bin Laden is dead


President Obama is dead. No, bin Laden

President Obama is dead… I’m sorry… Osama bin Laden is dead. Questo il lapsus (forse freudiano) del giornalista di Fox News che annunciava la morte del presidente Obama anziché quella di Osama bin Laden, dichiarato morto nella notte tra il primo e il 2 maggio 2011, ucciso da un commando americano in una località turistica montana del Pakistan a 50 km dalla capitale. Questo lapsus sintetizza bene i dubbi derivati dall’annuncio della fine del capo di Al Qaeda, a 10 anni esatti dalla strage delle Torri gemelle.  I dietrologi immediatamente si sbizzarriscono nelle congetture; e non solo per l’apparizione sui media di tutto il mondo della foto del volto martoriato di bin Laden, rimbalzata dalla tv pakistana Geo tv: foto che anche a prima vista si rivela un falso clamoroso, ottenuto ritoccando al computer un’immagine classica del ricco terrorista saudita Osama bin Muhammad bin ʿAwaḍ bin Lāden; ma per il fatto che le immagini del suo corpo non sono state mostrate. Il file di quella foto tarocca ha tra l’altro un nome piuttosto chiaro: 20060923-torturedosama. jpg ed era uscita, secondo il sito Peacereporter, il 23 settembre 2006.

Nell’era della comunicazione, dove anche le finte prove vengono esibite in mondovisione scatenando guerre sanguinose, mancano le prove della fine di quello che per molti anni è stato enfaticamente indicato come il pericolo numero uno per l’intera umanità: quasi peggio di Hitler, Stalin e Pol Pot messi insieme: tale da giustificare l’occupazione dell’Afghanistan dal 7 ottobre 2001 (meno di un mese dopo l’attentato alle Torri gemelle) ad oggi. E questo è un fatto per lo meno singolare. Al momento invece per sapere se è vero che bin Laden è effettivamente rimasto ucciso nel blitz delle forze speciali condotto in un ricco quartiere (nei pressi di una caserma dell’esercito) dentro edifici controllati da uomini armati, dobbiamo solo fidarci delle dichiarazioni ufficiali, di una foto falsa, della rassicurazione che immediatamente dopo l’assalto si è eseguito un esame di laboratorio sul Dna della vittima accertandone l’identità; poi abbiamo visto il video sgranato girato dopo l’assalto alla villa-fortino di tre piani costruita nel 2005 nella località Abbottabad (120.000 abitanti). Poi, anziché trasportarlo negli Stati Uniti in una delle celle frigorifere dell’obitorio della portaerei americana che lo aveva preso in carico, il corpo del latitante numero uno al mondo è stato gettato in mare. Si è detto per procedere al rito islamico di affidare i resti dell’uomo al mare, ma Mahmoud Ashour, (sunnita come bin Laden) docente dell’Accademia delle ricerche islamiche di Al Azhar, intervistato dall’Ansa, sostiene invece che per la sua religione era indispensabile la sepoltura in terra e gettare il cadavere in mare è peccato.

Sono lontani i tempi dell’esibizione del corpo crivellato di colpi di Che Guevara o di Ceausescu o dell’impiccagione in diretta tv di Saddam Hussein. E questo, in anni di guerre scatenate sulla base di false informazioni e false comunicazioni globali che determinano l’occupazione di Stati sovrani, legittima quantomeno dei sospetti. Abbiamo visto il segretario di Stato del governo Bush jr. Colin Powell il 5 febbraio 2003 agitare all’ONU davanti alle telecamere una fialetta di presunto antrace come prova (falsa, si è saputo dopo anni) che l’Iraq possedeva armi biologiche di distruzione di massa: e l’occidente gli ha creduto, partendo compatto con bombardamenti e occupazione di uno Stato sovrano (seppur governato da un feroce dittatore). Iraq e Afghanistan, sebbene Paesi dalla natura poco ospitale, non sono mai stati considerati dagli strateghi occidentali solo ammassi di sabbia e di rocce, ma molto molto altro.

Ma probabilmente alla comunità internazionale che si accontenta delle informazioni ufficiali e non ama l’idea dei complotti internazionali, è sufficiente la notizia nuda e cruda.

