Nuovo incidente nucleare


Nuovo incidente nucleare

Giappone 14 marzo. Stamattina è esploso il contenitore di un secondo reattore nucleare (in numero 3) alla centrale di Fukushima interessata dallo tsunami e ritenuta una delle 25 più sicure al mondo. Si è trattato di due deflagrazioni che hanno fatto seguito a quella che nei giorni scorsi ha distrutto l’edificio del reattore n.1. Le esplosioni odierne hanno provocato 7 dispersi e 11 feriti. Il governo ammette che le barre del reattore n.3 continuano a rimanere pericolosamente scoperte dall’acqua del circuito che non funziona e questo crea il surriscaldamento del nocciolo. Ci sono problemi anche al reattore n.2. Intanto la portaerei Usa Reagan, al largo del Giappone per portare aiuti, si è allontanata dalla costa di Fukushima, avendo rilevato radioattività a 160 km dalla costa.

Oggi vertice dell’Unione Europea sull’argomento. Negli Stati Uniti si sta proponendo una moratoria per evitare la costruzione di altre centrali atomiche (sono 104 quelle in funzione).

Sul fronte delle vittime, i dati ufficiali sono altalenanti: 1.700 i morti ritrovati, anche se sono  2.000 i cadaveri trovati solo stamattina lungo la costa della prefettura di Miyagi.

Un gesto di estrema disperazione il raffreddamento del reattore nucleare di Fukushima con acqua di mare, come già sa qualunque lavoratore di una semplice centrale termoelettrica tradizionale. L’emergenza nucleare del Giappone riguarda tutto il mondo; VAS (Valutazione Ambientale Strategica) chiede alla comunità internazionale un intervento diretto. Lo hanno detto il 13 marzo 2011 Guido Pollice presidente nazionale VAS, Riccardo Consales responsabile nazionale VAS per il No al Nucleare
Antonio D’Acunto presidente onorario VAS Campania.

Non c’è bisogno di dichiarazioni di scienziati, bastano la conoscenza e la voce di un semplice lavoratore di una centrale, anche termoelettrica, per capire la tragica gravità della scelta di raffreddare il reattore direttamente con acqua di mare: l’acqua di mare non deve contaminare (nel sistema di raffreddamento del vapore, cioè nei “Condensatori”) l’acqua – depurata a livello di un decimilionesimo di impurezza – che si va a riscaldare nella caldaia termoelettrica per tornare vapore; le sicure gravi conseguenze tecniche di tale evento per una caldaia termoelettrica sono la corrosione e la successiva bucatura dei tubi con riduzione dello scambio termico. Gli esperti fanno l’esempio del ferro a vapore che deve usare acqua depurata per funzionare.

Chiunque ha un minimo di conoscenza degli impianti nucleari sa che la separazione dell’acqua di raffreddamento dall’acqua che va al cuore del reattore (il nocciolo) dove vi sono le “barre del combustibile nucleare” (uranio arricchito e altri elementi fissili compreso il plutonio) è una delle questioni centrali della sicurezza del reattore e la natura dei diversi reattori è rapportata proprio a questa scelta: si preferisce, per la cosiddetta sicurezza, realizzare tre circuiti: uno “più esterno” di raffreddamento, uno intermedio che va alla turbina per produrre energia a contatto da una parte col circuito di raffreddamento e dall’altra con il terzo circuito dell’acqua che va al nocciolo: ciò per impedire che qualche “gocciolina” corrosiva o di modificazione dello scambio termico entri a contatto con i contenitori delle barre del combustibile. Dalle notizie delle autorità nipponiche, non una gocciolina di acqua di mare è entrata nel nocciolo, ma l’intera portata necessaria per il raffreddamento: un fiume; se l’operazione è durata un’ora, non meno di 150.000 metri cubi di acqua di mare sono venute a contatto con il nocciolo!

Scelta folle o disperata?

Probabilmente di estrema disperazione davanti ad una situazione di surriscaldamento del nocciolo e dei circuiti connessi non più controllabili.

Oggi il nocciolo o i noccioli di tutti gli impianti che hanno avuto interventi simili sono in condizioni di criticità al di là di ogni immaginazione. Quali spazi degli impianti sono stati invasi dall’acqua di mare? I depositi delle barre di combustibile nuove o quelle da rigenerare? I depositi dei rifiuti e delle scorie radioattive (si fa sempre per dire, considerata l’entità delle stesse)?

Qual è l’inquinamento delle acque intorno alla centrale? Qual è stata l’entità della nube radioattiva creata come necessità “liberatoria” della pressione interna alla sfera del reattore o dei reattori compromessi?

Che cosa è successo e soprattutto che cosa può succedere? Qual è la reale situazione degli impianti, non solo di Fukushima, ma anche di tutti gli altri del Giappone?
Possono esserci conseguenze catastrofiche: occorre perciò dare il massimo aiuto, ogni solidarietà possibile, alla popolazione colpita da questa immane catastrofe, ma allo stesso tempo occorre urgentemente che la Comunità internazionale intervenga nel seguire direttamente l’evolversi del pericolo nucleare. Lo deve fare, non con organismi sospettabili di forti compromissioni con le lobbies nucleari come l’OMS e l’AEIA, che spudoratamente hanno parlato di assenza di rischio, ma con organismi credibili. Occorre ad esempio che i nostri rappresentanti attivino con urgenza la discussione nel Parlamento, Europeo e italiano, e in ogni Regione per conoscere ed essere pronti a gestire ogni emergenza immediata e del futuro in rapporto anche a quelli che potranno essere prodotti importati, come il pesce proveniente dal Mare del Giappone e più in generale dal Pacifico.
In Italia bisogna fare una netta opposizione politica perché ad esempio non siano persone come il prof. Veronesi o Chicco Testa; per Chernobyl hanno detto che si è trattato di errore umano irripetibile; per il Giappone diranno che l’errore, anche esso irripetibile è stato della Natura.

La domanda sarà anche banale, ma perché mai si dovrebbe stare tranquilli vedendo esplodere, uno dopo l’altro, i contenitori dei reattori nucleari di una centrale giapponese super sicura?

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