Figli dello stesso Dio


Cristiani mediorientali, risorsa di pace

Due donne col chador davanti a una vetrina di alberi di Natale. Non è Milano o Torino, ma  Teheran. E’ un’immagine insolita quella delle cristiane in Iran, come insolito per la nostra abitudine al pregiudizio sarebbe vedere un’iraniana in un negozio di lingerie: eppure sono entrambe scene di quotidianità anche in un Paese fondamentalista. In Iran però, al pari della Turchia, i cristiani stanno scomparendo: 100.000 su un totale di 72 milioni di iraniani, 100.000 su quasi 75 milioni di turchi. Quanti sono i cristiani del Medioriente? Va detto subito che si tratta quasi esclusivamente di popolazione locale, difficilmente distinguibile da quella musulmana, se non durante la pratica religiosa e al momento di sedersi a tavola. Nei 16 Paesi dell’area sono 16 milioni e mezzo su circa 360 milioni: appena il 4,6% della popolazione. Dove percentualmente i cristiani sono più presenti è a Cipro (89% della popolazione), in Libano (50%); poi si scende all’8,8% in Egitto, al 5,8% in Giordania e nella Penisola Arabica. Pochi anche in Israele (2,1%) e Iraq (1,2%), mentre nei Territori Palestinesi sono il 5,1% dei residenti.

Ma non sono mai una minoranza etnica, sono le radici di quella terra che abitarono prima di Maometto. Se sparissero – dice don Giuliano Zatti responsabile del Servizio diocesano per le relazioni cristiano islamiche- sarebbe una tragedia per lo stesso Islam che perderebbe un prezioso stimolo in tema di giustizia e diritti.

In certe aree essi sono addirittura in crescita, come accade per i 3 milioni e mezzo di immigrati asiatici che hanno ripopolato di cristiani la penisola arabica.

Una bella mostra fotografica su questa gente poco conosciuta dallo stesso Occidente, spesso mal sopportata e a volte osteggiata, è il reportage del fotografo varesino Fabio Proverbio, che dal Vaticano sta facendo il giro delle diocesi italiane e dopo il Centro Universitario di Padova (fino al 16 marzo) sarà a Vicenza, Verona, Bergamo. Le immagini di Abana- Padre nostro. Sguardi sui cristiani del Medio Oriente, mostrano un popolo unico, quello mediorientale, figlio delle stesse radici, che a fatica distinguiamo guardando padre e figlio che fissano il fotografo davanti alle rovine della loro casa bombardata da Israele; o le donne col chador sotto il crocefisso. La chiesa romanica col minareto al posto del campanile ci porta a Gaza, gli uomini seduti a destra e le donne a sinistra in un luogo di culto caldeo sono in Iran, mentre le chiese riprese in Azerbaijan ci viene spiegato che sono chiuse e per vederle bisogna chiedere le chiavi alle famiglie cristiane del posto.

La mostra curata dal giornalista Carlo Giorgi e promossa dalle Edizioni Terra Santa con Pax Christi Italia e Centro Helder Canara, intende far conoscere le sette anime della Chiesa cattolica mediorientale: latina, armena, caldea, copta, maronita, greco- melchita e sira; ma soprattutto far capire che questi cristiani del Medio Oriente sono una grande risorsa per tutti, bisogna andare a conoscerli per non farli sentire drammaticamente isolati.

Il mediatore di pace tra palestinesi e israeliani è un palestinese musulmano che ha frequentato le scuole delle suore francescane; e le scuole cattoliche palestinesi sono per l’80% frequentate da studenti musulmani spiega Giorgi. Della necessità di dare voce ai perdenti parla don Giovanni Brusegan delegato per la Pastorale dell’ecumenismo e il dialogo interreligioso di Padova: Oggi che vengono rivendicate le identità più forti, c’è bisogno di accogliere queste chiese antiche, per educarci alla diversità e al nuovo modello che nasce in questi giorni proprio dal Medio Oriente: lottare per tutti indistintamente e per il diritto alla felicità.

Le scarpe lasciate fuori dalla chiesa cattolica di Abu Dhabi e l’imam sciita iraniano che per la messa di Natale prega assieme all’arcivescovo caldeo in chiesa davanti al crocefisso, sono foto che parlano più di tanti sermoni, mostrando che spesso è chi comanda a diffondere nel mondo immagini di odio e divisione: i cristiani e i musulmani che convivono anche in aree a maggioranza islamica, sono persone che vogliono stare in pace e si considerano figlie di un unico Dio. (foto della mostra, di Fabio Proverbio)

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