Eppure qualche sospetto sul fatto che la primula rossa bin Laden sia morto già da anni, serpeggiava da tempo. E non solo per il fatto che era gravemente malato di un’insufficienza renale che lo obbligava a portare con sé la strumentazioni per la dialisi (cambio totale del sangue tre volte la settimana, con immobilità per alcune ore) e forse aveva già perso l’uso del braccio sinistro; ma perché dal 2004 non c’erano più prove tangibili del suo essere in vita. Se prima Al Qaeda diffondeva copiosamente i video messaggi del suo leader, con il 29 ottobre 2004 si vede per l’ultima volta un bin Laden vivo: seduto per terra con altri ospiti, dialoga dell’attentato alle Torri gemelle. E’ stato questo video, diffuso poco prima delle elezioni presidenziali Usa, ad attribuirgli la responsabilità diretta nella strage. Un video seguente, datato 7 settembre 2006, lo mostra assieme a due attentatori delle Torri gemelle, evidentemente prima dell’11 settembre 2001; mentre l’ultimo video diffuso, l’11 settembre 2006, lo ritrae con immagine fissa mentre lo si sente lodare uno degli attentatori. Sono seguiti poi molti audio, ma mai più immagini video: quindi l’ultima databile risale a quella diffusa il 29 ottobre 2004 in cui parla delle Torri gemelle abbattute.

C’è naturalmente anche un’altra visione della cosa, quella ufficiale e più pragmatica: non si poteva mostrare il cadavere (colpito da un colpo di pistola in faccia, o magari invece crivellato di colpi) per non accendere troppo gli animi dei suoi seguaci. Le letture dei fatti, come sempre, possono essere diametralmente opposte. (a fianco la mappa satellitare del rifugio di bin Laden e la ricostruzione del sito).

E mentre molti negli Stati Uniti hanno festeggiato la morte di bin Laden, l’indomani padre Federico Lombardi direttore della Sala Stampa vaticana, ha così espresso la posizione della cristianità: Osama bin Laden ha avuto la gravissima responsabilità di diffondere divisione e odio fra i popoli, causando la morte di innumerevoli persone, e di strumentalizzare le religioni a questo fine. Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini, e spera e si impegna perché ogni evento non sia occasione per una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace.  

bin Laden giocava a cricket?

Nella mappa di Google Hearth si vede la villa-fortino di bin Laden ad Abbottabad posta in una zona tranquilla e isolata, quartiere periferico della città in cui si trova la grande e prestigiosa Accademia militare Army Burn Hall College gestita dall’esercito pakistano, dove ragazzi e ragazze sono sottoposti ad una ferrea disciplina che prevede anche punizioni corporali inflitte dall’aiutante di campo. E’ una scuola che ha tra l’altro diplomato: il rappresentante pakistano alla FAO, l’ambasciatore negli Usa e già consigliere per la sicurezza nazionale dell’attuale governo del presidente Zardari, il figlio dell’ex presidente Ayub Khan e alcuni ministri.

E all’indomani della scoperta del covo del capo di Al Qaeda, su Internet impazza la dichiarazione del capitano della squadra di cricket dell’elegante città di Abbottabad, Ali Al’Haq che dichiara di aver giocato più volte con quel 53enne arabo. Ozzie come lo chiamavamo, era parte integrante della squadra– dice il capitano- era competente, anche se la sua battuta era un po’ vischiosa. Prima di tirare rifletteva sempre lisciandosi la barba, ma non sapeva perdere: dopo una partita che perdemmo si rifiutò di stringere le mani agli avversari e di andare a bere con loro alla clubhouse. Ma si tratta di satira. Più veritiere sembrano le dichiarazioni dei vicini di casa di bin Laden che affermano di aver visto spesso un suv arrivare nella notte in quell’abitazione circondata da un alto muro. I bambini poi raccontano che gettavano volentieri dentro la proprietà le palle dacricket perché ogni volta che si presentavano a richiederle, invece di riceverle ottenevano dei soldi.

Da fonti pakistane si apprende che uno dei 4 elicotteri impiegati nel blitz sarebbe stato abbattuto prima di arrivare sull’obiettivo e la sua caduta in strada avrebbe provocato la morte di una persona e il ferimento di altre due. Testimoni oculari hanno parlato di un conflitto a fuoco prima della caduta del mezzo.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...