni tra i due protagonisti: ricchezza e potere, una moglie attrice, prestazioni sessuali a pagamento (ancora da dimostrare nel caso più recente), la stessa casa. I due sono un marchese e un primo ministro. La principesca e chiacchierata dimora di Berlusconi di cui tanto si parla in questi mesi, Villa San Martino ad Arcore, è un bene in qualche modo macchiato di sangue e legato fin dagli anni Sessanta a festini a luci rosse e a persone (quella volta giovani uomini) pagate per prestazioni sessuali. Poco prima che l’imprenditore Silvio Berlusconi la acquistasse nel 1974, la settecentesca villa (già monastero) era proprietà del marchese romano Camillo Casati Stampa di Soncino, marito di Anna Fallarino e padre di Anna Maria (figlia di Letizia Izzo). La marchesa Anna era in realtà una popolana di Benevento, sbarcata sedicenne a Roma in cerca di fortuna a Cinecittà: quel che ottenne però fu solo una comparsata nel film Totò Tarzan. Come commessa venne poi notata da un ricco ingegnere romano che la sposò introducendola nella Roma bene dove conobbe il ricchissimo marchese Camillo Casati Stampa (patrimonio di 400 miliardi di lire). La giovane e bella Anna divenne prima grande amica della moglie del marchese (l’ex ballerina Letizia Izzo) e poi l’amante del marito, il quale per sciogliere il proprio matrimonio versò al tribunale ecclesiastico della Sacra Rota un miliardo di lire riuscendo il 21 giugno 1961 a sposare Anna Fallarino, allora 32enne.

Nell’agosto del 1970, quando il marchese aveva 43 anni, la moglie 41 e la figlia 19, il nobiluomo e la consorte si trovavano in vacanza sul litorale romano. Qui Camillo Casati Stampa, come risulta dagli atti del processo e da un voluminoso album di foto e appunti erotici, faceva congiungere la moglie con giovani del posto per il piacere di osservarla, fotografarla e filmarla. Era un gioco perverso nato fin dalla loro luna di miele, quando il marchese introdusse a sorpresa nella doccia della moglie un cameriere nudo. I partner che il marchese sceglieva per la moglie erano uomini di fatica, militari, bagnini, muratori. L’ultimo di questi giovani pagati per fare sesso con sua moglie, si rivelò però diverso. Massimo Minorenti, 25 anni, studente pariolino, a quanto pare si innamorò corrisposto della bella e disinvolta marchesa, che allora si vantava di essere una delle prime italiane ad essersi rifatta il seno.

Camillo Casati Stampa, che l’aveva lasciata nel loro lussuoso attico di via Puccini 9 ai Parioli per una battuta di caccia a Valdagno ospite del conte Marzotto, dopo una telefonata fattale alle 4 del mattino fu colto da un impeto di gelosia sentendosi rispondere dal giovane amante. Rientrato in fretta nella capitale, affrontò la coppia armato di fucile e uccise entrambe prima di spararsi alla gola.

Morto il padre, la marchesina Anna Maria ereditò la sua fortuna, ma scelse di vivere in Brasile, incaricando quello che era stato il suo pro tutore, l’avvocato Cesare Previti, di occuparsi della vendita dei beni che le ricordavano un triste passato: tra questi la villa di Arcore.

Previti, che era nel frattempo passato da difensore degli interessi della zia di Anna Maria a quelli di Anna Maria (sua diretta rivale nella causa per l’eredità) telefonò un giorno alla ragazza a Brasilia per annunciarle l’affare del secolo: aveva trovato un compratore disposto a versarle, in rate di sei anni, un totale di 500 milioni di lire contro il valore stimato (per il solo immobile) in un miliardo e 700 milioni di lire. Il compratore era il costruttore Silvio Berlusconi, che si offriva di pagare metà di quanto il padre della ragazza aveva versato al Vaticano per sciogliere il proprio matrimonio, per entrare in possesso di un immobile di 3.500 metri quadri, con 147 stanze, una tenuta con parco, scuderie, piscine, una biblioteca con 10.000 volumi e una pinacoteca con opere del Quattrocento e del Cinquecento tra cui Tiepolo e Tintoretto. Tutto questo al valore di un appartamento in centro a Milano. Un vero affare! Questi i fatti, entro cui rientrano anche le acquisizioni da parte di Berlusconi dei siciliani Marcello Dell’Utri in veste di bibliotecario e del mafioso Vittorio Mangano in veste di “stalliere”, e l’intestazione del bene rimasto alla marchesina fino al 1980, obbligandola così a versare la tassa di proprietà per sei anni dopo l’avvenuta vendita.

I fatti nascondono due possibili verità, entrambe gravi per il compratore di quell’immobile completo di preziosi annessi e connessi: una di natura etica (suffragata dal racconto della contessa Beatrice Rangoni Machiavelli cognata di Anna Maria Casati Stampa ( http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/berlusconi-previti-mangano-arcore-villa-milano-due-507144/ ) e l’altra valutaria. O il prezzo pagato per la villa dall’allora 38enne Berlusconi è stato davvero infinitamente più basso del suo valore e quindi l’imprenditore, a questo punto d’accordo con l’avvocato della giovane proprietaria (23 anni), riuscì a far credere alla ragazzina che quella tenuta, la biblioteca e la pinacoteca valevano quanto un appartamento; oppure per quell’acquisto Berlusconi pagò alla ragazza un prezzo più congruo, dichiarando enormemente meno al fisco. Forse la versione più attendibile è la prima, non fosse altro per un aspetto: l’avvocato Previti (che in questa storia passò ben due volte da difensore di un cliente a difensore del suo diretto avversario) divenne poi grande amico di Berlusconi, che lo fece eleggere in Parlamento proteggendolo dai processi e stabilendo addirittura per lui, come per Marcello Dell’Utri, un posto per le sue spoglie mortali nel mausoleo sotterraneo fatto costruire nel parco della villa, in quello che risultava accatastato come deposito di materiale inerte e che oggi è un luogo, come l’intera Villa San Martino di Arcore e tutte le residenze del premier, coperto da segreto di Stato. Segreto, a quanto si sente, piuttosto violato.

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