Test sull’impunità


P4… un caso?

Di nuovo un attacco al partito di Berlusconi, di nuovo una levata di scudi contro la magistratura che indaga e fa uso di intercettazioni (questa volta anche informatiche). Ma se uomini del potere (il premier Berlusconi in primis) finiscono sotto la lente d’ingrandimento di polizia, carabinieri o guardia di finanza prima e di pubblici ministeri poi, bisognerebbe forse chiedersi innanzitutto se questi indagati hanno la coscienza sempre pulita o se, per caso, alle volte si sono comportati male per ottenere più del tanto che già hanno accumulato.

Male non fare, paura non avere, ripete come un mantra l’agente delle star più famoso d’Italia Lele Mora, ricordando una frase di sua madre. E anche lui sappiamo come è finito. Forse, pensa il comune cittadino, qualcuno tra questi politici e faccendieri non si è comportato proprio tanto specchiatamente: altrimenti non sarebbero finiti nelle maglie della magistratura. Fumus persecutionis? O piuttosto giochi di potere troppo esagerati? Lo vedremo prossimamente se le inchieste non verranno impedite. Intanto il governo, col caso P4 che coinvolge Alfonso Papa, Luigi Bisignani e ambienti legati al potere di oggi e di ieri, cerca di correre ai ripari brandendo nuovamente la scure contro le intercettazioni dei potenti. Intanto il presidente del Consiglio, inquisito su più fronti dalla magistratura milanese, non si è sottratto in aula alla conversazione con il suo collega del Pdl on. Papa, per il quale la magistratura napoletana ha chiesto l’autorizzazione all’arresto perché sospettato di essere al centro del sistema che distribuiva nomine e appalti tramite ricatti sulla base di informazioni riservate ottenute illegalmente (foto di Repubblica). Un ennesimo passo falso che dà agli italiani l’immagine di un presidente del Consiglio ostinatamente sprezzante nei confronti dell’ordine giudiziario e invece strenuo difensore di chi è al centro di gravi sospetti.

Guardando il sistema politico italiano, si ha l’evidenza di quanto sia vicino al crollo e si percepisce che i cittadini non hanno più intenzione di chiudere gli occhi o di far sconti a nessuno. Sarà che non viviamo un periodo di vacche grasse e quindi la gente- più attenta che mai al prezzo del pane- sopporta meno di prima gli sprechi e le ladrerie degli uomini di potere che non sanno neanche cosa significhi fare la spesa. E’ ormai la stragrande maggioranza degli italiani ad essere convinta che la magistratura non indaga a casaccio o per far dispetti a una parte politica; e che se qualcuno finisce inquisito è perché probabilmente ha fatto qualcosa di sbagliato. D’altro canto è ovvio che è più facile che commetta reati finanziari un finanziere piuttosto che un metalmeccanico, che corrompa un imprenditore piuttosto che un fiorista, che ricatti chi gestisce una rete di qualificati spioni piuttosto che un professore di scuola media… E quanto più si hanno le mani in pasta tanto più si rischia di lasciarsi andare a comportamenti scorretti: la sicurezza di godere dell’impunità per sé e per i propri amici può dare alla testa. L’assurdo è che il potere cerca di farci scandalizzare per l’indice accusatore anzichè per il reato indicato. Ma vale sempre il detto cinese: Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito.

Bisognerebbe fare l’impunità-test ai nostri politici per vedere quanti l’hanno assunta in dosi troppo elevate per guidare il Paese. Ma questa sicurezza di restare impuniti gioca sempre brutti scherzi, perché il vento prima o poi cambia. E da noi è appena cambiato.

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