Nanni Moretti racconta


Habemus Papam

Arriva al cinema Porto Astra di Padova per due ore di dibattito col pubblico dopo le proiezioni del suo Habemus Papam, ordina un cappuccino e si raccomanda che il cartellone del film non venga ammaccato. Nanni Moretti mostra da subito i suoi tratti di persona attenta ai dettagli. Illuminazione un po’, con rispetto parlando, cimiteriale commenta in sala. Poi risponde puntualmente, con dovizia di particolari e british humor, alle tante domande dei suoi fans, lasciandosi portare su diversi terreni. Politica. Credo che il regista abbia solo il dovere di fare un buon film, non per forza impegnato, ma in ogni caso sono felice che il produttore Procacci stia per fare qualcosa sul G8 di Genova. Quando nell’89, due mesi prima del crollo del Muro di Berlino uscii con Palombella rossa che raccontava la crisi del Pci, la società italiana guardò con rispetto a quel cambiamento: oggi sarebbe impensabile. Col Caimano non fui profetico, raccontavo quel che vedevo e che in democrazia non è normale. I girotondi? Casuali. Ero a una manifestazione per la giustizia nel 2002, promossa da simpatizzanti di sinistra e quando nel loro politichese parlarono Fassino e Rutelli, tutti ci rendemmo conto che la loro era un’altra lingua. Così quando una signora mi vide inquieto sotto il palco, gridò: “C’è Moretti che vuol parlare”. Poi ho un buco nero, pochi minuti al microfono e un anno di politica da cui non avevo nulla da guadagnare, solo tanti insulti. Parlavamo di valori condivisi nei Paesi normali, ma non in Italia. Non volevamo diventare partito e così tutto si è sciolto. I grillini? Non sono d’accordo con chi dice che destra e sinistra sono uguali: il risultato di questa politica è che ora il Piemonte è passato a Cota.  

Il messaggio del film. Pur essendo autobiografico, come sempre, per il senso di inadeguatezza del Papa, che sento molto mio, è un film diverso dagli altri che ho fatto. Qualcuno ha detto che il suo passo indietro è la mia rinuncia politica: ma io faccio il regista e non voglio cambiar mestiere perché questo è il lavoro che mi piace. Tutti prima o poi ci sentiamo inadatti, ma non abbiamo il coraggio di ammetterlo.

Dettagli sul film. E’ stato costoso per i costumi e per i luoghi (Palazzo Farnese- ambasciata di Francia e Cinecittà) e non per il cast. Così come il sacerdote che predica è un vero prete di Foggia e il medico del Papa è il mio medico di base, io cerco di mettere sempre autenticità nel mio lavoro.

Aneddoti. Nel film i cardinali giocano a pallavolo. Uno di loro si è rotto un femore in campo inciampando sulla tonaca mentre giravamo. E proprio ieri mi hanno invitato a premiare i vincitori della 5^ Clericus Cup, campionato di calcio tra preti e seminaristi.

Vaticano. Faccio incontrare due mondi molto lontani, laico ed ecclesiastico, ma non volevo rincorrere la quotidianità fatta di scandali: tutto l’anno scorso si è parlato di pedofilia e coperture, poi Benedetto XVI ha chiesto scusa parlando di vergogna per la Chiesa. Avrebbe potuto farlo anche chi l’ha preceduto… La stampa cattolica non è stata troppo critica verso Habemus Papam. Dovrebbe ringraziarmi: ho umanizzato l’istituzione descrivendone gli uomini con tenerezza.

http://www.habemuspapam.it/ nella foto Nanni Moretti con Michel Piccoli

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