Sparare agli immigrati


Sparare agli immigrati. Proposta choc

Siamo invasi. C’è gente che viene in Italia senza permesso violando tutte le regole. A questo punto bisogna usare tutti i mezzi per respingerli: eventualmente anche le armi se è l’ultima ragione. L’Europa sta usando le armi in questo momento in Libia, non vedo perché per uno scopo si possono usare e per l’altro no. Hitler ha sbagliato tutto: se fosse vissuto ai giorni nostri avrebbe mandato in giro dei tedeschi coi barconi a invadere il mondo e nessuno avrebbe potuto fermarli per le ragioni umanitarie. Noi non stiamo usando le armi in Libano (Libia, lo corregge il giornalista), non le stiamo usando in Afghanistan? E perché non dobbiamo usarle per difendere i nostri confini?

Sono parole inaudite, che non meriterebbero neanche un commento se non fosse che a pronunciarle il 13 aprile 2011 a Radio 24 è stato un europarlamentare della Lega, Francesco Speroni, offuscando così le già forti affermazioni fatte il giorno prima dal vice ministro alle Infrastrutture e Trasporti, il leghista Roberto Castelli, a Un giorno da pecora su Radio 2 (peraltro difeso poi nella stessa trasmissione da Vittorio Sgarbi) in cui aveva messo in conto la possibilità di usare le armi contro gli immigrati tunisini: Non possiamo usare le armi contro gli immigrati, per ora. I due politici in pratica dicono no a sparare ai carri armati del dittatore Gheddafi e sì a sparare alla povera gente che dall’Africa cerca di venire in Italia per sottrarsi alla fame.

Chissà cosa penserebbero il varesino Speroni e il lecchese Castelli se un giorno si leggesse sui giornali che la polizia di frontiera svizzera, su ordine del governo ticinese che dall’11 aprile ha la maggioranza della Lega del Ticino anti- italiana, ha respinto a colpi di mitra i 13.000 italiani di Varese, Como, Verbania e Sondrio che ogni giorno espatriano per lavorare in Svizzera. Hanno forse traccia, nei loro ricordi l’europarlamentare e il vice ministro, di emigranti italiani accolti a fucilate nei porti di New York, Sidney, Buenos Aires o nelle miniere del Belgio o nei cantieri edili di Berna, Francoforte o Parigi? Eppure non tutti quei milioni di italiani che già dall’avvento dell’unità d’Italia avevano avviato un esodo biblico (quello sì può definirsi tale) erano cittadini onesti: chi, se non gli italiani, esportò negli Stati Uniti la mafia? E ricordano che prima del 1880 i nostri emigranti erano quasi esclusivamente gente del Nord (piemontesi, veneti e friulani)? L’Italia oggi ha circa 60 milioni di cittadini. Sapete quanti saremmo se tra il 1861 e il 1985 tanti nostri connazionali non fossero emigrati in tutti i continenti con le famose valigie di cartone? Quasi 90 milioni. Sono infatti 29 milioni gli italiani che, per fame o comunque per cercare un lavoro, se ne sono dovuti andare. Questi signori che invocano l’uso delle armi contro la povera gente farebbero bene a tacere e l’Europa farebbe meglio a chiederne le dimissioni dalle rappresentanze politiche nazionali e internazionali, perché indegni di rappresentare il popolo italiano e la comunità europea che esprimono principi civili. Altrimenti l’insegnamento che passa ai giovani è: intolleranza e disprezzo per la vita degli altri. I barbari sono già tra noi, ma sono nati qui.

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