Manicomi criminali


Inferni psichiatrici giudiziari

Questi sono talebani mascherati… Gli altri si vede che sono veri. La differenza è che qui ti uccidono piano piano. Lo dice un afgano detenuto in un ospedale psichiatrico in Italia con altri 1.500 che sono soprattutto italiani. Dimenticati da Dio e dagli uomini, come lui.

In genere quando si parla di giustizia a due facce, ci cita il caso del ladro di polli che resta in galera per anni e quello dell’uomo di potere che la fa franca dopo aver truffato milioni di euro a ignari cittadini. Il guaio è che queste storie non sono solo paradossi da populisti: sono vere. Al senatore Ignazio Marino presidente della Commissione Parlamentare sull’Efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, è bastato visitare alcuni manicomi criminali del Belpaese per rendersene conto. A Barcellona Pozzo di Gotto (Me) ha incontrato Giuseppe che da 18 anni è rinchiuso per aver rapinato 7.000 lire (3 euro e mezzo) fingendo di tenere una pistola in tasca: quindi a mani nude. Poi ha incontrato Andrea, rinchiuso in manicomio criminale da ben 25 anni perché sorpreso fuori da una scuola vestito da donna. E un altro che dopo 30 anni di carcere non sa quando uscirà dall’O.P.G. (ospedale psichiatrico giudiziario) perché hanno smarrito la perizia psichiatrica originaria e a nessuno viene in mente di rifargliela. Ma ci sono anche i ladri di biciclette, quelli che se ne sono andati senza pagare il conto dopo aver mangiato la pizza dando in escandescenze di fronte ai carabinieri. E ce ne sono tanti altri che, oltre al reato commesso che appare davvero ben poca cosa di fronte ai furti di capitali e alle truffe impunite, hanno la sfortuna di mostrarsi poco capaci di intendere e di volere, ignoranti o semplicemente strani, e hanno l’altra aggravante di essere poveri e quindi di potersi permettere solo l’avvocato d’ufficio, spesso inesperto o poco motivato alla difesa dei poveri cristi. Di qui il triste destino della prigione camuffata da ospedale, dove gli infermieri sono agenti di custodia e i pazienti ricevono sedativi per scongiurare reazioni violente e annullarne la volontà.

L’inchiesta durata 2 mesi ha messo in luce almeno 389 casi di detenuti (sui 1.500 totali) che potrebbero essere liberati immediatamente; e ha convinto il ministro della Salute Fazio a sbloccare i 5 milioni di euro per progetti di accoglienza dei detenuti non pericolosi socialmente. La situazione più critica è stata riscontrata nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa (Ce) dove solo 21 su 105 pazienti dismissibili sono stati liberati, 2 sono nel frattempo morti quest’anno in attesa della libertà su un totale di 6 morti (3 suicidi).

In alcune delle “istituzioni pubbliche” visitate dalla Commissione e filmate nello sconcertante documentario (video seguente) presentato ai ministri competenti, risulta che i letti di contenzione ai quali venivano legati per ore e giorni i pazienti più irrequieti (con le reti forate per permettere di orinare e defecare in un apposito buco nel pavimento restando legati nudi) sono stati aboliti (almeno ufficialmente) soltanto due anni fa in seguito alla condanna per tortura espressa dall’Unione Europea; che i ratti risalgono dalle latrine girando per i reparti; che le condizioni igieniche e strutturali sono a dir poco carenti e indegne per una società che si ritiene civile. La civiltà di un popolo si misura sulla capacità di proteggere i suoi cittadini più deboli e sulla volontà di non girarsi dall’altra parte, per non vedere. Non sarebbe male ricordarselo.

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