Giustizia inflessibile


Attenti al cane!

Non si lamenti troppo il presidente del Consiglio per l’accanimento della giustizia. Nei suoi confronti non accadrà mai quando occorso a quattro cittadini incensurati di Regalbuto (Enna), condannati a due mesi di carcere senza la condizionale per colpa dei loro cani. La Cassazione ha dato infatti ragione ai loro vicini infastiditi dal continuo abbaiare notturno di due bassotti, uno yorkshire, due cani da caccia e un pastore tedesco. I futuri detenuti per reato di abbaio sono un operaio di 76 anni, un barista di 45, un camionista di 55 e un ex emigrante di 72. La galera si sta per aprire per loro se il tribunale di sorveglianza riterrà che potrebbero reiterare il reato (socialmente pericolosi non lo sono e nemmeno pronti alla fuga, inoltre uno dei cani colpevoli è nel frattempo deceduto), ma potrebbe anche affidarli ai servizi sociali o costringerli agli arresti domiciliari. Intanto devono pagare le spese processuali più 500 euro di ammenda. La condanna definitiva, che ora farà giurisprudenza, l’avrebbero evitata se avessero versato (come altri due chiamati in causa) i 45 euro di multa comminati dal giudice in prima istanza; ma si sono battuti ritenendo che non fosse reato non riuscire ad impedire agli animali di esprimersi liberamente. I veri reati per cui vi è la certezza della pena, in Italia, sono purtroppo questi: chi, ad esempio, ha rubato miliardi di euro dalle tasche di 32.000 azionisti (Tanzi- Parmalat) non corre pericolo di finire dentro. Gli antichi Romani, fuori dall’uscio, scrivevano coi mosaici Cave canem!, Attenti al cane! Ma chi deve temere i cani? I ladri o i loro proprietari?

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