Amina, mistero svelato


Amina dissidente lesbica siriana?

No, è una coppia di americani

Ecco perché le autorità americane hanno faticato a trovare Amina Arraf tra i connazionali scomparsi in Siria: perché Amina, la blogger gay dissidente siro-americana che ha mobilitato la rete per il suo rapimento da parte delle forze di sicurezza del dittatore siriano Assad, non è mai esistita. Se non nella fantasia di due americani, Tom MacMaster e Britta Froelicher, marito e moglie che per mesi hanno alimentato sul web un mito, aprendo per la loro creatura il blog A gay girl in Damascus ( http://damascusgaygirl.blogspot.com/ ) e lanciando da esso (il 6 giugno) l’allarme sull’arresto della giovane donna che già nel 2007 aveva raccontato molte cose di sé in un altro blog americano. L’annuncio del rapimento fatto su A gay girl in Damascus dalla sedicente cugina Raina, aveva scatenato la solidarietà e gli appelli su Internet: appelli che hanno raggiunto ambasciate e consolati siriani in tutto il mondo.

State certi che gli amministratori di questo sito, che erano amici online di Amina, sono arrabbiati come tutti gli altri dopo la rivelazione fatta da Tom MacMaster. Questa bufala sciocca e crudele ha distratto dal vero problema in Siria dove il popolo sacrifica la propria vita per chiedere la fine di un regime che tortura e uccide sparando ripetutamente sulle manifestazioni pacifiche. Migliaia di prigionieri politici sono detenuti dalle autorità e molti di loro sono sottoposti a tortura. Il mondo dovrebbe conoscere il coraggio e la sofferenza di questi innocenti siriani e stare con loro. Con queste parole gli amministratori della pagina di Facebook Free Amina Arraf commentano la fine del mito che li aveva coinvolti facendogli raccogliere in un solo giorno 15.000 adesioni che ora vanno via via scemando.

Per Amina si erano mossi i grandi network mondiali (CNN in testa) e blasonati quotidiani Washington Post, New York Times, The Guardian, oltre a quelli degli altri Paesi. C’erano state “sue” interviste (rese sempre via mail), senza che mai nessuno avesse visto dal vivo questa 34enne o altri della sua famiglia. Ed era impensabile che, con tutti i dati precisi forniti in rete dalla sedicente Amina già nel 2007 nel suo blog americano http://aminaarraf.blogspot.com/ , non si potesse verificarne l’esistenza. Una bufala, soltanto una bufala che ha obbligato il Dipartimento di Stato Usa a muoversi. Solo che questa volta i burloni, che dicono di aver agito in buona fede e c’è da credergli vista la loto passione per le popolazioni mediorientali, hanno coinvolto la buona fede di migliaia di persone giocando sul dramma reale di un popolo. Lo scandalo è emerso quando il giornalista Andy Carvin di Npr (National Public Radio) e la blogger Liz Henry hanno cominciato a chiedersi perché nessuno avesse mai visto Amina, che sui suoi due blog non aveva mai inserito foto (se non dopo la sua annunciata scomparsa). Poi una donna istriana che vive a Londra si è riconosciuta nelle foto di Amina diffuse in tutto il mondo con l’annuncio del rapimento. E ci sono state persone che, attraverso la rete, per almeno quattro anni hanno comunicato con la sedicente Amina, quando i suoi autori le facevano raccontare la sua vita in Georgia (dov’è nato MacMaster) e in altri Stati americani prima del trasferimento a Damasco.

Le accurate ricerche condotte della stazione radiofonica americana Npr – raccontano Peralta dell’Eyder e Andy Carvinci hanno portato a Tom MacMaster americano di 40 anni, attivista pro-palestinese, da poco trasferitosi a Edimburgo dove sta seguendo un master in studi orientali. Sua moglie Britta Froelicher è esperta di questioni siriane e attivista di un’associazione americana per la pace in Medio Oriente.
Ecco la confessione di MacMaster, affidata (dalla Turchia dov’è in vacanza) il 12 giugno al finto blog della ragazza lesbica di Damasco.

Chiedo scusa ai lettori, non mi sarei mai aspettato questo livello di attenzione. Mentre questi miei racconti sono immaginari, i fatti sul blog sono veri e riguardano la situazione sul terreno. Non credo di aver danneggiato qualcuno, sento di aver dato voce a questioni importanti. Spero solo che la gente ponga più attenzione ai popoli del Medio Oriente e alle loro lotte in quest’anno di rivoluzioni. Gli eventi narrati si riferiscono a situazioni reali di persone che quotidianamente vivono così. Ho solo cercato di portarle alla luce per un pubblico occidentale. Questa esperienza ha purtroppo solo confermato quanto immaginavo riguardo la copertura mediatica spesso superficiale sulle questioni del Medio Oriente e la pervasività delle nuove forme di orientalismo liberale. Tuttavia sono stato profondamente toccato dalle reazioni dei lettori. Firmato Tom MacMaster, l’unico autore di tutti i messaggi su questo blog.

La reazione più che infastidita di molte persone prese in giro rispetto a sentimenti di umana pietà e solidarietà espressi per un’inesistente vittima di soprusi, non si è fatta attendere. Quel che è peggio è che questo episodio (di cui i coniugi americani saranno chiamati a rispondere in patria) danneggerà certamente anche futuri reali appelli e la credibilità di notizie provenienti dal Medioriente. Tutto ciò mentre ci sono realmente migliaia di dissidenti incarcerati in Siria e negli altri Paesi dell’area dove sono scoppiate le rivolte, senza che vi siano campagne internazionali di sostegno. Questo fatto dimostra anche quanto sia facile manipolare le informazioni creando movimenti di opinione internazionali attorno a fatti e persone magari inesistenti. Molto meglio quindi affidarsi alle fonti ufficiali, come Amnesty International  (nella foto trovata in rete dalla Npr nello stesso album con quelle della sedicente Amina, ecco i coniugi MacMaster)

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