il piccolo clandestino


S. e il suo piccolo clandestino

S. è quella che qualcuno che dorme in comodi letti e dà gli avanzi ai cani chiamerebbe clandestina. A guardar bene le si addicono almeno altri tre nomi: è una donna, una mamma, una profuga in fuga da una parte dell’Africa che non è solo povera, ma è anche pericolosa da vivere per colpa degli uomini che uccidono, come dovunque al mondo, per arricchire pochi altri già troppo ricchi.

S. ha avuto la malaugurata idea di cercare una vita migliore in Italia, il Bel Paese della pasta, dei calciatori, delle Ferrari e delle televisioni: cose su cui in Africa si può solo fantasticare.

S. è una persona: e come tale noi italiani l’abbiamo rispedita al mittente, in Africa, da dove lei e il suo bambino piccolo si erano azzardati a fuggire. Così oggi S. è in Libia dove l’abbiamo rimandata; grazie alla rivoluzione i soldati di Gheddafi non hanno fatto in tempo ad abbandonarla nel deserto assieme ad altri disperati. Questa giovane donna e suo figlio, con altri 2.000 profughi, è bloccata e chiede aiuto per lasciare il paese. Lei è a Tripoli, chiusa in casa col poco cibo che divide con chi la ospita, e ha paura di uscire. Prigioniera con la sua creatura di un anno e 5 mesi. Lei e il suo piccolo clandestino.

Il video è di ZaLab associazione culturale che con i suoi cinque filmakers realizza video partecipativi (strumento riconosciuto dall’Unesco) e documentari in contesti di marginalità e sofferenza, e ha sede a Roma e Barcellona. ZaLab ha anche creato la prima web tv fatta di video partecipativi.
http://www.zalab.org/newsite/

Appello di Amnesty International: http://www.amnesty.it/mettere-diritti-umani-al-centro-cooperazione-con-la-Libia

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