No Tav scontri in Valsusa


No TAV. Stato contro cittadini

Ma lo Stato siamo noi

Domenica 3 luglio appuntamento in Valsusa. Il comitato No TAV l’aveva annunciato: Non ci fermeremo. Difatti i valligiani che si battono per non avere il loro territorio traforato dalla galleria e dai viadotti previsti per collegare Francia e Italia con i treni ad alta velocità, sono cresciuti in questa giornata festiva di alcune decine di migliaia di unità: almeno quelli disposti al tutto per tutto salendo nei boschi che circondano il cantiere. Una manifestazione autorizzata, di 5.000 persone, più un numero imprecisato di ospiti esterni venuti da ogni parte d’Italia e, sostiene la questura, anche 300 giunti da Francia, Germania, Spagna e Austria, per solidarizzare con cittadini attraverso forme di lotta più o meno pacifiche. Che il clima si sia rapidamente surriscaldato lo dice il lancio di pietre sulle forze dell’ordine che in tenuta anti sommossa presidiano la zona, e verso gli operai che hanno dovuto sospendere i lavori per l’impossibilità di svolgerli in sicurezza: e non solo per via delle pietre, ma anche per i lacrimogeni e per i getti degli idranti partiti dai blindati.

I dimostranti sono scesi verso l’area presidiata da diverse parti, sfondando la recinzione del cantiere. Beppe Grillo, giunto sul posto, ha parlato di prove tecniche di dittatura riferendosi al fatto che il governo, anziché venire incontro alle istanze della gente, invia 2.000 poliziotti e carabinieri in assetto di guerra. La bomba ormai è innescata, e lo si è visto con la presenza di black block armati di mazze da baseball, che hanno lanciato bombe carta e (secondo la questura) anche bottiglie piene di ammoniaca; lo si è visto con i primi feriti dall’una e dall’altra parte.

Parlando a centinaia di manifestanti pacifici riuniti a Chiomonte, Beppe Grillo (pure lui urticato dai gas lacrimogeni) li ha definiti degli eroi: La Torino-Lione è la più grande truffa del secolo, pensare di far viaggiare le merci a 300 all’ora è roba da anni Settanta, il futuro è fare viaggiare meno le merci, è il regionalismo.

Sul versante governativo il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano ha invece commentato a caldo: Questa azione di guerriglia è un atto para-terroristico che non può passare per una normale manifestazione di dissenso. È stata messa in pericolo la vita di alcune persone. Un Paese come il nostro deve avere infrastrutture che consentano di essere al centro del percorso europeo. O Vendola, Bonelli & C vogliono fermare le lancette della storia?

Tutti i sindaci valligiani sono scesi con le fasce tricolore nel corteo di Exilles, con bambini e ragazzi in prima fila. Tra loro campeggia una gigantografia dei simboli dello Stato contro lo strapotere delle mafie: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con la scritta Giù le mani dalla Valsusa. Da un’altra parte un fantoccio del sindaco di Torino Piero Fassino con in mano delle banconote da 500 euro: il segno che la gente si fida poco di chi gestisce la cosa pubblica, di destra o di sinistra. (Nei  video di Repubblica e di Youreporter.it, alcuni momenti degli scontri e del corteo pacifico). A fine giornata si contavano circa 200 agenti feriti e 220 dimostranti (tra feriti e con problemi respiratori post lacrimogeni). Quando sono i cittadini comuni (seppur con le inevitabili infiltrazioni violente) a fare muro compatto contro lo Stato, lo Stato ha il dovere di fermarsi, riflettere e trovare soluzioni alternative. Perché lo Stato è fatto di cittadini e non può prescindere da essi. Lo Stato siamo noi. E quando ai cittadini che contestano lo Stato, questo gli invia contro la polizia, significa che qualcosa di prezioso si è rotto.

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