Il prezzo di Fukushima


Costa un euro la carota del dopo Fukushima

Una carota costa un euro al mercato di Tokyo. E’ tanto, perché dal marzo scorso i giapponesi devono fare a meno delle carote, ma anche di tutta la verdura, la frutta, il latte, il frumento, la carne, il pesce e perfino le alghe (a loro tanto care) provenienti da un raggio di 300 km dalla città di Fukushima. E’ lo scotto pagato alla contaminazione radioattiva del dopo tsunami. Un danno calcolato in questi giorni in oltre 17 miliardi di euro, che se la crisi perdurasse potrebbero arrivare a 90 miliardi di euro.

Nel Giappone che cerca di tornare alla normalità è arrivato il nuovo anno scolastico, in aprile come sempre; e già si pensa di scavare tutti i campi di gioco per bambini e ragazzi, per togliere mezzo metro di terra radioattiva e portarla altrove. Intanto si guarda ai più giovani, per gli adulti si vedrà.

Nel Giappone iper produttivo che per forza di cose si troverà costretto ad aumentare nel mondo i prezzi delle sue auto, dei suoi televisori, dei computer, delle macchine fotografiche e di tutta la tecnologia, i problemi energetici del dopo tsunami e della chiusura di alcune centrali nucleari (una a sud di Tokyo è costruita proprio sopra una faglia continentale) la Toyota per abbassare la bolletta della luce ha annunciato che chiuderà le fabbriche due giorni feriali la settimana per aprirle sabato e domenica, quando c’è meno richiesta energetica. Nella vita di tutti i giorni, dopo la chiusura di 6 reattori nucleari, i giapponesi fanno i conti con un calo dell’energia disponibile, che si traduce in meno porte automatiche in funzione, meno scale mobili attive, meno insegne luminose notturne. Il Paese che non intende più costruire centrali nucleari, sta decidendo di puntare sulle energie rinnovabili (eolico, geotermico, solare) e di ridurre tutti gli sprechi.

Sono questi piccoli flash dal Paese che prima di tutti al mondo ha costruito centrali nucleari: la prima a soli 7 anni dal disastro di Hiroshima e Nagasaki. Piccoli flash da una terra che sembra lontanissima (sei ore indietro rispetto all’Italia), ma che ha portato fino a noi, col vento, il suo pulviscolo radioattivo.

Il prezzo della normalità

Nella foto del 25 maggio 2011 il vice governatore della Prefettura di Fukushima, Matsumoto (a sinistra) col sindaco di Kawasaki, Abe Takao, in uno shopping center locale, cercano di convincere la gente a consumare prodotti tipici della regione del Tohoku dove ha sede la centrale nucleare danneggiata. Si offrono riso, asparagi e succo di mele prodotti a nord est di Fukushima, assicurando che non ci sono rischi per la salute e che la paura è il peggior danno che si può fare all’economia dell’area.

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