Fascismi. I segnali


Poteri disturbati

Le intercettazioni sono immonde e indegne di uno Stato libero- Certa magistratura che ha fatto morire all’estero Craxi tenta il golpe. Sono due dei concetti espressi da Berlusconi alla convention milanese del Pdl. Ma il premier ha anche definito eversivo il processo Mills e la Consulta un organo politico sottoposto alla sinistra. Ha inoltre evocato l’esigenza di una commissione parlamentare d’inchiesta per associazione a delinquere a fini eversivi, nei confronti della magistratura che indaga su di lui.

Ecco cos’aveva detto della personalità di Berlusconi lo psichiatra Luigi Cancrini, presidente del Centro studi di Terapia familiare e relazionale in un’intervista ad articolo 21 nel dicembre 2009: http://www.articolo21.org/317/notizia/berlusconi-e-il-disturbo-vincente-intervista-allo.html .

Fascismi. I segni da leggere

Benito l’inventore

Il comunismo russo che aveva decapitato il capitalismo spazzando via tutte le forme di potere esistenti per sostituirle con altre altrettanto- se non più- feroci, non può che atterrire le classi dirigenti europee alle prese con la grave crisi economica e politica e con la ricostruzione dopo la grande guerra. Il bolscevismo del 1917 rappresenta il nuovo che avanza, e può essere visto con entusiasmo solo dalle classi più disagiate che sperano di riscattarsi da condizioni di lavoro e di vita appena al di sopra della sussistenza. In Italia due anni di scioperi (1919-20) che portano a ridurre l’orario di lavoro da 11 a 8 ore, minacciano l’espansione del vento dell’est che potrebbe spazzar via non solo i potentati economici, ma anche la classe borghese. Così il capitalismo italiano prima e tedesco poi, con l’appoggio della Chiesa che teme di finire come in Russia, individuati i punti deboli della popolazione su cui è più facile far leva, pilotano il consenso delle masse premiando due personalità dall’egocentrismo smisurato: Mussolini e Hitler. In completa assenza di personalità regali o repubblicane capaci di attrarre su di sé sentimenti di devozione e passione per guidare i sudditi verso nuove alte mete, il potere economico coltiva con pazienza i suoi teneri germogli: creature che tra i loro simboli di rinascita socio-culturale scelgono il teschio, il pugnale e il manganello. Mussolini ha 35 anni e Hitler 30, quando entrano in politica. A simboleggiare la vicinanza tra potere economico e nuove forze nascenti reazionarie, il luogo non casuale dove il 23 marzo 1919 nasce ufficialmente il Fascismo è, in piazza San Sepolcro 9 a Milano, la sede del Circolo per gli interessi industriali, commerciali e agricoli (la futura Confindustria), che l’affitta alla neonata Federazione dei Fasci italiani di combattimento.

Nelle elezioni del novembre ’19 i fascisti prendono 4.500 voti e zero seggi in Parlamento, ma con qualche aiuto da parte di chi conta, alle elezioni del 15 maggio 1921 riescono a far eleggere 35 deputati e da lì inizia la scalata che inizialmente segue l’iter democratico. Nel 1921 il Paese ha altre priorità: 4 milioni di disoccupati, consumi a picco, forti debiti. Siamo in anni in cui la differenza tra chi comanda e chi può solo obbedire è segnata da due elementi fondamentali: analfabetismo e informazione scarsa e manipolata. Nel 1921 non sa né leggere né scrivere il 35,8% dei 35.856.000 italiani: quasi 13 milioni dei nostri nonni e bisnonni basa le sue convinzioni solo su ciò che sente dalla viva voce degli altri o al cinematografo o sui dischi di qualche grammofono: la prima trasmissioneradiofonicadell’URI (Unione Radiofonica Italiana) è diffusa da Roma alle ore 21 del 6 ottobre 1924 con un concerto di Haydn.
Pochi quindi possono informarsi leggendo le fonti ufficiali: 17 i quotidiani esistenti (Avanti!, Corriere della sera, Giornale d’Italia, Il Gazzettino, Il Giornale di Sicilia, Il Mattino di Napoli, Il Messaggero, Il Piccolo, Il Resto del Carlino, Il Secolo, Il Secolo XIX, Il Sole, La Nazione, La Stampa Gazzetta Piemontese, La Tribuna di Roma, L’Osservatore Romano, Popolo d’Italia) più uno sportivo (La Gazzetta dello sport). E d’altra parte questi e gli altri giornali non sono più liberi di raccontare tutto: il regime fascista inizia ad acquistare le maggiori testate e a manipolare l’informazione attraverso la censura praticata dal Ministero della Cultura Popolare (Min.Cul.Pop.). Così anche le persone erudite si formano all’ombra di una verità parziale e tendono ad avere dell’Italia solo una falsa visione positiva: è un Paese felice, non toccato da grandi scandali e violenza, sempre più importante nel mondo, dove si fa tanta ginnastica e ci si sente tutti figli della stessa patria, finalmente uniti entro i confini della nazione ricomposta. Così soltanto chi è a contatto con gli oppositori al regime sa dei 726 assalti e pestaggi che nella prima metà del 1921 colpiscono persone e sedi di sinistra nella sola pianura padana; e chi riveste ruoli sociali e sente parlare di questi fatti, li commenta come ragazzate… un po’ di olio di ricino per far passare la voglia di protestare…

