Disertore siriano denuncia


Il soldato siriano disertore

Non potevo sparare ai bambini

Il 23 aprile ci venne ordinato di sparare contro i manifestanti disarmati ad Harasta, ma io non l’ho fatto. Walid ‘Abd al-Karim al-Qash’ami è un ragazzo di 21 anni, che così ha spiegato ad Amnesty International perché lui, soldato della Guardia repubblicana siriana, è in fuga da quando sa di essere stato condannato a morte per essersi rifiutato di sparare e per essersi unito ai manifestanti dopo aver visto i militari uccidere tre bambini, un uomo e una donna.

Il ragazzo era uno dei 250 soldati armati di kalashnikov e vestiti con le divise nere anti terrorismo del Ministero degli Interni, di un battaglione inviato il 23 aprile scorso per sedare la protesta in quella città collinare di 35.000 abitanti, 10 km a nord est della capitale Damasco. Gli ufficiali spiegarono che il compito della compagnia era affrontare una banda di violenti; quello che però i militari si trovarono davanti era una folla di 2000 persone disarmate, con donne e bambini che impugnavano solo delle rose e molti manifestanti che stavano a petto nudo proprio per mostrare di essere senz’armi.

Quando Walid ‘Abd al-Karim al-Qash’ami arrivò sul posto, i soldati furono fatti scendere dai camion e senza preavviso venne dato ordine, dall’intelligence e dagli ufficiali, di sparare. Le forze di sicurezza avevano chiuso uno dei lati della piazza principale e stavano sparando sulla folla dei manifestanti rifugiatisi in una viuzza d’accesso. Noi abbiamo fatto un giuramento: non tradire il Paese, il popolo e il leader. Ma lì nessuno dei civili era armato: non c’era neanche un coltello. Protestavano solo perchè chiedevano libertà e la caduta del regime. Il ragazzo vide cadere le prime vittime: Uno dei tre bambini venne colpito alla testa da un proiettile sparato da un soldato che era proprio di fronte a me. Il militare, lo sentii io, disse che gli aveva sparato perché si era stufato di sentirlo piangere.

Walid ‘Abd al-Karim al-Qash’ami racconta: Rimasi impietrito quando vidi i servizi di sicurezza e l’esercito aprire il fuoco contro persone disarmate che cantavano “Silmieh! Silmieh!” (pacifico, pacifico) e “Nafdiki Ya Dera’a” (le nostre vite per te, Dera’a). Il ragazzo prosegue:  Io non potevo sparare, anche perché sono di Dera’a e quei civili di Harasta stavano rischiando la vita per la mia città. A quel punto Walid al-Qash’ami e un suo commilitone si rifiutarono di aprire il fuoco, deposero le armi e passarono dalla parte dei manifestanti. Vedendoci arrivare disarmati, gli uomini ci fecero scudo mentre le donne ci portarono a nasconderci nelle case vicine e successivamente ci aiutarono a lasciare Harasta. Poi ho girato di città in città vestito da donna. 

Walid al-Qash’ami racconta di aver ricevuto in seguito la telefonata di un parente colonnello che gli intimò di rientrare nei ranghi, mentre altri gli promisero molti soldi se fosse tornato sui suoi passi tacendo l’accaduto. Ma io non l’ho fatto perché voglio testimoniare la verità. Prego ogni soldato siriano di risparmiare il sangue delle donne e dei bambini di Siria. Ora quel soldato condannato a morte in contumacia (la diserzione è punita con l’ergastolo o, in questi frangenti, con la morte) vive all’estero e racconta che prima di lasciare la Siria ha registrato su Youtube questo video come prova.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...