Il liquidatore di Chernobyl


Il testamento del liquidatore di Chernobyl

Per gran parte di noi il nome Vassili Nesterenko non dice niente. Ma per i dimenticati di Chernobyl dice molto: in alcuni casi significa vita.

Nesterenko, che ci ha lasciato nel 2008 a 73 anni a seguito delle radiazioni di Chernobyl, era un fisico ucraino; ma pur essendo direttore dell’Istituto di Energia Nucleare all’Accademia Nazionale delle Scienze della Bielorussia, il giorno dopo l’esplosione del reattore di Chernobyl, salì su un elicottero sorvolando l’area per capire la situazione. Gli altri tre compagni di volo furono condannati a morte dalle radiazioni prima di lui che sopravvisse malato altri 22 anni: 22 anni votati a combattere contro la disinformazione ufficiale e mettendosi contro il potente KGB sovietico prima, e poi contro il potente Alexandr Lukashenko, presidente della Bielorussia dal 1994.

Nel primo summit di esperti sovietici Nesterenko consigliò l’urgente evacuazione della popolazione in un raggio di 100 km, e di distribuire dosimetri e compresse di iodio per salvare almeno i bambini. Di fronte all’inerzia e alle bugie del governo sovietico, con grande coraggio Nesterenko decise autonomamente di mettere tutto il suo staff al lavoro sui danni prodotti dalle radiazioni, dando assistenza diretta alle persone colpite. Naturalmente venne rimosso dal suo incarico subendo in seguito continue pressioni, la minaccia di internamento in manicomio e due attentati.

Sopravvissuto alle radiazioni, il fisico ottenne l’aiuto di tre personalità russe che nel 1990 gli permisero di fondare e dirigere l’indipendente Istituto di Radioprotezione BELRAD. Fautori del progetto erano il fisico Andrej Sakharov (Premio Nobel per la pace 1975 che non poté ritirare perché confinato a Gorkj, poi riabilitato nel 1986 da Gorbaciov), lo scrittore Ales Adamovich e il campione del mondo di scacchi Anatoly Karpov. BELRAD aveva e ha tuttora compiti di controllo delle radiazioni degli abitanti e dei prodotti alimentari della zona di Chernobyl, si occupa di mantenimento della sicurezza delle radiazioni e di protezione della popolazione contaminata da radionuclidi.

Per questo suo impegno socio-sanitario e politico Nesterenko ebbe notevoli problemi con l’Agenzia della Sicurezza di Stato bielorussa che dopo aver minacciato di internarlo in un manicomio (secondo l’usanza sovietica) gli propose un posto in un altro istituto statale purché non si occupasse più di Chernobyl. Ma il fisico tirò dritto.

Nel 1994, con l’aiuto di ONG occidentali, BELRAD acquisito strumenti mobili per misurare la radioattività, poi da lui perfezionati. Questi spettrometri collegati a computer registrano i raggi gamma di radionuclidi incorporati, Cesio 137 ma anche Potassio. I dati raccolti vengono regolarmente pubblicati in un documento distribuito a livello regionale e locale alle autorità sanitarie nazionali e alle famiglie.

Nel 1996 Nesterenko riuscì a far adottare dalle autorità sanitarie il suo preparato Vitapect 2 basato sulla pectina di mele, considerata assorbente del Cesio 137. Un mese di trattamento fa scendere del 60-70% il livello di radionuclidi presente nell’organismo del bambino.

Gli ostacoli creati da Lukashenko  

Le sue misurazioni hanno rivelato livelli di contaminazione 8 volte superiori a quelli pubblicati dal Ministero della Salute bielorussa, sbugiardando nel mondo  le autorità del Paese. Il 25 giugno 2007, dopo il suo rifiuto di dirigere la costruzione della nuova centrale nucleare in Bielorussia, il presidente Lukashenko firmò una risoluzione volta a Prendere tutte le misure necessarie per assicurare alla giustizia l’organizzazione privata Istituto di Radioprotezione BELRAD e il suo responsabile, colpevole di violazione delle leggi in materia di radioprotezione, ricerca e la divulgazione dei risultati della ricerca.

Nesterenko ha continuato fino alla morte a difendere il suo lavoro con energia, nonostante i quotidiani controlli del dipartimento fiscale del Ministero delle Finanze.

Auguro a tutti la buona salute che avevamo noi

prima di arrivare a Chernobyl

Ecco cosa disse il 27 maggio 2008 (5 mesi prima di morire) a Ginevra intervenendo assieme alla genetista Rosa Gontcharova e allo scienziato Alexei Yablokov alla protesta pubblica La veglia di Ippocrate.

Continueremo a sperare che le vittime di quel disastro sopravvivano. Io sono uno degli 800.000 liquidatori contaminati da Chernobyl. Questi sono veramente gli uomini dimenticati nel nostro Paese. Decine di migliaia di persone hanno già lasciato questo mondo, non può più parlare di questo nuovo… Auguro a tutti la buona salute che abbiamo avuto, noi liquidatori, prima di essere arrivati ​​al reattore. Eravamo giovani e pieni di forza.

Il destino degli scomodi

Vassili Nesterenko ha dedicato la vita alla protezione della popolazione (bambini in particolari) colpita dalle radiazioni. Quand’è morto stava realizzando uno studio sul radiocesio accumulato nei corpi di bambini delle regioni contaminate.

Per anni BELRAD ha funzionato grazie al contributo internazionale (francese soprattutto) e grazie al sostegno finanziario dell’associazione i Bambini di Chernobyl Bielorussia, e di France Libertés, Children of Chernobyl. Morto questo eroe di Chernobyl, l’istituto ora è guidato dal figlio Alexei Nesterenko, laureato in Ecologia umana.

Nel video che segue, l’allarme lanciato (e non ancora raccolto) dal prof. Vassili Nesterenko in una delle sue ultime interviste realizzata dal giornalista Claudio Bernieri nel film I dimenticati di Chernobyl (regia di Oscar Nani) realizzato per Rai 2 e dimenticato anche dalle televisioni pubbliche e private nonostante abbia vinto il Premio Ilaria Alpi. Il suo autore, rimasto disoccupato, stando a Internet oggi suona la fisarmonica nelle stazioni del metrò.

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