E per dar corpo al nuovo pensiero unico, la prima riforma varata da Benito Mussolini capo del governo dal 30 ottobre 1920 è, nel 1923, quella della scuola che diventa il primo educatore degli italiani. Lo stesso anno stabilisce che il direttore dei giornali dev’essere gradito al prefetto, cioè al potere centrale; e nel ’26 con la legge Rocco istituisce una speciale magistratura del lavoro per frenare le controversie sindacali. Abolisce il diritto di sciopero. Nel 1929 sigilla la collaborazione Stato-Chiesa con il Concordato che tra l’altro esenta i sacerdoti dal servizio militare e rende obbligatorio l’insegnamento della religione nelle scuole.

Adolf il clone

Adolf Hitler scende in campo (per usare una locuzione così amata dagli italiani di destra centro e sinistra negli ultimi vent’anni) che è ancora caporale, a 30 anni, quando a Monaco di Baviera viene incaricato di spiare le adunate del Partito Tedesco dei Lavoratori. Il 12 settembre 1919, quando si contrappone pubblicamente al discorso anti capitalistico dell’anti semita Gottfried Feder, uno dei fondatori di quel movimento, si accorge di possedere un grande carisma e pensa di usarlo. Si iscrive al partito divenendone presto il leader; nei suoi comizi populistici gioca una carta facile: attacca praticamente tutti, comunisti, socialisti, liberali, capitalisti ed ebrei.

E quando scala il potere, Hitler lo fa inizialmente in forma democratica. Nel 1928 alle elezioni il suo Partito Nazional Socialista ottiene il 2,6% dei consensi; nel 1930 sono già 6 milioni e mezzo i voti ottenuti, risultando il secondo partito dopo il Socialdemocratico (24,5%), col 18,3% delle preferenze e 107 seggi in Parlamento davanti ai comunisti (13,1%). Ai tedeschi non piace il partito governativo di centro-destra che propone più tasse e tagli alla spesa pubblica, governando a colpi di decreti-legge. Così alle elezioni di due anni dopo, in piena forte crisi economica e politica e dopo che Hitler è già risultato secondo alle presidenziali che han riconfermato il vecchio feldmaresciallo Paul von Hindenburg, i nazisti diventano il primo partito tedesco col 37,4% delle preferenze e 13 milioni di voti; tuttavia contrapponendosi ai comunisti (la seconda forza) non possono governare. Alle successive elezioni indette solo 4 mesi più tardi i nazisti perdono 2 milioni di voti passati ai comunisti. In assenza di alternative e su spinta dei conservatori che preferiscono affidarsi alle nuove idee nazionalsocialiste piuttosto che consegnare la Germania al bolscevismo rivoluzionario, il vecchio presidente Hindenburg (85 anni) il 30 gennaio 1933 nomina Hitler cancelliere del Reich senza rendersi conto di aver legittimato uno dei più feroci dittatori della storia. Dopo 11 anni a Berlino si ripete la storia di quanto avvenuto a Roma il 30 ottobre 1922 quando il re d’Italia aveva affidato la guida del governo a Benito Mussolini, il primo ex socialista che diventa dittatore. Mussolini e Hitler sono stati due leader che avrebbero potuto dire con una certa dose di ragione: Sono stato eletto dal popolo.

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