Il linguaggio della politica


Un cavaliere più cavaliere?

Qualcosa sta cambiando radicalmente nella strategia di attacco a testa bassa con cui il primo ministro italiano Silvio Berlusconi conduce le sue campagne politiche in televisione? Le accuse agli italiani che votano a sinistra, in questi anni, seppure sempre molto forti e da guerra fredda, (La sinistra, i comunisti, porteranno fame e morte…) evocatrici di periodi lontani morti e sepolti non solo in Italia ma nel mondo intero, sembrano diventare più morbide. Era il 6 aprile 2006 quando Berlusconi, parlando all’assemblea di Confcommercio a Roma (come documenta questo video che ha fatto il giro del mondo prima di venir dimenticato tra le tante altre “boutades” e gags che sono seguite) disse testualmente: Ho troppo stima per l’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse. Si riferiva, ovviamente, a chi non avrebbe votato per lui alle elezioni politiche di quell’anno.

Elezioni amministrative 2011, a Porta a porta il 25 maggio Berlusconi cambia tono e, come si sente in quest’altro video, dice “semplicemente”: A me spiace, ma non credo davvero che riusciranno a vincere queste elezioni (i candidati sindaci del centro sinistra, ndr) se veramente i milanesi e i napoletani non andranno a votare lasciando a casa il cervello. Come dire che oggi il premier italiano, davanti al mondo, definisce i suoi oppositori non più coglioni, ma “soltanto” senza cervello. Un bel passo avanti. Linguaggi (per i gesti esistono altri nobili esempi, presi a prestito dalla gestualità popolare, mostrati da altri ministri della Repubblica) che fanno del nostro modo di far politica un caso unico nella storia delle moderne democrazie.

Viene però da chiedersi se questo linguaggio basato su slogan vecchi di 50 anni paghi ancora in un mondo che vive in questi mesi una grande rivoluzione che mette (ancora una volta) in discussione il potere classico degli apparati lontani dai bisogni reali delle persone.

Sul primo dizionario dell’Accademia della Crusca (anno 1612) si legge: E, da questo titolo di degnità, si chiamano cavalieri tutti i gran personaggi, che vivono cavalerescamente, e da gentil’huomo, e talora s’estende infino a’ Re. Ma questi erano cavalieri d’altri tempi. (nella foto il cavaliere di Sara Bolzani e Nicola Zamboni)

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