Arrestata blogger siriana


Rapita Amina, blogger siriana

I miei dati scritti sul corpo

per quando mi prenderanno

Amina è una ragazza siriana come tante: anzi è per metà statunitense. Ma il suo problema è un altro. Quando nel 2010 è rientrata dagli Usa a Damasco, Amina Arraf (mamma americana, papà siriano) ha creduto di poter tranquillamente fare la blogger dicendo apertamente quel che pensava della politica, della rivolta contro il regime e del fatto che a lei piacciono le donne. Sono stati proprio questi due elementi a metterla seriamente nei guai: la difesa dei rivoltosi e il suo essere gay ( http://damascusgaygirl.blogspot.com/ ), considerato reato in Siria. Eppure nel suo blog in inglese A gay girl in Damascus, Amina parlava tranquillamente: fino al 6 giugno scorso quando tre giovani armati l’hanno prelevata mentre passeggiava con un amico vicino a piazza degli Abbassidi in capitale, caricandola con la forza in auto; lei si è ribellata colpendo uno dei tre, ma invano. La denuncia del rapimento è stata fatta sullo stesso blog di Amina da sua cugina Rania. Già due mesi fa, nel cuore della notte, la sua famiglia aveva ricevuto la visita di altri agenti in borghese.

Il giorno prima del suo arresto, nel suo blog Amina aveva scritto che il regime non avrebbe potuto chiudere Internet per fermare gli oppositori, perché avrebbe suscitato le ire di tutti gli uomini d’affari e di quanti lavorano con la rete, dimostrando al mondo di essere con le spalle al muro. E a proposito delle paure occidentali per Al Qaeda, Amina usava un paradosso dicendo che i terroristi trovano più sostegno nel Wisconsin che non in Siria.

In una lucida riflessione la ragazza parlava di un Paese cambiato, non più fatto di contadini analfabeti facilmente soggiogabili dal potere. Quando l’anno scorso il regime annunciò che l’analfabetismo era stato completamente eliminato, avrebbe dovuto immaginare che la cultura l’avrebbe spazzato via con questa inevitabile rivoluzione

Quando la gente impara a leggere, legge prima di tutto le sacre scritture (siano musulmani o cristiani) e se non hanno accanto il sacerdote o un imam, inizierà a formarsi le proprie idee e si ribellerà contro i despoti.

Quando sono arrivata dagli Usa ho trovato qui a Damasco per strada gli stessi dvd che avevo là. Non c’è più la chiusura di una volta… La rivoluzione  non è frutto di complotti diabolici, ma è il lento accumularsi di rancori e di umiliazioni. Il vecchio mondo sta crollando e uno nuovo è iniziato… Per questo uccidono, torturano. Dubito però che possano contare su ventimila uomini armati. Stanno perdendo e lo sanno.

Sempre il 5 giugno Amina scriveva ancora questo che speriamo non sia un testamento spirituale. Taglio le mie unghie cortissime per paura di essere catturata e lo stesso fa mio padre; scrivo il mio nome, i miei numeri di identità e di telefono sul braccio ogni venerdì. E così mio padre. Io scrivo in inglese e in arabo sulla schiena e sul petto, lui fa lo stesso per me. Sì, è strano … ma è la sicurezza. Quando e se  morirò, prima che mi avvolgano in un lenzuolo, mi piacerebbe che qualcuno sapesse chi sono stata e lo dicesse al mondo. Oppure, se finiremo in fosse comuni, quando ci dissotterreranno, vorrei che si sapesse quel che è stato di noi.

Spero di aver sprecato il mio tempo con queste cose; di averlo sprecato in cerca di inchiostri difficili da lavare. Spero che sia qualcosa che presto farà ridere. Ma non posso esserne sicura. Oggi o domani potrebbe essere l’ultimo giorno per me, o, domani potrebbe essere il primo giorno della nuova Siria. Ben Ali è andato, Mubarak è andato, Saleh, dicono, è andato pure. Assad non ha molto più tempo e ho intenzione di vederlo andare via.
Vogliamo una nuova Siria, un cambio rispetto a tutto ciò che c’era prima. Se volessimo prendere il potere uccidendo e torturando, se facessimo giustizia sommaria saremmo forse diversi da loro? No, non dobbiamo farlo.

Alcuni dicono di combattere il fuoco con il fuoco: no, si combatte il fuoco con l’acqua, non con il fuoco. Con amore e solidarietà. Dobbiamo ricordare che non dobbiamo semplicemente cambiare i nomi sulle porte dei ministeri, ma l’intera società.

Ho paura, storie di linciaggi già cominciano a circolare. Ogni giorno che passa in questo modo aumenta la rabbia contro il regime, aumenta la richiesta di giustizia che non viene data. Se non crollano presto, ci saranno oceani di vendetta e fiumi di sangue versato. Per il loro bene, per i loro parenti e la loro setta, devono farsi da parte, finché c’è ancora speranza per loro. Siamo un popolo che perdona, una nazione ospitale e con un cuore grande, noi ancora li rimettiamo i loro crimini … ma ora siamo anche una nazione di memoria lunga. E siamo sempre più impazienti. Devono andare, devono andare al più presto. Questo è tutto quello che c’è da dire.

Facebook e Twitter stanno accogliendo campagne di mobilitazione per la sua liberazione. Nella prima giornata sulla pagina http://www.facebook.com/FreeAminaArraf di Facebook sono state superate le 12.000 adesioni da tutto il mondo; tutti i Paesi europei rappresentati, più Stati Uniti, Brasile, Canada, Messico, Cile, Colombia, Santo Domingo, Israele, Australia, Nuova Zelanda, Tunisia, Libano e Iran.
Il video seguente è quello che Amina ha postato il 6 giugno prima di essere arrestata: Freedom for Palestine. Speriamo sia di buon auspicio per la sua, di libertà.

Appello per la liberazione di Amina

E’ possibile inviare ai seguenti indirizzi ( syria@email.it e info@ambasciatadisiria.it ) il seguente appello:

Eccellenza Ambasciatore di Siria, scrivo questa lettera per esprimere la mia più profonda preoccupazione per la situazione di Amina Abdullah Arraf, blogger siriana rapita a Damasco il 6 giugno 2011. Da allora la sua famiglia non sa più nulla di lei, né di cosa sia accusata né quali siano le sue condizioni fisiche.

A livello internazionale è in atto una mobilitazione e anch’io chiedo, assieme a migliaia di altre persone, l’immediato rilascio di Amina Arraf se, come sembra, le è stata privata la libertà unicamente per l’esercizio pacifico della sua libertà di espressione, di associazione e di assemblea. Invito le autorità siriane a rivelare dove si trova la donna arrestata e ad assicurare che non sarà vittima di maltrattamenti.

Auspico che sia concesso un accesso immediato e regolare alla sua famiglia, agli avvocati e alle cure mediche.

Cordialmente la saluto

nome e cognome

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