Il cinema italiano resiste


Montaldo: Il cinema italiano resiste

61 anni di cinema e non li dimostra. Giuliano Montaldo, classe 1930, regista dal 1962 ma attore da prima, è in splendida forma e in una serata al Comune di Cadoneghe (Pd) ha ricordato alcuni episodi dei suoi inizi. Chi l’ha detto che solo oggi il governo è contro il cinema? In Achtung! Banditi! (1952) di Carlo Lizzani con Gina Lollobrigida, lo Stato ci boicottò: il film era sulla Resistenza e l’allora premier Andreotti non voleva che il cinema affrontasse questo tema; così non avevamo soldi e a Genova, dove girammo, la gente fece una colletta per aiutarci. Non ci diedero nemmeno le armi, così la produzione le fece costruire di legno e quando dovevamo sparare facevano “pam-pam” con la bocca! Ricordo un macchinista romano che mi disse: “A Montà, lassa perde… Er cinema è in crisi!”

Il potere, prosegue Montaldo, ha sempre combattuto chi gli dà fastidio. Ma noi ce l’abbiamo fatta lo stesso. Quando nel 1976 ho girato “L’Agnese va a morire” abbiamo dovuto lavorare a costi ridottissimi: gli attori vennero quasi gratis perché entusiasti del prodotto. C’erano tra gli altri Ornella Muti, Eleonora Giorgi, Johnny Dorelli, Massimo Girotti, Michele Placido, Flavio Bucci, Aldo Reggiani, Ron, Gino Santercole. Per la protagonista, la staffetta partigiana Agnese, avevo in mente Simone Signoret. Lei lesse la sceneggiatura, ma quando mi chiamò a casa sua in Normandia, era profondamente dispiaciuta: mi mostrò le modifiche che avrebbe apportato al suo personaggio e disse che non l’avrebbe potuto interpretare perché stava per morire. Tre settimane dopo non c’era già più. Così proposi la parte alla svedese Ingrid Thulin che aveva lavorato con Ingmar Bergman. Era una bella donna sofisticata e famosa; le portai il copione nella sua villa romana con piscina e il giorno dopo mi convocò. Mi accolse completamente trasformata: senza trucco, un camicione addosso e zoccoli ai piedi. “Sono Agnese” – mi disse prima di accettare la parte per poche lire- “Da ragazza portavo a casa i salmoni con la bicicletta”. Poi quando fu il momento di scegliere a Ravenna la sua vecchia bicicletta per le riprese, istintivamente tra due puntò la più brutta. Il curioso è che quando svitammo il sedile per adattarlo, dal tubo spuntò un messaggio: era effettivamente appartenuta a una staffetta partigiana. Ingrid era sempre presente sul set con grande anticipo sugli altri: giravamo a Ravenna, Imola, Faenza, Bologna, Reggio, Bagnocavallo, Castel fiorentino e lei voleva parlare con la gente, capire come si muovevano. La gente dei paesi ci accolse benissimo, ci invitavano a cena. C’era pure Ninetto Davoli che nelle pause girava per i villaggi su un furgoncino con altri attori: “Siamo i partigiani dell’Agnese” diceva, e tornavano sempre indietro con cibo per tutti. E quando fu la volta di restaurare la pellicola, gli abitanti di quei paesi che ci avevano ospitato si tassarono per consentire l’intervento.

Giuliano Montaldo ricorda anche un film precedente “Sacco e Vanzetti” (1971) con Gian Maria Volontè e Riccardo Cucciolla. Simone Signoret, moglie di Ives Montand, per l’uscita francese organizzò a Parigi una proiezione con l’intellighenzia locale e a Boston gli studenti dell’Università, visto il film, studiarono il caso al punto che in seguito il governatore dello Stato, il democratico Michael Dukakis, proclamò ufficialmente la riabilitazione dei due italiani ingiustamente giustiziati e organizzò il primo “Sacco e Vanzetti Day”. Mi invitarono e in sala c’era anche un nipote di Nicola Sacco: l’uomo mi abbracciò e io piansi.  

Sono felice che la tv passi i miei vecchi film a notte fonda – conclude il regista- perché così evitano di essere intervallati dagli spot, da quattro piani di morbidezza. E a proposito di tv Montaldo lascia una visione poetica: La nebbia è una grande amica del cinema: la prima cosa che cancella sono le antenne televisive

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