Particolato radioattivo


Particolato radioattivo in Italia

A proposito dell’arrivo oggi sull’Italia della massa d’aria proveniente dal Pacifico contenente residui radioattivi, ecco il tranquillizzante dispaccio dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione Ambientale) di ieri, 23 marzo 2011.

La dispersione dei rilasci di radioattività dalla centrale giapponese, sin dall’inizio dell’evento, ha risentito delle traiettorie dei venti che, su larga scala, hanno interessato prevalentemente l’area orientale e nord orientale, verso l’Oceano Pacifico e gli Stati Uniti.
Nel loro movimento le masse d’aria vanno gradualmente depauperandosi del contenuto iniziale di radioattività, per cui si ritiene che, giunte in Europa, avranno una concentrazione di radioattività estremamente bassa, a livelli tali da risultare difficilmente rilevabili con i normali sistemi di misura, e comunque da ritenersi non rilevanti dal punto di vista radiologico. Al riguardo, l’Environmental Protection Agency statunitense, utilizzando sistemi di rilevamento estremamente sofisticati, ha nei giorni scorsi stimato che i livelli di radioattività in aria risultano talmente bassi da comportare per un individuo della popolazione una dose dell’ordine di centomila volte inferiore a quella normalmente ricevuta dalla radioattività naturale.

Comunicazioni in tal senso sono fornite anche dall’Autorità di sicurezza nucleare e dall’Istituto di sicurezza nucleare e di radioprotezione francesi.

 

L’Autorità per la Radioprotezione dell’Islanda, grazie a sistemi molto sofisticati, in grado di rilevare anche concentrazioni di radioattività ampiamente al di sotto dei valori che possono comportare un rischio sanitario per la popolazione, ha rilevato tracce di Iodio 131 ritenute dall’Autorità stessa dell’ordine di un milionesimo di volte inferiori a quelle misurate in Europa a seguito dell’incidente di Chernobyl e che non comportano alcun rischio per la salute.
L’ISPRA, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima in Giappone, ha richiesto, sin dal 12 marzo 2011, ai soggetti della rete delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la protezione dell’ambiente di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l’andamento di una eventuale presenza anomala di radioattività in aria riconducibile all’incidente. Attualmente si stanno effettuando misure giornaliere con particolare riguardo alla presenza degli isotopi Cesio 137 e Iodio 131. E’ stato anche richiesto di effettuare misure di deposizione al suolo con cadenza settimanale.
Tutti i risultati delle misure giornaliere effettuate sino ad oggi non hanno evidenziato anomalie rispetto a quanto rilevato precedentemente all’incidente.

 

Ricordiamo che la massa d’aria in arrivo è costituita da particolato atmosferico e, come ha riferito a Rainews Paolo Ruffi dell’ENEA, potrebbe contenere particolato radioattivo con Iodio 131 (che decade in 8 giorni) e Cesio 137 (la cui vita è di 30 anni); tuttavia non essendo avvenute esplosioni a Fukushima, i vapori non sono saliti abbastanza in alto da sfruttare (come invece accadde per Chernobyl) le correnti aeree che li trasporterebbero in giro per il mondo con effetti nocivi: soprattutto in caso di piogge. Alle ore 12,30 le rilevazioni delle reti ARPA in Italia, chiamate in questi giorni ad un particolare monitoraggio delle radiazioni gamma presenti nel particolato atmosferico, non hanno dato livelli di radioattività diverse dal solito. Cercando invece qualche notizia sul sito del Ministero dell’Ambiente (dove, se non lì, si dovrebbero trovare news?) curiosamente ci si imbatte nella prima pagina in 4 rassicuranti foto del ministro Stefania Prestigiacomo, a corredo di informazioni sullo stoccaggio dell’anidride carbonica, sulla moratoria di un anno per il nucleare, sulle energie rinnovabili e sulla salute dei cittadini (rispetto al nucleare).

Italia più radioattiva della media europea

L’Italia tuttavia, di suo, è un Paese col elevata concentrazione di radioattività. Lo si evince dai dati in possesso dell’ISPRA. La presenza di Radon (elemento radioattivo prodotto dal Radio) è forte nelle nostre abitazioni e ciò rappresenta un pericolo per la salute in quanto questo gas pesante che sopravvive poco meno di 4 giorni, se inalato, provoca tumori ai polmoni. Si calcola che di Radon in Italia muoiano 3.000 persone all’anno: 24.000 nell’intera Unione Europea. E’ la sostanza seconda responsabile di tumori ai polmoni dopo le sigarette: la si trova nel terreno, nell’acqua, nei materiali edili.

L’indagine dell’ISPRA nelle abitazioni italiane ha rilevato che in esse la concentrazione media di Radon è di 70 Becquerel per metro cubo, con punte in Lazio con 119 Becquerel per metro cubo e Lombardia con 111 Becquerel per metro cubo. Friuli Venezia Giulia presentano valore 99 e Campania 95. Seguono la provincia di Bolzano con 70, il Piemonte con 69, la Sardegna con 64, l’Abruzzo con 60, Veneto e Umbria con 58, Puglia con 52, Trentino con 49, Toscana con 48, Emilia Romagna e Valle d’Aosta con 44, Molise con 43; mentre tra 20 e 40 Becquerel per metro cubo si riscontrano in Liguria, Marche, Basilicata, Calabria, Sicilia. Se 70 è la media italiana, quella europea è di 59 e la mondiale di 40. L’indagine svolta tra il 1989 e il 1997 ha anche evidenziato che singole abitazioni presentano anche concentrazioni preoccupanti, con migliaia di Becquerel per metro cubo.

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