Escort, le origini


Escort, la più volgare

per gli antichi Romani

Le vicende di questi giorni fanno venir voglia di usare i nomi più classici per indicare certi mestieri. Escort, seppure l’inglesismo ne paludi la forma, significa prostituta, e deriva dal termine più volgare con cui gli antichi Romani definivano queste lavoratrici: scortum. Da scortum deriva il francese medievale escorte, da cui l’inglese escort. Secondo il lessicografo Uguccione da Pisa vissuto nel 1200, scortum significava donna che fornica; deriva da corium che voleva dire cuoio, pelle dura, a sua volta derivato dal greco keiro, che voleva dire rasare, tosare. Evidente quindi un valore non certo raffinato dato al termine, molto lontano dal senso di morbidezza ed eleganza. Gli studiosi sostengono che nella romanità scortum, assieme a spurca (sozza) fosse uno dei termini più volgari che indicava chi si prostituiva (donna o uomo). Nel suo libro Words for prostitute in Latin, J.N. Adams dell’Università di Manchester dice chiaramente che tra i 50 sinonimi usati dai Romani per indicare le prostitute, si intuisce che meretrix era più elegante di scortum: d’altro canto quando si trattava di scortum, in Plauto il nome della donna a cui il sostantivo era riferito, non veniva mai citato.

Il commediografo umbro Plauto (255- 184 a.C.), ricordava come offesa il termine Es scortum obscenus, Sei osceno. Terenzio distingue la scortum dalla giovane prostituta, detta scortillum. Plauto che è tra quelli che maggiormente hanno citato le scortum, scrive in Poenulus (la codina): Scortum exoletum ne quis in proscaenio sedeat, neu lictor verbum aut virgae muttiant.. , ossia Che nessuna prostituta stagionata si sieda sul proscenio, che il littore stia zitto e tacciano anche le sue verghe

Apuleio ne le Metamorfosi dice: Perdio, te la meriti proprio una fregatura simile, e anche di peggio se fosse possibile, dal momento che invece di pensare alla tua casa, ai tuoi figli, ti sei messo a fare il galletto con una vecchia scortum. Di scortum parla anche Sallustio nell’opera storica de Catilinae coniuratione ricordando che l’imperatore, per legare a sé i suoi uomini, ad alcuni procurava delle scortum (scorta praebere).

Da un altro lato altri autori latini citavano scortum come donne bellissime e dotate di potere. Giovenale (50-140 d.C.), nel terzo libro delle Satire descrive l’uomo che, vedendo un’elegante scortum a cavallo (Chione, candida pelle), esita temendo sia troppo cara per lui. Nella commedia Menaechmi in cui suggeriva ai sessantenni di astenersi dalle avventure galanti, Plauto diceva: Hodie ducam scortum ad cenam atque aliquo condicam foras, ossia Oggi mi troverò una prostituta e mangerò fuori casa con lei.

Di scortum parla Cicerone in una lettera di Abelardo all’amata Eloisa: E se il nome di moglie appare più sacro e più valido, per me è sempre stato più dolce quello di amica, o, se non ti scandalizzi, di concubina e di prostituta (concubinae vel scorti). Cicerone adoperava la stessa parola per indicare donne di facili costumi che si celavano tra le madri di buona famiglia e che avevano evidentemente un’apparenza molto gradevole e grandi influenze sugli uomini. Scriveva nel De Senectute riferendosi al console Lucio Flaminino: Exoratus in convivio a scorto est… Durante un banchetto fu indotto da una prostituta a decapitare con una scure un condannato a morte. Scrive la poetessa romana Sulpicia (I secolo) nella sua Elegia raccontando il proprio amore per un uomo infimo: La toga è la veste delle prostitute (scortum), che non possono portare la stola matronale.

L’antico termine latino è rimasto quasi intatto nel dialetto romanesco, che con scortico indica da sempre la garconiere, appartamentino per le scappatelle.

Il Dittionario vulgare et latino di Filippo Venuti (stampato nel 1578 a Torino), alla voce puttana riporta: E’ quella, che per prezzo vende l’honore & l’honestà sua. O meretrix, is., o scortum, scorti, o lupa, ae; o monaria, ae.

In epoca latina Diobolare postribulum era il bordello delle prostitute da due soldi; e petro diobolare scortu, significava caprone da battone da poco. Puttaniere era la traduzione in volgare di scortator, colui che va con le scortum.

Alcuni tra i più usati sinonimi per indicare chi si prostituiva (prostituere voleva dire mettere la schiava davanti alla bottega del padrone perché offrisse sesso a pagamento) erano:  ambulatrices (passeggiatrici, in tempi più moderni dette anche peripatetiche), prostitute libere che quando lavoravano la notte diventavano noctilucae (lanterne, oggi lucciole), o bustuarie se esercitavano presso i cimiteri. Se si doveva generalizzare, si parlava di meretrix, colei che guadagna: ma c’erano anche le prostitute bruttine e le vecchie che quindi costavano poco: dette per questo infimae o diobolarie (da due oboli). La madre di tutte le 32.000 censite nella sola capitale, era la lupa, Acca Larenzia che aveva allattato Romolo e Remo; e da lupa derivò il termine lupanare (bordello); ma c’era anche la variante professionale dell’artista emancipata che danzava e recitava e al massimo si concedeva all’uomo di potere in cambio di qualche regalo: la preferita da Cicerone si chiamava Citeride.

Prima di loro i Greci chiamavano pornè le prostitute più infime, col significato di in vendita, mentre la prostituta di lusso era detta etère, compagna. Nel gergo popolare, dal Medioevo ad oggi, la prostituta è anche detta puttana (dal latino puta, ragazza) o troia, nel senso di scrofa gravida: il porcus troianus era il maiale riempito a dismisura di polli e uccelli e servito a tavola (l’aggettivo ricordava ovviamente il cavallo di Troia). In epoca romana la prostituta era la schiava professionista registrata nella lista degli Edili (magistrati): lavorava (versando per questo le tasse) dopo le 4 del pomeriggio nei lupanari e a tutte le ore negli alberghi, nei forni o alle terme indossando sempre la toga maschile per farsi riconoscere. A fugare ogni dubbio sull’origine filologica del termine escort viene il dizionario dell’Accademia della Crusca, che definisce puttana abbietta e sfacciata la bagascia, altrimenti detta in latino scortum. Quindi quella che oggi chiamiamo escort era per i Romani soltanto una prostituta. Come dargli torto? Affittare il proprio corpo per 30 euro o per 10.000, a parte il diverso introito, non è forse la stessa cosa?

La storia italiana ricorda celebri prostitute e la più importante del Medioevo fu la romana Marozia. Il vescovo di Cremona Liutprando (Pavia 920-972), al servizio di Berengario II, in una sua poesia, chiamò scortum impudens satis (prostituta parecchio spudorata) Marozia, personaggio chiacchieratissimo del suo tempo. (sopra il titolo, l’affresco “pubblicitario” all’interno di un lupanare romano)

2 risposte a “Escort, le origini

  1. “escort” vuol dire “accompagnatore\trice” (dal verbo “to escort” – “accompagnare, scortare”, derivato dal francese “escorte”, a sua volta derivato dall’italiano “scorta”, che è participio di “scorgere”, verbo derivante dal latino volgare “excorrigere”).

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